Rifugio Longo

Il Rifugio Longo situato nell'alta Valle del Sasso, circa un centinaio di metri al di sotto del Lago del Diavolo, nel quale si specchia il Monte Aga.
E' dedicato ai fratelli Giuseppe e Innocente Longo, periti tragicamente nell'agosto del 1934 sul Cervino.

Primo Itinerario - Strada dell'Enel n. 210 + 224
Con la statale 470 percorriamo il fondovalle della Val Brembana fino al bivio di Lenna dove lasciamo a sinistra la strada che sale al Passo San Marco e continuiamo sulla destra con la provinciale 2 in direzione di Foppolo.
Dopo Branzi prendiamo la provinciale 5 che si stacca sulla destra e conduce a Carona.
Attraversando il paese troviamo diversi cartelli che indicano i rifugi della zona.
Prendiamo Via Locatelli con la quale, in salita tra gli alberi, arriviamo al tornante sinistrorso dove sulla destra inizia la strada dell'Enel chiusa al traffico (n. 210). Lasciamo la macchina ai bordi della strada e ci incamminiamo (m. 1220). Ricordo che il parcheggio soggetto al pagamento di 2 euro al giorno tramite un "gratta e sosta" acquistabile presso gli esercizi commerciali di Carona.
Diversi segnavia indicano il Rifugio Calvi, il Rifugio Longo, il Rifugio Baitone, il Lago di Val Sambuzza, il Lago Val dei Frati. Superiamo una stanga che troviamo alzata. Un segnale stradale vieta il transito agli automezzi.

Il primo tratto asfaltato, quasi in piano, nel bosco. Alla sinistra c' un muro di pietre. Alla destra ci sono delle protezioni con pali di ferro che reggono tre cavi.
Una mulattiera che sale da destra si unisce al nostro percorso. Alcuni cartelli indicano se i Rifugi Longo e Calvi sono chiusi o aperti. Iniziamo a salire.
Passiamo sotto a tre cavi che attraversano la strada obliquamente, da destra verso sinistra. Dalla destra in basso sentiamo provenire il rumore del Brembo.
Incontriamo l'indicazione, in lettere romane, dei primi 800 metri di cammino. Alla destra c' una panchina di legno (m. 1240).
Allo scoperto, ripassiamo sotto ai tre cavi, questa volta da sinistra verso destra. Ignoriamo un sentiero, con dei gradini di legno, che scende a destra accompagnato da una staccionata corrimano (m. 1255).
Torniamo nel bosco. Alla destra ci sono delle protezioni con paletti di ferro dipinti di verde che reggono tre cavi

Incontriamo l'indicazione del km. 1. Lasciamo a sinistra la cabina idroelettrica della presa di Pagliari (m. 1275). Le protezioni alla destra terminano. Dopo alcuni metri su cemento torniamo a camminare su asfalto.
Alla sinistra, pi in alto, ci sono delle reti paramassi (m. 1285).
Percorriamo una semicurva verso destra camminando tra pochi alberi. Alla destra ci sono le protezioni con paletti che reggono tre cavi.

Lasciamo a destra un traliccio e presso una curva verso sinistra usciamo dal bosco (m. 1290).
Alla sinistra c' una targa di marmo a ricordo di una persona deceduta. Due sentieri scendono a destra e i segnavia indicano con il secondo: Rifugio Calvi con il "sentiero estivo" n. 247 a ore 3.10, Lago di Val dei Frati con il sentiero n. 236 a ore 2.30, Passo di Aviasco con il sentiero n. 236 a ore 3.45; diritto con la sterrata n. 210: Rifugio Fratelli Calvi a ore 2.40, Rifugio Fratelli Longo a ore 2.40 (sentiero n. 224).
Proseguendo in leggera salita lungo la strada superiamo una curva a destra.

Lasciamo a sinistra una fontana con vasca e passiamo tra le case del piccolo borgo di Pagliari (m. 1313).
Un cartello preannuncia a 150 metri un sentiero alternativo. Dei segnali stradali indicano che la strada dissestata e il ciglio cedevole.
Dopo pochi passi ignoriamo una strada che scende a destra. In leggera salita transitiamo sotto a tre cavi dell'alta tensione.
La strada diventa sterrata. Un segnale stradale avverte del pericolo di caduta pietre. Superiamo una curva verso destra (m. 1320).
Alla sinistra ci accompagna un vecchio muretto di pietre. In basso alla destra vediamo il torrente.

