Rifugio Santa Rita

Il Rifugio Santa Rita è situato alla Bocchetta della Cazza tra la Val Biandino e la Val Varrone.

Primo Itinerario: dalla zona industriale sotto Premana
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino a Taceno. Qui prendiamo a destra la provinciale 67 verso Premana con la quale arriviamo fino al ponte che precede la salita al paese.

Prima del ponte una stradina scende a sinistra e passa sotto le arcate oppure dopo il ponte un'altra strada scende a destra.
In questo punto un cartello indica: "Partenza itinerari escursionistici e sci alpinistici. Alta Val Varrone e Val Marcia. Località ponte di Bonom. Parcheggio in zona artigianale".
Poco dopo i due percorsi si uniscono. Raggiungiamo i capannoni della zona industriale oltre i quali inizia la stradina che seguendo il torrente risale tutta la valle fino alla Bocchetta di Trona.
Questa stradina è chiamata anche "strada del ferro" o di Maria Teresa perché il suo ampliamento si deve all'imperatrice austriaca che nel 1700 decise di dare un maggiore impulso all'attività estrattiva di questo minerale per l'importanza che esso aveva nell'economia dell'Impero Asburgico.

Parcheggiata l'auto (m. 775) iniziamo la nostra escursione passando accanto ad un cartello che segnala il Rifugio Casera Vecchia di Varrone a nove chilometri e l'agriturismo Giabi a uno.
Tra vecchie baite ci incamminiamo in piano alla sinistra del Torrente Varrone e arriviamo al primo ponte in pietra.
Recentemente (giugno 2012) è stata costruita un'area pic-nic con fontana, tavoli e panche. Quest'area si raggiunge proseguendo alla sinistra del torrente per qualche diecina di metri e attraversandolo con un nuovo ponte. Al termine dell'area pic-nic torniamo ad immetterci sulla strada sterrata.
Se invece attraversiamo il Varrone con il vecchio ponte, giunti sull'altra sponda troviamo due cartelli che indicano gli itinerari che possiamo percorrere.
A sinistra si va in Val Varrone: Alpe Forni-Casarsa (m. 1180) a ore 1, Vegessa (m. 1200) a ore 1.10, Alpe Barconcelli (m. 1415) a ore 1.30, Alpe Artino (m. 1500) a ore 2, Alpe Varrone Rifugio Cai Premana (m. 1670) a ore 2.15, Rifugio Santa Rita (m. 1988) a ore 3.30, Bocchetta di Varrone Rifugio FALC (m. 2120) a ore 3.30, Pizzo Tre Signori (m. 2554) a ore 5.30.
A destra invece si va in Val Marcia: Alpe Chiarino (m. 1560) a ore 2.10, Piz d'Alben (m. 1867) a ore 3, Bocchetta d'Olino (m. 1639) a ore 3, Pizzo Cornagera (m. 2048) a ore 4, Pian delle Betulle (m. 1485) a ore 4.30.
Altri segnavia indicano a sinistra il Lago di Losa a ore 0.45 e l'Alpe Chiarino con una strada a.s.p. in ore 2.30.

Riunitisi i due itinerari, troviamo un torrente che scende dalla destra e attraversa passando sotto in un tubo.
Pochi metri più avanti ci sono un segnale stradale che indica il divieto di transito agli automezzi ed una sbarra metallica che chiude l'accesso. Alla sinistra ci sono delle robuste protezioni in legno (m. 780).
La strada alterna tratti sterrati ad altri con il fondo in cemento.
Camminiamo in leggerissima salita. Alla destra troviamo dei gradini che salgono verso una casa ed una nicchia con la statuetta di una madonna. Superiamo alcune case.
Ignoriamo una sterrata che scende a sinistra verso il Varrone; alla destra invece un altro torrente scende ripidamente e attraversa la strada passandole sotto in un tubo.
Una sterrata si stacca alla destra e retrocede in salita. Un cartello informa che diritto si va verso: Agriturismo Giabi, Rifugio Casera Vecchia di Varrone, Rifugio Santa Rita; a destra verso: Piz d'Alben.
Alla sinistra oltre il torrente vediamo una casa nel bosco.
Passiamo sotto una roccia sporgente (m. 800).
Troviamo poi altre case ed un prato alla sinistra con delle rudimentali panche di legno.

