Rifugio Buzzoni
- Altezza: m. 1560
- Gruppo: Valsassina
- Ubicazione: Alpe Mota
- Comune: Introbio - LC
- Carta Kompass: 105 B5
- Coordinate Geografiche: 45°58'52.40"N 9°29'35.10"E
- Gestore: Claudio Prada
- Telefono gestore: 348 5827975
- Telefono rifugio: 0341 981175
- Posti letto: 34
- Apertura: estate e week-end
- Pagina aggiornata il: 05/04/2011
Il Rifugio Buzzoni è situato in località Alpe Mota, poco sotto il Passo del Gandazzo.
Primo itinerario: da Barzio con ovovia + sentiero
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle. Al Colle del Balisio
troviamo una prima deviazione a destra per Barzio. Conviene comunque proseguire per un altro paio di chilometri fino a trovare la seconda deviazione con la
quale raggiungiamo il paese.
Prendiamo poi a sinistra Via Milano e proseguiamo fino ad una rotonda dove giriamo a sinistra. Da questo punto è sufficiente seguire i cartelli con il fondo
marrone che indicano la funivia. Passando per Via Bergamini, Via Arola, Via Todeschini e Via S. Eustacchio raggiungiamo il vasto parcheggio che precede la
stazione a valle dell'impianto di risalita (m. 810).
Prendiamo l'ovovia che sale ai piani di Bobbio (m. 1640), risparmiandoci la fatica di 830 metri di dislivello. Ricordo però che l'impianto è in funzione solo
d'estate e d'inverno e che dovremo essere di ritorno per le 17.30. Il costo del biglietto di sola andata è di 6 euro, A/R 10 euro, parcheggio 3 euro.
Dalla stazione a monte, seguiamo l'ampia pista in direzione est, in leggera salita passando tra alcuni edifici (bar e noleggio sci).
Il fondo è in cemento. Alla destra c'è una statua raffigurante Paolo VI. Alcuni segnavia indicano: Anello dei Campelli, Bocchetta dei Mughi ore 1.30, Rifugio
Lecco ore 0.45; Sentiero degli Stradini n. 30 per Artavaggio ore 1.45; sentiero n. 36 per il Passo del Toro e il Rifugio Grassi. Un tabellone con tettuccio in
legno segnala il Rifugio Sora.
Lasciamo a destra una stradina che sale al Rifugio Ratti, ben visibile più in alto.
Poco dopo sulla destra si stacca una seconda stradina. Un cartello indica in quella direzione il rifugio Sora.
Proseguiamo diritto, in leggera salita, seguendo i cavi dell'alta tensione.
Ad un bivio lasciamo a sinistra la stradina che conduce al Centro Assistenza Fondisti e andiamo a destra.
Poco dopo arriviamo ad un incrocio e andiamo a sinistra, quasi in piano su fondo sterrato, verso Valtorta.
Sulla sinistra troviamo due vasche abbeveratoio. Nel prato alla destra c'è una piccola croce su una roccetta. Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.
Troviamo un sentiero che si stacca a sinistra accanto ad un cartellone che parla del Sentiero delle Orobie Occidentali 101. Alcuni segnavia indicano a sinistra:
Passo Gandazzo a ore 0.45, Passo del Toro a ore 1.30, Rifugio Grassi a ore 2.45; a destra: Bocchetta Corna Grande a ore 0.45, Rifugio Cazzaniga a ore 2.
Andiamo a sinistra tra i prati seguendo dei paletti sulla cui sommità sono state dipinte delle bandierine di colore rosso bianco rosso e alternando tratti in
leggera salita ad altri con maggiore pendenza.
Troviamo altri segnavia che indicano da un lato il Rifugio Buzzoni a ore 0.45 e dall'altro: Funivia Piani di Bobbio a ore 0.20, Rifugio Lecco a ore 0.40, Piani
d'Artavaggio a ore 2.30.
Giriamo a sinistra ed entriamo nel bosco. Da qui fino al passo del Gandazzo alterneremo parecchi tratti in piano e in leggera salita o discesa, rimanendo
mediamente alla stessa quota.
Percorriamo un tratto fuori dal bosco e più avanti un altro dove il sentiero compie una curva a sinistra.
Presso la successiva curva, verso destra, attraversiamo un canalino. In questo punto la zona a monte è rinforzata per impedire la caduta di pietre.
Usciamo dal bosco al Passo del Cedrino (m. 1661). I segnavia indicano la prosecuzione verso il Rifugio Buzzoni e il Rifugio Grassi, quest'ultimo segnalato a ore
2. Alla destra scende una pista da sci ai margini della quale ci sono dei cannoni sparaneve.
Rientriamo nel bosco. Come segnavia, sugli alberi ci sono delle strisce rosse verticali.
Troviamo poi un'apertura tra gli alberi sulla destra. Poi usciamo dal bosco e camminiamo sulle pietre di una vecchia frana. Davanti cominciamo a vedere la
ripida salita che conduce al Passo del Toro.
