Rifugio Martina

Il Rifugio Martina è situato sul versante nord del Monte S. Primo con bella vista sul Lario e sui monti circostanti.
Nelle domeniche estive i prati attorno al rifugio sono molto frequentati dagli amanti del pic-nic.

Primo itinerario: dal Parco S. Primo (dopo l'ex colonia)
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba fino a Magreglio e alla chiesetta del Ghisallo dedicata ai ciclisti.
Prendiamo poi la strada sulla sinistra che in 7 km sale a Piano Rancio. Qua giunti, ignoriamo la deviazione a sinistra per il Rifugio Annamaria e continuiamo diritto.
Al successivo bivio, caratterizzato da un piccolo obelisco nel mezzo, giriamo a sinistra in via S. Primo.
Successivamente troviamo un altro bivio dove prendiamo la strada sulla destra che diviene subito sterrata.
Oltrepassata l'ex colonia estiva, lasciamo l'auto in uno slargo (m. 1120).

Superato un cancello che preclude l'accesso agli automezzi, ci incamminiamo in piano nella pineta.
Ignoriamo un primo sentiero a sinistra (che sale anch'esso al rifugio) e, poco dopo sull'altro lato, il sentiero numero 1 in discesa verso Bellagio.
Pochi metri più avanti imbocchiamo una stradina con il fondo in cemento che sale a sinistra (segnavia n. 29 - Monte S. Primo a ore 1.30).
Superiamo un cancello e alcune abitazioni camminando in leggera salita.
Poi troviamo un tratto più ripido che termina dopo una casa sulla destra.
La strada ritorna sterrata e sale più dolcemente.
Troviamo una pozza d'acqua sulla destra; qui si innesta il sentiero descritto nel secondo itinerario (m. 1180).
Poco dopo vediamo un'altra pozza nei prati a sinistra.
Superato un cancello in legno la stradina diventa selciata e con dei gradini sul lato destro. Dopo pochi metri raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 0.20 - Dislivello: m. 111
Data escursione: maggio 2007
 
Secondo itinerario: da Cernobbio (frazione di Bellagio)
Dalla chiesetta del Ghisallo, scendiamo verso Bellagio. Dopo km. 4.3, superata Civenna, al cartello che segnala l'inizio di Guello, andiamo a sinistra (Via Palaino).
Successivamente lasciamo a sinistra la strada che sale a Pian Rancio e continuiamo fino a Cernobbio (frazione di Bellagio, da non confondersi con il comune di Cernobbio vicino a Como) dove andiamo a destra in direzione di Rovenza e Paun.
La strada è sempre asfaltata. Dopo 2 km dal bivio di Cernobbio, troviamo a destra una stradina (m. 905) che sale al Belvedere del Nuvolone in ore 1.20 (Innesto Dorsale Cresta).
Continuando per altri cinquecento metri troviamo un'altra stradina a destra che sale alla Bocchetta di Lezzeno in ore 0.10 e all'innesto della dorsale. Lasciamo la macchina pochi metri più avanti in un piccolo slargo (m. 930).

Ci incamminiamo in salita lungo quest'ultima stradina, che ha il fondo in cemento, superando un cartello che indica trattarsi di una strada privata e una stanga che troviamo alzata.
Alla sinistra c'è un bosco e a destra una casa recintata, seguita da un rudere, un orto e un'altra casa. Lontano a destra vediamo le Grigne.
Dopo una curva a sinistra (m. 960) continuiamo con il bosco da entrambi i lati. La pendenza aumenta.
Percorriamo poi una curva a destra e arriviamo in vista di due case (m. 1000). Qui dobbiamo prestare attenzione perché non ci sono indicazioni per il Rifugio Martina. Più avanti invece c'è il Sentiero Italia (segnavia S.I.) che si dirige verso il Monte Nuvolone e successivamente scende a Bellagio. Dobbiamo girare a sinistra entrando in uno slargo tra gli alberi in fondo al quale troviamo il sentiero che dovremo percorrere.

