Rifugio Santa Rita

Il rifugio Santa Rita è situato alla Bocchetta della Cazza tra la Val Biandino e la Val Varrone.

Primo Itinerario: dalla zona industriale sotto Premana
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino a Taceno. Qui prendiamo a destra la provinciale 67 verso Premana con la quale arriviamo fino al ponte che precede la salita al paese.

Prima del ponte una stradina scende a sinistra e passa sotto le arcate oppure dopo il ponte un'altra strada scende a destra.
In questo punto un cartello indica: "Partenza itinerari escursionistici e sci alpinistici. Alta Val Varrone e Val Marcia. Località ponte di Bonom. Parcheggio in zona artigianale".
Poco dopo i due percorsi si uniscono. Raggiungiamo i capannoni della zona industriale oltre i quali inizia la stradina che seguendo il torrente risale tutta la valle fino alla Bocchetta di Trona.
Questa stradina è chiamata anche "strada del ferro" o di Maria Teresa perché il suo ampliamento si deve all'imperatrice austriaca che nel 1700 decise di dare un maggiore impulso all'attività estrattiva di questo minerale per l'importanza che esso aveva nell'economia dell'Impero Asburgico.

Parcheggiata l'auto (m. 775) iniziamo la nostra escursione passando accanto ad un cartello che segnala il rifugio Casera Vecchia di Varrone a nove chilometri e l'agriturismo Giabi a uno.
Tra vecchie baite ci incamminiamo in piano alla sinistra del torrente Varrone e arriviamo al primo ponte in pietra oltre il quale due cartelli indicano gli itinerari che possiamo percorrere.
A sinistra si va in Val Varrone: Alpe Forni-Casarsa (m. 1180) a ore 1, Vegessa (m. 1200) a ore 1.10, Alpe Barconcelli (m. 1415) a ore 1.30, Alpe Artino (m. 1500) a ore 2, Alpe Varrone Rifugio Cai Premana (m. 1670) a ore 2.15, Rifugio Santa Rita (m. 1988) a ore 3.30, Bocchetta di Varrone Rifugio FALC (m. 2120) a ore 3.30, Pizzo Tre Signori (m. 2554) a ore 5.30.
A destra invece si va in Val Marcia: Alpe Chiarino (m. 1560) a ore 2.10, Piz d'Alben (m. 1867) a ore 3, Bocchetta d'Olino (m. 1639) a ore 3, Pizzo Cornagera (m. 2048) a ore 4, Pian delle Betulle (m. 1485) a ore 4.30.

La sterrata a sinistra verso la Val Varrone è chiusa da una sbarra metallica che impedisce l'accesso ai mezzi non autorizzati.
Procediamo in leggerissima salita superando alcune case e una cascatella sulla destra.
Ignoriamo un sentiero che scende al torrente e passiamo sotto una roccia sporgente.
Dopo aver superato altre case, raggiungiamo l'agriturismo Giabi. Davanti all'edificio c'è una fontanella.
Subito dopo con un'altro ponte in pietra torniamo alla sinistra del torrente (m. 835).
Accompagnati da alcuni castagni cominciamo a salire e con qualche tornante arriviamo a Gebbio (m. 875).
Un sentiero che scende da Premana si immette sul percorso principale (vedi il secondo itinerario).

Anziché continuare con la stradina che aggira l'abitato sulla destra, preferiamo addentrarci tra le baite per poterle osservare da vicino.
Superiamo così un cartello che indica se il rifugio Casera Vecchia di Varrone è chiuso o aperto e, dopo due passi in salita, giriamo a destra accanto ad un lavatoio.
Troviamo poi una santella contenente una madonna e, superate le abitazioni, riprendiamo la strada.
Ignoriamo una stradina che sale a sinistra e, dopo aver superato una casa bianca, percorriamo un tratto in leggera discesa.
Continuiamo poi in leggera salita ignorando un sentiero che scende al torrente.