Un cartello segnala alla sinistra il sentiero alternativo per i Rifugi Calvi e Longo e la Val Sambuzza (m. 1330).
Torniamo tra gli alberi e superiamo una canalina per lo scolo dell'acqua collocata obliquamente di traverso alla strada (m. 1340).
Continuiamo allo scoperto. Alla destra scende un muro a rinforzo della sede stradale. Nel muro sono stati conficcati degli spuntoni di pietra come fossero dei piccoli paracarri. Un'altra canalina attraversa obliquamente la strada.
Superiamo un tratto tra gli alberi e torniamo a camminare allo scoperto (m. 1350).
Proseguiamo in salita. Alla sinistra c' un muro e alla destra un guard-rail oltre il quale un ripido pendio erboso scende verso il torrente.
Con poca pendenza passiamo accanto ad un segnale di pericolo generico (m. 1370).
Torniamo all'ombra degli alberi e troviamo una targa a ricordo di una persona deceduta (m. 1375).
In salita percorriamo una curva verso sinistra molto ampia. Alla destra ci sono le solite protezioni con pali di ferro verdi che reggono tre cavi.
Per un tratto, come protezione, ci sono solo gli spuntoni nel cemento alla destra e per un altro tratto i pali verdi che reggono tre cavi. Gli alberi sono radi (m. 1395).

Incontriamo l'indicazione del km. 2 nei pressi di una baita diroccata e torniamo a camminare tra gli alberi (m. 1405).
All'esterno di un'ampia curva verso destra, troviamo la splendida cascata alimentata dal torrente che scende dalla Val Sambuzza; l'acqua, dopo averci rinfrescato con qualche spruzzo, attraversa la strada passando sotto un ponte (m. 1415).
Subito dopo alla sinistra c' una bacheca con una cartina della zona.
La strada prosegue allo scoperto, con il fondo in cemento nel quale sono state incastrate alcune pietre lisce. Sul bordo destro ci sono alcuni spuntoni di roccia fissati nel cemento.
In basso alla destra, al limitare tra il prato e il bosco, vediamo una baita diroccata.
Un segnale stradale preannuncia una serie di tornanti (m. 1430).

Poco dopo trascuriamo una scorciatoia che sale a sinistra.
Torniamo tra gli alberi e percorriamo un tornante sinistrorso, all'inizio del quale alla destra ci sono le solite protezioni con pali verdi che reggono tre cavi mentre verso la fine c' un muro di pietre a secco (m. 1435).
Per un tratto, la stradina si trasforma in una larga mulattiera con il fondo di pietre. La scorciatoia la attraversa.
Torniamo a camminare su cemento. Alla sinistra c' un corto guardrail. Percorriamo un tornante destrorso ignoriamo due sentieri che proseguono diritto, il primo in discesa e il secondo in salita. (m. 1450).
Superiamo una canalina per lo scolo dell'acqua che attraversa obliquamente la strada. Alla destra ci sono gli spuntoni di roccia infissi nel cemento.
Torniamo allo scoperto. Dalla destra si immette la scorciatoia. Subito dopo alla destra c' un rudere.

Continuiamo con un ampio tornante destrorso all'esterno del quale alcuni segnavia indicano con il sentiero 209 che sale a sinistra: Incrocio Sentiero Orobie Occidentali 208 a ore 1, Lago Val Sambuzza a ore 2, Passo Publino a ore 3, Rifugio Terrerosse. A seguire ci sono una fontana con l'acqua che cade in un tronco scavato, l'inizio di una mulattiera e la Baita Birone. Alla destra ci sono le protezioni con pali verdi e tre cavi (m. 1470).
Poco dopo percorriamo un tornante sinistrorso all'esterno del quale ci sono le solite protezioni (m. 1475).
La pendenza minima. Un segnale stradale indica il divieto di sosta da entrambi i lati. Lasciamo a sinistra una vecchia baita.
Superiamo un paio di canaline per lo scolo dell'acqua, di traverso alla strada.

Presso una semicurva verso sinistra, alla destra c' una bacheca con un cartellone intitolato "I colori delle Orobie" che mostra i fiori della zona e indica i loro nomi (m. 1485).
Un sentiero sale dalla destra. Alla sinistra c' un muretto di pietre.
In alcuni punti camminiamo tra gli alberi, in altri allo scoperto.
Alla sinistra c' un muretto di cemento. Alla destra, in alcuni tratti, ci sono gli spuntoni di roccia (m. 1495).
Continuiamo con poca pendenza e con un muretto di pietre alla sinistra.

