Bivacco A.E.M.

Il Bivacco A.E.M. è situato a poca distanza dal Passo di Caronella, che segna il confine tra la Valtellina e la Val Seriana, sul versante bergamasco.
Si tratta di un edificio di proprietà dell'Azienda Elettrica Municipale di Milano con un piccolo locale sempre aperto, contenente un camino, della legna e poco altro (una pala, due secchi, della carbonella, qualche bottiglia d'acqua, dei piatti di plastica) utilizzabile in caso di necessità se si dispone quanto meno di un sacco a pelo.
Di fronte alla porta d'ingresso, un'altra porta chiusa a chiave conduce nel resto dell'edificio.
Accanto alla struttura ci sono il Laghetto della Cima (il più alto delle Orobie) ed un suo satellite.
Il sentiero qui descritto è per escursionisti esperti (EE).

Lasciamo la provinciale (ex statale) 671 della Val Seriana al bivio di Parre (km. 29) per continuare diritto con la provinciale 49 lungo il corso del Serio fino a Valbondione, ultimo comune di questa vallata.
Il percorso n. 305 parte in contrada Beltrame (m. 940).
Possiamo però evitare il primo tratto di strada (circa km 1.4) proseguendo in auto fino alla contrada Grumetti (m. 970) dove, in fondo alla Via Pianlivere, parte un sentiero che sale nel bosco e va ad immettersi sul n. 305 a quota m. 1150.

A Valbondione possiamo lasciare la macchina nei pressi del Campo Sportivo o in alcuni parcheggi lungo le vie del paese. Meglio comunque proseguire fino a Grumetti, in cima al paese, e parcheggiare lungo la Via Pianlivere o in fondo alla stessa nello slargo davanti alla Cappella Lisander.
Nei giorni di apertura delle Cascate del Serio (tre salti per complessivi m. 315; le seconde più alte d'Europa), il parcheggio potrebbe essere difficoltoso. Per il 2016 le date previste sono le seguenti: 19 giugno (ore 11-11.30), 16 luglio (22.00-22.30), 21 agosto (11-11.30), 18 settembre (11-11.30), 9 ottobre (11-11.30).

Primo itinerario: da Valbondione (Loc. Beltrame) - sent. 305-308-310
Arrivati a Valbondione, risaliamo le vie del paese.
Superata la chiesa, prendiamo sulla destra la strada per Lizzola all'inizio della quale alcuni cartelli indicano i Rifugi Curò e Barbellino e le Cascate del Serio.
Percorriamo questa strada fino a trovare sulla sinistra un bar al civico n. 43.
Subito dopo, alla sinistra c'è Via Curò. Alcuni segnavia indicano l'inizio del percorso n. 305 per il Rifugio Curò a ore 2.30 e il n. 305-308 per il Rifugio Barbellino a ore 3.30. C'è anche un cartello di divieto di accesso alle autovetture. La possibilità di parcheggio in questo punto è praticamente nulla.

Il primo tratto di Via Curò è asfaltato, in salita fra le case. Poi diviene sterrato e inizia il bosco.
Troviamo un casello dell'acquedotto. Un ruscello attraversa la strada.
Ignoriamo un sentiero che si abbassa verso sinistra; da destra invece scende un rivolo che bagna la strada.
Superiamo un piccolo guado. In questo caso, come pure in tutti i successivi che troveremo lungo il cammino, generalmente l'acqua non è alta per cui è sufficiente camminare sulle pietre che affiorano per non bagnare gli scarponi.
Più avanti un piccolo sentiero sale a destra. Continuiamo diritto in leggera salita.
Dell'acqua passa sotto alla strada in tre tubi. Subito dopo troviamo due caselli dell'acquedotto e guadiamo un ruscello, generato da una cascata, che attraversa la strada.
Per un po' la pendenza aumenta; poi continuiamo in leggera salita.
Ignoriamo un sentiero che sale a destra. In questo punto un rivolo attraversa e bagna la strada. Proseguiamo in salita.
Da sinistra sale un ripido sentierino che proviene da un traliccio sottostante. Altra acqua bagna la strada.
Passiamo accanto ad una recinzione di colore verde. Un rivolo passa sotto alla strada in un tubo.

Troviamo poi il sentiero, descritto più sotto come "variante iniziale", che proviene dalla Cappella Lisander in fondo a Via Pianlivere, che si immette salendo dalla sinistra (m. 1150).
La stradina procede in leggera salita o poco più. In alto a sinistra vediamo il Rifugio Coca.
Percorriamo un'ampia curva a destra (m. 1160).
Alla destra (lato a monte) c'è un muro di contenimento in cemento.
Poco più avanti troviamo un muretto più basso alla destra e un muro di rinforzo che scende a sinistra (lato a valle).
Subito percorriamo una curva a destra molto ampia (m. 1170).

Ignoriamo una stradina che retrocede verso destra in salita (m. 1185).
Percorriamo un tratto senza alberi alla sinistra e, con una curva a destra, rientriamo nel bosco (m. 1195).
Continuiamo con un'ampia curva a destra seguita da un'altra molto ampia a sinistra (m. 1225).
Accompagnati da un muro alla destra, percorriamo una curva a sinistra, quasi in piano e con il fondo in cemento.
Proseguiamo in leggera salita. Su di una roccia in alto a destra, una freccia ed una scritta gialla indicano: "Maslana Osservatorio a 50 metri".
Superiamo un'ampia curva a destra.
Poco dopo lasciamo a destra uno slargo.
Percorriamo una semicurva verso destra.

