Rifugio Bolettone

Il Rifugio Bolettone è situato a pochi passi dalla vetta dell'omonimo monte (m. 1320) sul quale sono stati eretti un altare, una nicchia con una madonnina e una grande croce.

Un pannello riporta la sagoma, il nome e l'altezza della cime visibili verso nord. Arrivando qui in una limpida giornata potremo ammirare partendo da sinistra (ovest): Monviso (m. 3841), Gran Paradiso (m. 4061), Grivola (m. 3969), Boletto (m. 1236), Corno Bianco (m. 3320), Gnifetti (m. 4554), Dufour (m. 4834), Campo dei Fiori (m. 1227), Cervino (m. 4478), Alphubell (m. 4206), Dom (m. 4545), Weiss Miess (m. 4023), Bisbino (m. 1325), Leone (m. 3583, Bietschorn (m. 3934), Generoso (m. 1701), Finsterarhorn (m. 4274), Sasso Gordona (m. 1410), Basodino (m. 3274), Colmegnone (m. 1383), P. di Vogorno (m. 2442), Costone (m. 1441), Pizzo Camoscè (m. 2226), M. di Lenno (m. 1589), P. di Gino (m. 2245), Galbiga (m. 1698), Preaola (m. 1417), Bregagno (m. 2107), S. Primo (m. 1685), Gruf (m. 2936), Palanzone (m. 1436), Legnone (m. 2609), Disgrazia (m. 3678), Grigna Settentrionale (m. 2410), Grigna Meridionale (m. 2184), P. Diavolo di Tenda (m. 2914), Carrè Alto (m. 3482), Corno di Canzo Occ. (m. 1373), P. Arera (m. 2512), Resegone (m. 1875), Guglielmo (m. 1949), Albenza (m. 1424).

Primo itinerario: dal Parco del Viceré
Alla rotonda di Erba prendiamo la provinciale n. 639 in direzione Como.
Dopo due chilometri circa, giriamo a destra in Via Don Orione. Arrivati ad una rotonda proseguiamo sulla destra verso Albavilla.
Alla successiva rotonda andiamo ancora a destra seguendo le indicazioni per l'Alpe del Viceré e il Buco del Piombo.
Attraversando Albavilla, arriviamo in Piazza Fontana e giriamo a sinistra attorno alla chiesa di S. Vittore Martire. Raggiungiamo così due piazze unite: Roma e Garibaldi. In fondo a quest'ultima prendiamo alla destra Via XX Settembre.
La strada poi cambia nome, diventa dapprima Via Roscio e poi Via Partigiana, e sale con vari tornanti fino al Parco del Viceré (m. 900).
L'accesso al parcheggio del parco costa: € 5 nei giorni festivi, € 3 al sabato da aprile ad ottobre e ad agosto nei feriali. C'è posto gratuito per una diecina di vetture sulla sinistra prima dell'ingresso.
Da qui partono vari sentieri per i rifugi della zona. Quello di seguito descritto è il più diretto per il Rifugio Bolettone; un altro risale il Monte Bolettone dalla destra (est) passando per il Rifugio Capanna Mara (vedi il secondo itinerario); un terzo da sinistra (ovest) passando per il Rifugio Baita Patrizi (vedi il terzo itinerario).

Lasciata la macchina, in piano attraversiamo il parcheggio con una sterrata tra gli alberi.
Superiamo una stanga, alla destra della quale c'è un pannello con una cartina della zona, e arriviamo ad un bivio dove un cartello indica sulla sinistra la stradina per il Rifugio Bolettone.
Prendiamo questa stradina e, poco dopo, lasciamo a destra alcune costruzioni, tettoie e bagni, di servizio al parco.
Ora il bosco è più fitto e, in leggera salita, raggiungiamo un'altra stanga. Anche qui, sulla destra, troviamo un pannello con una cartina della zona (m. 920).
Subito dopo c'è un bivio. Un cartello segnala la Baita Patrizi alla sinistra e un altro il Rifugio Bolettone diritto. C'è anche un segnale stradale che vieta il passaggio agli automezzi.

Gli abeti lasciano il posto ai faggi. Camminiamo in salita.
Più avanti la pendenza aumenta e diventa abbastanza ripida (m. 945).
Ora la stradina è coperta da due strisce di cemento ai lati. Sulla destra c'è una grotta con una madonnina.
Di tanto in tanto troviamo una cunetta per lo scolo dell'acqua e delle traversine infilate in verticale sul bordo verso valle, principalmente all'inizio dei tornanti.
Dopo un tratto con poca pendenza torniamo a salire (m. 985).
Per un centinaio di metri il fondo stradale è formato da un misto di pietre e cemento (m. 1000) poi proseguiamo su sterrato con le due strisce di cemento ai lati.
Nuovamente con un fondo di pietre e cemento percorriamo un tornante destrorso ignorando un sentiero che prosegue diritto (m. 1025).
Vediamo una freccia gialla. La pendenza aumenta un poco. Poco dopo la stradina diventa sterrata.

Raggiungiamo un tornante sinistrorso (m. 1060). Un cartello indica il Rifugio e il Monte Bolettone a ore 0.30 proseguendo con la stradina. Ignoriamo pertanto un primo sentiero che scende a destra all'esterno del tornante ed un altro, poco più avanti, indicato da un cartello che dice: "Sentéé di Carej". Alla sinistra ci sono degli alberelli e alla destra degli abeti.
Poco dopo una freccia gialla indica un sentiero a sinistra, che scorre parallelo e rientra più avanti. Proseguiamo in leggera salita con la stradina.

Da questo punto in avanti tutti i tornanti hanno il fondo in cemento e pietre. Nella parte iniziale del tornante, il lato a valle è protetto con delle vecchie traversine ferroviarie sistemate in verticale. Tra un tornante e l'altro la stradina è sterrata ma con due strisce di cemento ai lati.

Superiamo un tornante sinistrorso (m. 1095) seguito da uno destrorso (m. 1105).
Percorriamo una curva a sinistra. Poi in modo abbastanza ripido arriviamo alla curva a destra presso la quale ritroviamo il sentiero della freccia gialla che qui attraversa la stradina. Un'altra freccia gialla invita a proseguire sulla stradina, cosa che facciamo (m. 1120).
La pendenza diminuisce un poco. Troviamo altre protezioni sulla sinistra.

Arriviamo ad un tornante destrorso dove un sentiero contrassegnato da una freccia gialla prosegue diritto (m. 1150). I segnavia indicano il Rifugio e il Monte Bolettone a ore 0.30 seguendo il percorso principale e dietro l'Alpe del Viceré a ore 0.25.
Continuiamo con la descrizione della stradina. Più sotto trovi la descrizione della variante.

Raggiungiamo una curva a sinistra (m. 1170) dalla quale ci affacciamo sul versante nord e possiamo così vedere le Grigne, il Resegone, i Corni e il Cornizzolo. Più avanti riusciamo a vedere anche il Palanzone e la Capanna Mara. Il bosco è terminato; ora camminiamo tra prati e radi alberi.
La pendenza aumenta. Raggiungiamo un tornante sinistrorso, rinforzato all'esterno da un basamento di pietre (m. 1190).
Presso il successivo tornante, destrorso, ignoriamo un piccolo sentiero che prosegue diritto (m. 1200).
Dopo il successivo tornante la pendenza diventa abbastanza ripida (m. 1220).
Percorriamo poi un'ampia curva a destra. Ora il percorso è meno ripido (m. 1230).
In fondo vediamo il rifugio e con un lungo traverso ci avviciniamo mentre la pendenza, poco alla volta, diminuisce.

Raggiungiamo uno slargo. Davanti, poco lontano, c'è il cancello chiuso e la recinzione del rifugio, anch'esso chiuso da tempo.
Con pochi passi a destra in salita raggiungiamo quattro panche di legno e un pannello con un cartellone che parla della Bocchetta del Bolettone (m. 1300). Un sentiero scende a destra accompagnato da una solida protezione sul lato a valle. I segnavia indicano in quella direzione: Bocchetta di Lemna, Capanna Mara, Bellagio a ore 7.40. Bella la vista sul lago e sui monti.

Mantenendoci sul crinale proseguiamo verso sinistra. Troviamo una palina con altri segnavia che indicano dietro, da un lato: Bocchetta di Lemna, Capanna Mara a ore 0.30; dall'altro (quello che abbiamo percorso): Alpe del Viceré a ore 0.50, Albavilla a ore 1.50.
Costeggiando la recinzione passiamo dietro al rifugio e raggiungiamo la croce sulla vetta (m. 1320).

- Variante.
Al tornante destrorso, dove i segnavia indicano il Rifugio e il Monte Bolettone seguendo la stradina, prendiamo invece il sentiero, indicato da una freccia gialla, che esce subito dal bosco (m. 1150).
Agevolati da alcuni piccoli tronchi che fanno da gradino percorriamo un tratto in leggera salita seguito da uno con maggiore pendenza.
Poi, nuovamente in leggera salita, terminati i gradini, troviamo sulla sinistra una staccionata che fa da protezione a valle (m. 1180).
Proseguiamo in piano tra radi alberi. Sulla destra troviamo un rudimentale tavolo di legno e due panche.
Continuiamo con poca pendenza tra i prati. Alla sinistra ci sono alcuni alberi.
Dopo un tratto in salita (m. 1205), percorriamo un lungo traverso, praticamente in piano passando a valle del rifugio, tra prati e alcune giovani betulle.
Prima di raggiungere una fila di abeti, ad una biforcazione, prendiamo il sentiero sulla destra che, poco dopo, piega ancora a destra e comincia a salire ripidamente mantenendosi ad una diecina di metri di distanza dagli alberi (m. 1225). Anche alla sinistra degli abeti sale un sentiero parallelo.
Poi la pendenza aumenta ancora. Alla destra c'è la palizzata che fa da recinzione al rifugio.
Raggiungiamo un boschetto e lo attraversiamo camminando sulle radici degli alberi che fanno da gradino.
Sbuchiamo poi nel prato di fronte alla croce sulla vetta. Il rifugio è sulla destra.

