Rifugio Bolettone

Il Rifugio Bolettone è situato a pochi passi dalla vetta dell'omonimo monte (m. 1320) sul quale sono stati eretti un altare, una nicchia con una madonnina e una grande croce.

Un pannello riporta la sagoma, il nome e l'altezza della cime visibili verso nord. Arrivando qui in una limpida giornata potremo ammirare partendo da sinistra (ovest): Monviso (m. 3841), Gran Paradiso (m. 4061), Grivola (m. 3969), Boletto (m. 1236), Corno Bianco (m. 3320), Gnifetti (m. 4554), Dufour (m. 4834), Campo dei Fiori (m. 1227), Cervino (m. 4478), Alphubell (m. 4206), Dom (m. 4545), Weiss Miess (m. 4023), Bisbino (m. 1325), Leone (m. 3583, Bietschorn (m. 3934), Generoso (m. 1701), Finsterarhorn (m. 4274), Sasso Gordona (m. 1410), Basodino (m. 3274), Colmegnone (m. 1383), P. di Vogorno (m. 2442), Costone (m. 1441), Pizzo Camoscè (m. 2226), M. di Lenno (m. 1589), P. di Gino (m. 2245), Galbiga (m. 1698), Preaola (m. 1417), Bregagno (m. 2107), S. Primo (m. 1685), Gruf (m. 2936), Palanzone (m. 1436), Legnone (m. 2609), Disgrazia (m. 3678), Grigna Settentrionale (m. 2410), Grigna Meridionale (m. 2184), P. Diavolo di Tenda (m. 2914), Carrè Alto (m. 3482), Corno di Canzo Occ. (m. 1373), P. Arera (m. 2512), Resegone (m. 1875), Guglielmo (m. 1949), Albenza (m. 1424).

Primo itinerario: dal Parco del Viceré
Alla rotonda di Erba prendiamo la provinciale n. 639 in direzione Como.
Dopo due chilometri circa, giriamo a destra in Via Don Orione. In leggera salita, arriviamo ad una rotonda dove proseguiamo sulla destra verso Albavilla.
Alla successiva rotonda andiamo a destra seguendo le indicazioni per l'Alpe del Viceré e il Buco del Piombo.
Attraversato il paese, arriviamo in Piazza Fontana e giriamo a sinistra attorno alla chiesa. Raggiungiamo così due piazze unite: Roma e Garibaldi e voltiamo a destra in Via XX Settembre.
Proseguiamo poi in salita, con vari tornanti, fino al Parco del Viceré (m. 900).

L'accesso al parcheggio del parco costa: € 5 nei giorni festivi; € 3 al sabato da aprile ad ottobre e ad agosto nei feriali. C'è posto per una diecina di vetture anche prima dell'ingresso sulla sinistra.
Da qui partono vari sentieri per i rifugi della zona. Quello di seguito descritto è il più diretto per il Rifugio Bolettone; un altro risale il Monte Bolettone dalla destra (est) passando per il Rifugio Capanna Mara (vedi il secondo itinerario); un terzo da sinistra (ovest) passando per il Rifugio Baita Patrizi (vedi il terzo itinerario).

Lasciata la macchina, in piano attraversiamo il parcheggio con una sterrata tra gli alberi.
Superiamo una stanga, alla destra della quale c'è un pannello con una cartina della zona, e arriviamo ad un bivio dove un cartello indica sulla sinistra la stradina per il Rifugio Bolettone.
Prendiamo questa stradina e, poco dopo, lasciamo a destra alcune costruzioni, tettoie e bagni, di servizio al parco.
Ora il bosco è più fitto e, in leggera salita, raggiungiamo un'altra stanga. Anche qui, sulla destra, troviamo un pannello con una cartina della zona (m. 920).
Subito dopo c'è un bivio. Un cartello segnala la Baita Patrizi alla sinistra e un altro il Rifugio Bolettone diritto. C'è anche un segnale stradale che vieta il passaggio agli automezzi.

Gli abeti lasciano il posto ai faggi. Camminiamo in salita.
Più avanti la pendenza aumenta e diventa abbastanza ripida (m. 945).
Ora la stradina è coperta da due strisce di cemento ai lati. Sulla destra c'è una grotta con una madonnina.
Di tanto in tanto troviamo una cunetta per lo scolo dell'acqua e delle traversine infilate in verticale sul bordo verso valle, principalmente all'inizio dei tornanti.
Dopo un tratto con poca pendenza torniamo a salire (m. 985).
Per un centinaio di metri il fondo stradale è formato da un misto di pietre e cemento (m. 1000) poi proseguiamo su sterrato con le due strisce di cemento ai lati.
Nuovamente con un fondo di pietre e cemento percorriamo un tornante destrorso ignorando un sentiero che prosegue diritto (m. 1025).
Vediamo una freccia gialla. La pendenza aumenta un poco. Poco dopo la stradina diventa sterrata.

Raggiungiamo un tornante sinistrorso (m. 1060). Un cartello indica il Rifugio e il Monte Bolettone a ore 0.30 proseguendo con la stradina. Ignoriamo pertanto un primo sentiero che scende a destra all'esterno del tornante ed un altro, poco più avanti, indicato da un cartello che dice: "Sentéé di Carej". Alla sinistra ci sono degli alberelli e alla destra degli abeti.
Poco dopo una freccia gialla indica un sentiero a sinistra, che scorre parallelo e rientra più avanti. Proseguiamo in leggera salita con la stradina.

