Rifugio Garzirola

Il Rifugio Garzirola è situato sulle pendici meridionali dell'omonimo monte.
Come quasi tutti i rifugi nei pressi del confine italo elvetico è stato ricavato da una ex caserma delle Guardia di Finanza.

Primo itinerario: da Buggiolo (località Dasio)
Località di partenza della nostra escursione è Dasio (m. 1104), località del paese di Bùggiolo che possiamo raggiungere sia con la provinciale n. 10 della Val Cavargna che con la n. 11 della Val di Rezzo.
Con la statale 340 Regina seguiamo il lago di Como fino a Menaggio. All'uscita dalla galleria continuiamo poi, sempre con la stessa statale, verso Porlezza.

Superata la frazione di Croce ed il comune di Grandola ed Uniti, verso il km. 39 della statale troviamo sulla destra l'inizio della provinciale 10 con la quale arriviamo a Carlazzo. Ad un bivio andiamo a destra (cartello Val Cavargna) e successivamente superiamo Cusino, San Bartolomeo, San Nazaro e Segalè frazione di Cavargna. Giunti ad un bivio, lasciamo a destra la strada che sale a Cavargna e continuiamo diritto con una stretta stradina (cartello: San Lucio, Garzirola, Val Rezzo) fino ad arrivare ad una caserma ormai in rovina di fronte alla quale parte la stradina, chiusa al traffico, che sale al rifugio.

In alternativa possiamo continuare con la statale fino al km. 43 dove, all'inizio di Porlezza, prendiamo sulla destra la provinciale 11 della Val di Rezzo.
Dopo aver superato Pragno, Corrido e Molzano, la strada continua più stretta, lungo il lato destro della valle.
Giunti a Bùggiolo troviamo un bivio; trascurata la diramazione di sinistra che prosegue fino a Seghebbia, continuiamo verso destra in direzione della Val Cavargna.
Con alcuni ripidi e stretti tornanti arriviamo a Dasio di fronte alla provinciale 10 che arriva da Cavargna e accanto ai ruderi della caserma.

Parcheggiamo la macchina accanto a una fontana. Alcuni segnavia indicano il Rifugio S. Lucio a ore 1.10, il Rifugio Garzirola a ore 2.10 e la Bocchetta di S. Bernardo a ore 1.45.
Saliamo con poca pendenza. Il fondo è in cemento. In alto già vediamo in lontananza la chiesetta della Madonna del Cepp che raggiungeremo più avanti mentre sulla sinistra più in basso ci sono le case di Seghebbia.
Superato un tornante (m. 1145), proseguiamo su fondo sterrato. Attorno ci sono parecchi cespugli di agrifoglio. Anche il successivo tornante ha il fondo in cemento, ma subito dopo la stradina torna ad essere sterrata. (Questi due tornanti possono essere tagliati con un sentiero che si stacca ripido a sinistra e sale tra le ginestre).

Più avanti, dopo aver ignorato una stradina che sale a destra, superiamo un esile ruscello con un bel ponte in pietra (m. 1200). Un piccolo segnavia indica il Rifugio Garzirola.
Dopo il ponte, la strada continua con il fondo in cemento ed attraversa un bosco di faggi che, dopo un ripido tornante, lasciano il posto alle betulle. Continua poi con minore pendenza e, presso un tornante sotto la chiesetta, ridiventa sterrata (m. 1300).
Superato un altro tornante con fondo in cemento, continuiamo su sterrato e raggiungiamo la chiesetta dedicata alla Madonna del Cepp (m. 1330).
La chiesa presenta delle decorazioni naif sulla porta ed ha un bel campanile rotondo. All'interno, oltre all'immagine della Madonna, ci sono due statue raffiguranti angeli custodi.
Sulla sinistra c'è una piccola area pic-nic con un tavolone e relative panche in legno all'ombra di due faggi. Sull'altro lato della stradina invece, c'è una fontana con abbeveratoio.
Poco più avanti, da sinistra sale il sentiero n. 3 delle Quattro Valli e si immette nel nostro percorso.

Proseguiamo il cammino con la stradina che, poco più avanti, torna ad avere il fondo in cemento e si inoltra in una faggeta.
Alla fine del bosco, ignorata una stradina sulla destra, quasi in piano e nuovamente su sterrato, arriviamo ad un bivio non lontano da una casa (m. 1375). I segnavia indicano a sinistra il Rifugio Garzirola e a destra i Monti Colonè.
Continuiamo a sinistra tra prati, cespugli di erica e ginestra.
Superata un'altra faggeta, con un tratto su fondo in cemento arriviamo ad un bivio (m. 1460) dove proseguiamo con un tornante sulla destra e su fondo sterrato percorriamo un traversone a mezza costa.
Troviamo poi un cartello di divieto di transito ed un piccolo parcheggio nel prato sulla destra (m. 1510).
Dopo una curva a sinistra, cominciamo a vedere il rifugio e l'oratorio di San Lucio.
Raggiungiamo il Passo di San Lucio (m. 1531) dove troviamo la magnifica chiesetta, antico oratorio romanico del XV secolo.
Superata la chiesa, risaliamo il crinale dove passa la linea di confine e raggiungiamo il Rifugio San Lucio (m. 1554).
Pochi metri più sotto, in territorio elvetico c'è un altro rifugio, la Capanna San Lucio, aperta tutti i fine settimana (tel. 0041.91.9434873).