Tempo impiegato: ore 1 - Dislivello: m. 410
Data escursione: gennaio 2012
 
Secondo itinerario: dal Parco del Viceré per la Capanna Mara
Raggiungiamo il Parco del Viceré e parcheggiamo la macchina (vedi il primo itinerario).
Nei giorni di minore affluenza conviene proseguire con una strada asfaltata che, aggirando il parco sulla destra, dopo 400 metri conduce ad un parcheggio gratuito, sotto gli alberi, nei pressi di un bar.

Lasciata la macchina, in ogni caso dobbiamo raggiungere quest'ultimo piccolo parcheggio e incamminarci in piano sulla stradina asfaltata. Un cartello segnala il Rifugio Cacciatori a 150 metri.
Fatti alcuni passi, troviamo altri segnavia che indicano: Rifugio Cacciatori a ore 0.10, Capanna Mara a ore 1, Monte Palanzone a ore 2.10.
Camminiamo tra due recinzioni: alla sinistra c'è una staccionata e alla destra dei semplici cavi metallici,
Dopo pochi passi in salita, sulla sinistra troviamo una fontana. Continuiamo quasi in piano.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che scende alla Scala di Legno, Caino e alla Scala di Ferro. Un cartello segnala alla destra il confine della Riserva Naturale; altri cartelli simili li troveremo in seguito.
Poco dopo, sulla sinistra, poco visibile tra gli alberi, c'è una madonnina.

Ancora pochi passi e raggiungiamo il cancello, generalmente aperto, che precede il Rifugio Cacciatori (m. 910).
La strada ora si restringe, diventa sterrata e procede in leggera salita. Di tanto in tanto troveremo una canalina per lo scolo dell'acqua. Un cartello indica il divieto di accesso agli automezzi. Un altro segnala il percorso n. 23 per la Capanna Mara raggiungibile in ore 0.40.
Successivamente lasciamo a sinistra un garage in lamiera.
Sulla destra invece, poco più avanti, troviamo una bacheca in legno con incisa la frase: "La montagna ci accoglie, viviamola con serenità". La stessa frase la troveremo anche al bivio che precede la Capanna Mara.
Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento e pietre, inizialmente con protezioni a destra.
Al termine della salita torniamo su fondo sterrato. Un cartello informa che ci troviamo al "Doss del Fràsan" (m. 955).
Proseguiamo con pochissima pendenza.

Troviamo poi, sulla sinistra, un monumento con gli stemmi dei comuni di: Tournon-sur-Rhone, Tain l'Hermitage, Fellbach e Erba. Una freccetta indica la Mara su di una piccola piastrella. C'è anche un lungo sedile in pietra.
Subito dopo, sempre a sinistra, ci sono due panche in legno e una in pietra, accanto ad una fontana; un cartello avverte che l'acqua non è potabile.
Trascuriamo un sentiero sulla destra e riprendiamo a salire con il fondo in cemento e pietre.
Dopo una curva, ignoriamo un altro sentiero che si inerpica a sinistra (m. 965). Un cartello su di un albero segnala che anche con questo sentiero è possibile raggiungere il rifugio. Un altro cartello, sul retro dello stesso albero, indica anche la Fonte Carrei e il Monte Broncino.

La stradina torna ad essere sterrata e procede dapprima quasi in piano e poi in leggera salita. In alto a destra, cominciamo a vedere tra gli alberi il bianco edificio della Capanna Mara.
Percorriamo un breve tratto su pietre e cemento e poi torniamo a camminare su sterrato, quasi in piano e con delle protezioni in legno alla destra. Alla sinistra troviamo una panchina (m. 980).
Proseguiamo in leggera salita su pietre e cemento. In due punti alla destra ci sono delle protezioni. Un ruscello attraversa passando sotto in un tubo.
Percorriamo un breve tratto sterrato, poi continuiamo con il fondo in pietre e cemento e con delle protezioni alla destra.
Dopo pochi passi in leggera discesa, continuiamo in piano su sterrato. Alla sinistra vediamo una cavità sotto ad una roccia (m. 990).

Un cartello su di una betulla, informa che siamo arrivati a "Praa di Punt". Alla destra c'è una breve protezione in legno (m. 995).
Proseguiamo in leggera salita e, per un breve tratto, su pietre e cemento.
Poi, presso una curva a sinistra, troviamo una panchina sulla destra. La stradina ritorna sterrata (m. 1000).
Camminiamo in piano e poi in leggera salita. Il fondo ridiventa in pietre e cemento e poi ancora sterrato e pianeggiante. Alla sinistra vediamo una pietra che può fungere da rudimentale sedile.
Nuovamente con il fondo in pietre e cemento, percorriamo una breve salita (m. 1020) che termina presso una curva a sinistra. Poco più avanti alla sinistra, troviamo un'altra panchina. Proseguiamo quasi in piano su sterrato.
Attraversiamo una pineta. Un cartello avverte che siamo in località "Praa dal Panza" (m. 1025).
Dopo una curva a destra proseguiamo tra faggi, betulle e alberelli.
Dopo un tratto con poca pendenza, ne percorriamo un altro in salita con il fondo in pietre e cemento (m. 1035), seguito da un altro quasi in piano su sterrato.
Torniamo poi a salire nuovamente con il fondo in pietre e cemento.

Alla sinistra, presso una ampia curva all'esterno della quale c'è una staccionata di legno, troviamo una croce ai cui piedi una targa reca incisa questa frase: "Io sono la via della verità e della vita. A ricordo dei pastori e contadini che con fatiche laboriose e oneste hanno coltivato questi terreni. La parrocchia di Crevenna erige. 5 maggio 1991."
Siamo in località "La Lista" come indicato da un cartello su una betulla (m. 1065).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato e troviamo altre due panchine sulla sinistra.
Poi la pendenza aumenta e il fondo diventa lastricato. Ignoriamo un sentiero che si stacca sulla destra (m. 1090).
Un cartello su un albero informa che siamo a "Praa Bosc" (m. 1105). Alla sinistra ci sono rade betulle e alberelli; alla destra degli abeti.

La Capanna Mara (m. 1125) è ormai di fronte a noi. Poco prima di raggiungerla la sterrata gira a sinistra. I segnavia indicano a sinistra: Bocchetta di Lemna a ore 0.05, Bocchetta di Palanzo a ore 0.45, Rifugio Palanzone a ore 1; diritto, proseguendo oltre la Capanna Mara: Monte Puscio a ore 0.20, Alpe del Prina a ore 0.45, Caslino a ore 1.45. Sulla destra invece altri segnavia indicano in discesa il Sentiero della Dara: San Salvatore in ore 1.10, Erba FNM a ore 2.10.

Andiamo a sinistra e raggiungiamo il valico che mette in comunicazione la Val Bova e la Val di Gaggia (m. 1155). Siamo ad un bivio. Un cartellone parla della Bocchetta di Lemna. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Bolettone a 30 minuti e a destra il Rifugio Riella a 50 minuti. Altri segnavia indicano a sinistra il Rifugio e il Monte Bolettone a 45 minuti. Alla sinistra ci sono tre rudimentali panche e una staccionata. Bello il panorama verso nord sul Lago di Como e i monti della Valtellina e, sull'alto versante, sui laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.

Andiamo a sinistra dapprima quasi in piano e poi in salita. Lasciamo a sinistra un'altra panca ed entriamo nel bosco. Ora le protezioni a valle sono alla destra.
Percorriamo un tratto allo scoperto nel quale troviamo alla sinistra due panche e le protezioni (m. 1175).
Poi torniamo a salire tra gli alberi con le protezioni alla destra.
Terminati gli alberi, proseguiamo con minore pendenza e con le protezioni alla sinistra (m. 1200).
Poi, all'ombra di alcuni alberelli, camminiamo dapprima in salita e poi quasi in piano (m. 1215).

Alternando tratti al sole e all'ombra, percorriamo un tratto in discesa al quale fanno seguito alcuni saliscendi nel bosco (m. 1200).
Il sentiero si sposta leggermente alla sinistra del crinale. Alcune aperture tra gli alberi consentono di vedere le Grigne, i Corni, il Resegone, il Cornizzolo e i laghetti.
Poi riprendiamo a salire nel bosco.
Più avanti il sentiero si sdoppia solo per aggirare alcuni alberi.
Percorriamo un tratto con poca pendenza e torniamo a salire.
Il sentiero, che continua a dividersi e a riunirsi, ora ci porta in cresta.

Giunti alla fine del bosco (m. 1245) continuiamo con un prato alla sinistra e alcuni alberi alla destra.
Poi in sentiero si sposta verso destra e prosegue a mezza costa con bella la vista sul lago di Como e sulla dorsale che partendo dal Bisbino segue il lago. Dietro possiamo vedere il San Primo e le Grigne.
Poco dopo alla destra inizia una lunga protezione in legno (m. 1260).
Più avanti, con un passo in salita, superiamo alcune radici. Percorriamo un tratto con poca pendenza ed uno in salita.

