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Il Bivacco Magnodeno è situato presso la cima dell'omonimo monte, satellite orientale del più celebre Resegone al quale è legato tramite la Cresta della Giumenta.
Attorno al bivacco ci sono alcuni tavoloni e panche ed un barbecue sotto un tettuccio. Nel punto più elevato c'è la piazzola per l'elicottero.
Sul lato che guarda verso la sottostante Lecco e stata collocata una grande croce.
Splendido il panorama. Su di un rosone ai piedi della croce sono indicate le montagne, le località e la direzione nella quale bisogna guardare che
ricopio partendo da ovest in senso orario:
OVEST, Cornizzolo 1240, M. Rosa 4633, M. Cervino 4478, Allalinhom 4027, Corni di Canzo 1368, Dom 4545, Moregallo 1276, Weissimes 4023, P. Sempione
2005, M. S. Primo 1685, Aletshorn 4195, Jungfrau 4158, Finsteraarhom 4274, Bregagno, Coltignone 1473, Grigna Meridionale 2184, Grigna Settentronale
2410, NORD, M. Legnone 2609, Pizzo Alto 2512, M. Due Mani 1562, Pizzo d'Erna 1291, Foppa Bona, Pizzo Varrone, Pizzo Tre Signori 2554, M. Resegone
1875, Forcella Passata, EST, Camozzero, Conc, Monte Tesoro, Valle San Martino Bergamo, Valle dell'Adda, SUD, Milano, Monte Regina, Monte Viso, Lago di
Annone, Lago di Pusiano e Alserio, M. Bianco 4810, M. Barro 929.
Primo itinerario: da Maggianico - sentiero n. 29
Lasciamo Lecco con la s.s. 639 in direzione Bergamo.
Giunti a Maggianico, abbandoniamo la statale seguendo il cartello che indica l'ambulatorio veterinario e prendiamo a sinistra via Armonia, poi
via Zelioli e infine via Alla Fonte che termina con un tratto acciottolato ove parcheggiamo (m. 231).
Ci incamminiamo in leggera salita e subito troviamo un bivio ove sbiaditi segnavia indicano a sinistra il sentiero numero 28 e
diritto il 29.
Prendiamo il secondo, superiamo alcuni gradini e poi con un ponticello in pietra attraversiamo il torrente Cif.
Entriamo nel bosco.
Il percorso si fa più stretto e accidentato.
Nei pressi di un crocefisso in legno abbandoniamo il torrente voltando a destra.
Il sentiero si divide in tre tracce che più avanti si riuniscono; poi si divide ancora seppur per un breve tratto.
E' sempre indifferente scegliere una via o l'altra; meglio comunque percorrere quella più grande.
Arriviamo ad un bivio ove troviamo un cartello che segnala di proseguire verso destra e indica: il Monte Magnodeno
a ore 2.30, Camposecco e Piazzo; località che raggiungeremo in ordine inverso a quanto indicato.
Il sentiero si divide e riunisce un'altra volta.
Troviamo alcuni bolli rossi e una freccia.
Ignoriamo un sentiero a destra poi un'altro a sinistra quindi, in piano, passiamo sotto i fili della corrente.
Riprendiamo a salire e superiamo alcuni gradini fatti con dei tronchi di legno.
Dopo un breve tratto ripido, la pendenza diminuisce.
Raggiungiamo un altro bivio e andiamo a sinistra in salita ignorando l'altro sentiero che procede a destra in piano.
Incrociamo un altro percorso. Una freccia indica di proseguire diritto ma possiamo anche girare a destra; in entrambi i
casi, più avanti, ci ritroveremo presso la stessa casa.
La salita diventa più faticosa. Procediamo a zig-zag nel fitto bosco.
La segnaletica è alquanto varia: troviamo bolli gialli, un bollo nero in un cerchio rosso, bolli giallo-rossi, poi dopo aver
superato alcuni gradini di legno, troviamo anche il segnavia 29 cerchiato di rosso e così finalmente sappiamo di essere sul
giusto cammino.
Ora il sentiero si divide in due per aggirare un albero.
Superiamo alcuni gradini di sasso e di legno e poi passiamo accanto a una staccionata fatta con alcuni pali.
Quasi in piano seguiamo un muretto a secco fino ad un bivio.
Potremmo proseguire diritto seguendo un segnavia giallo-blu e, più avanti, un freccia rossa su un albero con la scritta
Magnodeno; vale però la pena di effettuare una piccola deviazione a destra per dare uno sguardo al vecchio abitato di
Piazzo (m. 507) ove troviamo alcune case ed un tavolone con panche in metallo.