Troviamo la stradina proveniente dall'Osservatorio Faunistico e Floristico di Maslana che sale da sinistra, segnalata da una scritta gialla su di una pietra e dal cartello "Osservatorio" affisso ad un albero (m. 1240). Alla sinistra c'è un basso muretto con delle scritte in bianco che indicano: a destra un sentiero che sale nel bosco e conduce a Lizzola, dietro Valbondione, davanti Curò 305. In questo punto il bosco è aperto sulla sinistra dove c'è una staccionata al bordo della strada. Guardando in alto a sinistra possiamo vedere il Rifugio Coca che sembra un nido d'aquila appiccicato alla roccia. Davanti invece è visibile l'Ostello situato poco prima del Rifugio Curò.
Poco dopo rientriamo nel bosco che però alla sinistra non è più così fitto.
Proseguiamo in salita.
Troviamo poi una apertura tra gli alberi che consente di ammirare il panorama sul lato a valle.
Continuiamo con un lungo tratto nel bosco.

Percorriamo poi un tratto senza alberi alla sinistra con vista sui tre salti della cascata del Serio (m. 1320). In alto sono ben visibili il Rifugio Coca e l'Ostello del Rifugio Curò.
Torniamo nel bosco e troviamo un cartello che indica ai cacciatori che questa è una "Zona Alpi 'A' di maggior tutela"; altri cartelli uguali li troveremo in seguito.

Durante il successivo tratto allo scoperto, alla destra troviamo dell'acqua che esce da un tubicino grigio di plastica e bagna la strada (m. 1340).
Subito dopo, alla sinistra, tempo fa c'era un bar; ora ne rimangono solo le fondamenta.
Alla sinistra ci sono alberi bassi e possiamo così vedere il panorama.
Ai lati della strada troviamo le colate di pietre di una vecchia frana.
Rientriamo nel bosco (m. 1355).

Presso un tornante destrorso molto ampio, alla sinistra sotto una tettoia, troviamo la partenza della teleferica di servizio al Rifugio Curò. A destra c'è una bacheca in legno, con tettuccio, alla quale è appesa una cartina della zona (m. 1375).
Poco dopo, quasi in piano, presso una curva a sinistra guadiamo un ruscelletto che scende da una roccia alla destra.
Continuiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita. Un rivolo attraversa la strada.
Proseguiamo senza alberi alla sinistra della strada (m. 1405).
Scavalchiamo un altro ruscelletto.
Con pochissima pendenza, raggiungiamo un torrente. L'acqua scende da una cascata alla destra e passa sotto alla stradina in due tubi di ferro. C'è anche una fontana con la scritta: "acqua non potabile" (m. 1415).

La sterrata ora è più stretta e diventa una mulattiera.
Proseguiamo con poca pendenza e con una parete di roccia alla destra. Da questa roccia scende dell'acqua che bagna il percorso. Una catena assicura il cammino che nel periodo invernale potrebbe essere ghiacciato.
Presso una curva a sinistra, quasi in piano, guadiamo un torrente. Sul lato a valle, come rinforzo, ci sono alcune gabbie contenenti delle pietre (m. 1430).
Proseguiamo allo scoperto, in leggera salita.
Percorriamo una curva a destra e una a sinistra.
Poco dopo in salita torniamo tra gli alberi (m. 1440).
Continuiamo poi con dei prati alla destra (m. 1460).

Alla destra troviamo una piccola croce in ricordo di un escursionista deceduto.
Percorriamo una semicurva verso destra all'inizio della quale ignoriamo un sentiero che sale a destra (m. 1470).
Continuiamo a mezza costa dapprima circondati da prati e qualche pietra e poi con alberi e cespugli alla destra.
In salita rientriamo nel bosco (m. 1485).

Ora gli alberi sono radi. Alla sinistra di tanto in tanto troviamo un masso (m. 1505).
Con pochissima pendenza, presso una curva a sinistra, attraversiamo un rivolo. Alla sinistra, in lontananza, vediamo l'Arera ben riconoscibile dalle rocce più chiare rispetto a quelle delle altre montagne (m. 1520).
Torniamo a salire e percorriamo un tratto nel bosco, poi ne usciamo e continuiamo circondati da pendii erbosi da entrambi i lati (m. 1535).
Proseguiamo in leggera salita.
Percorriamo una semicurva a sinistra e pochi passi quasi in piano (m. 1555).
In leggera salita transitiamo sotto ai cavi dell'alta tensione.
Superiamo un tornante destrorso (m. 1570).

Pochi metri più avanti troviamo il segnavia che indica alla sinistra il ripido sentiero della "direttissima". Anche questo sentiero è contrassegnato con il n. 305 e sale con alcuni tratti attrezzati, consentendo di evitare i successivi tornanti. Preferiamo continuare diritto con il "panoramico" e con bella vista sulla Valbondione.
Troviamo subito due grandi massi alla sinistra del sentiero.
Dopo pochi passi in leggera discesa proseguiamo in leggera salita, a mezza costa, tra pendii erbosi. Il sentiero è sempre largo almeno un metro (m. 1585).
Torniamo tra gli alberi e giriamo a sinistra (m. 1600).
Percorriamo un'altra curva a sinistra.
Usciamo allo scoperto e su di una roccia alla sinistra vediamo una scritta in giallo che dice "Freni!!"
Presso una curva a destra attraversiamo l'acqua di un ruscello che scola dalla montagna (m. 1615).
Camminiamo con poca pendenza tra alberelli.
Dopo una curva a sinistra proseguiamo allo scoperto.
Percorriamo un'altra curva a sinistra. Alla destra vediamo ancora il Rifugio Coca.

Presso un tornante sinistrorso ignoriamo un sentiero che prosegue diritto (m. 1640).
Ora il nostro sentiero attraversa una colata di pietre (m. 1655).
Percorriamo un tornante destrorso e riprendiamo a salire (m. 1665).
Poco dopo superiamo due tornanti sinistra-destra (m. 1680).
La pendenza aumenta. Camminiamo sempre con bella vista panoramica sulla vallata e sul paese di Valbondione. In lontananza spicca sempre l'Arera.
Continuiamo in leggera salita (m. 1695).
Percorriamo due semicurve sinistra-destra presso la seconda delle quali troviamo un muretto a protezione di una frana (m. 1720).
Vediamo una croce a ricordo di un'escursionista deceduto.