Camminiamo in piano nel bosco, seguendo alcuni bolli di colore bianco e rosso dipinti sugli alberi. Sulla destra c'è una recinzione fatta con paletti di legno e filo metallico.
Più avanti un'altra recinzione si affianca anche sul lato di sinistra e in leggera salita raggiungiamo un bivio. I segnavia indicano: Bocchetta di Lezzeno m. 1006; a destra in discesa: Madonna dei Ceppi a Lezzeno a ore 1.30; diritto: Rifugio Martina a ore 1, Monte San Primo a ore 2.10 (dorsale per cresta); dietro: Monte Nuvolone a ore 0.45, Bellagio a ore 2 (dorsale per cresta). Continuiamo diritto in salita.
Superiamo un punto in cui il sentiero è rinforzato verso valle con dei tronchi fissati con alcuni paletti in ferro (m. 1030).
Poco dopo usciamo dal bosco che continua alla nostra sinistra mentre dall'altra parte ci sono dei prati.

Raggiungiamo una radura pianeggiante dove troviamo una casa e due costruzioni più piccole (m. 1050). A sinistra oltre la vallata distinguiamo nettamente tra gli alberi il vecchio edificio della ex-colonia alla destra del quale parte il percorso descritto nel primo itinerario.
Lasciamo a destra un cassottello e rientriamo nel bosco.
Torniamo a salire e superiamo una teleferica (m. 1070).
Troviamo poi un'altra piccola radura con un baitello in muratura (m. 1100).
Rientrati nel bosco, camminiamo quasi in piano lungo un boscoso crinale. A destra, tra gli alberi, intravediamo il Lago di Lecco.
Torniamo a salire nel bosco poi percorriamo un altro tratto quasi in piano tra faggi secolari.
Riprendiamo a salire con poca pendenza. Sulla destra gli alberi diventano radi e consentono una bella veduta sul lago.
Tornati nel bosco raggiungiamo un bivio; ignoriamo il percorso che si dirige verso un cassottello e prendiamo il sentiero a sinistra che lo aggira.
Sulla destra ci segue una recinzione con del filo spinato oltre la quale, più in alto, vediamo due case.
Continuando in piano raggiungiamo una sterrata (m. 1155). La attraversiamo e riprendiamo il sentiero.

Superiamo un cancelletto aperto e saliamo in modo abbastanza ripido. A destra c'è una recinzione.
Vediamo sulla destra un gabbiotto per la caccia (m. 1170). Poco dopo, sempre a destra, c'è un cancello in legno.
In leggera salita arriviamo ad un bivio. Andiamo a destra in salita.
All'uscita dal bosco troviamo una pozza (m. 1180). Alcuni segnavia indicano davanti a noi: Rifugio Martina, Monte S. Primo a ore 1.10; dietro: Monte Nuvolone a ore 1.40, Bellagio a ore 3.
Aggirata la pozza ci immettiamo sulla stradina sterrata descritta nel primo itinerario. Andiamo a destra e poco dopo raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 0.50 - Dislivello: m. 301
Data escursione: giugno 2009
 
Terzo itinerario: dalla Colma del Piano di Sormano per la cima del S. Primo
Questo itinerario conduce al rifugio passando per la vetta del Monte San Primo, la più alta elevazione del Triangolo Lariano (m. 1686).
La discesa sul versante nord è spesso ripida e a tratti scivolosa. E' pertanto prudente evitare di percorrerla in caso di neve e recenti piogge.

Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba, superiamo il lago del Segrino, Canzo e Asso.
Deviamo poi a sinistra, seguendo le indicazioni per Sormano e arriviamo alla Colma del Piano dove terminava un tempo il fatidico Muro di Sormano che toglieva il sonno anche ai più provetti ciclisti (pendenza 25%) e parcheggiamo la macchina (m. 1124).