Poco sopra c'è una bella radura.
Qui dobbiamo prestare attenzione e tenerci sulla sinistra in modo da rientrare nel bosco e riprendere il sentiero in salita.
(A destra invece parte un altro sentiero contraddistinto dal nome a dal simbolo del Rotary.)
Salendo abbastanza ripidamente, ignoriamo un sentiero sulla sinistra e superiamo altri gradini in legno.
Arriviamo ad un bivio: a sinistra si va verso una fonte e successivamente una casa; prendiamo invece a destra e in breve
arriviamo a Camposecco (m. 600).
Qui troviamo l'osteria della Soc. Coop. Camposecco (aperta alla domenica e al mercoledì), e una radura con vari tavoloni e
panche all'ombra di alcuni tigli, castagni e abeti.
Bello il panorama sulla sottostante Lecco, sul lago e sull'Adda.
Un segnavia indica il Monte Magnodeno.
Oltre l'osteria, il sentiero riprende nel bosco diventando ben presto abbastanza ripido.
Troviamo un primo tornante ove tempo fa, qualcuno deve aver appeso un quadro ad un albero; ora rimane solo la cornice,
inserita saldamente nella corteccia.
Procediamo lentamente con alcuni tratti in diagonale mentre il percorso si fa sempre più ripido.
Dopo il quarto tornante incontriamo un sentiero che si innesta da destra nel punto in cui su un albero
è stato dipinto il
segnavia numero 29.
Saliamo fino a una selletta denominata Zappello della Culmina (m. 921).
Qui troviamo vari segnavia: 29 A che scende a Erve e Somasca (diritto); 801 Della Valle (a destra); mentre a sinistra c'è
il Bivacco Corti preceduto da un cippo che segnala l'antico confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.
Tra betulle, faggi e castagni c'è anche un crocefisso con una targa sulla quale
è incisa questa poesia a firma M. di B.:
"Qui sono e qui rimango, a contatto con il bivacco, qui nel mezzo del bel prato, vedo l'alba spuntar, e gli uccelli cantar,
è così che a volte aspetto invano, che qualcuno deponga un fiore, qui al mio fianco."
Riprendiamo a salire lasciando il bivacco alla nostra destra.
Ora dobbiamo affrontare il tratto più faticoso: il sentiero infatti sale assai ripido verso il Corno di Grao.
Quasi in cima, una scritta gialla su un masso dice: "Forza"; l'incitamento viene apprezzato e ci strappa un sorriso.
Finalmente arriviamo in cima al Corno di Grao (m. 1039).
Percorriamo quasi in piano o con brevi saliscendi tutto l'ampio crinale del monte, rilassandoci e ammirando il panorama.
Alla nostra destra, oltre il Resegone, vediamo la cima del Magnodeno, ancora lontana, sulla quale spicca la grande croce.
Passiamo accanto ad un roccolo.
Arriviamo al passo Tre Croci, toponimo strano in quanto non c'è alcun passo e una sola croce in legno di colore nero.
Al termine del crinale dobbiamo riprendere a salire.
Anche stavolta l'ascesa è abbastanza ripida allietata però dalla bella vista panoramica sul sottostante lago di Lecco e
sui vari laghetti di Garlate, Annone, Pusiano e Alserio.
Troviamo un altro segnavia 29 poi, in piano, aggiriamo un dosso sulla sinistra.
Incontriamo un altro sentiero e pieghiamo a sinistra salendo verso un roccione sul quale vediamo il solito segnavia 29.
Percorsi pochi passi in piano, saliamo alcuni scalini. Su una roccia è stato dipinto un volto di Gesù.
Ancora un po' di fatica e finalmente arriviamo sulla vetta, proprio davanti alla croce in ferro, alta 7 metri.
Il bivacco è li, sulla destra.
Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 1010
Data escursione: maggio 2005
Secondo itinerario: da Erve - sentieri n. 11 e 24
Da Lecco, con la provinciale 639 in direzione sud, seguiamo il corso dell'Adda fino a Calolziocorte dove, al terzo semaforo imbocchiamo sulla sinistra
la provinciale 180 per Erve. Giunti ad un bivio, seguendo le indicazioni giriamo a sinistra e proseguiamo con un percorso panoramico in parte scavato
nella roccia.
Arriviamo così al borgo di Erve (m. 559), adagiato lungo il corso del torrente Galaveso e lo attraversiamo interamente lasciando l'auto in uno dei
parcheggi lungo la strada.
In fondo al paese, nei pressi di una rotonda inizia il percorso segnalato con il n. 11.
