Rifugio Buzzoni

Il Rifugio Buzzoni è situato in località Alpe Mota, poco sotto il Passo del Gandazzo.

Primo itinerario: da Barzio con ovovia + sentiero
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle. Al Colle del Balisio troviamo una prima deviazione a destra per Barzio. Conviene comunque proseguire per un altro paio di chilometri fino a trovare la seconda deviazione con la quale raggiungiamo il paese.
Prendiamo poi a sinistra Via Milano e proseguiamo fino ad una rotonda dove giriamo a sinistra. Da questo punto è sufficiente seguire i cartelli con il fondo marrone che indicano la funivia. Passando per Via Bergamini, Via Arola, Via Todeschini e Via S. Eustacchio raggiungiamo il vasto parcheggio che precede la stazione a valle dell'impianto di risalita (m. 810).

Prendiamo l'ovovia che sale ai piani di Bobbio (m. 1640), risparmiandoci la fatica di 830 metri di dislivello. Ricordo però che l'impianto è in funzione solo d'estate e d'inverno e che dovremo essere di ritorno per le 17.30. Il costo del biglietto di sola andata è di 6 euro, A/R 10 euro, parcheggio 3 euro.

Dalla stazione a monte, seguiamo l'ampia pista in direzione est, in leggera salita passando tra alcuni edifici (bar e noleggio sci).
Il fondo è in cemento. Alla destra c'è una statua raffigurante Paolo VI. Alcuni segnavia indicano: Anello dei Campelli, Bocchetta dei Mughi ore 1.30, Rifugio Lecco ore 0.45; Sentiero degli Stradini n. 30 per Artavaggio ore 1.45; sentiero n. 36 per il Passo del Toro e il Rifugio Grassi. Un tabellone con tettuccio in legno segnala il Rifugio Sora.
Lasciamo a destra una stradina che sale al Rifugio Ratti, ben visibile più in alto.
Poco dopo sulla destra si stacca una seconda stradina. Un cartello indica in quella direzione il Rifugio Sora.
Proseguiamo diritto, in leggera salita, seguendo i cavi dell'alta tensione.
Ad un bivio lasciamo a sinistra la stradina che conduce al Centro Assistenza Fondisti e andiamo a destra.
Poco dopo arriviamo ad un incrocio e andiamo a sinistra, quasi in piano su fondo sterrato, verso Valtorta.
Sulla sinistra troviamo due vasche abbeveratoio. Nel prato alla destra c'è una piccola croce su una roccetta. Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.

Troviamo un sentiero che si stacca a sinistra accanto ad un cartellone che parla del Sentiero delle Orobie Occidentali 101. Alcuni segnavia indicano a sinistra: Passo Gandazzo a ore 0.45, Passo del Toro a ore 1.30, Rifugio Grassi a ore 2.45; a destra: Bocchetta Corna Grande a ore 0.45, Rifugio Cazzaniga a ore 2.
Andiamo a sinistra tra i prati seguendo dei paletti sulla cui sommità sono state dipinte delle bandierine di colore rosso bianco rosso e alternando tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza.
Troviamo altri segnavia che indicano da un lato il Rifugio Buzzoni a ore 0.45 e dall'altro: Funivia Piani di Bobbio a ore 0.20, Rifugio Lecco a ore 0.40, Piani d'Artavaggio a ore 2.30.

Giriamo a sinistra ed entriamo nel bosco. Da qui fino al passo del Gandazzo alterneremo parecchi tratti in piano e in leggera salita o discesa, rimanendo mediamente alla stessa quota.
Percorriamo un tratto fuori dal bosco e più avanti un altro dove il sentiero compie una curva a sinistra.
Presso la successiva curva, verso destra, attraversiamo un canalino. In questo punto la zona a monte è rinforzata per impedire la caduta di pietre.
Usciamo dal bosco al Passo del Cedrino (m. 1661). I segnavia indicano la prosecuzione verso il Rifugio Buzzoni e il Rifugio Grassi, quest'ultimo segnalato a ore 2. Alla destra scende una pista da sci ai margini della quale ci sono dei cannoni sparaneve.

Rientriamo nel bosco. Come segnavia, sugli alberi ci sono delle strisce rosse verticali.
Troviamo poi un'apertura tra gli alberi sulla destra. Poi usciamo dal bosco e camminiamo sulle pietre di una vecchia frana. Davanti cominciamo a vedere la ripida salita che conduce al Passo del Toro.
Torniamo tra gli alberi e per un po' il bosco è più fitto. Dopo un altro tratto allo scoperto, rientriamo nel bosco mentre alla destra vediamo un'altra zona con pietre franate.
Al termine del bosco ci troviamo al Passo del Gandazzo (m. 1651). I segnavia indicano diritto: Passo del Toro, Rifugio Grassi a ore 1.50, a destra: Baite di Ceresola a ore 0.20, a sinistra: Rifugio Buzzoni a 5 minuti; dietro: Passo del Cedrino a ore 0.15, Piani di Bobbio a ore 0.45, Rifugio Lecco a ore 1.

Lasciamo pertanto la ripida salita verso il Passo del Toro davanti a noi e prendiamo il sentiero alla sinistra che inizia con alcuni tronchetti che fanno da gradino.
Alterniamo tratti in leggera discesa ad altri in piano poi la pendenza aumenta. Il sentiero si divide e subito torna a riunirsi.
Ora alterniamo tratti dentro e fuori dagli alberi a volte in discesa e altre con poca pendenza, poi cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
Arriviamo ad un bivio. Lasciamo a sinistra il sentiero che scende a Barzio (vedi il secondo itinerario) e a Introbio (vedi il terzo itinerario) e scendiamo con dei gradini di legno, a destra, verso il rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello: 50 -130
Data escursione: luglio 2010
 
Secondo itinerario: da Barzio (sentiero 19)
Per salire a piedi utilizziamo una sterrata che parte sulla destra subito prima del parcheggio dell'ovovia (m. 820).
La stradina è chiusa da una stanga che impedisce il transito ai mezzi non autorizzati. Un cartello segnala il Rifugio Buzzoni all'Alpe Mota a ore 2.30. Lo stesso cartello informa se il rifugio è aperto.

