Rifugio Bolettone
- Altezza: m. 1310
- Gruppo: Triangolo Lariano
- Ubicazione: Vetta M. Bolettone
- Comune: Albavilla - CO
- Carta Kompass: 91 - C8
- Coordinate Geografiche: 45°50'13.50"N 9°10'49"E
- Gestore: -
- Telefono gestore: -
- Telefono rifugio: 031 628163
- Posti letto: 30
- Apertura: CHIUSO
- Pagina aggiornata il: 15/03/2012
Il Rifugio Bolettone è situato a pochi passi dalla vetta dell'omonimo monte (m. 1320) sul quale sono stati eretti un altare, una nicchia con una
madonnina e una grande croce.
Un pannello riporta la sagoma, il nome e l'altezza della cime visibili verso nord. Arrivando qui in una limpida giornata potremo ammirare partendo da
sinistra (ovest): Monviso (m. 3841), Gran Paradiso (m. 4061), Grivola (m. 3969), Boletto (m. 1236), Corno Bianco (m. 3320), Gnifetti (m. 4554), Dufour
(m. 4834), Campo dei Fiori (m. 1227), Cervino (m. 4478), Alphubell (m. 4206), Dom (m. 4545), Weiss Miess (m. 4023), Bisbino (m. 1325), Leone (m. 3583,
Bietschorn (m. 3934), Generoso (m. 1701), Finsterarhorn (m. 4274), Sasso Gordona (m. 1410), Basodino (m. 3274), Colmegnone (m. 1383), P. di Vogorno
(m. 2442), Costone (m. 1441), Pizzo Camoscè (m. 2226), M. di Lenno (m. 1589), P. di Gino (m. 2245), Galbiga (m. 1698), Preaola (m. 1417), Bregagno (m.
2107), S. Primo (m. 1685), Gruf (m. 2936), Palanzone (m. 1436), Legnone (m. 2609), Disgrazia (m. 3678), Grigna Settentrionale (m. 2410), Grigna
Meridionale (m. 2184), P. Diavolo di Tenda (m. 2914), Carrè Alto (m. 3482), Corno di Canzo Occ. (m. 1373), P. Arera (m. 2512), Resegone (m. 1875),
Guglielmo (m. 1949), Albenza (m. 1424).
Primo itinerario: dal Parco del Viceré
Alla rotonda di Erba prendiamo la provinciale n. 639 in direzione Como.
Dopo due chilometri circa, giriamo a destra in Via Don Orione. In leggera salita, arriviamo ad una rotonda dove proseguiamo sulla destra verso Albavilla.
Alla successiva rotonda andiamo a destra seguendo le indicazioni per l'Alpe del Viceré e il Buco del Piombo.
Attraversato il paese, arriviamo in Piazza Fontana e giriamo a sinistra attorno alla chiesa. Raggiungiamo così due piazze unite: Roma e Garibaldi e
voltiamo a destra in Via XX Settembre.
Proseguiamo poi in salita, con vari tornanti, fino al Parco del Viceré (m. 900).
L'accesso al parcheggio del parco costa: € 5 nei giorni festivi; € 3 al sabato da aprile ad ottobre e ad agosto nei feriali. C'è posto per una diecina
di vetture anche prima dell'ingresso sulla sinistra.
Da qui partono vari sentieri per i rifugi della zona. Quello di seguito descritto è il più diretto per il Rifugio Bolettone; un altro risale il Monte
Bolettone dalla destra (est) passando per il Rifugio Capanna Mara (vedi il secondo itinerario); un terzo da sinistra (ovest) passando per il Rifugio
Baita Patrizi (vedi il terzo itinerario).
Lasciata la macchina, in piano attraversiamo il parcheggio con una sterrata tra gli alberi.
Superiamo una stanga, alla destra della quale c'è un pannello con una cartina della zona, e arriviamo ad un bivio dove un cartello indica sulla
sinistra la stradina per il Rifugio Bolettone.
Prendiamo questa stradina e, poco dopo, lasciamo a destra alcune costruzioni, tettoie e bagni, di servizio al parco.
Ora il bosco è più fitto e, in leggera salita, raggiungiamo un'altra stanga. Anche qui, sulla destra, troviamo un pannello con una cartina della zona (m. 920).
Subito dopo c'è un bivio. Un cartello segnala la Baita Patrizi alla sinistra e un altro il Rifugio Bolettone diritto. C'è anche un segnale stradale
che vieta il passaggio agli automezzi.
Gli abeti lasciano il posto ai faggi. Camminiamo in salita.
Più avanti la pendenza aumenta e diventa abbastanza ripida (m. 945).
Ora la stradina è coperta da due strisce di cemento ai lati. Sulla destra c'è una grotta con una madonnina.
Di tanto in tanto troviamo una cunetta per lo scolo dell'acqua e delle traversine infilate in verticale sul bordo verso valle, principalmente all'inizio dei tornanti.
Dopo un tratto con poca pendenza torniamo a salire (m. 985).
Per un centinaio di metri il fondo stradale è formato da un misto di pietre e cemento (m. 1000) poi proseguiamo su sterrato con le due strisce di cemento ai lati.
Nuovamente con un fondo di pietre e cemento percorriamo un tornante destrorso ignorando un sentiero che prosegue diritto (m. 1025).
Vediamo una freccia gialla. La pendenza aumenta un poco. Poco dopo la stradina diventa sterrata.
Raggiungiamo un tornante sinistrorso (m. 1060). Un cartello indica il Rifugio e il Monte Bolettone a ore 0.30 proseguendo con la stradina. Ignoriamo
pertanto un primo sentiero che scende a destra all'esterno del tornante ed un altro, poco più avanti, indicato da un cartello che dice: "Sentéé di
Carej". Alla sinistra ci sono degli alberelli e alla destra degli abeti.
Poco dopo una freccia gialla indica un sentiero a sinistra, che scorre parallelo e rientra più avanti. Proseguiamo in leggera salita con la stradina.
Da questo punto in avanti tutti i tornanti hanno il fondo in cemento e pietre. Nella parte iniziale del tornante, il lato a valle è protetto con delle
vecchie traversine ferroviarie sistemate in verticale. Tra un tornante e l'altro la stradina è sterrata ma con due strisce di cemento ai lati.
Superiamo un tornante sinistrorso (m. 1095) seguito da uno destrorso (m. 1105).
Percorriamo una curva a sinistra. Poi in modo abbastanza ripido arriviamo alla curva a destra presso la quale ritroviamo il sentiero della freccia
gialla che qui attraversa la stradina. Un'altra freccia gialla invita a proseguire sulla stradina, cosa che facciamo (m. 1120).
La pendenza diminuisce un poco. Troviamo altre protezioni sulla sinistra.
Arriviamo ad un tornante destrorso dove un sentiero contrassegnato da una freccia gialla prosegue diritto (m. 1150). I segnavia indicano il Rifugio e
il Monte Bolettone a ore 0.30 seguendo il percorso principale e dietro l'Alpe del Viceré a ore 0.25.
Continuiamo con la descrizione della stradina. Più sotto trovi la descrizione della variante.
Raggiungiamo una curva a sinistra (m. 1170) dalla quale ci affacciamo sul versante nord e possiamo così vedere le Grigne, il Resegone, i Corni e il
Cornizzolo. Più avanti riusciamo a vedere anche il Palanzone e la Capanna Mara. Il bosco è terminato; ora camminiamo tra prati e radi alberi.
