Rifugio Pirlo

Il Rifugio Pirlo è situato nell'entroterra gardesano e precisamente nell'alta Valle di Archesane, non lontano dal Passo Spino.

Il fabbricato, ex caposaldo della seconda linea del fronte italiano durante la prima guerra mondiale, è stato trasformato in rifugio a partire dalla primavera del 1965 ed è stato dedicato alla memoria del Tenente Medico Giorgio Pirlo, caduto in guerra.

Venendo da Milano, conviene lasciare la A4 al casello di Brescia Ovest per imboccare a destra (cartello Lago di Garda) la statale 45 bis Gardesana Occidentale che inizialmente costeggia l'autostrada.
Superate le gallerie, lasciamo a destra la deviazione per Salò e seguendo il lago attraversiamo Gardone, Fasano e Maderno.
A Tuscolano, giriamo a sinistra subito dopo il ponte sull'omonimo torrente, in direzione di Gaino.
All'inizio di Gaino, voltiamo a destra e subito dopo a sinistra. Attraversiamo il paese e ci dirigiamo verso la Valle delle Cartiere.
Superiamo due ponti sul torrente Toscolano. La strada diviene sterrata.
Oltrepassiamo una santella e arriviamo al bivio di Maernì chiamato localmente "vie che spart" (m. 550).

A sinistra si continua verso la Valle di Archesane e il Rifugio Pirlo, a destra invece verso la Valle di Campiglio e il Rifugio Campei de Sima.
Va da sé che se vogliamo fare l'intero giro dei due rifugi, andando da una parte e tornando dall'altra, occorre lasciare qui l'auto. Non c'è molto spazio per parcheggiare ma possiamo trovare un piccolo slargo circa duecento metri avanti sulla destra.
L'intero percorso richiede diverse ore di cammino; noi ne abbiamo impiegate cinque e mezzo al netto delle soste. Il dislivello da superare invece, considerati i vari saliscendi, è di circa 900 metri.
Se invece vogliamo semplicemente raggiungere il Rifugio Pirlo possiamo percorrere un altro tratto in auto.

Primo itinerario: a sinistra con il sentiero 2
Al bivio di Maernì proseguiamo sulla sinistra con una stradina nel bosco che alterna tratti sterrati ad altri con il fondo in cemento ignorando tutte le possibili deviazioni che generalmente conducono verso delle baite isolate.
Dopo circa tre chilometri percorsi parte in piano e parte in leggera salita, arriviamo al Palazzo di Archesane (m. 816) dove termina la strada.
Lasciamo l'auto nel vasto parcheggio. Un cartello indica se il Rifugio Pirlo è chiuso o aperto.

Superato l'edificio attraversiamo dei prati con bella vista sul M. Pizzocolo alla nostra sinistra.
In leggera salita raggiungiamo un'area pic-nic con tre tavoloni e relative panche in legno. C'è anche una bacheca con appeso un cartellone che parla degli alberi della zona. Ignoriamo una deviazione e continuiamo sul percorso principale che diventa più ripido.
Da questo punto in avanti, di tanto in tanto troveremo accanto ad alcuni alberi un cartello che ne indica il nome e le principali caratteristiche; si tratta di una iniziativa senz'altro utile e meritevole.
Il primo cartello parla del faggio (fagus sylvatica); poco dopo infatti entriamo in una faggeta.
Un altro cartello indica un acero montano (acer pseudoplatanus).
Ora la pendenza diminuisce un poco.
Troviamo un olmo (ulmus glabra) sulla sinistra e poi un frassino maggiore (fraxinus excelsior) in uno slargo sulla destra accanto ad una vasca.
E' poi la volta di un carpino nero (ostrya carpinifolia).
Più avanti un cartellone parla degli alberi della zona: acero, frassino, olmo, evonimo, lonicera, agrifoglio (m. 1000). Il bosco qui è composto prevalentemente da faggi.
Superiamo in successione due tratti con uno steccato alla nostra destra, poi il cammino si fa più ripido.
Raggiungiamo il Doss de Montagnù (m. 1080). A sinistra c'è uno slargo con tavoli e panche; a destra invece viene indicato il Sentiero Forestale della Valle Archesane che con un ampio giro ritorna al Palazzo di Archesane (ore 1.10).
Passiamo sotto i cavi dell'alta tensione e raggiungiamo una sbarra di colore verde che troviamo aperta.
La salita termina al Passo Spino (m. 1154).

