Rifugio Garzirola

Il Rifugio Garzirola è situato sulle pendici meridionali dell'omonimo monte.
Come quasi tutti i rifugi nei pressi del confine italo elvetico è stato ricavato da una ex caserma delle Guardia di Finanza.

Località di partenza della nostra escursione è Dasio (m. 1104), località del paese di Bùggiolo che possiamo raggiungere sia con la provinciale n. 10 della Val Cavargna che con la n. 11 della Val di Rezzo.
Con la statale 340 Regina seguiamo il lago di Como fino a Menaggio. All'uscita dalla galleria continuiamo poi, sempre con la stessa statale, verso Porlezza.

Superata la frazione di Croce ed il comune di Grandola ed Uniti, verso il km. 39 della statale troviamo sulla destra l'inizio della provinciale 10 con la quale arriviamo a Carlazzo. Ad un bivio andiamo a destra (cartello Val Cavargna) e successivamente superiamo Cusino, San Bartolomeo, San Nazaro e Segalè frazione di Cavargna. Giunti ad un bivio, lasciamo a destra la strada che sale a Cavargna e continuiamo diritto con una stretta stradina (cartello: San Lucio, Garzirola, Val Rezzo) fino ad arrivare ad una caserma ormai in rovina di fronte alla quale parte la stradina, chiusa al traffico, che sale al rifugio.

In alternativa possiamo continuare con la statale fino al km. 43 dove, all'inizio di Porlezza, prendiamo sulla destra la provinciale 11 della Val di Rezzo.
Dopo aver superato Pragno, Corrido e Molzano, la strada continua più stretta, lungo il lato destro della valle.
Giunti a Bùggiolo troviamo un bivio; trascurata la diramazione di sinistra che prosegue fino a Seghebbia, continuiamo verso destra in direzione della Val Cavargna.
Con alcuni ripidi e stretti tornanti arriviamo a Dasio di fronte alla provinciale 10 che arriva da Cavargna e accanto ai ruderi della caserma.

Parcheggiamo la macchina accanto a una fontana. Alcuni segnavia indicano il Rifugio S. Lucio a ore 1.10, il Rifugio Garzirola a ore 2.10 e la Bocchetta di S. Bernardo a ore 1.45.
Saliamo con poca pendenza. Il fondo è in cemento. In alto già vediamo in lontananza la chiesetta della Madonna del Cepp che raggiungeremo più avanti mentre sulla sinistra più in basso ci sono le case di Seghebbia.
Superato un tornante (m. 1145), proseguiamo su fondo sterrato. Attorno ci sono parecchi cespugli di agrifoglio. Anche il successivo tornante ha il fondo in cemento, ma subito dopo la stradina torna ad essere sterrata. (Questi due tornanti possono essere tagliati con un sentiero che si stacca ripido a sinistra e sale tra le ginestre).

Più avanti, dopo aver ignorato una stradina che sale a destra, superiamo un esile ruscello con un bel ponte in pietra (m. 1200). Un piccolo segnavia indica il Rifugio Garzirola.
Dopo il ponte, la strada continua con il fondo in cemento ed attraversa un bosco di faggi che, dopo un ripido tornante, lasciano il posto alle betulle. Continua poi con minore pendenza e, presso un tornante sotto la chiesetta, ridiventa sterrata (m. 1300).
Superato un altro tornante con fondo in cemento, continuiamo su sterrato e raggiungiamo la chiesetta dedicata alla Madonna del Cepp (m. 1330).
La chiesa presenta delle decorazioni naif sulla porta ed ha un bel campanile rotondo. All'interno, oltre all'immagine della Madonna, ci sono due statue raffiguranti angeli custodi.
Sulla sinistra c'è una piccola area pic-nic con un tavolone e relative panche in legno all'ombra di due faggi. Sull'altro lato della stradina invece, c'è una fontana con abbeveratoio.
Poco più avanti, da sinistra sale il sentiero n. 3 delle Quattro Valli e si immette nel nostro percorso.

