Rifugio Grassi

Il Rifugio Grassi sorge in una conca erbosa a breve distanza dal Passo del Camisolo dove inizia la lunga cresta ovest del Pizzo dei Tre Signori (m. 2555).

Primo itinerario: da Barzio con l'ovovia + sentiero
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle. Al Colle del Balisio troviamo una prima deviazione a destra per Barzio. Conviene comunque proseguire per un altro paio di chilometri fino a trovare la seconda deviazione con la quale raggiungiamo il paese.
Prendiamo poi a sinistra Via Milano e proseguiamo fino ad una rotonda dove giriamo a sinistra. Da questo punto è sufficiente seguire i cartelli con il fondo marrone che indicano la funivia. Passando per Via Bergamini, Via Arola, Via Todeschini e Via S. Eustacchio raggiungiamo il vasto parcheggio che precede la stazione a valle dell'impianto di risalita (m. 810).

Prendiamo l'ovovia che sale ai piani di Bobbio (m. 1640), risparmiandoci la fatica di 830 metri di dislivello. Ricordo però che l'impianto è in funzione solo d'estate e d'inverno e che dovremo essere di ritorno per le 17.30. Il costo del biglietto di sola andata è di 6 euro, A/R 10 euro, parcheggio 3 euro.

Dalla stazione a monte, seguiamo l'ampia pista in direzione est, in leggera salita passando tra alcuni edifici (bar e noleggio sci).
Il fondo è in cemento. Alla destra c'è una statua raffigurante Paolo VI. Alcuni segnavia indicano: Anello dei Campelli, Bocchetta dei Mughi ore 1.30, Rifugio Lecco ore 0.45; Sentiero degli Stradini n. 30 per Artavaggio ore 1.45; sentiero n. 36 per il Passo del Toro e il Rifugio Grassi. Un tabellone con tettuccio in legno segnala il Rifugio Sora.
Lasciamo a destra una stradina che sale al Rifugio Ratti, ben visibile più in alto.
Poco dopo sulla destra si stacca una seconda stradina. Un cartello indica in quella direzione il Rifugio Sora.
Proseguiamo diritto, in leggera salita, seguendo i cavi dell'alta tensione.
Ad un bivio lasciamo a sinistra la stradina che conduce al Centro Assistenza Fondisti e andiamo a destra.
Poco dopo arriviamo ad un incrocio e andiamo a sinistra, quasi in piano su fondo sterrato, verso Valtorta.
Sulla sinistra troviamo due vasche abbeveratoio. Nel prato alla destra c'è una piccola croce su una roccetta. Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.

Troviamo un sentiero che si stacca a sinistra accanto ad un cartellone che parla del Sentiero delle Orobie Occidentali 101. Alcuni segnavia indicano a sinistra: Passo Gandazzo a ore 0.45, Passo del Toro a ore 1.30, Rifugio Grassi a ore 2.45; a destra: Bocchetta Corna Grande a ore 0.45, Rifugio Cazzaniga a ore 2.
Andiamo a sinistra tra i prati seguendo dei paletti sulla cui sommità sono state dipinte delle bandierine di colore rosso bianco rosso e alternando tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza.
Troviamo altri segnavia che indicano da un lato il Rifugio Buzzoni a ore 0.45 e dall'altro: Funivia Piani di Bobbio a ore 0.20, Rifugio Lecco a ore 0.40, Piani d'Artavaggio a ore 2.30.

Giriamo a sinistra ed entriamo nel bosco. Da qui fino al passo del Gandazzo alterneremo parecchi tratti in piano e in leggera salita o discesa, rimanendo mediamente alla stessa quota.
Percorriamo un tratto fuori dal bosco e più avanti un altro dove il sentiero compie una curva a sinistra.
Presso la successiva curva, verso destra, attraversiamo un canalino. In questo punto la zona a monte è rinforzata per impedire la caduta di pietre.
Usciamo dal bosco al Passo del Cedrino (m. 1661). I segnavia indicano la prosecuzione verso il Rifugio Buzzoni e il Rifugio Grassi, quest'ultimo segnalato a ore 2. Alla destra scende una pista da sci ai margini della quale ci sono dei cannoni sparaneve.

Rientriamo nel bosco. Come segnavia, sugli alberi ci sono delle strisce rosse verticali.
Troviamo poi un'apertura tra gli alberi sulla destra. Poi usciamo dal bosco e camminiamo sulle pietre di una vecchia frana. Davanti cominciamo a vedere la ripida salita che conduce al Passo del Toro.
Torniamo tra gli alberi e per un po' il bosco è più fitto. Dopo un altro tratto allo scoperto, rientriamo nel bosco mentre alla destra vediamo un'altra zona con pietre franate.
Raggiungiamo il passo del Gandasso (m. 1651) dove usciamo definitivamente allo scoperto. I segnavia indicano diritto: Passo del Toro, Rifugio Grassi a ore 1.50, a destra: Baite di Ceresola a ore 0.20, a sinistra: Rifugio Buzzoni a 5 minuti; dietro: Passo del Cedrino a ore 0.15, Piani di Bobbio a ore 0.45, Rifugio Lecco a ore 1.

Ora attacchiamo il tratto più ripido del percorso: la salita verso il passo del Toro.
Saliamo lungo l'assolato versante prativo alzando lo sguardo per ammirare alla nostra sinistra il monte Rosa e le cime della Valtellina oppure alla nostra destra la catena delle Orobie.
Troviamo lungo il cammino alcuni segnavia che indicano il sentiero 36 (Valsassina) o 101 (Orobie). Un cartello informa che stiamo entrando in Val Brembana.
Superiamo un breve tratto su roccette. Dopo pochi passi in piano, riprendiamo a salire.
Poi, superiamo altre roccette senza problemi; il sentiero diventa meno faticoso.
Incontriamo una fresca fonte con delle tazze per attingere acqua (m. 1875).
In ripida salita raggiungiamo il passo del Toro (m. 1945). Un cartello indica il Rifugio Grassi a 45 minuti.

Dopo un tratto in piano, scendiamo su delle roccette, accompagnati da alcune catene passamano. Il sentiero è abbastanza largo e le catene sono utili in caso di neve.
Percorriamo un passaggio in cresta, con un precipizio da entrambi i lati, ma anche in questo caso non c'è pericolo essendo il sentiero abbastanza largo.
Saliamo tra i prati; poi torniamo in piano e superiamo una roccetta.