Lasciamo a sinistra il percorso n. 5 che sale al Bivacco Due Aceri e al Monte Pizzocolo; il n. 8 che scende al Pirello e a S. Michele (vedi il terzo itinerario); il n. 1 che scende a Verghere e a S. Michele.
Superiamo un rudere e continuiamo diritto. Sulla destra c'è la malga Spino; un cartello informa che si tratta di una stazione per la cattura e l'inanellamento degli uccelli a scopo scientifico.
Più avanti sulla destra c'è una parete di roccia attrezzata, la ferrata Ernesto Franco.
Vediamo un altro edificio sulla nostra destra e delle bacheche dell'Osservatorio Ornitologico Duse.
Torniamo a salire e raggiungiamo un punto panoramico con bella vista sulle vallate da entrambi i lati (m. 1180).
Superiamo un cancello di legno e troviamo dei gradini che salgono verso destra; da qui arriva il percorso descritto nel secondo itinerario.
Alcuni segnavia indicano in quella direzione: sentiero n. 4 Cima M. Spino e n. 3 Passo Fabbiola, Cavallino della Fobbia, Val Degagna.
Continuiamo diritto e dopo pochi metri in leggera discesa e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.00 - Dislivello m. 349
Data escursione: aprile 2007
 
Secondo itinerario: a destra con i sentieri 22 e 3
Al bivio di Maernì proseguiamo sulla destra nel bosco alternando tratti quasi in piano e in leggera salita.
Passiamo sotto una roccia sporgente e accanto a dei conglomerati incavati che formano delle piccole grotte.
Raggiungiamo il torrente Rilo e lo attraversiamo con un ponticello.
Subito dopo sulla destra c'è uno slargo dove possiamo lasciare l'auto.
Un cartellone segnala l'inizio della Valle di Campei.
E' possibile continuare ancora in auto e, disponendo di un fuoristrada, arrivare fino al Rifugio Campei de Sima.
Noi invece abbandoniamo la stradina per imboccare sulla destra il percorso n. 22 (m. 580).

Ci incamminiamo quasi in piano e subito ignoriamo un sentiero che scende a destra passando sotto una grande roccia.
Rientriamo nel bosco e iniziamo a salire ripidamente. A sinistra da un tubo esce dell'acqua.
Superata una curva con il fondo selciato e delle transenne di legno a destra, lasciamo la stradina per imboccare un sentiero segnalato sulla sinistra.
Saliamo abbastanza ripidamente tra piccoli alberelli.

Di tanto in tanto, troveremo un cartello di legno infisso nel terreno con il nome dell'albero che sorge li accanto, in italiano, latino e dialetto bresciano. Si tratta di indicazioni senz'altro utili in quanto non tutti sanno distinguere correttamente i vari tipi di alberi.
Il primo di questi cartelli indica un pino silvestre. Poco dopo ne troviamo un intero boschetto.
La pendenza si raddolcisce.
Il secondo invece indica un carpino nero posto accanto ad un baitello e ad un sentiero che si stacca sulla destra.
Continuiamo diritto come indicato da uno dei tanti segnavia che incontriamo lungo il cammino.