Un segnavia indica il Rifugio Garzirola davanti a noi. Passando tra il rifugio e una pozza d'acqua continuiamo con la sterrata in direzione del Monte Garzirola.
Lasciamo a sinistra una fontana e, in leggera salita, aggiriamo una gobbetta erbosa.
Continuiamo quasi in piano. Sulla destra possiamo ammirare un bel panorama che comprende: le Grigne, la Grona e la dorsale che va dal Bregagno al Pizzo di Gino, dietro la quale spunta la cima del Legnone.
Percorriamo un tratto con il fondo in cemento (m. 1575); poi continuiamo ancora su sterrato. Sulla sinistra c'è una pozza.
Raggiungiamo una fontana e un casello dell'acquedotto. Un cartello indica a sinistra il sentiero per il Rifugio Garzirola e a destra la prosecuzione della sterrata che raggiungerà il rifugio con un giro più lungo passando per l'Alpe Tabano.

Prendiamo il sentiero e saliamo ripidamente tra l'erba lasciando a destra la piccola asperità del Monte Cucco (m. 1610).
Ci immettiamo poi su di una vecchia sterrata che arriva da sinistra. Seguiremo questa stradina il cui fondo è in pessime condizioni tanto che spesso conviene camminare a lato tra l'erba.
Vediamo il cippo di confine 3, e dopo alcuni metri in discesa, riprendiamo a salire (m. 1660).
Percorriamo un tratto quasi in piano e poi torniamo a salire alternando tratti più o meno ripidi. Sulla sinistra vediamo quanto rimane di alcuni pali e della rete con il filo spinato posta lungo il confine (m. 1810).

Troviamo il cippo di confine 2 e per un po' camminiamo seguendo il vecchio filo spinato ormai appoggiato sul terreno.
Un bollo bianco-rosso-bianco segnala poi di spostarsi un poco a sinistra, in territorio elvetico.
Troviamo un bivio; un bollo indica di andare a destra ma comunque poco dopo i due percorsi si riuniscono.
Poco dopo vediamo un'altra pietra che segna il confine. Attraversiamo un pianoro e riprendiamo a salire (m. 1870).
Lasciamo a destra un'altra pietra termine e cominciamo a vedere la bandiera del rifugio davanti a noi. Questo punto è segnato sulle carte come Buca della Neve (m. 1928).

Superiamo un cippo posto a memoria di un finanziere caduto nell'adempimento del proprio dovere.
Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra e ritroviamo la sterrata che avevamo abbandonato dopo il San Lucio (m. 1945).
Seguendola, con un ultimo tratto in salita, raggiungiamo il Rifugio Garzirola.

Tempo impiegato ore 2.10 - Dislivello: m. 870
Data escursione: ottobre 2008
 
Secondo itinerario: da Certara (TI)
Da Lugano, passando per Massagno, Belvedere, Canobbio, Sureggio e Lugaggia arriviamo a Tesserete dove imbocchiamo la strada della Val Colla.
Seguendo il corso del fiume Cassarate prima alla sinistra e poi alla destra, superiamo Cagiallo, Oggio, Curtina e Molino.
Prendiamo poi la deviazione sulla destra che porta a Certara dove lasciamo la macchina nel parcheggio che precede il piccolo abitato.

Ci incamminiamo lungo la stradina asfaltata che entra in paese. La segnaletica indica: Certara m. 1000; Bogno a ore 0.35, Capanna San Lucio a ore 2, Cimadera a ore 1.10, Capanna Pairolo a ore 2.30.
Seguendo la stradina asfaltata attraversiamo l'abitato quasi in piano.
Poi, in leggera salita, arriviamo ad un tornante sinistrorso dove c'è una stradina che prosegue diritto. I segnavia indicano a sinistra: Bogno a ore 0.30, Capanna San Lucio a ore 2; diritto: Cimadera a ore 1.10, Capanna Poirolo a ore 2.30. Seguiamo la strada verso sinistra passando accanto ad una panchina. (m. 1015).

Camminando dapprima in leggera salita e poi in leggera discesa, ritorniamo verso le case di Certara. Pertanto avremmo potuto evitare il tornante risalendo uno dei viottoli a gradini lastricati tra le case.
Nei pressi di una fontana con vasca, troviamo una stradina, ancora asfaltata, che si stacca verso destra e che conduce, come indicato da un cartello, all' Alpe La Corte in ore 0.45 e alla Capanna San Lucio in ore 1.50.
Prendiamo questa stradina in salita che termina poco più avanti.
Tra le ultime case di Certara, saliamo alcuni gradini in cemento alla destra di una piccola roggia (m. 1025). Vediamo i primi segnavia a strisce orizzontali di colore bianco-rosso-bianco che ci accompagneranno lungo il cammino.