Ci sono tre bacheche con cartine della zona e un segnavia che indica l'anello del Resegone, le antiche miniere e La Passata a ore 2.
Superiamo il Galaveso con un ponticello di pietra e troviamo altri segnavia che indicano: il Rifugio Azzoni e la vetta del
Resegone a ore 4, il Rifugio Alpinisti Monzesi a ore 2 e la sorgente S. Carlo a ore 0.40.
Ci incamminiamo in piano su di una stradina sterrata alla sinistra del torrente.
Poi iniziamo a salire con un deciso strappo. A lato della strada, che in questo tratto ha il fondo in cemento, sono stati scavati dei gradini per
agevolare il cammino.
Di fronte, su una delle cime del Resegone, distinguiamo nettamente la costruzione bianca e rossa del Rifugio Azzoni.
Superiamo una cappelletta e una costruzione dell'acquedotto poi, quasi in piano, ignoriamo un sentiero che scende al torrente.
Troviamo tre piccoli ponti che attraversano il torrente: il primo si dirige a Pra Munik, il secondo è chiuso da un cancelletto, il terzo reca una
targhetta che dice "ul put di carbuner"
Ignoriamo queste deviazioni e proseguiamo fino ad arrivare in località Gnétt (m. 663). Qui la valle si allarga un poco. Siamo nei pressi di un
agriturismo.
Se l'acqua è poca, possiamo superare il torrente su un piccolo ponte e guadarlo, poco dopo, per ritornare sull'altro lato.
Altrimenti è opportuno continuare diritto e superare più avanti un affluente del Galaveso con un ponticello.
Continuiamo con un sentiero all'inizio del quale un segnavia indica il Rifugio Alpinisti Monzesi a ore 1.10 con la variante Pra di Ratt e a ore 1.30
passando per la sorgente San Carlo. Quest'ultima è indicata a 15 minuti.
Saliamo ripidamente fino alla Cà del Prà, una baita con fontanile, poi con pochi passi in piano arriviamo al bivio (m. 691).
Qui il sentiero si divide: a sinistra c'è la variante Pra di Rat, più breve ma più impegnativa; diritto invece c'è il percorso principale, più agevole
ma più lungo, seguendo le sponde del Galaveso.
a) Percorso principale (diritto)
Proseguiamo in piano addentrandoci nel bosco, sempre accompagnati dallo scroscio del torrente.
Dopo un tratto in salita e un passaggio tra due rocce, arriviamo al ponte del Bruco.
Qui una targa in bronzo ricorda il mulo, a cui spettava il rifornimento del rifugio, deceduto nell'adempimento del proprio dovere. La targa recita:
"Al mulo fedele compagno e servitore degli alpini e degli alpinisti che qui concluse la sua ultima fatica".
Oltre il ponte c'è la fonte S. Carlo (m. 750). Accanto ad un'icona raffigurante il santo c'è questa iscrizione scolpita nel legno: "Passa
tranquillamente tra il rumore e la fretta, ma ricorda quanta pace può esserci nel silenzio delle montagne".
Ci sono anche tre tavoli e panche di legno. Diversi rivoli d'acqua scendono dalla montagna.
Il sentiero ora procede incassato tra le rocce poi devia a destra e sale più ripidamente a zig-zag.
Guadiamo il torrente verso sinistra, poi raggiungiamo e superiamo una roccia nella quale sono stati scavati dei gradini.
Quasi in piano procediamo a mezza costa fino a riavvicinarci al Galaveso e a guadarlo un'altra volta.
Ora la pendenza è lieve. Attraversiamo nuovamente il torrente.
Dopo una curva a destra abbandoniamo il corso d'acqua che finora aveva sempre accompagnato il nostro cammino.
Poco dopo inizia il tratto più faticoso. Saliamo ripidamente a zig-zag. Poi troviamo alcuni gradini di legno che agevolano il cammino.
Giunti in cima troviamo un bivio. Alcuni cartelli appesi ai rami indicano a sinistra il Rifugio Alpinisti Monzesi, a destra Valle Verde e alle nostre
spalle Erve.
Percorriamo un lungo tratto quasi in piano.
Passiamo accanto ad un crocefisso e poi ignoriamo una deviazione sulla destra per Piazzo.
Presso un ansa della montagna superiamo un ruscelletto che scende e attraversa il sentiero.
Con una breve salita raggiungiamo un bivio: a destra si va a Piazzo (0.15), alla Passata (0.30) e alle antiche miniere (0.40); continuiamo invece a
sinistra verso il Rifugio Monzesi (0.20).