In basso alla destra, oltre il torrente, vediamo una baitella di pietre (m. 1515).
Superiamo una canalina per lo scolo dell'acqua, di traverso alla strada.
Presso una curva verso destra un torrente scorre sotto alla strada. Alla sinistra c' un muretto in cemento (m. 1525).
Poco dopo troviamo anche un rivolo ed un ruscello che scendono dalla montagna e, intubati, passano sotto alla strada. Un muretto fa da protezione alla sinistra.
Rientriamo nel bosco (m. 1540).
Proseguiamo in salita.
Vediamo il segnavia 210 a bandierina e lasciamo a sinistra uno slargo tra le rocce (m. 1555).

Subito dopo ignoriamo un ripido sentiero che sale a sinistra all'inizio del quale ci sono dei gradini e una staccionata corrimano.
Per un tratto alla destra ci accompagnano le protezioni con paletti di ferro verdi e tre cavi (m. 1560).
Su di una roccia vediamo il segnavia 210 a bandierina (m. 1575).

Alla sinistra, due cartelli marroni informano che siamo nel Parco Regionale Orobie Bergamasche, Alta Val Brembana Laghi Gemelli (m. 1585).
Alla destra, dopo un masso squadrato, ripartono le protezioni con paletti verdi e tre cavi.
Un torrente scende formando una piccola cascata e passa sotto alla strada (m. 1590).
Per un tratto alla sinistra abbiamo un muro di pietre.
Poco dopo un sentiero sale dalla destra.
Alla destra, riprendono gli spuntoni di roccia al bordo della strada (m. 1600)
Un piccolo torrente scorre sotto alla strada. Alla sinistra c' un muretto.

Poco dopo, presso un'ampia curva verso destra, la strada diventa sterrata (m. 1610). Due cartelli indicano con un sentiero che si stacca alla sinistra: Baitone Cai Sesto S. Giovanni, Rifugio Longo a ore 1.20. Possiamo scegliere se prendere questo sentiero o proseguire con la sterrata.

Sterrata.
Proseguiamo quasi in piano seguendo la strada al fresco di una pineta e troviamo l'indicazione del km. 3.6.
Percorriamo due curve verso sinistra. Presso la seconda, in basso a destra tra gli alberi, vediamo una casa. Poco dopo troviamo il sentiero che scende a raggiungerla.
Superiamo un'altra curva verso destra.
Percorriamo un tratto su cemento. Alla destra ci sono dei paletti di ferro (questa volta non colorati) che reggono tre cavi.
Il bosco termina e torniamo a camminare su sterrato.
Continuiamo con poca pendenza.

I segnavia indicano con un sentiero che si stacca alla destra: Sentiero delle Orobie a ore 0.30, Lago Val dei Frati a ore 1, Passo di Aviasco a ore 2.30 (m. 1625).
Alla destra per un tratto ci sono gli spuntoni di roccia che escono dal cemento a bordo strada.
Torniamo nel bosco.

Incontriamo l'indicazione del km. 4.
Ora alterniamo tratti al sole ad altri tra gli alberi.
Superiamo una curva a sinistra (m. 1630).
Su una parete di roccia alla sinistra una targa marmorea ricorda una persona scomparsa all'et di 35 anni.

Percorriamo un tornante sinistrorso molto ampio, incassato nel terreno circostante (m. 1645).
Quasi in piano superiamo un tornante destrorso, rinforzato da due muri che scendono ai lati, sotto al quale scorre un torrente. Un cartello segnala a sinistra un sentiero che conduce al Baitone del Cai di Sesto.
Proseguiamo con pochissima pendenza e con un muro di pietre alla sinistra.
Lasciamo a destra uno slargo con un baitello e percorriamo un'ampia curva verso sinistra (m. 1650).

Troviamo l'indicazione del km. 4.4.
Continuiamo praticamente in piano alternando tratti dentro e fuori dal bosco.
Un ruscello passa sotto alla strada.
Presso una semicurva verso sinistra vediamo il segnavia 210 a bandierina dipinto su di una roccia.
Alla sinistra ci sono due pali in cemento che sostengono un cavo.
Continuiamo con una semicurva verso destra e due curve sinistra-destra.

