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Il rifugio Barbellino è situato nei pressi della sponda occidentale del Lago Naturale del Barbellino, circondato dalle cime di Coronella (m. 2796),
Monte Torena (m. 2912) e Pizzo Strinato (m. 2836).
Lasciamo la provinciale (ex statale 671) della Val Seriana al bivio di Parre (km. 29) per continuare diritto con la provinciale 49 lungo il corso del Serio fino
a Valbondione, ultimo comune della vallata.
Il percorso n. 305 parte in contrada Beltrame (m. 940).
Possiamo però evitare il primo tratto di strada (circa km 1.4) proseguendo in auto fino alla contrada Grumetti (m. 970); in fondo alla Via Pianlivere parte un
ripido sentiero che sale nel bosco e si immette sull'altro percorso.
A Valbondione possiamo lasciare la macchina nei pressi del Campo Sportivo o in alcuni parcheggi lungo le vie del paese. Meglio comunque proseguire fino a
Grumetti, in cima al paese, e parcheggiare lungo la Via Pianlivere o in fondo alla stessa nello slargo davanti alla Cappella Lisander.
Nei giorni di apertura delle Cascate del Serio (tre salti per complessivi m. 315; le seconde più alte d'Europa), il parcheggio potrebbe essere difficoltoso. Per
il 2009 le date sono le seguenti: 21 giugno (ore 11-11.30), 18 luglio (21.30-22.00), 23 agosto (11-11.30), 20 settembre (11-11.30).
Primo itinerario: da Valbondione (Loc. Beltrame) - sent. 305
Arrivati a Valbondione, risaliamo le vie del paese.
Superata la chiesa, prendiamo sulla destra la strada per Lizzola all'inizio della quale alcuni cartelli indicano i Rifugi Curò e Barbellino e le Cascate del
Serio.
Percorriamo questa strada fino a trovare sulla sinistra un bar al civico n. 43.
Subito dopo, sulla sinistra c'è Via Curò. Alcuni segnavia indicano l'inizio del percorso n. 305 per il Rifugio Curò a ore 2.30 e il n. 305-308 per il Rifugio Barbellino a ore 3.30. C'è anche un cartello di divieto di accesso alle autovetture. La possibilità di parcheggio in questo punto è praticamente nulla.
Il primo tratto di Via Curò è asfaltato, in salita fra le case. Poi diviene sterrato e inizia il bosco.
Troviamo un casello dell'acquedotto. Un ruscello attraversa la strada.
Ignoriamo un sentiero che si abbassa verso sinistra; da destra invece scende un rivolo che bagna la strada. Superiamo un piccolo guado.
In questo caso, come pure in tutti i successivi che troveremo lungo il cammino, generalmente l'acqua non è alta per cui è sufficiente camminare sulle pietre che
affiorano per non bagnarci.
Più avanti un piccolo sentiero sale a destra. Continuiamo diritto in leggera salita.
Dell'acqua passa sotto la strada in tre tubi. Subito dopo troviamo due caselli dell'acquedotto e guadiamo un ruscello, generato da una cascata, che attraversa
la strada.
Per un po' la pendenza aumenta; poi continuiamo in leggera salita.
Ignoriamo un sentiero che sale a destra. In questo punto un rivolo attraversa e bagna la strada. Proseguiamo in salita.
Da sinistra sale un ripido sentierino che proviene da un traliccio sottostante. Altra acqua bagna la strada.
Passiamo accanto ad una recinzione di colore verde. Un rivolo passa sotto la stradina in un tubo.
Troviamo poi il sentiero, descritto più sotto come variante iniziale, che proviene dalla Cappella Lisander in fondo a Via Pianlivere e che sale da sinistra (m.
1150).
La sterrata continua nel bosco in leggera salita.
Troviamo sulla destra due muretti di contenimento e una stradina che sale. Un cartello ricorda di non gettare i rifiuti.
La pendenza aumenta un poco.