Poi in leggera salita raggiungiamo uno slargo (m. 1300) dove ci sono quattro panche e un cartellone che parla della Bocchetta del Bolettone. In basso a sinistra c'è la sterrata descritta nel primo itinerario. Alcuni segnavia indicano dietro: Bocchetta di Lemna, Capanna Mara, Bellagio a ore 7.40.
Proseguiamo diritto con poca pendenza tra alberelli e arriviamo ad un altro bivio. I segnavia indicano dietro: Bocchetta di Lemna, Capanna Mara a ore 0.30; dietro verso sinistra: Alpe del Viceré a ore 0.50, Albavilla a ore 1.50.
Scendendo a sinistra ci immettiamo sulla sterrata poco prima che questa termini davanti al cancello del Rifugio Bolettone. Proseguendo invece diritto tra gli alberi, costeggiamo la rete metallica che fa da recinzione al rifugio e, terminato il bosco, con pochi passi tra l'erba raggiungiamo la croce sulla cima del monte.

Tempo occorrente ore 1.30 - Dislivello: m. 430 -20
Data escursione: luglio 2012
 
Terzo itinerario: dal Parco del Viceré per la Baita Patrizi
Un centinaio di metri prima dell'ingresso nel parcheggio del Parco del Viceré (vedi il primo itinerario), prendiamo una stradina asfaltata sulla sinistra, all'inizio della quale alcuni segnavia indicano il Bolettone e la Baita Patrizi. C'è anche una bacheca con una cartina della zona.
Quasi in piano entriamo nel bosco. Fatti alcuni passi, troviamo un bivio dove ignoriamo una stradina che si stacca sulla destra e ritorna al parcheggio. Proseguiamo diritto. La strada ora è sterrata. Un cartello segnala il divieto di transito agli automezzi trattandosi di una strada agro-silvo-pastorale.
Alla destra vediamo un cavo teso tra gli alberi.

Più avanti ignoriamo una stradina che esce a sinistra. Alla destra invece, nel parco, vediamo alcuni tavoli e panche.
Percorriamo un tratto privo di alberi alla sinistra. Un cartello indica la Baita Patrizi nella nostra direzione di marcia.
Dopo una curva a sinistra proseguiamo in leggera salita.

Arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano a sinistra in piano: Baita Patrizi e Bocchetta di Molina; a destra in salita: Rifugio e Monte Bolettone. Andiamo a sinistra.
Più avanti ignoriamo un sentierino che sale a destra.
Presso una curva a sinistra troviamo un rivoletto che scende dalla montagna e attraversa il cammino.

Poco dopo, superata una curva a destra, troviamo una panca alla sinistra e una croce alla destra. Una scritta recita: "I fanti del 67° ai loro compagni d'arme del 68° Rgt. Ftr. qui caduti. 10.10.1951" (m. 910).
Subito dopo ignoriamo un sentiero che sale a destra e continuiamo in discesa fino ad un'ansa della montagna dove un ruscello attraversa il percorso su di una base in cemento e pietre. Alla sinistra, tempo fa, c'era una madonnina; ora sono rimaste la nicchia vuota e la scritta: "La Madona da Lavalett la vuta i sciuri e puaret" (m. 900).

Saliamo in modo abbastanza ripido verso il Doss Mezzan. A metà circa della salita troviamo alla sinistra una panchina. Un cartello su di un albero porta la seguente scritta: "La bancheta de l'alpino, setas gio e fa un riposino" (m. 925).
Poi ne troviamo un altra che reca incisa la seguente frase: "La bancheta de Santina e Tugnon che man tira su propi bon". Tutte e tre le scritte sono a firma Bianchi.
Raggiunto il dosso, vi troviamo una casa recintata alla destra. A sinistra invece ci sono: una staccionata con un cancelletto di legno che conduce in un orto dove c'è anche un baitello; una madonnina con la scritta: "La Madona del Doss Mezzan la da sempar una man"; una cartina del Triangolo Lariano (m. 940).

Dopo un tratto quasi in piano, continuiamo in leggera discesa e troviamo una pietra affiorante nel bel mezzo del sentiero.
Presso una curva a sinistra, alla destra ci sono due panchine verdi (m. 935).
Percorriamo un breve tratto quasi in piano.
Proseguiamo in leggera discesa fino ad un tornante destrorso oltre il quale continuiamo quasi in piano seppur con lievi saliscendi.
Alla sinistra c'è una protezione di legno.

In leggera discesa, giriamo a sinistra assecondando un'ansa della montagna dove un ruscelletto attraversa il sentiero (m. 925).
Alterniamo due tratti quasi in piano ad uno in leggera discesa.
Dopo una curva a destra proseguiamo dapprima in discesa e poi quasi in piano.
Percorriamo un tratto in leggera salita. Alcune radici affiorano dal terreno. Alla destra c'è un piccolo slargo.

Scendiamo fino ad una curva a sinistra dove un ruscello attraversa il sentiero su di una base in cemento e pietre. Alla sinistra c'è una staccionata di legno (m. 910).
Torniamo a salire. Un cartello indica alla sinistra il sentiero che scende ripidamente verso una sorgente.
Al termine della salita, quasi in piano e con una protezione in legno alla sinistra, percorriamo due curve sinistra-destra, (m. 920).

In leggera discesa, presso una semicurva verso sinistra, raggiungiamo due passerelle di legno con le quasi superiamo due rivoli (m. 915).
Percorriamo un tratto in leggera salita ed uno quasi in piano.
Continuiamo con poca pendenza; ora il fondo è in cemento e alla sinistra c'è una staccionata che protegge verso un precipizio (m. 920).
Con due curve sinistra-destra torniamo a camminare quasi in piano su sterrato.
Percorriamo pochi metri in discesa con il fondo in cemento e pietre e poi proseguiamo quasi in piano su sterrato.
Presso una semicurva a sinistra, davanti vediamo la Baita Patrizi.
Riprendiamo a salire su sentiero roccioso.
Troviamo alcuni segnavia che indicano davanti il sentiero 18 per la Capanna San Pietro a ore 0.40 e dietro il sentiero 20 che abbiamo percorso per l'Alpe del Viceré a ore 0.35. Di fronte c'è uno slargo. La Baita Patrizi è sulla destra (m. 930).

Ignoriamo la sterrata che scende a sinistra prima di un'area con giochi per bambini.
Lasciamo poi a destra un garage e una legnaia.
Troviamo un'altra stradina che si stacca alla sinistra e proseguiamo diritto su di una sterrata.
Alla destra vediamo una radura con alcuni tavoli e panche.
Un cartello su di un albero indica la Baita Patrizi nella direzione dalla quale proveniamo.
Percorriamo una curva a destra.

Alla destra, un breve sentiero conduce ad una fonte sorgiva, l'acqua della quale esce da un tubo.
Proseguiamo con una curva a sinistra (m. 940).
Ora il fondo della sterrata è un po' sconnesso.
Dopo alcuni passi in salita, quasi in piano arriviamo ad una biforcazione. Qui ignoriamo la stradina alla destra, chiusa da una stanga, che sale verso una casa e proseguiamo verso sinistra passando accanto ad una bacheca di legno (m. 950).
Continuiamo con poca pendenza.

La stradina nuovamente si divide. Ignoriamo il percorso quasi in piano alla sinistra e proseguiamo diritto. I segnavia infatti indicano diritto la Capanna San Pietro e dietro la Baita Patrizi.
Alla successiva diramazione prendiamo la stradina piena di pietre alla destra trascurando l'altra che continua diritto su sterrato (m. 960).
Percorriamo tre curve dx-sx-sx incassate nel terreno circostante (m. 970).
Alla sinistra troviamo una croce ed una foto a ricordo di una persona scomparsa. Qui un sentiero, dopo essersi diviso in due, si immette sulla stradina (m. 980).
Proseguiamo in salita. Un rivolo attraversa il percorso.
Camminando dapprima con pendenza minima e poi in leggera salita, superiamo un tratto incassato.
Scavalchiamo un rivolo (m. 995).
Quasi in piano, percorriamo una curva molto ampia verso destra (m. 1010).
Poi, in leggera salita, giriamo a sinistra.
Con pendenza minima arriviamo ad una curva a destra oltre la quale continuiamo dapprima in leggera discesa e poi quasi in piano con varie semicurve.

Presso una curva a sinistra troviamo un tronco collocato di traverso per dirottare l'acqua piovana all'esterno del percorso (m. 1015).
Continuiamo in salita. Di tanto in tanto troviamo un piccolo dosso che agevola lo scolo dell'acqua.
Dopo una curva a destra, con poca pendenza percorriamo un breve tratto allo scoperto e poi proseguiamo in salita tra gli alberi. (m. 1040).
Alla sinistra vediamo il Monte Boletto (m. 1065).
Con minore pendenza percorriamo un'ampia curva verso sinistra camminando tra prati e alberi più radi (m. 1085).
Torniamo a salire. Alla destra ci sono alcuni alberi mentre alla sinistra felci e altri cespugli.