Usciamo dal bosco. La valle si apre. Alla destra scorre il Brembo oltre il quale, nascosto da un rialzo del terreno, c' il Lago del Prato. In alto a sinistra vediamo due tavoli di legno con relative panche.
Superata una curva verso sinistra arriviamo ad un bivio (m. 1655). I segnavia indicano davanti con il percorso n. 210: Rifugio F.lli Calvi a ore 1.20; a sinistra con il n. 208: Baita Casera Val Sambuzza a ore 0.40, Carisole a ore 2, Foppolo a ore 3.30, Baita Armentarga a ore 0.40, Rifugio F.lli Calvi a ore 1.30; a sinistra con il n. 224: Rifugio F.lli Longo a ore 1.15, Passo di Cigola a ore 2.30, Passo di Venina a ore 2.40; dietro con il n. 210: Carona a ore 1. C' anche una bacheca con una cartina della zona.
Prendiamo la stradina sulla sinistra che procede in lieve salita. Il fondo inizialmente in cemento ma solo per un breve tratto poi ritorna sterrato.
Alla sinistra troviamo una croce, un barbecue e due tavoloni con relative panche (m. 1685).
Poi il percorso si divide e il Rifugio Longo segnalato a sinistra (m. 1695). In alto vediamo una cascata.
Percorriamo alcuni tornanti in lieve pendenza e arriviamo al punto in cui il sentiero si riunisce alla sterrata (m. 1745).

Sentiero.
Fatti due passi in ripida salita il sentiero continua con lieve pendenza nel bosco. Superiamo un ruscello che attraversa il cammino e continuiamo fino ad uscire allo scoperto. Poi in salita attraversiamo un prato ed arriviamo ad un bivio dove giriamo a sinistra.
Pi avanti, superiamo un rivolo d'acqua che bagna il sentiero e ignoriamo la deviazione sulla sinistra che conduce a Foppolo.
A destra invece bastano pochi passi per arrivare al Baitone Mario Baschieri del Cai di Sesto (m. 1704). Ci dissetiamo alla fontana e riprendiamo il cammino.
Un segnavia a bandierina riporta il n. 208. Poco dopo troviamo un'altra biforcazione; le frecce su un masso indicano: diritto il sentiero 224 per il Rifugio Longo e a destra il n. 208 per il Rifugio Calvi.
In piano tra prati, radi pini e larici ben presto ritroviamo la sterrata (m. 1745).

Qui i segnavia indicano: il Rifugio Longo a 0.50, il passo Venina a 2.40, il passo Cigola a 3.00 e la traversata al Rifugio Calvi (sent. 246) in 3.30.
Molto bello il panorama sulla vallata sottostante e sul lago del Prato che ora distinguiamo nettamente.
Superato un rivolo d'acqua arriviamo ai piedi di una bella cascata. L'acqua scende dalla montagna e passa sotto la strada che in questo breve tratto ha il fondo in cemento (m. 1785).

Percorreremo ora un lungo traversone a mezza costa (circa due chilometri) lungo il fianco meridionale del Monte Masoni incontrando diverse piccole cascate che scendono dalla montagna. La loro acqua, raccolta in grandi tubi, passa sempre sotto la sterrata e continua scendendo ad alimentare il torrente che scorre sul fondovalle.

La pendenza si accentua un poco fino alla prossima cascatella poi torna ad essere meno ripida.
Sul fondovalle ora distinguiamo nettamente un altro laghetto: il lago della Cava.
Un rivolo d'acqua scende dalla montagna subito seguito da una cascata.
Percorriamo poi un tratto con il fondo in cemento nel quale troviamo altre due cascate (m. 1855).
Superata una piccola curva ecco apparire, ancora in lontananza, il bianco edificio del Rifugio Longo sormontato dal Monte Aga.
Alla sinistra sale il sentiero n. 254 (m. 1925) che in ore 1.45 porta al Passo di Venina.
Superiamo una cascata e un rivolo protetto da un parapetto in pietra (m. 1950).
Troviamo poi un'altra cascata accanto ad una costruzione dell'acquedotto (m. 1975).
Superati altri torrenti che scendono dalla montagna e attraversano la sterrata passandole sotto, arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.40 - Dislivello m. 806
Data escursione: luglio 2018 - ottobre 2005
 
Secondo Itinerario - Strada dell'Enel n. 210 + Sentieri 208 e 258 (EE)
Come descritto nel primo itinerario, con la sterrata arriviamo fino al bivio del Lago del Prato (m. 1655) ma, anzich girare a sinistra proseguiamo diritto e con un ponte attraversiamo il Brembo.
Percorriamo poi una curva a destra all'interno della quale vediamo una malga.
Alla sinistra si stacca il sentiero 208 che dobbiamo percorrere. I segnavia indicano il Rifugio Calvi a ore 1.30 sia con il sentiero che con la carrareccia.