Più avanti arriviamo alla "Deleguasche". Da sinistra scende dell'acqua incanalata accompagnata da una scala in cemento.
Con un tratto in discesa perdiamo una diecina di metri e raggiungiamo una cappellina dedicata a S. Antonio all'interno della quale, oltre all'immagine del santo, c'è una panchina.
Poco dopo arriviamo al ponte con il quale superiamo il torrente che scende dalla Val Fraina (m. 895).
Prima del ponte un cancello chiude un sentiero che inizia con delle passerelle in ferro sospese sopra il torrente.
Saliamo con alcuni tornanti e poi continuiamo alternando alcuni tratti in leggera salita o discesa.
Di fronte in alto vediamo la chiesetta del "Pignadur" che più avanti raggiungeremo.
Superiamo una statuetta della madonna chiusa in una gabbietta di ferro e iniziamo a salire con alcuni tornanti su fondo in cemento.
Passiamo accanto al muretto di contenimento di un torrente che scende da sinistra e, con un tratto ben lastricato, arriviamo alla chiesetta (m. 1025).
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a salire con alcuni tornanti passando accanto ad un crocefisso e ad una cappellina dedicata a S. Uberto, patrono dei cacciatori. Sulla destra c'è anche una fontanella mentre sull'altro lato ci sono un tavolo e delle panche.
Continuiamo con altri tornanti e superiamo un rivolo d'acqua che attraversa la strada e va poi a gettarsi nel Varrone.

In vista delle case dei Forni, troviamo un bivio e, ignorata la stradina di sinistra, continuiamo diritto lungo il torrente.
Tra le case, una palina segnavia informa che ci troviamo ai Forni di Sopra (m. 1105). Inoltre vengono indicate le antiche miniere a ore 1.45 e il rifugio S. Rita a ore 3.
Troviamo anche una fontana e vediamo il torrente compiere due piccoli salti artificiali. Un rivolo attraversa la strada.
Verso le ultime case ignoriamo sulla destra un sentiero che scende al torrente e poco dopo lo supera con un piccolo ponte di ferro. I segnavia indicano in quella direzione Barconcelli e Casarsa.
Continuiamo con la strada, che in questo tratto è ben lastricata, trascurando un sentiero a sinistra e due stradine che scendono a destra verso un ponticello di legno con il quale è possibile attraversare il torrente.
Un cartello informa che stiamo per arrivare a Vegessa (m. 1200). Qui le case sono quasi tutte uguali con il piano terra in pietra a vista e il piano superiore bianco.
All'inizio della frazione troviamo un bivio e andiamo a sinistra passando accanto ad una croce, una madonnina e una fontana.
Superate le ultime case troviamo un altro crocefisso e un'area pic-nic con alcuni tavoli. C'è anche un cartellone che parla della "strada del ferro" che stiamo percorrendo.

In lieve salita superiamo un bosco di larici e vari cespugli di rododendro.
Più avanti troviamo una fontanella sulla sinistra (m. 1250) e poi guadiamo un ruscello che attraversa la strada. Qualora l'acqua fosse abbondante è possibile passare su un mezzo tronco messo ai bordi della strada a modo di rudimentale ponticello.
Continuiamo in piano. Dopo una curva ignoriamo una stradina sulla sinistra e osserviamo il torrente effettuare qualche piccolo salto artificiale.
Raggiungiamo un bivio (m. 1265); nei pressi di un immagine della madonna, dei cartelli indicano a sinistra l'Alpe Varrone e l'omonimo rifugio, mentre a destra si va ad Artino. Andiamo a sinistra.
Più avanti uno sbarramento del torrente forma un piccolo laghetto poi, superata un'altra fontanella continuiamo nel bosco e riprendiamo a salire.
Dopo un paio di tornanti raggiungiamo il Ponte del Dente. Sulla destra il torrente forma una piccola cascata (m. 1360).