La pendenza aumenta. Raggiungiamo un tornante sinistrorso, rinforzato all'esterno da un basamento di pietre (m. 1190).
Presso il successivo tornante, destrorso, ignoriamo un piccolo sentiero che prosegue diritto (m. 1200).
Dopo il successivo tornante la pendenza diventa abbastanza ripida (m. 1220).
Percorriamo poi un'ampia curva a destra. Ora il percorso è meno ripido (m. 1230).
In fondo vediamo il rifugio e con un lungo traverso ci avviciniamo mentre la pendenza, poco alla volta, diminuisce.
Raggiungiamo uno slargo (m. 1295). Davanti, poco lontano, c'è il cancello chiuso e la recinzione del rifugio, anch'esso chiuso da tempo.
Con pochi passi a destra in salita raggiungiamo quattro panche di legno e un pannello con un cartellone che parla della Bocchetta del Bolettone (m.
1305). Un sentiero scende a destra accompagnato da una solida protezione sul lato a valle. I segnavia indicano in quella direzione: Bocchetta di
Lemna, Capanna Mara, Bellagio a ore 7.40. Bella la vista sul lago e sui monti.
Mantenendoci sul crinale proseguiamo verso sinistra. Troviamo una palina con altri segnavia che indicano dietro, da un lato: Bocchetta di Lemna,
Capanna Mara a ore 0.30; dall'altro (quello che abbiamo percorso): Alpe del Viceré a ore 0.50, Albavilla a ore 1.50.
Costeggiando la recinzione passiamo dietro al rifugio e raggiungiamo la croce sulla vetta (m. 1320).
- Variante
Al tornante destrorso, dove i segnavia indicano il Rifugio e il Monte Bolettone seguendo la stradina, prendiamo invece il sentiero, indicato
da una freccia gialla, che esce subito dal bosco (m. 1150).
Agevolati da alcuni piccoli tronchi che fanno da gradino percorriamo un tratto in leggera salita seguito da uno con maggiore pendenza.
Poi, nuovamente in leggera salita, terminati i gradini, troviamo sulla sinistra una staccionata che fa da protezione a valle (m. 1180).
Proseguiamo in piano tra radi alberi. Sulla destra troviamo un rudimentale tavolo di legno e due panche.
Continuiamo con poca pendenza tra i prati. Alla sinistra ci sono alcuni alberi.
Dopo un tratto in salita (m. 1205), percorriamo un lungo traverso, praticamente in piano passando a valle del rifugio, tra prati e alcune giovani betulle.
Prima di raggiungere una fila di abeti, ad una biforcazione, prendiamo il sentiero sulla destra che, poco dopo, piega ancora a destra e comincia a
salire ripidamente mantenendosi ad una diecina di metri di distanza dagli alberi (m. 1225). Anche alla sinistra degli abeti sale un sentiero parallelo.
Poi la pendenza aumenta ancora. Alla destra c'è la palizzata che fa da recinzione al rifugio.
Raggiungiamo un boschetto e lo attraversiamo camminando sulle radici degli alberi che fanno da gradino.
Sbuchiamo poi nel prato di fronte alla croce sulla vetta. Il rifugio è sulla destra.
Tempo impiegato: ore 1 - Dislivello: m. 410
Data escursione: gennaio 2012
Secondo itinerario: dal Parco del Viceré per la Capanna Mara
Raggiungiamo il Parco del Viceré e parcheggiamo la macchina (vedi il primo itinerario).
Nei giorni di minore affluenza conviene proseguire con una strada asfaltata che, aggirando il parco sulla destra, dopo 400 metri conduce ad un
parcheggio gratuito, sotto gli alberi, nei pressi di un bar.
Lasciata la macchina, in ogni caso dobbiamo raggiungere quest'ultimo piccolo parcheggio e incamminarci in piano sulla stradina asfaltata. Un cartello
segnala il Rifugio Cacciatori a 150 metri.
Fatti alcuni passi, troviamo altri segnavia che indicano: Rifugio Cacciatori a ore 0.10, Capanna Mara a ore 1, Monte Palanzone a ore 2.10.
Camminiamo tra due recinzioni: alla sinistra c'è una staccionata e alla destra dei semplici cavi metallici,
Dopo pochi passi in salita, sulla sinistra troviamo una fontana. Continuiamo quasi in piano.
Lasciamo a destra un sentiero segnalato che scende alla Scala di Legno, Caino e alla Scala di Ferro. Un cartello segnala alla destra il confine della
Riserva Naturale; altri cartelli simili li troveremo in seguito.
Poco dopo, sulla sinistra, poco visibile tra gli alberi, c'è una madonnina.
Ancora pochi passi e raggiungiamo il cancello, generalmente aperto, che precede il Rifugio Cacciatori (m. 910).
La strada ora si restringe, diventa sterrata e procede in leggera salita. Di tanto in tanto troveremo una canalina per lo scolo dell'acqua. Un
cartello indica il divieto di accesso agli automezzi. Un'altro segnala il percorso n. 23 per la Capanna Mara raggiungibile in ore 0.40. Alla destra
c'è una panchina.
Successivamente lasciamo a sinistra un garage in lamiera.
Sulla destra invece, poco più avanti, troviamo una bacheca in legno con incisa la frase: "La montagna ci accoglie, viviamola con serenità". La
stessa frase la troveremo anche al bivio che precede la Capanna Mara.
Percorriamo un tratto in salita con il fondo in cemento e pietre, inizialmente con protezioni a destra.
Al termine della salita torniamo su fondo sterrato. Un cartello informa che ci troviamo al "Doss del Fasan" (m. 955).
Proseguiamo con pochissima pendenza.
Troviamo poi, sulla sinistra, un monumento con gli stemmi dei comuni di: Tournon-sur-Rhone, Tain l'Hermitage, Fellbach e Erba. Una freccetta indica la
Mara su di una piccola piastrella. C'è anche un lungo sedile in pietra.
Subito dopo, sempre a sinistra, ci sono due panche in legno e una in pietra, accanto ad una fontana; un cartello avverte che l'acqua non è potabile.
Trascuriamo un sentiero sulla destra e riprendiamo a salire con il fondo in cemento e pietre.
Dopo una curva, ignoriamo un altro sentiero che si inerpica a sinistra (m. 965). Un cartello su di un albero segnala che anche con questo sentiero è
possibile raggiungere il rifugio. Un altro cartello, sul retro dello stesso albero, indica anche la Fonte Carrei e il Monte Broncino.
La stradina torna ad essere sterrata e procede dapprima quasi in piano e poi in leggera salita. In alto a destra, cominciamo a vedere tra gli alberi
il bianco edificio della Capanna Mara.
Percorriamo un breve tratto su pietre e cemento e poi torniamo a camminare su sterrato, quasi in piano e con delle protezioni in legno alla destra (m. 980).
Alla sinistra troviamo una panchina (m. 985).
Proseguiamo in leggera salita su pietre e cemento. In due punti alla destra ci sono delle protezioni. Un ruscello attraversa passando sotto in un tubo.
Percorriamo un breve tratto sterrato, poi continuiamo con il fondo in pietre e cemento e con delle protezioni alla destra.
Dopo pochi passi in leggera discesa, continuiamo in piano su sterrato. Alla sinistra vediamo una cavità sotto ad una roccia (m. 990).
