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Il Rifugio Riella è situato sul versante nord del Monte Palanzone in posizione panoramica sul sottostante Lago di Como e sulle Prealpi Lombarde.
Primo itinerario: dall'Alpe del Vicerè
Alla rotonda di Erba prendiamo la provinciale n. 639 in direzione Como.
Dopo due chilometri circa, giriamo a destra in Via Don Orione. In leggera salita, arriviamo ad una rotonda dove proseguiamo sulla destra verso Albavilla.
Alla successiva rotonda andiamo a destra seguendo le indicazioni per l'Alpe del Viceré e il Buco del Piombo.
Attraversato il paese, arriviamo in Piazza Fontana e giriamo a sinistra attorno alla chiesa. Raggiungiamo così due piazze unite: Roma e Garibaldi e
voltiamo a destra in Via XX Settembre.
Proseguiamo poi in salita, con vari tornanti, fino al Parco del Viceré (m. 900).
L'accesso al parcheggio del parco costa: € 5 nei giorni festivi; € 3 al sabato da aprile ad ottobre e ad agosto nei feriali. C'è posto per una diecina
di vetture anche prima dell'ingresso sulla sinistra.
Nei giorni di minore affluenza conviene proseguire con una strada asfaltata che, aggirando il parco sulla destra, dopo 400 metri conduce ad un altro
parcheggio gratuito, sotto gli alberi, nei pressi di un bar.
Lasciata la macchina, in ogni caso dobbiamo raggiungere quest'ultimo piccolo parcheggio e incamminarci in piano sulla stradina asfaltata. Un cartello
segnala il Rifugio Cacciatori a 150 metri.
Fatti alcuni passi, troviamo altri segnavia che indicano: Rifugio Cacciatori a ore 0.10, Capanna Mara a ore 1, Monte Palanzone a ore 2.10.
Camminiamo tra due recinzioni: alla sinistra c'è una staccionata e alla destra dei semplici cavi metallici,
Dopo pochi passi in salita, sulla sinistra troviamo una fontana. Continuiamo quasi in piano.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che scende alla Scala di Legno, Caino e alla Scala di Ferro. Un cartello segnala alla destra il confine della
Riserva Naturale; altri cartelli simili li troveremo in seguito.
Poco dopo, sulla sinistra, poco visibile tra gli alberi, c'è una madonnina.
Ancora pochi passi e raggiungiamo il cancello, generalmente aperto, che precede il Rifugio Cacciatori (m. 910).
La strada ora si restringe, diventa sterrata e procede in leggera salita. Di tanto in tanto troveremo una canalina per lo scolo dell'acqua. Un
cartello indica il divieto di accesso agli automezzi. Un'altro segnala il percorso n. 23 per la Capanna Mara raggiungibile in ore 0.40. Alla destra c'è una panchina.
Successivamente lasciamo a sinistra un garage in lamiera.
Sulla destra invece, poco più avanti, troviamo una bacheca in legno con incisa la frase: "La montagna ci accoglie, viviamola con serenità". La stessa
frase la troveremo anche al bivio che precede la Capanna Mara.
Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento e pietre, inizialmente con protezioni a destra.
Al termine della salita torniamo su fondo sterrato. Un cartello informa che ci troviamo al "Doss del Fasan" (m. 955).
Proseguiamo con pochissima pendenza.
Troviamo poi, sulla sinistra, un monumento con gli stemmi dei comuni di: Tournon-sur-Rhone, Tain l'Hermitage, Fellbach e Erba. Una freccetta indica la
Mara su di una piccola piastrella. C'è anche un lungo sedile in pietra.
Subito dopo, sempre a sinistra, ci sono due panche in legno e una in pietra, accanto ad una fontana; un cartello avverte che l'acqua non è potabile.
Trascuriamo un sentiero sulla destra e riprendiamo a salire con il fondo in cemento e pietre.
Dopo una curva, ignoriamo un altro sentiero che si inerpica a sinistra (m. 965). Un cartello su di un albero segnala, in quella direzione, il
Bolettone. Un altro cartello, sul retro dello stesso albero, indica anche la Fonte Carrei e il Monte Broncino.
La stradina torna ad essere sterrata e procede dapprima quasi in piano e poi in leggera salita. In alto a destra, cominciamo a vedere tra gli alberi
il bianco edificio della Capanna Mara.