Ora scendiamo leggermente in una valletta. Una freccia bianca indica, davanti a noi, il Rifugio S. Rita.
Lasciando alla nostra sinistra una baita, raggiungiamo la bocchetta di Foppabona (m. 1985).
Davanti cominciamo a vedere il rifugio. Dobbiamo però abbassarci un poco utilizzando uno dei due sentieri che si riuniscono in basso (m. 1920). Prendiamo quello di sinistra.
Percorso un tratto in piano, risaliamo l'altro versante.
Infine quasi in piano, superiamo un ruscello e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato ore 2.30 per superare un dislivello di soli 347 metri (più qualche tratto in contro pendenza).
Data escursione: agosto 2004
 
Secondo itinerario: da Barzio (sentiero 19)
Per salire a piedi utilizziamo una sterrata che parte sulla destra subito prima del parcheggio dell'ovovia (m. 820).
La stradina è chiusa da una stanga che impedisce il transito ai mezzi non autorizzati. Un cartello segnala il Rifugio Buzzoni all'Alpe Mota a ore 2.30.

Ci incamminiamo in leggera salita tra gli alberi. Il fondo è acciottolato. Ignoriamo un sentiero sulla destra.
Superiamo un torrente, che troviamo privo di acqua, e passiamo sotto l'ovovia. Alla sinistra, più in basso, vediamo la stazione a valle e il parcheggio (m. 840). Continuiamo in salita.
Alla sinistra vediamo la pista downhill con una passerella che consente un salto ai bikers.
Sulla destra, oltre un prato, il cui accesso è chiuso da una recinzione in legno e da una sbarra, vediamo una vecchia casa (m. 885).
Proseguiamo in leggera salita dapprima con un muretto a secco a sinistra e poi tra due file di alberelli oltre i quali ci sono dei prati.
Lasciamo a destra altre due case.

In piano, con una staccionata di legno alla sinistra, arriviamo al bivio tra la Valle della Saetta e la Val Corda (m. 910).
Nel punto in cui le due strade si dividono ci sono una santella contenente un affresco raffigurante la Sacra Famiglia e una fontana. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Buzzoni a ore 1.55. Un altro segnavia, sistemato un poco più avanti, indica sempre a sinistra il sentiero 19 per il Passo di Nava, il Rifugio Buzzoni e il Passo del Gandazzo.
Lasciato il percorso di destra che si dirige verso i Piani di Bobbio (trovi la descrizione dettagliata nella pagina del Rifugio Lecco), continuiamo verso sinistra, quasi in piano, tra due file di alberi oltre i quali ci sono dei prati.
Più avanti, alla sinistra, c'è una recinzione realizzata semplicemente con un cavo metallico.

Superiamo l'agriturismo "Al Pascolo" e proseguiamo tra due recinzioni.
Vediamo alcune case isolate, nei prati e tra gli alberi; ne lasciamo due alla sinistra e una alla destra.
Troviamo uno stagno a sinistra in un tratto privo di alberi.
Subito dopo una stradina, il cui accesso è chiuso da un cavo metallico, sale a sinistra verso un'altra costruzione.
Rientriamo nel bosco e, in leggera discesa, raggiungiamo una cascina che lasciamo a sinistra.
Subito dopo c'è un sentiero che scende a sinistra. Alcuni segnavia indicano a sinistra: sentiero 14 per Introbio a ore 0.20; diritto: sentiero 19 per Nava, Rifugio Buzzoni, Passo del Gandazzo; dietro: Barzio a ore 0.20.

Continuiamo quasi in piano con bella vista sulla Valsassina e raggiungiamo le baite di Nava, sparse tra i prati (m. 918).
Su una parete di una vecchia stalla vediamo un affresco raffigurante Maria Ausiliatrice e una scritta ormai cancellata del tempo; praticamente si riesce a leggere solo l'anno: 1908. Su un'altra casa, di recente costruzione, sulla destra, un affresco raffigura la Madonna delle Grazie.

Lasciate le case di Nava, rientriamo nel bosco e continuiamo a mezza costa, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza
Il pendio alla sinistra precipita ripidamente. Alcune catene passamano assicurano il cammino (m. 935).
Proseguiamo con lievi saliscendi.
Presso un'ansa della montagna disegniamo una curva a sinistra accompagnati da altre catene. Anche qui c'è un notevole precipizio (m. 955).

Dopo un tratto quasi in piano, scendiamo in modo abbastanza ripido verso il Torrente Acquaduro, aiutati da alcune radici e poi da una catena. Alcuni tronchi rinforzano il sentiero.
Giunti in basso, lo attraversiamo con una passerella sospesa formata da tre tronchi (m. 940).
Ora dobbiamo risalire il ripido opposto versante. Tempo fa c'era una serie di gradini, parte in legno e parte scavati dalla roccia. Poiché sono franati, dobbiamo salire sul lato destro passando accanto alle rocce che sono state attrezzate con una catena. Il passaggio comunque non presenta difficoltà.
Proseguiamo con due passerelle coperte di terra e poi saliamo ripidamente a zig-zag. Vediamo il segnavia 19 a bandierina.
Al termine della salita, dopo una curva a sinistra, proseguiamo quasi in piano e con un bel precipizio alla sinistra (m. 960). Un tronco fa da rinforzo al sentiero.

Nuovamente in discesa raggiungiamo un guado con il quale superiamo un piccolo torrente che scende da una gola sulla destra (m. 955).
Poi, quasi in piano e accompagnati da una catena, camminiamo sopra due passerelle di legno. In basso vediamo il torrente compiere un salto.
Torniamo a salire. Percorriamo una curva verso destra su fondo roccioso.
In salita, agevolati da rudimentali gradini, raggiungiamo un bivio dove una palina reca dei segnavia che indicano davanti: Alpe Piancagianni, Rifugio Buzzoni a ore 1.20; a sinistra: Introbio; dietro: Barzio.

Proseguiamo diritto, quasi in piano e poi, in salita, raggiungiamo la Baita Piancagianni ormai ridotta a un rudere (m. 983).
Lasciato a sinistra l'edificio, proseguiamo in leggera salita con un muretto a secco sulla destra camminando tra le betulle.
Poi riprendiamo a salire tra i faggi (m. 1000).
Alterniamo tratti in piano ad altri con poca pendenza. Alla sinistra vediamo la Grigna.
Dopo una curva a destra, in basso a sinistra vediamo un torrente (m. 1035) che poi in discesa raggiungiamo e lo guadiamo appoggiando gli scarponi su alcune pietre affioranti (m. 1030).

Riprendiamo a salire con alcune serpentine. Inizia qui la lunga e faticosa salita che ci condurrà all'Alpe Tee.
Dopo un tratto diritto, continuiamo a zig-zag tra i faggi. Il sentiero è pieno di foglie e di conseguenza è un po' scivoloso.
Dopo un tornante destrorso la pendenza aumenta. Troviamo un faggio, nato alla sinistra e cresciuto in modo obliquo sopra al sentiero (m. 1115).
Poco dopo giriamo a sinistra evitando una esile traccia che prosegue diritto.
Lasciato a sinistra un piccolo slargo, percorriamo un tratto con poca pendenza (m. 1145) fino ad un tornante sinistrorso dove riprendiamo a salire. Qui il sentiero si divide e subito torna ad unirsi dopo aver aggirato alcuni alberi (m. 1160).
Torniamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 1185) e dopo un tornante destrorso percorriamo un lungo traverso.
Continuiamo con minore pendenza (m. 1220) e dopo il successivo tornante riprendiamo a salire con alcune serpentine.
Superiamo altri tornanti alternando tratti in salita ad altri con poca pendenza.

