Rifugio Martina

Il Rifugio Martina è situato sul versante nord del monte S. Primo con bella vista sul Lario e sui monti circostanti.
Nelle domeniche estive i prati attorno al rifugio sono molto frequentati dagli amanti del pic-nic.

Primo itinerario: dal Parco S. Primo (dopo l'ex colonia)

Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba fino a Magreglio e alla chiesetta del Ghisallo dedicata ai ciclisti.
Prendiamo poi la strada sulla sinistra che in 7 km sale a Piano Rancio. Qua giunti, ignoriamo la deviazione a sinistra per il rifugio Annamaria e continuiamo diritto.
Al successivo bivio, caratterizzato da un piccolo obelisco nel mezzo, giriamo a sinistra in via S. Primo.
Successivamente troviamo un altro bivio dove prendiamo la strada sulla destra che diviene subito sterrata.
Oltrepassata l'ex colonia estiva, lasciamo l'auto in uno slargo (m. 1120).

Superato un cancello che preclude l'accesso agli automezzi, ci incamminiamo in piano nella pineta.
Ignoriamo un primo sentiero a sinistra (che sale anch'esso al rifugio) e, poco dopo sull'altro lato, il sentiero numero 1 in discesa verso Bellagio.
Pochi metri più avanti imbocchiamo una stradina con il fondo in cemento che sale a sinistra (segnavia n. 29 - Monte S. Primo a ore 1.30).
Superiamo un cancello e alcune abitazioni camminando in leggera salita.
Poi troviamo un tratto più ripido che termina dopo una casa sulla destra.
La strada ritorna sterrata e sale più dolcemente.
Troviamo una pozza d'acqua sulla destra; qui si innesta il sentiero descritto nel secondo itinerario (m. 1180).
Poco dopo vediamo un'altra pozza nei prati a sinistra.
Superato un cancello in legno la stradina diventa selciata e con dei gradini sul lato destro. Dopo pochi metri raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 0.20 - Dislivello: m. 111
Data escursione: maggio 2007

Secondo itinerario: da Cernobbio (frazione di Bellagio)

Dalla chiesetta del Ghisallo, scendiamo verso Bellagio. Dopo km. 4.3, superata Civenna, al cartello che segnala l'inizio di Guello, andiamo a sinistra (Via Palaino).
Successivamente lasciamo a sinistra la strada che sale a Pian Rancio e continuiamo fino a Cernobbio (frazione di Bellagio, da non confondersi con il comune di Cernobbio vicino a Como) dove andiamo a destra in direzione di Rovenza e Paun.
La strada è sempre asfaltata. Dopo 2 km dal bivio di Cernobbio, troviamo a destra una stradina (m. 905) che sale al Belvedere del Nuvolone in ore 1.20 (Innesto Dorsale Cresta).
Continuando per altri cinquecento metri troviamo un'altra stradina a destra che sale alla Bocchetta di Lezzeno in ore 0.10 e all'innesto della dorsale. Lasciamo la macchina pochi metri più avanti in un piccolo slargo (m. 930).

Ci incamminiamo in salita lungo quest'ultima stradina, che ha il fondo in cemento, superando un cartello che indica trattarsi di una strada privata e una stanga che troviamo alzata.
Alla sinistra c'è un bosco e a destra una casa recintata, seguita da un rudere, un orto e un'altra casa. Lontano a destra vediamo le Grigne.
Dopo una curva a sinistra (m. 960) continuiamo con il bosco da entrambi i lati. La pendenza aumenta.
Percorriamo poi una curva a destra e arriviamo in vista di due case (m. 1000). Qui dobbiamo prestare attenzione perché non ci sono indicazioni per il rifugio Martina. Più avanti invece c'è il Sentiero Italia (segnavia S.I.) che si dirige verso il Monte Nuvolone e successivamente scende a Bellagio. Dobbiamo girare a sinistra entrando in uno slargo tra gli alberi in fondo al quale troviamo il sentiero che dovremo percorrere.

Camminiamo in piano nel bosco, seguendo alcuni bolli di colore bianco e rosso dipinti sugli alberi. Sulla destra c'è una recinzione fatta con paletti di legno e filo metallico.
Più avanti un'altra recinzione si affianca anche sul lato di sinistra e in leggera salita raggiungiamo un bivio. I segnavia indicano: Bocchetta di Lezzeno m. 1006; a destra in discesa: Madonna dei Ceppi a Lezzeno a ore 1.30; diritto: Rifugio Martina a ore 1, Monte San Primo a ore 2.10 (dorsale per cresta); dietro: Monte Nuvolone a ore 0.45, Bellagio a ore 2 (dorsale per cresta). Continuiamo diritto in salita.
Superiamo un punto in cui il sentiero è rinforzato verso valle con dei tronchi fissati con alcuni paletti in ferro (m. 1030).
Poco dopo usciamo dal bosco che continua alla nostra sinistra mentre dall'altra parte ci sono dei prati.