Con vista, in basso a destra, su due baite, arriviamo ad un tornante sinistrorso dove ignoriamo un sentiero che prosegue diritto (m. 1748). I segnavia indicano a sinistra con il sentiero 305 seguendo il tornante: Rifugio Curò a ore 0.30; a destra, con il sentiero 304: Passo della Manina a ore 3, con il sentiero 401: Rifugio Albani a ore 7, con il sentiero 306: Lizzola a ore 2.30; dietro con il sentiero 305: Valbondione a ore 1.20.
Percorriamo due semicurve destra-sinistra (m. 1780).
Alla destra ricominciamo a trovare dei cartelli che indicano il divieto di caccia.
Percorriamo un breve tratto con delle pietre sul lato a valle (m. 1800).
Continuiamo con due semicurve destra-sinistra e troviamo alla destra un muretto di pietre a protezione di una frana (m. 1815).
Dopo pochi passi quasi in piano e una semicurva verso destra riprendiamo a salire.
Continuiamo dapprima quasi in piano e poi in leggera salita (m. 1825).

Percorriamo una curva a sinistra tra gli sfasciumi trascinati da un torrente che scende dalla destra e che troviamo asciutto (m. 1850).
Lasciamo a sinistra una roccetta aguzza.
Presso una curva a sinistra, un ruscello attraversa il percorso passandogli sotto.
Continuiamo quasi in piano.

Ora alla sinistra c'è un verticale precipizio. Il sentiero comunque è molto largo.
Dopo una curva a destra, inizia una fune fissata alla parete, utile sicuramente in caso di gelo.
Troviamo altre roccette sul lato a valle.
Percorriamo una curva a destra. Il sentiero è letteralmente scavato nel fianco del Monte Verme.
In leggera salita giriamo a sinistra passando sotto una parete di roccia dalla quale gocciola dell'acqua (m. 1865).
Troviamo una targa in memoria di un quarantenne deceduto.
Al termine della fune percorriamo una curva a destra (m. 1875).
Poco dopo la fune riparte e ci accompagna fino ad una semicurva a destra.
Troviamo un'altra targa a ricordo di un giovane ventunenne.
Guadiamo un ruscello che scende da una roccia alla destra.
Percorriamo una curva a sinistra guadando un altro ruscello.
Presso una semicurva a destra un rivolo scola dalla roccia.

Con una semicurva a sinistra raggiungiamo il punto di arrivo della teleferica. Qui rientra il ripido sentiero della "direttissima".
Giriamo a destra passando sotto ai cavi della teleferica.
Transitiamo anche sotto ai cavi dell'alta tensione lasciando un traliccio alla sinistra.
Dopo una curva a destra, davanti vediamo l'Ostello e il Rifugio Curò.
Percorriamo un tratto con il fondo in cemento. Alla sinistra ci sono delle protezioni con paletti di ferro che reggono un cavo.

Troviamo una prima deviazione a sinistra che in leggera salita porta all'Ostello, poi prosegue in piano e infine con una breve salita termina davanti al Rifugio Consoli U.E.B. (Unione Escursionisti Bergamaschi).
Con la seconda deviazione o, poco più avanti con una gradinata, è possibile raggiungere il Rifugio Curò (m. 1915).
La terza deviazione, aggirando il dosso, conduce alla diga che chiude il Lago Barbellino. Alcuni segnavia, accanto ad una fontana (m. 1910), indicano in questa direzione anche il Rifugio Coca a ore 3 (sent. 303) e Valmorta (sent. 323) mentre nella direzione dalla quale proveniamo il Rifugio Albani a ore 7.30 (sent. 304-401). Altri segnavia indicano dietro: Passo Manina a ore 3.30 (sent. 304), Valbondione a ore 1.30 (sent. 305), Lizzola a ore 3 (sent. 306); proseguendo lungo la sponda destra del lago: Rifugio Barbellino a ore 1.30, Passo Caronella a ore 2.30 (sent. 308); Lago Malgina, Lago Gelt, Passo Caronella a ore 4 (sent. 310); Passo Pila, Malga Pila, Rifugio Tagliaferri a ore 4.30 (sent. 324); Val Cerviera, Passo Bondione, Passo Belviso, Passo Venano, Rifugio Tagliaferri a ore 4.30 (sent. 321) e le salite alpinistiche ai monti della zona: P. Recastello (2886 m), P. Tre Confini (2824 m), M. Gleno (2882 m), M. Costone (2836 m), P. Strinato (2835 m), M. Torena (2991 m), C. Caronella (2796 m), P. Diavolo Malgina (2926 m).

Proseguiamo quasi in piano su di un ampio sentiero che asseconda ogni ansa della montagna.
Percorriamo due semicurve destra-sinistra, lasciando a sinistra una chiesetta ed una pozza d'acqua, e iniziamo a costeggiare la sponda destra del lago situato una trentina di metri più in basso.
Troviamo un tombino di pietra in mezzo al sentiero.
Transitiamo sotto ai cavi dell'alta tensione.
Alla destra, sotto ad una roccia sporgente, vediamo un monumento con degli sci intrecciati dedicato a quattro sciatori deceduti.
Troviamo, sempre alla destra, una piccola costruzione dell'acquedotto e, poco dopo, un basso muretto in cemento.
Un ruscelletto scola dalle rocce e bagna il sentiero.
In basso vediamo due promontori che si protendono come penisole nel lago.
Da una roccia alla destra scola dell'acqua.