Presso un tornante sinistrorso di fronte ad una parete, troviamo una fontana. L'acqua scende, una goccia alla volta, e finisce un un recipiente posto ai suoi piedi (m. 1350).
Con un ultimo traverso in salita raggiungiamo l'Alpe Tee (m. 1383) dove di fronte ad un rudere, una palina indica a sinistra il sentiero 25 che sale da Introbio e a destra il Rifugio Buzzoni a ore 0.40.

Andiamo dunque a destra, in leggera salita lungo un ampio crinale, entrando in un bosco di faggi e betulle.
Percorriamo un tratto quasi in piano (m. 1400), poi il sentiero si sposta sul versante di sinistra alternando alcuni saliscendi.
Riprendiamo a salire in una faggeta poi (m. 1435), dopo due passi in lieve discesa, proseguiamo quasi in piano.
In seguito ci abbassiamo fino al guado di un torrente che scende dalla destra (m. 1425).

Risaliamo l'altra sponda e proseguiamo quasi in piano fino a trovare un altro torrente che, presso un ansa della montana, scende con una cascata dalla destra (m. 1435). Lo guadiamo e proseguiamo in salita.
Poco dopo alla nostra sinistra si affianca un altro torrente che successivamente guadiamo (m. 1490).
Ora saliamo a zig-zag in modo abbastanza ripido.

Dopo un tornante sinistrorso vediamo, in alto, la bandiera e la cappellina posta davanti al Rifugio Buzzoni (m. 1525).
Poi cominciamo a vederne anche l'edificio.
Lasciamo a sinistra una sorgente protetta con un tettuccio. Saliamo alcuni gradini di legno.
Nei pressi del Rifugio Buzzoni, troviamo un bivio dove una palina indica davanti: Rifugio Grassi a ore 2, Piani di Bobbio a ore 0.45; dietro: Introbio a ore 1.50, Barzio a ore 1.30.

Proseguiamo dapprima in salita, poi in piano. Infine, con un ultimo tratto in lieve pendenza, raggiungiamo il Passo del Gandasso (m. 1651) dove incontriamo il percorso descritto nel primo itinerario.
A sinistra, inizia la ripida ascesa verso il Passo del Toro. Continuiamo come descritto nella seconda parte del primo itinerario.

Tempo impiegato ore 4 per superare un dislivello di m. 1167 (più qualche tratto in contro pendenza).
Data escursione: aprile 2011
 
Terzo itinerario: da Introbio per la Val Biandino con la mulattiera/sentiero n. 40 (Via del Bitto)
Possiamo risalire la Val Biandino con due itinerari paralleli che si intersecano tre volte e hanno parti in comune: la mulattiera/sentiero n. 40 detta anche Via del Bitto, e una strada con il fondo in parte sterrato e in parte in cemento (descritta nel successivo itinerario).

Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle.
Ad Introbio prendiamo la prima deviazione a destra con la quale raggiungiamo la chiesa nel centro del paese.
Giriamo a destra in via Roma e poi arriviamo in piazza Cavour dove inizia la nostra escursione (m. 590). L'auto va parcheggiata dove possibile, lungo le vie o nelle piazze del paese.

Partendo dalla piazza, percorriamo Via IV Novembre, poi giriamo a sinistra e continuiamo con Via Manzoni che termina di fronte a una santella e a una fontana.
Proseguiamo sulla destra con Via Al Ceppo, lasciando a sinistra un lavatoio.
Poi, in salita, arriviamo ad un bivio dove sulla sinistra inizia la mulattiera acciottolata (m. 620). Alcuni segnavia indicano: S. Uberto a ore 0.10, Rifugio Madonna della Neve a ore 3.15, Rifugio S. Rita a ore 4, Rifugio Buzzoni a ore 2.30.

Lasciate le ultime case del paese, camminiamo tra una rete metallica verde e un muro.
Poi, tra alberi di robinia, superiamo due tornanti e troviamo sulla destra la cappellina votiva dedicata a S. Uberto, protettore dei cacciatori, e un paio di panchine in legno. Alla sinistra invece possiamo vedere la Grigna e i tetti di Introbio (m. 668).
Entriamo nel bosco e arriviamo ad un incrocio caratterizzato dalla presenza di un cippo sul quale è stata incisa la parola Biandino con le due enne a rovescio. I segnavia indicano diritto: Rifugio Grassi con il sentiero 34, Rifugi Bocca di Biandino e Grassi con il sentiero 40; a destra: Rifugio Buzzoni con il sentiero 25, Rifugio Grassi con il sentiero 27. C'è anche un sentiero che scende a sinistra (m. 680).
Andiamo diritto con maggiore pendenza, camminando tra una siepe e un muretto a secco in basso al quale, da una apertura, esce un rivolo che passa sotto alla mulattiera.
Troviamo due cancelli, uno per parte, e poi un altro sulla destra. La pendenza diminuisce.
Continuiamo nel bosco e, prima di una curva a sinistra, superiamo un rivolo d'acqua che attraversa il cammino. Alla sinistra c'è un sentiero chiuso da una sbarra.
Proseguiamo tra una siepe e un muretto sormontato da filo spinato.
Ci immettiamo, per la prima volta, sulla strada descritta nel successivo itinerario. Sulla destra c'è una casa (m. 730).

La strada in questo punto ha il fondo in cemento e procede in lieve salita. Ne dovremo percorrere un lungo pezzo fino ad arrivare al cosiddetto Primo Ponte, per ritrovare il sentiero con il quale proseguire.
Sulla sinistra troviamo una recinzione e un cancello di colore marrone; sulla destra un cassottello in cemento dell'acquedotto (m. 740).
Vediamo alcuni pali di cemento o di legno posti in orizzontale, recuperati e riutilizzati come paracarri; ne troveremo altri più avanti.
Un ruscello attraversa la strada passandoci sotto. Alla sua destra una stradina in salita, chiusa da una sbarra, conduce verso una proprietà privata (m. 780).
Dopo una curva a destra, troviamo il sentiero del Belvedere della Cascata che si innesta da sinistra (m. 790).
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione e troviamo, sempre a sinistra, un parapetto arrugginito che protegge da un burrone in fondo al quale rumoreggia il Torrente Troggia.
Percorriamo un breve tratto in piano su sterrato (m. 810) e poi continuiamo in leggera salita con il fondo in cemento.
Ignoriamo un sentiero che scende a sinistra.
Poco dopo troviamo una stradina che sale a destra (m. 830). I segnavia indicano a destra con il sentiero 25/19: Rifugio Buzzoni, Alpe Mota a ore 2, Loc. la Piazza a ore 0.10, Alpe Daggio a ore 1.10, Alpe Foppabona a ore 2.50; diritto: Sorgente S. Carlo a ore 0.45, Rifugio Biandino a ore 2.15, Rifugio Madonna della Neve a ore 2.40.