Proseguiamo il cammino con la stradina che, poco più avanti, torna ad avere il fondo in cemento e si inoltra in una faggeta.
Alla fine del bosco, ignorata una stradina sulla destra, quasi in piano e nuovamente su sterrato, arriviamo ad un bivio non lontano da una casa (m. 1375). I segnavia indicano a sinistra il Rifugio Garzirola e a destra i Monti Colonè.
Continuiamo a sinistra tra prati, cespugli di erica e ginestra.
Superata un'altra faggeta, con un tratto su fondo in cemento arriviamo ad un bivio (m. 1460) dove proseguiamo con un tornante sulla destra e su fondo sterrato percorriamo un traversone a mezza costa.
Troviamo poi un cartello di divieto di transito ed un piccolo parcheggio nel prato sulla destra (m. 1510).
Dopo una curva a sinistra, cominciamo a vedere il rifugio e l'oratorio di San Lucio.
Raggiungiamo il Passo di San Lucio (m. 1531) dove troviamo la magnifica chiesetta, antico oratorio romanico del XV secolo.
Superata la chiesa, risaliamo il crinale dove passa la linea di confine e raggiungiamo il rifugio San Lucio (m. 1554).
Pochi metri più sotto, in territorio elvetico c'è un altro rifugio, la Capanna San Lucio, aperta tutti i fine settimana (tel. 0041.91.9434873).

Un segnavia indica il rifugio Garzirola davanti a noi. Passando tra il rifugio e una pozza d'acqua continuiamo con la sterrata in direzione del Monte Garzirola.
Lasciamo a sinistra una fontana e, in leggera salita, aggiriamo una gobbetta erbosa.
Continuiamo quasi in piano. Sulla destra possiamo ammirare un bel panorama che comprende: le Grigne, la Grona e la dorsale che va dal Bregagno al Pizzo di Gino, dietro la quale spunta la cima del Legnone.
Percorriamo un tratto con il fondo in cemento (m. 1575); poi continuiamo ancora su sterrato. Sulla sinistra c'è una pozza.
Raggiungiamo una fontana e un casello dell'acquedotto. Un cartello indica a sinistra il sentiero per il Rifugio Garzirola e a destra la prosecuzione della sterrata che raggiungerà il rifugio con un giro più lungo passando per l'Alpe Tabano e l'Alpe Segor.

Prendiamo il sentiero e saliamo ripidamente tra l'erba lasciando a destra la piccola asperità del Monte Cucco (m. 1610).
Ci immettiamo poi su di una vecchia sterrata che arriva da sinistra. Seguiremo questa stradina il cui fondo è in pessime condizioni tanto che spesso conviene camminare a lato tra l'erba.
Vediamo il cippo di confine 3, e dopo alcuni metri in discesa, riprendiamo a salire (m. 1660).
Percorriamo un tratto quasi in piano e poi torniamo a salire alternando tratti più o meno ripidi. Sulla sinistra vediamo quanto rimane di alcuni pali e della rete con il filo spinato posta lungo il confine (m. 1810).

Troviamo il cippo di confine 2 e per un po' camminiamo seguendo il vecchio filo spinato ormai appoggiato sul terreno.
Un bollo bianco-rosso-bianco segnala poi di spostarsi un poco a sinistra, in territorio elvetico.
Troviamo un bivio; un bollo indica di andare a destra ma comunque poco dopo i due percorsi si riuniscono.
Poco dopo vediamo un'altra pietra che segna il confine. Attraversiamo un pianoro e riprendiamo a salire (m. 1870).
Lasciamo a destra un'altra pietra termine e cominciamo a vedere la bandiera del rifugio davanti a noi. Questo punto è segnato sulle carte come Buca della Neve (m. 1928).

Superiamo un cippo posto a memoria di un finanziere caduto nell'adempimento del proprio dovere.
Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra e ritroviamo la sterrata che avevamo abbandonato dopo il San Lucio (m. 1945).
Seguendola, con un ultimo tratto in salita, raggiungiamo il rifugio Garzirola.

Tempo impiegato ore 2.10 - Dislivello: m. 870
Data escursione: ottobre 2008

Escursioni partendo dal Rifugio:


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