Da questo punto in avanti tutti i tornanti hanno il fondo in cemento e pietre. Nella parte iniziale del tornante, il lato a valle è protetto con delle vecchie traversine ferroviarie sistemate in verticale. Tra un tornante e l'altro la stradina è sterrata ma con due strisce di cemento ai lati.

Superiamo un tornante sinistrorso (m. 1095) seguito da uno destrorso (m. 1105).
Percorriamo una curva a sinistra. Poi in modo abbastanza ripido arriviamo alla curva a destra presso la quale ritroviamo il sentiero della freccia gialla che qui attraversa la stradina. Un'altra freccia gialla invita a proseguire sulla stradina, cosa che facciamo (m. 1120).
La pendenza diminuisce un poco. Troviamo altre protezioni sulla sinistra.

Arriviamo ad un tornante destrorso dove un sentiero contrassegnato da una freccia gialla prosegue diritto (m. 1150). I segnavia indicano il Rifugio e il Monte Bolettone a ore 0.30 seguendo il percorso principale e dietro l'Alpe del Viceré a ore 0.25.
Continuiamo con la descrizione della stradina. Più sotto trovi la descrizione della variante.

Raggiungiamo una curva a sinistra (m. 1170) dalla quale ci affacciamo sul versante nord e possiamo così vedere le Grigne, il Resegone, i Corni e il Cornizzolo. Più avanti riusciamo a vedere anche il Palanzone e la Capanna Mara. Il bosco è terminato; ora camminiamo tra prati e radi alberi.
La pendenza aumenta. Raggiungiamo un tornante sinistrorso, rinforzato all'esterno da un basamento di pietre (m. 1190).
Presso il successivo tornante, destrorso, ignoriamo un piccolo sentiero che prosegue diritto (m. 1200).
Dopo il successivo tornante la pendenza diventa abbastanza ripida (m. 1220).
Percorriamo poi un'ampia curva a destra. Ora il percorso è meno ripido (m. 1230).
In fondo vediamo il rifugio e con un lungo traverso ci avviciniamo mentre la pendenza, poco alla volta, diminuisce.

Raggiungiamo uno slargo (m. 1295). Davanti, poco lontano, c'è il cancello chiuso e la recinzione del rifugio, anch'esso chiuso da tempo.
Con pochi passi a destra in salita raggiungiamo quattro panche di legno e un pannello con un cartellone che parla della Bocchetta del Bolettone (m. 1305). Un sentiero scende a destra accompagnato da una solida protezione sul lato a valle. I segnavia indicano in quella direzione: Bocchetta di Lemna, Capanna Mara, Bellagio a ore 7.40. Bella la vista sul lago e sui monti.

Mantenendoci sul crinale proseguiamo verso sinistra. Troviamo una palina con altri segnavia che indicano dietro, da un lato: Bocchetta di Lemna, Capanna Mara a ore 0.30; dall'altro (quello che abbiamo percorso): Alpe del Viceré a ore 0.50, Albavilla a ore 1.50.
Costeggiando la recinzione passiamo dietro al rifugio e raggiungiamo la croce sulla vetta (m. 1320).

- Variante.
Al tornante destrorso, dove i segnavia indicano il Rifugio e il Monte Bolettone seguendo la stradina, prendiamo invece il sentiero, indicato da una freccia gialla, che esce subito dal bosco (m. 1150).
Agevolati da alcuni piccoli tronchi che fanno da gradino percorriamo un tratto in leggera salita seguito da uno con maggiore pendenza.
Poi, nuovamente in leggera salita, terminati i gradini, troviamo sulla sinistra una staccionata che fa da protezione a valle (m. 1180).
Proseguiamo in piano tra radi alberi. Sulla destra troviamo un rudimentale tavolo di legno e due panche.
Continuiamo con poca pendenza tra i prati. Alla sinistra ci sono alcuni alberi.
Dopo un tratto in salita (m. 1205), percorriamo un lungo traverso, praticamente in piano passando a valle del rifugio, tra prati e alcune giovani betulle.
Prima di raggiungere una fila di abeti, ad una biforcazione, prendiamo il sentiero sulla destra che, poco dopo, piega ancora a destra e comincia a salire ripidamente mantenendosi ad una diecina di metri di distanza dagli alberi (m. 1225). Anche alla sinistra degli abeti sale un sentiero parallelo.
Poi la pendenza aumenta ancora. Alla destra c'è la palizzata che fa da recinzione al rifugio.
Raggiungiamo un boschetto e lo attraversiamo camminando sulle radici degli alberi che fanno da gradino.
Sbuchiamo poi nel prato di fronte alla croce sulla vetta. Il rifugio è sulla destra.

Tempo impiegato: ore 1 - Dislivello: m. 410
Data escursione: gennaio 2012
 
Secondo itinerario: dal Parco del Viceré per la Capanna Mara
Raggiungiamo il Parco del Viceré e parcheggiamo la macchina (vedi il primo itinerario).
Nei giorni di minore affluenza conviene proseguire con una strada asfaltata che, aggirando il parco sulla destra, dopo 400 metri conduce ad un parcheggio gratuito, sotto gli alberi, nei pressi di un bar.