Un cartello su di una betulla, informa che siamo arrivati a "Praa di Punt". Alla destra c'è una breve protezione in legno (m. 995).
Proseguiamo in leggera salita e, per un breve tratto, su pietre e cemento.
Poi, presso una curva a sinistra, troviamo una panchina sulla destra. La stradina ritorna sterrata (m. 1000).
Camminiamo in piano e poi in leggera salita. Il fondo ridiventa in pietre e cemento e poi ancora sterrato e pianeggiante. Alla sinistra vediamo una
pietra che può fungere da rudimentale sedile.
Nuovamente con il fondo in pietre e cemento, percorriamo una breve salita (m. 1020) che termina presso una curva a sinistra dove troviamo, alla
sinistra, un'altra panchina. Proseguiamo quasi in piano su sterrato.
Attraversiamo una pineta. Un cartello avverte che siamo in località "Praa dal Panza" (m. 1025).
Dopo una curva a destra proseguiamo tra faggi, betulle e alberelli.
Dopo un tratto con poca pendenza, ne percorriamo un altro in salita con il fondo in pietre e cemento (m. 1035), seguito da un'altro quasi in piano su
sterrato.
Torniamo poi a salire nuovamente con il fondo in pietre e cemento.
Alla sinistra, presso una ampia curva all'esterno della quale c'è una staccionata di legno, troviamo una croce ai cui piedi una targa reca incisa
questa frase: "Io sono la via la verità e la vita. A ricordo dei pastori e contadini che con fatiche laboriose e oneste hanno coltivato questi
terreni. La parrocchia di Crevenna erige. 5 maggio 1991."
Siamo in località "La Lista" come indicato da un cartello su una betulla (m. 1065).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato e troviamo altre due panchine sulla sinistra.
Ora la pendenza aumenta e il fondo diventa lastricato. Ignoriamo un sentiero che si stacca sulla destra (m. 1090).
Un cartello su un albero informa che siamo a "Praa Bosc" (m. 1105). Alla sinistra ci sono rade betulle e alberelli; alla destra degli abeti.
La Capanna Mara è ormai di fronte a noi. Poco prima di raggiungerla la sterrata gira a sinistra. I segnavia indicano a sinistra: Bocchetta di Lemna a
ore 0.05, Bocchetta di Palanzo a ore 0.45, Rifugio Palanzone a ore 1; diritto, proseguendo oltre la Capanna Mara: Monte Puscio a ore 0.20, Alpe del
Prina a ore 0.45, Caslino a ore 1.45. Sulla destra invece altri segnavia indicano in discesa il Sentiero della Dara: San Salvatore in ore 1.10, Erba
FNM a ore 2.10.
Andiamo a sinistra e raggiungiamo il valico che mette in comunicazione la Val Bova e la Val di Gaggia.
Siamo ad un bivio. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Bolettone raggiungibile in 30 minuti e a destra il Rifugio Riella in 50 minuti.
Ci incamminiamo dunque sull'erboso crinale est del monte, ora in piano ora con qualche breve strappetto, godendo del panorama verso nord sul lago di
Como e i monti della Valtellina e, sull'alto versante, sui laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.
Dopo un tratto in discesa continuiamo in piano nel bosco facendo attenzione alle ortiche che spesso invadono lo stretto sentiero.
Poi saliamo, dapprima al fresco del bosco e poi allo scoperto, camminando sul versante nord del monte, fino ad unirci al percorso descritto nel
precedente itinerario.
Ancora pochi passi e raggiungiamo il rifugio.
Tempo occorrente ore 1.30 - Dislivello: m. 410
Data escursione: ottobre 2005
Terzo itinerario: dal Parco del Viceré per la Baita Patrizi
Poco prima del parcheggio del Parco del Vicerè (vedi il primo itinerario), prendiamo una stradina asfaltata sulla sinistra, all'inizio della quale alcuni segnavia indicano: Rifugio Bolettone a ore 1.10,
Rifugio Patrizi a ore 0.45, Bocchetta di Molina a ore 1.30. Un cartello informa se la Baita Patrizi è chiusa o aperta.
Con percorso pianeggiante ci addentriamo in piano nel bosco.
Fatti alcuni passi, troviamo un bivio dove un cartello segnala il divieto di transito agli automezzi. Andiamo diritto. La strada ora è sterrata.
Più avanti ignoriamo una stradina che si stacca sulla sinistra mentre dalla parte opposta vediamo alcuni tavoli e panche del parco.
Dopo una curva a sinistra, in leggera salita arriviamo ad un bivio. Vari segnavia indicano: a sinistra in piano: Baita Patrizi e Bocchetta di Molina; a destra
in salita: Rifugio Cacciatori, Rifugio e Monte Bolettone.
Andiamo a sinistra e, dopo pochi passi, trascuriamo una stradina che si stacca a sinistra.
In alto, davanti a noi già vediamo la bianca costruzione del Rifugio Bolettone.
Presso una curva a sinistra troviamo un rivoletto che scende dalla montagna e attraversa il cammino.
Poco dopo raggiungiamo una panca a sinistra e una croce a destra. Una scritta recita: "I fanti del 67° ai loro compagni d'arme del 68° Rgt. Ftr. qui caduti.
10.10.1951."
Continuiamo in leggera discesa fino ad un'ansa della montagna dove un ruscello attraversa il percorso. Sulla sinistra c'è una madonnina e la scritta: "La Madona
da Lavalett la vuta i sciuri e puaret".
Ora saliamo abbastanza ripidamente verso il Doss Mezzan. A metà circa della salita troviamo a sinistra una panchina. Un cartello su di un albero porta la
seguente scritta: "La bancheta de l'alpino, setas gio e fa un riposino".
Poco dopo ne troviamo un altra che reca incisa la seguente frase: "La bancheta de Santina e Tugnon che man tira su propi bon". Tutte e tre le scritte sono a
firma Bianchi.
Raggiunto il dosso troviamo una casa recintata sulla destra. A sinistra invece c'è una staccionata di legno e una madonna con la
scritta: "La Madona del Doss Mezzan la da sempar una man". C'è anche una cartina del Triangolo Lariano.
Proseguiamo in piano e poi in lieve salita e superiamo due panchine di colore verde.
Alterniamo poi alcuni tratti in piano ad altri in leggera discesa.
Presso una curva verso sinistra un altro rivolo attraversa il cammino. Ora la stradina si restringe.
Più avanti superiamo un altro ruscelletto.
Torniamo a salire. Un cartello indica a sinistra un ripido sentiero che scende verso una sorgente.
Con percorso nuovamente pianeggiante, camminiamo sopra due passerelle, entrambe formate da quattro traversine di legno.
Il sentiero riprende a salire. Percorriamo un punto protetto verso valle dove c'è un notevole precipizio. In questo tratto il fondo è parzialmente coperto di
cemento.
Tornati su sterrato, troviamo alcuni segnavia che indicano: davanti a noi il sentiero 18 per la Capanna San Pietro a ore 0.40; dietro il sentiero 20 che abbiamo
percorso per l'Alpe del Vicerè a ore 0.35; a sinistra il sentiero 18 che scende ad Albavilla in ore 1.30.
Di fronte a noi c'è uno slargo e sulla destra c'è la Baita Patrizi (m. 943).
Ignoriamo la sterrata davanti al rifugio ed un'altra poco dopo sulla sinistra e passiamo accanto ad un'area attrezzata a pic-nic con tavoloni e panche.