Percorriamo un breve tratto su pietre e cemento e poi torniamo a camminare su sterrato, quasi in piano e con delle protezioni in legno alla destra (m. 980).
Alla sinistra troviamo una panchina (m. 985).
Proseguiamo in leggera salita su pietre e cemento. In due punti alla destra ci sono delle protezioni. Un ruscello attraversa passando sotto in un
tubo.
Percorriamo un breve tratto sterrato, poi continuiamo con il fondo in pietre e cemento e con delle protezioni alla destra.
Dopo pochi passi in leggera discesa, continuiamo in piano su sterrato. Alla sinistra vediamo una cavità sotto ad una roccia (m. 990).
Un cartello su di una betulla, informa che siamo arrivati a "Praa di Punt". Alla destra c'è una breve protezione in legno (m. 995).
Proseguiamo in leggera salita e, per un breve tratto, su pietre e cemento.
Poi, presso una curva a sinistra, troviamo una panchina sulla destra. La stradina ritorna sterrata (m. 1000).
Camminiamo in piano e poi in leggera salita. Il fondo ridiventa in pietre e cemento e poi ancora sterrato e pianeggiante. Alla sinistra vediamo una
pietra che può fungere da rudimentale sedile.
Nuovamente con il fondo in pietre e cemento, percorriamo una breve salita (m. 1020) che termina presso una curva a sinistra dove troviamo, alla
sinistra, un'altra panchina. Proseguiamo quasi in piano su sterrato.
Attraversiamo una pineta. Un cartello avverte che siamo in località "Praa dal Panza" (m. 1025).
Dopo una curva a destra proseguiamo tra faggi, betulle e alberelli.
Dopo un tratto con poca pendenza, ne percorriamo un altro in salita con il fondo in pietre e cemento (m. 1035), seguito da un'altro quasi in piano su sterrato.
Torniamo poi a salire nuovamente con il fondo in pietre e cemento.
Alla sinistra, presso una ampia curva all'esterno della quale c'è una staccionata di legno, troviamo una croce ai cui piedi una targa reca incisa
questa frase: "Io sono la via la verità e la vita. A ricordo dei pastori e contadini che con fatiche laboriose e oneste hanno coltivato questi
terreni. La parrocchia di Crevenna erige. 5 maggio 1991."
Siamo in località "La Lista" come indicato da un cartello su una betulla (m. 1065).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato e troviamo altre due panchine sulla sinistra.
Ora la pendenza aumenta e il fondo diventa lastricato. Ignoriamo un sentiero che si stacca sulla destra (m. 1090).
Un cartello su un albero informa che siamo a "Praa Bosc" (m. 1105). Alla sinistra ci sono rade betulle e alberelli; alla destra degli abeti.
La Capanna Mara è ormai di fronte a noi. Poco prima di raggiungerla la sterrata gira a sinistra. I segnavia indicano a sinistra: Bocchetta di Lemna a
ore 0.05, Bocchetta di Palanzo a ore 0.45, Rifugio Palanzone a ore 1; diritto, oltre la Capanna Mara: Monte Puscio a ore 0.20, Alpe del Prina a ore 0.45,
Caslino a ore 1.45. Sulla destra invece altri segnavia indicano in discesa il Sentiero della Dara: San Salvatore in ore 1.10, Erba FNM a ore 2.10.
Andiamo a sinistra e raggiungiamo il valico che mette in comunicazione la Val Bova e la Val di Gaggia.
Siamo ad un bivio. Un cartello indica a sinistra il Rifugio
Bolettone a 30 minuti e a destra il Rifugio Riella a 50 minuti.
Prendiamo quest'ultima direzione in discesa.
Di fronte a noi vediamo la piramide del Palanzone sulla cui cima notiamo la parte alta di una cappelletta.
Scendiamo fino alla bocchetta di Lemma (m. 1167) dove incrociamo vari percorsi ben segnalati:
- diritto si prosegue verso la Bocchetta di Palanzo (0.30), il Rifugio Riella (0.40) e il Monte Palanzone (1.00)
- a sinistra il Sentiero dei Faggi conduce alla Bocchetta di Molina e all'Alpe di Lemna
- sempre a sinistra una stradina scende a Lemna (vedi la descrizione nella scheda dalla Capanna Mara)
- a destra un sentiero nel bosco ritorna alla Capanna Mara.
Proseguiamo diritto in piano.