Lasciata la macchina, in ogni caso dobbiamo raggiungere quest'ultimo piccolo parcheggio e incamminarci in piano sulla stradina asfaltata. Un cartello segnala il Rifugio Cacciatori a 150 metri.
Fatti alcuni passi, troviamo altri segnavia che indicano: Rifugio Cacciatori a ore 0.10, Capanna Mara a ore 1, Monte Palanzone a ore 2.10.
Camminiamo tra due recinzioni: alla sinistra c'è una staccionata e alla destra dei semplici cavi metallici,
Dopo pochi passi in salita, sulla sinistra troviamo una fontana. Continuiamo quasi in piano.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che scende alla Scala di Legno, Caino e alla Scala di Ferro. Un cartello segnala alla destra il confine della Riserva Naturale; altri cartelli simili li troveremo in seguito.
Poco dopo, sulla sinistra, poco visibile tra gli alberi, c'è una madonnina.

Ancora pochi passi e raggiungiamo il cancello, generalmente aperto, che precede il Rifugio Cacciatori (m. 910).
La strada ora si restringe, diventa sterrata e procede in leggera salita. Di tanto in tanto troveremo una canalina per lo scolo dell'acqua. Un cartello indica il divieto di accesso agli automezzi. Un'altro segnala il percorso n. 23 per la Capanna Mara raggiungibile in ore 0.40. Alla destra c'è una panchina.
Successivamente lasciamo a sinistra un garage in lamiera.
Sulla destra invece, poco più avanti, troviamo una bacheca in legno con incisa la frase: "La montagna ci accoglie, viviamola con serenità". La stessa frase la troveremo anche al bivio che precede la Capanna Mara.
Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento e pietre, inizialmente con protezioni a destra.
Al termine della salita torniamo su fondo sterrato. Un cartello informa che ci troviamo al "Doss del Fasan" (m. 955).
Proseguiamo con pochissima pendenza.

Troviamo poi, sulla sinistra, un monumento con gli stemmi dei comuni di: Tournon-sur-Rhone, Tain l'Hermitage, Fellbach e Erba. Una freccetta indica la Mara su di una piccola piastrella. C'è anche un lungo sedile in pietra.
Subito dopo, sempre a sinistra, ci sono due panche in legno e una in pietra, accanto ad una fontana; un cartello avverte che l'acqua non è potabile.
Trascuriamo un sentiero sulla destra e riprendiamo a salire con il fondo in cemento e pietre.
Dopo una curva, ignoriamo un altro sentiero che si inerpica a sinistra (m. 965). Un cartello su di un albero segnala che anche con questo sentiero è possibile raggiungere il rifugio. Un altro cartello, sul retro dello stesso albero, indica anche la Fonte Carrei e il Monte Broncino.

La stradina torna ad essere sterrata e procede dapprima quasi in piano e poi in leggera salita. In alto a destra, cominciamo a vedere tra gli alberi il bianco edificio della Capanna Mara.
Percorriamo un breve tratto su pietre e cemento e poi torniamo a camminare su sterrato, quasi in piano e con delle protezioni in legno alla destra (m. 980).
Alla sinistra troviamo una panchina (m. 985).
Proseguiamo in leggera salita su pietre e cemento. In due punti alla destra ci sono delle protezioni. Un ruscello attraversa passando sotto in un tubo.
Percorriamo un breve tratto sterrato, poi continuiamo con il fondo in pietre e cemento e con delle protezioni alla destra.
Dopo pochi passi in leggera discesa, continuiamo in piano su sterrato. Alla sinistra vediamo una cavità sotto ad una roccia (m. 990).

Un cartello su di una betulla, informa che siamo arrivati a "Praa di Punt". Alla destra c'è una breve protezione in legno (m. 995).
Proseguiamo in leggera salita e, per un breve tratto, su pietre e cemento.
Poi, presso una curva a sinistra, troviamo una panchina sulla destra. La stradina ritorna sterrata (m. 1000).
Camminiamo in piano e poi in leggera salita. Il fondo ridiventa in pietre e cemento e poi ancora sterrato e pianeggiante. Alla sinistra vediamo una pietra che può fungere da rudimentale sedile.
Nuovamente con il fondo in pietre e cemento, percorriamo una breve salita (m. 1020) che termina presso una curva a sinistra dove troviamo, alla sinistra, un'altra panchina. Proseguiamo quasi in piano su sterrato.
Attraversiamo una pineta. Un cartello avverte che siamo in località "Praa dal Panza" (m. 1025).
Dopo una curva a destra proseguiamo tra faggi, betulle e alberelli.
Dopo un tratto con poca pendenza, ne percorriamo un altro in salita con il fondo in pietre e cemento (m. 1035), seguito da un'altro quasi in piano su sterrato.
Torniamo poi a salire nuovamente con il fondo in pietre e cemento.

Alla sinistra, presso una ampia curva all'esterno della quale c'è una staccionata di legno, troviamo una croce ai cui piedi una targa reca incisa questa frase: "Io sono la via la verità e la vita. A ricordo dei pastori e contadini che con fatiche laboriose e oneste hanno coltivato questi terreni. La parrocchia di Crevenna erige. 5 maggio 1991."
Siamo in località "La Lista" come indicato da un cartello su una betulla (m. 1065).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato e troviamo altre due panchine sulla sinistra.
Ora la pendenza aumenta e il fondo diventa lastricato. Ignoriamo un sentiero che si stacca sulla destra (m. 1090).
Un cartello su un albero informa che siamo a "Praa Bosc" (m. 1105). Alla sinistra ci sono rade betulle e alberelli; alla destra degli abeti.