Alla destra del bar-ristorante, alcuni segnavia indicano verso destra: Alpe Spessola a ore 1, Bocchetta di Terrabiotta a ore 1.20, Monte San Primo a ore 2. C'è anche un cartello che indica l'Alpetto di Torno.
Ci incamminiamo lungo una sterrata praticamente pianeggiante che inizia con un ampia curva verso sinistra tra alcuni alberi e con una recinzione con filo spinato alla sinistra.
A destra più in basso scorre la provinciale. In questo primo tratto gli alberi sono in prevalenza betulle alla sinistra e faggi alla destra.
Lasciato a destra un grande faggio, percorriamo un breve tratto in leggera salita e con il fondo in cemento (m. 1130).
Ignoriamo un ampio sentiero sulla sinistra e continuiamo in piano su fondo sterrato.
Dopo una curva a sinistra riprendiamo a camminare in leggera salita. Ora il fondo della stradina è ben sistemato con pietre e cemento.

Nuovamente su sterrato continuiamo quasi in piano. Un sentiero si innesta dalla sinistra (m. 1175). Una freccia rossa su un faggio e altre dipinte sulle pietre indicano di proseguire diritto.
In piano raggiungiamo uno slargo, sulla sinistra, seguito da un cancello e una recinzione che chiudono l'accesso ad un prato nel quale vediamo una tettoia, una porta da calcio e una rete da pallavolo. Siamo alla Colma Cippei (m. 1185).
Percorriamo un tratto senza alberi, in leggera salita con il fondo in cemento e pietre, poi su fondo nuovamente sterrato rientriamo nel bosco qui composto in prevalenza da alberelli. Una freccia rossa indica la nostra direzione di marcia.
Ora vediamo sopratutto betulle. In alto a sinistra c'è una piccola casa in cemento.
Con percorso quasi pianeggiante raggiungiamo uno slargo (m. 1205) dal quale sulla destra possiamo vedere i Corni e il Cornizzolo.
Rientriamo nel bosco. Con pochissima pendenza superiamo un gruppo di abeti e raggiungiamo un prato dove incrociamo una stradina sterrata. I segnavia indicano: Colma del Bosco m. 1233; a sinistra: Alpetto di Torno; a destra: Sormano a ore 1.20; diritto: Alpe Spessola a ore 0.20, Bocchetta di Terrabiotta a ore 0.40, Monte San Primo a ore 1.20. In basso a sinistra vediamo i tre edifici rossi dell'Alpe Grasso e il lungo edificio grigio del Rifugio Alpetto di Torno.

Continuiamo diritto superando una fitta abetaia. Poi troviamo altri alberi, in prevalenza betulle. La pendenza è quasi nulla.
Dopo una curva a sinistra, quasi in piano tra prati e radi alberi, vediamo la dorsale del San Primo che dovremo percorrere.
Superiamo un bosco tra faggi e vari alberelli e poi altri prati (m. 1260).
Sulla destra si stacca una stradina sterrata. Un segnavia indica, dietro di noi, Brunate a ore 5.50.
Continuiamo in leggera discesa tra gruppi di faggi. Troviamo una freccia rossa con la punta rivolta verso la direzione dalla quale proveniamo.
Subito dopo un sentiero scende a sinistra verso il Rifugio Alpetto di Torno. Proseguiamo quasi in piano e raggiungiamo una palina con vari segnavia: Alpe Spessola m. 1237; diritto: Bocchetta di Terrabiotta a ore 0.20, Monte San Primo a ore 1; a destra: Sorgenti del Lambro a ore 1.10, Magreglio a ore 1.35; a sinistra: Alpetto di Torno; dietro: Colma di Sormano a ore 0.40.

Proseguiamo diritto e dopo una curva a sinistra cominciamo a salire seppur con poca pendenza.
Poi, superata un'apertura in una recinzione, la pendenza aumenta (m. 1270).
Di tanto in tanto troviamo delle vecchie traversine ferroviarie riciclate come canaline per lo scolo dell'acqua. In basso, in fondo alla Valle del Ciucchetton, vediamo la parte orientale del Pian del Tivano.
Superato un tornante destrorso (m. 1325), percorriamo un breve tratto con poca pendenza e poi riprendiamo a salire.
Il successivo tornante possiamo tagliarlo con un ripido sentierino (m. 1345).
Dopo una curva a destra (m. 1365) davanti cominciamo a vedere le antenne dei ripetitori e una pensana (=ricovero per gli animali).