Il percorso si allarga; ad un bivio prendiamo a destra oppure a sinistra per voltare poco dopo.
Al successivo bivio andiamo a destra. Dopo un breve tratto allo scoperto giriamo a destra e rientriamo nel bosco (cartello Baita S. Pietro).
Superata una grande quercia, riprendiamo a salire; le radici di un albero fanno da gradino.
Ignoriamo varie diramazioni e ci teniamo sempre sul percorso principale.
Finalmente usciamo dal bosco; davanti a noi c'è il prativo versante sud del Bolettone.
Dapprima in salita e poi in piano percorriamo un semicerchio a mezza costa verso ovest.
Ignoriamo un sentierino sulla destra e raggiungiamo la Bocchetta di Molina, ampio crinale spartiacque tra il Monte Boletto e il Monte Bolettone.
Il sentiero prosegue verso la Capanna S. Pietro (m. 1115) ormai definitivamente chiusa, noi invece voltiamo a destra.
Arriviamo a un bivio: a sinistra trascuriamo il percorso che aggira il monte a mezza costa sul lato nord, al fresco di una faggeta e continuiamo diritto.
Attacchiamo così l'erta finale: quattro decisi strappi alternati da altrettanti tratti in piano sull'assolato pendio del Bolettone conducono alla croce sulla cima e al vicino rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: m. 410
Data escursione: agosto 2004
Quarto itinerario: dal piazzale CAO
Dalla Via Dante a Como prendiamo Via Tommaso Grossi (nordest), la strada con la quale saliamo dapprima a Brunate (m. 715), poi a S. Maurizio (m. 915) e
proseguendo arriviamo al piazzale nei pressi della Capanna CAO (m. 950) dove parcheggiamo l'auto. (Chi volesse fare l'intero percorso a piedi può
guardare il settimo itinerario).
Da questo punto inizia una lunga carrareccia (km 6.4), che procede verso est lungo le dorsali del Boletto.
Un segnavia indica le varie cime che si possono raggiungere: Boletto (m. 1236), Bolettone (m. 1317), Palanzone (m. 1436) e S. Primo
(m. 1685); un altro cartello invece segnala i primi posti di ristoro lungo il cammino: Baita Carla (a 0.10), Baita Bondella (a
0.25) e Ristoro Boletto (a 0.40).
Il percorso, contraddistinto dal n. 1 su fondo bianco-rosso, parte in piano ed entra subito nella pineta passando accanto alla
capanna C.A.O e al successivo campo di bocce.
Superate alcune case poste prima di una curva, continuiamo in lieve salita fino alla Baita Carla (m. 997) dove il bosco finisce.
Due segnavia indicano sulla sinistra Torno e il monte Piatto, mentre dall'altro lato un sentiero sale da Civiglio (vedi il quinto itinerario).
Continuiamo in leggera salita, superiamo due baite ed entriamo in un bosco di faggi.
All'uscita dal bosco troviamo altri sentieri ben segnalati: a sinistra si va a Castel d'Ardona (0.30), monte Piatto (1.00), Torno
(1.30) e poco dopo, nei pressi di una grande villa, sempre a sinistra, parte un sentiero per il Pizzo Tre Termini (0.15) e il
monte Boletto (0.30).
La carrareccia invece continua verso le baite Bondella e Boletto costeggiando sulla destra il muro di cinta della villa.
Superiamo un'altra casa e continuiamo tra gli alberi, anche se ora non possiamo più dire di essere in un bosco.
Giù nella vallata si distinguono molto bene i laghetti del Triangolo Lariano.
Troviamo un'altra casa e poco dopo arriviamo alla Baita Bondella (m. 1075).
Oltre la baita il sentiero sale un poco più ripidamente ma solo fino alla prima curva poi continua con la solita lieve pendenza.
Oltrepassiamo un cartello che segnala l'inizio del comune di Tavernerio, poi un'altra casa e quindi arriviamo alla Baita Boletto
(m. 1160).
Dopo un tratto in salita su fondo in cemento raggiungiamo un bivio (m. 1186) ove possiamo scegliere se proseguire con la
strada aggirando il Monte Boletto o salire in cima e ridiscendere dall'altro versante.
Per salire prendiamo il sentiero sulla destra che sale con un traverso a pendenza costante; in cima (m. 1236) troviamo un baitello
e l'arrivo di una teleferica. Bello il panorama sulle Prealpi Lombarde e sulla vallata sottostante.
Con due tratti in discesa ci abbassiamo sull'altro lato del monte fino a ritrovare la stradina.
Con il percorso principale invece, dopo pochi passi in discesa, continuiamo in piano aggirando il versante nord del monte al
fresco degli alberi fino alla successiva bocchetta ove ritroviamo il sentiero.
Continuiamo poi in leggera discesa; una parte un poco più ripida ha il fondo in cemento.
Inizia qui il tratto più panoramico del percorso. Camminiamo su un ampio crinale e possiamo ammirare a nord le cime della Valtellina e il
sottostante Lago di Como e sull'altro versante i laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.
Ignoriamo poi un sentierino sulla destra ed entriamo in un boschetto di betulle oltre il quale, presso un bivio, la stradina si riduce a sentiero.
Sulla sinistra, dopo una vecchia casa, con pochi passi in discesa si raggiunge la Capanna S. Pietro (m. 1115), da tempo ormai chiusa. Procediamo diritto.
Poco dopo troviamo alcuni segnavia che indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; davanti: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45; Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45;
dietro: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50; subito a destra: Solzago a ore 1.50 (vedi il sesto itinerario);
poco più avanti a destra: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40 (vedi il terzo itinerario).
Proseguendo lungo la dorsale lasciamo a sinistra il Sentiero dei Faggi, con il quale è possibile aggirare il versante nord il Monte Bolettone in una fresca faggeta.
Attacchiamo così l'erta finale: quattro decisi strappi alternati da altrettanti tratti in piano sull'assolato erboso pendio del Bolettone che conducono alla
croce sulla cima e al vicino rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 360
Data escursione: agosto 2005
Quinto itinerario: da Civiglio verso la Baita Carla
Alla grande rotonda tra Albese e Tavernerio, punto di unione tra la statale 342 e la provinciale n. 639, prendiamo l'uscita accanto al Brico (venendo da Erba è
la prima uscita, da Bergamo la seconda, da Como la terza).
Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a destra in direzione del centro di Tavernerio. Giunti in fondo (altra rotonda) andiamo a sinistra verso Solzago-Ponzate.
A Solzago, superiamo la località Casina e arriviamo ad un bivio (cartello inizio Como). Andiamo a destra in direzione di Ponzate e dopo km 2.2, all'inizio di
Civiglio, troviamo un altro bivio dove prendiamo la strada a destra, Via Maraja.
Percorriamo questa strada per settecento metri e, al termine della salita, vediamo sulla destra un piccolo slargo dove c'è posto per alcune autovetture (m.
670).
In alternativa, alla rotonda Albese-Tavernerio, possiamo continuare verso Como. Superati Tavernerio e Lipomo, scendiamo verso il capoluogo lariano con la statale
342 (che qui si chiama Via Statale per Lecco).
Al semaforo, al termine della discesa, continuiamo diritto per un centinaio di metri lungo la Via Briantea, fino a trovare sulla destra Via Rienza.
Prendiamo questa strada, che più avanti diventa Via Della Pila e poi Via Zampiero, e la percorriamo in salita per tre chilometri fino a trovare, in questo caso
a sinistra, la strada per Ponzate. Continuiamo poi come sopra descritto.