Superiamo un ruscello e riprendiamo a salire.
Presso un tornante ignoriamo un sentiero sulla sinistra.
Più avanti incontriamo la variante Pra di Rat (descritta più sotto) che si innesta in questo punto poco prima di una croce.
b) Variante Pra di Rat (a sinistra)
Il sentiero sale tra gli alberi in modo abbastanza ripido, a volte si divide in due o tre tracce per poi tornare a riunirsi.
Ad un bivio andiamo a sinistra e saliamo a zig-zag.
Incrociamo un altro percorso e continuiamo diritto.
Il sentiero prosegue dapprima incassato nella montagna e poi su alcune roccette.
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire.
Superiamo un ruscello che troviamo in secca.
Ad un bivio, andiamo a sinistra in quanto il cammino è più agevole; dopo pochi metri le due tracce si riuniscono.
Salendo ripidamente possiamo vedere tra gli arbusti, alla nostra destra, l'intera vallata.
Superiamo un breve passaggio su facili roccette e poi un altro dove occorre aiutarsi con le mani (m. 850).
Il percorso prosegue su fondo quasi sempre roccioso e si divide in due o tre sentierini quasi paralleli che a volte si intersecano.
Sopra di noi vediamo alcuni spuntoni di roccia.
Più avanti troviamo un grosso masso con la scritta in rosso: "Pas del Tulin" (m. 900). Anziché superarlo, troviamo più agevole aggirarlo sulla destra.
Continuiamo poi su fondo roccioso verso un intaglio nella roccia (m. 990) che segna la fine della parte più faticosa del nostro cammino.
Percorriamo pochi passi in cresta, poi il sentiero aggira la montagna sulla destra. Più in basso vediamo l'altro sentiero (a - principale) che scorre
parallelo.
Alterniamo ora diversi tratti quasi in piano intervallati con altrettanti in salita su facili roccette. Quasi sempre al termine delle salite passiamo
in un intaglio fra due rocce.
Poi in lieve salita nel bosco raggiungiamo il bivio con il percorso principale descritto precedentemente.
Prosecuzione comune
Poco più avanti lasciamo il sentiero che continua verso il Rifugio Alpinisti Monzesi e deviamo a sinistra prendendo il
sentiero 24. Un segnavia indica ottimisticamente il Bivacco Magnodeno ad un' ora di cammino.
Il primo tratto è pianeggiante poi, dopo una breve salita, iniziamo una discesa con la quale ci abbassiamo di circa 50 metri.
Continuiamo dapprima in leggera salita e poi in piano lungo l'assolato versante prativo del monte.
Il sentiero è stretto e il precipizio alla nostra sinistra, in alcuni tratti, è notevole. E' pertanto opportuno non distrarsi.
Ora scendiamo nuovamente di altri 50 metri e poi torniamo a salire. Troviamo un segnavia con il n. 24 su di un masso.
Con un breve zig zag in un tratto non esposto saliamo fino ad un piccolo valico.
Continuiamo con alcuni passi in discesa, poi in salita, in piano e ancora in salita.
Su di un masso delle frecce ormai illeggibili dovrebbero indicare il Magnodeno davanti a noi e
il Monzesi alle nostre spalle.
In cima alla salita un cartello arancione ribadisce e conferma la stessa indicazione.
Ora procediamo in piano e arriviamo ad un bivio nei pressi di una fontana.
Qui ci viene segnalato il Monte Magnodeno sulla sinistra a mezz'ora di cammino; a destra invece si torna verso il Passo del Fo'
per la Cresta della Giumenta, percorso definito come impegnativo.
Sempre in piano attraversiamo un boschetto di betulle e poi raggiungiamo un bivio dove è indifferente prendere l'uno o l'altro
dei due sentieri che più avanti si riuniscono.
Troviamo poi il sentiero 25A (descritto nel terzo itinerario) che si innesta dalla destra. Proseguiamo seguendo i segnavia che indicano la cima del
Magnodeno.
Aggirato un dosso iniziamo a risalire l'ultimo tratto, un po' esposto ma assicurato sulla destra da una serie di paletti che reggono in alcuni punti
una catena e in altri due. Il cammino è agevolato da una serie di gradini, alcuni in cemento, altri di legno e altri ancora scavati nella roccia.
Infine arriviamo in cima. Lasciata a destra la piazzola per l'elicottero, passando tra alcuni tavoloni e panche arriviamo al bivacco e successivamente
alla croce.
Dislivello metri 782 in salita e -100 in discesa.
Tempo impiegato ore 3.30 col percorso principale (a) e ore 3 con la variante (b).