La Capanna Mara è ormai di fronte a noi. Poco prima di raggiungerla la sterrata gira a sinistra. I segnavia indicano a sinistra: Bocchetta di Lemna a ore 0.05, Bocchetta di Palanzo a ore 0.45, Rifugio Palanzone a ore 1; diritto, proseguendo oltre la Capanna Mara: Monte Puscio a ore 0.20, Alpe del Prina a ore 0.45, Caslino a ore 1.45. Sulla destra invece altri segnavia indicano in discesa il Sentiero della Dara: San Salvatore in ore 1.10, Erba FNM a ore 2.10.

Andiamo a sinistra e raggiungiamo il valico che mette in comunicazione la Val Bova e la Val di Gaggia.
Siamo ad un bivio. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Bolettone raggiungibile in 30 minuti e a destra il Rifugio Riella in 50 minuti.
Ci incamminiamo dunque sull'erboso crinale est del monte, ora in piano ora con qualche breve strappetto, godendo del panorama verso nord sul lago di Como e i monti della Valtellina e, sull'alto versante, sui laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.
Dopo un tratto in discesa continuiamo in piano nel bosco facendo attenzione alle ortiche che spesso invadono lo stretto sentiero.
Poi saliamo, dapprima al fresco del bosco e poi allo scoperto, camminando sul versante nord del monte, fino ad unirci al percorso descritto nel precedente itinerario.
Ancora pochi passi e raggiungiamo il rifugio.

Tempo occorrente ore 1.30 - Dislivello: m. 410
Data escursione: ottobre 2005
 
Terzo itinerario: dal Parco del Viceré per la Baita Patrizi
Poco prima del parcheggio del Parco del Vicerè (vedi il primo itinerario), prendiamo una stradina asfaltata sulla sinistra, all'inizio della quale alcuni segnavia indicano: Rifugio Bolettone a ore 1.10, Rifugio Patrizi a ore 0.45, Bocchetta di Molina a ore 1.30. Un cartello informa se la Baita Patrizi è chiusa o aperta.
Con percorso pianeggiante ci addentriamo in piano nel bosco.

Fatti alcuni passi, troviamo un bivio dove un cartello segnala il divieto di transito agli automezzi. Andiamo diritto. La strada ora è sterrata.
Più avanti ignoriamo una stradina che si stacca sulla sinistra mentre dalla parte opposta vediamo alcuni tavoli e panche del parco.
Dopo una curva a sinistra, in leggera salita arriviamo ad un bivio. Vari segnavia indicano: a sinistra in piano: Baita Patrizi e Bocchetta di Molina; a destra in salita: Rifugio Cacciatori, Rifugio e Monte Bolettone.
Andiamo a sinistra e, dopo pochi passi, trascuriamo una stradina che si stacca a sinistra.
In alto, davanti a noi già vediamo la bianca costruzione del Rifugio Bolettone.
Presso una curva a sinistra troviamo un rivoletto che scende dalla montagna e attraversa il cammino.
Poco dopo raggiungiamo una panca a sinistra e una croce a destra. Una scritta recita: "I fanti del 67° ai loro compagni d'arme del 68° Rgt. Ftr. qui caduti. 10.10.1951."

Continuiamo in leggera discesa fino ad un'ansa della montagna dove un ruscello attraversa il percorso. Sulla sinistra c'è una madonnina e la scritta: "La Madona da Lavalett la vuta i sciuri e puaret".
Ora saliamo abbastanza ripidamente verso il Doss Mezzan. A metà circa della salita troviamo a sinistra una panchina. Un cartello su di un albero porta la seguente scritta: "La bancheta de l'alpino, setas gio e fa un riposino".
Poco dopo ne troviamo un altra che reca incisa la seguente frase: "La bancheta de Santina e Tugnon che man tira su propi bon". Tutte e tre le scritte sono a firma Bianchi.
Raggiunto il dosso troviamo una casa recintata sulla destra. A sinistra invece c'è una staccionata di legno e una madonna con la scritta: "La Madona del Doss Mezzan la da sempar una man". C'è anche una cartina del Triangolo Lariano.

Proseguiamo in piano e poi in lieve salita e superiamo due panchine di colore verde.
Alterniamo poi alcuni tratti in piano ad altri in leggera discesa.
Presso una curva verso sinistra un altro rivolo attraversa il cammino. Ora la stradina si restringe.
Più avanti superiamo un altro ruscelletto.
Torniamo a salire. Un cartello indica a sinistra un ripido sentiero che scende verso una sorgente.
Con percorso nuovamente pianeggiante, camminiamo sopra due passerelle, entrambe formate da quattro traversine di legno.
Il sentiero riprende a salire. Percorriamo un punto protetto verso valle dove c'è un notevole precipizio. In questo tratto il fondo è parzialmente coperto di cemento.
Tornati su sterrato, troviamo alcuni segnavia che indicano: davanti a noi il sentiero 18 per la Capanna San Pietro a ore 0.40; dietro il sentiero 20 che abbiamo percorso per l'Alpe del Vicerè a ore 0.35; a sinistra il sentiero 18 che scende ad Albavilla in ore 1.30.
Di fronte a noi c'è uno slargo e sulla destra c'è la Baita Patrizi (m. 943).

Ignoriamo la sterrata davanti al rifugio ed un'altra poco dopo sulla sinistra e passiamo accanto ad un'area attrezzata a pic-nic con tavoloni e panche.
Il percorso si allarga; ad un bivio prendiamo a destra oppure a sinistra per voltare poco dopo.
Al successivo bivio andiamo a destra. Dopo un breve tratto allo scoperto giriamo a destra e rientriamo nel bosco (cartello Baita S. Pietro).
Superata una grande quercia, riprendiamo a salire; le radici di un albero fanno da gradino.
Ignoriamo varie diramazioni e ci teniamo sempre sul percorso principale.
Finalmente usciamo dal bosco; davanti a noi c'è il prativo versante sud del Bolettone.