Torniamo tra gli alberi e per un po' il bosco è più fitto. Dopo un altro tratto allo scoperto, rientriamo nel bosco mentre alla destra vediamo un'altra zona con
pietre franate.
Al termine del bosco ci troviamo al Passo del Gandazzo (m. 1651). I segnavia indicano diritto: Passo del Toro, Rifugio Grassi a ore 1.50, a destra: Baite di
Ceresola a ore 0.20, a sinistra: Rifugio Buzzoni a 5 minuti; dietro: Passo del Cedrino a ore 0.15, Piani di Bobbio a ore 0.45, Rifugio Lecco a ore 1.
Lasciamo pertanto la ripida salita verso il Passo del Toro davanti a noi e prendiamo il sentiero alla sinistra che inizia con alcuni tronchetti che fanno da
gradino.
Alterniamo tratti in leggera discesa ad altri in piano poi la pendenza aumenta. Il sentiero si divide e subito torna a riunirsi.
Ora alterniamo tratti dentro e fuori dagli alberi a volte in discesa e altre con poca pendenza, poi cominciamo a vedere la bandiera del rifugio.
Arriviamo ad un bivio. Lasciamo a sinistra il sentiero che scende a Barzio (vedi il secondo itinerario) e a Introbio (vedi il terzo itinerario) e scendiamo con dei gradini di legno, a
destra, verso il rifugio.
Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello: 50 -130
Data escursione: luglio 2010
Secondo Itinerario: da Barzio (sentiero 19)
Per salire a piedi utilizziamo una sterrata che parte sulla destra subito prima del parcheggio dell'ovovia (m. 820).
La stradina è chiusa da una stanga che impedisce il transito ai mezzi non autorizzati. Un cartello segnala il Rifugio Buzzoni all'Alpe Mota a ore
2.30. Lo stesso cartello informa se il rifugio è aperto.
Ci incamminiamo in leggera salita tra gli alberi. Il fondo è acciottolato. Ignoriamo un sentiero sulla destra.
Superiamo un torrente, che troviamo privo di acqua, e passiamo sotto l'ovovia. Alla sinistra, più in basso, vediamo la stazione a valle e il
parcheggio (m. 840). Continuiamo in salita.
Alla sinistra vediamo la pista downhill con una passerella che consente un salto ai bikers.
Sulla destra, oltre un prato, il cui accesso è chiuso da una recinzione in legno e da una sbarra, vediamo una vecchia casa (m. 885).
Proseguiamo in leggera salita dapprima con un muretto a secco a sinistra e poi tra due file di alberelli oltre i quali ci sono dei prati.
Lasciamo a destra altre due case.
In piano, con una staccionata di legno alla sinistra, arriviamo al bivio tra la Valle della Saetta e la Val Corda (m. 910).
Nel punto in cui le due strade si dividono ci sono una santella contenente un affresco raffigurante la Sacra Famiglia e una fontana. Un cartello
indica a sinistra il Rifugio Buzzoni a ore 1.55. Un altro segnavia, sistemato un poco più avanti, indica sempre a sinistra il sentiero 19 per il Passo
di Nava, il Rifugio Buzzoni e il Passo del Gandazzo.
Lasciato il percorso di destra che si dirige verso i Piani di Bobbio (trovi la descrizione dettagliata nella pagina del Rifugio Lecco), continuiamo
verso sinistra, quasi in piano, tra due file di alberi oltre i quali ci sono dei prati.
Più avanti, alla sinistra, c'è una recinzione realizzata semplicemente con un cavo metallico.
Superiamo l'agriturismo "Al Pascolo" e proseguiamo tra due recinzioni.
Vediamo alcune case isolate, nei prati e tra gli alberi; ne lasciamo due alla sinistra e una alla destra.
Troviamo uno stagno a sinistra in un tratto privo di alberi.
Subito dopo una stradina, il cui accesso è chiuso da un cavo metallico, sale a sinistra verso un'altra costruzione.
Rientriamo nel bosco e, in leggera discesa, raggiungiamo una cascina che lasciamo a sinistra.
Subito dopo c'è un sentiero che scende a sinistra. Alcuni segnavia indicano a sinistra: sentiero 14 per Introbio a ore 0.20; diritto: sentiero 19 per
Nava, Rifugio Buzzoni, Passo del Gandazzo; dietro: Barzio a ore 0.20.
Continuiamo quasi in piano con bella vista sulla Valsassina e raggiungiamo le baite di Nava, sparse tra i prati (m. 918).
Su una parete di una vecchia stalla vediamo un affresco raffigurante Maria Ausiliatrice e una scritta ormai cancellata del tempo; praticamente si
riesce a leggere solo l'anno: 1908. Su un'altra casa, di recente costruzione, sulla destra, un affresco raffigura la Madonna delle Grazie.
Lasciate le case di Nava, rientriamo nel bosco e continuiamo a mezza costa, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza
Il pendio alla sinistra precipita ripidamente. Alcune catene passamano assicurano il cammino (m. 935).
Proseguiamo con lievi saliscendi.