Raggiungiamo l'agriturismo Giabi. Davanti all'edificio c'è una fontana.
Subito dopo con un altro ponte in pietra torniamo alla sinistra del torrente (m. 835).
Ora cominciamo a salire in un bosco di castagni. Superiamo alcuni tornanti e, guadato un ruscello, arriviamo a Gebbio (m. 875).
Dalla sinistra scende il sentiero che proviene da Premana segnalata a ore 0.20 (vedi il secondo itinerario). Altri segnavia indicano proseguendo con la strada: Alpe Forni a ore 0.45, Rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 2.15, Rifugio Santa Rita a ore 3.
Anziché continuare con la strada, che aggira l'abitato sulla destra, preferiamo addentrarci tra le baite per poterle osservare da vicino.
Superiamo così un cartello che indica se il Rifugio Casera Vecchia di Varrone è chiuso o aperto e, dopo due passi in salita, giriamo a destra accanto ad un lavatoio.
Troviamo poi una santella contenente una madonna e, terminate le abitazioni, riprendiamo la strada.

Poco più avanti una stradina sale a sinistra; i segnavia indicano in quella direzione: Premana a ore 1, Alpe Rasga a ore 1.10, Alpe Fraina a ore 2. Proseguiamo diritto.
Dopo aver lasciato a sinistra una casa in cemento e una croce nera a ricordo di una persona deceduta, percorriamo un tratto in leggera discesa con alcune curve e, in alcuni punti, con delle vecchie protezioni di ferro.
Continuiamo poi in leggera salita (m. 865).
Poco dopo troviamo un sentiero che scende a destra. I segnavia indicano in quella direzione: Lago di Losa a ore 0.15, Alpe Chiarino strada a.s.p. a ore 2, Pizzo d'Alben a ore 2.40. Proseguiamo diritto.

Più avanti arriviamo alla "Deleguasche". Da sinistra scende dell'acqua incanalata accompagnata da una scala in cemento.
Con un tratto in discesa perdiamo una diecina di metri e raggiungiamo una cappellina dedicata a S. Antonio all'interno della quale, oltre all'immagine del santo, c'è una panchina.
Poco dopo arriviamo al ponte con il quale superiamo il torrente che scende dalla Val Fraina (m. 895).
Prima del ponte un cancello chiude un sentiero che inizia con delle passerelle in ferro sospese sopra il torrente.
Saliamo con alcuni tornanti e poi continuiamo alternando alcuni tratti in leggera salita o discesa.
Di fronte in alto vediamo la chiesetta del "Pignadur" che più avanti raggiungeremo.
Superiamo una statuetta della madonna chiusa in una gabbietta di ferro e iniziamo a salire con alcuni tornanti su fondo in cemento.
Passiamo accanto al muretto di contenimento di un torrente che scende da sinistra e, con un tratto ben lastricato, arriviamo alla chiesetta (m. 1025).
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a salire con alcuni tornanti passando accanto ad un crocefisso e ad una cappellina dedicata a S. Uberto, patrono dei cacciatori. Sulla destra c'è anche una fontanella mentre sull'altro lato ci sono un tavolo e delle panche.
Continuiamo con altri tornanti e superiamo un rivolo d'acqua che attraversa la strada e va poi a gettarsi nel Varrone.

In vista delle case dei Forni, troviamo un bivio e, ignorata la stradina di sinistra, continuiamo diritto lungo il torrente.
Tra le case, una palina segnavia informa che ci troviamo ai Forni di Sopra (m. 1105). Inoltre vengono indicate le antiche miniere a ore 1.45 e il Rifugio S. Rita a ore 3.
Troviamo anche una fontana e vediamo il torrente compiere due piccoli salti artificiali. Un rivolo attraversa la strada.
Verso le ultime case ignoriamo sulla destra un sentiero che scende al torrente e poco dopo lo supera con un piccolo ponte di ferro. I segnavia indicano in quella direzione Barconcelli e Casarsa.
Continuiamo con la strada, che in questo tratto è ben lastricata, trascurando un sentiero a sinistra e due stradine che scendono a destra verso un ponticello di legno con il quale è possibile attraversare il torrente.
Un cartello informa che stiamo per arrivare a Vegessa (m. 1200). Qui le case sono quasi tutte uguali con il piano terra in pietra a vista e il piano superiore bianco.
All'inizio della frazione troviamo un bivio e andiamo a sinistra passando accanto ad una croce, una madonnina e una fontana.
Superate le ultime case troviamo un altro crocefisso e un'area pic-nic con alcuni tavoli. C'è anche un cartellone che parla della "strada del ferro" che stiamo percorrendo.