Dapprima in salita e poi in piano percorriamo un semicerchio a mezza costa verso ovest.
Ignoriamo un sentierino sulla destra e raggiungiamo la Bocchetta di Molina, ampio crinale spartiacque tra il Monte Boletto e il Monte Bolettone.
Il sentiero prosegue verso la Capanna S. Pietro (m. 1115) ormai definitivamente chiusa, noi invece voltiamo a destra.
Arriviamo a un bivio: a sinistra trascuriamo il percorso che aggira il monte a mezza costa sul lato nord, al fresco di una faggeta e continuiamo diritto.
Attacchiamo così l'erta finale: quattro decisi strappi alternati da altrettanti tratti in piano sull'assolato pendio del Bolettone conducono alla croce sulla cima e al vicino rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: m. 410
Data escursione: agosto 2004
 
Quarto itinerario: dalla Capanna CAO
Da Como saliamo in auto a Brunate (m. 715), proseguiamo fino a S. Maurizio (m. 906) e alla Capanna CAO (m. 980) dove parcheggiamo l'auto.
Da questo punto inizia una lunga carrareccia (km 6.4), che procede verso est lungo le dorsali del Boletto.
Un segnavia indica le varie cime che si possono raggiungere: Boletto (m. 1236), Bolettone (m. 1317), Palanzone (m. 1436) e S. Primo (m. 1685); un altro cartello invece segnala i primi posti di ristoro lungo il cammino: Baita Carla (a 0.10), Baita Bondella (a 0.25) e Ristoro Boletto (a 0.40).

Il percorso, contraddistinto dal n. 1 su fondo bianco-rosso, parte in piano ed entra subito nella pineta passando accanto alla capanna C.A.O e al successivo campo di bocce.
Superate alcune case poste prima di una curva, continuiamo in lieve salita fino alla Baita Carla (m. 997) dove il bosco finisce.
Due segnavia indicano sulla sinistra Torno e il monte Piatto, mentre dall'altro lato un sentiero sale da  Civiglio (vedi il quinto itinerario).
Continuiamo in leggera salita, superiamo due baite ed entriamo in un bosco di faggi.
All'uscita dal bosco troviamo altri sentieri ben segnalati: a sinistra si va a Castel d'Ardona (0.30), monte Piatto (1.00), Torno (1.30) e poco dopo, nei pressi di una grande villa, sempre a sinistra, parte un sentiero per il Pizzo Tre Termini (0.15) e il monte Boletto (0.30).
La carrareccia invece continua verso le baite Bondella e Boletto costeggiando sulla destra il muro di cinta della villa.
Superiamo un'altra casa e continuiamo tra gli alberi, anche se ora non possiamo più dire di essere in un bosco.
Giù nella vallata si distinguono molto bene i laghetti del Triangolo Lariano.
Troviamo un'altra casa e poco dopo arriviamo alla Baita Bondella (m. 1075).
Oltre la baita il sentiero sale un poco più ripidamente ma solo fino alla prima curva poi continua con la solita lieve pendenza.
Oltrepassiamo un cartello che segnala l'inizio del comune di Tavernerio, poi un'altra casa e quindi arriviamo alla Baita Boletto (m. 1160).
Dopo un tratto in salita su fondo in cemento raggiungiamo un bivio (m. 1186) ove possiamo scegliere se proseguire con la strada aggirando il Monte Boletto o salire in cima e ridiscendere dall'altro versante.

Per salire prendiamo il sentiero sulla destra che sale con un traverso a pendenza costante; in cima (m. 1236) troviamo un baitello e l'arrivo di una teleferica. Bello il panorama sulle Prealpi Lombarde e sulla vallata sottostante.
Con due tratti in discesa ci abbassiamo sull'altro lato del monte fino a ritrovare la stradina.

Con il percorso principale invece, dopo pochi passi in discesa, continuiamo in piano aggirando il versante nord del monte al fresco degli alberi fino alla successiva bocchetta ove ritroviamo il sentiero.

Continuiamo poi in leggera discesa; una parte un poco più ripida ha il fondo in cemento.
Inizia qui il tratto più panoramico del percorso. Camminiamo su un ampio crinale e possiamo ammirare a nord le cime della Valtellina e il sottostante Lago di Como e sull'altro versante i laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.
Ignoriamo poi un sentierino sulla destra ed entriamo in un boschetto di betulle oltre il quale, presso un bivio, la stradina si riduce a sentiero.
Sulla sinistra, dopo una vecchia casa, con pochi passi in discesa si raggiunge la Capanna S. Pietro (m. 1115), da tempo ormai chiusa. Procediamo diritto.
Poco dopo troviamo alcuni segnavia che indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; davanti: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45; Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45; dietro: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50; subito a destra: Solzago a ore 1.50 (vedi il sesto itinerario); poco più avanti a destra: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40 (vedi il terzo itinerario).