Data escursione: maggio 2005
Terzo itinerario: da Malnago (sentiero 1 + 25A)
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Dopo alcuni chilometri in galleria, prendiamo l'uscita per Erna. Troviamo subito un bivio e, seguendo le indicazioni (Versasio - Piani Erna) andiamo a sinistra.
Superata la frazione di Falghera, saliamo con alcuni tornanti e arriviamo a Malnago.
Poco prima di un tornante destrorso, troviamo un piccolo parcheggio dove è opportuno lasciare l'auto (m. 470).
Ci incamminiamo. Al tornante successivo, inizia il sentiero n. 1 segnalato da bandierine giallo-bianco-rosse e da un cartello che recita: Malnago 480
- Resegone 1870: ore 3.3/4.
Dopo un breve tratto in salita con il fondo in cemento raggiungiamo un'icona raffigurante la presentazione di Gesù al tempio.
Pieghiamo a sinistra e proseguiamo quasi in piano su una bella mulattiera contornati da un lato dal bosco e dall'altro da una recinzione metallica
che, dopo un sentierino, diventa una staccionata in legno.
Presso una curva ignoriamo una stradina che si dirige verso una casa privata.
Successivamente, ad un bivio, troviamo un'altra icona raffigurante la Sacra Famiglia e andiamo a sinistra.
In lieve salita nel castagneto, passiamo nei pressi di una teleferica, ignoriamo il sentiero n. 2 sulla sinistra e superiamo un'altra casa.
Con un breve tratto in salita raggiungiamo una stradina asfaltata. Non ci sono indicazioni ma dobbiamo andiamo a destra. A sinistra invece si va verso
il parcheggio della funivia.
Variante alla parte iniziale del percorso (dal parcheggio funivia Erna)
In alternativa a questa prima parte del percorso possiamo utilizzare una variante che consente di risparmiare 130 metri di dislivello.
Infatti, anziché lasciare l'auto nel punto indicato, possiamo percorrere la strada fino al termine, vale a dire fino alla stazione a valle della funivia (m. 603).
Fin qui possiamo arrivare anche con l'autobus di linea 5.
Lasciamo l'auto nel parcheggio, che è a pagamento (euro 1.50) solo nei giorni festivi, e ci avviamo verso destra in direzione di un evidente
cartellone giallo che segnala i percorsi: Campo de' Boi - Monte Magnodeno - Ferrata Pizzo d'Erna - Rifugio Stoppani -
Piani d'Erna - Monte Resegone.
Dopo aver disceso alcuni gradini entriamo nel bosco e ci incamminiamo in lieve discesa tenendoci sempre sul percorso principale per altro ben
segnalato con dei cartelli gialli.
Raggiungiamo poi una stradina asfaltata. Un cartello indica a sinistra il sentiero n. 18 per il Passo del Cammello raggiungibile in ore 2.30. Andiamo
invece a destra e, superato il sentiero che porta alla Falesia d'Erna, incontriamo sulla destra il percorso precedentemente descritto (m. 580).
Prosecuzione comune
L'asfalto termina davanti al cancello di una azienda agricola a fianco della quale riparte la mulattiera.
Contornando la recinzione della tenuta, riprendiamo a salire nel bosco con poca pendenza.
Ignoriamo successivamente alcuni sentieri: il primo (m. 630) che seguendo la recinzione si dirige verso Campo de Boi, un altro sul lato opposto, un
terzo (m. 650) che conduce alla via ferrata del Pizzo d'Erna e un quarto che si inerpica sulla montagna.
Troviamo poi il sentiero 4A che si innesta da destra (m. 710). Il sentiero non è molto evidente e occorre far riferimento ad un albero con un cartello
"Operazione Montagna Pulita".
Ad un bivio, contrassegnato da una targa SEL, andiamo a destra (m. 715). Dopo pochi metri in piano riprendiamo a salire più ripidamente.
Poi usciamo dal bosco e quasi in piano passiamo tra un'icona raffigurante una madonna con bambino, una croce ed un vecchio albero.
Raggiungiamo un bivio (m. 770); i segnavia indicano a sinistra Costa, Rifugio Azzoni-Resegone (ore 2.50), Rifugio
Stoppani e Erna; diritto il sentiero n. 1A per il Rifugio Azzoni e per Campo de' Boi.
Proseguiamo diritto. La mulattiera continua incassata tra due muretti, sotto il livello dei prati circostanti.
Ignoriamo due cancelletti di ferro sulla sinistra che chiudono dei sentieri che ritornano a Costa e superiamo una vecchia cascina sul lato opposto.