Percorriamo poi un tratto incassato nel terreno circostante agevolati da alcuni gradini realizzati con tronchetti di legno. Lasciamo a destra un baitello.
Entriamo nel bosco composto in prevalenza da faggi e da qualche castagno.
Saliamo in modo abbastanza ripido e, seguendo una indicazione raffigurante un escursionista con lo zaino in spalla, ignoriamo un sentiero che si stacca alla sinistra e proseguiamo diritto (m. 1055).
Terminato il tratto incassato la pendenza diminuisce un poco. Alla destra c'è una rete metallica. Stiamo procedendo lungo il fianco sinistro della vallata.

Sulla sinistra troviamo un rudere, seguito da altri due baitelli in pietra diroccati (m. 1100).
Subito dopo, in leggera salita, arriviamo ad un bivio e, seguendo le indicazioni, prendiamo il sentiero di sinistra aggirando i ruderi.
Più avanti ci immettiamo su un più ampio sentiero e, sempre seguendo le indicazioni andiamo a destra. In mezzo al percorso c'è una fontana con vasca (m. 1115).
Poco dopo, presso un tornante sinistrorso, il solito segnavia indica di proseguire diritto con un sentiero (m. 1125).
Passiamo alla destra di una casa e successivamente di un baitello in legno e troviamo un altro bivio. Seguendo le indicazioni, proseguiamo diritto in salita. In basso a destra tra i faggi vediamo tre vecchie costruzioni.
Lasciamo a sinistra il rudere di un cassottello (m. 1140).
Più avanti, camminando quasi in piano, in basso alla destra vediamo altre vecchie case e dei cassottelli (m. 1160).

Raggiungiamo un bivio e, lasciato a destra il sentiero che scende alle case e a una fontana, ci teniamo sulla sinistra e torniamo a salire.
Troviamo altre due case e un bivio (m. 1175). E' meglio proseguire verso destra ma, anche se andiamo a sinistra, poco dopo ci immettiamo comunque su un sterrata nei pressi di un altro bivio (m. 1185).
Qui i segnavia indicano di continuare verso destra mentre a sinistra viene segnalata l'Alpe Cottino Agriturismo a ore 1.15.
Dopo pochi passi in piano passiamo davanti ad una cascina che reca l'indicazione: "el barche de Santin". Alla destra, l'assenza di alberi consente una bella vista sulla vallata.

Subito dopo, la solita indicazione ci invita a prendere il sentiero che sale a sinistra e rientra nella faggeta.
Ben presto il percorso diventa abbastanza ripido.
Il sentiero si divide ma solo per aggirare alcuni alberi, poi torna ad unirsi (m. 1215).
La pendenza diminuisce. Saliamo due gradini di pietra (m. 1240).
Più avanti in leggera salita ci immettiamo su un sentiero più ampio (m. 1265). In questo punto ci sono pochi alberi.
Abbiamo due possibilità:
a) attraversare l'ampio sentiero e proseguire diritto con un sentierino non segnalato tra l'erba. Questo sentiero non sempre è ben visibile comunque, di tanto in tanto, ci sono dei segnavia a bandierina dipinti sui massi. Saliamo in modo diritto fino ad immetterci su una sterrata (m. 1290). Qui alcuni segnavia indicano nella direzione dalla quale proveniamo: Certara a ore 0.30, Bogno a ore 1.
b) seguire l'ampio sentiero verso sinistra. Con minore pendenza e con un giro un poco più lungo rispetto al sentiero, rientriamo nel bosco e ci immettiamo sulla sterrata (m. 1280). Andiamo a destra, superiamo un rivolo che passa in un tubo sotto alla sterrata e poco dopo troviamo il sentiero che sale da destra.

Proseguiamo sulla sterrata e troviamo un altro rivolo che la attraversa passandole sotto.
Subito dopo un sentiero sale a sinistra e i segnavia indicano in quella direzione la Capanna San Lucio a ore 1.10.
Anche in questo caso possiamo scegliere tra due alternative:
a) prendere il sentiero che sale nei prati lasciando a destra la pozza recintata e la casera dell'Alpe Corte Certara (m. 1300). Superato il solito segnavia che indica il percorso consigliato per gli escursionisti, la pendenza aumenta e, a volte senza tracce evidenti, saliamo in modo abbastanza ripido fino a riprendere la sterrata (m. 1355).
b) proseguire lungo la sterrata passando poco più in basso dell'edificio dell'alpeggio sul quale un cartello informa che si vendono formaggini. Sul lato destro della stradina ci sono una panchina, una fontana con vasca e poco più avanti una tettoria. Poi la pendenza aumenta un poco e raggiungiamo un tornante sinistrorso dove verso destra si stacca un'altra stradina. I segnavia indicano a sinistra: Alpe Cottino a ore 0.40, Capanna San Lucio a ore 1; a destra: Bocchetta di San Bernardo m. 1615, Alpe Certara m. 1491. Proseguiamo verso sinistra aggirando l'alpeggio e ritrovando il sentiero che si innesta dalla sinistra (m. 1355).