Dopo due passi in discesa (m. 715) continuiamo quasi in piano nel fitto bosco.
Superiamo il cartello che indica un faggio e riprendiamo a salire.
Torniamo poi in piano, passiamo sotto una grande roccia e iniziamo a scendere tra i castagni.
Dopo esserci abbassati di una quindicina di metri raggiungiamo un bivio.
Andiamo a sinistra superando con un ponticello di legno il corso di un torrentello e torniamo in piano.
Continuiamo con vari saliscendi durante i quali altri due cartelli indicano un ginepro comune e un nocciolo.
Sulla sinistra distinguiamo nettamente il Dosso Verver (m. 1029).
Dopo un tratto in discesa guadiamo un torrente (m. 800) e riprendiamo a salire ripidamente.
Tornati in piano superiamo un orniello (frassino) e, dopo una breve salita, un agrifoglio.
Un altra breve discesa ci porta ad un guado (m. 810) poi continuiamo quasi in piano e troviamo il cartello che indica un abete rosso.
Scendiamo ancora e superiamo un altro piccolo corso d'acqua.
Da destra si innesta un altro sentiero e a sinistra c'è una recinzione con del filo spinato.
Superiamo un frassino anch'esso segnalato e raggiungiamo uno spiazzo fuori dal bosco dove si gode una buona vista sulla vallata.

Siamo a Campei de Font (m. 793) come indicato da un cartello.
Troviamo dapprima una baita diroccata e poi una cascina disabitata circondata da uno steccato. Da sinistra sale una stradina sterrata che termina qui.
Sull'edificio una scritta a firma G. De Abate recita: "E' nella pace dell'immensa sera che l'anima solitaria si riposa e in se stessa raccolta crede e spera".
Superata la recinzione e la cascina, troviamo una fontana e sostiamo un attimo per dissetarci.

Il sentiero continua ampio tra gli abeti in leggera salita. Superato un tratto ripido torniamo in piano.
Incontriamo un maggiociondolo (laburnum alpinum) e un acero montano, poi riprendiamo a salire ed ecco una betulla bianca.
Superiamo un baitello contenente un rudimentale camino; può essere un utile riparo in caso di intemperie (m. 910).
Ora ecco un biancospino (cralaegus oxyaganthia) presso un bivio. Andiamo a sinistra in leggera salita.
E' poi la volta di un ciliegio selvatico (prunus avium) e subito dopo di un pioppo tremulo (populus tremula).
Raggiungiamo un altro bivio (m. 935) e andiamo a sinistra in lieve discesa tra alberi e alcuni spazi erbosi.
In lontananza sull'altro lato della valle cominciamo a vedere Campei de Sima.
Quasi in piano superiamo un cancelletto di legno e dopo un tratto nel quale costeggiamo un ripido pendio che precipita sulla nostra sinistra, riprendiamo a salire.
Il sentiero ora ha il fondo roccioso e attorno ci sono solo alcuni alberelli che diventano man mano più radi.
La salita continua tra arbusti poi quasi in piano raggiungiamo la Forcola Campei (m. 1040).

I segnavia indicano sulla destra il sentiero per la grotta "el bus del luf" e per la cima del Pracalvis (m. 1161).
Noi invece andiamo a sinistra. Dapprima in piano e poi in leggera discesa attraversiamo una faggeta e raggiungiamo la radura di Campei de Sima.
Lasciata a sinistra la chiesetta e la sterrata che sale dal fondovalle, raggiungiamo la fontana e il Rifugio Campei de Sima (m. 1017).
I segnavia indicano sulla destra: il sentiero n. 3 per il Dosso Corpaglione (m. 1179) in ore 1.15 e il Passo Cavallino Fobbia (m. 1090) in ore 2.15; e sulla sinistra la sterrata per il fondovalle e il Sentiero dei Ladroni (n. 3) percorribile in ore 2.

Dopo un sosta al rifugio riprendiamo il nostro cammino iniziando a scendere con la stradina sterrata.
Troviamo un rivolo che attraversa il cammino e poi, in piano, raggiungiamo una sbarra verde che troviamo alzata (m. 940).
Poco dopo giungiamo ad un bivio; lasciamo la stradina che continua sulla sinistra verso il ponte sul Rilo e il fondovalle e continuiamo sulla destra seguendo i segnavia che indicano il sentiero n. 3 per Fobbiola-Spino e n. 7 per Cecino-Degagna.
Dopo un tratto in piano riprendiamo a salire circondati da alcuni alberelli e infine quasi in piano arriviamo al Passo Fobbiola (m. 956).
Qua i segnavia indicano: diritto n. 7 Cecino Degagna; a sinistra sentiero 7B Ponte sul Rilo a 0.45; sempre a sinistra n. 3 Passo Spino e Rifugio Pirlo.
Lasciamo dunque la stradina che continua diritto e prendiamo il sentiero n. 3 (dei Ladroni) all'inizio del quale, sulla destra c'è un prato con una bacheca e una panchina.