Lasciamo la macchina accanto ad una bacheca con una cartina della zona, una stazione della settecentesca Via Crucis che sale dal sottostante paese, e alcuni
segnavia che indicano una stradina sterrata sulla destra: San Nicola a ore 0.05, Piazzale CAO a ore 1.10, Baita Carla a ore 1.20.
Percorsi pochi metri, raggiungiamo la XII stazione ed un bivio. Possiamo utilizzare entrambe le direzioni.
Andando a sinistra, superiamo due paracarri, saliamo alcuni gradini, passiamo accanto alle ultime due stazioni della Via Crucis e infine con una scalinata
raggiungiamo la chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino (m. 700).
A destra invece, con una sterrata incassata nel terreno, aggiriamo le due stazioni e la chiesa, accanto alla quale ci sono tavoli, panche e una fontana in
legno.
Oltre la chiesa, ignorate alcune deviazioni sulla sinistra, continuiamo con la stradina sterrata, addentrandoci in piano in un castagneto.
Raggiungiamo poi un bivio privo di indicazioni. Lasciamo la stradina pianeggiante a destra e prendiamo quella a sinistra in salita.
Dopo un tratto abbastanza ripido, ne percorriamo un altro con poca pendenza, poi torniamo a salire.
Superiamo un tornante verso sinistra; poi un'altro verso destra passando accanto ad una rudimentale panca, una fontana in legno ed un casello dell'acquedotto
(m. 755).
Troviamo poi un tavolo in cemento sulla sinistra. Il percorso ora è abbastanza ripido.
Dopo un tratto in leggera salita, percorriamo in piano un ampio crinale (m. 785).
Poi, in leggera discesa, raggiungiamo un prato sulla destra oltre il quale è ben visibile il Monte Boletto. Vi troviamo un baitello ricoperto dall'edera, un
tavolone in legno con relative panche e un tavolo in pietra.
Ignorati un sentiero a sinistra ed un altro sull'altro lato accanto ad un cassottello in lamiera, continuiamo diritto e torniamo a salire.
Percorriamo un tratto pianeggiante con un muretto a secco a sinistra e poi in leggera salita raggiungiamo un incrocio (m. 830). Qui vari segnavia indicano a
sinistra: Visigna a ore 0.35 e Civiglio a ore 0.40; diritto: Piazzale CAO a ore 0.30 e Baita Carla a ore 0.40; dietro: S. Nicola a ore 0.35 e Civiglio a ore
0.40. Verso destra non ci sono indicazioni.
Continuiamo diritto, in leggera salita, passando accanto ad un cartello che indica le Baite a ore 0.30.
La sterrata diventa una mulattiera. A sinistra tra gli alberi vediamo un baitello verde.
In questo punto, oltre ai soliti castagni, ci sono pini, betulle, agrifogli e altri alberi.
Ignoriamo un sentiero sulla sinistra e raggiungiamo un grande albero sradicato e posto di traverso che dobbiamo aggirare sulla destra. Più in alto a
sinistra invece, vediamo un cassottello in lamiera.
Torniamo a salire e superiamo una zona con parecchi faggi.
Passiamo sotto un albero sradicato, posto di traverso e arriviamo ad un bivio (m. 935). I segnavia indicano a sinistra il Piazzale CAO a ore 0.10; diritto la
Baita Carla a ore 0.20.
Passiamo poi sotto un altro albero sradicato.
Ora saliamo ripidamente, ignorando un sentierino sulla sinistra, fino a raggiungere la dorsale Brunate-Bolettone (m. 1000). Un segnavia indica, alle nostre
spalle, Civiglio a ore 1.
Fin qui abbiamo impiegato un'ora per superare un dislivello di m. 330.
Bastano pochi passi a sinistra, in leggera discesa, per arrivare alla Baita Carla (m. 997).
Andiamo invece a destra, come precedentemente descritto nel quarto itinerario, sino al Monte Bolettone e al rifugio.
Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 640
Data escursione: marzo 2009
Sesto Itinerario: da Solzago (località Carlasc)
Alla grande rotonda tra Albese e Tavernerio, punto di unione tra la statale 342 e la provinciale n. 639, prendiamo l'uscita accanto al Brico: (venendo da Erba è
la prima uscita, da Bergamo la seconda, da Como la terza).
Troviamo poi un'altra rotonda e andiamo a destra in direzione del centro di Tavernerio. Giunti in fondo (altra rotonda) andiamo a sinistra verso Solzago-Ponzate
con Via I Maggio.
Ad un bivio andiamo a destra in direzione Como (Via Battisti).
Giriamo poi ancora a destra per prendere Via Manzoni con la quale in salita arriviamo alla chiesa di San Giovanni Battista.
Lasciata a sinistra la chiesa proseguiamo con Via Nazario Sauro.
Arrivati in Località Carlasc, troviamo uno slargo sulla destra con un piccolo parcheggio dove lasciamo la macchina. Di fronte c'è un cartellone con una cartina
della zona (m. 510).
Ci incamminiamo lungo la strada asfaltata alla sinistra del cartellone, consapevoli che dovremo percorrere circa undici chilometri per raggiungere il rifugio.
Quasi in piano, arriviamo ad un bivio. La segnaletica indica a sinistra: Via alla Gilasca; a destra: Via N. Sauro, Loc. Fontana di sotto, Nisiate. Andiamo a
sinistra in leggerissima salita tra le case.
Dopo una curva a destra, dove ci sono vari cespugli di rosmarino, cominciamo a salire.
Lasciamo sulla sinistra la strada privata per Selva Bella e proseguiamo diritto (m. 540).
Poco dopo le case terminano. La strada si restringe ed è incassata nel terreno circostante. Un cartello indica la frazione Gilasca che poco dopo raggiungiamo (m. 560).
Praticamente in piano aggiriamo le case sulla destra.
Ora la strada inizia a scendere. Subito troviamo un altro cartello, destinato a chi arriva in senso opposto, che indica Gilasca. Qui lasciamo l'asfalto e
prendiamo una stradina sterrata sulla sinistra che entra nel bosco composto in prevalenza da castagni, ma anche da noccioli, agrifogli e altri alberi.
Troviamo una stradina che arriva dalle case a sinistra (praticamente potevamo passare in mezzo all'abitato invece di aggirarlo).
In leggera salita arriviamo ad un bivio
dove c'è un cancelletto verde di legno e andiamo a destra in salita.
Presso una curva a sinistra la stradina è incassata (m. 580). Poco più avanti troviamo un cancelletto sulla destra (m. 585).
Ignoriamo, uno dopo l'altro, due sentieri e una stradina che si staccano sulla sinistra (m. 590).
Alla destra troviamo una recinzione e un cancelletto.
Più avanti arriviamo ad un bivio ed andiamo a sinistra (m. 600). La pendenza aumenta.
Poco dopo inizia il primo tratto con il fondo lastricato con pietre e cemento (m. 610).
Continuiamo poi con minore pendenza su sterrato (m. 630).
Percorriamo un tratto in salita con il fondo lastricato e, quando la pendenza diminuisce, proseguiamo su sterrato (m. 640).
Continuiamo quasi in piano poi la pendenza aumenta e torniamo a salire.
Percorriamo una curva a destra rinforzata con paletti di ferro e tronchi (m. 675).