Proseguendo lungo la dorsale lasciamo a sinistra il Sentiero dei Faggi, con il quale è possibile aggirare il versante nord il Monte Bolettone in una fresca faggeta.
Attacchiamo così l'erta finale: quattro decisi strappi alternati da altrettanti tratti in piano sull'assolato erboso pendio del Bolettone che conducono alla croce sulla cima e al vicino rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 330
Data escursione: agosto 2005
 
Quinto itinerario: da Civiglio verso la Baita Carla
Alla grande rotonda tra Albese e Tavernerio, punto di unione tra la statale 342 e la provinciale n. 639, prendiamo l'uscita accanto al Brico (venendo da Erba è la prima uscita, da Bergamo la seconda, da Como la terza).
Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a destra in direzione del centro di Tavernerio. Giunti in fondo (altra rotonda) andiamo a sinistra verso Solzago-Ponzate.
A Solzago, superiamo la località Casina e arriviamo ad un bivio (cartello inizio Como). Andiamo a destra in direzione di Ponzate e dopo km 2.2, all'inizio di Civiglio, troviamo un altro bivio dove prendiamo la strada a destra, Via Maraja.
Percorriamo questa strada per settecento metri e, al termine della salita, vediamo sulla destra un piccolo slargo dove c'è posto per alcune autovetture (m. 670).

In alternativa, alla rotonda Albese-Tavernerio, possiamo continuare verso Como. Superati Tavernerio e Lipomo, scendiamo verso il capoluogo lariano con la statale 342 (che qui si chiama Via Statale per Lecco).
Al semaforo, al termine della discesa, continuiamo diritto per un centinaio di metri lungo la Via Briantea, fino a trovare sulla destra Via Rienza.
Prendiamo questa strada, che più avanti diventa Via Della Pila e poi Via Zampiero, e la percorriamo in salita per tre chilometri fino a trovare, in questo caso a sinistra, la strada per Ponzate. Continuiamo poi come sopra descritto.

Lasciamo la macchina accanto ad una bacheca con una cartina della zona, una stazione della settecentesca Via Crucis che sale dal sottostante paese, e alcuni segnavia che indicano una stradina sterrata sulla destra: San Nicola a ore 0.05, Piazzale CAO a ore 1.10, Baita Carla a ore 1.20.
Percorsi pochi metri, raggiungiamo la XII stazione ed un bivio. Possiamo utilizzare entrambe le direzioni.
Andando a sinistra, superiamo due paracarri, saliamo alcuni gradini, passiamo accanto alle ultime due stazioni della Via Crucis e infine con una scalinata raggiungiamo la chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino (m. 700).
A destra invece, con una sterrata incassata nel terreno, aggiriamo le due stazioni e la chiesa, accanto alla quale ci sono tavoli, panche e una fontana in legno.

Oltre la chiesa, ignorate alcune deviazioni sulla sinistra, continuiamo con la stradina sterrata, addentrandoci in piano in un castagneto.
Raggiungiamo poi un bivio privo di indicazioni. Lasciamo la stradina pianeggiante a destra e prendiamo quella a sinistra in salita.
Dopo un tratto abbastanza ripido, ne percorriamo un altro con poca pendenza, poi torniamo a salire.
Superiamo un tornante verso sinistra; poi un'altro verso destra passando accanto ad una rudimentale panca, una fontana in legno ed un casello dell'acquedotto (m. 755).
Troviamo poi un tavolo in cemento sulla sinistra. Il percorso ora è abbastanza ripido.
Dopo un tratto in leggera salita, percorriamo in piano un ampio crinale (m. 785).
Poi, in leggera discesa, raggiungiamo un prato sulla destra oltre il quale è ben visibile il Monte Boletto. Vi troviamo un baitello ricoperto dall'edera, un tavolone in legno con relative panche e un tavolo in pietra.
Ignorati un sentiero a sinistra ed un altro sull'altro lato accanto ad un cassottello in lamiera, continuiamo diritto e torniamo a salire.
Percorriamo un tratto pianeggiante con un muretto a secco a sinistra e poi in leggera salita raggiungiamo un incrocio (m. 830). Qui vari segnavia indicano a sinistra: Visigna a ore 0.35 e Civiglio a ore 0.40; diritto: Piazzale CAO a ore 0.30 e Baita Carla a ore 0.40; dietro: S. Nicola a ore 0.35 e Civiglio a ore 0.40. Verso destra non ci sono indicazioni.

Continuiamo diritto, in leggera salita, passando accanto ad un cartello che indica le Baite a ore 0.30.
La sterrata diventa una mulattiera. A sinistra tra gli alberi vediamo un baitello verde.
In questo punto, oltre ai soliti castagni, ci sono pini, betulle, agrifogli e altri alberi.
Ignoriamo un sentiero sulla sinistra e raggiungiamo un grande albero sradicato e posto di traverso che dobbiamo aggirare sulla destra. Più in alto a sinistra invece, vediamo un cassottello in lamiera.
Torniamo a salire e superiamo una zona con parecchi faggi.
Passiamo sotto un albero sradicato, posto di traverso e arriviamo ad un bivio (m. 935). I segnavia indicano a sinistra il Piazzale CAO a ore 0.10; diritto la Baita Carla a ore 0.20.