Ci incamminiamo in leggera salita tra gli alberi. Il fondo è acciottolato. Ignoriamo un sentiero sulla destra.
Superiamo un torrente, che troviamo privo di acqua, e passiamo sotto l'ovovia. Alla sinistra, più in basso, vediamo la stazione a valle e il parcheggio (m. 840). Continuiamo in salita.
Alla sinistra vediamo la pista downhill con una passerella che consente un salto ai bikers.
Sulla destra, oltre un prato, il cui accesso è chiuso da una recinzione in legno e da una sbarra, vediamo una vecchia casa (m. 885).
Proseguiamo in leggera salita dapprima con un muretto a secco a sinistra e poi tra due file di alberelli oltre i quali ci sono dei prati.
Lasciamo a destra altre due case.

In piano, con una staccionata di legno alla sinistra, arriviamo al bivio tra la Valle della Saetta e la Val Corda (m. 910).
Nel punto in cui le due strade si dividono ci sono una santella contenente un affresco raffigurante la Sacra Famiglia e una fontana. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Buzzoni a ore 1.55. Un altro segnavia, sistemato un poco più avanti, indica sempre a sinistra il sentiero 19 per il Passo di Nava, il Rifugio Buzzoni e il Passo del Gandazzo.
Lasciato il percorso di destra che si dirige verso i Piani di Bobbio (trovi la descrizione dettagliata nella pagina del Rifugio Lecco), continuiamo verso sinistra, quasi in piano, tra due file di alberi oltre i quali ci sono dei prati.
Più avanti, alla sinistra, c'è una recinzione realizzata semplicemente con un cavo metallico.

Superiamo l'agriturismo "Al Pascolo" e proseguiamo tra due recinzioni.
Vediamo alcune case isolate, nei prati e tra gli alberi; ne lasciamo due alla sinistra e una alla destra.
Troviamo uno stagno a sinistra in un tratto privo di alberi.
Subito dopo una stradina, il cui accesso è chiuso da un cavo metallico, sale a sinistra verso un'altra costruzione.
Rientriamo nel bosco e, in leggera discesa, raggiungiamo una cascina che lasciamo a sinistra.
Subito dopo c'è un sentiero che scende a sinistra. Alcuni segnavia indicano a sinistra: sentiero 14 per Introbio a ore 0.20; diritto: sentiero 19 per Nava, Rifugio Buzzoni, Passo del Gandazzo; dietro: Barzio a ore 0.20.

Continuiamo quasi in piano con bella vista sulla Valsassina e raggiungiamo le baite di Nava, sparse tra i prati (m. 918).
Su una parete di una vecchia stalla vediamo un affresco raffigurante Maria Ausiliatrice e una scritta ormai cancellata del tempo; praticamente si riesce a leggere solo l'anno: 1908. Su un'altra casa, di recente costruzione, sulla destra, un affresco raffigura la Madonna delle Grazie.

Lasciate le case di Nava, rientriamo nel bosco e continuiamo a mezza costa, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza
Il pendio alla sinistra precipita ripidamente. Alcune catene passamano assicurano il cammino (m. 935).
Proseguiamo con lievi saliscendi.
Presso un'ansa della montagna disegniamo una curva a sinistra accompagnati da altre catene. Anche qui c'è un notevole precipizio (m. 955).

Dopo un tratto quasi in piano, scendiamo in modo abbastanza ripido verso il Torrente Acquaduro, aiutati da alcune radici e poi da una catena. Alcuni tronchi rinforzano il sentiero.
Giunti in basso, lo attraversiamo con una passerella sospesa formata da tre tronchi (m. 940).
Ora dobbiamo risalire il ripido opposto versante. Tempo fa c'era una serie di gradini, parte in legno e parte scavati dalla roccia. Poiché sono franati, dobbiamo salire sul lato destro passando accanto alle rocce che sono state attrezzate con una catena. Il passaggio comunque non presenta difficoltà.
Proseguiamo con due passerelle coperte di terra e poi saliamo ripidamente a zig-zag. Vediamo il segnavia 19 a bandierina.
Al termine della salita, dopo una curva a sinistra, proseguiamo quasi in piano e con un bel precipizio alla sinistra (m. 960). Un tronco fa da rinforzo al sentiero.

Nuovamente in discesa raggiungiamo un guado con il quale superiamo un piccolo torrente che scende da una gola sulla destra (m. 955).
Poi, quasi in piano e accompagnati da una catena, camminiamo sopra due passerelle di legno. In basso vediamo il torrente compiere un salto.
Torniamo a salire. Percorriamo una curva verso destra su fondo roccioso.
In salita, agevolati da rudimentali gradini, raggiungiamo un bivio dove una palina reca dei segnavia che indicano davanti: Alpe Piancagianni, Rifugio Buzzoni a ore 1.20; a sinistra: Introbio; dietro: Barzio.

Proseguiamo diritto, quasi in piano e poi, in salita, raggiungiamo la Baita Piancagianni ormai ridotta a un rudere (m. 983).
Lasciato a sinistra l'edificio, proseguiamo in leggera salita con un muretto a secco sulla destra camminando tra le betulle.
Poi riprendiamo a salire tra i faggi (m. 1000).
Alterniamo tratti in piano ad altri con poca pendenza. Alla sinistra vediamo la Grigna.
Dopo una curva a destra, in basso a sinistra vediamo un torrente (m. 1035) che poi in discesa raggiungiamo e lo guadiamo appoggiando gli scarponi su alcune pietre affioranti (m. 1030).

Riprendiamo a salire con alcune serpentine. Inizia qui la lunga e faticosa salita che ci condurrà all'Alpe Tee.
Dopo un tratto diritto, continuiamo a zig-zag tra i faggi. Il sentiero è pieno di foglie e di conseguenza è un po' scivoloso.
Dopo un tornante destrorso la pendenza aumenta. Troviamo un faggio, nato alla sinistra e cresciuto in modo obliquo sopra al sentiero (m. 1115).
Poco dopo giriamo a sinistra evitando una esile traccia che prosegue diritto.
Lasciato a sinistra un piccolo slargo, percorriamo un tratto con poca pendenza (m. 1145) fino ad un tornante sinistrorso dove riprendiamo a salire. Qui il sentiero si divide e subito torna ad unirsi dopo aver aggirato alcuni alberi (m. 1160).
Torniamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 1185) e dopo un tornante destrorso percorriamo un lungo traverso.
Continuiamo con minore pendenza (m. 1220) e dopo il successivo tornante riprendiamo a salire con alcune serpentine.
Superiamo altri tornanti alternando tratti in salita ad altri con poca pendenza.