Raggiungiamo una radura pianeggiante dove troviamo una casa e due costruzioni più piccole (m. 1050). A sinistra oltre la vallata distinguiamo nettamente tra gli alberi il vecchio edificio della ex-colonia alla destra del quale parte il percorso descritto nel primo itinerario.
Lasciamo a destra un cassottello e rientriamo nel bosco.
Torniamo a salire e superiamo una teleferica (m. 1070).
Troviamo poi un'altra piccola radura con un baitello in muratura (m. 1100).
Rientrati nel bosco, camminiamo quasi in piano lungo un boscoso crinale. A destra, tra gli alberi, intravediamo il Lago di Lecco.
Torniamo a salire nel bosco poi percorriamo un altro tratto quasi in piano tra faggi secolari.
Riprendiamo a salire con poca pendenza. Sulla destra gli alberi diventano radi e consentono una bella veduta sul lago.
Tornati nel bosco raggiungiamo un bivio; ignoriamo il percorso che si dirige verso un cassottello e prendiamo il sentiero a sinistra che lo aggira.
Sulla destra ci segue una recinzione con del filo spinato oltre la quale, più in alto, vediamo due case.
Continuando in piano raggiungiamo una sterrata (m. 1155). La attraversiamo e riprendiamo il sentiero.

Superiamo un cancelletto aperto e saliamo in modo abbastanza ripido. A destra c'è una recinzione.
Vediamo sulla destra un gabbiotto per la caccia (m. 1170). Poco dopo, sempre a destra, c'è un cancello in legno.
In leggera salita arriviamo ad un bivio. Andiamo a destra in salita.
All'uscita dal bosco troviamo una pozza (m. 1180). Alcuni segnavia indicano davanti a noi: Rifugio Martina, Monte S. Primo a ore 1.10; dietro: Monte Nuvolone a ore 1.40, Bellagio a ore 3.
Aggirata la pozza ci immettiamo sulla stradina sterrata descritta nel primo itinerario. Andiamo a destra e poco dopo raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 0.50 - Dislivello: m. 301
Data escursione: giugno 2009

Terzo itinerario: dalla Colma del Piano di Sormano per la cima del S. Primo

Questo itinerario conduce al rifugio passando per la vetta del Monte San Primo, la più alta elevazione del Triangolo Lariano (m. 1686).
La discesa sul versante nord è spesso ripida e a tratti scivolosa. E' pertanto prudente evitare di percorrerla in caso di neve e recenti piogge.

Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba, passiamo per il Lago del Segrino, Eupilio, Canzo e Asso.
Al km. 19.4 della SP 41, seguendo le indicazioni per Sormano, Caglio, Pian del Tivano, Zelbio e Veleso, deviamo a sinistra sulla provinciale 44.
Dopo la frazione Canova, giriamo a destra (cartelli: Nesso, Sormano).
Superiamo le località: Gemù, Mudronno, Brazzova e arriviamo a Sormano.
Dopo Sormano, ad un bivio andiamo a destra (cartello: Pian del Tivano) e raggiungiamo la Colma (m. 1124) dove terminava un tempo il fatidico Muro di Sormano che toglieva il sonno anche ai più provetti ciclisti (pendenza 25%).
Poco dopo la colma troviamo due parcheggi a pagamento ai lati della strada (dalla ore 8 alle ore 20, tariffa minima Euro 0.80, 1 ora Euro 0.80, giornaliero Euro 6).

Alla destra del bar-ristorante, alcuni segnavia indicano verso destra: Alpe Spessola a ore 1, Bocchetta di Terrabiotta a ore 1.20, Monte San Primo a ore 2. C'è anche un cartello che indica l'Alpetto di Torno.
Ci incamminiamo lungo una sterrata praticamente pianeggiante che inizia con un ampia curva verso sinistra tra alcuni alberi e con una recinzione con filo spinato alla sinistra.
A destra più in basso scorre la provinciale. In questo primo tratto gli alberi sono in prevalenza betulle alla sinistra e faggi alla destra.
Lasciato a destra un grande faggio, percorriamo un breve tratto in leggera salita e con il fondo in cemento (m. 1130).
Ignoriamo un ampio sentiero sulla sinistra e continuiamo in piano su fondo sterrato.
Dopo una curva a sinistra riprendiamo a camminare in leggera salita. Ora il fondo della stradina è ben sistemato con pietre e cemento.

Nuovamente su sterrato continuiamo quasi in piano. Un sentiero si innesta dalla sinistra (m. 1175). Una freccia rossa su un faggio e altre dipinte sulle pietre indicano di proseguire diritto.
In piano raggiungiamo uno slargo, sulla sinistra, seguito da un cancello e una recinzione che chiudono l'accesso ad un prato nel quale vediamo una tettoia, una porta da calcio e una rete da pallavolo. Siamo alla Colma Cippei (m. 1185).
Percorriamo un tratto senza alberi, in leggera salita con il fondo in cemento e pietre, poi su fondo nuovamente sterrato rientriamo nel bosco qui composto in prevalenza da alberelli. Una freccia rossa indica la nostra direzione di marcia.
Ora vediamo sopratutto betulle. In alto a sinistra c'è una piccola casa in cemento.
Con percorso quasi pianeggiante raggiungiamo uno slargo (m. 1205) dal quale sulla destra possiamo vedere i Corni e il Cornizzolo.
Rientriamo nel bosco. Con pochissima pendenza superiamo un gruppo di abeti e raggiungiamo un prato dove incrociamo una stradina sterrata. I segnavia indicano: Colma del Bosco m. 1233; a sinistra: Alpetto di Torno; a destra: Sormano a ore 1.20; diritto: Alpe Spessola a ore 0.20, Bocchetta di Terrabiotta a ore 0.40, Monte San Primo a ore 1.20. In basso a sinistra vediamo i tre edifici rossi dell'Alpe Grasso e il lungo edificio grigio del Rifugio Alpetto di Torno.