Dopo una semicurva a destra, davanti vediamo la cascata formata dal torrente che scende dalla Val Cerviera.
In leggera salita raggiungiamo alcuni vecchi segnavia che indicano a destra: Passo Bondione, Passo Belviso, Rifugio Tagliaferri a ore 4 (sent 321), Itinerario Naturalistico del Curò. Altri segnavia di recente collocazione indicano diritto con il sentiero 308: L. Nat. del Barbellino a ore 1.10, Passo di Caronella a ore 2.30, Passo Grasso di Pila a ore 2.30; a destra con il sentiero 321: Rif. N. Tagliaferri a ore 4.30, Passo del Vivione a ore 9, It. Nat. A. Curò; Laghetti Val Cerviera a ore 1.30; dietro: Rifugio Curò a ore 0.15, Valbondione, Lizzola. Su di un masso, vediamo i segnavia a bandierina n. 308-310-321-324 dipinti su fondo blu.

Con una passerella in legno attraversiamo il torrente.
Subito dopo alla sinistra troviamo una croce in memoria di una ragazza deceduta.
Pochi passi più avanti un cartello in legno informa se il Rifugio Barbellino è aperto o chiuso.
Troviamo alcuni grandi massi alla destra e subito percorriamo un tornante sinistrorso molto ampio.
Superiamo un tornante destrorso e due curve sinistra-destra.

Poco dopo un torrente, che scende a cascata dalla destra, allaga il percorso mentre iniziamo a percorrere un'ampia curva a sinistra (m. 1935).
Superiamo una curva a destra.
Quasi in piano, presso un ampio tornante sinistrorso, guadiamo un torrente che scende formando una cascata (m. 1950).
Transitiamo sotto ai cavi dell'alta tensione e con un tornante destrorso aggiriamo un traliccio.
Passiamo nuovamente sotto ai cavi e continuiamo con poca pendenza.
Da un tubo in alto a destra sgorga un rivolo che bagna il percorso (m. 1960).
Proseguiamo quasi in piano. Dalle rocce alla destra scola dell'acqua.
Percorriamo subito un tornante destrorso seguito da una curva a sinistra.

Continuiamo con pochissima pendenza. Alla destra troviamo un freccia bianca e rossa e la scritta che indica, 40 metri più avanti, l'inizio del sentiero per il M. Gleno.
Infatti, poco dopo, lasciamo a destra questo sentiero segnalato nuovamente da una freccia e dalla scritta M. Gleno.
Subito percorriamo una curva a destra e passiamo accanto ad un ometto. Poco dopo troviamo un bollo bianco-rosso.
Continuiamo con due semicurve attorniati da erba e molti cespugli di rododendro da entrambi i lati.
Percorriamo due semicurve, entrambe verso destra, e superiamo un rivoletto che bagna il percorso.

Il sentiero si biforca, e prosegue alla sinistra in leggera discesa e alla destra in piano. Seguendo i bolli teniamo la sinistra.
Poco dopo, tramite una passerella in metallo appoggiata su delle reti che contengono pietre, attraversiamo un torrente che scende da una valletta alla destra (m. 1975).
Dopo un tratto in leggera salita proseguiamo con un traverso quasi in piano. Alle nostre spalle è ben visibile il Monte Recastello.
Percorriamo un tratto con poca pendenza e continuiamo quasi in piano seppur con lievi saliscendi.
Giriamo a destra. Alla sinistra il pendio precipita ripidamente verso il lago. Alla destra ci sono delle pareti di roccia. Passiamo sotto ai cavi dell'alta tensione (m. 1985).
Un muretto in cemento scende a sinistra a rinforzo del percorso. Siamo in fondo al Lago Barbellino Inferiore; sulla sponda opposta vediamo il Rifugio Curò e, in lontananza, l'Arera.
Continuiamo con un tornante destrorso seguito da una curva a sinistra molto ampia in leggera salita.

Ci addentriamo nella Valle del Torrente Serio che vediamo scorrere in basso a sinistra.
Attraversiamo un rivolo.
Alla destra ci sono delle pareti di roccia. Vediamo il torrente effettuare alcuni saltelli.
Percorriamo una curva a destra molto ampia (m. 2005).
Continuiamo con un largo sentiero camminando su delle pietruzze.
Presso una curva a sinistra, dell'acqua scivola da una roccia.
Cominciamo a trovare dei grandi bolli blu quadrati. Percorriamo alcune serpentine appena accennate.
Alla sinistra scende un muretto a rinforzo del sentiero.

Il Serio, nel suo accidentato percorso, compie tre piccoli salti. Alla destra ci sono delle pareti di roccia.
Dopo una curva a destra, un piccolo torrente scende da un valloncello scorrendo sopra delle pietre (m. 2025).
Giriamo a destra e proseguiamo con percorso praticamente pianeggiante.
La valle si restringe e di conseguenza siamo più vicini al torrente che scorre in una gola in basso a sinistra.
Proseguiamo in leggera salita.
Percorriamo un tornante destrorso molto ampio mentre il Serio compie alcuni salti, l'ultimo dei quali termina in una pozza (m. 2040).

Quasi in piano, presso un tornante sinistrorso molto ampio, guadiamo un torrente che scende dalla destra tra le rocce.
Poco dopo percorriamo un tornante destrorso.
Continuiamo quasi in piano con due curve destra-sinistra.

Attraversiamo il Serio su di una passerella in cemento (m. 2050).
Poco dopo, in leggera salita, troviamo dei segnavia che indicano a sinistra con il sentiero 310: Valle Malgina; davanti con il sentiero 308: Passo Caronella a ore 1.30 e con il sentiero 324: Passo Pila, Venano, Rif. Tagliaferri a ore 3.30. Le stesse indicazioni sono riportate, in modo molto evidente, con delle scritte sulla roccia (m. 2060). Davanti vediamo il Rifugio Barbellino. Giriamo a sinistra e iniziamo a risalire la Val Malgina.
Percorriamo uno zig-zag destra-sinistra tra l'erba attorniati da rocce tondeggianti.
Su di una roccia alla sinistra vediamo il segnavia 310 a bandierina.
In leggera discesa attraversiamo un prato.

