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L'ex Bivacco Passi dello Zebrù era situato a cavallo tra la Val Cedec e la Val Zebrù, in una zona d'incommensurabile bellezza panoramica, in vista delle cime dei gruppi dell'Ortles e del Cevedale.
Il bivacco era costruito in legno e col tetto in lamiera. E' andato distrutto. Ad ogni modo basta una mezzora per scendere all'accogliente Rifugio Pizzini e all'annesso
Bivacco Zeledria.
Gli ho comunque dedicato una pagina del sito in quanto può essere considerato un ottimo punto di riferimento per una eventuale escursione.
Primo itinerario: dalla Val Cedec
Da Bormio con la statale 300 raggiungiamo S. Caterina Valfurva. All'inizio del paese prendiamo a sinistra via Frodolfo. Giunti in centro
continuiamo diritto con via Forni, una strada asfaltata, in non perfette condizioni, con la quale saliamo fino all'ampio parcheggio sottostante
l'albergo-Rifugio dei Forni.
A disposizione di chi non volesse camminare c'è un servizio navetta, al costo di nove euro a persona, dall'albergo dei Forni fino al Rifugio Pizzini
(m. 2706) o alla stazione a valle della teleferica (m. 2832) che serve il Rifugio Casati.
Le navette partono solo se hanno a bordo almeno cinque persone e pertanto i tempi di attesa potrebbero essere lunghi.
Lasciata la macchina nel parcheggio (m. 2140), con un sentierino saliamo verso l'albergo, attraversiamo un altro parcheggio più piccolo,
poi con un altro sentiero e una scala coi gradini di legno raggiungiamo l'albergo del Forni (m. 2176).
Continuiamo con una stradina sterrata che sale abbastanza ripidamente a sinistra (segnavia 28B-23-171).
Al primo tornante vediamo in fondo il monte S. Matteo (m. 3678) con il ghiacciaio dei Forni.
Al secondo tornante, nei pressi di una casa, troviamo sulla sinistra la deviazione segnalata come 27 A che conduce al Rifugio Pizzini per una via panoramica posta più in alto della sterrata.
Prendiamo questa deviazione (La descrizione dettagliata della sterrata la trovi nella scheda del Rifugio Pizzini).
Il segnavia recita: sentiero per le rovine della caserma - Rifugio Pizzini - Predaglio - Val Manzina.
Incontriamo presto una rudimentale panchina in pietra.
Sotto di noi è visibile la sterrata, più in basso il Rifugio dei Forni e il relativo parcheggio.
Superiamo la baita Bonet (m. 2254) poi ad una curva giriamo le spalle al S. Matteo.
Arriviamo ad un bivio ove la segnaletica non è molto chiara; dobbiamo attraversare la stradina che incrociamo
(a sinistra per Predaccio e a destra verso alcune stalle) e proseguire diritto con il sentiero che poi si biforca:
il ramo più piano va al Bivacco Del Piero e quello in salita prosegue verso i ruderi della caserma, il Pizzini e il Casati.
Subito dopo una freccia rossa su un sasso indica il Pizzini e ci conferma di essere sul giusto cammino.
Bella la veduta sul ghiacciaio dei Forni, sul torrente di fondovalle, sullo sbarramento dell'AEM e sulla stradina per il Rifugio Branca.
Percorriamo un lungo traversone a mezza costa poi, dopo un tornante, procediamo quasi in piano e successivamente riprendiamo a salire.
Un fresco ruscelletto attraversa il sentiero e lo bagna per alcuni metri.
Con un ripido tratto, nel quale passiamo sotto dei fili della corrente molto bassi, raggiungiamo i ruderi della caserma (m. 2539).
Ora dobbiamo attraversare tutto l'altopiano.
Alla destra possiamo osservare la porzione centrale del Ghiacciaio dei Forni, mentre alle spalle ci sono i ghiacciai di S. Giacomo
sovrastati dal Pizzo Tresero (m. 3594) e il più lontano Monte Sobretta (m. 3296) con il ghiacciaio omonimo.
In fondo svetta l'inconfondibile profilo del Gran Zebrù (m. 3859).
Superiamo due ruscelletti con dei ponticelli fatti con delle pietre e poi un grande masso erratico (cartello con il n. 3).
Alla fine del pianoro, riprendiamo a salire poi troviamo un altro tratto in piano nel quale oltrepassiamo altri due ruscelli.
In leggera salita costeggiamo un torrente e poi lo attraversiamo camminando su delle pietre (cartello con il n. 4).
A sinistra c'è una pozza d'acqua, in alto è visibile a sinistra il Bivacco Passi dello Zebrù e al centro il Rifugio Casati (m. 3269).