Presso un'ansa della montagna disegniamo una curva a sinistra accompagnati da altre catene. Anche qui c'è un notevole precipizio (m. 955).
Dopo un tratto quasi in piano, scendiamo in modo abbastanza ripido verso il Torrente Acquaduro, aiutati da alcune radici e poi da una catena. Alcuni
tronchi rinforzano il sentiero.
Giunti in basso, lo attraversiamo con una passerella sospesa formata da tre tronchi (m. 940).
Ora dobbiamo risalire il ripido opposto versante. Tempo fa c'era una serie di gradini, parte in legno e parte scavati dalla roccia. Poiché sono
franati, dobbiamo salire sul lato destro passando accanto alle rocce che sono state attrezzate con una catena. Il passaggio comunque non presenta
difficoltà.
Proseguiamo con due passerelle coperte di terra e poi saliamo ripidamente a zig-zag. Vediamo il segnavia 19 a bandierina.
Al termine della salita, dopo una curva a sinistra, proseguiamo quasi in piano e con un bel precipizio alla sinistra (m. 960). Un tronco fa da
rinforzo al sentiero.
Nuovamente in discesa raggiungiamo un guado con il quale superiamo un piccolo torrente che scende da una gola sulla destra (m. 955).
Poi, quasi in piano e accompagnati da una catena, camminiamo sopra due passerelle di legno. In basso vediamo il torrente compiere un salto.
Torniamo a salire. Percorriamo una curva verso destra su fondo roccioso.
In salita, agevolati da rudimentali gradini, raggiungiamo un bivio dove una palina reca dei segnavia che indicano davanti: Alpe Piancagianni, Rifugio
Buzzoni a ore 1.20; a sinistra: Introbio; dietro: Barzio.
Proseguiamo diritto, quasi in piano e poi, in salita, raggiungiamo la Baita Piancagianni ormai ridotta a un rudere (m. 983).
Lasciato a sinistra l'edificio, proseguiamo in leggera salita con un muretto a secco sulla destra camminando tra le betulle.
Poi riprendiamo a salire tra i faggi (m. 1000).
Alterniamo tratti in piano ad altri con poca pendenza. Alla sinistra vediamo la Grigna.
Dopo una curva a destra, in basso a sinistra vediamo un torrente (m. 1035) che poi in discesa raggiungiamo e lo guadiamo appoggiando gli scarponi su
alcune pietre affioranti (m. 1030).
Riprendiamo a salire con alcune serpentine. Inizia qui la lunga e faticosa salita che ci condurrà all'Alpe Tee.
Dopo un tratto diritto, continuiamo a zig-zag tra i faggi. Il sentiero è pieno di foglie e di conseguenza è un po' scivoloso.
Dopo un tornante destrorso la pendenza aumenta. Troviamo un faggio, nato alla sinistra e cresciuto in modo obliquo sopra al sentiero (m. 1115).
Poco dopo giriamo a sinistra evitando una esile traccia che prosegue diritto.
Lasciato a sinistra un piccolo slargo, percorriamo un tratto con poca pendenza (m. 1145) fino ad un tornante sinistrorso dove riprendiamo a salire.
Qui il sentiero si divide e subito torna ad unirsi dopo aver aggirato alcuni alberi (m. 1160).
Torniamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 1185) e dopo un tornante destrorso percorriamo un lungo traverso.
Continuiamo con minore pendenza (m. 1220) e dopo il successivo tornante riprendiamo a salire con alcune serpentine.
Superiamo altri tornanti alternando tratti in salita ad altri con poca pendenza.
Presso un tornante sinistrorso di fronte ad una parete, troviamo una fontana. L'acqua scende, una goccia alla volta, e finisce un un recipiente posto
ai suoi piedi (m. 1350).
Con un ultimo traverso in salita raggiungiamo l'Alpe Tee (m. 1383) dove di fronte ad un rudere, una palina indica a sinistra il sentiero 25 che sale
da Introbio (vedi il terzo itinerario) e a destra il Rifugio Buzzoni a ore 0.40.
Andiamo dunque a destra, in leggera salita lungo un ampio crinale, entrando in un bosco di faggi e betulle.
Percorriamo un tratto quasi in piano (m. 1400), poi il sentiero si sposta sul versante di sinistra alternando alcuni saliscendi.
Riprendiamo a salire in una faggeta poi (m. 1435), dopo due passi in lieve discesa, proseguiamo quasi in piano.
In seguito ci abbassiamo fino al guado di un torrente che scende dalla destra (m. 1425).
Risaliamo l'altra sponda e proseguiamo quasi in piano fino a trovare un altro torrente che, presso un ansa della montana, scende con una cascata dalla
destra (m. 1435). Lo guadiamo e proseguiamo in salita.
Poco dopo alla nostra sinistra si affianca un altro torrente che successivamente guadiamo (m. 1490).
Ora saliamo a zig-zag in modo abbastanza ripido.
Dopo un tornante sinistrorso vediamo, in alto, la bandiera e la cappellina posta davanti al rifugio (m. 1525).