Raggiunto un mezzo tronco che fa da rudimentale panchina, troviamo un bivio (m. 785); a sinistra viene segnalato il sentiero 1 per Erna e il Rifugio
Azzoni mentre diritto il sentiero n. 25A per il Bivacco Magnodeno.
Lasciamo pertanto il percorso 1 e continuiamo con il 25A.
Troviamo sulla sinistra una grande vasca in cemento con acqua.
Subito dopo giriamo a destra e scavalchiamo un piccolo rivolo che attraversa il sentiero.
Su di un masso vediamo una freccia bianca che indica la direzione dalla quale proveniamo.
Arriviamo ad un bivio (m. 800). Qui conviene prendere il sentiero di sinistra in leggera salita. L'altro si abbassa un poco e poi risale. In entrambi
i casi arriveremo, in due punti diversi, sulle sponde del Torrente Brione e lo dovremo guadare. Andando a sinistra però, se l'acqua è tanta, potremo
utilizzare un ponticello di legno che, anche se alla vista non sembra ispirare molta fiducia, in realtà è abbastanza solido.
Andiamo dunque a sinistra e seguendo radi bolli rossi, arriviamo al guado. Accanto al ponticello una targa ricorda una persona scomparsa.
Sull'altra sponda proseguiamo in salita. Risaliamo alcuni gradini di legno e poi con alcune serpentine raggiungiamo una casa isolata in una radura (m.
825). Lasciatala alla sinistra proseguiamo in un bosco di betulle.
Dopo un tratto quasi in piano, scendiamo un poco perdendo una diecina di metri, e arriviamo sulle sponde di un altro torrente. Lo attraversiamo.
Dopo pochi passi in salita, quasi in piano usciamo dal bosco e attraversiamo un prato passando sotto un cavo di teleferica (m. 820).
Proseguiamo con lievi saliscendi e troviamo un altro sentiero che arriva dalla destra.
Una freccia indica la direzione dalla quale proveniamo. In basso a destra oltre il bosco, riusciamo a intravedere una casa.
Arriviamo ad un bivio dove i segnavia indicano sulla sinistra il sentiero 25A per la Croce e il Bivacco Magnodeno mentre diritto si va a Campo de Boi.
Andiamo a sinistra e subito troviamo un altro bivio dove proseguiamo sulla destra con il sentiero più grande.
Alcune radici affioranti fanno da rudimentale gradino. Alterniamo due tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza poi proseguiamo con
delle serpentine camminando ancora su delle radici.
Due passi in piano e una breve salita ci portano ad un bivio davanti ad un casello dell'acquedotto dove troviamo anche una fontana con un rubinetto.
Un cartello ricorda di richiuderlo dopo l'utilizzo (m. 870).
Proseguiamo verso destra in leggera salita.
Superiamo una zona con bassi alberelli e poi con lievi saliscendi rientriamo nel bosco.
Dopo pochi passi in salita, camminiamo tra alcune betulle e poi attraversiamo un fitto bosco di alberelli (m. 890).
Quasi in piano tra radi alberi arriviamo in Località I Grassi dove troviamo un bivio (m. 910). Seguendo i segnavia proseguiamo diritto verso il
Magnodeno segnalato a ore 0.50, ignorando l'altro sentiero che conduce a Campo de Boi in ore 0.35.
Camminando sopra delle radici, rientriamo nel bosco e riprendiamo a salire.
Il sentiero si divide ma solo per aggirare alcuni alberi (m. 940).
Ora siamo attorniati da quercioli e rade betulle.
Risaliamo alcuni gradini di legno. Qui il sentiero è incassato nel terreno circostante (m. 965).
Poi alla destra, gli alberi diventano più radi e possiamo così vedere il Resegone.
Il sentiero torna a sdoppiarsi e più avanti si riunisce.
Dopo un ripido zig-zag sulla destra cominciamo a vedere Lecco e il lago.
Ad un bivio andiamo a sinistra, seguendo un segnavia piazzato un poco più avanti che indica il Magnodeno (m. 1005).
Inizia qui una salita ripida e con regolari serpentine.
Ad un bivio andiamo a sinistra camminando su delle radici (m. 1025). Più avanti però notiamo che anche l'altra traccia rientra.
Saliamo faticosamente tra rade betulle.
Poi la pendenza diminuisce un poco (m. 1115). Ben presto però riprendiamo a salire in modo abbastanza ripido.
Percorriamo pochi passi in piano (m. 1150) e continuiamo dapprima in salita e poi con minore pendenza mentre delle radici fanno da rudimentale gradino.