In leggera salita, lasciamo a destra due vecchie vasche da bagno riciclate come abbeveratoio per gli animali.
Poi giriamo a sinistra, torniamo a salire e raggiungiamo la pensana e una cisterna rotonda recintata. Siamo all'alpe di Terra Biotta (m. 1410). Un cartello indica erroneamente l'altezza in m. 1536 corretta a mano da qualcuno di passaggio in un più realistico m. 1400 circa.
Qui la stradina piega a sinistra. E' possibile percorrere un sentiero sulla sinistra che passa davanti all'edificio e poi rientra nel percorso principale.
Continuiamo in leggera salita. Davanti vediamo altre antenne e dei vecchi impianti di risalita.
Quasi in piano, raggiungiamo per la prima volta l'ampio crinale (m. 1430). Un cartello indica davanti la Vetta del S. Primo a ore 1 e dietro la Colma di Sormano. Il panorama spazia su entrambi i lati e in particolare sulla destra vediamo il Lago di Como e distinguiamo nettamente il promontorio di Bellagio. E' una anteprima dello splendido panorama che potremo vedere in seguito dalla vetta del S. Primo. Dietro verso destra vediamo una casa e una grande antenna.

Dopo una curva a sinistra proseguiamo a mezza costa in leggera salita.
Superiamo poi una curva a destra (m. 1460) e camminiamo in piano fino ad una curva a sinistra dove riprendiamo a salire.
Dopo la successiva curva a destra (m. 1500) torniamo in piano. Alla sinistra vediamo in lontananza il Monte Palanzone.
Poi alterniamo un tratto in leggera salita (m. 1510) ad un altro in leggera discesa.
Torniamo a salire con ben poca pendenza e, dopo una curva a destra, vediamo la cima del S. Primo davanti a noi.
Ignoriamo un piccolo sentiero che si stacca a sinistra e, quasi in piano a mezza costa, aggira il monte.
La pendenza aumenta un poco. Sulla sinistra troviamo una grossa pietra squadrata, quasi un cubo (m. 1535).

In leggera salita torniamo sul crinale con bella vista sul lago alla destra.
Lasciamo poi a destra un dosso sul quale sale un sentiero (m. 1580). Per un attimo la vetta scompare alla vista.
Aggirato il dosso, ritorniamo sul crinale. La stradina si riduce a sentiero (m. 1600).
Attacchiamo ora l'erta finale con un ripido sentiero che si mantiene sul lato sinistro. Salendo già vediamo sulla sinistra parte del Lago di Como.
Arriviamo in vetta. Lasciamo a destra alcune antenne e raggiungiamo la croce che porta la scritta bilingue: "Summit for Peace - Cima di Pace" (m. 1686).
Lasciamo la firma sul libro di vetta che troviamo in una nicchia all'intersezione dei bracci della croce e ci fermiamo un attimo ad ammirare lo splendido panorama che abbraccia i tre rami del sottostante Lago di Como.

Riprendiamo il nostro cammino lasciando a sinistra altre antenne e un cassottello verde recintato accanto al quale una palina reca le seguenti indicazioni: Monte S. Primo m. 1682; davanti: La Forcoletta a ore 0.50, M. Colmenacco a ore 1; dietro: Alpe Spessola a ore 0.45, Colma di Sormano a ore 1.20.
Davanti, un po' più in basso a sinistra vediamo due ripetitori che sembrano due grossi cartelloni di colore bianco.
Ci avviamo diritto lungo la cresta, quasi in piano.
Poi, in leggera discesa arriviamo ad un bivio (m. 1675). Sulla destra alcuni segnavia indicano il sentiero con il quale dovremo scendere e segnalano: Rifugio Martina a ore 0.45, Monte Nuvolone a ore 2.25, Dorsale per Cresta. Ci sono anche delle frecce rosse su un sasso che indicano il rifugio.

Andiamo dunque a destra tra erba e cespugli inizialmente in leggera discesa.
Il sentiero diventa ben presto ripido e scivoloso.
Superiamo un saltino aggrappandoci ad una radice aerea.
Poco dopo il sentiero si sdoppia ma solo per pochi metri poi torna ad unirsi (m. 1660).
Continuiamo con alcune serpentine e con minore pendenza tra gli arbusti.
Troviamo i primi alberi. La pendenza torna ad essere ripida.
Su un masso in mezzo al sentiero, vediamo il primo dei segnavia che ci accompagneranno lungo la discesa: una striscia di colore rosso (m. 1615). Altre ne troveremo in seguito anche sugli alberi.