Troviamo un sentiero non segnalato che retrocede verso destra. I segnavia indicano solamente dietro: Baita Patrizi a ore 0.40, Albavilla a ore 2.10 (m. 1095).
Proseguiamo quasi in piano dapprima con betulle alla sinistra e felci alla destra, e poi tra prati, cespugli e pochi alberi.

In leggera salita arriviamo all'incrocio di sentieri che precede di poco la Capanna S. Pietro, ormai definitivamente chiusa. I segnavia indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; a destra-dietro: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45, Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45; davanti: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50 (vedi il quarto itinerario); a sinistra: Solzago a ore 1.50 (vedi il sesto itinerario); dietro: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40.
Giriamo a destra e seguiamo il sentiero che sale lungo il crinale occidentale del Monte Bolettone con bella vista, in basso a sinistra, sul Lago di Como.
Dopo un tratto quasi in piano, proseguiamo in leggera discesa tra i noccioli.
Usciamo dal boschetto e vi rientriamo camminando in leggera salita su di pietroso sentiero. Vediamo un segnavia a bandierina giallo e rosso.

Quasi in piano, sull'ampio crinale, arriviamo ad una biforcazione (m. 1125). I segnavia indicano a sinistra con il Sentiero dei Faggi che aggira da nord la vetta del monte: Capanna Mara a ore 1.10, Rifugio Riella a ore 1.50; verso destra con la Dorsale per Cresta: Bocchetta di Lemna. Andiamo a destra in salita.
Al termine del bosco proseguiamo con poca pendenza tra erba e alberelli (m. 1140).
Poi riprendiamo a salire tra giovani betulle.

Ignoriamo un sentiero alla destra e continuiamo diritto, ripidamente (m. 1160).
Dopo questo primo strappo proseguiamo tra l'erba dapprima in leggera salita e poi quasi in piano (m. 1200).
Poi giriamo a destra e torniamo a salire ripidamente. Il sentiero sembra il letto di un torrente.
Passiamo alla destra di un gruppo di betulle (m. 1240).
Il sentiero si divide in due tracce parallele e subito si ricompone.
Proseguiamo con poca pendenza e con alcuni alberi alla sinistra (m. 1260).
Riprendiamo a salire. Nel mezzo del sentiero troviamo tre piccoli tronchi nati dallo stesso ceppo (m. 1265).

Alterniamo due tratti quasi in piano ad altrettanti con poca pendenza (m. 1275).
Poi, quasi in piano, giriamo a sinistra. Alla sinistra ci sono degli alberi e alla destra dei prati (m. 1280).
Dopo un tratto in leggera discesa, proseguiamo quasi in piano attraversando un gruppo di alberi (m. 1270).
Troviamo poi alcuni alberi alla sinistra mentre alla destra c'è il prato. In basso a destra vediamo i laghetti del Triangolo Lariano.
Dopo una breve discesa, troviamo un sentiero che si immette dalla destra (m. 1255).
Percorriamo un tratto in salita, uno in leggera discesa ed uno quasi in piano (m. 1265).
Riprendiamo a salire. Nei prati in basso a destra vediamo un solitario albero.

Con il sentiero più largo, attacchiamo il terzo ripido strappo.
Poi, dopo un tratto con poca pendenza,torniamo a salire (m. 1285).
Troviamo una palina con dei segnavia che indicano dietro: Bocchetta di Molina a ore 0.30, Capanna San Pietro. Davanti vediamo la croce (m. 1315).
Poco dopo, in leggera salita, raggiungiamo la cima del M. Bolettone (m. 1320).
Pochi metri più avanti c'è il rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: +510 -100
Data escursione: agosto 2014
 
Quarto itinerario: dal piazzale CAO
Dalla Via Dante a Como prendiamo Via Tommaso Grossi (nordest), la strada con la quale saliamo dapprima a Brunate (m. 715), poi a S. Maurizio (m. 915) e proseguendo arriviamo al piazzale nei pressi della Capanna CAO (m. 950) dove parcheggiamo l'auto. (Chi volesse fare l'intero percorso a piedi può guardare il settimo o l'ottavo itinerario).
Da questo punto inizia una lunga carrareccia (km 6.4), che procede verso est lungo le dorsali del Boletto.
Un segnavia indica le varie cime che si possono raggiungere: Boletto (m. 1236), Bolettone (m. 1317), Palanzone (m. 1436) e S. Primo (m. 1685); un altro cartello invece segnala i primi posti di ristoro lungo il cammino: Baita Carla (a 0.10), Baita Bondella (a 0.25) e Ristoro Boletto (a 0.40).

Il percorso, contraddistinto dal n. 1 su fondo bianco-rosso, parte in piano ed entra subito nella pineta passando accanto alla capanna C.A.O e al successivo campo di bocce.
Superate alcune case poste prima di una curva, continuiamo in lieve salita fino alla Baita Carla (m. 997) dove il bosco finisce.
Due segnavia indicano sulla sinistra Torno e il monte Piatto, mentre dall'altro lato un sentiero sale da  Civiglio (vedi il quinto itinerario).
Continuiamo in leggera salita, superiamo due baite ed entriamo in un bosco di faggi.
All'uscita dal bosco troviamo altri sentieri ben segnalati: a sinistra si va a Castel d'Ardona (0.30), Monte Piatto (1.00), Torno (1.30) e poco dopo, nei pressi di una grande villa, sempre a sinistra, parte un sentiero per il Pizzo Tre Termini (0.15) e il Monte Boletto (0.30).
La carrareccia invece continua verso le baite Bondella e Boletto costeggiando sulla destra il muro di cinta della villa.
Superiamo un'altra casa e continuiamo tra gli alberi, anche se ora non possiamo più dire di essere in un bosco.
Giù nella vallata si distinguono molto bene i laghetti del Triangolo Lariano.
Troviamo un'altra casa e poco dopo arriviamo alla Baita Bondella (m. 1075).
Oltre la baita il sentiero sale un poco più ripidamente ma solo fino alla prima curva poi continua con la solita lieve pendenza.
Oltrepassiamo un cartello che segnala l'inizio del comune di Tavernerio, poi un'altra casa e quindi arriviamo alla Baita Boletto (m. 1160).
Dopo un tratto in salita su fondo in cemento raggiungiamo un bivio (m. 1186) ove possiamo scegliere se proseguire con la strada aggirando il Monte Boletto o salire in cima e ridiscendere dall'altro versante.

Per salire prendiamo il sentiero sulla destra che sale con un traverso a pendenza costante; in cima (m. 1236) troviamo un baitello e l'arrivo di una teleferica. Bello il panorama sulle Prealpi Lombarde e sulla vallata sottostante.
Con due tratti in discesa ci abbassiamo sull'altro lato del monte fino a ritrovare la stradina.

Con il percorso principale invece, dopo pochi passi in discesa, continuiamo in piano aggirando il versante nord del monte al fresco degli alberi fino alla successiva bocchetta ove ritroviamo il sentiero.

Continuiamo poi in leggera discesa; una parte un poco più ripida ha il fondo in cemento.
Inizia qui il tratto più panoramico del percorso. Camminiamo su un ampio crinale e possiamo ammirare a nord le cime della Valtellina e il sottostante Lago di Como e sull'altro versante i laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.
Ignoriamo poi un sentierino sulla destra ed entriamo in un boschetto di betulle oltre il quale, presso un bivio, la stradina si riduce a sentiero.
Sulla sinistra, dopo una vecchia casa, con pochi passi in discesa si raggiunge la Capanna S. Pietro (m. 1115), da tempo ormai chiusa. Procediamo diritto.
Poco dopo troviamo alcuni segnavia che indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; davanti: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45; Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45; dietro: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50; subito a destra: Solzago a ore 1.50 (vedi il sesto itinerario); poco più avanti a destra: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40 (vedi il terzo itinerario).

A questo punto proseguiamo lungo il crinale occidentale del Monte Bolettone come già descritto nella parte finale del terzo itinerario.

Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 480 -120
Data escursione: agosto 2005
 
Quinto itinerario: da Civiglio verso la Baita Carla
Alla grande rotonda tra Albese e Tavernerio, punto di unione tra la statale 342 e la provinciale n. 639, prendiamo l'uscita accanto al Brico (venendo da Erba è la prima uscita, da Bergamo la seconda, da Como la terza).
Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a destra in direzione del centro di Tavernerio. Giunti in fondo (altra rotonda) andiamo a sinistra verso Solzago-Ponzate.
A Solzago, superiamo la località Casina e arriviamo ad un bivio (cartello inizio Como). Andiamo a destra in direzione di Ponzate e dopo km 2.2, all'inizio di Civiglio, troviamo un altro bivio dove prendiamo la strada a destra, Via Maraja.
Percorriamo questa strada per settecento metri e, al termine della salita, vediamo sulla destra un piccolo slargo dove c'è posto per alcune autovetture (m. 670).

In alternativa, alla rotonda Albese-Tavernerio, possiamo continuare verso Como. Superati Tavernerio e Lipomo, scendiamo verso il capoluogo lariano con la statale 342 (che qui si chiama Via Statale per Lecco).
Al semaforo, al termine della discesa, continuiamo diritto per un centinaio di metri lungo la Via Briantea, fino a trovare sulla destra Via Rienza.
Prendiamo questa strada, che più avanti diventa Via Della Pila e poi Via Zampiero, e la percorriamo in salita per tre chilometri fino a trovare, in questo caso a sinistra, la strada per Ponzate. Continuiamo poi come sopra descritto.