La sterrata prosegue dapprima in leggera salita e poi quasi in piano (m. 1370). In questo punto, in alto a sinistra oltre la vallata, possiamo vedere i due rifugi ancora lontani; quello italiano sul crinale e quello elvetico poco più sotto.
Dopo un tratto in leggera discesa, troviamo sulla destra un manufatto in cemento di un acquedotto. Proseguiamo in leggera salita.
Un rivolo scorre attraverso un tubo sotto la sterrata.
Presso un tornante sinistrorso un torrente scende dalla destra e anch'esso passa sotto alla sterrata (m. 1400).
Proseguiamo quasi in piano. Un cartello, rivolto verso coloro che provengono in senso contrario, avverte che il transito è consentito solo ai mezzi autorizzati (multa fr. 100).
Un rivolo attraversa la strada passandoci sotto.
Proseguiamo in leggera salita. Un altro rivolo passa sotto alla sterrata.
Presso una curva a sinistra un torrentello scende dalla destra. Anch'esso attraversa la sterrata passandoci sotto.

Siamo arrivati in fondo alla vallata ed ora iniziamo ad aggirarne la testata (m. 1400).
Da questo punto in avanti fino al prossimo bivio, sono parecchi i rivoli e ruscelletti che scendono dalla montagna alla nostra destra e attraversano la sterrata passandoci sotto attraverso dei tubi.
Dopo una curva verso sinistra (m. 1440) troviamo delle canaline metalliche per lo scolo dell'acqua.
Percorriamo un'altra curva a sinistra con il solito torrentello che scende dalla destra (m. 1465).
Continuiamo in piano e superiamo un'altra curva verso sinistra all'esterno della quale, anche questa volta, scende un piccolo torrente.

Raggiungiamo un bivio all'interno del quale ci sono una bacheca e ad una panchina in legno (m. 1465). I segnavia indicano a destra la Capanna San Lucio a 10 minuti e a sinistra un percorso ciclabile che porta a Signora.
Andiamo a destra in salita e percorriamo un ampio tornante destrorso mentre, in alto e per poco, torniamo a vedere il Rifugio San Lucio. Gli alberi sono diventati radi e saliamo circondati dai prati.
Al successivo tornante destrorso, un sentiero si stacca a sinistra (m. 1500). I segnavia indicano a sinistra: Alpe Cottino a 5 minuti; a destra: Capanna San Lucio a 5 minuti.
Saliamo in modo abbastanza ripido con altri tornanti. Poi torniamo a vedere il Rifugio San Lucio.
La Capanna invece la vediamo solo quando oramai la abbiamo raggiunta. Le passiamo davanti costeggiandone la recinzione e poi, salendo alcuni gradini di legno la raggiungiamo (m. 1541).
Ancora pochi passi tra l'erba e arriviamo sul prativo e ampio crinale dove passa la linea di confine. Davanti c'è l'Oratorio di San Lucio.
Giriamo a sinistra e in salita raggiungiamo il Rifugio San Lucio (m. 1554).
Ora non ci resta che proseguire come precedentemente indicato nella seconda parte del primo itinerario.

Tempo impiegato ore 2.45 - Dislivello: m. 974
Data escursione: novembre 2010
 
Terzo itinerario: da Cavargna (per San Lucio)
Con la statale 340 Regina seguiamo il Lago di Como fino a Menaggio. All'uscita dalla galleria continuiamo, sempre con la stessa statale, verso Porlezza.
Superata la frazione di Croce ed il comune di Grandola ed Uniti, verso il km. 39 della statale troviamo sulla destra l'inizio della provinciale 10 con la quale arriviamo a Carlazzo. Ad un bivio andiamo a destra (cartello Val Cavargna) e successivamente superiamo Cusino, San Bartolomeo, San Nazaro e Segalè frazione di Cavargna.
Giunti ad un bivio, lasciamo la strada che prosegue verso Dasio (dove inizia il primo itinerario), giriamo a destra e saliamo a Cavargna.
Percorriamo le vie del paese con vari tornanti e ci portiamo nella parte alta. Arrivati alla chiesa parrocchiale, la aggiriamo alla destra.
Vediamo un cartello che indica il sentiero per l'Alpe Stabiello (m. 1702) e il Pizzo di Gino o Menone (m. 2245) e parcheggiamo poco dopo sulla destra nei pressi del Museo della Valle (m. 1070).

Lasciata la macchina torniamo alla chiesa, alla sinistra della quale parte una mulattiera. Qui, una freccia blu e alcuni segnavia indicano: Alpe Tabano (m. 1669), M. Garzirola (m. 2116), Passo San Lucio (m. 1541).
Iniziamo a salire con la mulattiera e sulla destra troviamo una cappellina con una statua della Madonna.
Poco dopo arriviamo ad un bivio (m. 1080). I segnavia indicano a sinistra il Passo San Lucio (sentiero 13 barrato) e a destra l'Alpe Tabano e il M. Garzirola.
Andiamo a sinistra continuando con la bella mulattiera a gradini. Alla destra ci sono un corrimano e una casa, alla sinistra c'è un boschetto.
In seguito il corrimano è collocato alla sinistra mentre dall'altro lato ci sono dei prati (m. 1095).

Percorriamo un tratto quasi in piano con bella vista, in basso a sinistra, sul sottostante abitato. Alla destra, chiusa da un imponente muro di recinzione, c'è la ex-caserma della finanza ora colonia estiva "Casa del Dolai".
Passiamo sotto un cavo di teleferica (m. 1105).
Ignoriamo un sentierino che sale a destra.
Percorriamo un tratto con il fondo misto di pietre e cemento. Alla sinistra c'è una recinzione con una rete a quadrotti.