A questo punto alcune frecce, che si riferiscono ad una gara podistica, indicano un sentiero a sinistra in ripida salita. Ci sono anche dei segnavia che segnalano un'area pic-nic e un punto panoramico a 5 minuti.
Prendendo questo sentiero possiamo tagliare il successivo tornante accorciando un poco il cammino ma sopratutto possiamo arrivare nei pressi di una bella cascata (m. 1415).
Più avanti ci immettiamo nuovamente sulla strada e saliamo abbastanza ripidamente con alcuni tornanti.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che conduce all'Alpe Artino in ore 0.30, all'Alpe Barconcelli in ore 1.00 e ai Laghitt in ore 2.00 e continuiamo con altri tornanti, uno dei quali, ben transennato, si sporge come un balcone sulla vallata (m. 1515). La strada in alcuni punti è lastricata.
A sinistra, oltre un'area pic-nic, vediamo una piccola cascata. Poco dopo troviamo una piccola croce.
Fiancheggiamo poi una valletta nella quale il torrente seguita a scorrere impetuoso anche se con minore portata.

A questo punto ignoriamo un sentiero sulla sinistra con il quale, guadato il torrente si risale la montagna (m. 1595). I segnavia indicano in quella direzione: Bocchetta di Lareggio a ore 1.30, Alpe Fraina a ore 2.40, Premana a ore 4.00. Continuando diritto invece vengono segnalati: Rifugio Casera di Varrone a ore 0.15, Rifugio Santa Rita a ore 1.10, Bocchetta di Trona a ore 1.30.
In fondo, davanti a noi, già vediamo il Pizzo di Trona e il Pizzo Varrone che chiudono la testata della valle.
Superiamo un'altra fontana la cui acqua attraversa il cammino e arriviamo ad un incrocio (m. 1655). I segnavia indicano a sinistra: il Rifugio Casera Vecchia di Varrone a 0.10, la Bocchetta di Trona a 1.10 e il Pizzo dei Tre Signori a 2.40; a destra: le miniere di ferro a 0.10, il Rifugio Santa Rita a 1.00 e la Val Biandino a 1.30; diritto: le miniere di ferro a 0.30, gli antichi forni fusori a 0.45 e il S. Rita a 1.45.

Lasciamo a sinistra il piccolo ponte, con il quale si entra nella conca di Varrone, e andiamo a destra.
Saliamo in modo abbastanza ripido e poi alterniamo alcuni tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza. Di fronte vediamo il Pizzo Varrone e a sinistra in basso il Rifugio Casera Vecchia di Varrone.
Dopo una curva a destra (m. 1785) torniamo a salire ripidamente.
Poi con minore pendenza raggiungiamo i Piani d'Acqua (m. 1856), una zona pianeggiante dalla quale cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione e riprendiamo a salire.
Lasciamo a sinistra un solitario larice (m. 1945) e percorriamo un tratto con maggiore pendenza seguito da un altro in leggera salita.
Infine in ripida salita raggiungiamo la Bocchetta della Cazza e il Rifugio Santa Rita.

Tempo impiegato: ore 4.00 - Dislivello: m. 1225
Data escursione: gennaio 2009
 
Secondo Itinerario: dal centro di Premana
In questo caso proseguiamo in auto con la provinciale 67 fino a Premana.
Percorrendo la via principale del paese, prima di arrivare in centro, prendiamo sulla destra Via Risorgimento e la seguiamo per km. 1.2 fino a trovare sulla destra l'inizio del percorso (m. 985).
Un grande cartello marrone indica: Alpe Forni-Casarsa (m. 1180) a ore 1, Vegessa (m. 1200) a ore 1.10, Alpe Barconcelli (m. 1415) a ore 1.30, Alpe Artino (m. 1500) a ore 2, Alpe Varrone Rifugio Cai Premana (m. 1670) a ore 2.15, Rifugio Santa Rita (m. 1988) a ore 3.30, Bocchetta di Varrone Rifugio FALC (m. 2120) a ore 3.30, Pizzo Tre Signori (m. 2554) a ore 5.30.