Passiamo accanto ad una casa bianca (m. 840); la strada ora procede in piano e ridiventa sterrata.
Una stanga in legno chiude una stradina che scende verso una proprietà privata.
A destra c'è una sorgente; l'acqua esce da un tubo e forma una fontanella. A sinistra in basso vediamo il torrente.
Una cascatella scende dalla montagna a destra; l'acqua attraversa la strada e finisce più a valle nel torrente.
Percorriamo un breve tratto con il fondo in cemento poi, nuovamente su sterrato, raggiungiamo lo slargo che precede il Primo Ponte e ritroviamo sulla destra la Via del Bitto (m. 849). Vari segnavia indicano con il sentiero: Fonte S. Carlo a ore 0.30, Rifugio Tavecchia a ore 1.40, Biandino a ore 2, Rifugio S. Rita a ore 3.15, Rifugio Grassi. Delle scritte gialle e una freccia su un masso indicano sempre a destra la Val Biandino e la Valbona.

Lasciamo la strada e prendiamo il sentiero che in leggera salita entra nel bosco.
Alla sinistra una staccionata in legno protegge verso valle dove scorre il torrente Troggia.
Poco dopo arriviamo ad un bivio; alcuni segnavia indicano a sinistra il sentiero 40 per la Val Biandino e a destra il sentiero 34 per il Passo del Camisolo e il Rifugio Grassi.
Andiamo a sinistra e attraversiamo il torrente con un piccolo ponte.
Incrociamo una stradina e proseguiamo diritto con il sentiero che diventa più ripido.
Su un masso vediamo un segnavia bianco-rosso a bandierina accanto a una targa che ricorda una persona perita nel torrente.
Dopo alcuni tornanti, percorriamo un lungo tratto meno ripido, poi continuiamo quasi in piano e usciamo dal bosco.
Riprendiamo a salire e ci immettiamo nuovamente sulla strada che arriva da sinistra e, in questo punto, ha il fondo in cemento (m. 1005).

Un cartello indica verso destra la Fonte S. Carlo a ore 0.05, il Rifugio Tavecchia a ore 1.40, il Rifugio Biandino a ore 1.40, il Rifugio S. Rita a ore 3.00.
Procediamo in lieve salita ignorando una stradina che scende a destra verso una baita.
Percorriamo un tratto con un guardrail di colore bianco e vediamo un sentierino che scende a destra verso il torrente.
Poco dopo sulla sinistra troviamo la Fonte S. Carlo (m. 1060). Sotto un tettuccio scende dell'acqua freschissima che cade in una vasca ai cui lati ci sono delle panche in pietra. A destra della strada invece ci sono un tavolo in legno con relative panche. Un sentiero scende a destra verso la vecchia fontana mentre a sinistra sale il sentiero 52 verso l'Alpe Agoredo a ore 1.30.
Continuiamo lungo la strada e ignoriamo una sterrata che sale a sinistra.
Dopo un altro tratto con un guardrail bianco, ritroviamo il sentiero (m. 1075).
I segnavia indicano verso sinistra: Baite alla Scala a ore 1, Rifugio Bocca Biandino a ore 1.20, Rifugio Madonna della Neve a ore 1.45.

Prendiamo il sentiero che in leggera salita entra nel bosco e vediamo un segnavia con il n. 40 su un grosso blocco di cemento. Il Troggia scorre alla nostra destra un poco più in basso.
Un rivolo d'acqua scende dalla sinistra e allaga il sentiero.
Superiamo un torrente su un ponticello con delle reti di colore verde e poi, quasi in piano, raggiungiamo l'agriturismo La Baita (m. 1125 - tel. 347 5212186). Scendendo a destra è possibile riportarsi sulla strada con un ponticello sospeso sul torrente.

Continuiamo diritto in leggera salita nel bosco. Alla sinistra ci sono una croce in marmo e una costruzione in lamiera; alla destra una grande cuccia.
Più avanti, sulla destra ci sono delle protezioni realizzate con paletti di ferro che reggono due cavi metallici.
Dopo un breve tratto quasi in piano (m. 1150) continuiamo in leggera salita, senza alberi e seguendo i cavi dell'alta tensione.
Rientrati nel bosco (m. 1165) vediamo il segnavia VB (= Val Biandino) su di una pietra.
In salita raggiungiamo e superiamo una zona con delle pietre franate (m. 1175). Ne troveremo altre in seguito. Si tratta di vecchie frane e il sentiero e sempre ben sistemato.
Raggiungiamo un traliccio i cui cavi proseguono verso destra attraversando la valle. Qui il percorso è quasi pianeggiante (m. 1190).
Riprendiamo a salire e percorriamo un tratto tra gli alberi fino a raggiungere un'altra zona con dei massi franati (m. 1215). Alla destra, oltre il torrente, è ben visibile la strada che segue parallela.
Poco dopo superiamo un'altra frana e continuiamo in leggera salita (m. 1225).
Superiamo la quarta colata di massi (m. 1250) e ne raggiungiamo una quinta, più ampia delle precedenti (m. 1260). Anche qui, sull'altro lato è ben visibile la strada.
Poi la pendenza diminuisce. Passiamo sotto i cavi di una teleferica (m. 1280) e proseguiamo con pochissima pendenza.
In salita, superiamo un altro gruppo di pietre.
Percorriamo un tratto in leggera salita con una corta protezione in legno alla destra (m. 1310).
La pendenza aumenta. Lasciamo a destra due pietre appoggiate l'una all'altra a formare una piccola grotta.
Più avanti, un bollo e una freccia gialla indicano a sinistra una deviazione che, dopo 50 metri, conduce ad una grotta dove è stata posta una targa a memoria di due partigiani, i fratelli Guerino e Carletto Besana, uccisi da queste parti nell'ottobre del 1944 (m. 1315).