Dopo un tratto in piano, il sentiero scende con poca pendenza verso il Pizzini e si ricongiunge alla sterrata.
Superiamo il torrente Cedec con un ponte di legno e arriviamo al rifugio.
Dal Rifugio Pizzini proseguiamo con il sentiero n. 30 che sale verso nord ovest.
Il percorso non sempre è evidente, ma è ben segnalato.
Dopo un primo tratto in leggera salita, attraversando prati e un piccolo ruscello, il sentiero diventa abbastanza stretto e molto ripido. Saliamo
con dei tornanti verso il bivacco, ben visibile fin dal principio dell'ascesa.
La fatica del cammino è ricompensata ampiamente dalle magnifiche viste sulla
vallata sottostante, sui ghiacciai dello Zebrù e del Cevedale e, una volta raggiunto il passo, sulla valle dello Zebrù.
Terminata la ripida erta il più è fatto, non resta che superare un piccolo sperone e una valletta, da cui è già ben visibile il Passo orientale
(quota 3000) con i cartelli segnavia di legno, per poi raggiungere il bivacco situato su una delle cime, a ridosso di alcune rocce.
Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 888
Secondo itinerario: dalla Val Zebrù
Per raggiungere l'imbocco della Val Zebrù, a Bormio, prendiamo la statale 300 che sale al Passo del Gavia. Superiamo la frazione di Uzza e arriviamo a S. Nicolò dove continuiamo con la strada che, a
sinistra, sale con vari tornanti panoramici fino a Niblogo.
Alla fine dell'abitato, dove termina l'asfalto, troviamo sulla destra un parcheggio e la baita del Centro Informazioni Turistiche (m. 1600).
Da questo punto il traffico è consentito solo agli automezzi autorizzati.
A disposizione di chi non volesse camminare c'è un servizio navetta che, al costo di dieci euro a persona, percorre tutto il fondovalle fino alla Baita del Pastore (m. 2166). Le navette partono solo
se hanno a bordo almeno cinque persone e pertanto i tempi di attesa potrebbero essere lunghi.
Ci incamminiamo in piano sulla sterrata. Sulla destra c'è una lunga staccionata in legno che protegge dal ripido fondovalle dove scorre il torrente Zebrù.
Più avanti, ignorata una stradina sulla destra che scende al torrente e guadato un ruscello, arriviamo al Ponte Tre Croci (m. 1619).
Sulla sinistra c'è un'area pic-nic e appunto le tre croci in legno che danno il nome a questa zona.
I segnavia indicano sulla destra, superando il ponte: il giro del Forcellino, Predaccio, Cavallaro, Confinale e S. Gottardo; mentre continuando con la sterrata: Val Zebrù,
V° Alpini, Passi Zebrù.
Inoltre viene segnalato il ristoro Zebrù a 250 metri.
Continuando con la sterrata, troviamo ben presto un ponticello di legno con il quale passiamo alla destra del torrente.
Su un masso vediamo per la prima volta un segnavia a bandierina con il numero 29 che identifica la prima parte del nostro percorso.
Circondati dai pini iniziamo a salire e raggiungiamo il ristoro Zebrù in località I Plaz (m. 1660). Nei pressi ci sono alcune panchine.
Dopo un tornante, dove c'è una vecchia costruzione e una mangiatoria per i cervi del parco, la salita diviene un poco più ripida.
Un sentiero tra gli alberi consente di tagliare alcuni tornanti e abbreviare il cammino.
Questo tratto termina quando troviamo sulla destra un'altra deviazione per Predaccio e S. Gottardo.
Continuiamo in piano e raggiungiamo una fontanella.
Proseguiamo poi in lieve salita. Il torrente alla nostra sinistra è ben incanalato artificialmente e fa alcuni piccoli salti.
Con un ponte di legno (m. 1735) passiamo alla sinistra del torrente e, salendo con alcuni tornanti, superiamo l'area pic-nic Zebrù di Fuori (m. 1790).
Più avanti, a sinistra si stacca il sentiero n. 23 per Ables, Ardof e Solaz.
Tra pascoli, abeti e larici, arriviamo alle baite di Zebrù di Fuori (m. 1825).
Presso un'ansa della montagna superiamo un corso d'acqua che scende da sinistra e, ben sistemato dall'intervento dell'uomo, passa sopra la strada e va a gettarsi sulla destra nel torrente Zebrù.
Da qui al Rifugio Campo ne troveremo altri sette (non starò a elencarveli tutti); durante l'estate probabilmente li troverete in secca a meno che passiate di qua mentre sta piovendo o ha smesso da
poco.
Ignorato un sentiero che scende a destra continuiamo in leggera salita.
In basso a destra c'è una baita, più avanti ancora delle altre, sulla sinistra c'è una croce: siamo il località Zebrù dal Giardin (m. 1866).