Passiamo poi sotto un altro albero sradicato.
Ora saliamo ripidamente, ignorando un sentierino sulla sinistra, fino a raggiungere la dorsale Brunate-Bolettone (m. 1000). Un segnavia indica, alle nostre spalle, Civiglio a ore 1.
Fin qui abbiamo impiegato un'ora per superare un dislivello di m. 330.
Bastano pochi passi a sinistra, in leggera discesa, per arrivare alla Baita Carla (m. 997).
Andiamo invece a destra, come precedentemente descritto nel quarto itinerario, sino al Monte Bolettone e al rifugio.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 640
Data escursione: marzo 2009
 
Sesto Itinerario: da Solzago (località Carlasc)
Alla grande rotonda tra Albese e Tavernerio, punto di unione tra la statale 342 e la provinciale n. 639, prendiamo l'uscita accanto al Brico: (venendo da Erba è la prima uscita, da Bergamo la seconda, da Como la terza).
Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a destra in direzione del centro di Tavernerio. Giunti in fondo (altra rotonda) andiamo a sinistra verso Solzago-Ponzate con Via I Maggio.
Ad un bivio andiamo a destra in direzione Como (Via Battisti).
Giriamo poi ancora a destra per prendere Via Manzoni con la quale in salita arriviamo alla chiesa di San Giovanni Battista.
Lasciata a sinistra la chiesa proseguiamo con Via Nazario Sauro.
Arrivati in Località Carlasc, troviamo uno slargo sulla destra con un piccolo parcheggio dove lasciamo la macchina. Di fronte c'è un cartellone con una cartina della zona (m. 510).

Ci incamminiamo lungo la strada asfaltata alla sinistra del cartellone, consapevoli che dovremo percorrere circa undici chilometri per raggiungere il rifugio.
Quasi in piano, arriviamo ad un bivio. La segnaletica indica a sinistra: Via alla Gilasca; a destra: Via N. Sauro, Loc. Fontana di sotto, Nisiate. Andiamo a sinistra in leggerissima salita tra le case.
Dopo una curva a destra, dove ci sono vari cespugli di rosmarino, cominciamo a salire.
Lasciamo sulla sinistra la strada privata per Selva Bella e proseguiamo diritto (m. 540).
Poco dopo le case terminano. La strada si restringe ed è incassata nel terreno circostante. Un cartello indica la frazione Gilasca che poco dopo raggiungiamo (m. 560).
Praticamente in piano aggiriamo le case sulla destra.
Ora la strada inizia a scendere. Subito troviamo un altro cartello, destinato a chi arriva in senso opposto, che indica Gilasca. Qui lasciamo l'asfalto e prendiamo una stradina sterrata sulla sinistra che entra nel bosco composto in prevalenza da castagni, ma anche da noccioli, agrifogli e altri alberi.

Troviamo una stradina che arriva dalle case a sinistra (praticamente potevamo passare in mezzo all'abitato invece di aggirarlo).
In leggera salita arriviamo ad un bivio dove c'è un cancelletto verde di legno e andiamo a destra in salita.
Presso una curva a sinistra la stradina è incassata (m. 580). Poco più avanti troviamo un cancelletto sulla destra (m. 585).
Ignoriamo, uno dopo l'altro, due sentieri e una stradina che si staccano sulla sinistra (m. 590).
Alla destra troviamo una recinzione e un cancelletto.
Più avanti arriviamo ad un bivio ed andiamo a sinistra (m. 600). La pendenza aumenta.

Poco dopo inizia il primo tratto con il fondo lastricato con pietre e cemento (m. 610).
Continuiamo poi con minore pendenza su sterrato (m. 630).
Percorriamo un tratto in salita con il fondo lastricato e, quando la pendenza diminuisce, proseguiamo su sterrato (m. 640).
Continuiamo quasi in piano poi la pendenza aumenta e torniamo a salire.
Percorriamo una curva a destra rinforzata con paletti di ferro e tronchi (m. 675).
Proseguiamo poi in leggera salita. Più avanti alterniamo altri due tratti lastricati e due sterrati.
Poi, nuovamente su fondo lastricato, troviamo alla destra delle protezioni realizzate con dei tronchi (m. 715).
Ritorniamo a camminare quasi in piano e su fondo sterrato. Alla sinistra sale un sentiero. Qui il bosco è più rado e sopra possiamo vedere il cielo mentre il fondo della stradina ridiventa lastricato e poi sterrato (m. 730).

Rientriamo nel bosco e, camminando in leggerissima salita, superiamo una curva a destra (m. 745).
Alterniamo un tratto in piano ed uno il salita poi proseguiamo con pochissima pendenza (m. 765).
Superato un piccolo slargo, riprendiamo a salire.
Percorriamo un tornante sinistrorso. Qui la stradina sale ripidamente, incassata nel terreno circostante e con il fondo lastricato (m. 780).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato passando accanto ad un grande castagno.
Poi, nuovamente con il fondo lastricato percorriamo un tornante destrorso (m. 800).
Continuiamo su sterrato in leggera salita e poi in piano ignorando subito un sentiero che scende verso destra.
Poco dopo troviamo un sentiero che sale a sinistra con alcuni gradini di legno. Alcuni segnavia indicano a sinistra: Baita Bondella a ore 0.45, innesto dorsale; diritto: Bocchetta di Molina, Capanna S. Pietro e innesto dorsale a ore 1 (ma occorre molto di più).

Proseguiamo diritto con poca pendenza.
Tormiamo poi a salire con il fondo lastricato (m. 815) per poi proseguire in piano su sterrato. Qui oltre ai castagni ci sono anche alcune betulle.
Percorriamo un ampio tornante destrorso attraversato da un torrentello che scende dalla sinistra (m. 840).
Ignoriamo un sentiero in discesa a destra e subito percorriamo una curva verso sinistra in leggera salita.
Proseguiamo in salita; poi la pendenza diminuisce (m. 885). Ora gli alberi sono più radi e in alto possiamo vedere il cielo.
Con il fondo lastricato percorriamo un tornante sinistrorso e poi, nuovamente su sterrato, troviamo una baita, leggermente più in alto a sinistra (m. 890). Davanti alla baita ci sono un tavolone e delle panche in legno. C'è anche una panchina sotto un albero che inviterebbe ad una sosta.