Al successivo bivio (m. 1330) andiamo a sinistra seguendo la scritta 40 Val Biandino tracciata su una grossa pietra.
Subito dopo, vediamo un quadretto con una immagine della Madonna, collocato sotto un grande masso alla sinistra.
Ora saliamo a zig-zag verso sinistra, allontanandoci un poco dal torrente.
Ad un bivio andiamo ancora a sinistra (m. 1355) seguendo l'indicazione Val Biandino. L'altro sentiero che prosegue diritto è chiuso con delle pietre.
Passiamo tra una grotta dove c'è un quadretto simile al precedente, e una protezione verso valle (m. 1370).
Subito dopo guadiamo un ruscello. Generalmente basta appoggiare gli scarponi su alcune pietre affioranti per superarlo senza bagnarsi.
Continuiamo quasi in piano e usciamo dal bosco. Alla sinistra c'è un prato con un tavolo in legno e relative panche. Alla destra oltre il torrente vediamo alcuni tornanti della strada e la Baita Magni.
Poco più avanti, in un prato alla destra, ci sono le Baite alla Scala (m. 1379).

Dopo due passi in leggera discesa continuiamo in leggera salita sempre con vista alla destra sulla strada che scorre oltre il torrente.
Rientriamo nel bosco e troviamo un cartello che segnala il Rifugio Tavecchia a 10 minuti di cammino (m. 1420).
Superiamo un tratto rinforzato verso destra con un tronco steso a lato del sentiero e riprendiamo a salire. Alcune pietre fanno da gradino. Il bosco ora è più fitto.
Proseguiamo poi in leggera salita. Gli alberi ridiventano radi (m. 1460) e alla destra cominciamo a vedere il Cippo 55 Rosselli.
Dalla sinistra scende un torrente che passa sotto al sentiero. Alla destra invece ci sono delle protezioni realizzate con dei paletti che reggono tre cavi.
Raggiungiamo lo slargo dove sulla destra c'è il cippo, ovvero un piccolo obelisco, in posizione panoramica su un salto di roccia (m. 1470).

Quasi in piano superiamo un traliccio e poi ne seguiamo i cavi. Anche in questo punto ci sono delle protezioni sulla destra. Una scritta su una pietra indica il Rifugio Grassi con il sentiero 40 a ore 1.30 e il Rifugio Falc con il sentiero 48 a ore 2.30.
Davanti cominciamo a intravedere la bianca sagoma del Rifugio Bocca di Biandino.
Dopo un tratto in piano con protezioni alla destra, sbuchiamo sulla strada nei pressi di un ponte e una cascata. I segnavia indicano: m. 1493, Madonna della Neve a 15 minuti; dietro: Baite alla Scala a ore 0.15, Introbio a ore 2.

Seguiamo la strada in salita verso sinistra. Il fondo è in cemento.
Poco dopo arriviamo ad un bivio. Alla sinistra una breve salita e alcuni gradini portano al Rifugio Tavecchia (m. 1510). Un cartellone parla della Via del Bitto. Alla destra c'è una cappella con le immagini della Madonna e quattro santi.
La valle, finalmente, si fa più aperta, il panorama si allarga e appaiono le montagne.

Lasciamo la strada che prosegue diritto verso i Rifugi Madonna della Neve e Santa Rita e andiamo a destra superando, con un ponticello di legno, il Troggia che qui scorre impetuoso.
Sulla destra ci sono una pozza e il Rifugio Bocca di Biandino. Proseguiamo diritto seguendo il segnavia 40.
Passiamo sopra alcune radici e poi saliamo con il fondo pietroso.
Attraversiamo due slarghi prativi e passiamo accanto ad una vecchia palina arrugginita priva di segnavia (m. 1515).
Al termine del secondo prato troviamo un bivio e, seguendo le indicazioni, andiamo a destra.
Torniamo tra gli alberi e in leggera salita arriviamo ad un altro bivio. Seguendo i segnavia questa volta andiamo a sinistra. Il bosco diventa più fitto.
Più avanti, alla destra, una apertura tra gli alberi consente di vedere la vallata (m. 1540).
La pendenza aumenta. Percorriamo un breve tratto incassato e passiamo sotto dei cavi (m. 1585).
Incrociamo un altro sentiero e proseguiamo diritto (m. 1600).
Ora saliamo ripidamente. Il sentiero si divide in due tracce che più avanti tornano ad unirsi.
Poi la pendenza diminuisce. Dopo una curva a destra percorriamo un tratto in leggera salita. Un sentiero si innesta dalla destra (m. 1640).
Superato un traliccio, percorriamo un breve ripido tratto con alcuni gradini.
Dopo un tornante a sinistra saliamo ripidamente a zig-zag. Il sentiero torna a dividersi in due tracce parallele.
Sulla sinistra troviamo una piccola croce a ricordo di una persona deceduta (m. 1665).
Ora saliamo con gradini scavati nella roccia. Alla sinistra c'è una catena utile nel periodo invernale.
Alla fine della catena troviamo un bivio e andiamo a sinistra seguendo i bolli.
Poi giriamo ancora a sinistra. La pendenza diminuisce. Qui il sentiero è scavato tra le roccette circostanti.

In leggera salita raggiungiamo la Casa Alpina Pio X, un grande edificio utilizzato come colonia estiva (m. 1688). Due frecce in legno indicano da un lato il Rifugio Grassi a ore 0.50 e dall'altro il Rifugio Bocca di Biandino a ore 0.20.
Aggiriamo l'edificio verso destra attraversando in piano uno slargo e un prato con un campetto da pallavolo poi riprendiamo a salire tra i prati.
Lasciamo a sinistra una santella con un cotto raffigurante l'Annunciazione (m. 1695) e saliamo ripidamente. Il sentiero qui è ampio.
Raggiungiamo una crinale che percorriamo in leggera salita (m. 1710) poi torniamo a salire ripidamente. Il sentiero si divide in due tracce.
Percorriamo un ampio costone con erba e pochi alberi (m. 1730).
Alla sinistra un po' discosto c'è un baitello (m. 1755). Giù in basso sul fondovalle vediamo il Rifugio Madonna della Neve.
Dopo un breve tratto in piano torniamo a salire (m. 1765).
Ad un bivio andiamo diritto in ripida salita. Alla sinistra c'è un canalino roccioso che scorre più in basso entrando nella montagna (m. 1790).
Saliamo in modo assai ripido su un lastrone roccioso.
Continuiamo poi con un ampio sentiero e con pendenza minore seppur abbastanza ripida.
Un sentierino si innesta dalla sinistra (m. 1815). Alla destra un torrente compie alcuni salti e si infila in un roccioso valloncello.
Poi, in piano, lo guadiamo e giriamo a destra (m. 1830).