Per un po' alla destra vediamo un bel panorama poi rientriamo nel bosco.
Lasciamo a sinistra una palina senza segnavia e, in salita, attraversiamo una faggeta.
Passiamo nuovamente su delle radici affioranti (m. 1190).
Poi la pendenza diminuisce. Camminando in leggera salita tra le betulle, ignoriamo una traccia che si stacca alla sinistra (m. 1200).
Proseguiamo quasi in piano tra prati e radi alberi e arriviamo ad un bivio (m. 1215) dove dalla destra arriva il sentiero 26 che sale da Campo de Boi.
Pieghiamo a sinistra, verso la cima del Magnodeno ora ben visibile davanti a noi, camminando lungo la cresta con alcuni saliscendi.
Troviamo poi il sentiero 24 (descritto nel secondo itinerario) che si innesta dalla sinistra. Seguendo i segnavia che indicano davanti la cima del
Magnodeno, proseguiamo diritto. Alla destra c'è l'arrivo di una teleferica di servizio al bivacco.
Aggirato un dosso iniziamo a risalire l'ultimo tratto, un po' esposto ma assicurato sulla destra da una serie di paletti che reggono in alcuni punti
una catena e in altri due. Il cammino è agevolato da una serie di gradini, alcuni in cemento, altri di legno e altri ancora scavati nella roccia.
Infine arriviamo in cima. Lasciata a destra la piazzola per l'elicottero, passando tra alcuni tavoloni e panche arriviamo al bivacco e successivamente alla croce.
Da Malnago: Tempo impiegato: ore 2 - Dislivello: m. 771
Dal parcheggio della funivia: Tempo impiegato: ore 1.50 - Dislivello: m. 638
Data escursione: aprile 2011
Quarto itinerario: da Erve (Via Costalottiere)
Da Lecco, con la provinciale 639 in direzione sud, seguiamo il corso dell'Adda fino a Calolziocorte dove, al terzo semaforo imbocchiamo sulla sinistra
la provinciale 180 per Erve. Giunti ad un bivio, seguendo le indicazioni giriamo a sinistra e proseguiamo con un percorso panoramico in parte scavato nella roccia.
Arriviamo così al borgo di Erve (m. 559), dove prendiamo la prima strada a sinistra, attraversando con un ponte il Torrente Galaveso. Qui alcuni
segnavia indicano: Località Saina a ore 0.30, Croce di Vicerola a ore 0.40, Somasca a ore 1.40.
Dopo il ponte giriamo a destra, passiamo accanto al municipio e, proseguendo con Via Papa Giovanni XXIII iniziano a salire con alcuni tornanti.
Presso una curva a destra troviamo il cartello indicante che la strada è diventata Via Costalottiere.
Un centinaio di metri più avanti, sulla destra, c'è un parcheggio in posizione sopraelevata (m. 620).
Lasciata la macchina, ci incamminiamo in leggera salita, seguendo la strada asfaltata.
Più avanti troviamo sulla destra due stradine, un asfaltata e una in cemento. Un cartello indica: "Via Costalottiere n. 37-39-41-42-43-44-45-47".
Potremmo anche arrivare fin qui in auto parcheggiando poi al bordo della strada (m. 635).
Delle due stradine prendiamo quella asfaltata e la percorriamo solo per pochi passi fino a trovare sulla sinistra un sentiero e un cartello che indica il Magnodeno.
Il sentiero inizia con alcuni rudimentali gradini di pietra ed entra nel bosco. Alla sinistra c'è una rete metallica e alla destra un muretto di pietre.
Vediamo il primo bollo giallo. Lungo il cammino ne troveremo altri rotondi, oppure quadrati sottolineati da una riga rossa.
Più avanti ci immettiamo su di un altro sentiero e, seguendo le indicazioni, andiamo a destra quasi in piano (m. 665). Ora il muretto è alla sinistra.
Poco dopo, sempre seguendo le indicazioni, lasciamo anche questo sentiero per prenderne un altro che sale a sinistra.
Ora il muretto ci accompagna sulla destra, vale a dire sempre sul lato a monte.
Percorriamo un breve tratto in piano poi riprendiamo a salire.
La pendenza aumenta (m. 705). In alcuni punti dei rudimentali gradini agevolano il cammino.
Dopo un tratto con poca pendenza (m. 715) ed una semicurva a destra, riprendiamo a salire.
Il percorso diventa abbastanza ripido e sale con alcune serpentine e con il fondo di roccia.
Percorriamo poi un breve tratto con poca pendenza tornando su sterrato per poi proseguire nuovamente in salita.