Passiamo accanto ad una madonnina tra un bel gruppo di rododendri e procediamo
sul versante orientale del Pizzo dell'Asino alternando alcuni tratti in piano
con altri dal fondo cementato abbastanza ripidi; soprattutto il primo.
Arriviamo poi in piano alla Bocchetta di Palanzo (m. 1210) che mette in
comunicazione la valle di Cairo a ovest e la valle Piot a est.
Qui si innestano da sinistra, una stradina con il fondo in cemento che sale da Palanzo e,
sull'altro versante, il sentiero 5 da Caslino (vedi il quinto itinerario) e il sentiero 30 da Rezzago (vedi il terzo itinerario).
Subito dopo un ripido sentiero attacca la cima del monte.
Noi invece ne tagliamo il versante occidentale e, in lieve salita, arriviamo alla meta.
Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello: m. 385
Data escursione: gennaio 2006
Secondo itinerario: da Sormano
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba, superiamo il lago del Segrino, Canzo e Asso.
Deviamo poi a sinistra, seguendo le indicazioni per Sormano e arriviamo alla Colma del Piano (m. 1124) dove terminava un tempo il fatidico Muro di
Sormano che toglieva il sonno anche ai più provetti ciclisti (pendenza 25%).
Lasciata l'auto, andiamo a sinistra (ovest) e, con una stradina sterrata nel bosco, aggiriamo il versante nord del monte Falo, evitando così di salire
in cima (m. 1182) e ridiscendere l'altro versante.
Superato un cancello, in piano, raggiungiamo la Colma di Caglio dove il percorso si divide (m. 1129). Dei due sentieri prendiamo quello più a destra.
Più avanti troviamo un altro bivio; un cartello indica a sinistra il Rifugio Palanzone.
Continuiamo alternando alcuni tratti in salita e in falsopiano.
Per un attimo usciamo dal bosco poi vi rientriamo e raggiungiamo il prativo crinale spartiacque.
Ignoriamo un sentiero sulla sinistra e attacchiamo un tratto più ripido. Alla nostra destra, oltre la vallata, ci accompagna la lunga dorsale del S.
Primo.
Terminato il bosco cominciamo a vedere ancora lontana, sulla sinistra, la parte alta della cappelletta in cima al Palanzone.
Superato un gruppo di faggi, raggiungiamo il crinale e possiamo ammirare lo splendido panorama sulle Prealpi Lombarde (m. 1350).
Poi scendiamo fino alla Bocchetta di Caglio (m. 1297) e ci troviamo di fronte la ripida ascesa verso la vetta. Pieghiamo invece un poco a destra e
proseguiamo, alternando tratti in piano e leggere salite, fin quando incontriamo la stradina che sale dal Pian di Nesso (vedi quarto itinerario) che
si innesta da destra.
Ignorando tracce di sentiero che, sulla sinistra, conducono verso la cima del Palanzone, raggiungiamo la Bocchetta di Nesso e il Cippo Marelli (m.
1313).
Pieghiamo a sinistra e continuiamo in leggera discesa.
Passiamo accanto alla grotta Guglielmo e ad una fontana e arriviamo al rifugio.
Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello: m. +242 - 81
Data escursione: ottobre 2005
Terzo itinerario: da Rezzago (sentiero 30)
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba, passiamo per il lago del Segrino, Canzo e Asso.
Deviamo poi a sinistra, prendendo la provinciale 44 per Rezzago.
Giunti in paese, subito dopo un albergo, troviamo uno slargo sulla destra ove è possibile parcheggiare (m. 657).
Un segnavia indica sulla sinistra i Funghi d'Argilla, raggiungibili in 35 minuti a piedi.
Possiamo continuare in auto, percorrendo via Gorizia in piano e poi via Binda in discesa fino a raggiungere un bivio
preceduto da una fontana.
Qui, sulla sinistra, c'è un parcheggio e vi lasciamo la macchina (m. 630).
Al bivio i segnavia indicano a destra il Fungo n. 1 a 35 minuti e a sinistra i Funghi n. 2 e 3 a 30 minuti.
Prendiamo a destra, via per Enco, una stradina asfaltata in salita.
Oltre l'abitato continuiamo in
piano ed entriamo nel bosco.
Percorso un tratto in salita, la strada diviene pianeggiante e sterrata.
Continuiamo procedendo verso la testata della valle ignorando una stradina che sale verso una abitazione e un'altra che
scende a sinistra verso il torrente.
Poco dopo troviamo una fontanella e un ponte con il quale passiamo sull'altro versante.