Continuiamo diritto superando una fitta abetaia. Poi troviamo altri alberi, in prevalenza betulle. La pendenza è quasi nulla.
Dopo una curva a sinistra, quasi in piano tra prati e radi alberi, vediamo la dorsale del San Primo che dovremo percorrere.
Superiamo un bosco tra faggi e vari alberelli e poi altri prati (m. 1260).
Sulla destra si stacca una stradina sterrata. Un segnavia indica, dietro di noi, Brunate a ore 5.50.
Continuiamo in leggera discesa tra gruppi di faggi. Troviamo una freccia rossa con la punta rivolta verso la direzione dalla quale proveniamo.
Subito dopo un sentiero scende a sinistra verso il Rifugio Alpetto di Torno. Proseguiamo quasi in piano e raggiungiamo una palina con vari segnavia: Alpe Spessola m. 1237; diritto: Bocchetta di Terrabiotta a ore 0.20, Monte San Primo a ore 1; a destra: Sorgenti del Lambro a ore 1.10, Magreglio a ore 1.35; a sinistra: Alpetto di Torno; dietro: Colma di Sormano a ore 0.40.

Proseguiamo diritto e dopo una curva a sinistra cominciamo a salire seppur con poca pendenza.
Poi, superata un'apertura in una recinzione, la pendenza aumenta (m. 1270).
Di tanto in tanto troviamo delle vecchie traversine ferroviarie riciclate come canaline per lo scolo dell'acqua. In basso, in fondo alla Valle del Ciucchetton, vediamo la parte orientale del Pian del Tivano.
Superato un tornante destrorso (m. 1325), percorriamo un breve tratto con poca pendenza e poi riprendiamo a salire.
Il successivo tornante possiamo tagliarlo con un ripido sentierino (m. 1345).
Dopo una curva a destra (m. 1365) davanti cominciamo a vedere le antenne dei ripetitori e una pensana (=ricovero per gli animali).

In leggera salita, lasciamo a destra due vecchie vasche da bagno riciclate come abbeveratoio per gli animali.
Poi giriamo a sinistra, torniamo a salire e raggiungiamo la pensana e una cisterna rotonda recintata. Siamo all'alpe di Terra Biotta (m. 1410). Un cartello indica erroneamente l'altezza in m. 1536 corretta a mano da qualcuno di passaggio in un più realistico m. 1400 circa.
Qui la stradina piega a sinistra. E' possibile percorrere un sentiero sulla sinistra che passa davanti all'edificio e poi rientra nel percorso principale.
Continuiamo in leggera salita. Davanti vediamo altre antenne e dei vecchi impianti di risalita.
Quasi in piano, raggiungiamo per la prima volta l'ampio crinale (m. 1430). Un cartello indica davanti la Vetta del S. Primo a ore 1 e dietro la Colma di Sormano. Il panorama spazia su entrambi i lati e in particolare sulla destra vediamo il Lago di Como e distinguiamo nettamente il promontorio di Bellagio. E' una anteprima dello splendido panorama che potremo vedere in seguito dalla vetta del S. Primo. Dietro verso destra vediamo una casa e una grande antenna.

Dopo una curva a sinistra proseguiamo a mezza costa in leggera salita.
Superiamo poi una curva a destra (m. 1460) e camminiamo in piano fino ad una curva a sinistra dove riprendiamo a salire.
Dopo la successiva curva a destra (m. 1500) torniamo in piano. Alla sinistra vediamo in lontananza il Monte Palanzone.
Poi alterniamo un tratto in leggera salita (m. 1510) ad un altro in leggera discesa.
Torniamo a salire con ben poca pendenza e, dopo una curva a destra, vediamo la cima del S. Primo davanti a noi.
Ignoriamo un piccolo sentiero che si stacca a sinistra e, quasi in piano a mezza costa, aggira il monte.
La pendenza aumenta un poco. Sulla sinistra troviamo una grossa pietra squadrata, quasi un cubo (m. 1535).

In leggera salita torniamo sul crinale con bella vista sul lago alla destra.
Lasciamo poi a destra un dosso sul quale sale un sentiero (m. 1580). Per un attimo la vetta scompare alla vista.
Aggirato il dosso, ritorniamo sul crinale. La stradina si riduce a sentiero (m. 1600).
Attacchiamo ora l'erta finale con un ripido sentiero che si mantiene sul lato sinistro. Salendo già vediamo sulla sinistra parte del Lago di Como.
Arriviamo in vetta. Lasciamo a destra alcune antenne e raggiungiamo la croce che porta la scritta bilingue: "Summit for Peace - Cima di Pace" (m. 1686).
Lasciamo la firma sul libro di vetta che troviamo in una nicchia all'intersezione dei bracci della croce e ci fermiamo un attimo ad ammirare lo splendido panorama che abbraccia i tre rami del sottostante Lago di Como.

