Rifugio Casati Guasti

Il Rifugio Casati è situato in posizione panoramica presso il Passo del Cevedale, tra ghiacciai e vette imponenti quali il Gran Zebrù (m. 3851), il Monte Cevedale (m. 3769) e il Monte Pasquale (m. 3553)
E' dedicato all'ingegnere e sottotenente dell'esercito Gianni Casati caduto a Gorizia durante la prima guerra mondiale.
Alle sue spalle c'è il Rifugio Guasti che viene utilizzato principalmente come locale invernale.

Da Bormio con la provinciale 29 raggiungiamo S. Caterina Valfurva. All'inizio del paese prendiamo a sinistra via Frodolfo. Giunti in centro continuiamo diritto con via Forni, una strada asfaltata con la quale saliamo fino all'ampio parcheggio sottostante l'albergo-Rifugio dei Forni. La strada, dall'estate 2015, è soggetta al pagamento di un pedaggio di € 3 valevole per 24 ore dal momento dell'emissione. La macchinetta che rilascia il ticket da esporre sul cruscotto è situata alla destra, all'uscita dal paese.

A disposizione di chi non volesse camminare c'è un servizio navetta, al costo di nove euro a persona, dall'albergo dei Forni fino al Rifugio Pizzini (m. 2706) o alla stazione a valle della teleferica (m. 2832) che serve il Rifugio Casati. Le navette partono solo se hanno a bordo almeno cinque persone e pertanto i tempi di attesa potrebbero essere lunghi.

Lasciata la macchina nel parcheggio (m. 2150), con un sentierino saliamo verso l'albergo, attraversiamo un altro parcheggio più piccolo, poi con un altro sentiero e una scala coi gradini di legno raggiungiamo l'albergo del Forni (m. 2176).
Continuiamo con una stradina sterrata che sale abbastanza ripidamente a sinistra (segnavia 28B-23-171).
Al primo tornante vediamo in fondo il monte S. Matteo (m. 3678) con il ghiacciaio dei Forni.
Al secondo tornante, nei pressi di una casa, troviamo sulla sinistra la deviazione segnalata come 27 A che conduce al Rifugio Pizzini per una via panoramica posta più in alto della sterrata (vedi la descrizione dettagliata nella scheda del Rifugio Pizzini).

Proseguiamo diritto. Ignoriamo un sentierino sulla destra e poco dopo una stradina sulla sinistra (cartello divieto di accesso) che va a Predaccio, Ables, Val Manzina.
Continuiamo con un tratto in piano nel quale incontriamo sulla destra la deviazione per la Malga Fornaccia e il Rifugio Branca.
Per un breve tratto un ruscelletto scorre alla nostra sinistra.
Più avanti, in alto a sinistra, vediamo la Baita di Cedec (m. 2450). Superiamo alcuni tavoli e panche.

Lungo il cammino troviamo diversi ruscelletti che scendono dalla montagna alla nostra sinistra; i più grossi passano sotto la stradina mentre gli altri la attraversano in canaline di legno interrate.
La zona è ricca di prati dal fondo torboso nei quale le marmotte hanno facilmente scavato le loro tane; ne vedremo parecchie lungo il cammino.

Il percorso alterna tratti in leggera salita ad altri quasi in piano.
A destra troviamo un'altra deviazione per il Rifugio Branca (28 C).
Già vediamo il Rifugio Pizzini alla testata della valle, circondato dai monti e dai ghiacciai.
Superiamo un altro tavolo in legno con panche.
Sempre accompagnati dal torrente Cedec che scorre alla nostra destra sul fondovalle arriviamo nei pressi del Pizzini dove la pendenza si accentua un poco.
Qui il sentiero del percorso alto si unisce alla sterrata e, superato il torrente Cedec con un ponte di legno, raggiungiamo il Rifugio Pizzini (m. 2706) dietro il quale troneggia la splendida piramide del Gran Zebrù.
I segnavia indicano a sinistra il sentiero per il Passo dello Zebrù e diritto il Rifugio Casati.

Continuiamo in leggera salita con la sterrata e poi ci abbassiamo leggermente in una valletta dove scorre un torrente che scende dai ghiacciai del Gran Zebrù.
Il corso d'acqua è formato da parecchi rivoli che dobbiamo superare uno alla volta camminando sui sassi che affiorano o coi dei piccoli salti.
Su un sasso vediamo il segnavia n. 28 B che identifica il nostro percorso.
Riprendiamo a salire; ai bordi della stradina ci sono delle paline che servono a segnare il percorso in caso di neve.
Raggiunto un piccolo dosso (m. 2750), scendiamo in una valletta e superiamo un torrente con un ponticello di legno senza le sponde. A sinistra c'è un laghetto (m. 2744).
Risaliamo l'altro versante con alcuni piccoli tornanti e passiamo sotto i cavi della corrente. In fondo al vallone alla nostra destra vediamo scorrere un torrente.