In lieve salita superiamo un bosco di larici e vari cespugli di rododendro.
Più avanti troviamo una fontanella sulla sinistra (m. 1250) e poi guadiamo un ruscello che attraversa la strada. Qualora l'acqua fosse abbondante è possibile passare su un mezzo tronco messo ai bordi della strada a modo di rudimentale ponticello.
Continuiamo in piano. Dopo una curva ignoriamo una stradina sulla sinistra e osserviamo il torrente effettuare qualche piccolo salto artificiale.
Raggiungiamo un bivio (m. 1265); nei pressi di un immagine della madonna, dei cartelli indicano a sinistra l'Alpe Varrone e l'omonimo rifugio, mentre a destra si va ad Artino. Andiamo a sinistra.
Più avanti uno sbarramento del torrente forma un piccolo laghetto poi, superata un'altra fontanella continuiamo nel bosco e riprendiamo a salire.
Dopo un paio di tornanti raggiungiamo il Ponte del Dente. Sulla destra il torrente forma una piccola cascata (m. 1360).

A questo punto alcune frecce, che si riferiscono ad una gara podistica, indicano un sentiero a sinistra in ripida salita. Ci sono anche dei segnavia che segnalano un'area pic-nic e un punto panoramico a 5 minuti.
Prendendo questo sentiero possiamo tagliare il successivo tornante accorciando un poco il cammino ma sopratutto possiamo arrivare nei pressi di una bella cascata (m. 1415).
Più avanti ci immettiamo nuovamente sulla strada e saliamo abbastanza ripidamente con alcuni tornanti.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che conduce all'Alpe Artino in ore 0.30, all'Alpe Barconcelli in ore 1.00 e ai Laghitt in ore 2.00 e continuiamo con altri tornanti, uno dei quali, ben transennato, si sporge come un balcone sulla vallata (m. 1515). La strada in alcuni punti è lastricata.
A sinistra, oltre un'area pic-nic, vediamo una piccola cascata. Poco dopo troviamo una piccola croce.
Fiancheggiamo poi una valletta nella quale il torrente seguita a scorrere impetuoso anche se con minore portata.

A questo punto ignoriamo un sentiero sulla sinistra con il quale, guadato il torrente si risale la montagna (m. 1595). I segnavia indicano in quella direzione: Bocchetta di Lareggio a ore 1.30, Alpe Fraina a ore 2.40, Premana a ore 4.00. Continuando diritto invece vengono segnalati: Rifugio Casera di Varrone a ore 0.15, Rifugio Santa Rita a ore 1.10, Bocchetta di Trona a ore 1.30.
In fondo, davanti a noi, già vediamo il Pizzo di Trona e il Pizzo Varrone che chiudono la testata della valle.
Superiamo un'altra fontana la cui acqua attraversa il cammino e arriviamo ad un incrocio (m. 1655). I segnavia indicano a sinistra: il Rifugio Casera Vecchia di Varrone a 0.10, la Bocchetta di Trona a 1.10 e il Pizzo dei Tre Signori a 2.40; a destra: le miniere di ferro a 0.10, il Rifugio Santa Rita a 1.00 e la Val Biandino a 1.30; diritto: le miniere di ferro a 0.30, gli antichi forni fusori a 0.45 e il S. Rita a 1.45.

Lasciamo a sinistra il piccolo ponte, con il quale si entra nella conca di Varrone, e andiamo a destra.
Saliamo in modo abbastanza ripido e poi alterniamo alcuni tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza. Di fronte vediamo il Pizzo Varrone e a sinistra in basso il Rifugio Casera Vecchia di Varrone.
Dopo una curva a destra (m. 1785) torniamo a salire ripidamente.
Poi con minore pendenza raggiungiamo i Piani d'Acqua (m. 1856), una zona pianeggiante dalla quale cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione e riprendiamo a salire.
Lasciamo a sinistra un solitario larice (m. 1945) e percorriamo un tratto con maggiore pendenza seguito da un altro in leggera salita.
Infine in ripida salita raggiungiamo la Bocchetta della Cazza e il Rifugio Santa Rita.