Poi in leggera salita entriamo in una bella faggeta. Su di un cartello, collocato in alto a destra tra gli alberi, leggiamo: "Bosco Sacro". Alla destra c'è anche una robusta protezione con reti paravalanghe.
Proseguiamo in salita camminando su delle mattonelle di cemento traforate.
Alla destra troviamo un curioso faggio bitorzoluto, dopo il quale percorriamo un breve tratto pianeggiante (m. 1145).
Continuiamo in leggera salita e troviamo sulla destra una santella contenente una statuetta raffigurante San Lucio (m. 1160).
La pendenza aumenta. In basso a sinistra tra gli alberi vediamo un vecchio baitello (m. 1170).
Alterniamo alcuni tratti con il fondo di mattonelle di cemento traforate ad altri su sterrato, ignorando due sentieri che salgono verso destra.
Proseguiamo poi su sterrato camminando quasi in piano.
Passiamo sotto un cavo e subito dopo sulla destra troviamo due ruderi e una vecchia stalla.

Raggiungiamo un bivio e una fontana con vasca in cemento (m. 1200). Un cartello giallo indica diritto: Monti Colonè, Passo San Lucio; a destra: Monti Benessia, Alpe Tabano, Rifugio Garzirola.
Proseguiamo diritto tra prati e alberi addentrandoci nella Val Marda sul fondo della quale scorre il Torrente Cuccio.
Dopo un tratto in lievissima discesa, continuiamo quasi in piano e lasciamo a sinistra un rudere.
Proseguiamo in leggera salita. Troviamo a destra le fondamenta di un rudere e alla sinistra una stalla che, seguendo una freccia blu, aggiriamo sulla destra.
Alla sinistra, sull'altro versante della valle, vediamo un torrente che scende ripido a cascata.
Proseguiamo dapprima in salita e poi nuovamente in piano, a mezza costa, attorniati da prati. Il pendio alla sinistra scende in modo quasi verticale verso il torrente sul fondovalle.
Entriamo in un bosco formato in prevalenza da pini camminando dapprima con poca pendenza e poi in salita.

Al termine del bosco proseguiamo tra prati e alcuni alberi.
Passiamo sopra ad una lastra di pietra obliqua che risaliamo agevolati da tre gradini in cemento (m. 1230).
Dopo pochi passi in discesa, scavalchiamo un ruscelletto e continuiamo quasi in piano con un fitto bosco alla sinistra e dei prati alla destra.
Torniamo poi a scendere tra i pini fino ad arrivare al guado di un torrente che scende dalla destra e va a gettarsi nel Cuccio che in questo punto vediamo compiere alcuni saltelli (m. 1220). Vediamo anche un segnavia a bandierina con il n. 3 barrato.

Con un breve tratto in leggera salita raggiungiamo un tavolo in legno con relative panche che precede un ponticello di legno con le protezioni in ferro ai lati. Su di un cartello leggiamo: "Torrente Cuccio. Ponte Val Marda costruito ad opera della Pro Loco Cavargna 1984. alt. 1225 s/m". C'è anche il solito segnavia n. 3 barrato.
Passati sull'altra sponda, riprendiamo a salire tra prati e alcuni alberi. Il percorso ora è una via di mezzo tra un ampio sentiero e una malmessa sterrata.
Superiamo un tornante sinistrorso e poi uno destrorso (m. 1240). Alla sinistra troviamo un vecchio rudere.
Ancora un tornante sinistrorso, seguito dopo pochi passi da uno destrorso al cui interno c'è un rudere (m. 1260).
Alla destra troviamo poi un altro rudere mentre alla sinistra sale una fila di paletti di legno che probabilmente delimitano un confine. Sul primo dei paletti vediamo il segnavia a bandierina con il n. 3 barrato (m. 1275).
Ora camminiamo tra giovani pini e qualche betulla.

Troviamo un palo, al quale è appeso anche un vaso con dei fiori, con un cartello che indica verso destra un sentiero quasi invisibile tra l'erba: Sentiero Benessia Cavarlessia (m. 1285).
Subito dopo percorriamo un tornante sinistrorso.
Ora alla sinistra vediamo spuntare il Pizzo di Gino.
Terminato il bosco, proseguiamo in prevalenza tra cespugli (m. 1310). In basso alla sinistra vediamo una betulla attorno alla quale è stato costruito con dei rami un rudimentale tavolino (m. 1320).
Subito dopo percorriamo un tornante destrorso e continuiamo tra i prati.
Alla sinistra ci sono due ruderi tra i quali si stacca un sentiero che conduce ad una casa isolata (m. 1330).

Ci immettiamo su di una sterrata (m. 1340) e andiamo a destra seguendo le indicazioni su di un cartello: Monti Colonè, Passo San Lucio.
Percorriamo un ampio tornante sinistrorso e dopo pochi passi quasi in piano riprendiamo a salire.
Il successivo tornante sinistrorso ha il fondo in cemento poi la strada torna ad essere sterrata (m. 1355). Frattanto alla sinistra la vista sulla cerchia di monti si allarga.
Ritroviamo la fila di paletti che ora salgono alla destra nei prati. In basso a sinistra torniamo a vedere la casa isolata che avevamo precedentemente notato (m. 1370).
Ora la vista si apre a ventaglio sulla Val Cavargna; una grande macchia verde nella quale spiccano i piccoli paesi che abbiamo attraversato in auto.