Presso un tornante sinistrorso di fronte ad una parete, troviamo una fontana. L'acqua scende, una goccia alla volta, e finisce un un recipiente posto ai suoi piedi (m. 1350).
Con un ultimo traverso in salita raggiungiamo l'Alpe Tee (m. 1383) dove di fronte ad un rudere, una palina indica a sinistra il sentiero 25 che sale da Introbio (vedi il terzo itinerario) e a destra il Rifugio Buzzoni a ore 0.40.

Andiamo dunque a destra, in leggera salita lungo un ampio crinale, entrando in un bosco di faggi e betulle.
Percorriamo un tratto quasi in piano (m. 1400), poi il sentiero si sposta sul versante di sinistra alternando alcuni saliscendi.
Riprendiamo a salire in una faggeta poi (m. 1435), dopo due passi in lieve discesa, proseguiamo quasi in piano.
In seguito ci abbassiamo fino al guado di un torrente che scende dalla destra (m. 1425).

Risaliamo l'altra sponda e proseguiamo quasi in piano fino a trovare un altro torrente che, presso un ansa della montana, scende con una cascata dalla destra (m. 1435). Lo guadiamo e proseguiamo in salita.
Poco dopo alla nostra sinistra si affianca un altro torrente che successivamente guadiamo (m. 1490).
Ora saliamo a zig-zag in modo abbastanza ripido.

Dopo un tornante sinistrorso vediamo, in alto, la bandiera e la cappellina posta davanti al rifugio (m. 1525).
Poi cominciamo a vedere anche il Buzzoni.
Lasciamo a sinistra una sorgente protetta con un tettuccio. Saliamo alcuni gradini di legno.
Arriviamo ad un bivio dove una palina indica davanti: Rifugio Grassi a ore 2, Piani di Bobbio a ore 0.45; dietro: Introbio a ore 1.50, Barzio a ore 1.30.
Prendiamo invece un sentiero a sinistra che dapprima in piano e poi in leggera discesa conduce al rifugio.

Tempo impiegato: ore: 2.30 - Dislivello: 810-70
Data escursione: aprile 2011
 
Terzo itinerario: da Introbio (sentiero 25)
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la S.S. 36 racc. che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle. Ad Introbio ignoriamo la prima deviazione sulla destra che conduce nel centro del paese (vedi le varianti B-C-D).
Proseguiamo per km 1.6. Poco prima di arrivare ad una curva a sinistra entriamo in un parcheggio alla destra della strada e vi lasciamo la macchina (m. 585).

Usciamo dal parcheggio passando accanto ad una santella con un affresco raffigurante la Madonna del Rosario. Quasi in piano seguiamo la curva della strada e subito giriamo a destra in Via alla Cascata all'inizio della quale un cartello segnala la Val Biandino.
Proseguiamo in leggera salita con i capannoni della Ciresa alla sinistra mentre alla destra ci sono un prato e alcune case. A lato della strada troviamo altri parcheggi.
Ad un bivio lasciamo Via alla Cascata che prosegue diritto per girare a destra in Via ai Forni.
Alla sinistra troviamo alcuni garage e percorriamo un breve tratto quasi in piano seguito da un altro in leggera discesa (m. 610).

Poco dopo abbandoniamo Via ai Forni che continua diritto in discesa e prendiamo a sinistra Via alle Ville all'inizio della quale un cartello avverte che la strada è privata e pertanto vi è il divieto assoluto di accesso e transito. Viene indicato anche un numero di telefono a cui eventualmente rivolgersi per la richiesta delle chiavi della sbarra. Camminiamo in leggera salita; inizialmente alla sinistra c'è un muro di recinzione e alla destra un muretto sormontato da una siepe.
Continuiamo quasi in piano tra case e recinzioni.
Con poca pendenza percorriamo un tornante sinistrorso e proseguiamo in salita (m. 615).
All'esterno di un tornante destrorso troviamo una fontana con vaschetta e due panche in cemento (m. 630).
Lasciati a sinistra tre garages percorriamo un tornante sinistrorso all'interno del quale vediamo una legnaia. La strada diventa sterrata.
Alla sinistra troviamo una grande bacheca con tettuccio con l'elenco di tutte le strutture della zona (Rifugio Tavecchia, Rifugio Madonna della Neve, Agriturismo la Baita, Rifugio Grassi, Rifugio Valbiandino, Rifugio Buzzoni, Rifugio Falc, Rifugio Santa Rita) con i loro numeri di telefono e l'informazione se sono aperti o meno.

In leggera salita raggiungiamo una sbarra dipinta di giallo che chiude l'accesso alla strada (m. 650). Alcuni cartelli ribadiscono che la strada è privata e c'è il divieto assoluto di accesso e di transito.
La strada entra nel bosco.
Poco dopo il fondo diventa in cemento. Un ruscelletto attraversa la strada.
Superiamo un tornante destrorso (m. 665).

Più avanti, sulla sinistra, accanto ad una casa grigia, un sentiero sale a sinistra (m. 675). I segnavia indicano in quella direzione il Belvedere della Cascata a m. 400 e il Rifugio Tavecchia a ore 2.10. Continuiamo diritto.
Percorriamo due curve verso sinistra.
Un rivolo attraversa la strada su di una base in cemento (m. 685).
Ignoriamo una stradina che scende a destra e percorriamo un tratto con un guardrail bianco alla destra.

Poco prima di un tornante destrorso ignoriamo una stradina che sale a sinistra e superiamo un torrente che passa sotto la strada (m. 695). Dopo il tornante alla destra c'è una rete.
Percorriamo una curva a sinistra (m. 705).
Troviamo un rivolo che attraversa scorrendo in una canalina in cemento.
Continuiamo con una curva a destra.

Presso un tornante sinistrorso, di fronte ad una casa, incontriamo il sentiero 40 Via del Bitto che si immette da destra (m. 730). I segnavia indicano a destra in discesa: S. Uberto a ore 0.10 e Introbio a ore 0.20. All'interno del tornante c'è un cancello di ferro.
Alla sinistra troviamo una recinzione e un cancello di color marrone mentre alla destra c'è un cassottello in cemento dell'acquedotto.
Proseguiamo in salita, inizialmente camminando tra due recinzioni.
Alla sinistra troviamo delle protezioni in ferro dipinte di verde (m. 755).
Troviamo delle gabbie contenenti delle pietre alla destra. Alla sinistra ci sono alcuni vecchi pali di cemento o di legno collocati in orizzontale, recuperati e riutilizzati come paracarri; ne troveremo altri più avanti.
Presso un ampia curva verso sinistra, un ruscello attraversa la strada passandole sotto. Alla sua destra una stradina in salita, chiusa da una sbarra, conduce verso una proprietà privata (m. 770).
Per un tratto alla destra c'è un muretto a secco.