In leggera salita superiamo un baitello ed entriamo nel bosco. Troviamo alcuni gradini di legno e un tratto un poco più ripido.
Un sentiero si innesta da destra. Superata una curva con altri gradini (m. 1015) continuiamo con minore pendenza.
Percorriamo un tratto fuori dal bosco, quasi in piano tra betulle e faggi. Poi riprendiamo a salire e vediamo in lontananza, sull'altro lato della vallata, il gruppo di baite di Campei de Sima.
Ora il sentiero a sinistra è aperto verso il fondo valle e, in alcuni tratti, un po' esposto.
Procediamo quasi in piano aggirando a mezza costa la testata della valle.
Superiamo un breve tratto con dei sassi franati ma ben sistemati e raggiungiamo una bacheca, una panchina e un cartellone che mostra sagoma, nome e altezza dei monti che possiamo ammirare. Da sinistra verso destra vediamo:
M. Zingla (m. 1497), M. Manos (m. 1516), M. Bruffione (m. 2664), M. Carzen (m. 1505), M. Pallotto (m. 1366), M. Tombea (m. 1950), M. Pracalvis (m. 1161), M. Caplone (m. 1976), Cime Costone (m. 1743), M. Alberelli (m. 1165), M. Denervo (m. 1463), M. Comer (m. 1280), M. Baldo Punta Telegrafo (m. 2200), Dosso Ververs (m. 1029), M. Pizzocolo (m. 1579).

Oltre questo punto panoramico (m. 1135) continuiamo in leggera discesa tra i faggi.
Superiamo altre due bacheche, la seconda delle quali nel punto dove un sentiero si innesta da sinistra (m. 1080). Continuiamo diritto alternando qualche tratto in piano e in leggera salita.
Un cartellone spiega gli animali presenti nella zona: gufo, allocco, picchio e noctula.
Dopo una lieve discesa riprendiamo a salire con ripidi tornanti seguendo un parapetto di legno e arriviamo ad un bivio dove non ci sono indicazioni (m. 1150). A sinistra c'è un sentiero con un cancello di legno aperto; decidiamo di proseguire diritto e con altri ripidi tornanti arriviamo su un dosso (m. 1200) dal quale cominciamo a vedere di fronte a noi il Rifugio Pirlo. Sulla destra invece si può continuare verso la cima del M. Spino.
Proseguiamo diritto in leggera discesa e poi con alcuni gradini ci portiamo sulla sterrata proveniente dal Palazzo descritta nel precedente itinerario.
Qui ci sono dei segnavia che indicano nella direzione dalla quale proveniamo: sentiero n. 4 Cima M. Spino e n. 3 Passo Fobbiola, Cavallino della Fobbia, Val Degagna.
Pochi metri verso destra in lieve discesa e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 3.45 - Dislivello m. +852 - 267
Data escursione: aprile 2007
 
Terzo itinerario: dal Pirello (n. 8)
Percorrendo la statale 45 bis Gardesana Occidentale arriviamo fino a Salò.
Al km. 70.5 deviamo a sinistra (nord) per imboccare la Strada Panoramica che sale a San Michele.
Superata Serniga, arriviamo ad un bivio dove andiamo a sinistra in Via Val del Sur (indicazione Colomber).
Raggiungiamo poi il ristorante-bar Colomber situato all'interno di una biforcazione (m. 400). Entrambe le strade continuano verso il Passo Spino (a sinistra percorso n. 1 e a destra n. 8).