Troviamo la stradina che proviene dall'Osservatorio Faunistico e Floristico di Maslana, che sale da sinistra (m. 1240). Un sentiero segnalato sale a destra
verso Lizzola. Un cartello indica le cascate del Serio mille metri più avanti. In questo punto il bosco è aperto sulla sinistra dove c'è una staccionata al
bordo della strada. Guardando in alto a sinistra possiamo vedere il Rifugio Coca; sembra un nido d'aquila appiccicato alla roccia. Davanti invece è già visibile
la bianca costruzione del vecchio Rifugio Curò, situata pochi metri prima di quello nuovo. Al mattino può essere difficile distinguerla, la noteremo chiaramente
invece alla sera, al ritorno, quando sarà ben illuminata dal sole.
Poco dopo rientriamo nel bosco che però sulla sinistra non è più così fitto. Di tanto in tanto infatti si aprono delle finestre tra la vegetazione che
consentono di ammirare il panorama verso il Pizzo Coca e i tre salti delle Cascate del Serio. La pendenza aumenta un poco.
Raggiungiamo un posto di ristoro (m. 1340). Lo troviamo chiuso; probabilmente è in funzione solo nei fine settimana di luglio e agosto. Una freccia rossa su di una
pietra indica il Rifugio Curò nella nostra direzione di marcia.
Percorso un altro tratto nel bosco, raggiungiamo la stazione di partenza della teleferica di servizio per il Rifugio Curò (m. 1375). A destra c'è una bacheca in
legno con una cartina della zona.
Poco dopo percorriamo una curva a sinistra bagnata da un rivolo.
Usciti dal bosco, superiamo un altro rivolo e raggiungiamo un torrente. L'acqua scende da una cascata alla destra e passa sotto la stradina in un tubo di ferro.
C'è anche una fontana con la scritta: "acqua non controllata" (m. 1415).
La sterrata ora è più stretta e diventa una mulattiera.
Da una roccia alla destra scende dell'acqua.
Poco più avanti percorriamo una curva verso sinistra, in piano, guadando un rivolo.
Dopo un breve tratto con maggiore pendenza, pieghiamo a destra e continuiamo in leggera salita.
Con maggiore pendenza attraversiamo due gruppi di alberi, intervallati da un tratto in leggera salita allo scoperto.
Continuiamo poi in leggera salita con bella vista sulla sottostante vallata.
Superiamo un altro fitto bosco e raggiungiamo un tornante destrorso passando sotto i fili dell'alta tensione.
Pochi metri più avanti troviamo il segnavia che indica sulla sinistra il ripido sentiero della "direttissima" (m. 1580). Anche questo sentiero è contrassegnato
con il n. 305 e sale direttamente, con alcuni tratti attrezzati, consentendo di evitare i successivi tornanti.
Preferiamo continuare diritto con il "panoramico" e con bella vista sulla Valbondione.
Superiamo due lunghi tornanti con poca pendenza e poi altri due ravvicinati in salita.
Percorriamo poi un altro traverso a metà dal quale la pendenza torna ad essere leggera.
Al successivo tornante, sinistrorso, troviamo un sentiero che arriva da destra (m. 1748). I segnavia indicano a sinistra: Rifugio Curò a ore 0.30 (sent. 305); a
destra: Passo Manina a ore 3 (sent. 304), Rifugio Albani a ore 7 (sent. 304+401), Lizzola a ore 2.30 (sent. 306); dietro: Valbondione a ore 1.20 (sent. 305).
Successivamente percorriamo pochi passi in piano per poi continuare in leggera salita.
Dopo una curva a sinistra inizia il tratto panoramico (m. 1825). Il sentiero, inizialmente pianeggiante, in alcuni punti è letteralmente scavato nel fianco del
Monte Verme e alla sinistra c'è un notevole precipizio, solo a tratti interrotto da alcuni spuntoni di roccia. Ad ogni modo la mulattiera è ampia e sulla destra
c'è una grossa fune fissata alla parete, utile sicuramente in caso di gelo. Troviamo, una dopo l'altra, una piccola croce e due targhe a ricordo di sfortunati
escursionisti.