Dopo un tornante destrorso troviamo il sentiero del Belvedere della Cascata che si innesta dalla sinistra. Un cartello indica il belvedere a 200 metri (m. 790).
Percorriamo un tratto con poca pendenza e riprendiamo a salire.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.
Alla sinistra troviamo un parapetto arrugginito che protegge da un burrone in fondo al quale rumoreggia il Torrente Troggia (m. 805).
Percorriamo un tratto in piano su sterrato, incassato nel terreno circostante.
Continuiamo in leggera salita con il fondo in cemento (m. 815).
Un rivolo attraversa la strada.
Ignoriamo un sentiero che scende a sinistra.

Poco dopo una stradina sale a destra. I segnavia indicano a destra con il sentiero 25/19: Rifugio Buzzoni, Alpe Mota a ore 2, Loc. la Piazza a ore 0.10, Alpe Daggio a ore 1.10, Alpe Foppabona a ore 2.50; diritto: Sorgente S. Carlo a ore 0.45, Rifugio Biandino a ore 2.15, Rifugio Madonna della Neve a ore 2.40. Un cartello indica diritto il Rifugio Tavecchia ed un altro alla destra La Pezza. Un ruscello attraversa la strada passandole sotto (m. 825).
Andiamo a destra in leggera salita nel bosco. La strada è asfaltata.
Ignoriamo subito una stradina che sale a sinistra. Alla destra a lato della strada ci sono alcuni vecchi pali della luce in cemento riciclati come paracarri.
Proseguiamo in salita fino ad una curva verso sinistra dove termina la sua corsa una teleferica (m. 850).
Ora la strada è in piano tra case e recinzioni.

Poi in leggerissima discesa e con una staccionata di legno alla destra arriviamo ad un bivio. Vari segnavia indicano che siamo in località Baite La Piazza (m. 843). Alla sinistra sale il sentiero 27, Dorsale Orobica Lecchese, Alpe Daggio a ore 1, Alpe Foppabona a ore 2.45; diritto prosegue il 25. Dalla destra arriva una mulattiera, o per meglio dire due tracce provenienti da Introbio, che si sono unite poco prima nei pressi della cappelletta ben visibile da questo punto (vedi le varianti B e C).

Continuiamo diritto su fondo sterrato dapprima quasi in piano e poi in leggera salita.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione. Entriamo in un bosco di castagni.
Lasciamo a destra una stradina che scende verso una cascina.
Troviamo un piccolo slargo sulla sinistra. A destra un vecchio cartello stradale, utilizzato come bersaglio per il tiro a segno, indica il divieto assoluto di transito agli automezzi per pericolo di caduta massi.
Proseguiamo quasi in piano. Alla destra c'è una rete metallica. Più in basso vediamo una casetta, un cassottello e un piccolo orto.
Poco più avanti sulla sinistra una stanga chiude l'accesso ad una stradina sterrata in salita. Subito dopo, sulla destra, un'altra stradina scende alla casa.
Ancora pochi passi e sulla sinistra troviamo una piccola costruzione in muratura dell'Enel, recintata con una rete metallica.
Percorriamo alcune curve in leggerissima discesa passando sotto i cavi dell'alta tensione.

Troviamo poi la Variante "D" che si innesta salendo da destra. I segnavia indicano: Loc. Corno m. 859; davanti: sentiero 25 verso il Buzzoni; a destra: Introbio a ore 0.20.
Proseguiamo con la strada ignorando anche un piccolo sentiero che subito dopo scende verso destra.
Continuiamo in salita inizialmente avendo alla sinistra una rete e un cancelletto. In questo punto sulla stradina c'è un po' di cemento in corrispondenza del passaggio delle ruote.
Tra castagni e betulle percorriamo un tratto con il fondo in cemento. Su di una grossa pietra vediamo il segnavia a bandierina con il n. 25.
Presso una curva a sinistra troviamo un vecchio cartello che segnala in pericolo di caduta massi (m. 885). La pendenza diminuisce.
In lontananza sentiamo lo scroscio di un torrente.

Nuovamente su sterrato arriviamo ad un tornante sinistrorso (m. 905). Qui i segnavia indicano di lasciare la strada e prendere un sentiero che prosegue diritto.
Volendo potremmo anche proseguire con la strada che dopo aver guadagnato quota con alcuni tornanti, lascia a sinistra una deviazione che porta sul sentiero 27 e poi prosegue in piano fino al "Salto del Diavolo" dove ritrova il sentiero. (Vedi più sotto la descrizione della strada alla voce Variante "A").

Prendiamo il sentiero che quindi in pratica è una scorciatoia. Inizialmente è ampio ma ben presto si restringe.
Alterniamo due tratti in salita con uno con poca pendenza camminando su un abbondante strato di fogliame.
Poi il sentiero si divide (m. 930); possiamo salire a sinistra con due ripidi tornanti oppure proseguire diritto.
Riunitesi le due tracce, proseguiamo quasi in piano. Nuovamente sentiamo il rumore del torrente che scorre più in basso senza però riuscire a vederlo.

Riprendiamo a salire con due corti tornanti (m. 975), e poi alterniamo due brevi tratti quasi in piano ad altrettanti in salita.
Dopo un tornante sinistrorso passiamo sotto un grosso tubo (una condotta dell'Enel). Alla destra c'è un cassottello con una antenna e un pannello solare (m. 1005).
Dopo un tratto in piano camminando su delle pietre, una breve salita riporta sulla strada sterrata che avevamo precedentemente lasciato (m. 1020). Sulla sinistra una targa affissa alla parete recita: "Cost de San Martin e Pozz d'ol diaol. In questo luogo la tradizione popolare ricorda la mitica sfida di salto svoltasi tra il santo e il diavolo. MMIII Comune di Introbio".

Proseguiamo verso destra quasi in piano e con alcune curve che assecondano le anse della montagna. In basso a destra cominciamo a vedere il Torrente Acquaduro mentre il grosso tubo attraversa la valle sorretto da un ponticello di ferro.
Alla destra della stradina in alcuni punti ci sono delle protezioni. Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento.
Ignoriamo poi un ripido sentiero che sale a sinistra e proseguiamo con la sterrata in leggerissima discesa (m. 1040). In basso a destra vediamo una costruzione di servizio dell'Enel.