Torniamo a salire. Inizialmente alla sinistra c'è la gola nella quale scorre il torrente, poi pieghiamo a destra e ci allontaniamo camminando tra alcuni alberelli.
Superiamo due canaline in legno per lo scolo dell'acqua e un rivolo che attraversa il cammino (m. 1870). Da questo punto non ci sono più alberi.
Raggiungiamo un grande prato che attraversiamo verso destra con minore pendenza (m. 1880).
Superiamo un rivolo. Poi riprendiamo a salire verso sinistra lasciando alla destra una stalla con pensana (m. 1920). Alla sinistra vediamo il Pizzo dei Tre Signori.
Un ruscelletto passa sotto al sentiero (m. 1940).
Percorriamo un tratto a zig-zag poi la pendenza aumenta. Saliamo verso il Passo del Camisolo ben evidente in alto davanti.
Alla sinistra ci segue un ruscelletto che, più avanti, scavalchiamo (m. 1975).
Saliamo in modo abbastanza ripido. Un ruscello bagna il sentiero. In alto a destra vediamo un baitello.

Con un ultimo tratto ancora innevato raggiungiamo il Passo del Camisolo (m. 2020). Davanti vediamo il rifugio.
Proseguiamo in leggera discesa, sul lato sinistro della valletta. Passiamo accanto alla piazzola per l'atterraggio dell'elicottero e raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 4.00 - Dislivello: m. 1430-33
Data escursione: giugno 2010
 
Quarto itinerario: da Introbio (strada+sentiero)
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle. Ad Introbio ignoriamo la prima deviazione sulla destra che conduce nel centro del paese.
Proseguiamo per km 1.6, poi, lasciata a destra una santella, giriamo a destra in Via alla Cascata (cartello Val Biandino).
Dopo una curva la strada diventa Via ai Forni. Prendiamo poi sulla sinistra Via alle Ville. Dopo l'ultima casa la strada diventa sterrata. Poco più avanti parcheggiamo la macchina (m. 650).
Diversi cartelli indicano se i rifugi raggiungibili (Biandino, Tavecchia, Madonna della Neve, Grassi, S. Rita) sono aperti o meno.
La maggior parte degli escursionisti inizia a camminare da questo punto.
Solo disponendo di mezzi idonei (fuoristrada o 4x4), è consentito arrivare in auto fino al Secondo Ponte (ordinanza del sindaco di Introbio datata 20/04/11 che prevede multe da 25 a 500 euro per i trasgressori); da qui in avanti fino al Rifugio Tavecchia, il transito è permesso solo a chi dispone della necessaria autorizzazione. Poi, la prosecuzione verso il Rifugio Grassi è solo su sentiero.

Ci avviamo lungo la stradina in leggera salita nel bosco e, dopo un primo tratto sterrato, continuiamo con il fondo in cemento. Superiamo un tornante destrorso.
Più avanti, sulla sinistra, accanto ad una casa grigia, un sentiero sale a sinistra (m. 680). I segnavia indicano in quella direzione il Belvedere della Cascata a m. 400 e il Rifugio Tavecchia a ore 2.10.
Percorriamo un tratto con un guardrail bianco sulla destra e, poco prima di una curva a destra, superiamo un torrente che passa sotto la strada (m. 700).
Presso un tornante sinistrorso, di fronte ad una casa, incontriamo il sentiero 40 Via del Bitto (descritto nel precedente itinerario) che si immette da destra (m. 730). I segnavia indicano da quella parte in discesa: S. Uberto a ore 0.10 e Introbio a ore 0.20.

Da questo punto, preferisco non dilungarmi in descrizioni particolareggiate. I tratti in comune sono già stati ampiamente descritti con il precedente percorso e del resto basterebbe dire di seguire sempre la strada, che risale tutta la valle, fino al Rifugio Tavecchia. Citerò comunque i punti di riferimento principali e gli incroci tra i due percorsi.

Dopo aver superato la deviazione per il Rifugio Buzzoni (m. 830 - vedi il quinto itinerario) raggiungiamo lo slargo che precede il Primo Ponte dove ritroviamo sulla destra il sentiero (m. 849).
Continuiamo diritto con la strada. Sulla destra una lastra di marmo ricorda i caduti dell'ultima guerra. Superiamo una sbarra e il ponte sul torrente Troggia.
Giriamo a sinistra. Il fondo stradale ritorna ad essere in cemento.
La strada sale nel bosco, facendo un giro più lungo rispetto al sentiero.
Alla destra c'è un basso muretto.
Ignoriamo una stradina che scende a sinistra (m. 885) e superiamo un tornante destrorso dove due sbarre chiudono l'accesso ad un prato (m. 900).
Più avanti, sulla sinistra, troviamo una cappella con un dipinto raffigurante Gesù deposto dalla Croce (m. 940).
La strada ora continua quasi in piano e con il fondo sterrato. Troviamo un muretto a sinistra e una protezione a destra.
Torniamo a salire con il fondo nuovamente in cemento. Sulla destra c'è un breve tratto con una protezione.
Passiamo sotto un tubo obliquo (m. 975).
Ritroviamo il sentiero che si innesta da destra (m. 1005).

Superiamo la fonte S. Carlo (m. 1060). Successivamente il sentiero ci lascia nuovamente salendo a sinistra (m. 1075).
In piano raggiungiamo il Secondo Ponte detto anche Ponte dei Ladri (m. 1075). Chi è arrivato fin qui con un fuoristrada ora deve parcheggiarlo; da questo punto infatti il percorso è consentito solo ai mezzi autorizzati.

Torniamo a salire e lasciamo a destra due cassottelli di colore verde.
Poi, sulla sinistra, troviamo un ponticello che attraversa il torrente e conduce all'agriturismo La Baita (m. 1120) davanti al quale passa il sentiero.
Dopo alcuni tornanti arriviamo alla Baita Piero Magni.
Passiamo accanto ad un crocefisso e continuiamo con un lungo tratto dapprima su fondo in cemento e poi sterrato fino ad un ponte oltre il quale dalla sinistra arriva il sentiero (m. 1493).
Seguendo la strada, bastano pochi passi per arrivare al Rifugio Tavecchia.
Il percorso si divide in due. A destra, oltre un ponticello gettato sul Troggia, c'è il Rifugio Bocca di Biandino, e la prosecuzione del sentiero 40 verso il Rifugio Grassi a ore 1.15; mentre diritto la sterrata continua verso la già visibile chiesetta della Madonna della Neve.
Andiamo a destra e continuiamo come descritto nel precedente itinerario fino al rifugio.

Tempo impiegato: ore 4.00 - Dislivello: m. 1370-33
Data escursione: giugno 2010
 
Quinto itinerario: da Introbio (sentiero 25)
La prima parte di questo itinerario è in comune con quella del quarto, precedentemente descritto, con il quale arriviamo al bivio di quota m. 830.
Qui troviamo una stradina che sale a destra. I segnavia indicano a destra con il sentiero 25/19: Rifugio Buzzoni, Alpe Mota a ore 2, Loc. la Piazza a ore 0.10, Alpe Daggio a ore 1.10, Alpe Foppabona a ore 2.50; diritto: Sorgente S. Carlo a ore 0.45, Rifugio Biandino a ore 2.15, Rifugio Madonna della Neve a ore 2.40.