Poi cominciamo a vedere anche il Buzzoni.
Lasciamo a sinistra una sorgente protetta con un tettuccio. Saliamo alcuni gradini di legno.
Arriviamo ad un bivio dove una palina indica davanti: Rifugio Grassi a ore 2, Piani di Bobbio a ore 0.45; dietro: Introbio a ore 1.50, Barzio a ore
1.30.
Prendiamo invece un sentiero a sinistra che dapprima in piano e poi in leggera discesa conduce al rifugio.
Tempo impiegato: ore: 2.30 - Dislivello: 810-70
Data escursione: aprile 2011
Terzo Itinerario: da Introbio (sentiero 25)
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle. Ad Introbio
ignoriamo la prima deviazione sulla destra che conduce nel centro del paese (vedi le varianti B-C-D).
Proseguiamo per km 1.6, poi, lasciata a destra una santella, giriamo a destra in Via alla Cascata (cartello Val Biandino).
Dopo una curva la strada diventa Via ai Forni. Prendiamo poi sulla sinistra Via alle Ville. Dopo l'ultima casa la strada diventa sterrata. Poco più
avanti parcheggiamo la macchina (m. 650).
Diversi cartelli indicano se i rifugi sono aperti o meno.
La maggior parte degli escursionisti inizia a camminare da questo punto. Comunque il tratto iniziale fino al Primo Ponte è percorribile anche in
automobile (meglio con un fuoristrada). Ad ogni modo non arriveremo fino al Primo Ponte ma devieremo prima sulla destra per prendere il sentiero 25.
Ci avviamo lungo la stradina in leggera salita nel bosco e, dopo un primo tratto sterrato, continuiamo con il fondo in cemento. Superiamo un tornante
destrorso.
Più avanti, sulla sinistra, accanto ad una casa grigia, un sentiero sale a sinistra (m. 680). Un cartello indica in quella direzione: Belvedere della
Cascata m. 400, Rifugio Tavecchia a ore 2.10. Proseguiamo diritto.
Percorriamo un tratto con un guardrail bianco sulla destra e, poco prima di una curva a destra, superiamo un torrente che passa sotto la strada (m.
700).
Presso un tornante sinistrorso, di fronte ad una casa, incontriamo il sentiero 40 Via del Bitto che si immette da destra (m. 730). I segnavia indicano
da quella parte in discesa: S. Uberto a ore 0.10 e Introbio a ore 0.20.
La strada in questo punto ha il fondo in cemento e procede in lieve salita.
Sulla sinistra troviamo una recinzione e un cancello di colore marrone (m. 740).
Vediamo alcuni pali di cemento posti in orizzontale, recuperati e riutilizzati come paracarri; ne troveremo altri più avanti.
Un ruscello attraversa la strada passandoci sotto. Alla sua destra una stradina in salita, chiusa da una sbarra, conduce verso una proprietà privata
(m. 780).
Troviamo poi, alla sinistra, un parapetto arrugginito che protegge da un burrone in fondo al quale rumoreggia il Torrente Troggia.
Percorriamo un breve tratto in piano su sterrato (m. 810) e poi continuiamo in leggera salita con il fondo in cemento.
Ignoriamo un sentiero che scende a sinistra.
Poco dopo troviamo una stradina che sale a destra (m. 830). I segnavia indicano a destra con il sentiero 25/19: Rifugio Buzzoni, Alpe Mota a ore 2,
Loc. la Piazza a ore 0.10, Alpe Daggio a ore 1.10, Alpe Foppabona a ore 2.50; diritto: Sorgente S. Carlo a ore 0.45, Rifugio Biandino a ore 2.15,
Rifugio Madonna della Neve a ore 2.40.
Andiamo a destra in leggera salita nel bosco. La strada è asfaltata.
Ignoriamo subito una stradina che sale a sinistra. Alla destra a lato della strada ci sono alcuni vecchi pali della luce in cemento riciclati come
paracarri.
Proseguiamo in salita fino ad una curva verso sinistra dove termina la sua corsa una teleferica (m. 850).
Ora la strada è in piano tra case e recinzioni.
Poi in leggerissima discesa e con una staccionata di legno alla destra arriviamo ad un bivio. Vari segnavia indicano che siamo in località Baite La
Piazza (m. 843). Alla sinistra sale il sentiero 27, Dorsale Orobica Lecchese, Alpe Daggio a ore 1, Alpe Foppabona a ore 2.45; diritto prosegue il 25.
Dalla destra arriva una mulattiera, o per meglio dire due tracce provenienti da Introbio, che si sono unite poco prima nei pressi della cappelletta
ben visibile da questo punto (vedi le varianti B e C).
Continuiamo diritto su fondo sterrato dapprima quasi in piano e poi in leggera salita.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione. Entriamo in un bosco di castagni.
Lasciamo a destra una stradina che scende verso una cascina.
Troviamo un piccolo slargo sulla sinistra. A destra un vecchio cartello stradale, utilizzato come bersaglio per il tiro a segno, indica il divieto
assoluto di transito agli automezzi per pericolo di caduta massi.