Lasciata la macchina ai lati della strada ci incamminiamo su di una stradina in discesa.
Sulle pareti di una vecchia stalla a destra c'è una freccia bianca. Poco dopo a sinistra c'è una fontana.
Superata una casa di colore marrone, continuiamo con un sentiero in piano.
Dopo pochi passi in discesa, troviamo una santella dedicata a Padre Pio. Continuiamo in piano tra i castagni. In basso a destra c'è un pollaio.
Il sentiero diventa una bella pietrosa mulattiera. Dopo un tratto in lieve discesa, superati alcuni gradini, continuiamo a scendere con maggiore pendenza.
Un tratto pianeggiante con il fondo sterrato ci conduce ad un ponticello in cemento con le sbarre di ferro con il quale attraversiamo un torrente (m. 935).

Superiamo una statuetta di S. Antonio chiusa in una gabbietta di ferro ed una vecchia stalla sulle cui pareti è stato dipinto un segnavia a bandierina con il numero 2.
Scendiamo ancora alcuni gradini e poi continuiamo in lieve discesa.
Dopo una curva a destra con protezioni a valle, ignoriamo un sentiero che sale a sinistra.
Continuiamo quasi in piano e in leggera discesa con la mulattiera, poi scendiamo con lunghi gradini.
Dopo due ripidi tornanti, superiamo un rivolo che attraversa il cammino.
Infine su sentiero sterrato in lieve discesa raggiungiamo il bivio di Gebbio (m. 875) dove incontriamo il percorso sopra descritto che proviene dalla zona industriale sotto Premana con il quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 3.50 - Dislivello: m. +1125 - 110
Data escursione: settembre 2007
 
Terzo Itinerario: dall'Alpe Paglio
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino a Taceno. Qui prendiamo a destra la provinciale 67 verso Premana.
Superata Casargo, imbocchiamo sulla destra la strada che con vari tornanti sale all'Alpe Paglio (m. 1386).
Lasciata l'auto nel vasto parcheggio al termine della strada, prendiamo una stradina asfaltata sulla destra (sud), all'inizio della quale vengono indicati su di un grande cartellone il Pizzo dei Tre Signori, il Pian delle Betulle e il Lares Brusàa.

In leggera salita superiamo alcuni edifici tra i quali la biglietteria di uno ski lift e l'Osservatorio dell'Alpe Paglio.
Dopo una cabina dell'Enel la strada diventa sterrata ed il traffico vietato agli autoveicoli. Un cartello indica il Pian delle Betulle a ore 0.15, il rifugio Santa Rita a ore 3.30 e il Pizzo dei Tre Signori a ore 5.30.
Ci addentriamo nel bosco e ignoriamo un sentiero transennato a sinistra.
Continuiamo poi in piano. Dopo pochi passi in salita durante i quali un sentiero si immette da destra, proseguiamo ancora in piano.
Troviamo poi una stanga alzata e un altro cartello di divieto di accesso. Continuiamo in salita con il fondo di pietre ben sistemate.
La pendenza poi diminuisce. Una stradina si immette da sinistra.
Raggiungiamo una radura con qualche larice e successivamente un parco giochi tra gli alberi (Jungle Raider Park).
Un segnavia indica, sulla sinistra, il sentiero che conduce al rifugio Santa Rita in ore 3.15.
Prendiamo questo sentiero, passiamo sotto una seggiovia, che parte poco distante alla nostra destra, e iniziamo ad attraversare i prati del Pian delle Betulle (m. 1484).