Andiamo a destra in leggera salita nel bosco. La strada è asfaltata.
Ignoriamo subito una stradina che sale a sinistra. Alla destra a lato della strada ci sono alcuni vecchi pali della luce in cemento riciclati come paracarri.
Proseguiamo in salita fino ad una curva verso sinistra dove termina la sua corsa una teleferica (m. 850).
Ora la strada è in piano tra case e recinzioni.
Poi in leggerissima discesa e con una staccionata di legno alla destra arriviamo ad un bivio. Vari segnavia indicano che siamo in località Baite La Piazza (m. 843). Alla sinistra sale il sentiero 27, Dorsale Orobica Lecchese, Alpe Daggio a ore 1, Alpe Foppabona a ore 2.45; diritto prosegue il 25. Dalla destra arriva una mulattiera, o per meglio dire due tracce provenienti da Introbio, che si sono unite poco prima nei pressi della cappelletta ben visibile da questo punto.

Continuiamo diritto su fondo sterrato dapprima quasi in piano e poi in leggera salita.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione. Entriamo in un bosco di castagni.
Lasciamo a destra una stradina che scende verso una cascina.
Troviamo un piccolo slargo sulla sinistra. A destra un vecchio cartello stradale, utilizzato come bersaglio per il tiro a segno, indica il divieto assoluto di transito agli automezzi per pericolo di caduta massi.
Proseguiamo quasi in piano. Alla destra c'è una rete metallica. Più in basso vediamo una casetta, un cassottello e un piccolo orto.
Poco più avanti sulla sinistra una stanga chiude l'accesso ad una stradina sterrata in salita. Subito dopo, sulla destra, un'altra stradina scende alla casa.
Ancora pochi passi e sulla sinistra troviamo una piccola costruzione in muratura dell'Enel, recintata con una rete metallica.
Percorriamo alcune curve in leggerissima discesa passando sotto i cavi dell'alta tensione.

Troviamo poi un sentiero che si innesta salendo da destra. I segnavia indicano: Loc. Corno m. 859; davanti: sentiero 25 verso il Buzzoni; a destra: Introbio a ore 0.20.
Proseguiamo con la strada ignorando anche un piccolo sentiero che subito dopo scende verso destra.
Continuiamo in salita inizialmente avendo alla sinistra una rete e un cancelletto. In questo punto sulla stradina c'è un po' di cemento in corrispondenza del passaggio delle ruote.
Tra castagni e betulle percorriamo un tratto con il fondo in cemento. Su di una grossa pietra vediamo il segnavia a bandierina con il n. 25.
Presso una curva a sinistra troviamo un vecchio cartello che segnala in pericolo di caduta massi (m. 885). La pendenza diminuisce.
In lontananza sentiamo lo scroscio di un torrente.

Nuovamente su sterrato arriviamo ad un tornante sinistrorso (m. 905). Qui i segnavia indicano di lasciare la strada e prendere un sentiero che prosegue diritto.
Volendo potremmo anche proseguire con la strada che dopo aver guadagnato quota con alcuni tornanti, lascia a sinistra una deviazione che porta sul sentiero 27 e poi prosegue in piano fino al "Salto del Diavolo" dove ritrova il sentiero.
Prendiamo il sentiero che quindi in pratica è una scorciatoia. Inizialmente è ampio ma ben presto si restringe.
Alterniamo due tratti in salita con uno con poca pendenza camminando su un abbondante strato di fogliame.
Poi il sentiero si divide (m. 930); possiamo salire a sinistra con due ripidi tornanti oppure proseguire diritto.
Riunitesi le due tracce, proseguiamo quasi in piano. Nuovamente sentiamo il rumore del torrente che scorre più in basso senza però riuscire a vederlo.

Riprendiamo a salire con due corti tornanti (m. 975), e poi alterniamo due brevi tratti quasi in piano ad altrettanti in salita.
Dopo un tornante sinistrorso passiamo sotto un grosso tubo (una condotta dell'Enel). Alla destra c'è un cassottello con una antenna e un pannello solare (m. 1005).
Dopo un tratto in piano camminando su delle pietre, una breve salita riporta sulla strada sterrata che avevamo precedentemente lasciato (m. 1020). Sulla sinistra una targa affissa alla parete recita: "Cost de San Martin e Pozz d'ol diaol. In questo luogo la tradizione popolare ricorda la mitica sfida di salto svoltasi tra il santo e il diavolo. MMIII Comune di Introbio".

Proseguiamo verso destra quasi in piano e con alcune curve che assecondano le anse della montagna. In basso a destra cominciamo a vedere il Torrente Acquaduro mentre il grosso tubo attraversa la valle sorretto da un ponticello di ferro.
Alla destra della stradina in alcuni punti ci sono delle protezioni. Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento.
Ignoriamo poi un ripido sentiero che sale a sinistra e proseguiamo con la sterrata in leggerissima discesa (m. 1040). In basso a destra vediamo una costruzione di servizio dell'Enel.

Ora camminiamo quasi in piano. Presso una curva a sinistra vediamo, in basso a destra, due vecchie cascine mentre sul versante oltre il torrente un piccolo corso d'acqua scende precipitosamente formando una cascatella.
Un'insegna verticale tra due betulle indica che siamo in località "La Serra" (m. 1028).
Proseguiamo in leggera discesa fino al Torrente Acquaduro. Possiamo guadarlo verso destra oppure attraversarlo utilizzando un ponticello di legno situato pochi passi più avanti (m. 1025).
Proseguiamo in leggera salita. Sulla destra c'è un cassottello verde.
Raggiungiamo un altro guado. In alto c'è una casa. Qui dobbiamo attraversare un affluente del torrente. Possiamo utilizzare un altro ponticello sulla sinistra ma, essendo poca l'acqua, preferiamo appoggiare gli scarponi sulle pietre affioranti.
Poco lontano vediamo una teleferica sulla sinistra.

Qui termina la sterrata davanti ad un bivio dove partono due sentieri (m. 1035). Prendiamo quello a destra.
Saliamo con alcune serpentine e troviamo dei bolli che ci confermano di aver preso il giusto percorso.
Lasciamo un rudere alla sinistra (m. 1065).
Saliamo in una rada pineta. Superato un cartello che indica il pericolo di incendi, la pendenza diventa abbastanza ripida.
Presso un tornante verso sinistra, ignoriamo una scorciatoia che prosegue diritto (m. 1085).