Quasi in piano arriviamo alle prime case dei Monti Colonè (m. 1400). Alla sinistra oltre una recinzione ci sono due case. Alla destra nei prati vediamo una santella con una statuetta del Sacro Cuore.
Sempre a destra sopra un palo c'è una casetta di legno con uno scoiattolo scolpito, e a seguire ci sono due case sulle quali leggiamo: "Cà Pedru" e "Rosita".
Proseguiamo tra prati, ginestre e cespugli.
Dopo una breve discesa superiamo due guadi mentre pieghiamo a sinistra assecondando un'ansa della montagna.
Riprendiamo a salire fino ad una curva a destra oltre la quale proseguiamo quasi in piano.
Troviamo due case sulla sinistra mentre alla destra c'è una recinzione ottenuta riciclando delle vecchie traversine ferroviaria. Un cartello indica: Via Peciùn. Su una casa leggiamo: "Camana al faggio".
Seguiamo una recinzione, fatta con paletti di legno e una rete a quadrotti, oltre la quale ci sono degli alberi da frutta.
Continuiamo tra i prati dapprima in leggera salita e poi nuovamente quasi in piano.
Alla sinistra ci sono altre due case e alla destra un cassottello di legno.
Troviamo poi due vecchi baitelli alla sinistra e una fontana con vasca alla destra.

La successiva casa reca una scritta che informa che ci troviamo ai Monti Colonè (m. 1410). Noi però non dobbiamo raggiungerla ma dobbiamo imboccare un piccolo sentiero che si stacca sulla destra dietro alla fontana. Seguiremo dei bolli bianco rossi dipinti su alcune pietre nei prati. Il sentiero infatti non sempre è evidente.
Alla prima curva a destra, davanti cominciamo a vedere in alto lungo la dorsale principale, l'Oratorio di San Lucio e il tetto del rifugio.
Saliamo tra erba e piccoli cespugli.
Uno dopo l'altro, incrociamo due piccoli sentieri e, in entrambi i casi, proseguiamo diritto (m. 1440).
La pendenza aumenta. Per un po' seguiamo tracce tra l'erba senza vedere alcun bollo semplicemente perché non ci sono pietre su cui dipingerli.
Poi ritroviamo i bolli e proseguiamo in leggera salita tra erba e cespugli (m. 1465). Per un tratto vediamo solo l'Oratorio poi anch'esso sparisce coperto dal crinale.
Torniamo a salire. Alla sinistra ci sono prati scoscesi; alla destra cespugli che a volte si protendono sopra il sentiero ostacolando il cammino (m. 1490).
Alterniamo alcuni tratti quasi in piano o con poca pendenza mentre l'Oratorio di San Lucio compare, scompare e riappare e alla vista (m. 1510).
Torniamo a salire e sbuchiamo, dietro all'Oratorio di San Lucio, sulla stradina che proviene da Dasio (m. 1540).
Pieghiamo a destra volgendo le spalle alla chiesa e in salita raggiungiamo il Rifugio San Lucio (m. 1554).
Ora non ci resta che proseguire come precedentemente indicato nella seconda parte del primo itinerario.

Tempo impiegato ore 2.30 - Dislivello: m. 904
Data escursione: maggio 2013
 
Quarto itinerario: da Cavargna (per l'Alpe Tabano)
Come descritto nel precedente itinerario arriviamo a Cavargna e parcheggiamo poco oltre la chiesa parrocchiale nei pressi del Museo della Valle (m. 1070).
Lasciata la macchina torniamo alla chiesa, alla sinistra della quale parte una mulattiera. Qui, una freccia blu e alcuni segnavia indicano: Alpe Tabano (m. 1669), M. Garzirola (m. 2116), Passo San Lucio (m. 1541).
Iniziamo a salire con la mulattiera e sulla destra troviamo una cappellina con una statua della Madonna.
Poco dopo arriviamo ad un bivio (m. 1080). I segnavia indicano a sinistra il Passo San Lucio (vedi il precedente itinerario) e a destra l'Alpe Tabano e il M. Garzirola. Andiamo a destra.
Il fondo ora è in mattoni di cemento traforato. Alla sinistra ci sono alcune case e stalle tra le quali sale un sentiero.
Proseguiamo diritto e, arrivati all'altezza del cimitero che vediamo in basso a destra, il percorso gira a sinistra.
Superato un boschetto proseguiamo tra prati e qualche albero. Dopo qualche curva e un tratto quasi in piano riprendiamo a salire (m. 1100).