Sulla destra c'è una chiesetta, alcune case e una pozza d'acqua. Di betulle neanche l'ombra.
Superiamo uno skilift e arriviamo alla fine del prato dove, accanto a una fontana, troviamo una sterrata e un cartello che indica il rifugio Santa Rita e il Pizzo dei Tre Signori.
Con questa stradina pianeggiante entriamo in un bosco. Poco dopo vediamo sulla destra un viottolo chiuso da un picchetto.
Superiamo un tratto dapprima in leggera salita e poi in leggera discesa uscendo dal bosco.
Finalmente troviamo alcune betulle, subito seguite da un bosco di larici e faggi.
Alla fine del bosco ci troviamo all'Alpe Ortighera (m. 1500). Tra le case vediamo anche una fontana con lavatoio. La vista ora può spaziare verso i monti e si vede anche uno spicchio del lago di Lecco.
Superiamo una stanga di ferro alzata. Alla fine dell'alpeggio, dopo una rudimentale panca fatta con un tronco, raggiungiamo una croce e una santella con una statuetta della madonna.
Superiamo due tornanti e continuiamo in leggera salita passando tra una stalla e un abbeveratoio.

Raggiungiamo un bivio (m. 1530). Qui i segnavia indicano a sinistra il rifugio Santa Rita a ore 3 a a destra l'Alpe dell'Oro a ore 0.05.
La pendenza aumenta. Presso un tornante un sentiero si immette da sinistra. Altri segnavia indicano ancora il rifugio Santa Rita e il Pizzo dei Tre Signori.
Continuiamo in salita e superiamo un abbeveratoio dove vediamo per la prima volta il segnavia a bandierina con il numero 3
In leggera salita passiamo sotto i fili dell'alta tensione; poi la stradina diventa quasi pianeggiante. Alla nostra destra abbiamo la Grigna e in basso la provinciale sul fondovalle.
Più avanti vediamo un abbeveratoio posto nei prati sulla destra un po' discosto dalla strada.
In leggera salita arriviamo in località Larice Bruciato (Lares Brusàa m. 1708). Sulla sinistra ci sono due tavoloni in legno e relative panche mentre dell'altra parte, un po' lontano dalla strada, c'è una cappellina.
I segnavia indicano sulla sinistra il sentiero che sale al Cimone (m. 1805) mentre continuando diritto vengono indicati il rifugio Santa Rita a ore 2.30 e il Pizzo a ore 4.30. Alle nostre spalle l'Alpe Paglio è segnalata a un' ora. C'è anche un cartello che indica una azienda agricola dove è possibile acquistare del formaggio di capra.

Proseguiamo in piano. Ora il panorama è aperto sulla sinistra e in basso vediamo Premana.
Iniziamo un giro a mezza costa verso sinistra, in leggera discesa, durante il quale superiamo uno dopo l'altro, tre rivoli che scendono da destra.
La discesa poi diventa più accentuata e termina alla Bocchetta di Olino (m. 1640) dove possiamo ammirare il panorama su entrambi i lati.
Su un muretto vediamo una freccia che indica il rifugio Santa Rita e il Pizzo.

Continuiamo quasi in piano o in lieve salita. In basso a sinistra vediamo un alpeggio.
Raggiungiamo un bivio (m. 1650). I segnavia indicano a sinistra l'Alpe Dolcigo a ore 0.10 e l'Alpe Ombrega a ore 0.30. A destra non viene indicato nulla ma è quest' ultima la direzione che dobbiamo prendere.
Poco dopo, un'apertura sulla destra accanto ad un parapetto bianco, consente uno sguardo sulla Valsassina.
Ignorato un sentiero sulla destra che sale verso la cima di un dosso continuiamo con la stradina in salita fin quando troviamo un cartello rotondo che segnala sulla destra un sentiero per Biandino e Santa Rita.
Con questo sentiero saliamo tra cespugli e alberelli camminando sul bordo di quello che sembra un ruscelletto in secca.
Continuiamo poi, tra i prati e qualche cespuglio, con maggiore pendenza.
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire e raggiungiamo i prati della Bocchetta di Agoredo (m. 1825). Una palina segnavia indica il rifugio Santa Rita a ore 1.40 e il Pizzo a ore 3.40. Alle nostre spalle l'Alpe Paglio viene segnalata a ore 1.40.