Ora camminiamo quasi in piano. Presso una curva a sinistra vediamo, in basso a destra, due vecchie cascine mentre sul versante oltre il torrente un piccolo corso d'acqua scende precipitosamente formando una cascatella.
Un'insegna verticale tra due betulle indica che siamo in località "La Serra" (m. 1028).
Proseguiamo in leggera discesa fino al Torrente Acquaduro. Possiamo guadarlo verso destra oppure attraversarlo utilizzando un ponticello di legno situato pochi passi più avanti (m. 1025).

Proseguiamo in leggera salita. Sulla destra c'è un cassottello verde.
Raggiungiamo un altro guado. In alto c'è una casa. Qui dobbiamo attraversare un affluente del torrente. Possiamo utilizzare un altro ponticello sulla sinistra ma, essendo poca l'acqua, preferiamo appoggiare gli scarponi sulle pietre affioranti.
Poco lontano vediamo una teleferica sulla sinistra.

Qui termina la sterrata davanti ad un bivio dove partono due sentieri (m. 1035). Prendiamo quello a destra.
Saliamo con alcune serpentine e troviamo dei bolli che ci confermano di aver preso il giusto percorso.
Lasciamo un rudere alla sinistra (m. 1065).
Saliamo in una rada pineta. Superato un cartello che indica il pericolo di incendi, la pendenza diventa abbastanza ripida.
Presso un tornante verso sinistra, ignoriamo una scorciatoia che prosegue diritto (m. 1085).

Raggiungiamo un bivio (m. 1110). I segnavia indicano: Pineta di Mezzacca; diritto: sentiero 25, Rifugio Buzzoni a ore 1.10. Su una grossa pietra una scritta gialla indica davanti Rif. Motta Buzzoni. Ignoriamo pertanto il sentiero a sinistra. Dalla destra rientra la scorciatoia.
Dopo un tratto in leggera salita la pendenza aumenta.
Poi, quasi in piano, attraversiamo la fitta pineta (m. 1130).
Proseguiamo tra faggi e vari alberelli. Scavalchiamo un rivolo che attraversa il cammino.
Il torrente ora scorre alla nostra destra.
Superiamo un altro rivolo nei pressi di un cartello che indica il divieto di caccia.

Poco prima di un ponticello di legno, alla sinistra, un ruscello scivola ripidamente su una roccia.
Passiamo alla destra del torrente (m. 1145).
Seguendo i bolli con il segnavia 25, continuiamo con il sentiero che ora retrocede sull'altra sponda dapprima quasi in piano e poi in leggera salita, tenendosi alto sopra al torrente.
Poi in salita con delle serpentine ce ne allontaniamo.
Poco prima di un tornante sinistrorso dobbiamo prestare attenzione ad un ramo basso (m. 1175).
Continuiamo poi con un traverso nel bosco (m. 1185).
Più avanti, in basso a destra, torniamo a vedere il torrente (m. 1210).
Superate alcune serpentine proseguiamo con un altro traverso in leggera salita.
Poi raggiungiamo il torrente e lo guadiamo (m. 1245).

Proseguiamo in salita lungo la sponda destra.
Subito dopo percorriamo una curva a destra dove inizia un breve ripido strappo e poi continuiamo in leggera salita (m. 1260).
Poco dopo troviamo uno slargo all'esterno di una curva verso sinistra (m. 1275).
Continuiamo in salita. Passiamo sotto ad un altro ramo basso (m. 1300).
Subito dopo superiamo un tratto con leggera pendenza per poi tornare subito a salire.
Percorriamo un altro traverso a mezza costa, inizialmente con poca pendenza, e poi con una salita che ben presto diventa ripida.

Raggiungiamo un faggio monumentale, il "Fo de Te" (m. 1360). Il lato nord del tronco è completamente coperto di muschio. Un cartello appeso all'albero recita:
Tanto tempo fa nel paese di Introbio viveva un pastore di nome Mario. Non gli piaceva stare con la gente, lui amava gli animali e la natura. Ogni estate Mario portava le sue mucche a pascolare in un grande prato all'Alpe Tè. Tutte le mattine saliva al pascolo e durante il tragitto si fermava ad ascoltare il canto degli uccelli e la "voce" del Torrente Acquaduro. Alle Baite Serra osservava i colori del bosco, respirava il profumo dei fiori e infine proseguiva fino all'alpe. Dopo aver salutato le sue mucche, Mario entrava nel bosco di faggi che lui chiamava "il bosco incantato". Dal fruscio delle foglie e degli alberi, imparava ogni volta una storia nuova. Un brutto giorno scoppiò un violento temporale e Mario andò a rifugiarsi in una cascina nelle vicinanze. Dalla montagna all'improvviso si staccò una frana; gli alberi, le mucche e la cascina dove il pastore aveva trovato riparo furono spazzati via. L'uomo era ormai in fin di vita, quando gli apparve lo spirito del bosco che gli disse: "Hai sempre rispettato e amato questo luogo; voglio premiarti e fare in modo che tu possa continuare a vivere qui." Detto questo, Mario fu trasformato in albero, un magnifico faggio che gli abitanti di Introbio chiamano il "Fo de Te".

Dopo il faggio c'è una radura. Proseguiamo con il sentiero tenendoci sulla sinistra, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza, camminando tra betulle e giovani faggi.
Giunti in cima troviamo un'altra radura. Alla sinistra c'è un rudere. Dalla destra arriva da Barzio il sentiero 19 descritto nel precedente itinerario. Una palina reca dei segnavia che indicano: Alpe Tee m. 1383; davanti: Rifugio Buzzoni (sentieri 19/25) a ore 0.40; a destra: Barzio (sentiero 19); dietro: Introbio (sentiero 25).

Proseguiamo come descritto nell'ultima parte del secondo itinerario.

Tempo impiegato: ore: 2.50 - Dislivello: 1020-45
Data escursione: aprile 2011
 
Variante "A"
Con il percorso principale sopra descritto arriviamo fino al tornante sinistrorso dove i segnavia indicano di lasciare la strada e prendere un sentiero che prosegue diritto (m. 905).
In questo caso però continuiamo in leggera salita con la sterrata.
Al successivo tornante passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 945).
Superiamo altri quattro tornanti; dopo quelli destrorsi in alto a destra in lontananza vediamo gli ultimi piloni della ovovia che sale da Barzio ai Piani di Bobbio, mentre dopo quelli sinistrorsi di fronte vediamo la Grigna.
Al termine della salita troviamo un bivio. I segnavia indicano sulla sinistra il sentiero 27 (freccia rossa) e diritto il sentiero 25 (freccia bianca). Proseguiamo diritto quasi in piano.
Poco più avanti sulla sinistra troviamo un muretto con dei paletti verdi. In seguito sulla sinistra ci sono delle rocce mentre a destra continua il bosco.
Successivamente, sulla destra un poco più in basso, vediamo, seppure solo a tratti, la condotta dell'Enel.
Poi in leggera salita arriviamo al Salto del Diavolo dove ritroviamo il sentiero che si innesta dalla destra (m. 1020).