Continuiamo verso destra. La strada, da qui al parcheggio del Pirello, presenta un'infinità di cunette artificiali per lo scolo dell'acqua. Ne abbiamo contate ben 120 e in qualche caso si tratta di vere e proprie buche. Bisogna pertanto valutare se la nostra autovettura ha il fondo abbastanza alto per poter continuare senza problemi. E' sicuramente un percorso più adatto ad un fuoristrada che ad un'auto comune.
Dopo un tratto ancora asfaltato, ad un bivio andiamo a sinistra e cominciamo a salire. Dapprima il fondo è in cemento, poi è quasi sempre sterrato. Con varie curve e tornanti nel bosco, superiamo lentamente questi interminabili cinque chilometri che ci separano del parcheggio in località Pirello, dove lasciamo la macchina in una piazzola sterrata (m. 1030).

Alcuni cartelli indicano a sinistra: il Passo Spino (segnavia n. 8) e il Pizzocolo (segnavia n. 8+5); a destra: San Urbano e Sanico (segnavia n. 6)
Prendiamo la stradina di sinistra che sale nel bosco con il fondo in cemento.
Troviamo una casa sulla destra. In questo punto, a sinistra, è possibile vedere il sottostante lago di Garda.
La stradina diventa sterrata. Più avanti un sentiero che sale da sinistra si immette sul nostro percorso.
Poi gli alberi si diradano e torniamo a vedere il lago (m. 1130).
Arrivati ad un bivio, nei pressi di un cancello di legno, andiamo a sinistra; un segnavia infatti indica in questa direzione: n. 8, Passo Spino, Pizzocolo, Rifugio Pirlo.
Passiamo accanto ad un altro cancello. Un cartello avverte di prestare attenzione agli animali al pascolo.
Superata una sbarra di ferro, che chiude il transito agli automezzi, percorriamo pochi metri in leggera discesa rientrando nel bosco. Continuiamo poi in piano.
Più avanti lasciamo sulla destra il ripido sentiero segnalato come Variante Pizzocolo (m. 1130).

Proseguiamo con alcuni saliscendi. Presso una curva troviamo una bacheca che ricorda che ci troviamo nella Foresta Regionale Gardesana Occidentale.
Con altri saliscendi arriviamo ad un bivio (m. 1140). I segnavia indicano a sinistra il sentiero n. 1 che scende a San Michele in ore 1.45; diritto: il Passo Spino e il Rifugio Pirlo; dietro: Pirello e S. Michele.
Continuiamo in leggera salita e raggiungiamo i ruderi di una vecchia stalla. Un cartello segnala la Malga Spino. Possiamo prendere il sentierino che costeggia l'edificio sulla sinistra oppure possiamo entrare da un lato ed uscire dall'altro.
Arriviamo così al Passo Spino (m. 1154) dove ci immettiamo sul percorso n. 2 che proviene dal Palazzo di Archesane e continuiamo verso sinistra come descritto nell'ultima parte del primo itinerario.

Tempo impiegato: ore 1.20 - Dislivello m. 135 (più alcuni brevi saliscendi)
Data escursione: maggio 2008

ESCURSIONI/ASCENSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Rifugio Campei de Sima (m. 1017) in ore 1.30
  • al Monte Spino (m. 1504) ore 1
  • al Passo Buco del Gatto in ore 1.15
  • al Passo Buco del Tedesco in ore 2
  • al Bivacco Due Aceri (m. 1565) ore 1.30
  • al Monte Pizzoccolo (m. 1579) in ore 1.30






Dati del Rifugio Pirlo

Altezza:
m. 1165
Gruppo:
Valli Bresciane
Ubicazione:
Passo Spino
Comune:
Toscolano M. - BS
Carta Kompass:
102 A5
Coordinate Geo:
45°40'40.60"N
10°33'25.30"E
Gestore:
Operazione
Mato Grosso
Telefono gestore:
-
Telefono rifugio:
0365 651177
Posti letto:
48
Apertura:
dal 10/6 al 20/9 e
tutti weekend
Pagina aggiornata
il: 05/07/2013
Il Rifugio Pirlo Il Rifugio Pirlo Panorama dal Sentiero dei Ladroni

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