Proseguiamo quasi in piano. Alla destra c'è una rete metallica. Più in basso vediamo una casetta, un cassottello e un piccolo orto.
Poco più avanti sulla sinistra una stanga chiude l'accesso ad una stradina sterrata in salita. Subito dopo, sulla destra, un'altra stradina scende
alla casa.
Ancora pochi passi e sulla sinistra troviamo una piccola costruzione in muratura dell'Enel, recintata con una rete metallica.
Percorriamo alcune curve in leggerissima discesa passando sotto i cavi dell'alta tensione.
Troviamo poi la Variante "D" che si innesta salendo da destra. I segnavia indicano: Loc. Corno m. 859; davanti: sentiero 25 verso il Buzzoni; a
destra: Introbio a ore 0.20.
Proseguiamo con la strada ignorando anche un piccolo sentiero che subito dopo scende verso destra.
Continuiamo in salita inizialmente avendo alla sinistra una rete e un cancelletto. In questo punto sulla stradina c'è un po' di cemento in
corrispondenza del passaggio delle ruote.
Tra castagni e betulle percorriamo un tratto con il fondo in cemento. Su di una grossa pietra vediamo il segnavia a bandierina con il n. 25.
Presso una curva a sinistra troviamo un vecchio cartello che segnala in pericolo di caduta massi (m. 885). La pendenza diminuisce.
In lontananza sentiamo lo scroscio di un torrente.
Nuovamente su sterrato arriviamo ad un tornante sinistrorso (m. 905). Qui i segnavia indicano di lasciare la strada e prendere un sentiero che
prosegue diritto.
Volendo potremmo anche proseguire con la strada che dopo aver guadagnato quota con alcuni tornanti, lascia a sinistra una deviazione che porta sul
sentiero 27 e poi prosegue in piano fino al "Salto del Diavolo" dove ritrova il sentiero. (Vedi più sotto la descrizione della strada alla voce
Variante "A").
Prendiamo il sentiero che quindi in pratica è una scorciatoia. Inizialmente è ampio ma ben presto si restringe.
Alterniamo due tratti in salita con uno con poca pendenza camminando su un abbondante strato di fogliame.
Poi il sentiero si divide (m. 930); possiamo salire a sinistra con due ripidi tornanti oppure proseguire diritto.
Riunitesi le due tracce, proseguiamo quasi in piano. Nuovamente sentiamo il rumore del torrente che scorre più in basso senza però riuscire a vederlo.
Riprendiamo a salire con due corti tornanti (m. 975), e poi alterniamo due brevi tratti quasi in piano ad altrettanti in salita.
Dopo un tornante sinistrorso passiamo sotto un grosso tubo (una condotta dell'Enel). Alla destra c'è un cassottello con una antenna e un
pannello solare (m. 1005).
Dopo un tratto in piano camminando su delle pietre, una breve salita riporta sulla strada sterrata che avevamo precedentemente lasciato (m. 1020).
Sulla sinistra una targa affissa alla parete recita: "Cost de San Martin e Pozz d'ol diaol. In questo luogo la tradizione popolare ricorda la mitica
sfida di salto svoltasi tra il santo e il diavolo. MMIII Comune di Introbio".
Proseguiamo verso destra quasi in piano e con alcune curve che assecondano le anse della montagna. In basso a destra cominciamo a vedere il
Torrente Acquaduro mentre il grosso tubo attraversa la valle sorretto da un ponticello di ferro.
Alla destra della stradina in alcuni punti ci sono delle protezioni. Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento.
Ignoriamo poi un ripido sentiero che sale a sinistra e proseguiamo con la sterrata in leggerissima discesa (m. 1040). In basso a destra vediamo una
costruzione di servizio dell'Enel.
Ora camminiamo quasi in piano. Presso una curva a sinistra vediamo, in basso a destra, due vecchie cascine mentre sul versante oltre il torrente un
piccolo corso d'acqua scende precipitosamente formando una cascatella.
Un'insegna verticale tra due betulle indica che siamo in località "La Serra" (m. 1028).
Proseguiamo in leggera discesa fino al Torrente Acquaduro. Possiamo guadarlo verso destra oppure attraversarlo utilizzando un ponticello di legno
situato pochi passi più avanti (m. 1025).
Proseguiamo in leggera salita. Sulla destra c'è un cassottello verde.
Raggiungiamo un altro guado. In alto c'è una casa. Qui dobbiamo attraversare un affluente del torrente. Possiamo utilizzare un altro ponticello sulla
sinistra ma, essendo poca l'acqua, preferiamo appoggiare gli scarponi sulle pietre affioranti.
Poco lontano vediamo una teleferica sulla sinistra.
Qui termina la sterrata davanti ad un bivio dove partono due sentieri (m. 1035). Prendiamo quello a destra.
Saliamo con alcune serpentine e troviamo dei bolli che ci confermano di aver preso il giusto percorso.