Proseguiamo tra i prati fino a un bivio dove altri segnavia indicano di proseguire diritto mentre a destra si va all'Alpe Agoredo a ore 0.15, all'Alpe Abi a ore 0.10, al rifugio Bocca di Biandino a ore 0.40 e a Introbio a ore 2.
Poco dopo ignoriamo il sentiero che sulla sinistra conduce all'Alpe Ombrega a ore 0.10 e iniziamo a risalire l'erboso pendio del Pizzo Cornagiera.
Il sentiero si divide in due rami per tornare poco dopo a unificarsi. In basso a destra vediamo una stalla e un rudere.
Dopo una curva a sinistra (m. 1900), proseguiamo in piano. Di fronte a noi ora c'è il Pizzo dei Tre Signori.
Continuiamo a mezza costa tra i prati sul fianco del Pizzo Cornagiera, con percorso quasi pianeggiante. Superiamo alcuni cespugli di rododendro.
Dopo una curva a sinistra, il panorama si apre sulla Val Biandino. Nel fondovalle distinguiamo nettamente il gruppo di case nel quale spicca la bianca chiesetta della Madonna della Neve.

Superiamo altri cespugli di rododendro e un cartello che indica il Santa Rita a 40 minuti e raggiungiamo la località Laghetti (Laghit m. 1930).
Qui troviamo una pozza d'acqua e, lontano a sinistra, una cappellina. Ci sono anche due tavoli di legno con relative panche.
I segnavia indicano diritto il rifugio Santa Rita a ore 1 e il Pizzo a ore 2.50. A sinistra invece si va all'Alpe Barconcelli a ore 1 e all'Alpe Forni a ore 1.20.

Iniziamo ora a scendere tra prati e cespugli con vista sulla Val Varrone a sinistra e sulla Val Biandino a destra. Quest'ultima è visibile per intero da Introbio al Pizzo dei Tre Signori.
Camminando lungo il crinale, passiamo sotto un traliccio dell'alta tensione e, dopo un tratto quasi in piano, riprendiamo a scendere passando sotto i cavi di un altro traliccio.
Troviamo un sentiero che scende a destra verso il rifugio Bocca di Biandino segnalato a ore 0.30. Un altro sentiero scende ripidamente sull'altro versante.
Continuiamo diritto seguendo i fili della corrente e, sempre in cresta, raggiungiamo un quadrivio in località Buco del Rat (Böcc dol Rat m. 1815).
Una palina con vari segnavia indica diritto: rifugio Santa Rita a ore 0.40, rifugio Falc a ore 1.40, Pizzo Tre Signori a ore 2.30; a destra: rifugio Madonna della Neve a ore 0.20; a sinistra: Alpe Artino a ore 0.30, Alpe Forni a ore 1.

Riprendiamo a salire e passiamo accanto a una targa che ricorda due persone decedute.
Dopo un tratto quasi pianeggiante torniamo a salire abbastanza ripidamente percorrendo qualche metro un po' esposto.
Torniamo in cresta e percorriamo un altro tratto abbastanza esposto, poi aggiriamo un dosso salendo a destra.
Continuiamo in piano, ancora lungo il crinale, e raggiungiamo un bivio (m. 1930). A sinistra c'è il sentiero basso (facile) e a destra quello in cresta (difficile). Entrambi conducono al rifugio Santa Rita in 25 minuti.