Superate le baite e l'area pic-nic di Zebrù di Dentro (m. 1872) continuiamo in lieve discesa fino ad arrivare in piano a Zebrù da Bignù (m. 1869) dove troviamo una baita e una croce.
Le successive baite che raggiungiamo sono quelle di Chitomas (m. 1881), poi con lievi saliscendi arriviamo all'area pic-nic di Pecè (m. 1900).
Con un altro ponticello di legno riattraversiamo il torrente e ignoriamo il sentiero che sale alle baite Pecè.
Continuiamo in leggera salita e poi in piano. Superato ancora il torrente con un altro ponte raggiungiamo le baite di Premighem (m. 1923).
In lieve salita circondati da pini mughi arriviamo ad un altro ponte, superato il quale entriamo in una zona prativa ove ci sono alcune baite e un posto di ristoro. Siamo in località Campo di Fuori
(m. 1947).
Continuiamo per prati in lieve salita.
A destra si stacca un ripido sentiero per il Passo del Forcellino, Val Saline e Cavallaro. Un altro segnavia indica di fronte a noi il Rifugio
V° Alpini.
Ancora pochi passi e raggiungiamo Campo di Mezzo e il Rifugio Campo (m. 2000) costruito seguendo lo stile delle baite della valle.
Continuiamo quasi in piano. Superata una croce, passiamo tra una baita diroccata e un baitello.
Il solito cartello del parco informa che siamo in località Campo di Dentro (m. 2009).
Un segnavia indica sulla destra un altro sentiero per il Forcellino.
Passiamo su un ponticello; nei pressi ci sono alcune panchine.
Più avanti raggiungiamo un altro ponte in legno con il quale torniamo alla sinistra del torrente.
La strada gira a sinistra e torna leggermente a salire. In questo tratto il monte Cristallo si erge maestoso di fronte a noi.
Prima e dopo il successivo tornante verso destra, un ruscello scorre sotto la stradina. A sinistra ci sono alcune panche.
Guadiamo un piccolo corso d'acqua che attraversa la sterrata e poi percorriamo un tratto con maggiore pendenza.
Superato un ponticello in legno senza le sponde, arriviamo alla Baita del Pastore (m. 2166).
Da questo punto il transito è interdetto a tutti.
Un segnavia indica il Rifugio Quinto Alpini davanti a noi.
La stradina ora sale decisamente con vari tornanti e lo sguardo può finalmente spaziare su tutta la parte alta della vallata.
Sul lato destro vediamo una cascata e un sentiero che sale al Passo dello Zebrù.
Superiamo un cartello che indica il Rifugio V° Alpini a ore 1.45 (m. 2280).
Dopo qualche ripida curva, raggiungiamo diversi massi franati sopra il percorso (m. 2320).
Inizialmente procediamo con un sentierino tra l'erba sulla destra poi, superato un'altro segnavia e una rudimentale panca, passiamo sopra gli sfasciumi. Più in alto a sinistra è
ben visibile un masso che riporta la data, 18 settembre 2004, in cui le pietre franarono.
Dopo la frana superiamo un ponticello di legno e riprendiamo la stradina. Ora alterniamo alcuni tratti più o meno ripidi e cominciamo a vedere lassù in alto le minuscole sagome dei rifugi
Quinto Alpini e Bertarelli.
In leggera salita percorriamo poi un'ampia curva a sinistra in posizione sopraelevata tra la vallata del Rin Marè alla nostra sinistra ed un piccolo valloncello a destra (m. 2520).
Più avanti iniziamo a salire decisamente (m. 2650). Di tanto in tanto vediamo delle frecce rosse dipinte sulle pietre.
Saliamo in una pietrosa valletta tra lo sperone roccioso dove sorge il Rifugio Quinto Alpini e il costone della Cima della Miniera.
Raggiungiamo una roccia davanti alla quale c'è un bivio (m. 2740); i segnavia indicano le tre direzioni: Quinto Alpini diritto, Passo Zebrù a destra e Baita del Pastore alle nostre spalle.
Pieghiamo a destra e continuiamo quasi in piano a mezza costa.
Ignoriamo un sentiero segnalato che scende alla Baita del Pastore e superiamo l'emissario del sovrastante ghiacciaio.
Proseguiamo sempre a mezza costa in vista dei ghiacciai del versante nord delle Cime dei Forni.
Arriviamo poi ad un canalino ripido, ove occorre prestare attenzione per la presenza di rocce smosse.
Infine, superato un tratto alquanto accidentato e sovente innevato, anche in estate, giungiamo alla meta agognata.
Tempo impiegato: ore 5.30 - Dislivello: m. 1428
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