Tempo impiegato: ore 4.00 - Dislivello: m. 1225
Data escursione: gennaio 2009
 
Secondo Itinerario: dal centro di Premana
In questo caso proseguiamo in auto con la provinciale 67 fino a Premana.
Percorrendo la via principale del paese, prima di arrivare in centro, prendiamo sulla destra Via Risorgimento e la seguiamo per km. 1.2 fino a trovare sulla destra l'inizio del percorso (m. 985).
Un grande cartello marrone indica: Alpe Forni-Casarsa (m. 1180) a ore 1, Vegessa (m. 1200) a ore 1.10, Alpe Barconcelli (m. 1415) a ore 1.30, Alpe Artino (m. 1500) a ore 2, Alpe Varrone Rifugio Cai Premana (m. 1670) a ore 2.15, Rifugio Santa Rita (m. 1988) a ore 3.30, Bocchetta di Varrone Rifugio FALC (m. 2120) a ore 3.30, Pizzo Tre Signori (m. 2554) a ore 5.30.

Lasciata la macchina ai lati della strada ci incamminiamo su di una stradina in discesa.
Sulle pareti di una vecchia stalla a destra c'è una freccia bianca. Poco dopo a sinistra c'è una fontana.
Superata una casa di colore marrone, continuiamo con un sentiero in piano.
Dopo pochi passi in discesa, troviamo una santella dedicata a Padre Pio. Continuiamo in piano tra i castagni. In basso a destra c'è un pollaio.
Il sentiero diventa una bella pietrosa mulattiera. Dopo un tratto in lieve discesa, superati alcuni gradini, continuiamo a scendere con maggiore pendenza.
Un tratto pianeggiante con il fondo sterrato ci conduce ad un ponticello in cemento con le sbarre di ferro con il quale attraversiamo un torrente (m. 935).

Superiamo una statuetta di S. Antonio chiusa in una gabbietta di ferro ed una vecchia stalla sulle cui pareti è stato dipinto un segnavia a bandierina con il numero 2.
Scendiamo ancora alcuni gradini e poi continuiamo in lieve discesa.
Dopo una curva a destra con protezioni a valle, ignoriamo un sentiero che sale a sinistra.
Continuiamo quasi in piano e in leggera discesa con la mulattiera, poi scendiamo con lunghi gradini.
Dopo due ripidi tornanti, superiamo un rivolo che attraversa il cammino.
Infine su sentiero sterrato in lieve discesa raggiungiamo il bivio di Gebbio (m. 875) dove incontriamo il percorso sopra descritto che proviene dalla zona industriale sotto Premana con il quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 3.50 - Dislivello: m. +1125 - 110
Data escursione: settembre 2007
 
Terzo Itinerario: dall'Alpe Paglio
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino a Taceno. Qui prendiamo a destra la provinciale 67 verso Premana.
Superata Casargo, imbocchiamo sulla destra la strada che con tredici tornanti e alcune curve sale all'Alpe Paglio.

Lasciata l'auto nel vasto parcheggio (1370), prendiamo una stradina asfaltata sulla destra (sud), all'inizio della quale su di un grande cartellone leggiamo alcune indicazioni tra le quali il Pian delle Betulle, il Lares Brusàa e il Pizzo dei Tre Signori. Su di una pietra vengono indicati il Rifugio Santa Rita e il Pizzo.
Ci incamminiamo in salita su questa strada asfaltata; alla sinistra c'è un muretto di pietre oltre il quale vediamo un prato con la biglietteria di uno ski lift mentre alla destra c'è il bosco.
Alla sinistra troviamo alcune case la prima delle quali reca un'insegna con la scritta "Alpe Paglio", la bianca chiesetta degli alpini dedicata ai caduti e dispersi dell'ultima guerra e l'Osservatorio dell'Alpe Paglio. Alla destra ci sono altre case, scendendo con una stradina (m. 1385).
Poi, in leggera salita, lasciamo a sinistra una cabina dell'Enel e un tronco nel quale è stato scavato lo spazio per collocare una lampada. La strada diventa sterrata ed il traffico vietato agli autoveicoli.
In alto a sinistra vediamo il bar paninoteca Chiaro di Luna.