La strada ridiventa asfaltata e sale abbastanza ripidamente. A destra ci sono un tavolone e delle panche.
Superate alcune
curve, sulla sinistra vediamo le Grigne.
La salita si fa ancora più ripida e termina nei pressi della Braga, una vecchia costruzione, contenente un camino e
delle panche di pietra, che può essere un utile riparo in caso di intemperie (m. 765).
I segnavia indicano a destra: la bocchetta di Vallunga a ore 0.40, la bocchetta di Palanzo a ore 1.30, il Palanzone a
ore 2.00, la Madonna di Campoè a ore 0.50 e Caglio a ore 1.10; diritto invece viene segnalato Enco a ore 0.15, il monte
Bazzaghino a ore 1.10 e il Fungo n. 1.
Passando tra la Braga e un grosso masso squadrato, prendiamo la stradina sulla destra che, ancora asfaltata, procede in
lieve salita tra le betulle.
Sulla destra ci sono alcuni tavoloni e delle panche.
Continuiamo in salita tra i castagni; su ogni albero c'è una targhetta con il n. 19.
Ignoriamo una diramazione a sinistra e continuiamo su un fondo misto di pietre e cemento.
Camminando quasi in piano superiamo un cartellone con una mappa della zona, posto a cura della Comunità Montana del
Triangolo Lariano.
Troviamo un bivio; qui i segnavia indicano di procedere diritto per la bocchetta di Vallunga a 0.25, la bocchetta di
Palanzo a ore 1.00, la vetta del Palanzone a ore 1.30. A destra invece si va alla Madonna di Campoè in 0.30 e a Caglio in 0.45.
Continuiamo diritto in lieve salita tra i faggi e arriviamo ad un altro bivio ove ci vengono indicati, diritto: la Ca
della Volta, la bocchetta di Palanzo e il Palanzone e, a sinistra: il Foro Francescano a ore 0.40 e la stazione FNM di Caslino a ore 1.30.
Il sentiero è incavato nel terreno e sale abbastanza ripidamente.
Troviamo una proprietà privata recintata e un cartello giallo che indica la bocchetta di Palanzo davanti a noi.
Continuando sempre in salita, dopo una curva troviamo i ruderi della Ca della Volta (m. 991). Una freccia indica il
Palanzone. Sotto di noi a sinistra c'è una casa.
Continuiamo tra le betulle, sempre in salita e, ad un bivio, andiamo a destra.
La lunga salita nel bosco continua a mezza costa. D'inverno questo tratto è sempre in ombra.
Raggiungiamo il crinale della Colma Piana e continuiamo verso destra in piano (m. 1190).
Di fronte abbiamo la cima del Palanzone e riusciamo a scorgere la parte alta della cappellina in vetta.
Riprendiamo lievemente a salire e arriviamo ad un bivio; qui troviamo una madonnina posta a cura del Cai Asso e una
targa con incisa questa preghiera:
"Signore amo la montagna perché proclama la tua magnificenza. I ghiacciai, le cascate, le immense distese di pini e di
fiori annunciano la tua potenza e il tuo amore. Tutto questo, Signore da immensa certezza alla mia fede.
Amo il sentiero che si inerpica fra i dirupi e la pista sul nevaio.
Amo il rifugio che domina la valle perché caldo di ospitalità e amicizia elimina formalismi e prevenzioni.
Amo la guida che porta alle cime, perché ha il passo uguale e tenace.
Tutto questo, Signore, ricorda che tu stesso sei "guida", che tu stesso hai tracciato e aperto una via.
Signore, fa che tutte queste cose che io amo mi insegnino a rispettare sempre la montagna e a non sfidarla mai.
Signore, fa che porti sempre con me le voci dei monti, che mi avvicinano a te. Che io senta vivo il senso di chi cammina con me."
Poiché il Rifugio Riella si trova esattamente sul versante opposto, possiamo continuare salendo in vetta e scendendo
lungo l'altro versante oppure aggirando il Palanzone con uno stretto sentiero che si dirige a sinistra verso la bocchetta di Palanzo.
La bocchetta viene qui segnalata a 10 minuti (ma ne occorrono il doppio) + altri 15 minuti per arrivare al rifugio.
Il sentiero parte in lieve discesa, poi sale e infine continua in piano fino alla bocchetta di Palanzo (m. 1210).