Il sentiero si biforca. Teniamo la destra e guadiamo un torrente (m. 2065).
Percorriamo pochi passi in salita tra l'erba.
Vediamo una freccia bianca e rossa su di una roccetta affiorante del terreno.
Percorriamo un tratto quasi in piano, uno in leggera salita ed uno in leggera discesa.
Superiamo un rivolo e continuiamo dapprima con poca pendenza e poi quasi in piano. Alla destra, vediamo i bolli su di una roccia sporgente verso il sentiero.
Pieghiamo a destra e riprendiamo a salire (m. 2075).

In leggera salita passiamo tra due ometti; quello alla destra è formato da una pietra infissa verticalmente tra altre pietre (m. 2085).
Continuiamo quasi in piano.
Con poca pendenza pieghiamo a sinistra. Alla destra c'è una colata di pietre.
Scavalchiamo un rivolo (m. 2095).
Poco dopo torniamo a salire e attraversiamo un altro rivolo.

Passiamo in un piccolo intaglio. Alla destra c'è un masso (m. 2105).
Continuiamo in leggera salita tra erba e pietre.
Presso uno zig-zag destra-sinistra vediamo una freccia bianca e rossa. In basso, alla sinistra, il Torrente della Val Malgina scorre in una gola. Ne costeggiamo il bordo.
Percorriamo una curva a destra, tra erba e poche pietre (m. 2120).
Superiamo un'ampia curva a sinistra.

Giriamo a sinistra con vista su di un bel salto del torrente (m. 2130). Dopo alcuni metri in discesa, con una passerella in ferro e cemento lo attraversiamo.
Percorriamo pochi passi in salita.
Quasi in piano guadiamo un ruscelletto e subito percorriamo un tornante sinistrorso presso il quale vediamo una freccia bianca e rossa su di una roccia.
Alla sinistra del sentiero il pendio precipita ripidamente verso una gola. Proseguiamo in salita su roccette.
In leggera salita, con un ampio tornante destrorso, ce ne allontaniamo.
Vediamo una freccia bianca e rossa.
Percorriamo un'ampia curva a sinistra e continuiamo in salita.
Con poca pendenza superiamo un tornante destrorso (m. 2145).
Continuiamo quasi in piano. In basso alla destra scorre il torrente. Attorno ci sono vari cespugli di rododendro (m. 2155).
Con poca pendenza arriviamo ad un tornante sinistrorso dove vediamo una freccia bianca e rossa.
Torniamo a salire.
Subito dopo un tornante destrorso, risaliamo ripidamente una roccetta.
Dopo una curva a sinistra passiamo accanto ad una roccia in basso alla quale si apre una cavità.
Continuiamo con poca pendenza su sfasciumi.

Quasi in piano arriviamo al livello del torrente e lo guadiamo verso destra camminando su delle gabbie riempite di pietre (m. 2170).
Dopo il guado, vediamo una freccia bianca e rossa su di un masso.
Con uno zig-zag sinistra-destra riprendiamo a salire, dapprima attorniati da pietre e poi da erba e qualche pietra.
Percorriamo una curva a destra, bagnata da un rivolo, volgendo le spalle al torrente (m. 2180).
Continuiamo con una curva a sinistra seguita da un tornante destrorso (m. 2195).

Alla destra scorre un affluente del torrente principale.
Arrivati davanti ad alcuni massi, con uno zig-zag sinistra-destra ne aggiriamo buona parte (m. 2205).
Percorriamo un tornante sinistrorso come indicato da una freccia e poco dopo uno destrorso lasciando a sinistra una roccetta.
Con poca pendenza superiamo un ampio tornante sinistrorso. Anche qui vediamo una freccia (m. 2225).
Riprendiamo a salire e percorriamo un tornante destrorso (m. 2235).
Dopo un tratto quasi in piano torniamo a salire.
Superiamo due tornanti sinistra-destra (m. 2245).
Alla sinistra c'è una roccia.
Con poca pendenza attraversiamo un rivolo che scola dalle roccette alla sinistra.
In salita, superiamo un tornante sinistrorso subito seguito da uno zig-zag destra-sinistra (m. 2260).
Dopo altri due tornanti destra-sinistra proseguiamo con poca pendenza.

Percorriamo un ampio tornante destrorso all'esterno del quale il pendio precipita ripidamente (m. 2275).
Continuiamo quasi in piano.
Dopo un paio di metri, tra dei massi, giriamo a sinistra.
Continuiamo con una curva a destra e pochi passi in leggera discesa.
Quasi in piano, uno dopo l'altro, superiamo due rivoli.
Percorriamo pochi passi in leggera discesa.

Con poca pendenza attraversiamo una zona con delle pietre franate (m. 2290).
Torniamo a salire con un tornante destrorso attorniati da altre pietre.
Continuiamo in leggera salita.
Dopo un tornante sinistrorso alla destra ci sono delle rocce.
Proseguiamo quasi in piano e vediamo il segnavia 310 a bandierina.
Dopo un breve tratto in salita, percorriamo alcuni metri in discesa. Su di una roccia vediamo una freccia e la scritta "L. M." (Lago Malgina).

Guadiamo il torrente verso sinistra agevolati dalla presenza di alcune gabbie contenenti pietre (m. 2310).
Torniamo a salire tra pietre e sfasciumi.
Il sentiero si divide. Una traccia prosegue diritto. Seguiamo invece l'altra, che scorre più alta, e percorriamo uno zig-zag sinistra-destra come indicato dai bolli. Comunque, poco dopo, il sentiero si ricompone (m. 2325).
Continuiamo tra sfasciumi. Vediamo il segnavia 310 a bandierina. Alla destra vediamo il torrente compiere un salto. Oltre il torrente c'è una costruzione contenente delle pompe che mantengono costante il livello del Lago della Malgina.