Il sentiero si divide, solo per aggirare un albero, poi si riunisce (m. 775) e sale ripidamente con delle serpentine.
Raggiungiamo un cavo di teleferica ed un bivio (m. 820). Lasciamo il sentiero a destra pianeggiante e prendiamo quello a sinistra in salita.
Passiamo accanto ad un un curioso barometro a corda appeso ad un albero. Un cartello ne spiega simpaticamente il funzionamento: "Corda asciutta:
bel tempo; corda bagnata: pioggia; corda mossa: vento; corda rigida: gelo; se non si vede la corda: nebbia o hanno fregato la corda".
Proseguiamo con poca pendenza. Alla destra, per un po', torna ad accompagnarci un muretto di pietre (m. 845).
Riprendiamo a salire. Poi il muretto termina.
Sulla destra troviamo un muro ad angolo con funzione da terrapieno (m. 885).
Proseguiamo in leggera salita. Alla sinistra vediamo un cavo a terra, a lato del sentiero. Ora camminiamo quasi in piano.
Un albero nato alla destra del sentiero lo attraversa rasoterra, costringendo a camminarci sopra, prima di raddrizzarsi e alzarsi alla sinistra (m. 910).
Subito dopo, superiamo un ripido strappo con alcuni tornantini. Inizialmente ci fanno da gradino delle radici e poi delle pietre.
Proseguiamo con poca pendenza mentre alla sinistra ci accompagna uno scosceso pendio alberato (m. 925).
Fin qui il bosco era composto in prevalenza da castagni, ora da faggi.
Troviamo un cavo metallico sulla sinistra e risaliamo una roccetta agevolati da rudimentali gradini (m. 945). Subito dopo giriamo a destra.
Poco dopo arriviamo ad un bivio. Un cartello recita: "Appostamenti fissi di caccia Magnodeno". Il percorso proseguirebbe a destra ma lo troviamo
sbarrato con del nastro bianco-rosso. Andiamo pertanto a sinistra con un sentiero più stretto.
Dopo un tratto quasi in piano e con brevi saliscendi, torniamo a salire con tornantini abbastanza ripidi.
Proseguiamo quasi in piano (m. 975). Ora il bosco è più rado.
Poi torniamo a salire tra alberelli con vari zig-zag. Davanti cominciamo a vedere la croce sulla cima del Magnodeno.
Incrociamo un altro piccolo sentiero e proseguiamo diritto tra erba e cespugli.
Ci immettiamo sul percorso principale (m. 1030) che avevamo lasciato al bivio prima degli appostamenti di caccia, uno dei quali vediamo poco più in basso.
Continuiamo a mezza costa, in leggera salita, con serpentine poco accentuate. Alla sinistra vediamo i Corni di Canzo e, se la giornata è limpida, anche il Monte Rosa.
La pendenza aumenta. Ormai siamo circondati solo da erba.
Per un tratto il sentiero assomiglia al letto di un torrente in secca.
Ci portiamo in cresta (m. 1080). Ora alla destra vediamo il Resegone e il Rifugio Azzoni, che più avanti verrà nascosto dalle rocce. Davanti vediamo,
ancora lontana, una costruzione a due piani che sembra un roccolo.
Camminiamo lungo l'ampio crinale praticamente in piano.
Giunti in fondo, riprendiamo a salire con delle serpentine. Alla sinistra vediamo i laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano.
Ora saliamo ripidamente aiutati da alcuni gradini di legno.
Raggiungiamo l'edificio che forse un tempo era un roccolo; ora è una curiosa casetta con tanto di tendine alle finestre (m. 1150).
Continuiamo in piano, a mezza costa, alla sinistra del crinale, fino a raggiungere uno spuntone roccioso ed un bivio dove andiamo a destra seguendo il sentiero più ampio (m. 1160).
Subito ignoriamo un sentiero che scende a destra, poi saliamo in modo assai ripido, agevolati da alcuni gradini di legno, e ci riportiamo in cresta (m. 1185).
Proseguendo in leggera salita, ci spostiamo sulla destra e poi riprendiamo a salire agevolati da altri gradini di legno.
Con due tornanti sinistra-destra, passiamo alla sinistra delle cresta (m. 1200).
Dopo due passi in piano, torniamo a salire, ben presto in modo ripido, riportandoci in cresta.
Ora attorno ci sono alcuni alberi e cespugli. Alla sinistra torniamo a vedere la croce e, poco dopo, tra le betulle, anche il bivacco.
Ancora pochi passi e lo raggiungiamo.
Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello: m. 621
Data escursione: ottobre 2011
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