Proseguiamo poi in leggera salita. Più avanti alterniamo altri due tratti lastricati e due sterrati.
Poi, nuovamente su fondo lastricato, troviamo alla destra delle protezioni realizzate con dei tronchi (m. 715).
Ritorniamo a camminare quasi in piano e su fondo sterrato. Alla sinistra sale un sentiero. Qui il bosco è più rado e sopra possiamo vedere il cielo mentre il fondo
della stradina ridiventa lastricato e poi sterrato (m. 730).
Rientriamo nel bosco e, camminando in leggerissima salita, superiamo una curva a destra (m. 745).
Alterniamo un tratto in piano ed uno il salita poi proseguiamo con pochissima pendenza (m. 765).
Superato un piccolo slargo, riprendiamo a salire.
Percorriamo un tornante sinistrorso. Qui la stradina sale ripidamente, incassata nel terreno circostante e con il fondo lastricato (m. 780).
Proseguiamo in leggera salita su sterrato passando accanto ad un grande castagno.
Poi, nuovamente con il fondo lastricato percorriamo un tornante destrorso (m. 800).
Continuiamo su sterrato in leggera salita e poi in piano ignorando subito un sentiero che scende verso destra.
Poco dopo troviamo un sentiero che sale a sinistra con alcuni gradini di legno. Alcuni segnavia indicano a sinistra: Baita Bondella a ore 0.45, innesto dorsale;
diritto: Bocchetta di Molina, Capanna S. Pietro e innesto dorsale a ore 1 (ma occorre molto di più).
Proseguiamo diritto con poca pendenza.
Tormiamo poi a salire con il fondo lastricato (m. 815) per poi proseguire in piano su sterrato. Qui oltre ai castagni ci sono anche alcune betulle.
Percorriamo un ampio tornante destrorso attraversato da un torrentello che scende dalla sinistra (m. 840).
Ignoriamo un sentiero in discesa a destra e subito percorriamo una curva verso sinistra in leggera salita.
Proseguiamo in salita; poi la pendenza diminuisce (m. 885). Ora gli alberi sono più radi e in alto possiamo vedere il cielo.
Con il fondo lastricato percorriamo un tornante sinistrorso e poi, nuovamente su sterrato, troviamo una baita, leggermente più in alto a sinistra (m. 890).
Davanti alla baita ci sono un tavolone e delle panche in legno. C'è anche una panchina sotto un albero che inviterebbe ad una sosta.
Aggirato l'edificio, rientriamo nel bosco e procediamo con pochissima pendenza.
Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra.
Più avanti, in alto a sinistra, vediamo un baitello.
Percorriamo poi una curva verso destra attraversando un torrentello che scende dalla sinistra.
Proseguiamo in piano tra grandi robinie e raggiungiamo uno slargo dove incrociamo un sentiero prima di una curva a sinistra (m. 930). I segnavia indicano con il
sentiero a sinistra: Monte Boletto a ore 1, innesto dorsale; proseguendo con la stradina: Bocchetta di Molina a ore 0.40, Capanna San Pietro, innesto dorsale;
con un sentiero che scende a destra: Albese a ore 1.20; dietro: Solzago a ore 1.10.
Proseguiamo verso la Bocchetta di Molina in leggera salita.
Troviamo l'unico bollo, di colore rosso, su un sasso in mezzo al cammino (m. 955). La pendenza aumenta.
Dopo una curva a sinistra continuiamo con poca pendenza (m. 975) poi riprendiamo a salire. In questo punto il sentiero è accidentato e sembra quasi il letto di un torrente.
Arriviamo ad un bivio (m. 995). Tra il sentiero a sinistra in salita e quello in piano alla destra, ci sembra oppurtuno scegliere il primo.
Dopo un tratto incassato nel terreno circostante, il sentiero prosegue quasi in piano (m. 1025). Attorno gli alberi sono sensibilmente diminuiti e sulla destra
vediamo la dorsale tra il M. Boletto e il M. Bolettone.
Riprendiamo a salire tra noccioli e betulle poi la pendenza diminuisce.
Percorriamo un tratto tra l'erba, senza alberi attorno, per poi rientrare in un bosco abbastanza rado.
Troviamo un albero cresciuto in mezzo al sentiero (m. 1060).
Gli alberi sono sempre più radi (m. 1095). Davanti vediamo il Monte Boletto e una altana di avvistamento.
Dopo una curva a destra (m. 1115) iniziamo ad aggirare il M. Boletto, puntando verso la Bocchetta di Molina.
Camminiamo quasi in piano, tra erba e giovani betulle, e poi in leggera salita. Il percorso è ormai ridotto a sentiero.
Dopo una curva a sinistra quasi in piano, iniziamo a scendere (m. 1140), dapprima con poca pendenza e poi ripidamente tra l'erba.
Al termine della discesa (m. 1100) proseguiamo quasi in piano con erba a sinistra e alberelli a destra.
Passiamo sotto le fronde di un solitario abete e percorriamo pochi passi in leggera discesa fino ad incontrare un altro sentiero che proviene dalla destra.
Proseguiamo in piano e poi in leggera salita. Sulla destra troviamo una altana per l'osservazione della selvaggina (m. 1110).
Il sentiero diventa più largo e con pochissima pendenza raggiungiamo la dorsale a pochi passi dalla Capanna San Pietro, ex rifugio da tempo in disuso.
I segnavia indicano: Bocchetta di Molina m. 1115; a sinistra: Monte Boletto a ore 0.40, Brunate a ore 1.50 (vedi il quarto itinerario); a destra: Monte e Rifugio Bolettone a ore 0.45;
Bocchetta di Lemna (Sentiero dei Faggi) a ore 0.45; più a destra: Rifugio Baita Patrizi a ore 0.40 (vedi il terzo itinerario); dietro: Solzago a ore 1.50.
Andiamo a destra lungo la dorsale. Più avanti lasciamo a sinistra il Sentiero dei Faggi, con il quale si aggira sul versante nord il Monte Bolettone in una fresca faggeta.
Attacchiamo così l'erta finale: quattro decisi strappi alternati da altrettanti tratti in piano sull'assolato erboso pendio del Bolettone che conducono alla
croce sulla cima e al vicino rifugio.
Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 650 - 45
Data escursione: ottobre 2010
Settimo Itinerario: da Como (Via Tommaso Grossi)
Per salire da Como a Brunate abbiamo almeno tre possibilità:
- la carrozzabile asfaltata
- la funicolare (qui vedi orari, prezzi e quant'altro: http://www.funicolarecomo.it/)
- la mulattiera che passa per S. Donato di seguito descritta
Questa mulattiera fino ad un secolo fa era l'unica via di comunicazione tra le due località.
Dalla Via Dante a Como prendiamo Via Tommaso Grossi (nordest), la strada che sale a Civiglio e Brunate e ne percorriamo il primo tratto rettilineo in
salita.
Subito dopo la prima curva a destra, troviamo sulla sinistra l'inizio della mulattiera. In questo punto è impossibile parcheggiare pertanto la
macchina va lasciata precedentemente lungo la Via T. Grossi. Eventualmente è possibile proseguire fino a trovare la fermata dell'autobus n. 5 dove c'è
posto per alcune autovetture.
All'inizio della mulattiera un cartello e un segnavia indicano: Salita San Donato, Brunate a ore 1. Alla destra c'è un torrente (m. 255).