Qui ci immettiamo sul percorso descritto nel primo itinerario, giriamo a destra e in breve arriviamo al rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.15 - Dislivello: m. 655
Data escursione: dicembre 2005
Quarto itinerario: dal Pian di Nesso
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba, passiamo per il lago del Segrino, Canzo e Asso.
Deviamo poi a sinistra, seguendo le indicazioni per Sormano e il Pian del Tivano e arriviamo alla Colma del Piano (dove inizia il secondo
itinerario descritto più sopra). Continuiamo poi in discesa raggiungendo il Pian del Tivano.
Superato tutto il vasto pianoro, iniziamo a scendere verso Nesso e ben presto troviamo una stradina asfaltata a sinistra (indicazione Pian
di Nesso, stabilimento Also/Enervit).
Prendiamo questa stradina, ignoriamo la deviazione a sinistra per l'agriturismo Locanda Mosè e continuiamo fino al bivio di fronte alla
Cappella degli Alpini dedicata alla Madonna della Neve. Qui termina l'asfalto.
Siamo in località Boccolo del Piano (m. 982). I segnavia indicano a destra: La Fregia a 0.45, Bocchetta di Nesso a 1.15, M. Palanzone a 1.45,
Bocchetta del Sciff a 1.30, M. Preaola a 2.10, M. di Palanzo a 2.10. Nessuna indicazione invece per quanto riguarda la stradina a sinistra.
Continuiamo pertanto sulla destra e, percorsi pochi metri, parcheggiamo la macchina nei pressi di un trivio.
Possiamo arrivare fin qui anche da Como con la statale 583 che costeggia la sponda interna del lago in direzione di Bellagio.
Superato Torno, prendiamo la provinciale 44 che sale a destra. Poco prima di arrivare al Pian del Tivano, giriamo a destra (indicazione Pian
di Nesso, stabilimento Also/Enervit) e proseguiamo come sopra descritto.
Nessun segnavia indica quale delle tra stradine sterrate dovremo percorrere.
Optiamo per la prima a sinistra e ci incamminiamo in piano tra due file di alberi.
Superiamo in successione tre cascine sulla sinistra e poi una a destra.
Arriviamo così in fondo al Pian di Nesso e continuiamo con un sentiero che si inoltra nel bosco e ben presto inizia a salire.
Percorriamo un tratto con poca pendenza incassato nel terreno e ignoriamo un sentiero a sinistra.
Poi la pendenza aumenta ma solo per un breve tratto.
Superiamo un cassottello di legno alla nostra sinistra procedendo in lieve salita tra prati e alberi.
Più avanti il bosco si infittisce e per un tratto il sentiero scorre ancora più basso rispetto al terreno circostante.
Quasi in piano superiamo un ruscello che troviamo in secca e subito riprendiamo a salire. Su di un albero un cartello indica il Palanzone.
Salendo ripidamente raggiungiamo un bivio accanto ad una vecchia baita diroccata. Dei cartelli indicano a sinistra la Fonte Fregia e a
destra il Palanzone.
Continuiamo verso destra quasi in piano e alla successiva biforcazione andiamo a sinistra.
Procediamo dapprima in leggera salita poi superiamo un tratto più ripido oltre il quale la pendenza torna a raddolcirsi.
Giunti in fondo alla valletta, troviamo un altro bivio ed andiamo a destra. Superiamo un ruscelletto (m. 1200) e continuiamo in piano
aggirando a mezza costa la valle.
Più avanti il sentiero gira a sinistra e continua sempre in piano tra faggi e betulle.
Più in basso sulla destra c'è la baita La Foppa; poco più avanti un rudimentale cancelletto chiude il sentiero che scende a raggiungerla.
Continuiamo in leggera salita e ci immettiamo su una stradina sterrata.
Un cartello indica il Palanzone a sinistra; pochi passi a destra invece portano alla Bocchetta del Sciff (m. 1254) dove incrociano quattro
sentieri e dove una palina segnavia indica sulla destra in discesa: Nesso per la Valle Nosè a 2.00; diritto: Bocchetta di Lavignac a 0.15,
M. Palanzo a 0.30, M. Preaola a 0.30; a sinistra: M. Palanzo per il Gaggio a 1.30; sulla nostra stradina invece:
Bocchetta di Nesso a 0.15, rif. Palanzone (Riella) a 0.30, M. Palanzone a 0.50.
Ci incamminiamo in piano verso il Palanzone sulla cima del quale si vede la parte alta della cappellina.