Al termine della fune, continuiamo in leggera salita, e poco dopo ne troviamo un'altra seguendo la quale arriviamo al termine di questo tratto.
Superato un rivolo che attraversa il cammino, raggiungiamo il punto di arrivo della teleferica. Qui si innesta il sentiero diretto che avevamo lasciato
all'inizio dei tornanti.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione e percorriamo una curva verso destra con protezioni a valle.
Il due rifugi, vecchio e nuovo, sono oramai davanti a noi.
Troviamo una prima deviazione a sinistra che in leggera salita porta al Rifugio Curò Vecchio; poi prosegue in piano e infine con una breve salita termina
davanti al Rifugio Consoli U.E.B. (Unione Escursionisti Bergamaschi).
Con la seconda deviazione o, poco più avanti con una gradinata, è possibile raggiungere il rifugio Curò (m. 1895).
La terza deviazione, aggirando il dosso, conduce alla diga che chiude il Lago Barbellino. Alcuni segnavia indicano in questa direzione anche il Rifugio
Coca a
ore 3 (sent. 303) e Valmorta (sent. 323).
Altri segnavia indicano la prosecuzione, lungo la sponda destra del lago, verso: Rifugio Barbellino a ore 1.30, Passo Caronella, Lago Malgina, Lago Gelt, Passo
Pila, Rifugio Tagliaferri, Val Cerviera, Passo Bondione, Passo Belviso, Passo Venano e le salite alpinistiche ai monti della zona: P. Recastello, P. Tre
Confini, M. Gleno, M. Costone, P. Strinato, M. Torena, C. Caronella, P. Diavolo Malgina.
Lasciato a sinistra il Rifugio Curò, riprendiamo il cammino su di un ampio sentiero.
Ignoriamo un sentierino che scende a sinistra verso una fontana.
Superiamo una chiesetta e una pozza d'acqua e iniziamo a costeggiare in piano la sponda destra del lago situato una trentina di metri più in basso.
Una roccia riporta vari segnavia a bandierina: n. 324, 310, 321, 308. Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.
Lasciamo a destra un monumento a quattro sciatori deceduti. Il percorso in questo punto è bagnato.
Più avanti, da una roccia sulla destra, scende un rivolo. Un piccolo sentiero si abbassa a sinistra verso il lago.
Superati altri rivoli raggiungiamo l'imbocco della Val Cerviera caratterizzato da una bella e grande cascata. Alcuni segnavia indicano a destra: Passo Bondione,
Passo Belviso, Rifugio Tagliaferri a ore 4, Itinerario Naturalistico del Curò.
Con un ponticello di legno superiamo il torrente generato dalla cascata (m. 1900).
Troviamo un cippo a memoria di una ragazza ed un cartello in legno che informa se il Rifugio Barbellino è aperto o chiuso.
Con pochissima pendenza raggiungiamo un'altra cascata. L'acqua scende da destra e poi attraversa la strada.
Più avanti la pendenza aumenta un poco e raggiungiamo un'altra cascata nei pressi di un traliccio. Anche in questo caso dobbiamo guadare il torrente, originato
dalla cascata, che attraversa il cammino.
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione. La pendenza è assai scarsa.
Troviamo un paio di rivoli che attraversano il percorso.
Una scritta su di una pietra informa che poco più avanti troveremo il sentiero per il Monte Gleno. Ed infatti, poco dopo, raggiungiamo l'inizio di questo
sentiero che sale a destra e che, anche in questo punto, è segnalato da una freccia rossa e una scritta (m. 1955). Continuiamo diritto seguendo i segnavia n.
324 e n. 308.
Tra parecchi cespugli di rododendro arriviamo in fondo al lago (m. 1960). Qui troviamo un bivio e prendiamo il sentiero a sinistra, in leggera discesa, con il
quale raggiungiamo un impetuoso torrente che scende dalla destra. Lo superiamo camminando su alcuni blocchi di pietre e passerelle metalliche.
La mulattiera gira a sinistra. Su una pietra vediamo i segnavia n. 324, 308, 310.