Andiamo a sinistra. Il sentiero è parzialmente coperto da erba ed è circondato da cespugli.
Superiamo un tratto un po' esposto e continuiamo in discesa. Giunti in basso (m. 1890), riprendiamo a salire e raggiungiamo una bocchetta oltre la quale giriamo a destra e cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
La salita si accentua un poco. Ignoriamo un sentiero che sale da sinistra e passiamo accanto alla bandiera.
Altri segnavia indicano l'ampio sentiero che scende a sinistra verso le Miniere di Ferro a ore 0.30 e il rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 0.40.
Siamo alla Bocchetta della Cazza e il rifugio Santa Rita è di fronte a noi.

Tempo impiegato ore 4.00 - Dislivello m. +837 -223
Data escursione: agosto 2007

Il rifugio inoltre è raggiungibile da:

  • Introbio (m. 600) risalendo la Val Biandino. Superato il rifugio Madonna della Neve (fin qui vedi la descrizione dell'itinerario nella scheda di questo rifugio), si sale a sinistra fino al rifugio.
  • Barzio (m. 842) direttamente o salendo ai Piani di Bobbio con l'ovovia (m. 1662). Vedi la descrizione della prima parte dell'itinerario nella scheda del rifugio Grassi.
  • Laveggiolo (m. 1471). Vedi la prima parte dell'itinerario fino alla Bocchetta di Trona nella scheda del rifugio Falc. Dalla bocchetta seguendo le indicazioni per il rifugio S. Rita e la Via del Bitto, si scende un po' verso sinistra, per poi effettuare la traversata dell'alta Val Varrone, ignorando le due deviazioni a sinistra per il rifugio Falc e per la bocchetta di Piazzocco.
ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Rifugio Casera Vecchia di Varrone (m. 1675) in ore 0.40
  • alla Bocchetta di Trona (m. 2092) in ore 1
  • al Rifugio FALC (m. 2120) in ore 1
  • al Rifugio Madonna della Neve (m. 1595) in ore 0.40
  • al Rifugio Tavecchia (m. 1496) in ore 0.50
  • al Rifugio Bocca di Biandino (m. 1496) in ore 0.50
  • al Rifugio Grassi (m. 1987) in ore 2
  • al Lago di Sasso (m. 1922) in ore 0.30
  • alla Miniera Varrone in ore 1
  • al Pizzo dei Tre Signori (m. 2554) in ore 1.50


Dati del rifugio Santa Rita

Altezza:
m. 2000
Gruppo:
Valsassina
Ubicazione:
Bocch. della Cazza
Comune:
Introbio - LC
Carta Kompass:
105 B4
Coordinate Geo:
46°01'30.30"N
9°30'00"E
Gestore:
-
Telefono gestore:
-
Telefono rifugio:
0341 982034
Posti letto:
70
Apertura:
1/7-31/8 e
weekend
Pagina aggiornata
il: 07/07/2010
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Il rifugio Santa Rita
La Bocchetta della Cazza
La Val Biandino e il Pizzo Tre Signori
Veduta invernale del rifugio
La Cima Meraviglia e il Pizzo 3S
I RIFUGI E I BIVACCHI DELLA VALSASSINA:
Aurora - Azzoni - Baitello dell'Amicizia - Bietti - Bocca di Biandino - Bogani - Brioschi - Buzzoni - Casari - Cainallo - Casera Vecchia di Varrone - Cazzaniga Merlini - Corti - Elisa - Emanuela - F.A.L.C. - Ferrario - Ghislandi - Gran Baita - Griera - Lecco - Locatelli Milani Scaioli - Madonna della Neve - Magnodeno - Manavello - Marchett - Merlini - Monzesi - Nicola - Ottantanovesima Brigata - Penne Nere - Pialeral - Piazza - Pizzo Alto - Porta - Ratti - Riva - Rosalba - San Grato - Santa Rita - Sassi Castelli - SEL Rocca Locatelli - Shambalà - Soldanella - Sora - Stella - Stoppani - Tavecchia - Tironi Consoli - Vittoria - Zucco della Croce.

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