Raggiungiamo un bivio (m. 1110). I segnavia indicano: Pineta di Mezzacca; diritto: sentiero 25, Rifugio Buzzoni a ore 1.10. Su una grossa pietra una scritta gialla indica davanti Rif. Motta Buzzoni. Ignoriamo pertanto il sentiero a sinistra. Dalla destra rientra la scorciatoia.
Dopo un tratto in leggera salita la pendenza aumenta.
Poi, quasi in piano, attraversiamo la fitta pineta (m. 1130).
Proseguiamo tra faggi e vari alberelli. Scavalchiamo un rivolo che attraversa il cammino.
Il torrente ora scorre alla nostra destra.
Superiamo un altro rivolo nei pressi di un cartello che indica il divieto di caccia.

Poco prima di un ponticello di legno, alla sinistra, un ruscello scivola ripidamente su una roccia.
Passiamo alla destra del torrente (m. 1145).
Seguendo i bolli con il segnavia 25, continuiamo con il sentiero che ora retrocede sull'altra sponda dapprima quasi in piano e poi in leggera salita, tenendosi alto sopra al torrente.
Poi in salita con delle serpentine ce ne allontaniamo.
Poco prima di un tornante sinistrorso dobbiamo prestare attenzione ad un ramo basso (m. 1175).
Continuiamo poi con un traverso nel bosco (m. 1185).
Più avanti, in basso a destra, torniamo a vedere il torrente (m. 1210).
Superate alcune serpentine proseguiamo con un altro traverso in leggera salita.
Poi raggiungiamo il torrente e lo guadiamo (m. 1245).

Proseguiamo in salita lungo la sponda destra.
Subito dopo percorriamo una curva a destra dove inizia un breve ripido strappo e poi continuiamo in leggera salita (m. 1260).
Poco dopo troviamo uno slargo all'esterno di una curva verso sinistra (m. 1275).
Continuiamo in salita. Passiamo sotto ad un altro ramo basso (m. 1300).
Subito dopo superiamo un tratto con leggera pendenza per poi tornare subito a salire.
Percorriamo un altro traverso a mezza costa, inizialmente con poca pendenza, e poi con una salita che ben presto diventa ripida.

Raggiungiamo un faggio monumentale, il "Fo de Te" (m. 1360). Il lato nord del tronco è completamente coperto di muschio. Un cartello appeso all'albero recita:
Tanto tempo fa nel paese di Introbio viveva un pastore di nome Mario. Non gli piaceva stare con la gente, lui amava gli animali e la natura. Ogni estate Mario portava le sue mucche a pascolare in un grande prato all'Alpe Tè. Tutte le mattine saliva al pascolo e durante il tragitto si fermava ad ascoltare il canto degli uccelli e la "voce" del Torrente Acquaduro. Alle Baite Serra osservava i colori del bosco, respirava il profumo dei fiori e infine proseguiva fino all'alpe. Dopo aver salutato le sue mucche, Mario entrava nel bosco di faggi che lui chiamava "il bosco incantato". Dal fruscio delle foglie e degli alberi, imparava ogni volta una storia nuova. Un brutto giorno scoppiò un violento temporale e Mario andò a rifugiarsi in una cascina nelle vicinanze. Dalla montagna all'improvviso si staccò una frana; gli alberi, le mucche e la cascina dove il pastore aveva trovato riparo furono spazzati via. L'uomo era ormai in fin di vita, quando gli apparve lo spirito del bosco che gli disse: "Hai sempre rispettato e amato questo luogo; voglio premiarti e fare in modo che tu possa continuare a vivere qui." Detto questo, Mario fu trasformato in albero, un magnifico faggio che gli abitanti di Introbio chiamano il "Fo de Te".

Dopo il faggio c'è una radura. Proseguiamo con il sentiero tenendoci sulla sinistra, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza, camminando tra betulle e giovani faggi.
Giunti in cima troviamo un'altra radura. Alla sinistra c'è un rudere. Dalla destra arriva da Barzio il sentiero 19 descritto nel secondo itinerario. Una palina reca dei segnavia che indicano: Alpe Tee m. 1383; davanti: Rifugio Buzzoni (sentieri 19/25) a ore 0.40; a destra: Barzio (sentiero 19); dietro: Introbio (sentiero 25).

Proseguiamo come descritto nell'ultima parte del secondo itinerario.

Tempo impiegato: ore: 4.20 per superare un dislivello di m. 1337 (più qualche tratto in contro pendenza).
Data escursione: aprile 2011

Il rifugio inoltre è raggiungibile da:
  • Valtorta (Val Brembana) salendo ai Piani di Bobbio dove ci immettiamo sul primo itinerario.
  • Costa, sopra Valtorta (m. 1113) con il sentiero 104 in ore 3.30
  • Premana (Valsassina) risalendo la Val Varrone fino al Rifugio Casera Vecchia e proseguendo poi per i rifugi Falc o Santa Rita.
  • Gerola e dintorni (Laveggiolo-Pescegallo) in Valtellina, con vari sentieri passando per i rifugi Trona Soliva e Falc.

Notizie dal rifugio:

Volantino del Rifugio Grassi - Ciaspolate notturne  Volantino del Rifugio Grassi - Ciaspolate notturne)
 Scarica il volantino in PDF.
ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Rifugio S. Rita (m. 2000, per la Bocchetta di Piazzocco) in ore 1.45
  • al Rifugio Benigni (m. 2222, per la Val d'Inferno) in ore 3.30
  • al Rifugio F.A.L.C. (m. 2120, per la Bocchetta di Piazzocco) in ore 2
  • al Pizzo dei 3 Signori (m. 2555) in ore 2
  • al Lago di Sasso (m. 1922) in ore 1.15
  • alla Miniera del Lago in ore 1.30
  • all'Alpe Daggio in ore 1
  • alla Baita Camisolo in ore 0.30
Dati del rifugio Grassi

Altezza:
m. 1987
Gruppo:
Orobie
Ubicazione:
Passo del Camisolo
Comune:
Valtorta - BG
Carta Kompass:
105 B4
Coordinate Geo:
46°00'34.40"N
9°29'30.00"E
Gestore:
Anna Bortoletto
Telefono gestore:
348 8522784
Telefono rifugio:
-
Posti letto:
40
Apertura:
dal 20/6 al 10/9;
dal 26/12 al 6/1;
+ tutti i weekend
e i festivi
Pagina aggiornata
il: 14/08/2011
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Il Rifugio Grassi
Il Pizzo dei Tre Signori
Panorama dal Passo del Toro
Cascata del Torrente Troggia
La Casa Alpina Pio X
Pensana verso il Passo del Camisolo
Il rifugio dal Passo del Camisolo
I RIFUGI E I BIVACCHI DELLA VAL BREMBANA:
Armentarga - Benigni - Ca' d'Arera - Calvi - Canto Alto - Capanna 2000 - Cà San Marco - Gesp - Gherardi - Grassi - Gremei - Laghi Gemelli - Longo - Lupi di Brembilla - Mezzeno - Mirtillo - Nembrini - Palazzi - San Marco 2000 - Tre Pizzi - Zamboni.

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