Saliamo tra case e muretti, con piccoli gradini appena accennati e realizzati infilando di taglio delle lastre di pietra. La parte sinistra della
mulattiera è coperta da cemento. Alla destra c'è un corrimano.
All'altezza del civico 4 la pendenza diminuisce, mentre la striscia in cemento ed il corrimano terminano (m. 270).
Più avanti riprendiamo a salire con il fondo acciottolato e con piccoli gradini. Alla sinistra c'è una protezione in ferro che termina presso un
cancello e un tornante destrorso (m. 280).
Ora alla destra c'è una rete metallica. Superiamo altre case mentre la pendenza aumenta un poco.
Entriamo nel bosco (m. 295). Arrivati di fronte ad un muro, giriamo a sinistra (m. 310) e proseguiamo con dei corti tornanti. Passiamo sotto alcuni cavi.
Lasciamo a destra una breve deviazione che conduce ad un cancello e, poco dopo, arriviamo ad un bivio (m. 330). I segnavia indicano a sinistra: Via
Salita San Donato, Brunate a ore 0.50; a destra: Val Gioera, Garzola inferiore a ore 0.15.
Andiamo a sinistra in modo abbastanza ripido. Ora la mulattiera è sterrata, con le solite lastre di pietra a formare piccoli gradini.
Poi la pendenza diminuisce un poco e tra gli alberi cominciamo a intravedere la sottostante Como.
Presso un tornante destrorso troviamo un sentiero che si immette dalla sinistra (m. 350). Poco dopo, su di un masso, vediamo una freccia che indica la
nostra direzione di marcia.
Proseguiamo con una serie di tornanti in un rado bosco. Presso un tornante destrorso ignoriamo un piccolo sentiero che prosegue diritto (m. 375).
Percorriamo pochi passi quasi in piano e poi riprendiamo a salire (m. 390).
Dopo un ampio tornante destrorso (m. 405) ne percorriamo uno normale sinistrorso e continuiamo con un tratto rettilineo.
Arriviamo ad un bivio (m. 430). Accanto ad una nicchia in un muro, contenente una madonnina con bambino, alcuni segnavia indicano a sinistra: Brunate
per San Donato a ore 0.40; a destra: Garzola superiore a ore 0.15.
Subito dopo alla destra troviamo un cancello ed un muro sormontato da una siepe. Poco più avanti c'è un muretto alla sinistra.
Superiamo quattro tornanti destra-sinistra camminando tra un muro sul lato a monte e un muretto con corrimano su quello a valle e raggiungiamo un
cancello e la prima costruzione a quattro piani di San Donato.
Poco dopo giriamo a destra e troviamo un grande cartello a cura del T.C.I. che informa che siamo a San Donato m. 453 s/m. Più sopra un altro cartello recita:
"SAN DONATO - L'edificio ha origini antichissime: le prime vestigia, come la torre di segnalazione, risalgono al VII secolo. Dal 1453 fu un
romitorio del Frati del Terz'Ordine di San Francesco. E' probabile che sia stato fondato durante il periodo del Regno Longobardo da alcuni missionari
pavesi, ma di sicura origine orientale poiché in quest'eremo esistevano tradizioni prettamente orientali, come il culto per San Nazaro, Sant'Eusebio,
i Santi Cosma e Damiano, San Zenone e la festa di Tutti i Santi; in seguito a tali culti vennero intitolate le omonime Chiese cittadine e anche il
culto della Madonna della Cintura, giunto a Sant'Agata (in Como) e la pesatura dei bambini, diffuso in città, provenivano da San Donato. Con un atto
del 13 dicembre 1458, il Papa Pio II concesse al convento alcuni privilegi e in quell'occasione parte dell'edificio sacro fu ampliato. Tra i frati del
Terz'Ordine di San Francesco che qui risiedettero, va senz'altro ricordato il Beato Geremia Lambertenghi. Il romitorio francescano fu soppresso nel
1772 ma l'edificio ha conservato nelle sue linee principali l'antico carattere conventuale. Dall'ingresso, chiuso da un muro monastico, si accede alla
galleria oltre la quale inizia la scalinata che sale al poetico chiostrino dove, dirimpetto, sorge la Chiesa di San Donato. Questa è orientata a
levante e sulla fronte vi campeggia il monogramma di Cristo, diffuso da San Bernardino da Siena, indice della pietas francescana. All'interno si
trovano due altari, uno dedicato alla Vergine, l'altro a San Donato. Sulle pareti si possono ammirare alcuni quadri, ritenuti esemplari iconografici,
che rappresentano il Beato Geremia, la Beata Ludovica Arbertoni e Sant'Elisabetta d'Ungheria, protettrice del Terz'Ordine. Sul lato dell'Evangelo si
apre una porticina che dà acceso alla grotta profonda una decina di metri: era il luogo di raccoglimento del Beato Geremia. Pare che l'occupazione
francese del 1797 abbia deturpato alcune statue e immagini sacre. - Circoscrizione n. 9 - Comune di Como"
La mulattiera, in leggera salita, aggira il complesso lasciandolo a destra. Alla sinistra oltre un muretto, vediamo giù in basso i tetti di Como e il
lago mentre sulle colline spicca il Castello del Baradello. Nel muro alla destra, dei tubi fanno da corrimano.
Dopo una curva a destra riprendiamo a salire con la mulattiera acciottolata, attorniati da due mura e sempre con il corrimano sul lato destro.
Percorriamo una curva a destra e poi un ampio tornante a sinistra. Ogni tanto nelle mura si aprono due piccoli cancelli (m. 490).
In seguito camminiamo tra un muro a secco alla sinistra e una rete metallica a destra oltre la quale vediamo degli alberi da frutta.
Proseguiamo in modo abbastanza ripido e superiamo una curva a destra. Alla sinistra ora c'è il bosco (m. 505).
In alto a sinistra vediamo delle protezioni di colore bianco a lato di una piccola stradina asfaltata che poco dopo raggiungiamo (m. 525).
Alla destra un cartello indica il divieto di accesso. Seguendo una freccia bianca attraversiamo la stradina e continuiamo nel bosco con la mulattiera.
In salita superiamo due coppie di tornanti destra-sinistra. Al successivo tornante destrorso ignoriamo un sentierino, chiuso da un legno, che prosegue
diritto (m. 555).
Superiamo altri tornanti, percorriamo un breve tratto con poca pendenza e torniamo a salire ancora con dei tornanti.
Alla sinistra troviamo dei muretti a sostegno, realizzati con pietre a secco (m. 580).
La pendenza aumenta. Dopo altri tornanti cominciamo a vedere in alto le prime case di Brunate. Alla sinistra ci sono delle antenne (m. 620).
All'esterno di un tornante destrorso troviamo dapprima una rete e poi un muro a secco sormontato da una rete.
Proseguiamo con poca pendenza ma, dopo un tornante, riprendiamo a salire.
Alla sinistra, oltre la rete, c'è un cassottello. In alto davanti vediamo una casa di colore ocra e i parapetti a lato di una strada.
Raggiungiamo un vecchio edificio sul quale vediamo l'indicazione per scendere a Como (m. 635).
In leggera salita, andiamo a destra. Percorriamo pochi passi su cemento e proseguiamo su un misto di cemento e pietre. Nei pressi della casa ocra la
stradina diventa asfaltata.
Troviamo poi sulla destra una cappelletta contenente un immagine in rilievo raffigurante una madonna con bambino (m. 650).