I segnavia indicano il Pian delle Betulle a ore 0.15, il Rifugio Santa Rita a ore 3.30 e il Pizzo dei Tre Signori a ore 5.30. Ora il fondo della strada è in cemento (m. 1390).
Ignoriamo una stradina che scende a destra verso una casa e poi un'altra che retrocede a sinistra verso il bar-paninoteca.
La strada diventa sterrata ed entriamo nel bosco (m. 1400).
Passiamo tra due sostegni in ferro, collocati ai lati della stradina, che dovrebbero sostenere una stanga che non c'è.
Percorriamo una curva a destra presso la quale ci sono dei tronchi collocati a terra sul lato a valle (m. 1415).
Più avanti camminiamo quasi in piano tra alberi più radi.
Una stradina sale dalla destra. Rientriamo nel bosco.
Percorriamo alcune semicurve con lievi saliscendi (m. 1425).
Dopo una curva a destra passiamo accanto ad una stanga alzata e a un cartello di divieto di accesso. Continuiamo con il fondo di pietre piuttosto sconnesso (m. 1430).
Torniamo a salire e ignoriamo un sentiero che si stacca alla sinistra. Ora gli alberi sono più radi (m. 1440).
Più avanti, con poca pendenza attraversiamo dei prati mentre gli alberi sono più lontani. Sul lato destro della stradina ci sono delle pietre sistemate a una diecina di metri una dall'altra (m. 1460).
Lasciamo a sinistra dapprima una casa in cemento e legno, poi una recinzione all'interno della quale ci sono la baita del Jungle Raider Park e un tavolo con relative panche (m. 1475).
Proseguiamo quasi in piano su fondo in cemento e pietre. Alla destra vediamo le varie passerelle, reti, cavi e carrucole di questo parco sospeso tra gli alberi.

Poco prima di arrivare al Pian delle Betulle, alla sinistra si stacca una scorciatoia che, passando sotto una seggiovia e uno skilift e sopra un tapis roulant, attraversa i prati e poi torna ad immettersi sulla stradina nei pressi di una fontana con vasca di tronchi.

Decidiamo però di seguire la sterrata in modo da visitare il Pian delle Betulle (m. 1484).
Quasi in piano passiamo sotto i cavi della seggiovia Cima Laghetto della quale alla destra vediamo la stazione di partenza.
Con una semicurva verso destra aggiriamo un laghetto. Alla destra ci sono alcune palazzine. Un cartello segnala il ristorante Baitock.
Subito dopo ad un bivio ignoriamo la strada quasi in piano alla destra e proseguiamo in salita verso sinistra.
Lasciamo a sinistra un bar e raggiungiamo la chiesa con l'annesso museo alpino.
Dopo pochi passi in leggera discesa proseguiamo su sterrato quasi in piano aggirando alla destra una cascina.
Troviamo altre case alla sinistra e un campo per il gioco delle bocce alla destra tra radi alberi.
Arriviamo al Ristorante Baitock dove ci immettiamo su di un'altra stradina andando a sinistra in leggera salita.
Poco dopo il fondo diventa in cemento e pietre, poi ritorna sterrato. Alla destra ci sono alcune case. Proseguiamo quasi in piano.

Lasciata a sinistra un'altra costruzione, in leggera salita arriviamo al punto in cui dalla sinistra rientra la scorciatoia. Qui ci sono una fontana con vasca di tronchi, una bacheca con una cartina della zona e un paio di cartelli che indicano il Rifugio Ombrega, il Rifugio Santa Rita e il Pizzo dei Tre Signori (m. 1505).
Proseguiamo quasi in piano, lasciamo a sinistra un casello dell'acquedotto ed entriamo in un bosco nel quale cominciamo a vedere le prime betulle che hanno dato il nome alla zona.
Poco dopo dalla destra sale un viottolo chiuso da un picchetto.
Presso una curva a destra troviamo un altro segnale di divieto di transito ai veicoli e una freccia rossa (m. 1510).
Percorriamo un tratto in leggera salita. Qui gli alberi in prevalenza sono dei faggi. Dopo una curva a sinistra troviamo altre betulle.

Camminando dapprima quasi in piano e poi in leggera discesa raggiungiamo un'altra stanga che troviamo alzata. Un cartello informa che siamo arrivati all'Alpe Ortighera (m. 1505).
Usciamo dal bosco e ignoriamo una stradina che scende a destra verso le case.
Alla destra vediamo una piccola croce di ferro su di un masso. Alla sinistra sale un sentiero.
Proseguiamo in leggera salita con la stradina. Su di un muretto alla sinistra vediamo un segnavia a bandierina con il n. 3.
Passiamo tra alcune case su una delle quali leggiamo: "Baita Alpe Ortighera". La vista ora può spaziare verso i monti e vediamo anche uno spicchio del Lago di Lecco.
Torniamo a salire. Alla sinistra, accanto ad una casa, c'è una fontana con vasca in cemento.