Lasciamo un rudere alla sinistra (m. 1065).
Saliamo in una rada pineta. Superato un cartello che indica il pericolo di incendi, la pendenza diventa abbastanza ripida.
Presso un tornante verso sinistra, ignoriamo una scorciatoia che prosegue diritto (m. 1085).
Raggiungiamo un bivio (m. 1110). I segnavia indicano: Pineta di Mezzacca; diritto: sentiero 25, Rifugio Buzzoni a ore 1.10. Su una grossa pietra una
scritta gialla indica davanti Rif. Motta Buzzoni. Ignoriamo pertanto il sentiero a sinistra. Dalla destra rientra la scorciatoia.
Dopo un tratto in leggera salita la pendenza aumenta.
Poi, quasi in piano, attraversiamo la fitta pineta (m. 1130).
Proseguiamo tra faggi e vari alberelli. Scavalchiamo un rivolo che attraversa il cammino.
Il torrente ora scorre alla nostra destra.
Superiamo un altro rivolo nei pressi di un cartello che indica il divieto di caccia.
Poco prima di un ponticello di legno, alla sinistra, un ruscello scivola ripidamente su una roccia.
Passiamo alla destra del torrente (m. 1145).
Seguendo i bolli con il segnavia 25, continuiamo con il sentiero che ora retrocede sull'altra sponda dapprima quasi in piano e poi in leggera salita,
tenendosi alto sopra al torrente.
Poi in salita con delle serpentine ce ne allontaniamo.
Poco prima di un tornante sinistrorso dobbiamo prestare attenzione ad un ramo basso (m. 1175).
Continuiamo poi con un traverso nel bosco (m. 1185).
Più avanti, in basso a destra, torniamo a vedere il torrente (m. 1210).
Superate alcune serpentine proseguiamo con un altro traverso in leggera salita.
Poi raggiungiamo il torrente e lo guadiamo (m. 1245).
Proseguiamo in salita lungo la sponda destra.
Subito dopo percorriamo una curva a destra dove inizia un breve ripido strappo e poi continuiamo in leggera salita (m. 1260).
Poco dopo troviamo uno slargo all'esterno di una curva verso sinistra (m. 1275).
Continuiamo in salita. Passiamo sotto ad un altro ramo basso (m. 1300).
Subito dopo superiamo un tratto con leggera pendenza per poi tornare subito a salire.
Percorriamo un altro traverso a mezza costa, inizialmente con poca pendenza, e poi con una salita che ben presto diventa ripida.
Raggiungiamo un faggio monumentale, il "Fo de Te" (m. 1360). Il lato nord del tronco è completamente coperto di muschio. Un cartello appeso all'albero
recita:
Tanto tempo fa nel paese di Introbio viveva un pastore di nome Mario. Non gli piaceva stare con la gente, lui amava gli animali e la natura. Ogni
estate Mario portava le sue mucche a pascolare in un grande prato all'Alpe Tè. Tutte le mattine saliva al pascolo e durante il tragitto si fermava ad
ascoltare il canto degli uccelli e la "voce" del Torrente Acquaduro. Alle Baite Serra osservava i colori del bosco, respirava il profumo dei fiori e
infine proseguiva fino all'alpe. Dopo aver salutato le sue mucche, Mario entrava nel bosco di faggi che lui chiamava "il bosco incantato". Dal fruscio
delle foglie e degli alberi, imparava ogni volta una storia nuova. Un brutto giorno scoppiò un violento temporale e Mario andò a rifugiarsi in una
cascina nelle vicinanze. Dalla montagna all'improvviso si staccò una frana; gli alberi, le mucche e la cascina dove il pastore aveva trovato riparo
furono spazzati via. L'uomo era ormai in fin di vita, quando gli apparve lo spirito del bosco che gli disse: "Hai sempre rispettato e amato questo
luogo; voglio premiarti e fare in modo che tu possa continuare a vivere qui." Detto questo, Mario fu trasformato in albero, un magnifico faggio che
gli abitanti di Introbio chiamano il "Fo de Te".
Dopo il faggio c'è una radura. Proseguiamo con il sentiero tenendoci sulla sinistra, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza,
camminando tra betulle e giovani faggi.
Giunti in cima troviamo un'altra radura. Alla sinistra c'è un rudere. Dalla destra arriva da Barzio il sentiero 19 descritto nel precedente
itinerario. Una palina reca dei segnavia che indicano: Alpe Tee m. 1383; davanti: Rifugio Buzzoni (sentieri 19/25) a ore 0.40; a destra: Barzio
(sentiero 19); dietro: Introbio (sentiero 25).
Proseguiamo come descritto nell'ultima parte del secondo itinerario.
Tempo impiegato: ore: 2.40 - Dislivello: 955-45
Data escursione: aprile 2011
Variante "A"
Con il percorso principale sopra descritto arriviamo fino al tornante sinistrorso dove i segnavia indicano di lasciare la strada e prendere un
sentiero che prosegue diritto (m. 905).
In questo caso però continuiamo in leggera salita con la sterrata.