All'uscita del bosco, tra prati e qualche albero, saliamo ripidamente su fondo ben sistemato con pietre e cemento.
Quando la stradina ritorna sterrata e continua in lieve salita, notiamo sulla destra un sentierino che conduce al già visibile Cippo Marelli.
Possiamo prendere questo sentiero o continuare con la stradina che ben presto raggiunge la sterrata della Dorsale Lariana.
Nel punto di incontro vari segnavia indicano a sinistra la Colma di Sormano a 1.15 e il M. S. Primo a 3.15 mentre a destra vengono segnalati il
Rifugio Riella a 0.15, la Bocchetta di Palanzo a 0.30 e la Capanna Mara a 0.55.
Andiamo dunque a destra in piano.
Ignorando le tracce di sentiero che, sulla sinistra, conducono verso la cima del Palanzone, raggiungiamo la Bocchetta di Nesso e il Cippo Marelli (m. 1313).
Pieghiamo a sinistra e continuiamo in leggera discesa.
Passiamo accanto alla grotta Guglielmo e ad una fontana e arriviamo al Rifugio Riella.
Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello: m. +331 - 28
Data escursione: marzo 2007
Quinto itinerario: da Caslino (sentiero 5 o 29)
Il paese di Caslino è raggiungibile in vari modi:
a) Alla rotonda di Erba proseguiamo diritto in Via Milano, alla sinistra del torrente. Raggiunta la successiva rotonda con fontana, prendiamo la terza uscita,
Via Volontari della Libertà. Allo stop giriamo a destra in Via Marconi. Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a sinistra in Via IV Novembre.
Entrati nel comune di Ponte Lambro, la strada cambia nome e diventa dapprima Via Fiume, poi Viale della Pace e infine Via Matteotti. Giunti al termine della
via, giriamo a sinistra e successivamente a destra immettendoci sulla provinciale 40. Andiamo a destra e poi prendiamo la prima a sinistra, Via IV Novembre,
dove inizia l'abitato di Caslino.
b) Alla rotonda di Erba imbocchiamo la provinciale n. 639 in direzione Como. Dopo km. 2 giriamo a destra in via Don Orione e continuiamo in leggera salita.
Raggiunta una rotonda, andiamo a destra immettendoci sulla provinciale 40. Dopo km. 4.3 troviamo a sinistra la Via IV Novembre di Caslino.
c) A Canzo prendiamo la provinciale 40 dall'inizio. Dopo km. 3.8 troviamo sulla destra Via IV Novembre.
Con la Via IV Novembre saliamo verso il centro di Caslino. Superato l'asilo, le strade diventano molto strette. Seguendo un cartello che indica un parcheggio,
percorriamo Via Matteotti e Via Garibaldi e raggiungiamo Piazza Mazzini dove lasciamo la macchina (m. 410).
Volendo, è possibile proseguire in auto fino all'Alpe Prina (m. 589). La strada è in parte asfaltata e in parte acciottolata. Bisogna però guadare un torrente e
ciò non è possibile in caso di acqua alta. A piedi invece non ci sono problemi in quanto è possibile passare su un ponticello alla sinistra.
Ricordo anche che, in questo tratto, passeremo per il Foro Francescano che merita sicuramente una visita e non un semplice attraversamento in auto.
Lasciata l'auto in Piazza Mazzini, ci incamminiamo verso il lavatoio. Qui, accanto ad una fontana, imbocchiamo Via San Giuseppe (praticamente è la prima strada
sulla destra entrando nella piazza).
Ben presto troviamo un bivio dove ci sono alcuni segnavia che indicano a sinistra (Via San Salvatore): San Salvatore a ore 0.50, Capanna
Mara a ore 2.30; e diritto (Via San Giuseppe): Foro Francescano a ore 0.15, Alpe Prina a ore 0.25, Capanna Mara a ore 1.55.
Poco dopo la strada diventa Via Palanzone. A sinistra ci sono il Parco degli Alpini e due fontane mentre a destra ci sono la Baita degli Alpini ed un altro
piccolo parcheggio. Un segnavia indica la Bocchetta di Palanzo a ore 2 (sentiero 29).
Superate le abitazioni del paese continuiamo tra gli alberi. A sinistra più in basso rumoreggia un torrente.
Sulla destra vediamo una targa che recita: "O pellegrino sali lento, lento, devotamente." Poco più avanti c'è un quadretto raffigurante la
Sacra Famiglia.