Percorriamo un ampio tornante sinistrorso passando accanto ad una santella con una madonna nera. A metà del tornante il fondo della stradina diventa in cemento e pietre (m. 1525).
Al successivo tornante destrorso torniamo a camminare su sterrato.
Continuiamo con poca pendenza passando tra una pensana per il ricovero delle mucche e una fontana con vasca abbeveratoio in cemento.
Camminiamo tra i prati. In basso a destra vediamo il fondovalle della Valsassina.

Raggiungiamo un bivio (m. 1540). I segnavia indicano con un tornante a sinistra: Rifugio Santa Rita a ore 3, Alpe Dolcigo a ore 0.45; diritto: Alpe dell'Oro a ore 0.05, Besso a ore 0.45, Crandola a ore 1.20, Vegno a ore 1.20; dietro: Pian delle Betulle a ore 0.15, Margno a ore 1.30, Crandola a ore 1.40.
Proseguiamo con il tornante che è rafforzato all'esterno da una palizzata di legno inglobata dal terreno.
Cominciamo a trovare delle canaline di legno, per lo scolo dell'acqua, di traverso alla sterrata.
In salita arriviamo ad una curva a destra oltre la quale continuiamo con poca pendenza.

Percorriamo un tornante destrorso (m. 1560) dove troviamo altri segnavia che indicano proseguendo: Rifugio Santa Rita a ore 3, Pizzo Tre Signori a ore a ore 5; dietro: Alpe Ortighera a ore 0.05, Alpe Oro a ore 0.10.
Continuiamo in salita. Su di una pietra alla destra vediamo un bollo bianco-rosso.
Presso una curva a sinistra ignoriamo un sentiero che prosegue diritto (m. 1585).
Camminiamo attorniati da prati, ginestre e piccoli larici. Cominciamo a trovare anche delle canaline di ferro.

Dopo una semicurva a destra, in salita e con il fondo in cemento, raggiungiamo una vasca in cemento sulla quale vediamo il segnavia a bandierina con il numero 3 (m. 1610).
Poco dopo troviamo un altro segnavia identico e la scritta Santa Rita.
Con il fondo sterrato percorriamo un ampio tornante sinistrorso.
Poi alla sinistra vediamo un tombino chiuso con un lucchetto.
Percorriamo un lungo tratto tra prati e pochi larici.
Per una ventina di metri camminiamo su fondo in cemento (m. 1655). Poi ne percorriamo altrettanti su sterrato e riprendiamo a camminare su cemento. Le pietre e la terra hanno un colore rosso bruno.
Di tanto in tanto troviamo un rivolo che attraversa la stradina in una scanalatura nel cemento o passandole sotto in un tubo di plastica di colore arancione.
La pendenza diminuisce e dopo un tratto sterrato, torniamo a camminare sul cemento.
Dopo una semicurva a sinistra alterniamo pochi passi su sterrato ad altri su cemento. Frattanto alla destra ci accompagna la vista della Grigna e del fondovalle.

Lasciamo a sinistra un traliccio e passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 1680). La stradina torna sterrata.
Quasi in piano percorriamo un'ampia curva a sinistra tra i prati (m. 1695).
Un piccolo sentiero si stacca alla destra passando accanto a tre larici.
Più avanti vediamo un abbeveratoio posto nei prati sulla destra un po' discosto dalla strada. Troviamo un altro tombino.

In salita arriviamo in località Larice Bruciato (Lares Brusàa m. 1708). Sulla sinistra ci sono due tavoloni in legno e relative panche mentre dell'altra parte, un po' lontano dalla strada, c'è una cappellina. I segnavia indicano a sinistra il sentiero che sale al Cimone. Alle nostre spalle l'Alpe Paglio è segnalata a ore 1.
La stradina si porta alla sinistra del crinale e dopo un primo tratto in discesa prosegue quasi in piano. Alla destra ci sono delle rocce mentre il panorama è aperto sulla sinistra e in basso vediamo Premana.
Dopo una curva a destra percorriamo dapprima un lungo tratto tra erba e rododendri poi anche tra alberi e altri cespugli.
Superiamo un'altra curva a destra aggirando una roccia (m. 1700). Continuiamo con alcune semicurve.
Lasciato a destra un tubo ricurvo, giriamo a destra e proseguiamo in leggera discesa.