Costeggiando il torrente, dapprima con poca pendenza e poi quasi in piano, raggiungiamo il Lago della Malgina (m. 2340).
Su di un masso vediamo una freccia bianca e rossa, il segnavia 310 a bandierina e delle scritte che indicano verso destra il Lago Gelt e il Passo di Caronella. C'è anche un'esile traccia che sale ripidamente a sinistra verso il Laghetto Alto della Malgina e il Diavolo della Malgina.

Dopo una piccola sosta riprendiamo il cammino e, agevolati dalla presenza di alcune pietre affioranti nel punto in cui il torrente esce dal lago, passiamo nuovamente alla destra del corso d'acqua.
Continuiamo seguendo i bolli. Una freccia ed una scritta indicano il Lago Gelt. Alla destra ci sono delle pareti rocciose.
Poco dopo troviamo il segnavia 310 a bandierina.
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a salire su tracce di sentiero seguendo i bolli.
Percorriamo uno zig-zag destra-sinistra (m. 2360).
Superiamo due tratti quasi in piano separati da uno in salita, all'ombra delle rocce alla destra.
Troviamo un masso con il segnavia 310 e una freccia bianca e rossa (m. 2380).
Giriamo a destra. Proseguiamo quasi in piano fra massi e pietre (m. 2395).

Presso una curva a sinistra, risaliamo ripidamente delle pietre.
Continuiamo poi tra erba e pietre.
Riprendiamo il sentiero e pieghiamo un po' a sinistra (m. 2410).

Giriamo a destra e continuiamo su di un costolone, in modo abbastanza ripido (m. 2415).
Vediamo una freccia bianca e rossa e saliamo una roccetta agevolati dalla presenza di un intaglio nel quale appoggiare uno scarpone.
Poco dopo, presso una curva a sinistra, troviamo un ometto.
Passiamo tra un masso con i bolli alla sinistra e una pietra con ometto alla destra (m. 2435).

Superiamo ripidamente una serie di zig-zag. Man mano che saliamo, alle nostre spalle vediamo il Lago della Malgina sempre più piccolo.
Percorriamo altri zig-zag ma nel complesso manteniamo la stessa direzione salendo in modo assai ripido.
Passiamo accanto ad una freccia bianca e rossa ed al segnavia 310 a bandierina.
Percorriamo una curva a destra seguita da un tornante sinistrorso.

Raggiungiamo uno spiazzo con una pozza e lo attraversiamo quasi in piano. E' un bel punto panoramico da una roccia a picco sul sottostante Lago della Malgina (m. 2470).
Continuiamo seguendo tracce di sentiero, dapprima con poca pendenza e poi in salita tra le rocce.
Vediamo una freccia. Percorriamo pochi metri in piano ed un tornante sinistrorso (m. 2485).
In modo abbastanza ripido risaliamo delle rocce oblique.
Dopo due passi in piano continuiamo con un sentierino che sale tra le rocce.
Percorriamo ancora pochi passi quasi in piano e riprendiamo a salire.
Proseguiamo con un sentierino tra l'erba. In basso a destra vediamo una piccola parte del Lago Barbellino Inferiore.
Superiamo uno zig-zag sinistra-destra (m. 2500).
Il sentiero si divide e subito si ricompone.

Ora, in basso alla destra, vediamo tre porzioni del Lago Barbellino Inferiore.
Continuiamo diritto in salita tra erba e roccette (m. 2525).
Dopo uno zig-zag sinistra-destra tra delle roccette, proseguiamo quasi in piano e vediamo una freccia ed il segnavia 310.
Riprendiamo a salire, con il sentiero tra delle roccette, superando uno zig-zag sinistra-destra.
Un ruscelletto bagna il percorso.
Senza sentiero, seguiamo i bolli che piegano leggermente a sinistra (m. 2545).
Continuiamo con dei zig-zag sx-dx-sx.

Lasciamo a sinistra una roccia con il segnavia 310 e una freccia bianca e rossa (m. 2555).
Giriamo a sinistra e saliamo ripidamente a zig-zag su sfasciumi.
Il sentiero si divide e subito si ricompone.
Poco dopo una curva a sinistra continuiamo con poca pendenza (m. 2575).
Pieghiamo a sinistra in leggera discesa.
Vediamo il segnavia 310. Continuiamo in discesa.
Superiamo uno zig-zag destra-sinistra (m. 2565).
Tra le rocce percorriamo una curva a destra.
Continuiamo con pochi passi quasi in piano e altrettanti in discesa. Vediamo una freccia su di una roccia.
Dopo alcuni passi in discesa proseguiamo quasi in piano.
Torniamo a scendere lasciando a sinistra un ometto.

Continuiamo quasi in piano. Alla sinistra un ruscello scorre placidamente con alcuni meandri.
Attraversiamo una zona incassata tra le rocce, con un masso-ometto nel mezzo (m. 2560). Ne usciamo con un tornante sinistrorso.
Guadiamo il ruscello.
Vediamo una freccia su di una roccia seguendo la quale percorriamo un tornante destrorso e ci arrampichiamo su di una roccetta.
Continuiamo quasi in piano tra le rocce.
Lasciamo a sinistra una pozza.
Superiamo un tratto abbastanza ripido.
In leggera salita percorriamo un tornante sinistrorso (m. 2570).
Saliamo delle ripide roccette aiutandoci con le mani.

Dopo una curva a destra, proseguiamo quasi in piano. Alla sinistra, un poco più in basso, vediamo il Lago Gelt incastrato tra le rocce (m. 2575).
Una freccia bianca e rossa e delle scritte in rosso indicano dietro: R. Curò, L. Malgina; un'altra freccia segnala invece davanti verso destra: Passo Caronella. Giriamo a destra, in salita tra le rocce.
Vediamo il segnavia 310 a bandierina e percorriamo un tratto in ripida discesa.
Giriamo a sinistra. In leggera salita superiamo un tratto esposto alla destra chinandoci carponi per passare sotto delle roccette.
Continuiamo alternando due tratti quasi in piano ad altrettanti in salita.
Una freccia indica la direzione dalla quale proveniamo.
Continuiamo in discesa seguendo bolli ed ometti e torniamo al livello del ruscello che scorre alla destra.
Giriamo a sinistra in salita. Su di una roccia vediamo il segnavia 310 a bandierina (m. 2575).
Proseguiamo con delle roccette ai lati.