Lasciamo la macchina accanto ad una bacheca con una cartina della zona, una stazione della settecentesca Via Crucis che sale dal sottostante paese, e alcuni segnavia che indicano una stradina sterrata sulla destra: San Nicola a ore 0.05, Piazzale CAO a ore 1.10, Baita Carla a ore 1.20.
Percorsi pochi metri, raggiungiamo la XII stazione ed un bivio. Possiamo utilizzare entrambe le direzioni.
Andando a sinistra, superiamo due paracarri, saliamo alcuni gradini, passiamo accanto alle ultime due stazioni della Via Crucis e infine con una scalinata raggiungiamo la chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino (m. 700).
A destra invece, con una sterrata incassata nel terreno, aggiriamo le due stazioni e la chiesa, accanto alla quale ci sono tavoli, panche e una fontana in legno.

Oltre la chiesa, ignorate alcune deviazioni sulla sinistra, continuiamo con la stradina sterrata, addentrandoci in piano in un castagneto.
Raggiungiamo poi un bivio privo di indicazioni. Lasciamo la stradina pianeggiante a destra e prendiamo quella a sinistra in salita.
Dopo un tratto abbastanza ripido, ne percorriamo un altro con poca pendenza, poi torniamo a salire.
Superiamo un tornante verso sinistra; poi un altro verso destra passando accanto ad una rudimentale panca, una fontana in legno ed un casello dell'acquedotto (m. 755).
Troviamo poi un tavolo in cemento sulla sinistra. Il percorso ora è abbastanza ripido.
Dopo un tratto in leggera salita, percorriamo in piano un ampio crinale (m. 785).
Poi, in leggera discesa, raggiungiamo un prato sulla destra oltre il quale è ben visibile il Monte Boletto. Vi troviamo un baitello ricoperto dall'edera, un tavolone in legno con relative panche e un tavolo in pietra.
Ignorati un sentiero a sinistra ed un altro sull'altro lato accanto ad un cassottello in lamiera, continuiamo diritto e torniamo a salire.
Percorriamo un tratto pianeggiante con un muretto a secco a sinistra e poi in leggera salita raggiungiamo un incrocio (m. 830). Qui vari segnavia indicano a sinistra: Visigna a ore 0.35 e Civiglio a ore 0.40; diritto: Piazzale CAO a ore 0.30 e Baita Carla a ore 0.40; dietro: S. Nicola a ore 0.35 e Civiglio a ore 0.40. Verso destra non ci sono indicazioni.

Continuiamo diritto, in leggera salita, passando accanto ad un cartello che indica le Baite a ore 0.30.
La sterrata diventa una mulattiera. A sinistra tra gli alberi vediamo un baitello verde.
In questo punto, oltre ai soliti castagni, ci sono pini, betulle, agrifogli e altri alberi.
Ignoriamo un sentiero sulla sinistra e raggiungiamo un grande albero sradicato e posto di traverso che dobbiamo aggirare sulla destra. Più in alto a sinistra invece, vediamo un cassottello in lamiera.
Torniamo a salire e superiamo una zona con parecchi faggi.
Passiamo sotto un albero sradicato, posto di traverso e arriviamo ad un bivio (m. 935). I segnavia indicano a sinistra il Piazzale CAO a ore 0.10; diritto la Baita Carla a ore 0.20.

Passiamo poi sotto un altro albero sradicato.
Ora saliamo ripidamente, ignorando un sentierino sulla sinistra, fino a raggiungere la dorsale Brunate-Bolettone (m. 1000). Un segnavia indica, alle nostre spalle, Civiglio a ore 1.
Fin qui abbiamo impiegato un'ora per superare un dislivello di m. 330.
Bastano pochi passi a sinistra, in leggera discesa, per arrivare alla Baita Carla (m. 997).
Andiamo invece a destra, come precedentemente descritto nel quarto itinerario, sino al Monte Bolettone e al rifugio.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 760 -120
Data escursione: marzo 2009
 
Sesto itinerario: da Solzago (località Carlasc)
Alla grande rotonda tra Albese e Tavernerio, punto di unione tra la statale 342 e la provinciale n. 639, prendiamo l'uscita accanto al Brico: (venendo da Erba è la prima uscita, da Bergamo la seconda, da Como la terza).
Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a destra in direzione del centro di Tavernerio. Giunti in fondo (altra rotonda) andiamo a sinistra verso Solzago-Ponzate con Via I Maggio.
Ad un bivio andiamo a destra in direzione Como (Via Battisti).
Giriamo poi ancora a destra per prendere Via Manzoni con la quale in salita arriviamo alla chiesa di San Giovanni Battista.
Lasciata a sinistra la chiesa proseguiamo con Via Nazario Sauro.
Arrivati in Località Carlasc, troviamo uno slargo sulla destra con un piccolo parcheggio dove lasciamo la macchina. Di fronte c'è un cartellone con una cartina della zona (m. 510).

Ci incamminiamo lungo la strada asfaltata alla sinistra del cartellone, consapevoli che dovremo percorrere circa undici chilometri per raggiungere il rifugio.
Quasi in piano, arriviamo ad un bivio. La segnaletica indica a sinistra: Via alla Gilasca; a destra: Via N. Sauro, Loc. Fontana di sotto, Nisiate. Andiamo a sinistra in leggerissima salita tra le case.
Dopo una curva a destra, dove ci sono vari cespugli di rosmarino, cominciamo a salire.
Lasciamo sulla sinistra la strada privata per Selva Bella e proseguiamo diritto (m. 540).
Poco dopo le case terminano. La strada si restringe ed è incassata nel terreno circostante. Un cartello indica la frazione Gilasca che poco dopo raggiungiamo (m. 560).
Praticamente in piano aggiriamo le case sulla destra.
Ora la strada inizia a scendere. Subito troviamo un altro cartello, destinato a chi arriva in senso opposto, che indica Gilasca. Qui lasciamo l'asfalto e prendiamo una stradina sterrata sulla sinistra che entra nel bosco composto in prevalenza da castagni, ma anche da noccioli, agrifogli e altri alberi.

Troviamo una stradina che arriva dalle case a sinistra (praticamente potevamo passare in mezzo all'abitato invece di aggirarlo).
In leggera salita arriviamo ad un bivio dove c'è un cancelletto verde di legno e andiamo a destra in salita.
Presso una curva a sinistra la stradina è incassata (m. 580). Poco più avanti troviamo un cancelletto sulla destra (m. 585).
Ignoriamo, uno dopo l'altro, due sentieri e una stradina che si staccano sulla sinistra (m. 590).
Alla destra troviamo una recinzione e un cancelletto.
Più avanti arriviamo ad un bivio ed andiamo a sinistra (m. 600). La pendenza aumenta.

Poco dopo inizia il primo tratto con il fondo lastricato con pietre e cemento (m. 610).
Continuiamo poi con minore pendenza su sterrato (m. 630).
Percorriamo un tratto in salita con il fondo lastricato e, quando la pendenza diminuisce, proseguiamo su sterrato (m. 640).
Continuiamo quasi in piano poi la pendenza aumenta e torniamo a salire.
Percorriamo una curva a destra rinforzata con paletti di ferro e tronchi (m. 675).
Proseguiamo poi in leggera salita. Più avanti alterniamo altri due tratti lastricati e due sterrati.
Poi, nuovamente su fondo lastricato, troviamo alla destra delle protezioni realizzate con dei tronchi (m. 715).
Ritorniamo a camminare quasi in piano e su fondo sterrato. Alla sinistra sale un sentiero. Qui il bosco è più rado e sopra possiamo vedere il cielo mentre il fondo della stradina ridiventa lastricato e poi sterrato (m. 730).

Rientriamo nel bosco e, camminando in leggerissima salita, superiamo una curva a destra (m. 745).
Alterniamo un tratto in piano ed uno il salita poi proseguiamo con pochissima pendenza (m. 765).
Superato un piccolo slargo, riprendiamo a salire.
Percorriamo un tornante sinistrorso. Qui la stradina sale ripidamente, incassata nel terreno circostante e con il fondo lastricato (m. 780).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato passando accanto ad un grande castagno.
Poi, nuovamente con il fondo lastricato percorriamo un tornante destrorso (m. 800).
Continuiamo su sterrato in leggera salita e poi in piano ignorando subito un sentiero che scende verso destra.
Poco dopo troviamo un sentiero che sale a sinistra con alcuni gradini di legno. Alcuni segnavia indicano a sinistra: Baita Bondella a ore 0.45, innesto dorsale; diritto: Bocchetta di Molina, Capanna S. Pietro e innesto dorsale a ore 1 (ma occorre molto di più).

Proseguiamo diritto con poca pendenza.
Torniamo poi a salire con il fondo lastricato (m. 815) per poi proseguire in piano su sterrato. Qui oltre ai castagni ci sono anche alcune betulle.
Percorriamo un ampio tornante destrorso attraversato da un torrentello che scende dalla sinistra (m. 840).
Ignoriamo un sentiero in discesa a destra e subito percorriamo una curva verso sinistra in leggera salita.
Proseguiamo in salita; poi la pendenza diminuisce (m. 885). Ora gli alberi sono più radi e in alto possiamo vedere il cielo.
Con il fondo lastricato percorriamo un tornante sinistrorso e poi, nuovamente su sterrato, troviamo una baita, leggermente più in alto a sinistra (m. 890). Davanti alla baita ci sono un tavolone e delle panche in legno. C'è anche una panchina sotto un albero che inviterebbe ad una sosta.