Al successivo tornante passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 945).
Superiamo altri quattro tornanti; dopo quelli destrorsi in alto a destra in lontananza vediamo gli ultimi piloni della ovovia che sale da Barzio ai
Piani di Bobbio, mentre dopo quelli sinistrorsi di fronte vediamo la Grigna.
Al termine della salita troviamo un bivio. I segnavia indicano sulla sinistra il sentiero 27 (freccia rossa) e diritto il sentiero 25 (freccia
bianca). Proseguiamo diritto quasi in piano.
Poco più avanti sulla sinistra troviamo un muretto con dei paletti verdi. In seguito sulla sinistra ci sono delle rocce mentre a destra continua il
bosco.
Successivamente, sulla destra un poco più in basso, vediamo, seppure solo a tratti, la condotta dell'Enel.
Poi in leggera salita arriviamo al Salto del Diavolo dove ritroviamo il sentiero che si innesta dalla destra (m. 1020).
Tempo impiegato: ore: 2.50 - Dislivello: 955-45
Data escursione: aprile 2011
Variante "B"
Ad Introbio prendiamo la prima deviazione a destra con la quale raggiungiamo la chiesa nel centro del paese.
Giriamo a destra in Via Roma e poi arriviamo in Piazza Cavour dove inizia la nostra escursione (m. 590). L'auto va parcheggiata dove possibile, lungo
le vie o nelle piazze del paese.
Partendo dalla piazza, percorriamo Via IV Novembre, poi giriamo a sinistra e continuiamo con Via Manzoni che termina di fronte a una santella e a una
fontana.
Proseguiamo sulla destra con Via Al Ceppo, lasciando a sinistra un lavatoio.
Poi, in salita, arriviamo ad un bivio dove sulla sinistra inizia la mulattiera acciottolata (m. 620). Alcuni segnavia indicano: S. Uberto a ore 0.10,
Rifugio Madonna della Neve a ore 3.15, Rifugio S. Rita a ore 4, Rifugio Buzzoni a ore 2.30.
Lasciate le ultime case del paese, camminiamo tra una rete metallica verde e un muro.
Poi, tra alberi di robinia, superiamo due tornanti e troviamo sulla destra la cappellina votiva dedicata a S. Uberto, protettore dei cacciatori, e un
paio di panchine in legno. Alla sinistra invece possiamo vedere la Grigna e i tetti di Introbio (m. 668).
Entriamo nel bosco e arriviamo ad un incrocio caratterizzato dalla presenza di un cippo sul quale è stata incisa la parola Biandino con le due enne a
rovescio. I segnavia indicano diritto: Rifugio Grassi con il sentiero 34, Rifugi Bocca di Biandino e Grassi con il sentiero 40; a destra: Rifugio
Buzzoni con il sentiero 25, Rifugio Grassi con il sentiero 27. C'è anche un sentiero che scende a sinistra (m. 680).
Andiamo a destra tra castagni e betulle.
Superiamo un rivolo che attraversa passando sotto a delle pietre.
Ignoriamo un sentiero che alla destra scende dapprima verso un cassottello e poi ad una casa. Alla sinistra c'è un muretto a secco.
Raggiungiamo un bivio (m. 695). I segnavia indicano in entrambe le direzioni la DOL (Dorsale Orobica Lecchese); a sinistra (sentiero 27): Alpe
Foppabona a ore 3.10, Rifugio Grassi a ore 3.40; diritto (sentiero 25): Rifugio Buzzoni Alpe Mota a ore 2.30, Passo del Gandazzo a ore 2.45. Possiamo
utilizzare entrambi i sentieri, infatti quello di sinistra incrocia il percorso principale precedentemente descritto al bivio dopo la località Baite
La Piazza mentre l'altro successivamente si divide nuovamente (a sinistra Variante "C" che si ricollega alla Variante "B" e a destra Variante "D" che
si immette sul percorso principale più avanti in località Corno.
Proseguo con la descrizione verso sinistra. (Vedi più sotto le Varianti "C" e "D" per il sentiero che continua diritto.)
Saliamo con una bella mulattiera tra faggi, betulle e pini.
Più avanti sulla destra troviamo un masso (m. 720) sul quale alcuni segnavia indicano: 27, Foppabona, Rifugio Grassi.
Successivamente alla sinistra c'è una rete metallica oltre la quale vediamo i tetti di Introbio (m. 730).
Dopo una curva a destra, troviamo un masso sulla sinistra a lato della mulattiera (m. 745).
Proseguiamo tra i castagni. Sulla destra un muretto a secco fa da terrapieno.
Al termine della salita, lasciamo a destra una stradina che conduce verso una casa (m. 775) e proseguiamo diritto con poca pendenza poi torniamo a
salire.
Un torrente, ben incanalato artificialmente, arriva dalla destra e si affianca alla mulattiera.
Troviamo poi sulla sinistra un cancelletto di legno e una rete metallica oltre i quali c'è una casa bianca (m. 810).