Con il fondo in cemento e pietre entriamo nel bosco. Alla sinistra, un po' in dentro, c'è un casello dell'acquedotto (m. 1130).
La pendenza aumenta. Dopo un tornante sinistrorso ignoriamo un sentiero che si stacca alla destra (m. 1140).
Con poca pendenza arriviamo ad un tornante destrorso (m. 1150). Poco dopo un rivolo attraversa passando sotto al percorso. Poi riprendiamo a salire.
Percorriamo due zig-zag sinistra-destra (m. 1170).
Alla sinistra troviamo una vecchia casa e un rudere (m. 1180).
Proseguiamo a mezza costa tra prati, cespugli e pochi alberi. Alla destra vediamo il gruppo del Pizzo di Gino.
Alla destra ci accompagna una recinzione con pali di legno che reggono una rete a quadrotti e del filo spinato.
Percorriamo un ampio tornante sinistrorso all'esterno del quale c'è un cancelletto (m. 1200).
La pendenza aumenta. In alto a destra nei prati vediamo delle case. Alla sinistra invece la vista spazia sulla verde vallata trapuntata qua e là dalle macchie di colore di qualche paese.

Dopo un paio di semicurve destra-sinistra, sulla destra troviamo una santella. All'interno ci sono due statuette, entrambe raffiguranti la Madonna (m. 1230).
La pendenza diminuisce un poco e con alcuni zig-zag, raggiungiamo il gruppo di vecchie case che avevamo precedentemente notato. Su una di queste leggiamo: "Monti Cavarlezza m. 1251"
Piegando a destra, passiamo tra le prime case.
Proseguiamo sulla destra, accompagnati sul lato a valle da pali di legno che reggono del filo spinato, e raggiungiamo altre case.
Con un zig-zag sinistra-destra ci portiamo su di una stradina con la quale andiamo a destra in leggera salita verso le ultime case (m. 1280).
Ora il sentiero gira a sinistra. Passiamo sotto il cavo di una teleferica e lasciamo a sinistra una fontana con vasca.

Poco dopo arriviamo ad un bivio (m. 1290) dove un cartello giallo segnala a sinistra l'Alpe Tabano e il Rifugio Garzirola.
Vediamo dei bolli gialli. Passiamo nuovamente sotto il cavo della teleferica e proseguiamo tra alberelli e cespugli. La pendenza aumenta.
Percorriamo un tornante destrorso (m. 1310) e poi uno sinistrorso aggirando una betulla.
Ora saliamo ripidamente tra i prati (m. 1330). Volgendo lo sguardo dietro di noi vediamo il Pizzo di Gino e la Cima Pianchette ai piedi della quale riusciamo a distinguere il Rifugio Croce di Campo.

Giunti in cima alla salita, davanti, oltre la sottostante Val Marda, vediamo la dorsale che dal Passo San Lucio sale al Monte Garzirola. Sono ben visibili sia l'Oratorio che il Rifugio San Lucio. Più sotto notiamo le case dei Monti di Colonè e la sterrata che da lì scende al ponte sul Torrente Cuccio. Questo ripido tratto è terminato. Andiamo a destra in salita sull'ampio crinale (m. 1350).
Troviamo poi sulla destra due ruderi, una vecchia vasca da bagno riciclata come abbeveratoio e una piccola costruzione dell'acquedotto; alla sinistra invece, un poco più in basso vediamo un baitello (m. 1360).
Ora camminiamo quasi in piano a mezza costa tra prati e alcuni cespugli verso una cimetta prativa.

Arriviamo ad una insellatura con vista panoramica da ambo i lati, dove il sentiero si divide in due tracce. Seguiamo quella a sinistra (m. 1375).
Poco dopo il percorso si divide ancora: alla sinistra procede in leggera discesa e alla destra in salita.
Andiamo a destra con delle serpentine dapprima tra roccette affioranti tra l'erba e poi tra cespugli (m. 1390).
Dopo alcuni passi quasi in piano riprendiamo a salire (m. 1405).

Poi, quasi in piano, raggiungiamo una fontana con vasca in cemento (m. 1430). Poco più avanti c'è un tombino sotto il quale sentiamo scorrere l'acqua.
Pieghiamo a sinistra, a mezza costa, e troviamo un tubo nero interrato e parzialmente affiorante sul sentiero.
Continuiamo con poca pendenza poi riprendiamo a salire tra erba e piccoli cespugli (m. 1445).
Lasciamo a destra una isolata betulla.
Percorriamo un'ampia curva verso destra (m. 1465) e dopo un altro tratto con poca pendenza riprendiamo a salire (m. 1495).
Alla sinistra troviamo dei paletti di legno che reggono del filo spinato. Percorriamo due zig-zag destra-sinistra.

Raggiungiamo una selletta tra due roccette (m. 1525) oltre la quale continuiamo in leggera discesa. Davanti vediamo una cascata.
Superiamo due curve destra-sinistra assecondando un ansa della montagna, dalla quale scende un ruscelletto, e passando accanto ad un casello dell'acquedotto.
Poi il sentiero si divide in due tracce parallele. Riprendiamo a salire. Più avanti le due tracce si uniscono. Alla sinistra c'è la Val Molina con il suo torrente.
Un piccolo ruscello allaga il sentiero (m. 1560). Poco dopo ne scavalchiamo un altro. Proseguiamo quasi in piano e ne troviamo un terzo che, come il primo, allaga il percorso.