Aggirato l'edificio, rientriamo nel bosco e procediamo con pochissima pendenza.
Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra.
Più avanti, in alto a sinistra, vediamo un baitello.
Percorriamo poi una curva verso destra attraversando un torrentello che scende dalla sinistra.
Proseguiamo in piano tra grandi robinie e raggiungiamo uno slargo dove incrociamo un sentiero prima di una curva a sinistra (m. 930). I segnavia indicano con il sentiero a sinistra: Monte Boletto a ore 1, innesto dorsale; proseguendo con la stradina: Bocchetta di Molina a ore 0.40, Capanna San Pietro, innesto dorsale; con un sentiero che scende a destra: Albese a ore 1.20; dietro: Solzago a ore 1.10.

Proseguiamo verso la Bocchetta di Molina in leggera salita.
Troviamo l'unico bollo, di colore rosso, su un sasso in mezzo al cammino (m. 955). La pendenza aumenta.
Dopo una curva a sinistra continuiamo con poca pendenza (m. 975) poi riprendiamo a salire. In questo punto il sentiero è accidentato e sembra quasi il letto di un torrente.
Arriviamo ad un bivio (m. 995). Tra il sentiero a sinistra in salita e quello in piano alla destra, ci sembra oppurtuno scegliere il primo.

Dopo un tratto incassato nel terreno circostante, il sentiero prosegue quasi in piano (m. 1025). Attorno gli alberi sono sensibilmente diminuiti e sulla destra vediamo la dorsale tra il M. Boletto e il M. Bolettone.
Riprendiamo a salire tra noccioli e betulle poi la pendenza diminuisce.
Percorriamo un tratto tra l'erba, senza alberi attorno, per poi rientrare in un bosco abbastanza rado.
Troviamo un albero cresciuto in mezzo al sentiero (m. 1060).
Gli alberi sono sempre più radi (m. 1095). Davanti vediamo il Monte Boletto e una altana di avvistamento.
Dopo una curva a destra (m. 1115) iniziamo ad aggirare il M. Boletto, puntando verso la Bocchetta di Molina.

Camminiamo quasi in piano, tra erba e giovani betulle, e poi in leggera salita. Il percorso è ormai ridotto a sentiero.
Dopo una curva a sinistra quasi in piano, iniziamo a scendere (m. 1140), dapprima con poca pendenza e poi ripidamente tra l'erba.
Al termine della discesa (m. 1100) proseguiamo quasi in piano con erba a sinistra e alberelli a destra.
Passiamo sotto le fronde di un solitario abete e percorriamo pochi passi in leggera discesa fino ad incontrare un altro sentiero che proviene dalla destra.

Proseguiamo in piano e poi in leggera salita. Sulla destra troviamo una altana per l'osservazione della selvaggina (m. 1110).
Il sentiero diventa più largo e con pochissima pendenza raggiungiamo la dorsale a pochi passi dalla Capanna San Pietro, ex rifugio da tempo in disuso.
I segnavia indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; a sinistra: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50 (vedi il quarto itinerario); a destra: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45; Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45; più a destra: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40 (vedi il terzo itinerario); dietro: Solzago a ore 1.50.

A questo punto proseguiamo lungo il crinale occidentale del Monte Bolettone come già descritto nella parte finale del terzo itinerario.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 690 - 95
Data escursione: ottobre 2010
 
Settimo itinerario: da Como (Via Tommaso Grossi)
Per salire da Como a Brunate abbiamo almeno quattro possibilità:
- la carrozzabile asfaltata
- la funicolare (qui vedi orari, prezzi e quant'altro: http://www.funicolarecomo.it/)
- la mulattiera che sale nei pressi della funicolare (ottavo itinerario)
- la mulattiera che passa per S. Donato di seguito descritta
Questa mulattiera fino ad un secolo fa era l'unica via di comunicazione tra le due località.

Dalla Via Dante a Como prendiamo Via Tommaso Grossi (nordest), la strada che sale a Civiglio e Brunate e ne percorriamo il primo tratto rettilineo in salita.
Subito dopo la prima curva a destra, troviamo sulla sinistra l'inizio della mulattiera. In questo punto è impossibile parcheggiare pertanto la macchina va lasciata precedentemente lungo la Via T. Grossi. Eventualmente è possibile proseguire fino a trovare la fermata dell'autobus n. 5 dove c'è posto per alcune autovetture.

All'inizio della mulattiera un cartello e un segnavia indicano: Salita San Donato, Brunate a ore 1. Alla destra c'è un torrente (m. 255).
Saliamo tra case e muretti, con piccoli gradini appena accennati e realizzati infilando di taglio delle lastre di pietra. La parte sinistra della mulattiera è coperta da cemento. Alla destra c'è un corrimano.
All'altezza del civico 4 la pendenza diminuisce, mentre la striscia in cemento ed il corrimano terminano (m. 270).
Più avanti riprendiamo a salire con il fondo acciottolato e con piccoli gradini. Alla sinistra c'è una protezione in ferro che termina presso un cancello e un tornante destrorso (m. 280).
Ora alla destra c'è una rete metallica. Superiamo altre case mentre la pendenza aumenta un poco.

Entriamo nel bosco (m. 295). Arrivati di fronte ad un muro, giriamo a sinistra (m. 310) e proseguiamo con dei corti tornanti. Passiamo sotto alcuni cavi.
Lasciamo a destra una breve deviazione che conduce ad un cancello e, poco dopo, arriviamo ad un bivio (m. 330). I segnavia indicano a sinistra: Via Salita San Donato, Brunate a ore 0.50; a destra: Val Gioera, Garzola inferiore a ore 0.15.
Andiamo a sinistra in modo abbastanza ripido. Ora la mulattiera è sterrata, con le solite lastre di pietra a formare piccoli gradini.
Poi la pendenza diminuisce un poco e tra gli alberi cominciamo a intravedere la sottostante Como.

Presso un tornante destrorso troviamo un sentiero che si immette dalla sinistra (m. 350). Poco dopo, su di un masso, vediamo una freccia che indica la nostra direzione di marcia.
Proseguiamo con una serie di tornanti in un rado bosco. Presso un tornante destrorso ignoriamo un piccolo sentiero che prosegue diritto (m. 375).
Percorriamo pochi passi quasi in piano e poi riprendiamo a salire (m. 390).
Dopo un ampio tornante destrorso (m. 405) ne percorriamo uno normale sinistrorso e continuiamo con un tratto rettilineo.

Arriviamo ad un bivio (m. 430). Accanto ad una nicchia in un muro, contenente una madonnina con bambino, alcuni segnavia indicano a sinistra: Brunate per San Donato a ore 0.40; a destra: Garzola superiore a ore 0.15.
Subito dopo alla destra troviamo un cancello ed un muro sormontato da una siepe. Poco più avanti c'è un muretto alla sinistra.
Superiamo quattro tornanti destra-sinistra camminando tra un muro sul lato a monte e un muretto con corrimano su quello a valle e raggiungiamo un cancello e la prima costruzione a quattro piani di San Donato.

Poco dopo giriamo a destra e troviamo un grande cartello a cura del T.C.I. che informa che siamo a San Donato m. 453 s/m. Più sopra un altro cartello recita:
"SAN DONATO - L'edificio ha origini antichissime: le prime vestigia, come la torre di segnalazione, risalgono al VII secolo. Dal 1453 fu un romitorio del Frati del Terz'Ordine di San Francesco. E' probabile che sia stato fondato durante il periodo del Regno Longobardo da alcuni missionari pavesi, ma di sicura origine orientale poiché in quest'eremo esistevano tradizioni prettamente orientali, come il culto per San Nazaro, Sant'Eusebio, i Santi Cosma e Damiano, San Zenone e la festa di Tutti i Santi; in seguito a tali culti vennero intitolate le omonime Chiese cittadine e anche il culto della Madonna della Cintura, giunto a Sant'Agata (in Como) e la pesatura dei bambini, diffuso in città, provenivano da San Donato. Con un atto del 13 dicembre 1458, il Papa Pio II concesse al convento alcuni privilegi e in quell'occasione parte dell'edificio sacro fu ampliato. Tra i frati del Terz'Ordine di San Francesco che qui risiedettero, va senz'altro ricordato il Beato Geremia Lambertenghi. Il romitorio francescano fu soppresso nel 1772 ma l'edificio ha conservato nelle sue linee principali l'antico carattere conventuale. Dall'ingresso, chiuso da un muro monastico, si accede alla galleria oltre la quale inizia la scalinata che sale al poetico chiostrino dove, dirimpetto, sorge la Chiesa di San Donato. Questa è orientata a levante e sulla fronte vi campeggia il monogramma di Cristo, diffuso da San Bernardino da Siena, indice della pietas francescana. All'interno si trovano due altari, uno dedicato alla Vergine, l'altro a San Donato. Sulle pareti si possono ammirare alcuni quadri, ritenuti esemplari iconografici, che rappresentano il Beato Geremia, la Beata Ludovica Arbertoni e Sant'Elisabetta d'Ungheria, protettrice del Terz'Ordine. Sul lato dell'Evangelo si apre una porticina che dà acceso alla grotta profonda una decina di metri: era il luogo di raccoglimento del Beato Geremia. Pare che l'occupazione francese del 1797 abbia deturpato alcune statue e immagini sacre. - Circoscrizione n. 9 - Comune di Como"

La mulattiera, in leggera salita, aggira il complesso lasciandolo a destra. Alla sinistra oltre un muretto, vediamo giù in basso i tetti di Como e il lago mentre sulle colline spicca il Castello del Baradello. Nel muro alla destra, dei tubi fanno da corrimano.
Dopo una curva a destra riprendiamo a salire con la mulattiera acciottolata, attorniati da due mura e sempre con il corrimano sul lato destro.
Percorriamo una curva a destra e poi un ampio tornante a sinistra. Ogni tanto nelle mura si aprono due piccoli cancelli (m. 490).
In seguito camminiamo tra un muro a secco alla sinistra e una rete metallica a destra oltre la quale vediamo degli alberi da frutta.
Proseguiamo in modo abbastanza ripido e superiamo una curva a destra. Alla sinistra ora c'è il bosco (m. 505).