Presso una curva a sinistra un ruscello attraversa la strada su di un letto di pietre (m. 1685).
Poco dopo percorriamo un'altra curva a sinistra e, anche qui, scorre un ruscello. Alla destra ci sono dei tronchi stesi come rinforzo.
In seguito un terzo ruscello attraversa il percorso (m. 1670).
Dopo un tornante destrorso, scendiamo fino ad una curva verso sinistra oltre la quale proseguiamo quasi in piano.
Poi, dopo una curva a destra, torniamo a scendere (m. 1655).

Arriviamo alla Bocchetta di Olino dalla quale possiamo vedere il panorama su entrambi i lati (m. 1640). Su un muretto una freccia indica il Rifugio Santa Rita e il Pizzo. Alla destra il precipizio è protetto da una staccionata mentre alla sinistra scende un sentiero.
Continuiamo quasi in piano con una curva a sinistra.
Dopo un tratto in leggera salita, quasi in piano percorriamo un ampio tornante destrorso passando sotto i rami di un grande larice. In basso a sinistra vediamo l'Alpe Dolcigo.

Raggiungiamo un bivio (m. 1650). I segnavia indicano a sinistra: Alpe Dolcigo a ore 0.10, Alpe Ombrega a ore 0.30, Rifugio Ombrega; dietro: Pian delle Betulle a ore 0.55, Margno a ore 2, Crandola a ore 2.10. A destra non viene indicato nulla ma è quest' ultima la direzione che dobbiamo prendere.
Poco dopo, un'apertura sulla destra accanto ad un parapetto bianco, consente uno sguardo sulla Valsassina.
Ignorato un sentiero sulla destra che sale verso la cima di un dosso continuiamo con la stradina in salita fin quando troviamo un cartello rotondo che segnala sulla destra un sentiero per Biandino e Santa Rita.
Con questo sentiero saliamo tra cespugli e alberelli camminando sul bordo di quello che sembra un ruscelletto in secca.
Continuiamo poi, tra i prati e qualche cespuglio, con maggiore pendenza.
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire e raggiungiamo i prati della Bocchetta di Agoredo (m. 1825). Una palina segnavia indica il Rifugio Santa Rita a ore 1.40 e il Pizzo a ore 3.40. Alle nostre spalle l'Alpe Paglio viene segnalata a ore 1.40.

Proseguiamo tra i prati fino a un bivio dove altri segnavia indicano di proseguire diritto mentre a destra si va all'Alpe Agoredo a ore 0.15, all'Alpe Abi a ore 0.10, al Rifugio Bocca di Biandino a ore 0.40 e a Introbio a ore 2.
Poco dopo ignoriamo il sentiero che sulla sinistra conduce all'Alpe Ombrega a ore 0.10 e iniziamo a risalire l'erboso pendio del Pizzo Cornagiera.
Il sentiero si divide in due rami per tornare poco dopo a unificarsi. In basso a destra vediamo una stalla e un rudere.
Dopo una curva a sinistra (m. 1900), proseguiamo in piano. Di fronte a noi ora c'è il Pizzo dei Tre Signori.
Continuiamo a mezza costa tra i prati sul fianco del Pizzo Cornagiera, con percorso quasi pianeggiante. Superiamo alcuni cespugli di rododendro.
Dopo una curva a sinistra, il panorama si apre sulla Val Biandino. Nel fondovalle distinguiamo nettamente il gruppo di case nel quale spicca la bianca chiesetta della Madonna della Neve.

Superiamo altri cespugli di rododendro e un cartello che indica il Santa Rita a 40 minuti e raggiungiamo la località Laghetti (Laghit m. 1930).
Qui troviamo una pozza d'acqua e, lontano a sinistra, una cappellina. Ci sono anche due tavoli di legno con relative panche.
I segnavia indicano diritto il Rifugio Santa Rita a ore 1 e il Pizzo a ore 2.50. A sinistra invece si va all'Alpe Barconcelli a ore 1 e all'Alpe Forni a ore 1.20.

Iniziamo ora a scendere tra prati e cespugli con vista sulla Val Varrone a sinistra e sulla Val Biandino a destra. Quest'ultima è visibile per intero da Introbio al Pizzo dei Tre Signori.
Camminando lungo il crinale, passiamo sotto un traliccio dell'alta tensione e, dopo un tratto quasi in piano, riprendiamo a scendere passando sotto i cavi di un altro traliccio.
Troviamo un sentiero che scende a destra verso il Rifugio Bocca di Biandino segnalato a ore 0.30. Un altro sentiero scende ripidamente sull'altro versante.
Continuiamo diritto seguendo i fili della corrente e, sempre in cresta, raggiungiamo un quadrivio in località Buco del Rat (Böcc dol Rat m. 1815).
Una palina con vari segnavia indica diritto: Rifugio Santa Rita a ore 0.40, Rifugio Falc a ore 1.40, Pizzo Tre Signori a ore 2.30; a destra: Rifugio Madonna della Neve a ore 0.20; a sinistra: Alpe Artino a ore 0.30, Alpe Forni a ore 1.