Riprendiamo il nostro cammino lasciando a sinistra altre antenne e un cassottello verde recintato accanto al quale una palina reca le seguenti indicazioni: Monte S. Primo m. 1682; davanti: La Forcoletta a ore 0.50, M. Colmenacco a ore 1; dietro: Alpe Spessola a ore 0.45, Colma di Sormano a ore 1.20.
Davanti, un po' più in basso a sinistra vediamo due ripetitori che sembrano due grossi cartelloni di colore bianco.
Ci avviamo diritto lungo la cresta, quasi in piano.
Poi, in leggera discesa arriviamo ad un bivio (m. 1675). Sulla destra alcuni segnavia indicano il sentiero con il quale dovremo scendere e segnalano: Rifugio Martina a ore 0.45, Monte Nuvolone a ore 2.25, Dorsale per Cresta. Ci sono anche delle frecce rosse su un sasso che indicano il rifugio.

Andiamo dunque a destra tra erba e cespugli inizialmente in leggera discesa.
Il sentiero diventa ben presto ripido e scivoloso.
Superiamo un saltino aggrappandoci ad una radice aerea.
Poco dopo il sentiero si sdoppia ma solo per pochi metri poi torna ad unirsi (m. 1660).
Continuiamo con alcune serpentine e con minore pendenza tra gli arbusti.
Troviamo i primi alberi. La pendenza torna ad essere ripida.
Su un masso in mezzo al sentiero, vediamo il primo dei segnavia che ci accompagneranno lungo la discesa: una striscia di colore rosso (m. 1615). Altre ne troveremo in seguito anche sugli alberi.

Il tratto più scivoloso è ormai terminato (m. 1600) ma anche in seguito, in alcuni punti, occorrerà scendere con prudenza.
Continuiamo a zig-zag in discesa.
Percorriamo pochi passi quasi in piano accanto al primo di una serie di cartelli che indicano il divieto di caccia (m. 1585) poi riprendiamo a scendere.
Troviamo i primi faggi. Il sentiero torna ad essere ripido.
Poi percorriamo un breve tratto con poca pendenza per tornare subito a scendere ripidamente (m. 1555).
Di tanto in tanto, alcune pietre ben sistemate o piccoli tronchi di legno fanno da gradino.
Camminiamo in una faggeta con un sottobosco fatto da vari cespugli. In particolare vediamo parecchie felci che, unite al muschio su alcune pietre, spiegano bene l'umidità perenne del luogo.

La pendenza diminuisce un poco. Troviamo un faggio cresciuto obliquamente sopra al sentiero (m. 1505) il quale, poco dopo, si divide ma solo per pochi metri.
Dopo un tratto con poca pendenza (m. 1490), torniamo a scendere. Ora i faggi sono più grandi.
Con un breve tratto quasi in piano raggiungiamo un dossetto (m. 1460). Il sentiero prosegue sulla destra di alcune pietre, ben indicato dal solito segnavia rosso.
Poi scendiamo in modo abbastanza ripido camminando lungo una cresta alberata. Tra gli alberi alla sinistra vediamo il Lago di Como con la Penisola di Lavedo.

La pendenza diminuisce e percorriamo un tratto quasi pianeggiante (m. 1435).
Alla sinistra torniamo a vedere il lago. Riprendiamo a scendere.
Troviamo una freccia rossa che indica il Monte S. Primo alle nostre spalle (m. 1395).
Ancora pochi passi in discesa e percorriamo un breve tratto in piano ancora con vista lago.
Torniamo a scendere e, dopo un po', in modo ripido con alcune serpentine (m. 1325). Alcuni rudimentali gradini in legno e pietra facilitano il cammino.
Alla sinistra, tra le felci, vediamo ancora il lago, mentre davanti vediamo la sterrata che scende dopo il rifugio (m. 1310).

Davanti ad un faggio il sentiero gira a sinistra (m. 1300) e poco più avanti, a destra. Qui cominciamo a vedere il tetto del rifugio.
Aggirato un albero, raggiungiamo un prato. Sulla destra c'è una recinzione realizzata con paletti di legno e filo spinato.
Scendiamo nel prato verso alcuni edifici, seguendo il zigzagante sentiero.
Troviamo un cartello che indica il M. San Primo alle nostre spalle (m. 1255). Qui il sentiero gira a sinistra e diventa più ampio.
Passiamo accanto ad una stalla e continuiamo in leggera discesa. Sulla destra, più in basso, vediamo il rifugio.
Raggiunte altre case, con un tornante giriamo a destra e, poco dopo, arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 3 - Dislivello: m. +590 -483
Data escursione: settembre 2010

Quarto itinerario: da Vèleso per la cima del S. Primo (cresta NW)

Questo itinerario conduce al rifugio passando per la vetta del Monte San Primo (m. 1686) del quale risaliremo la cresta NW.