Ci avviciniamo al corso d'acqua e lo seguiamo quasi in piano tra le rocce (m. 2590). Poco dopo si allarga e forma un piccolo laghetto.
Giriamo a sinistra e saliamo una roccetta per un metro.
Continuiamo quasi in piano tra rocce e pietre.
Alla sinistra vediamo un altro piccolo laghetto.
Seguiamo sempre bolli ed ometti. Aggiriamo alla destra quest'ultimo laghetto e ne scavalchiamo il piccolo immissario.
Torniamo a salire lasciando un masso alla sinistra.
Proseguiamo dapprima tra le pietre e poi tra pietre e massi.
Aggiriamo un masso alla sinistra (m. 2605).
Dietro vediamo una parte del Lago Gelt.

Cominciamo a salire ripidamente un largo canale (m. 2615).
Dopo due curve sinistra-destra, continuiamo con uno zig-zag sinistra-destra, seguendo i bolli che, per il momento, ci fanno rimanere alla sinistra accanto alle rocce (m. 2625).
Ora saliamo seguendo una linea retta.
Poi i bolli ci fanno piegare un poco verso sinistra (m. 2645).
Percorriamo un tornante destrorso (m. 2655).
Cominciamo a vedere bene la forma a cuore del Lago Gelt.
Continuiamo con due coppie di zig-zag sinistra-destra (m. 2665).

Saliamo in modo assai ripido camminando su un fondo di sfasciumi e ghiaietta. Percorriamo due tornanti sinistra-destra.
Presso una curva a sinistra vediamo una freccia (m. 2675).
Poco dopo superiamo uno zig-zag destra-sinistra. Alla destra ci sono delle rocce. In basso a sinistra vediamo ancora il Lago Gelt.
Percorriamo una curva a destra.
La pendenza aumenta ancora. Saliamo con vari zig-zag.
Ci avviciniamo alla parete di sinistra e poi giriamo a destra (m. 2700).
Dopo un tornante sinistrorso proseguiamo diritto verso la cima del canale.

Lasciamo a destra una grossa pietra e raggiungiamo un segnavia 310 molto grande. Subito giriamo a destra.
Percorriamo uno zig-zag destra-sinistra.
Ora il canale si restringe a circa due metri.
Poco dopo arriviamo ad un bivio (m. 2720). Teniamo la sinistra in quanto da quella parte la salita sembra più agevole.
Proseguiamo con alcuni zig-zag, aiutandoci con le mani.

Arriviamo in cima al Colletto Gelt, il punto più alto della nostra escursione (m. 2730). Il Lago Gelt alle nostre spalle ci mostra una veduta spettacolare e inaspettata; lo vediamo infatti come un cuore trafitto da una freccia. Davanti invece il percorso continua in discesa verso il Bivacco A.E.M. e il Laghetto della Cima che già vediamo in basso a poca distanza dal largo Passo di Caronella, situato alla sinistra, che collega la Val Seriana con la Valtellina.

Iniziamo a scendere ripidamente il versante orientale del Colletto Gelt.
Poi, con alcuni zig-zag, ci spostiamo verso le rocce alla sinistra (m. 2715).
Subito giriamo a destra verso il centro del fronte di discesa.
La pendenza diminuisce un poco ma la discesa è comunque abbastanza ripida.
Dopo una curva a sinistra proseguiamo a zig-zag.

Raggiungiamo un masso appuntito (m. 2690).
Percorriamo una serie di zig-zag poi giriamo a sinistra e continuiamo zigzagando (m. 2680).
Ad un bivio, a vista parrebbe migliore il percorso alla sinistra, in realtà è opportuno seguire i bolli verso destra, tra grandi pietre (m. 2670).
Giriamo poi a sinistra e, aiutandoci con le mani, ci destreggiamo tra le rocce.
Presso una curva a destra, su di una roccia vediamo una freccia ed una scritta che segnalano dietro il Lago Gelt (m. 2660).
Raggiungiamo un masso con ometto tornando al centro.
Dopo una curva a sinistra continuiamo a scendere con altri zig-zag.
In leggera discesa passiamo in mezzo a dei massi (m. 2640).
Continuiamo in discesa e giriamo a destra al centro del fronte di discesa, ora più largo (m. 2615).

In leggera salita attraversiamo un piccolo nevaio. Continuiamo attorniati da massi.
Poco dopo, presso una curva a sinistra, troviamo un ometto (m. 2620).
Continuiamo in discesa, su tracce di sentiero (ma anche a vista), verso il Bivacco A.E.M.
Uno dopo l'altro, troviamo due massi con l'indicazione per il Lago Gelt rivolta a chi sale (m. 2605).
Continuiamo a vista verso un dosso in cima al quale c'è un traliccio.

In salita raggiungiamo una palina con dei segnavia (m. 2615) che indicano a sinistra con il sentiero 318: Malga Caronella a ore 2.50, Prà di Gianni a ore 4.20, Carona a ore 5 (si tratta della Carona in Valtellina, non di quella in Val Brembana). Andiamo invece a destra in leggera discesa verso il Bivacco A.E.M. e i Laghetti della Cima, lasciando più a destra il sentiero 308.
Transitiamo sotto ai cavi dell'alta tensione.
Pieghiamo a destra aggirando il laghetto più piccolo, oltre il quale c'è quello più grande.
Con pochi passi in salita raggiungiamo l'edificio A.E.M., sul lato opposto del quale c'è l'ingresso con il locale bivacco.