Il tratto più scivoloso è ormai terminato (m. 1600) ma anche in seguito, in alcuni punti, occorrerà scendere con prudenza.
Continuiamo a zig-zag in discesa.
Percorriamo pochi passi quasi in piano accanto al primo di una serie di cartelli che indicano il divieto di caccia (m. 1585) poi riprendiamo a scendere.
Troviamo i primi faggi. Il sentiero torna ad essere ripido.
Poi percorriamo un breve tratto con poca pendenza per tornare subito a scendere ripidamente (m. 1555).
Di tanto in tanto, alcune pietre ben sistemate o piccoli tronchi di legno fanno da gradino.
Camminiamo in una faggeta con un sottobosco fatto da vari cespugli. In particolare vediamo parecchie felci che, unite al muschio su alcune pietre, spiegano bene l'umidità perenne del luogo.

La pendenza diminuisce un poco. Troviamo un faggio cresciuto obliquamente sopra al sentiero (m. 1505) il quale, poco dopo, si divide ma solo per pochi metri.
Dopo un tratto con poca pendenza (m. 1490), torniamo a scendere. Ora i faggi sono più grandi.
Con un breve tratto quasi in piano raggiungiamo un dossetto (m. 1460). Il sentiero prosegue sulla destra di alcune pietre, ben indicato dal solito segnavia rosso.
Poi scendiamo in modo abbastanza ripido camminando lungo una cresta alberata. Tra gli alberi alla sinistra vediamo il Lago di Como con la Penisola di Lavedo.

La pendenza diminuisce e percorriamo un tratto quasi pianeggiante (m. 1435).
Alla sinistra torniamo a vedere il lago. Riprendiamo a scendere.
Troviamo una freccia rossa che indica il Monte S. Primo alle nostre spalle (m. 1395).
Ancora pochi passi in discesa e percorriamo un breve tratto in piano ancora con vista lago.
Torniamo a scendere e, dopo un po', in modo ripido con alcune serpentine (m. 1325). Alcuni rudimentali gradini in legno e pietra facilitano il cammino.
Alla sinistra, tra le felci, vediamo ancora il lago, mentre davanti vediamo la sterrata che scende dopo il rifugio (m. 1310).

Davanti ad un faggio il sentiero gira a sinistra (m. 1300) e poco più avanti, a destra. Qui cominciamo a vedere il tetto del rifugio.
Aggirato un albero, raggiungiamo un prato. Sulla destra c'è una recinzione realizzata con paletti di legno e filo spinato.
Scendiamo nel prato verso alcuni edifici, seguendo il zigzagante sentiero.
Troviamo un cartello che indica il M. San Primo alle nostre spalle (m. 1255). Qui il sentiero gira a sinistra e diventa più ampio.
Passiamo accanto ad una stalla e continuiamo in leggera discesa. Sulla destra, più in basso, vediamo il rifugio.
Raggiunte altre case, con un tornante giriamo a destra e, poco dopo, arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 3 - Dislivello: m. +590 -483
Data escursione: settembre 2010

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Monte S. Primo (m. 1686) in ore 1











Dati del Rifugio Martina

Altezza:
m. 1231
Gruppo:
Triangolo Lariano
Ubicazione:
Alpe Picett
Comune:
Lezzeno - CO
Carta Kompass:
91 - C6
Coordinate Geo:
45°55'22.80"N
9°12'59.30"E
Gestore:
Carlo A. Ticozzi
Telefono gestore:
-
Telefono rifugio:
031 964695
Posti letto:
18
Apertura:
estate e week end
Pagina aggiornata
il: 20/09/2010
Il Rifugio Martina Panorama dal rifugio La stradina del primo itinerario Croce e antenne in cima al S. Primo Il Lago di Como dalla vetta Veduta invernale del rifugio

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