a) - Da Erba
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba, passiamo per il Lago del Segrino, Eupilio, Canzo e Asso.
Al km. 19.4 della SP 41, seguendo le indicazioni per Sormano, Caglio, Pian del Tivano, Zelbio e Veleso, deviamo a sinistra sulla provinciale 44.
Dopo la frazione Canova, giriamo a destra (cartelli: Nesso, Sormano).
Superiamo le località: Gemù, Mudronno, Brazzova e arriviamo a Sormano.
Dopo Sormano, ad un bivio andiamo a destra (cartello: Pian del Tivano).
Alla Colma di Sormano (dove inizia il terzo itinerario descritto più sopra) la salita termina e in discesa arriviamo al Pian del Tivano.
Attraversato tutto il vasto pianoro, riprendiamo a scendere. Superiamo Zelbio.
Al km. 7.3 della SP 44 (i km. sono indicati a ritroso) prendiamo alla destra la deviazione per Veleso (mentre proseguendo diritto un cartello segnala: Nesso km 7, Como km. 22).
Percorriamo Via Dante, una strada che sale a tornanti e raggiungiamo il centro del paese.
Poco prima di arrivare in una piazzetta, dove ci sono il Monumento ai Caduti ed un grande parcheggio, dobbiamo effettuare un tornante destrorso molto stretto per proseguire con Via Comm. Pasquale Mariani. Essendo la manovra poco agevole, conviene entrare nella piazzetta dove possiamo comodamente girare la macchina e all'uscita proseguire con Via Mariani che sale in modo molto ripido.
Alla destra troviamo il piccolo campo sportivo in posizione sopraelevata rispetto alla strada e facilmente riconoscibile dalla recinzione con un muro in cemento sormontato da un'alta rete metallica.
Poco dopo lasciamo la macchina in uno slargo dove, dietro ad una panchina, c'è una bacheca con una cartina della zona e delle foto (m. 890).

b) - Da Como
A Como prendiamo la statale 583 che conduce a Bellagio costeggiando la sponda interna del lago.
Dopo Torno, lasciamo a destra la strada che sale a Palanzo, Molina e Lemna.
Superiamo Faggeto Lario e Pognana Lario.
Al km. 15.5 della SS 583 imbocchiamo sulla destra la provinciale 44.
Attraversiamo Nesso. Più avanti lasciamo a sinistra una grande grotta con la statua della Madonna di Lourdes e alla destra la strada per Gorla (fraz. di Erno).
Dopo Erno, al km. 7.3 della SP 44, giriamo a sinistra e prendiamo la strada che sale a Veleso. Proseguiamo come descritto più sopra al punto a.


Lasciata la macchina ci incamminiamo quasi in piano (m. 890).
In fondo al parcheggio, alcuni segnavia indicano davanti: Monti di Erno a ore 1, Forcoletta a ore 1.40, M. S. Primo a ore 3, Alpe Colmenacco a ore 1.40, Nesso a ore 3.10, Lezzeno Centro a ore 2.50; con una stradina che retrocede verso destra: Monti di Là a ore 0.40, Costa Sud-Ovest del M. S. Primo ore 2.
Subito percorriamo una curva a destra mentre alla sinistra scendono una stradina e un sentiero.
Proseguiamo in leggera salita. Alla sinistra c'è un cancello verde e alla destra un garage in lamiera.

Poco dopo troviamo un segnale stradale che indica il divieto di transito agli automezzi. La strada pur rimanendo asfaltata diventa agro-silvo-pastorale.
Alla sinistra c'è una rete verde mentre alla destra un muro di pietre a secco. Entriamo nel bosco.
Proseguiamo in salita.
Ignoriamo un sentiero che si stacca alla sinistra.
Pochi metri più avanti percorriamo un tornante destrorso presso il quale superiamo una grata per lo scolo dell'acqua (m. 910).
Subito dopo una curva verso sinistra, alla destra troviamo due case, all'interno di una recinzione, e un garage.
Una strada scende a destra verso un cancello.

Percorriamo pochi passi con il fondo lastricato trascurando un largo sentiero che sale a sinistra (m. 945).
Ora il fondo è in cemento.
Poco dopo, presso un tornante sinistrorso, ignoriamo un sentiero che prosegue diritto. Dopo il tornante la strada torna ad essere asfaltata (m. 950).
Alla destra abbiamo una recinzione con pali di legno e una rete metallica, oltre la quale, in alto vediamo una vecchia cascina (m. 965). Con due semicurve, entrambe verso destra, la aggiriamo.
Proseguiamo con poca pendenza. Una stradina retrocede alla destra verso la cascina.

Subito dopo superiamo una grata per lo scolo dell'acqua e, salendo alcuni gradini alla destra, possiamo raggiungere: una panchina, la statuetta di una Madonna, un piccolo monumento con il cappello degli alpini ed un tricolore, una vasca nella quale tramite un cannello metallico entra dell'acqua che rappresenta l'unica possibilità di riempire le borracce lungo il cammino (m. 980).
Continuiamo con due semicurve sinistra-destra.

Presso un tornante sinistrorso molto ampio, un torrente che scende dalla destra attraversa la strada passandole sotto in un grosso tubo di cemento (m. 995).
Proseguiamo con pochissima pendenza. Alla destra ci accompagnano dei pali di legno in cima ai quali ci sono sei cavi.
Ora il fondo è acciottolato. Alla sinistra ci sono delle robuste protezione di ferro dipinte di verde con dei traversi di legno marrone.