Tempo impiegato: ore 6.30 - Dislivello: m. 1850 -185
Data escursione: agosto 2016

Ora per tornare a valle conviene seguire il sentiero escursionistico n. 308 con il quale passiamo per il Bivacco A.E.S., il Lago Barbellino Superiore e il Rifugio Barbellino. Lasciamo poi a destra il sentiero n. 310 della Val Malgina chiudendo l'anello. Proseguiamo percorrendo a ritroso il sentiero dell'andata e costeggiamo il Lago Barbellino Inferiore, ripassiamo dal Rifugio Curò e con il n. 305 scendiamo a Valbondione.
 
Variante iniziale: da Valbondione (Loc. Grumetti - Cappella Lisander)
Arrivati a Valbondione, risaliamo le vie del paese. Superiamo la chiesa e percorriamo Via Beltrame e Via Pianlivere.
Possiamo lasciare la macchina a lato di quest'ultima via o delle viuzze circostanti (m. 970 circa), oppure in uno slargo davanti alla Cappella Lisander al termine della stessa (m. 990).
Alzando gli occhi verso sinistra vediamo il Rifugio Coca e davanti l'ostello che precede il Rifugio Curò.

Un cartello con il fondo giallo informa se il Rifugio Barbellino al Lago Naturale è chiuso o aperto.
Ci incamminiamo in leggera salita e, con due curve destra-sinistra, aggiriamo la Cappella Lisander.
Proseguiamo in salita lasciando a sinistra una cabina e una vecchia santella.
Prendiamo un sentiero che inizia alla destra aggirando una casa.
Passiamo nell'apertura di una recinzione e proseguiamo con un prato alla sinistra e dei paletti di ferro che reggono un cavo alla destra dietro ai quali c'è una rete metallica.

Con alcuni ripidi passi ci immettiamo su di una stradina e andiamo a sinistra seguendo dei bolli bianco-rossi (m. 1005).
Poco dopo, ad una biforcazione, andiamo a destra, in un bosco di faggi, come indicato da un cartello che segnala il sentiero 305 per il Rifugio Curò.
Subito troviamo un masso alla destra e percorriamo un tornante destrorso.
Saliamo in modo abbastanza ripido.
Dopo un tornante sinistrorso la pendenza diminuisce un poco e proseguiamo con serpentine appena accennate (m. 1030).
Superiamo uno zig-zag destra-sinistra (m. 1050).
Una freccia rossa invita a proseguire.
Lasciamo a sinistra un piccolo slargo e giriamo a destra (m. 1060).
Alla sinistra c'è una parete rocciosa coperta dal muschio.
Dopo una curva a sinistra, alla destra tra gli alberi, riusciamo a vedere una cascata.
Percorriamo una curva a sinistra molto ampia (m. 1070).

Con una curva a sinistra aggiriamo un traliccio e passiamo sotto ai cavi dell'alta tensione. Alla destra c'è un masso (m. 1080).
Subito percorriamo un tornante destrorso e continuiamo con altre tre curve sx-dx-sx.
All'interno della successiva curva a destra c'è un masso (m. 1090).
Dopo una curva a sinistra il sentiero diventa largo e, nel mezzo, c'è un albero.

Percorriamo un tornante sinistrorso molto ampio che possiamo tagliare con un sentiero che prosegue diritto (m. 1105).
Continuiamo con una serie di zig-zag.
Percorriamo due tornanti destra-sinistra (m. 1125).
La pendenza diventa abbastanza ripida e superiamo un altro tornante destrorso.
Per un tratto il sentiero è incassato nel terreno circostante.
Percorriamo un ampio tornante sinistrorso seguito, con minore pendenza, da uno destrorso.
Poco dopo ci immettiamo sulla sterrata che costituisce il percorso principale, davanti a due sbarramenti artificiali su di un torrente. Seguiamo la strada verso sinistra come già descritto (m. 1150).

Tempo impiegato: ore 6.20 - Dislivello: m. 1820 -185
Data escursione: agosto 2016

ESCURSIONI PARTENDO DAL BIVACCO:
  • al Bivacco A.E.S. (m. 2591) in ore 0.05
  • al Passo Caronella (m. 2612) in ore 0.10
  • al Lago della Malgina (m. 2340)
  • al Lago Gelt (m. 2570)








Dati del Bivacco A.E.M.

Altezza:
m. 2605
Gruppo:
Val Seriana
Ubicazione:
Passo di Caronella
Comune:
Valbondione - BG
Carta Kompass:
104 D2
Coordinate Geo:
46°05'16.70"N
10°04'48.50"E
Gestore:
A.E.M.
Telefono gestore:
-
Telefono bivacco:
-
Posti letto:
no
Apertura:
sempre
Pagina inserita
il: 30/08/2016
Il Bivacco A.E.M. Il camino nel bivacco Valbondione. La Cappella Lisander in fondo a Via Pianlivere Panorama sulla Valbondione Inizia il tratto assicurato da una fune attaccata alla roccia Il percorso è scavato nella roccia Ostello del Curò Il Rifugio Curò e il Pizzo Coca Panorama dal Rifugio Curò La Cappellina poco dopo il Curò Il Lago Barbellino Inferiore La cascata della Val Cerviera La mulattiera tra i rifugi Curò e Barbellino Il Monte Recastello Il neonato Torrente Serio Ponticello senza sponde sul Serio Il Rifugio Barbellino e il Pizzo Strinato Iniziamo a risalire la Val Malgina Passerella sul torrente della Val Malgina Arrivo al Lago della Malgina costeggiando il torrente Il Lago della Malgina Il Lago della Malgina salendo al Lago Gelt Il Lago Gelt Salendo il canale che conduce al Colletto Gelt (m. 2730) Panorama dal Colletto verso il Lago Gelt Zoom sul Lago Gelt (sembra un cuore trafitto da una freccia) Scendendo dal Colletto verso il Bivacco AEM Il Lago della Cima e il Bivacco AEM Madonnina Il Lago della Cima

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