Tempo impiegato: ore: 3.00 - Dislivello: 1020-45
Data escursione: aprile 2011
 
Variante "B"
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la S.S. 36 racc. che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle.
Ad Introbio prendiamo la prima deviazione a destra: Via Vittorio Veneto.
Dopo 500 metri presso una curva a sinistra, andiamo diritto entrando in Piazza Carrobbio dove c'è un grande parcheggio nel quale al lunedì si svolge il mercato (m. 585). Alla sinistra ci sono delle panchine e un muretto che protegge dal sottostante torrente. Alla destra ci sono la caserma dei Carabinieri e più avanti una strada in salita all'inizio della quale i segnavia indicano con il percorso 19: Passo di Nava, Rifugio Buzzoni, Passo di Gandazzo a ore 2.45; con il sentiero 14a: Zucco Angelone a ore 1.15; con il sentiero 14: Passo di Nava a ore 0.45. Ignoriamo questi segnavia e, a piedi, torniamo sulla strada. Quasi in piano la seguiamo verso destra.

Dopo il ponte la strada diventa Via Umberto Primo.
Di fronte a La Profumeria prendiamo sulla destra una strada con il fondo di sanpietrini (si tratta di Via Arrigoni ma non c'è il cartello con il nome) all'inizio della quale i segnavia indicano con la Via del Bitto: Bocchetta di Trona a ore 5, Morbegno a ore 10; con la Dorsale Orobica Lecchese: Alpe Foppabona a ore 3.30, Rifugio Grassi a ore 4.

Lasciamo poi a sinistra Piazza Antoniani dove ai piedi di una torre troviamo una vecchia fontana con vasca sopra alla quale c'è un affresco raffigurante la Battaglia di Introbio del 1300. Proseguiamo diritto in leggera salita con la stretta Via Fumagalli.
Alla sinistra troviamo un affresco raffigurante da Deposizione dalla Croce. Qui la strada diventa Via per Biandino e i sanpietrini lasciano il posto all'asfalto.
Più avanti un cartello indica la Val Biandino.
La strada si biforca e lasciamo a sinistra Via del Castello.
In salita percorriamo una curva a sinistra. Su due pali in cemento vediamo il segnavia 40 a bandierina.

Di fronte arriva Via al Ceppo. Giriamo a destra e subito a sinistra e troviamo dei segnavia che indicano: S. Uberto a ore 0.10, Rifugio Madonna della Neve a ore 3.15, Rifugio S. Rita a ore 4, Rifugio Buzzoni a ore 2.30. Un segnale stradale indica il divieto di transito ai veicoli. Passiamo su di una grata per lo scolo dell'acqua e prendiamo la mulattiera (m. 610).
Lasciate le ultime case del paese, camminiamo tra una rete metallica verde ed un muro.
Proseguiamo tra alberi di robinia.
Superiamo un tornante destrorso (m. 635).
All'esterno del successivo tornante sinistrorso scorre un ruscelletto. In questo punto sul lato a valle non ci sono alberi e possiamo vedere la Grigna e i tetti di Introbio.

Poco dopo troviamo alla destra la cappella votiva dedicata a S. Uberto, protettore dei cacciatori, alla quale si accede con sette gradini. Nei pressi ci sono due panchine in legno (m. 660).
Subito entriamo nel bosco.
Arriviamo poi ad un incrocio caratterizzato dalla presenza di due vecchi cippi su uno dei quali è stata incisa la parola Biandino con le due enne a rovescio. I segnavia indicano a destra con il sentiero 25: Rifugio Buzzoni, Passo di Gandazzo a ore 2.15; a destra con il sentiero 27: Rifugio Grassi via Foppabona a ore 3; diritto con il sentiero 34: Rifugio Grassi Via Valbona a ore 3.30; diritto con il sentiero 40: Bocca di Biandino, Rifugio Grassi a ore 3.15. C'è anche un sentiero che scende a sinistra (m. 680).
Andiamo a destra tra castagni e betulle.
Superiamo un rivolo che attraversa passando sotto a delle pietre.
Ignoriamo un sentiero che alla destra scende dapprima verso un cassottello e poi ad una casa. Alla sinistra c'è un muretto a secco.

Raggiungiamo un bivio (m. 695). I segnavia indicano in entrambe le direzioni la DOL (Dorsale Orobica Lecchese); a sinistra (sentiero 27): Alpe Foppabona a ore 3.10, Rifugio Grassi a ore 3.40; diritto (sentiero 25): Rifugio Buzzoni Alpe Mota a ore 2.30, Passo del Gandazzo a ore 2.45. Possiamo utilizzare entrambi i sentieri, infatti quello di sinistra incrocia il percorso principale precedentemente descritto al bivio dopo la località Baite La Piazza mentre l'altro successivamente si divide nuovamente (a sinistra Variante "C" che si ricollega alla Variante "B" e a destra Variante "D" che si immette sul percorso principale più avanti in località Corno.

Proseguo con la descrizione verso sinistra. (Vedi più sotto le Varianti "C" e "D" per il sentiero che continua diritto.)
Saliamo con una bella mulattiera tra faggi, betulle e pini.
Più avanti sulla destra troviamo un masso (m. 720) sul quale alcuni segnavia indicano: 27, Foppabona, Rifugio Grassi.
Successivamente alla sinistra c'è una rete metallica oltre la quale vediamo i tetti di Introbio (m. 730).
Dopo una curva a destra, troviamo un masso sulla sinistra a lato della mulattiera (m. 745).
Proseguiamo tra i castagni. Sulla destra un muretto a secco fa da terrapieno.
Al termine della salita, lasciamo a destra una stradina che conduce verso una casa (m. 775) e proseguiamo diritto con poca pendenza poi torniamo a salire.
Un torrente, ben incanalato artificialmente, arriva dalla destra e si affianca alla mulattiera.
Troviamo poi sulla sinistra un cancelletto di legno e una rete metallica oltre i quali c'è una casa bianca (m. 810).
Poi, con minore pendenza, seguendo una transenna di legno alla sinistra, raggiungiamo una cappelletta contenente un dipinto raffigurante una madonna con bambino. Davanti alla cappella c'è una rudimentale panca di pietra.
Pochi passi più avanti dalla destra si innesta il sentiero della Variante "C" più sotto descritta (m. 835).
Poco dopo raggiungiamo il bivio situato subito dopo la località Baite La Piazza (m. 843).
Continuiamo verso destra come descritto nel percorso principale.