Alla destra troviamo una cappellina alla quale si accede salendo sei gradini di pietra. All'interno ci sono la statua di una Madonna ed una targa marmorea a ricordo dei caduti della guerra 15-18 (m. 1005).
Lasciata a destra una panchina, percorriamo un ampio tornante destrorso e torniamo a camminare sull'asfalto.
Dopo un breve tratto su cemento, continuiamo su asfalto e riprendiamo a salire (m. 1020).
Alla sinistra c'è un cavo che scorre appeso a faggi e betulle.
In leggera salita superiamo alcune semicurve: dx-sx-dx-sx-dx-sx-dx.
Percorriamo una curva verso sinistra.

I segnavia indicano con un sentiero che si stacca alla destra: Monti di Là, Pian di Lot, Pian del Tivano (m. 1050).
Alla destra, oltre ad un cancello e ad una recinzione formata da pali, cavi e una siepe, c'è un prato in fondo al quale vediamo una cascina.
Poco dopo, all'interno di una curva verso destra, sale una sterrata.
Percorriamo subito un tornante sinistrorso quasi in piano (m. 1070).
Continuiamo con poca pendenza. Alla sinistra c'è una recinzione con dei paletti di ferro e di legno che sostengono una rete.

Usciamo dal bosco e proseguiamo tra prati e alcuni alberi. Alla destra c'è una cappella con la statua di una Madonna. Alla sinistra vediamo due parti del Lago di Como e le cime della dorsale lariana occidentale.
Percorriamo un tornante destrorso all'interno del quale troviamo la Baita Miralario (m. 1075).
Continuiamo quasi in piano con un'ampia curva verso sinistra, camminando tra due recinzioni. Alla destra ci sono altre case.

Lasciate a destra due tettoie-magazzino, rientriamo nel bosco.
Camminiamo tra due recinzioni, entrambe con pali di legno e una rete metallica.
Un torrente passa sotto alla strada. Alla sinistra ci sono delle protezioni in ferro. Alla destra si stacca una stradina lastricata (m. 1080). Continuiamo diritto lasciando a destra un cancello di ferro oltre il quale vediamo un prato ed una stalla.
Transitiamo sotto a tre cavi. Alla destra c'è un traliccio.
In leggera salta percorriamo una curva verso sinistra.
Le recinzioni ai lati della strada terminano, dapprima quella alla sinistra e poi l'altra.

Proseguiamo in lievissima discesa (m. 1095).
Superiamo una curva verso destra e, dopo esser transitati sotto a tre cavi, un'altra verso sinistra.
Continuiamo quasi in piano. Una fila di pali di legno che sostengono dei cavi ci accompagna dapprima alla sinistra e poi alla destra della strada.
Con una breve discesa percorriamo una curva a destra (m. 1090).
Proseguiamo in leggera discesa.

Arriviamo ai Monti di Erno (m. 1065). Troviamo delle case recintate su ambo i lati della strada. Due delle case recano un'insegna: "Casel del Barogia" e "Casel del Baffo". Alla sinistra vediamo una parte del Lago di Como.
La strada diventa sterrata. Continuiamo quasi in piano attorniati da prati oltre i quali alla destra vediamo alcune case in lontananza mentre alla sinistra ci sono gli alberi.
Alla destra troviamo un piccolo laghetto mentre in un prato alla sinistra c'è una cappella con un affresco raffigurante una Madonna con Bambino (m. 1060).

La sterrata prosegue girando a sinistra. Noi continuiamo diritto su di una stradina inerbita. I segnavia indicano: Monti di Erno 1060 m; a sinistra: Alpe Colmenacco a ore 0.40, Nesso a ore 2.30, Lezzeno a ore 2.10; diritto: Forcoletta a ore 0.50, M. Colmenacco a ore 1, S. Primo a ore 2.20; dietro: Veleso a ore 1.
Dopo alcuni passi, un cartello di legno segnala davanti la Baita La Forcoletta che dei disegni qualificano come posto di ristoro.
In leggera salita percorriamo una curva a destra.
Quasi in piano, lasciamo a sinistra una vecchia casa.

Poco dopo troviamo un rudere sotto ad un faggio secolare e lo aggiriamo con una curva verso destra.
Continuiamo quasi in piano camminando tra due recinzioni realizzate con paletti di legno che reggono, del filo spinato quelli alla sinistra e una rete quelli a destra.
Lasciamo a sinistra due ruderi.
Passiamo tra un baitello di pietra alla sinistra e la Baita La Forcoletta alla destra.
Subito dopo alla destra ci sono dei cassottelli.
Alla sinistra troviamo una vecchia cascina.

La strada termina. Proseguiamo in leggera salita con un sentiero, inizialmente incassato tra delle roccette. In questo tratto occorre fare attenzione alle ortiche (m. 1080).
Continuiamo quasi in piano. Alla sinistra c'è il bosco e alla destra, oltre una recinzione, un prato.
Aggiriamo alla sinistra una grossa pietra coperta di muschio.