Più avanti c'è una staccionata collocata alla destra come protezione. Poco dopo alla sinistra ci sono alcune case.
Proseguiamo con un muretto alla sinistra mentre dall'altro lato ci sono dapprima una casa e poi un piccolo parcheggio.
Camminando tra un muro e una rete con siepe, arriviamo ad un bivio (m. 670) dove prendiamo sulla sinistra Via Cav. A. Baserga, una strada che sale in
modo abbastanza ripido con il fondo di sanpietrini e con dei piccoli gradini alla sinistra.
Lasciato a destra dapprima un parcheggio sotterraneo e poi un grande faggio, arriviamo allo stop (m. 680). Qui troviamo vari segnavia che indicano a
sinistra: funicolare; diritto: M. Piatto; a destra: Colme, S. Antonio, S. Nicola, Panorami.
Decidiamo di proseguire diritto. Attraversiamo la strada e, tra le case, prendiamo una stradina a gradini con due corrimani ai lati. Vediamo un bollo
giallo.
Sulla destra troviamo il Municipio. Qui la stradina si divide e andiamo a sinistra.
Poco dopo incrociamo un'altra strada con il fondo in sanpietrini e, lasciando a destra una locanda, la attraversiamo sulle strisce pedonali.
Seguendo l'indicazione: "Colme", proseguiamo con Via alla Chiesa, una stradina a gradini con un corrimano alla sinistra.
Ad un bivio giriamo a sinistra e proseguiamo con altri gradini. Alla sinistra ci sono delle case e alla destra un muro con il corrimano.
Al termine della salita, sbuchiamo in Piazza A. Bonacossi. Alla sinistra c'è la stazione a monte della funicolare (m. 700).
Proseguiamo diritto e troviamo altri segnavia che indicano davanti: sentiero 1, S. Maurizio a ore 0.15, Monte Boletto a ore 1.30; dietro: C. Storico,
S. Donato, S. Antonio, S. Nicola.
Camminando in leggera salita sui sanpietrini, raggiungiamo la carrozzabile asfaltata e andiamo a destra aggirando la chiesa di San Pietro.
Prendiamo poi Via Beata Maddalena Albrici, una strada pedonale che si stacca sulla sinistra, all'inizio della quale un cartello giallo indica: San
Maurizio, Faro Voltiano, Santuario S. Rita al Cao (m. 715).
Poco dopo, seguendo una freccia bianca, giriamo a destra ignorando una stradina pedonale che prosegue diritto verso il cimitero.
Continuiamo in salita tra mura, altre recinzioni e case. Sulla sinistra, come segnavia, vediamo un segmento giallo.
Raggiungiamo la strada asfaltata, Via Giacomo Scalini, nel punto in cui questa compie un tornante destrorso (m. 740). La seguiamo verso sinistra in
leggera salita passando accanto a "Villa Maria".
Pochi passi più avanti sulla destra si stacca una mulattiera, Via Varesello. La ignoriamo e proseguiamo diritto utilizzando una larga mulattiera
(cartello: Per San Maurizio) che affianca sulla destra la carrozzabile asfaltata. Vediamo anche il segnavia a bandierina con il numero 1.
Subito dopo sulla destra c'è "Villa Isabella". Ne seguiamo le mura coperte da rampicanti mentre alla sinistra, oltre la strada, vediamo in basso la
città di Como (m. 750).
Tra ville, alberi e recinzioni superiamo una curva a destra.
Poco dopo incrociamo nuovamente la strada asfaltata (m. 785). Alla sinistra c'è una casa di colore giallognolo come quasi tutte le costruzioni della zona.
Attraversata la strada, passiamo accanto ad un cartello che indica il divieto di transito ai veicoli e riprendiamo la mulattiera.
Alla sinistra, accanto al muro, ci accompagna un tubo nero collocato a mezzo metro da terra. Alla destra si sono degli alberi.
Presso una curva a destra, sul lato destro della mulattiera iniziano dei corti gradini mentre sulla sinistra sale una scalinata chiusa quasi subito da
un cancelletto. Ora alla destra c'è una recinzione metallica (m. 800).
Sulla destra troviamo una casa sulla quale vediamo una vecchia scritta: "Trattoria della Mirandola" (m. 815).
Poco più avanti raggiungiamo il "BB della Mirandola" e la strada asfaltata (m. 830). Seguendo una freccia bianca e il segnavia 1 proseguiamo diritto
passando accanto ad un altro cartello stradale che vieta l'accesso agli automezzi.
Passiamo tra due case. Alla sinistra ci sono dei piccoli gradini e il solito tubo nero.
In salita entriamo nel bosco. Poi la pendenza aumenta. Ora i piccoli gradini sono alla destra, al centro la mulattiera è acciottolata, mentre sulla
sinistra c'è una stretta striscia di cemento (m. 845).
Sulla destra troviamo la "Locanda Dolce Basilico" (m. 855).
Passiamo sotto un ponticello. Subito dopo alla destra c'è una torre.
La mulattiera prosegue quasi in piano, incassata tra un muro alla destra e la strada asfaltata che scorre in alto a sinistra. Alla sinistra ci sono i pali del telefono e dei rovi.
Dopo un breve tratto in salita, ci immettiamo sulla carrozzabile e raggiungiamo la piazza di San Maurizio. Una freccia bianca indica di proseguire.
Andiamo pertanto diritto in piano lasciando a destra "La Polenteria". Alcuni cartelli indicano a sinistra: Faro Voltiano, Parco Pubblico, Punto
Panoramico; diritto: Santuario Santa Rita al CAO, alle Baite, alle Vette. Nella piazza ci sono alcune panchine (m. 875).
Proseguiamo seguendo l'asfalto in leggera salita, lungo Via alle Colme, tra ville, case e recinzioni.
Ritroviamo Via Varesello che, stretta e a gradini, si immette dalla destra (m. 885).
Poco più avanti, sempre a destra, c'è Via Eroi Brunatesi, adibita a parcheggio a pagamento (m. 890).
Proseguiamo percorrendo un ampio tornante sinistrorso seguendo il muro di recinzione di "Villa Serenitas" (m. 895).
Accanto al cancello della successiva villa, vediamo un grande faggio racchiuso nella rete di recinzione (m. 900). Percorriamo un tratto quasi in piano
poi continuiamo in leggera salita tra le recinzioni di altre ville.
La pendenza aumenta e presso un ampio tornante sinistrorso troviamo la "Baita Sette Nani". Ora alla destra c'è il bosco.
L'asfalto lascia il posto ai sanpietrini (m. 930). La pendenza diminuisce un poco. In questo punto camminiamo attorniati dal bosco, da entrambi i lati (m. 945).
Troviamo poi delle recinzioni e alla sinistra una casa che reca la scritta: "Primosole" (m. 955).
Infine, con pochi passi in discesa, lasciando alla sinistra la chiesetta di Santa Rita, raggiungiamo il piazzale CAO (m. 950).
La maggior parte degli escursionisti arriva fin qui in auto. Noi, salendo a piedi, abbiamo impiegato due ore per superare 695 metri di dislivello.
Ora, per raggiungere il Rifugio Bolettone, dobbiamo effettuare per intero il percorso descritto nel quarto itinerario. Pertanto complessivamente:
Tempo impiegato: ore 4.20 - Dislivello: m. 1055
Data escursione: marzo 2012
Escursioni partendo dal Rifugio:
- Vetta del Bolettone in ore 0.01
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