In alto a sinistra vediamo delle protezioni di colore bianco a lato di una piccola stradina asfaltata che poco dopo raggiungiamo (m. 525).
Alla destra un cartello indica il divieto di accesso. Seguendo una freccia bianca attraversiamo la stradina e continuiamo nel bosco con la mulattiera.
In salita superiamo due coppie di tornanti destra-sinistra. Al successivo tornante destrorso ignoriamo un sentierino, chiuso da un legno, che prosegue diritto (m. 555).
Superiamo altri tornanti, percorriamo un breve tratto con poca pendenza e torniamo a salire ancora con dei tornanti.
Alla sinistra troviamo dei muretti a sostegno, realizzati con pietre a secco (m. 580).
La pendenza aumenta. Dopo altri tornanti cominciamo a vedere in alto le prime case di Brunate. Alla sinistra ci sono delle antenne (m. 620).
All'esterno di un tornante destrorso troviamo dapprima una rete e poi un muro a secco sormontato da una rete.
Proseguiamo con poca pendenza ma, dopo un tornante, riprendiamo a salire.
Alla sinistra, oltre la rete, c'è un cassottello. In alto davanti vediamo una casa di colore ocra e i parapetti a lato di una strada.

Raggiungiamo un vecchio edificio sul quale vediamo l'indicazione per scendere a Como (m. 635).
In leggera salita, andiamo a destra. Percorriamo pochi passi su cemento e proseguiamo su un misto di cemento e pietre. Nei pressi della casa ocra la stradina diventa asfaltata.
Troviamo poi sulla destra una cappelletta contenente un immagine in rilievo raffigurante una madonna con bambino (m. 650).
Più avanti c'è una staccionata collocata alla destra come protezione. Poco dopo alla sinistra ci sono alcune case.
Proseguiamo con un muretto alla sinistra mentre dall'altro lato ci sono dapprima una casa e poi un piccolo parcheggio.
Camminando tra un muro e una rete con siepe, arriviamo ad un bivio (m. 670) dove prendiamo sulla sinistra Via Cav. A. Baserga, una strada che sale in modo abbastanza ripido con il fondo di sanpietrini e con dei piccoli gradini alla sinistra.

Lasciato a destra dapprima un parcheggio sotterraneo e poi un grande faggio, arriviamo allo stop (m. 680). Qui troviamo vari segnavia che indicano a sinistra: funicolare; diritto: M. Piatto; a destra: Colme, S. Antonio, S. Nicola, Panorami.
Decidiamo di proseguire diritto. Attraversiamo la strada e, tra le case, prendiamo una stradina a gradini con due corrimani ai lati. Vediamo un bollo giallo.
Sulla destra troviamo il Municipio. Qui la stradina si divide e andiamo a sinistra.
Poco dopo incrociamo un'altra strada con il fondo in sanpietrini e, lasciando a destra una locanda, la attraversiamo sulle strisce pedonali.
Seguendo l'indicazione: "Colme", proseguiamo con Via alla Chiesa, una stradina a gradini con un corrimano alla sinistra.
Ad un bivio giriamo a sinistra e proseguiamo con altri gradini. Alla sinistra ci sono delle case e alla destra un muro con il corrimano.

Al termine della salita, sbuchiamo in Piazza A. Bonacossi. Alla sinistra c'è la stazione a monte della funicolare (m. 700).
Proseguiamo diritto e troviamo altri segnavia che indicano davanti: sentiero 1, S. Maurizio a ore 0.15, Monte Boletto a ore 1.30; dietro: C. Storico, S. Donato, S. Antonio, S. Nicola.
Camminando in leggera salita sui sanpietrini, raggiungiamo la carrozzabile asfaltata e andiamo a destra aggirando la chiesa di San Pietro.
Prendiamo poi Via Beata Maddalena Albrici, una strada pedonale che si stacca sulla sinistra, all'inizio della quale un cartello giallo indica: San Maurizio, Faro Voltiano, Santuario S. Rita al Cao (m. 715).
Poco dopo, seguendo una freccia bianca, giriamo a destra ignorando una stradina pedonale che prosegue diritto verso il cimitero.
Continuiamo in salita tra mura, altre recinzioni e case. Sulla sinistra, come segnavia, vediamo un segmento giallo.

Raggiungiamo la strada asfaltata, Via Giacomo Scalini, nel punto in cui questa compie un tornante destrorso (m. 740). La seguiamo verso sinistra in leggera salita passando accanto a "Villa Maria".
Pochi passi più avanti sulla destra si stacca una mulattiera, Via Varesello. La ignoriamo e proseguiamo diritto utilizzando una larga mulattiera (cartello: Per San Maurizio) che affianca sulla destra la carrozzabile asfaltata. Vediamo anche il segnavia a bandierina con il numero 1.
Subito dopo sulla destra c'è "Villa Isabella". Ne seguiamo le mura coperte da rampicanti mentre alla sinistra, oltre la strada, vediamo in basso la città di Como (m. 750).
Tra ville, alberi e recinzioni superiamo una curva a destra.

Poco dopo incrociamo nuovamente la strada asfaltata (m. 785). Alla sinistra c'è una casa di colore giallognolo come quasi tutte le costruzioni della zona.
Attraversata la strada, passiamo accanto ad un cartello che indica il divieto di transito ai veicoli e riprendiamo la mulattiera.
Alla sinistra, accanto al muro, ci accompagna un tubo nero collocato a mezzo metro da terra. Alla destra si sono degli alberi.
Presso una curva a destra, sul lato destro della mulattiera iniziano dei corti gradini mentre sulla sinistra sale una scalinata chiusa quasi subito da un cancelletto. Ora alla destra c'è una recinzione metallica (m. 800).
Sulla destra troviamo una casa sulla quale vediamo una vecchia scritta: "Trattoria della Mirandola" (m. 815).

Poco più avanti raggiungiamo il "BB della Mirandola" e la strada asfaltata (m. 830). Seguendo una freccia bianca e il segnavia 1 proseguiamo diritto passando accanto ad un altro cartello stradale che vieta l'accesso agli automezzi.
Passiamo tra due case. Alla sinistra ci sono dei piccoli gradini e il solito tubo nero.
In salita entriamo nel bosco. Poi la pendenza aumenta. Ora i piccoli gradini sono alla destra, al centro la mulattiera è acciottolata, mentre sulla sinistra c'è una stretta striscia di cemento (m. 845).
Sulla destra troviamo la "Locanda Dolce Basilico" (m. 855).
Passiamo sotto un ponticello. Subito dopo alla destra c'è una torre.
La mulattiera prosegue quasi in piano, incassata tra un muro alla destra e la strada asfaltata che scorre in alto a sinistra. Alla sinistra ci sono i pali del telefono e dei rovi.

Dopo un breve tratto in salita, ci immettiamo sulla carrozzabile e raggiungiamo la piazza di San Maurizio. Una freccia bianca indica di proseguire. Andiamo pertanto diritto in piano lasciando a destra "La Polenteria". Alcuni cartelli indicano a sinistra: Faro Voltiano, Parco Pubblico, Punto Panoramico; diritto: Santuario Santa Rita al CAO, alle Baite, alle Vette. Nella piazza ci sono alcune panchine (m. 875).
Proseguiamo seguendo l'asfalto in leggera salita, lungo Via alle Colme, tra ville, case e recinzioni.
Ritroviamo Via Varesello che, stretta e a gradini, si immette dalla destra (m. 885).
Poco più avanti, sempre a destra, c'è Via Eroi Brunatesi, adibita a parcheggio a pagamento (m. 890).
Proseguiamo percorrendo un ampio tornante sinistrorso seguendo il muro di recinzione di "Villa Serenitas" (m. 895).
Accanto al cancello della successiva villa, vediamo un grande faggio racchiuso nella rete di recinzione (m. 900). Percorriamo un tratto quasi in piano poi continuiamo in leggera salita tra le recinzioni di altre ville.
La pendenza aumenta e presso un ampio tornante sinistrorso troviamo la "Baita Sette Nani". Ora alla destra c'è il bosco.
L'asfalto lascia il posto ai sanpietrini (m. 930). La pendenza diminuisce un poco. In questo punto camminiamo attorniati dal bosco, da entrambi i lati (m. 945).
Troviamo poi delle recinzioni e alla sinistra una casa che reca la scritta: "Primosole" (m. 955).
Infine, con pochi passi in discesa, lasciando alla sinistra la chiesetta di Santa Rita, raggiungiamo il piazzale CAO (m. 950).