Giriamo a sinistra, entriamo nel bosco e iniziamo a risalire il fondo di una valletta situata tra le pendici del Monte Colmenacco alla sinistra e la lunga cresta NW del Monte San Primo alla destra.
Un cavo scorre in alto seguendo la nostra direzione; un altro invece la attraversa.
Percorriamo due semicurve sinistra-destra (m. 1110).
La pendenza diventa abbastanza ripida.
Aggiriamo una betulla e superiamo uno zig-zag destra-sinistra (m. 1125).
Continuiamo tra radi alberi, con delle serpentine appena accennate (m. 1135).
Alla sinistra ci sono dei cavi di filo spinato generalmente appesi agli alberi. In questo punto però scorrono raso terra (m. 1160).
Alcune radici formano dei rudimentali gradini (m. 1170).
Transitiamo sotto ad un cavo (m. 1180).
Lasciamo a destra una bassa roccia liscia coperta dal muschio (m. 1185).
Passiamo nuovamente sotto al cavo (m. 1190).
Alla destra c'è un masso (m. 1200).
Ora il rado bosco è formato principalmente da betulle (m. 1210).

Sbuchiamo in una piccola radura. Subito troviamo un sentiero che si stacca alla destra. Questo sentiero NON è quello che dobbiamo utilizzare. Dobbiamo invece attraversare il prato e raggiungere una palina con dei segnavia che indicano: La Forcoletta 1236 m; dietro: Monti di Erno a ore 0.30; a sinistra: M. Colmenacco a ore 0.10; a destra: M. S. Primo a ore 1.20. Alla destra apparentemente non c'è alcun sentiero. Dobbiamo guardare l'esatta direzione in cui punta la freccia del segnavia e vedremo un gruppo di betulle su una delle quali c'è un bollo bianco-rosso semi cancellato dal tempo e su di un'altra due bolli arancioni. Il sentiero inizia appena alla sinistra di queste due betulle, quasi invisibile coperto com'è da erba, foglie cadute e cespugli.

Saliamo ripidamente in un bosco, inizialmente formato da piccoli alberi.
Vediamo un piccolo bollo rosso su di una roccetta affiorante dal terreno (m. 1250).
Percorriamo una curva a sinistra. Il sentiero diventa evidente (m. 1255).
Pieghiamo a destra. Vediamo un altro paio di bolli sul tronco di due betulle (m. 1260).
Ora il bosco è formato in prevalenza da noccioli (m. 1270).
Percorriamo un'ampia curva verso sinistra (m. 1290).

Ad una biforcazione continuiamo verso destra con il sentiero meno largo (m. 1295).
Poco dopo superiamo una curva a sinistra e vediamo un altro bollo rosso.

Arriviamo alla fine del bosco e continuiamo nei prati (m. 1305). In basso alla sinistra possiamo vedere la parte del Lago di Como davanti ad Argegno e alla Valle d'Intelvi. Dietro vediamo la cima del M. Colmenacco.
Continuiamo a salire su di un largo crinale. Ora anche alla destra vediamo una parte del lago, quella che termina a Como (m. 1320).
Troviamo qualche alberello e qualche roccetta che affiora tra l'erba (m. 1330).
Il sentiero si divide in varie tracce e saliamo in modo molto ripido, tra l'erba, praticamente a vista, sempre alla destra del crinale. Dietro, in basso, rivediamo le case dei Monti di Erna e il piccolo laghetto.

Alla sinistra, vicino agli alberelli che coprono l'intero versante che scende a nord-ovest del crinale, troviamo l'ultimo bollo rosso dipinto su di una pietra (m. 1380). In effetti non sono più necessari in quanto seguiremo sempre il crinale fino alla cima del M. San Primo.
Il sentiero costeggia gli alberelli tra i quali alla sinistra si intravede parte del lago. Alla destra distinguiamo il M. Palanzone.

La pendenza diminuisce notevolmente a raggiungiamo la prima cimetta della giornata. Su di un cartello leggiamo: "Piz del Luser metri 1405".
Continuiamo seguendo la cresta che, da qui alla vetta del M. S. Primo avrà larghezza variabile ma sarà sempre larga almeno un metro, tra due ripidi pendii, alberato alla sinistra e prativo alla destra.
Percorriamo un tratto in leggera discesa seguito da uno quasi in piano (m. 1395).

Dopo un tratto con poca pendenza proseguiamo in salita.
Lasciamo a destra un mucchietto di pietre (m. 1410).
Il sentiero per alcuni metri scorre alla destra della cresta.
Continuiamo quasi in piano (m. 1420). Davanti abbiamo una cimetta erbosa.
Dopo un tratto con poca pendenza, saliamo in modo abbastanza ripido, sempre rimanendo qualche metro alla destra dell'alberato crinale.
Il sentiero diventa assai ripido (m. 1440).
Ora gli alberi alla sinistra non arrivano fino in cresta e pertanto possiamo vedere il panorama che abbraccia la parte alta del Lago di Como, dalle penisole di Balbianello e Bellagio fino a Colico (m. 1470).
Quasi in piano percorriamo due curve destra-sinistra e ci riportiamo ad alcuni metri di distanza dalla cresta, nuovamente alberata.
Riprendiamo a salire.