Ora lasciamo la stradina, che termina poco più avanti nei pressi della stazione a valle della teleferica che serve il Rifugio Casati (m. 2832), e prendiamo un sentiero sulla destra con il quale ci abbassiamo leggermente in una conca.
Anche qui troviamo un laghetto sulla sinistra e ne superiamo l'emissario con un piccolo ponte.
Un segnavia indica il Rifugio Casati e il sentiero 28 B nella nostra direzione di marcia.
Continuiamo in lieve salita avvicinandoci alla ripida parete di fronte a noi.

La salita vera e propria inizia da questo punto (m. 2840). I primi tornanti sono abbastanza lunghi e hanno poca pendenza.
Guadagniamo mediamente una quindicina di metri per tornante. Ogni volta che giriamo a sinistra ci troviamo di fronte la piramide del Gran Zebrù mentre a destra i ghiacciai del gruppo del Cevedale.
Superati dieci tornanti, passiamo sotto i cavi della teleferica e ignoriamo sulla sinistra il sentiero segnalato per il Gran Zebrù (m. 2995).
Ora il percorso sale con maggiore pendenza e i tornanti sono più brevi. Sui sassi ci sono delle frecce rosse.
Dopo otto di questi piccoli tornanti (m. 3075) iniziamo la parte più faticosa attaccando direttamente la montagna in modo assai ripido.
Ai lati del sentiero ci sono dei paletti di legno, nella parte alta dei quali è dipinta una bandierina rosso-bianco-rossa.

Ripassiamo sotto i cavi della teleferica e trascuriamo un sentierino che si stacca a sinistra. Il sentiero è leggermente infangato.
Passiamo accanto ad un vecchio cavo posto per terra (m. 3140). Poco dopo le funi della teleferica scorrono appena sopra le nostre teste.
Qui il sentiero ci concede un breve tratto con poca pendenza ma subito riprende a salire ripidamente.
Ancora pochi passi in leggera salita percorrendo un tratto un po' esposto (m. 3170) poi, superata una curva verso sinistra, iniziamo a vedere lo splendido ghiacciaio del Cevedale.
Un'altra ripida salita a zig-zag e poi con minore pendenza arriviamo al Passo del Cevedale.

Al passo il paesaggio non è un gran che: ci troviamo una cabina dell'elettricità e parecchi cavi e tiranti che servono principalmente a fissare la stazione di arrivo della teleferica.
Fortunatamente basta spostarci di qualche metro sulla sinistra per raggiungere il Rifugio Casati, dalla cui terrazza panoramica possiamo ammirare in tutto il loro splendore vette e ghiacciai.

Tempo impiegato: ore 3.30 - Dislivello: m. 1129
Data escursione: agosto 2007

ESCURSIONI/ASCENSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • ai 3 cannoni della prima guerra mondiale (m. 3308) in ore 0.30
  • al Rifugio Città di Milano (m. 2581) in ore 1.30
  • al Rifugio Nino Corsi (m. 2265) in ore 3
  • al Rifugio Quinto Alpini (m. 2877 via Pale Rosse) in ore 3
  • al Rifugio Larcher (m. 2607) in ore 3.30
  • al Rifugio Mantova Vioz (m. 3535) in ore 6.45
  • al Bivacco Colombo (m. 3485 via Cevedale e Rosole) in ore 3
  • al M. Cevedale (m. 3769) e Züffalspitze (m. 3757) in ore 2/3
  • al M. Gran Zebrù (Königspitze m. 3851) in ore 4
  • al M. Pasquale (m. 3553) in ore 2.30
  • al M. Solda (m. 3376) in ore 0.30

Dati del Rifugio Casati Guasti

Altezza:
m. 3269
Gruppo:
Alta Valtellina
Ubicazione:
Passo Cevedale
Comune:
Valfurva - SO
Carta Kompass:
72 D3
Coordinate Geo:
46°27'41.50"N
10°36'10.00"E
Gestore:
Renato Alberti
Telefono gestore:
0342 945759
Telefono rifugio:
0342 935507
Posti letto:
260
Apertura:
15/3-30/9
Pagina aggiornata
il: 23/08/2010
I Rifugi Casati e Guasti Il Gran Zebrù Il Cevedale Particolare del ghiacciaio del Cevedale

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