La maggior parte degli escursionisti arriva fin qui in auto. Noi, salendo a piedi, abbiamo impiegato due ore per superare 695 metri di dislivello.
Ora, per raggiungere il Rifugio Bolettone, dobbiamo effettuare per intero il percorso descritto nel quarto itinerario. Pertanto complessivamente:

Tempo impiegato: ore 4.20 - Dislivello: m. 1175 -120
Data escursione: marzo 2012
 
Ottavo itinerario: da Como (piazza della funicolare)
Lasciamo la macchina a Como in Piazza Alcide De Gasperi, di fronte alla stazione a valle della funicolare (m. 200).
Tutti i parcheggi della zona sono a pagamento (1€/1h). Pertanto si può considerare l'opportunità di arrivare a Como con il treno FNM la cui stazione dista alcune centinaia di metri.

Potremmo decidere di utilizzare la funicolare per salire in soli 7 minuti fino a Brunate. C'è una corsa ogni mezzora e il prezzo è di € 2.55 per la sola andata e € 4.65 a/r. Per maggiori dettagli vedi qui: http://www.funicolarecomo.it/
Qui di seguito ho invece descritto come salire a piedi.

Lasciata la macchina prendiamo sulla destra Via Coloniola e la percorriamo in piano per un centinaio di metri.
All'altezza del civico 38 prende avvio a sinistra il percorso che ci condurrà a Brunate. Qui la segnaletica indica Via Stoppani, Strada Pedonale per Brunate, ore 2 (ma occorre molto meno).
Dopo un tratto con poca pendenza tra le case, saliamo una scalinata tra due mura e con dei corrimani ai lati.
Al termine della scalinata sbuchiamo in Via Torno, la attraversiamo e riprendiamo Via Stoppani (m. 210).
La stradina è ancora a gradini e sale con delle case alla sinistra ed un muro con corrimano alla destra.
Giriamo a destra e poi a sinistra e raggiungiamo un'altra strada asfaltata che seguiamo verso sinistra in leggera salita (m. 240).
Alla destra ci sono delle case mentre alla sinistra cominciamo a vedere il panorama su Como e il lago.
La strada diventa più stretta e da un cartello apprendiamo che si chiama Via Peltrera.
Saliamo con delle recinzioni a sinistra e case a destra, fino a trovare un picchetto di ferro nel mezzo per impedire il transito ai veicoli (m. 260). Alla destra c'è Villa Nizza mentre alla sinistra torniamo a vedere il lago.

Arriviamo ad un bivio nei pressi di Villa Angiolina (m. 270). La segnaletica indica diritto: Brunate per Falchetto a ore 1; a destra: Brunate per Carescione a ore 0.50. Andiamo a destra come indicato anche da un segnavia a bandierina rosso bianco rosso.
Saliamo con dei gradini, in modo abbastanza ripido, tra due mura.
Dopo una curva a destra proseguiamo con poca pendenza. Passiamo sopra ad un lungo tombino (m. 285).
Ignoriamo un viottolo a gradini che si stacca a sinistra. Continuiamo diritto su sterrato, tra due muri, con un sentiero più stretto.
Alla destra troviamo dapprima un tratto privo del muro ed in seguito una rete metallica.
Il sentiero ridiventa una mulattiera con dei piccoli gradini. Riprendiamo a salire.
Entriamo in un bosco (m. 315). Per un po' alla destra ci accompagna una rete metallica. Il sentiero si snoda in leggera salita con delle serpentine (m. 335).

Con alla destra delle protezioni e una bella veduta su Como e il lago, arriviamo alla fermata Como Alta (m. 345). Qui con un arco passiamo sotto alla massicciata della funicolare portandoci alla sua destra. Vediamo una freccia rossa ed un segnavia a bandierina.
Continuiamo con una mulattiera a gradini tra un muro alla sinistra ed il bosco alla destra.
Superate due curve, entrambe verso sinistra, la pendenza aumenta ed il muro termina (m. 385).
Percorriamo altre tre curve: sinistra-destra-sinistra, poi il percorso diventa abbastanza ripido (m. 400) ma dopo la successiva curva a sinistra la mulattiera torna a salire con minore pendenza come in precedenza (m. 420).
Presso una curva a destra vediamo una freccia rossa su di una pietra.
Superiamo un tornante sinistrorso (m. 430).

Arriviamo ad un bivio dove ignoriamo il percorso a destra e, seguendo dei bolli rossi, continuiamo diritto (m. 440).
Poco dopo presso un tornante destrorso trascuriamo un sentiero che prosegue diritto.
Ora alla sinistra c'è un muro di pietre terminato il quale superiamo due tornanti sinistra-destra, in vista del tracciato della funicolare (m. 455).
Dopo un altro tornante sinistrorso ne percorriamo uno destrorso al cui esterno c'è la massicciata della funicolare (m. 465).
Ecco altri tre tornanti: sinistra-destra-sinistra poi all'esterno di un tornante destrorso, oltre una rete metallica, vediamo una edificio di servizio alla funicolare (m. 480).

Dopo un tornante sinistrorso ne raggiungiamo uno destrorso accanto al quale, passando sotto alla massicciata della funicolare è possibile raggiungere una vecchia casa pericolante che ha una intera facciata dipinta da un mural. Davanti alla casa c'è un tavolo in pietra. E' un ben punto panoramico su Como e il lago (m. 490).
Proseguiamo con un tornante sinistrorso e poi uno destrorso accanto alla funicolare.
Passiamo sotto ai cavi dell'alta tensione e superiamo un altro tornante sinistrorso.

Al successivo tornante destrorso passiamo accanto alla fermata Carescione (m. 515).
Ancora un tornante sinistrorso e, poco dopo, tramite un arco, passiamo sotto alla funicolare e ci portiamo alla sua sinistra. Su un cartello leggiamo: Via Carescione.
Accompagnati alla sinistra da una rete metallica e da una siepe, arriviamo ad un tornante destrorso accanto al quale c'è una villa. Sul cancello leggiamo: "Camere con vista. Bed and breakfast."
Proseguiamo con un tornante sinistrorso all'esterno del quale, oltre un arco, c'è uno slargo (m. 535).
Ora camminiamo tra due recinzioni aggirando il B.B. In basso vediamo il lago e in particolare riconosciamo Villa Olmo.
Proseguiamo in leggera salita. Alla destra c'è una villa (m. 555).
Camminiamo tra due recinzioni e poi alla destra troviamo una cabina del metano.

Arriviamo ad un bivio e prendiamo la mulattiera che con un tornante retrocede verso destra passando accanto ad una casa sulla quale leggiamo: "Runcasc" (m. 565).
Saliamo con dei piccoli gradini, attorniati da due reti.
Percorriamo due curve: sinistra-destra, tra le quali alla sinistra c'è una casa bianca.
Proseguiamo a zig-zag tra muretti di cemento sormontati da reti. Vediamo una freccia rossa.
Continuiamo tra due reti. Poi percorriamo un tratto rettilineo tra siepi (m. 595).

A questo punto ci immettiamo su di una strada asfaltata e andiamo a destra tra ville, recinzioni e muretti (m. 610).
Superiamo un tornante sinistrorso.
All'esterno del successivo tornante destrorso, scende una mulattiera. Su di un cartello leggiamo: Via Scalinata Pirotta 12-24 (m. 635).
Più avanti leggiamo il nome della via che stiamo percorrendo: Via Attilio Pirotta.

Passiamo per la terza volta sotto alla funicolare.
All'esterno di un tornante sinistrorso scende una stradina. Alla destra c'è un bel punto panoramico su Como e il lago e un pannello spiega quanto di può vedere (m. 665).
Al successivo tornante destrorso passiamo accanto alla trattoria Bracconieri e ci immettiamo su di un'altra strada. Alla sinistra c'è un grande affresco raffigurante una donna, un bambino e dei mietitori sullo sfondo (m. 675).
Andiamo a sinistra e passiamo accanto ad un bar-trattoria.
Sulla destra prendiamo una scalinata che sale con alcune rampe. Tra una rampa e l'altra troviamo delle panchine.
In cima sbuchiamo in Piazza A. Bonacossi dove, alla sinistra, c'è la stazione a monte della funicolare (m. 700).

Fin qui abbiamo impiegato ore 1.15 per superare 500 metri di dislivello.
Ora, per raggiungere il Rifugio Bolettone, dobbiamo proseguire come indicato nella seconda parte del settimo itinerario fino alla Capanna Cao e poi effettuare per intero il percorso descritto nel quarto itinerario. Pertanto complessivamente:

Tempo impiegato: ore 4.20 - Dislivello: m. 1230 -120
Data escursione: maggio 2013

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • alla Vetta del Bolettone in ore 0.01










Dati del Rifugio Bolettone

Altezza:
m. 1310
Gruppo:
Triangolo Lariano
Ubicazione:
Vetta M. Bolettone
Comune:
Albavilla - CO
Carta Kompass:
91 - C8
Coordinate Geo:
45°50'13.50"N
9°10'49"E
Gestore:
-
Telefono gestore:
-
Telefono rifugio:
031 628163
Posti letto:
30
Apertura:
CHIUSO
Pagina aggiornata
il: 03/03/2015
Il Rifugio Bolettone Ingresso nel Parco del Viceré La Capanna S. Pietro Il crinale ovest del Bolettone Altana (6° itinerario) La funicolare (8° itinerario) La croce in cima al Monte Bolettone Il Lago di Como Panorama

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