Raggiungiamo la seconda cimetta (m. 1495). Da qui cominciamo a vedere la croce sulla Vetta del San Primo.
Proseguiamo in discesa tra erba e cespugli seguendo la cresta, sempre con un alberato pendio alla sinistra ed uno prativo alla destra.
Dopo un tratto in leggera discesa continuiamo quasi in piano (m. 1480).
Percorriamo pochi metri a mezza costa alla destra e ritorniamo in cresta.
Scendiamo in modo abbastanza ripido.
Proseguiamo in leggera discesa con gli alberi alla sinistra (m. 1465).

Giunti nel punto più basso (m. 1460) continuiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita (m. 1475). In basso alla destra vediamo un appostamento per la caccia che da quassù sembra una garitta.
Un effetto di prospettiva fa erroneamente supporre che la croce sulla vetta del S. Primo non si trovi nel punto più alto del monte ma su di un'altra cima alla sua sinistra.
Torniamo in cresta.
Dopo un tratto con poca pendenza (m. 1495) riprendiamo a salire mentre la croce scompare alla vista (m. 1505).
Ci spostiamo un po' alla destra camminando quasi in piano a mezza costa.
Torniamo in cresta e rivediamo la croce (m. 1510).
Continuiamo in salita. Poco sotto alla sinistra c'è un tettuccio di lamiera.

Ora saliamo in modo abbastanza ripido e raggiungiamo la terza cimetta (m. 1541).
Pieghiamo a destra e, dapprima quasi in piano e poi in leggera discesa, seguiamo la cresta.
Scendiamo poco, solo fino a quota m. 1530.

Riprendiamo a salire. Alla sinistra c'è una tettoia recintata (m. 1535). Da qui vediamo la croce del S. Primo davanti verso sinistra.
Passiamo accanto ad una roccetta a strati (m. 1555).
Continuiamo quasi in piano con alcuni alberelli alla sinistra (m. 1565).
In leggera discesa ci spostiamo pochi metri alla destra della cresta. Attorno al sentiero ci sono delle pietre.
Dopo un tratto quasi in piano ed uno in leggera discesa riprendiamo a salire ripidamente (m. 1560).
Il sentiero si sposta qualche metro alla destra (m. 1575).
Con minore pendenza passiamo tra alcune roccette affioranti dal terreno (m. 1585).
Riprendiamo a salire in modo abbastanza ripido e con una semicurva verso sinistra torniamo in cresta (m. 1595).
Dopo un tratto con poca pendenza riprendiamo a salire.

Raggiungiamo la quarta cimetta (m. 1601).
Proseguiamo dapprima in discesa e poi quasi in piano (m. 1595).
Alla sinistra troviamo una gabbietta e una piccola tettoia.
Percorriamo un tratto in discesa ed uno quasi in piano (m. 1585).
In leggera salita ci spostiamo un po' alla destra della cresta.
Quasi in piano torniamo in cresta (m. 1590).
Riprendiamo a salire spostandoci un po' alla destra della cresta. Da questo punto non è possibile vedere la croce sulla vetta del S. Primo.
Torniamo a vedere la croce e continuiamo quasi in piano lungo la cresta (m. 1595).

In salita raggiungiamo la sommità di una gobbetta (m. 1605).
Dopo pochi passi in leggera discesa proseguiamo con poca pendenza.
Torniamo a salire. Alcune lastre di roccia affiorano obliquamente dal terreno.
Ora saliamo in modo assai ripido (m. 1625).
Giunti al termine di questa rampa (m. 1655) percorriamo un tratto quasi in piano e riprendiamo a salire.

Su di una pietra vediamo la scritta Colmenacco e una freccia che lo segnala nella direzione dalla quale proveniamo.
Raggiungiamo una palina con dei segnavia che indicano, con un sentiero che scende a sinistra: Rifugio Martina a ore 0.45, M. Nuvolone a ore 2.25 dorsale per cresta; davanti con il sentiero 39: Bocchetta Terrabiotta a ore 0.40, Parco S. Primo a ore 1.15, Brunate.
Continuando diritto in leggera salita, poco dopo raggiungiamo alcune antenne con un baitello di servizio e la croce di vetta. Altri segnavia indicano: Monte S. Primo 1682 m; diritto: Alpe Spessola a ore 0.45, Colma di Sormano a ore 1.20 dorsale; dietro: La Forcoletta a ore 0.50, M. Colmenacco a ore 1. La croce porta la scritta bilingue: "Summit for Peace - Cima di Pace".
Lasciamo la firma sul libro di vetta che troviamo in una nicchia all'intersezione dei bracci della croce e ci fermiamo un attimo ad ammirare lo splendido panorama che abbraccia i tre rami del sottostante Lago di Como.
[Fin qui abbiamo impiegato ore 3.15 per superare un dislivello di +900 -104.]

Ora non ci resta che scendere verso il Rifugio Martina come già descritto nell'ultima parte del terzo itinerario. Questa discesa sul versante nord è spesso ripida e a tratti scivolosa. E' pertanto prudente evitare di percorrerla in caso di neve e recenti piogge.

Tempo impiegato: ore 4 - Dislivello: m. 900 -559
Data escursione: maggio 2017

Escursioni partendo dal Rifugio:


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