Tempo impiegato: ore: 2.50 - Dislivello: 1013-38
Data escursione: aprile 2011
 
Variante "C"
Al bivio dove i sentieri Variante "B" e Variante "C-D" si dividono (m. 695), in questo caso, continuiamo diritto in leggera salita.
Poco dopo ignoriamo un sentiero che scende a destra.
Poi, alla destra, ci accompagna una alta siepe.
Lasciamo a destra un altro sentiero che in lieve discesa porta ad un guado e continuiamo diritto.
Pochi passi più avanti anche noi raggiungiamo un guado con il quale attraversiamo un ruscello che arriva dalla sinistra passando sotto un ponte ad arco (m. 715).
Continuiamo in salita, sempre nel bosco e sempre con il muretto a secco alla sinistra.
Dopo una curva a sinistra troviamo un bivio senza indicazioni (m. 735). Anche in questo caso possiamo utilizzare entrambi i sentieri.

Continuiamo verso sinistra con la Variante "C" che nei pressi di una cappellina si ricongiungerà alla Variante "B" prima di immettersi sul percorso principale in località Baite Piazza, mentre l'altro percorso che chiameremo Variante "D" si innesterà in località Corno.

Andiamo dunque a sinistra e dopo una curva verso destra riprendiamo a salire.
Raggiungiamo un grande prato, in piano, davanti al quale c'è una stalla/fienile (m. 765). In alto a destra vediamo altre due case. Nel prato c'è una vasca.
Proseguiamo in leggera salita con un tornante verso destra dapprima su fondo in cemento e poi su sterrato.
Dopo un altro tornante, in piano passiamo alla sinistra delle due case. Sull'altro lato una stradina poco marcata entra nel prato.
In leggera salita rientriamo nel bosco (m. 795).
Ignoriamo un sentiero che sulla destra retrocede verso le due case.
In basso a sinistra tra gli alberi vediamo un cassottello.
Ignoriamo un altro sentiero che sale a destra e proseguiamo in salita con il fondo in cemento. In alto a destra c'è una cascina.
Poco dopo, in basso a sinistra, ne vediamo un'altra.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 830).
Alla sinistra scorre un ruscelletto incassato artificialmente oltre il quale sale la mulattiera della Variante "B" che passa davanti ad una cappellina. Il nostro sentiero invece le passa dietro.
Poco dopo i due percorsi si uniscono (m. 835) e salgono verso quello principale che in breve raggiungiamo al bivio dopo la località Baite La Piazza (m. 843).
Continuiamo verso destra come descritto nel percorso principale.

Tempo impiegato: ore: 3 - Dislivello: 1013-38
Data escursione: aprile 2011
 
Variante "D"
Percorrendo la Variante "C" sopra descritta arriviamo al bivio dove la mulattiera si divide nuovamente (m. 735) e in questo caso andiamo diritto lasciando a sinistra la Variante "C".
Dopo una curva a destra dove incrociamo un torrente in secca, saliamo in modo abbastanza ripido (m. 745).
Superata poi una curva verso sinistra, la pendenza diminuisce un poco mentre camminiamo accanto ad alcuni grandi castagni.
Successivamente la pendenza diminuisce ancora. Poi torniamo a salire (m. 775).
Incrociamo il letto di un altro torrente in secca che, sulla destra, compie un ripido balzo (m. 820).
Passiamo tra due roccette su una delle quali vediamo il segnavia 25 a bandierina.
In leggera salita, assecondiamo l'ansa di una montagna piegando a destra dove vediamo il letto di un altro torrente in secca (m. 835).
Torniamo a salire poi, con minore pendenza, superiamo ancora un piccolo torrente (m. 845).
Raggiungiamo uno slargo e un bivio. Il segnavia posto sulla destra sembrerebbe indicare il sentiero che, quasi in piano, si dirige in quella direzione (che però termina poco dopo nei pressi di un traliccio dell'alta tensione).
Dobbiamo invece proseguire diritto e infatti, subito dopo, vediamo su una pietra il segnavia, rivolto a chi percorre il sentiero in senso contrario.
Fatti pochi passi raggiungiamo il bivio in località Corno (m. 859).
Continuiamo verso destra come descritto nel percorso principale.

Tempo impiegato: ore: 2.40 - Dislivello: 1013-38
Data escursione: aprile 2011
 
Quarto itinerario: da Ceresola di Valtorta
Con la statale 470 della Val Brembana arriviamo al bivio di Lenna dove giriamo a sinistra per prendere la provinciale 1 che sale al Passo S. Marco.
Al km. 41.5 imbocchiamo sulla sinistra la provinciale 6, all'inizio della quale la segnaletica indica: Valtorta 11, Ornica 9, Cassiglio 3.
Dopo Cassiglio la strada si divide: a sinistra verso Valtorta, a destra verso Ornica.
Arrivati a Valtorta (m. 940), continuiamo sulla sinistra e dopo altri 4 chilometri su asfalto raggiungiamo il vasto parcheggio sterrato davanti al Rifugio Trifoglio (m. 1345).

La strada prosegue verso i Piani di Bobbio ma un segnale stradale indica il divieto di transito agli automezzi. Un cartello indica il Rifugio Buzzoni a ore 1. Un altro il Rifugio Grassi a ore 2.50.
Ci incamminiamo in leggera salita tra gli alberi lasciando a destra il bar-noleggio Arcobaleno e la stradina che scende alla stazione a valle della seggiovia Ceresola-Bobbio. Alla sinistra ci accompagna un muretto di pietre.
Alla prima curva a sinistra passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 1360).
Alla successiva curva verso destra la strada diventa sterrata (m. 1375).

Passando nuovamente sotto i cavi dell'alta tensione, arriviamo ad un tornante sinistrorso. Alcuni segnavia indicano con una stradina quasi in piano che si stacca verso destra: Rifugio Buzzoni, Passo del Gandazzo, Incrocio sent. 101, Passo del Toro, Rifugio Grassi.
Prendiamo questa stradina sterrata e passiamo sotto alla seggiovia Ceresola-Bobbio.
Su di un palo alla destra vediamo un bollo bianco rosso. Ignoriamo una stradina che sale a sinistra verso una casa color giallo chiaro.