Dopo una curva a destra percorriamo un tratto in piano. Un cartello su un albero indica, davanti a noi, i sentieri: 5 Palanzone, 4 Capanna Mara, 3 Caglio.
Ora la strada non è più asfaltata. A sinistra c'è un cancello. Dell'acqua scende da destra.
Continuiamo in leggera salita e, superato un tratto transennato, troviamo sulla sinistra uno slargo e un casello dell'acquedotto.
Ignoriamo una stradina che sale a destra verso una casa. La strada torna ad essere asfaltata.
Poco dopo raggiungiamo la cappella del Cenacolo Francescano. La troviamo sulla destra. Ci sono anche un portico e una panchina (m. 495).
Arriviamo al guado (m. 505). Troviamo parecchia acqua e pertanto utilizziamo il ponticello in cemento con i parapetti in legno, parallelo alla strada, sulla
sinistra. Un cartello dice: Ponticello Val Lunga.
Ignoriamo un sentiero che sale a destra a lato di una villa bianca. Il fondo stradale ora è acciottolato. Il torrente scorre alla sinistra.
Un ruscello, ben incanalato, scende da destra e passa sotto la strada.
Percorriamo un altro tratto asfaltato con alcune case sulla destra, poi la stradina torna ad essere acciottolata.
Raggiungiamo il Foro Francescano (m. 540). A lato dell'ingresso, due piloni recano la scritta: "Pax Bonum".
Superiamo la Piazzetta delle Stimmate e percorriamo il Viale Maria Belli Gennari. A lato ci sono alcuni altari e varie edicole con rappresentazioni in cotto di
alcuni eventi della vita di San Francesco. I primi riguardano: Francesco rinuncia ai suoi beni; l'approvazione della regola; il santo istituisce il presepio;
San Francesco e il lupo di Gubbio.
Raggiungiamo un bivio. A destra vengono indicate Caglio e Sormano. Andando da quella parte, poco più avanti, altri segnavia indicano: Bocchetta di Val Lunga a ore 1.10,
Bocchetta di Palanzo a ore 1.40, Enco a ore 1.40.
Diritto invece vengono segnalate: Alpe del Prina a ore 0.15, Bocchetta di Palanzo a ore 1.45, Capanna Mara a ore 1.40.
Proseguiamo diritto e raggiungiamo la Piazzetta della Carità. A destra c'è una cappella, contenente un crocifisso, mentre a sinistra ci sono una fontana, una
panca e altre quattro edicole con le
seguenti raffigurazioni: il santo dona il proprio mantello; la morte del santo; il pianto della clarissa; la glorificazione.
Superato il foro e una piccola croce a memoria di una persona scomparsa, continuiamo nel bosco su strada male asfaltata.
Troviamo tre teleferiche che partono ai bordi della strada e salgono verso sinistra.
Ignoriamo un sentiero sulla destra all'inizio del quale un cartello indica il divieto di transito alle moto.
Siamo arrivati all'Alpe di Prina. Sulla destra c'è la trattoria Prina. Un segnavia indica davanti a noi la Bocchetta di Palanzo (sentiero 29).
Poco dopo troviamo un ponte in legno con il quale è possibile attraversare il torrente. Vari segnavia recitano: Alpe del Prina m. 589. Diritto: Bocchetta di
Palanzo a ore 1.20, Rifugio Palanzone a ore 1.35, Monte Palanzone a ore 1.50. A sinistra, oltre il torrente: Monte Puscio-Croce di Maiano a ore 1.25,
Capanna Mara a ore 1.30.
Andiamo dunque diritto. La strada ora è sterrata. Su un palo vediamo un segnavia a bandierina con il numero 5.
Lasciamo uno slargo a sinistra. Un cartello ribadisce il percorso 5 per la Bocchetta di Palanzo a ore 1.30. Da questo punto il transito è interdetto ai veicoli
(m. 600).
Percorriamo un tratto tra due recinzioni metalliche.
Un rivolo attraversa la strada. Lo scavalchiamo facilmente con un salto. A sinistra ci sono delle transenne.
Torniamo a salire e ben presto arriviamo ad un bivio dove un cartello indica a destra il percorso n. 5 per il Palanzone.
Subito dopo c'è un altro bivio e questa volta è una targhetta metallica a indirizzarci verso sinistra.
Più avanti attraversiamo il letto di un torrente in secca (m. 630).