Riprendiamo a salire e passiamo accanto a una targa che ricorda due persone decedute.
Dopo un tratto quasi pianeggiante torniamo a salire abbastanza ripidamente percorrendo qualche metro un po' esposto.
Torniamo in cresta e percorriamo un altro tratto abbastanza esposto, poi aggiriamo un dosso salendo a destra.
Continuiamo in piano, ancora lungo il crinale, e raggiungiamo un bivio (m. 1930). A sinistra c'è il sentiero basso (facile) e a destra quello in cresta (difficile). Entrambi conducono al Rifugio Santa Rita in 25 minuti.

Andiamo a sinistra. Il sentiero è parzialmente coperto da erba ed è circondato da cespugli.
Superiamo un tratto un po' esposto e continuiamo in discesa. Giunti in basso (m. 1890), riprendiamo a salire e raggiungiamo una bocchetta oltre la quale giriamo a destra e cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
La salita si accentua un poco. Ignoriamo un sentiero che sale da sinistra e passiamo accanto alla bandiera.
Altri segnavia indicano l'ampio sentiero che scende a sinistra verso le Miniere di Ferro a ore 0.30 e il Rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 0.40.
Siamo alla Bocchetta della Cazza e il Rifugio Santa Rita è di fronte a noi.

Tempo impiegato ore 4.00 - Dislivello m. +853 -223
Data escursione: agosto 2007 - ottobre 2013

Il rifugio inoltre è raggiungibile da:

  • Introbio (m. 600) risalendo la Val Biandino. Superato il Rifugio Madonna della Neve (fin qui vedi la descrizione dell'itinerario nella scheda di questo rifugio), si sale a sinistra fino al rifugio.
  • Barzio (m. 842) direttamente o salendo ai Piani di Bobbio con l'ovovia (m. 1662). Vedi la descrizione della prima parte dell'itinerario nella scheda del Rifugio Grassi.
  • Laveggiolo (m. 1471). Vedi la prima parte dell'itinerario fino alla Bocchetta di Trona nella scheda del Rifugio Falc. Dalla bocchetta seguendo le indicazioni per il Rifugio S. Rita e la Via del Bitto, si scende un po' verso sinistra, per poi effettuare la traversata dell'alta Val Varrone, ignorando le due deviazioni a sinistra per il Rifugio Falc e per la bocchetta di Piazzocco.

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Rifugio Casera Vecchia di Varrone (m. 1675) in ore 0.40
  • alla Bocchetta di Trona (m. 2092) in ore 1
  • al Rifugio FALC (m. 2120) in ore 1
  • al Rifugio Madonna della Neve (m. 1595) in ore 0.40
  • al Rifugio Tavecchia (m. 1496) in ore 0.50
  • al Rifugio Bocca di Biandino (m. 1496) in ore 0.50
  • al Rifugio Grassi (m. 1987) in ore 2
  • al Lago di Sasso (m. 1922) in ore 0.30
  • alla Miniera Varrone in ore 1
  • al Pizzo dei Tre Signori (m. 2554) in ore 1.50


Dati del Rifugio Santa Rita

Altezza:
m. 2000
Gruppo:
Valsassina
Ubicazione:
Bocch. della Cazza
Comune:
Introbio - LC
Carta Kompass:
105 B4
Coordinate Geo:
46°01'29.40"N
9°30'01.60"E
Gestore:
Sergio Piatta
Telefono gestore:
340 7500476
Telefono rifugio:
0341 982034
Posti letto:
70
Apertura:
1/6-30/9 sempre;
30/9-1/6 weekend
e festivi;
su prenotazione al
mercoledì minimo
6 persone
Pagina aggiornata
il: 05/08/2014
Il Rifugio Santa Rita La chiesa al Pian delle Betulle Alpe Ortigara Area sosta del Larice Bruciato La Val Biandino e il Pizzo Tre Signori La Bocchetta della Cazza Veduta invernale del rifugio La Cima Meraviglia e il Pizzo 3S

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