Seguendo pallide tracce tra l'erba arriviamo al Torrente Molina (m. 1600). In alto a destra vediamo l'Alpe Tabano. Volendo, potremmo tagliare per ripidi prati e raggiungere direttamente l'alpeggio, accorciando un poco il percorso. Proseguiamo invece seguendo il sentiero e guadiamo il torrente verso sinistra.
Percorriamo un tratto in salita, retrocedendo lungo l'altra sponda.
Poi quasi in piano superiamo un rivolo e continuiamo in leggera salita.
Guadiamo un piccolo torrente che allaga il sentiero.
Con pochi passi in discesa scendiamo in un avvallamento dove guadiamo un altro torrente e riprendiamo a salire (m. 1615).

Senza traccia alcuna attraversiamo un prato verso destra e raggiungiamo la carrozzabile che collega San Lucio al Garzirola che in questo punto ha il fondo in cemento (m. 1635).
La seguiamo verso destra, in leggera salita, in vista dell'Alpe Tabano. Il fondo della stradina diventa sterrato.
Attraversiamo il letto in cemento di un corso d'acqua che troviamo asciutto. Sul lato a monte in alcuni punti ci sono dei pezzi di muretto in cemento (m. 1655).
Percorriamo un tratto in leggera discesa seguito da un altro in leggera salita.
Troviamo un casello dell'acquedotto e poi, quasi in piano, superiamo una curva a destra guadando il Torrente Molina.

Raggiungiamo l'alpeggio. Su un edificio alla destra leggiamo: "Alpe Tabano m. 1666". Un cartello giallo indica diritto: Alpe Segor, Rifugio Garzirola. Il rifugio viene segnalato anche verso l'alto a sinistra con un sentiero che fatichiamo a distinguere tra le ultime chiazze di neve di primavera. Pertanto proseguiamo diritto lungo la strada.
Con il fondo in cemento attraversiamo l'alpeggio passando tra una lunga pensana alla sinistra e le baite alla destra.
La stradina torna sterrata e dopo una curva a sinistra riprende a salire, inizialmente con poca pendenza (m. 1675). Questa zona è chiamata Piano del Cristo. Alla destra vediamo i Monti Crocione e Tremezzo e due spicchi del Lago di Como.

Percorriamo un ampio tornante sinistrorso (m. 1705). In alto a sinistra vediamo la croce sull'anticima del M. Garzirola. Qui potremmo risalire il crinale alla nostra sinistra, senza traccia tra erba e cespugli, puntando alla croce. Preferiamo fare un giro più lungo e seguire la strada che troviamo pulita ma con notevoli accumuli di neve sul lato a monte.
Alla fine del tornante cominciamo a vedere il Rifugio Garzirola (m. 1720).
Dopo un tratto con poca pendenza, riprendiamo a salire mentre il rifugio scompare alla vista.
Un rivolo attraversa la stradina passandole sotto (m. 1745).
Più avanti anche la croce scompare alla vista (m. 1775), poi giriamo a sinistra e torniamo a vederla (m. 1815).
In seguito con delle semicurve superiamo due anse della montagna (m. 1830).

Arriviamo ad un bivio dove un cartello giallo indica diritto: Alpe Segor; a sinistra: Rifugio Garzirola (m. 1850).
Andiamo a sinistra e superiamo altri due tornanti, il primo verso destra (m. 1890) e l'altro a sinistra (m. 1900).
Presso una curva a destra torniamo a vedere il rifugio (m. 1920).
Ad un bivio giriamo a destra mentre dalla sinistra arriva il sentiero descritto nel primo itinerario che proviene dal Passo San Lucio seguendo la dorsale (m. 1945).
Poco dopo raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato ore 2.30 - Dislivello: m. 904
Data escursione: maggio 2013

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • alla Croce sull'anticima del Monte Garzirola (m. 2075) in ore 0.15
  • alla Vetta del Monte Garzirola (m. 2116) in ore 0.35
  • al Monte Segor (m. 2097) in ore 1
  • alla Bocchetta di Revolto (m. 1970) in ore 1.20
  • al Pizzo Camoghè (m. 2228) in ore 1.50







Dati del Rifugio Garzirola

Altezza:
m. 1974
Gruppo:
Monti Lariani
Ubicazione:
Monte Garzirola
Comune:
Cavargna - CO
Carta Kompass:
91 B2
Coordinate Geo:
46°06'26.57"N
9°04'47.37"E
Gestore:
Bernardino Merlo
Telefono gestore:
334 3364398
Telefono rifugio:
0344 63253
Posti letto:
40
Apertura:
tutti i giorni da
maggio a ottobre
Pagina aggiornata
il: 16/05/2013
Il Rifugio Garzirola Una delle camere del rifugio La chiesetta della Madonna del Cepp Oratorio di S. Lucio Ponte Val Marda sul Torrente Cuccio Pizzo di Gino e Cima Pianchette Alpe Tabano Salendo dal rifugio verso il M. Garzirola La croce sulla prima cima del Monte Garzirola

clicca qui per stampare questa pagina (solo testo)

Rifugio Garibaldi Dreisprachenspitze torna su Bivacco Garzonedo

 Valid HTML 4.01! Copyright  Valid CSS!

Pagina vista da 14515 visitatori