Aggirato l'edificio, rientriamo nel bosco e procediamo con pochissima pendenza.
Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra.
Più avanti, in alto a sinistra, vediamo un baitello.
Percorriamo poi una curva verso destra attraversando un torrentello che scende dalla sinistra.
Proseguiamo in piano tra grandi robinie e raggiungiamo uno slargo dove incrociamo un sentiero prima di una curva a sinistra (m. 930). I segnavia indicano con il sentiero a sinistra: Monte Boletto a ore 1, innesto dorsale; proseguendo con la stradina: Bocchetta di Molina a ore 0.40, Capanna San Pietro, innesto dorsale; con un sentiero che scende a destra: Albese a ore 1.20; dietro: Solzago a ore 1.10.

Proseguiamo verso la Bocchetta di Molina in leggera salita.
Troviamo l'unico bollo, di colore rosso, su un sasso in mezzo al cammino (m. 955). La pendenza aumenta.
Dopo una curva a sinistra continuiamo con poca pendenza (m. 975) poi riprendiamo a salire. In questo punto il sentiero è accidentato e sembra quasi il letto di un torrente.
Arriviamo ad un bivio (m. 995). Tra il sentiero a sinistra in salita e quello in piano alla destra, ci sembra oppurtuno scegliere il primo.

Dopo un tratto incassato nel terreno circostante, il sentiero prosegue quasi in piano (m. 1025). Attorno gli alberi sono sensibilmente diminuiti e sulla destra vediamo la dorsale tra il M. Boletto e il M. Bolettone.
Riprendiamo a salire tra noccioli e betulle poi la pendenza diminuisce.
Percorriamo un tratto tra l'erba, senza alberi attorno, per poi rientrare in un bosco abbastanza rado.
Troviamo un albero cresciuto in mezzo al sentiero (m. 1060).
Gli alberi sono sempre più radi (m. 1095). Davanti vediamo il Monte Boletto e una altana di avvistamento.
Dopo una curva a destra (m. 1115) iniziamo ad aggirare il M. Boletto, puntando verso la Bocchetta di Molina.

Camminiamo quasi in piano, tra erba e giovani betulle, e poi in leggera salita. Il percorso è ormai ridotto a sentiero.
Dopo una curva a sinistra quasi in piano, iniziamo a scendere (m. 1140), dapprima con poca pendenza e poi ripidamente tra l'erba.
Al termine della discesa (m. 1100) proseguiamo quasi in piano con erba a sinistra e alberelli a destra.
Passiamo sotto le fronde di un solitario abete e percorriamo pochi passi in leggera discesa fino ad incontrare un altro sentiero che proviene dalla destra.

Proseguiamo in piano e poi in leggera salita. Sulla destra troviamo una altana per l'osservazione della selvaggina (m. 1110).
Il sentiero diventa più largo e con pochissima pendenza raggiungiamo la dorsale a pochi passi dalla Capanna San Pietro, ex rifugio da tempo in disuso.
I segnavia indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; a sinistra: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50 (vedi il quarto itinerario); a destra: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45; Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45; più a destra: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40 (vedi il terzo itinerario); dietro: Solzago a ore 1.50.

Andiamo a destra lungo la dorsale. Più avanti lasciamo a sinistra il Sentiero dei Faggi, con il quale si aggira sul versante nord il Monte Bolettone in una fresca faggeta.
Attacchiamo così l'erta finale: quattro decisi strappi alternati da altrettanti tratti in piano sull'assolato erboso pendio del Bolettone che conducono alla croce sulla cima e al vicino rifugio.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 650 - 45
Data escursione: ottobre 2010

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • alla Vetta del Bolettone in ore 0.01










Dati del rifugio Bolettone

Altezza:
m. 1310
Gruppo:
Triangolo Lariano
Ubicazione:
Vetta M. Bolettone
Comune:
Albavilla - CO
Carta Kompass:
91 - C8
Coordinate Geo:
45°50'13.50"N
9°10'49"E
Gestore:
-
Telefono gestore:
-
Telefono rifugio:
031 628163
Posti letto:
30
Apertura:
CHIUSO
Pagina aggiornata
il: 30/01/2012
Se leggi questo messaggio devi istallare la Java Virtual Machine
Il Rifugio Bolettone
La croce in cima al monte
Panorama
I RIFUGI E I BIVACCHI DELLE VALLI LARIANE:
Alp de Volt - Alpe di Colonno - Alpetto di Torno - Alpe Vecchio - Avert Darengo - Bellano - Binate - Boffalora - Bolettone - Bugone - Cacciatori - Como - Consiglieri - Cristè - Croce di Campo - Falco - Garzirola - Giuseppe e Bruno - Il Giovo - Mara - Martina - Menaggio - Monte Tesoro - Mottafoiada - Murelli - Orimento - Patrizi - Pianezza - Pian Sciresa - Prabello - Riella - Roccoli Lorla - S. Jorio - S. Lucio - SEV Pianezzo - Silvestri - Sommafiume - Terz' Alpe - Venini - Vincino.

clicca qui per stampare questa pagina (solo testo)

Rifugio Bogani torna su Rifugio Bosio Galli

 Valid HTML 4.01! Copyright  Valid CSS!

Pagina vista da 24901 visitatori