Poi, in leggera discesa, entriamo in una faggeta. Su di un piccolo cartello appeso ad un faggio leggiamo: "quota 1378,29"
Più avanti percorriamo un tratto senza alberi e, in alto a sinistra, in cima ad un prato, torniamo a vedere la casa gialla.
Dopo una curva a sinistra, arriviamo al guado di un torrente (m. 1365) oltre il quale riprendiamo a salire, camminando alla destra del corso d'acqua fino ad un tornante destrorso dove lo lasciamo. La pendenza aumenta.
Poi in leggera salita, attraversiamo una pista da sci, ai lati della quale ci sono i pali ricurvi per le reti di protezione e i cannoni spara neve (m. 1385). Alla destra vediamo il Pizzo dei Tre Signori.

Riprendiamo a salire e, raggiunta un'altra pista, troviamo un cartello che indica il Rifugio Grassi verso sinistra (m. 1400).
Pertanto lasciamo la sterrata e con un piccolo sentiero risaliamo la pista, in modo abbastanza ripido, seguendo vari bolli bianco rossi.
Più avanti il sentiero lascia la pista, gira a destra ed entra nel bosco. Un cartello indica il Rifugio Grassi a ore 2.15 (m. 1435).
In leggera discesa arriviamo al guado di un torrente, oltre il quale proseguiamo in leggera salita.

Più avanti usciamo allo scoperto e, quasi in piano, passiamo sotto i cavi di uno ski-lift.
Rientriamo nel bosco e subito troviamo un bivio dove, seguendo una piccola freccia rossa e dei bolli, andiamo a sinistra dapprima quasi in piano e poi con poca pendenza.
Torniamo poi a salire tra prati e pochi alberi.

Quasi in piano, raggiungiamo un'altra pista da sci. In basso a destra vediamo una vecchia costruzione. Sull'altro lato invece, vediamo un cassottello, più in alto a sinistra. Attraversata la pista lasciamo a destra una baita e passiamo accanto ad un cartello che indica il Rifugio Grassi (m. 1455).
Entriamo in una faggeta e torniamo a salire.
Dopo una curva a sinistra la pendenza aumenta e percorriamo in modo abbastanza ripido alcuni zig-zag bagnati dall'acqua di un ruscello.

Troviamo un altro sentiero che arriva dalla sinistra (inizia accanto al cassottello che avevamo precedentemente notato a bordo della pista).
Dopo un tratto con poca pendenza riprendiamo a salire e aggiriamo un faggio cresciuto nel mezzo del sentiero (m. 1505).
Percorriamo una curva verso destra, dove vediamo un bollo su di un masso, poi la pendenza diminuisce (m. 1520).
Il sentiero si divide e poco dopo torna ad unirsi. Poi, per un breve tratto, è incassato nel terreno circostante.

Continuiamo dapprima quasi in piano e poi con poca pendenza tra radi alberi. In basso a destra riusciamo a intravedere il Rifugio Trifoglio.
Rientriamo nel bosco (m. 1540).
Proseguiamo con delle serpentine. Guadiamo un ruscello e riprendiamo a salire.
Percorriamo un tratto allo scoperto (m. 1560). Scavalchiamo un rivolo. In basso a destra vediamo il ruscello che avevamo guadato poco prima.
Attraversiamo un gruppo di faggi e superiamo un altro rivolo che bagna il sentiero.

Giriamo a destra entrando in un prato. Dopo pochi passi, ad un bivio andiamo a sinistra seguendo i bolli (m. 1570).
Percorriamo un tornante destrorso (m. 1580).
Arrivati nella parte in alto a destra del prato, rientriamo nel bosco e camminiamo su delle radici affioranti dal terreno (m. 1605).

Al termine del bosco, giriamo a sinistra tra l'erba e risaliamo una crestina (m. 1610). In basso a sinistra, in lontananza, vediamo la pozza recintata a lato della sterrata che dai Piani di Bobbio scende a Ceresola.
Proseguiamo con poca pendenza lasciando a destra un dosso prativo. In basso vediamo una palina infilata in un mucchietto di pietre sulla quale un cartello segnala il "Comprensorio venatorio alpino Valle Brembana".

Arriviamo al Passo del Gandazzo. I segnavia indicano: m. 1651; a destra: Passo del Toro, Rifugio Grassi a ore 1.50; davanti: Rifugio Buzzoni a 5 minuti; a sinistra: Passo del Cedrino a ore 0.15, Piani di Bobbio a ore 0.45, Rifugio Lecco a ore 1; dietro: Baite di Ceresola a ore 0.20.

Proseguiamo diritto in discesa con alcuni tronchetti che fanno da gradino.
Alterniamo tratti in leggera discesa ad altri in piano poi la pendenza aumenta. Il sentiero si divide e subito torna a riunirsi.
Alterniamo tratti dentro e fuori da un rado bosco, a volte in discesa e altre con poca pendenza, poi cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
Ad un bivio lasciamo a sinistra il sentiero che scende a Barzio (vedi il secondo itinerario) e a Introbio (vedi il terzo itinerario) e scendendo verso destra con dei gradini di legno raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 1 - Dislivello: +325 -110
Data escursione: giugno 2013

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Passo del Gandasso (m. 1651) in ore 0.10
  • al Rifugio Grassi (m. 1987) in ore 1.45
  • ai Piani di Bobbio (m. 1640) in ore 1.00









Dati del Rifugio Buzzoni

Altezza:
m. 1560
Gruppo:
Valsassina
Ubicazione:
Alpe Mota
Comune:
Introbio - LC
Carta Kompass:
105 B5
Coordinate Geo:
45°58'52.40"N
9°29'35.10"E
Gestore:
Claudio Prada
Telefono gestore:
348 5827975
Telefono rifugio:
0341 981175
Posti letto:
34
Apertura:
estate e week-end
Pagina aggiornata
il: 30/05/2016
Il Rifugio Buzzoni Rifugio e cappelletta Il Pizzo dei Tre Signori La Grignetta al tramonto Passerelle (sentiero 19) Ruderi Baita Piancagianni (sentiero 19) Cascata (sentiero 19/25) Ponticello (sentiero 25) Foo del Tee (sentiero 25) La seggiovia Ceresola - Bobbio (1334-1765) Targa in ricordo ex-gestore Antonio Mariani

Rifugio Bugone torna su Bivacco Cà Bianca

 Valid HTML 4.01! Copyright  Valid CSS!

Pagina vista da 37580 visitatori