Dopo un breve tratto in leggera salita, continuiamo quasi in piano, a mezza costa.
Percorriamo un breve saliscendi ed un tratto in leggera salita. Poi in piano superiamo un punto in cui il sentiero è rinforzato da una base in cemento. Il
Rifugio Curò è ora esattamente di fronte a noi, sull'altro lato del lago. In lontananza spicca il massiccio dell'Arera.
Troviamo due pezzi di un traliccio di ferro distesi a terra. Proseguiamo in leggera salita.
Un rivolo attraversa, passando sotto il sentiero.
Ci addentriamo in una valle. In basso a sinistra vediamo scorrere il torrente Serio.
Troviamo due rocce dalle quali scende dell'acqua. Il Serio, nel suo accidentato percorso, compie tre piccoli salti.
Guadiamo un ruscelletto e, poco dopo, superiamo un rivolo che scende da una roccia.
Proseguiamo con percorso praticamente pianeggiante. La valle si restringe e dalla sponda opposta vediamo scendere un torrente che si getta nel Serio il quale,
poco dopo, compie alcuni salti spettacolari.
Guadato un altro corso d'acqua originato da una cascata che scende alla destra, raggiungiamo un ponticello in cemento con il quale passiamo alla sinistra del
torrente (m. 2050). Davanti a noi cominciamo a vedere il rifugio Barbellino.
Sulla sinistra si stacca un sentiero. I segnavia del CAI e alcune frecce su una grande pietra indicano a sinistra: Valle Malgina (sent. 310), Giro del lago
(sent. 333); diritto: Passo Caronella a ore 1.30 (sent. 308), Passo Pila, Venano, Rifugio Tagliaferri a ore 3.30 (sent. 324).
Seguendo la riva sinistra del Serio, che vediamo compiere altri salti, alterniamo alcuni brevi tratti in piano ad altri in leggera salita.
Passiamo accanto ad una piccola croce in ferro e raggiungiamo un bivio. Una freccia rossa indica verso sinistra ma possiamo anche utilizzare l'altro sentiero.
Infatti più avanti le due tracce si uniscono.
Andiamo a sinistra salendo in modo abbastanza ripido. Proseguiamo in leggera salita sopra una roccia e poi in piano tra pietre e alcuni lastroni. Il torrente,
davanti a noi, forma una piccola cascata.
Continuiamo con poca pendenza, giriamo a destra, passando davanti ad un rudere, e raggiungiamo il rifugio.
Tempo impiegato: ore 4 - Dislivello: m. 1190
Data escursione: settembre 2009
Secondo itinerario: da Valbondione (Loc. Grumetti) - variante iniziale
Arrivati a Valbondione, risaliamo le vie del paese. Superiamo la chiesa e percorriamo Via Beltrame e Via Pianlivere.
Possiamo lasciare la macchina a lato di quest'ultima via, oppure in uno slargo davanti alla Cappella Lisander al termine della stessa.
Alzando gli occhi verso sinistra, lassù in alto, vediamo il Rifugio Coca.
Ci incamminiamo in leggera salita lungo il fianco destro della chiesetta.
Raggiunta una vecchia cappella, troviamo sulla destra l'inizio del sentiero.
Il primo tratto scorre fra due recinzioni poi ci immettiamo su di un altro sentiero andando a sinistra e seguendo dei bolli bianco-rossi in un bosco di faggi.
Ad un bivio andiamo a destra e saliamo a zig-zag abbastanza ripidamente.
Raggiungiamo uno slargo al margine sinistro del quale c'è una piccola cascata.
Passiamo poi accanto ad un traliccio dell'alta tensione; alcuni bolli e frecce rosse indicano il Rifugio Curò.
Continuiamo alternando alcuni tratti più o meno ripidi. Alla destra scorre un ruscello.
Infine ci immettiamo sulla stradina che costituisce il percorso principale, con la quale continuiamo verso sinistra (m. 1150).
Tempo impiegato: ore 3.50 - Dislivello: m. 1160
Data escursione: settembre 2009
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