Percorriamo un tratto incassato nel terreno e poi proseguiamo alla destra del torrente.
Raggiunta una valletta, la stradina termina.
Dobbiamo scendere a sinistra e attraversare il torrente. L'assenza di acqua ci evita un guado.
Sull'altra sponda troviamo un sentiero ed un cartello attaccato ad un albero che indica: n. 5, Palanzone, Rifugio Riella.
Saliamo nel bosco in modo abbastanza ripido.
Giunti ad un bivio, prendiamo il sentiero più ampio sulla destra (m. 695).
Più in basso a destra vediamo il letto del torrente che ci segue fino ad un tornante dove lo abbandoniamo girando a sinistra.
Troviamo poi un sentiero che sale da sinistra. Ad un tornante verso destra vediamo il segnavia a bandierina con il numero 5.
Il sentiero diventa più ripido. Giunti ad un bivio (m. 775) un cartello indica di andare a sinistra verso il Palanzone.
Poco dopo, iniziando a percorrere un lungo tratto incassato nel terreno, ne troviamo un altro che ribadisce la stessa indicazione.
Ignoriamo un sentierino sulla destra e arriviamo ad un altro bivio (m. 840). Il sentiero a destra è chiuso da alcuni tronchi e pertanto andiamo a sinistra.
Poco dopo vediamo una targhetta in metallo su di un albero che conferma la nostra destinazione: n. 5, Bocchetta Palanzone ore 1.
Terminato il tratto di sentiero più basso rispetto al terreno circostante, percorriamo alcuni metri quasi in piano. Un cartello di legno appeso ad un albero
informa che siamo alla Piana dà Bugèn (m. 860).
Torniamo subito a salire ripidamente tra faggi e betulle che più avanti lasceranno il posto ai castagni. Saliamo dapprima a zig-zag e poi in modo più ripido e
diretto.
Sotto una pietra obliqua e sporgente vediamo dipinte una bandierina e una freccia gialla che indica la nostra direzione di marcia.
Poi la pendenza diminuisce. Passiamo sotto ad un albero sradicato, posto di traverso, al quale è stato appeso un cartello che informa che ci troviamo in
Località Aröö (m. 935).
Poco dopo troviamo una madonnina sulla destra. Accanto ci sono due tronchi a guisa di rudimentali panche.
Torniamo a salire ripidamente. Il percorso è rinforzato con alcuni tronchi posti a sinistra, lungo il sentiero.
Alterniamo ora alcuni tratti pianeggianti con altri in salita. Alla sinistra il pendio è scosceso.
Troviamo un tubicino sulla destra dal quale sgorga dell'acqua fresca che poi attraversa il sentiero passandoci sotto (m. 990).
Saliamo con alcuni ripidi tornanti; poi, con minore pendenza, percorriamo un traverso verso destra.
Ad un bivio andiamo a sinistra in leggera salita (m. 1100).
Dopo un tornante verso destra, raggiungiamo una fontanella e una immagine sacra. Un cartello recita: "Funtanèn del Cavaèn - Signore dell'Alpe" (m. 1140).
Alterniamo altri due tratti in salita ed in piano; poi saliamo ripidamente verso sinistra con alcuni gradini di pietra e di legno fissati al suolo con degli
spezzoni di tubo.
Giunti quasi in cima troviamo un cartello che indica alle nostre spalle: Caslino e l'Alpe Prina.
Ancora pochi passi e raggiungiamo la Bocchetta di Palanzo (m. 1210) dove ci immettiamo sul percorso descritto nel primo itinerario. Qui i segnavia indicano
davanti a noi la stradina che scende a Palanzo in ore 1.30; alle nostre spalle: Alpe del Prina a ore 1, Caslino FNM a ore 1.50. Non ci sono altri segnavia
comunque a sinistra si va verso i Rifugi Capanna Mara e Bolettone e a destra verso il Rifugio Riella e
il Palanzone.
Andiamo dunque a destra, in piano.
Poco dopo troviamo sulla destra il sentiero 30 che sale da Rezzago (vedi il terzo itinerario).
Ignorato il ripido sentiero che sulla destra attacca la cima del monte, ne tagliamo il versante occidentale e, in lieve salita, arriviamo alla meta.
Tempo impiegato: ore 2.30 - Dislivello: m. 875
Data escursione: marzo 2009
Note
Dopo esserci rifocillati ora è quasi obbligatorio salire in cima al monte Palanzone (vedi foto)
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