Poi, con minore pendenza, seguendo una transenna di legno alla sinistra, raggiungiamo una cappelletta contenente un dipinto raffigurante una madonna
con bambino. Davanti alla cappella c'è una rudimentale panca di pietra.
Pochi passi più avanti dalla destra si innesta il sentiero della Variante "C" più sotto descritta (m. 835).
Poco dopo raggiungiamo il bivio situato subito dopo la località Baite La Piazza (m. 843).
Continuiamo verso destra come descritto nel percorso principale.
Tempo impiegato: ore: 2.50 - Dislivello: 1008-38
Data escursione: aprile 2011
Variante "C"
Al bivio dove i sentieri Variante "B" e Variante "C-D" si dividono (m. 695), in questo caso, continuiamo diritto in leggera salita.
Poco dopo ignoriamo un sentiero che scende a destra.
Poi, alla destra, ci accompagna una alta siepe.
Lasciamo a destra un altro sentiero che in lieve discesa porta ad un guado e continuiamo diritto.
Pochi passi più avanti anche noi raggiungiamo un guado con il quale attraversiamo un ruscello che arriva dalla sinistra passando sotto un ponte ad
arco (m. 715).
Continuiamo in salita, sempre nel bosco e sempre con il muretto a secco alla sinistra.
Dopo una curva a sinistra troviamo un bivio senza indicazioni (m. 735). Anche in questo caso possiamo utilizzare entrambi i sentieri.
Continuiamo verso sinistra con la Variante "C" che nei pressi di una cappellina si ricongiungerà alla Variante "B" prima di immettersi sul percorso
principale in località Baite Piazza, mentre l'altro percorso che chiameremo Variante "D" si innesterà in località Corno.
Andiamo dunque a sinistra e dopo una curva verso destra riprendiamo a salire.
Raggiungiamo un grande prato, in piano, davanti al quale c'è una stalla/fienile (m. 765). In alto a destra vediamo altre due case. Nel prato c'è una
vasca.
Proseguiamo in leggera salita con un tornante verso destra dapprima su fondo in cemento e poi su sterrato.
Dopo un altro tornante, in piano passiamo alla sinistra delle due case. Sull'altro lato una stradina poco marcata entra nel prato.
In leggera salita rientriamo nel bosco (m. 795).
Ignoriamo un sentiero che sulla destra retrocede verso le due case.
In basso a sinistra tra gli alberi vediamo un cassottello.
Ignoriamo un altro sentiero che sale a destra e proseguiamo in salita con il fondo in cemento. In alto a destra c'è una cascina.
Poco dopo, in basso a sinistra, ne vediamo un'altra.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 830).
Alla sinistra scorre un ruscelletto incassato artificialmente oltre il quale sale la mulattiera della Variante "B" che passa davanti ad una cappellina. Il nostro sentiero invece le passa dietro.
Poco dopo i due percorsi si uniscono (m. 835) e salgono verso quello principale che in breve raggiungiamo al bivio dopo la località Baite La Piazza
(m. 843).
Continuiamo verso destra come descritto nel percorso principale.
Tempo impiegato: ore: 3 - Dislivello: 1008-38
Data escursione: aprile 2011
Variante "D"
Percorrendo la Variante "C" sopra descritta arriviamo al bivio dove la mulattiera si divide nuovamente (m. 735) e in questo caso andiamo diritto
lasciando a sinistra la Variante "C".
Dopo una curva a destra dove incrociamo un torrente in secca, saliamo in modo abbastanza ripido (m. 745).
Superata poi una curva verso sinistra, la pendenza diminuisce un poco mentre camminiamo accanto ad alcuni grandi castagni.
Successivamente la pendenza diminuisce ancora. Poi torniamo a salire (m. 775).
Incrociamo il letto di un altro torrente in secca che, sulla destra, compie un ripido balzo (m. 820).
Passiamo tra due roccette su una delle quali vediamo il segnavia 25 a bandierina.
In leggera salita, assecondiamo l'ansa di una montagna piegando a destra dove vediamo il letto di un altro torrente in secca (m. 835).
Torniamo a salire poi, con minore pendenza, superiamo ancora un piccolo torrente (m. 845).
Raggiungiamo uno slargo e un bivio. Il segnavia posto sulla destra sembrerebbe indicare il sentiero che, quasi in piano, si dirige in quella direzione
(che però termina poco dopo nei pressi di un traliccio dell'alta tensione).
Dobbiamo invece proseguire diritto e infatti, subito dopo, vediamo su una pietra il segnavia, rivolto a chi percorre il sentiero in senso contrario.
Fatti pochi passi raggiungiamo il bivio in località Corno (m. 859).
Continuiamo verso destra come descritto nel percorso principale.
Tempo impiegato: ore: 2.40 - Dislivello: 1008-38
Data escursione: aprile 2011
Escursioni partendo dal Rifugio:
- al Passo del Gandasso (m. 1651) in ore 0.10
- al Rifugio Grassi (m. 1987) in ore 1.45
- ai Piani di Bobbio (m. 1640) in ore 1.00
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