Lasciamo dunque la sterrata e ci incamminiamo tra l'erba alla destra del Brembo.
Passiamo tra radi alberi e poi entriamo in un bosco. Alla sinistra vediamo la sterrata che si dirige verso il Rifugio Longo. Il sentiero in ombra, fresco, consigliabile nel periodo estivo.
Pi avanti, in basso alla sinistra, vediamo una pozza (m. 1705).
Superiamo alcuni brevi saliscendi, un tratto in salita e un altro con poca pendenza.
Poi giriamo a destra; qui il sentiero incassato nel terreno circostante (m. 1730).
Alterniamo tratti quasi in piano ad altri in salita con maggiore e minore pendenza e raggiungiamo uno slargo dove vediamo dei bolli (m. 1755).
Proseguiamo a mezza costa alternando tratti quasi in piano e in leggera salita.

In basso a sinistra vediamo il Lago della Cava.
Quasi in piano attraversiamo un ruscelletto. Il sentiero ora rinforzato alla sinistra c' anche una breve protezione. Da qui si gode di una bella vista dall'alto sulle acque smeraldine del piccolo lago (m. 1755).
Proseguiamo alternando ancora tratti in leggera salita e quasi piano, poi saliamo tra radi alberi (m. 1770).
Continuiamo in piano. In basso, vediamo una stradina sterrata che ci segue parallela sulla sponda opposta del Brembo.
Percorriamo pochi passi in salita e passiamo accanto ad una roccia con il segnavia 208 e due frecce con le scritte "Calvi-Carona" nelle due direzioni.
Camminiamo quasi in piano e attraversiamo un rivolo. Dopo un breve gi e su continuiamo ancora in piano. Alla sinistra vediamo un rudere (m. 1780).
Ancora due passi gi e su. Superiamo un ruscello.

Su una pietra vediamo due frecce puntate verso destra e dietro. Poco dopo troviamo dei segnavia che indicano a destra con il sentiero 208: Rifugio Calvi a ore 1.15; davanti con il sentiero 258: Rifugio Longo a ore 1; dietro: Lago del Prato a ore 0.45. Sul cemento di una passerella una scritta indica diritto il Rifugio Armentarga.
Ora camminiamo in piano. Alla sinistra c' una presa d'acqua e delle protezioni verso il torrente.
Poco dopo cominciamo a vedere il Rifugio Baita Armentarga.
Raggiungiamo una chiusa e con un ponticello traballante gettato su una profonda forra passiamo alla sinistra del torrente.
Ancora pochi passi e arriviamo alla Baita Armentarga (m. 1780).

Lasciato il rifugio alla destra, in leggera discesa e con una curva a U ci immettiamo sulla stradina sterrata che retrocede sulla sponda opposta del Brembo.
Su una pietra leggiamo l'indicazione per il Rifugio Longo.
Ignoriamo un primo sentiero che sale ripidamente a destra e ci incamminiamo sulla sterrata.
Dopo un centinaio di metri troviamo un altro sentiero sulla destra (m. 1770). Qui i segnavia indicano il sentiero 258 per il Rifugio Longo.
Lasciamo pertanto la sterrata e prendiamo questo sentiero in salita tra alberi di conifere.
Raggiungiamo un manufatto in cemento e un grosso tubo nero; la stessa presa d'acqua che avevamo gi visto sulla sponda opposta (m. 1780).
Proseguiamo in piano, a mezza costa tra radi alberi. In basso a sinistra vediamo la sterrata.

Iniziamo ora ad aggirare il monte, percorrendo un lungo tratto esposto ma assicurato con dei cavi, sfruttando una cengia in parte scavata nella roccia.
Camminiamo su di una passerella di legno in un punto in cui manca il sentiero, accompagnati alla destra dal primo cavo passamano.
Poco pi avanti troviamo un'altra passerella; qui il cavo ci accompagna per un tratto pi lungo.
Subito dopo superiamo un rivolo; accanto c' il terzo cavo lungo solo un metro (m. 1790).
Dopo pochi passi in leggera salita, proseguiamo quasi in piano. Alla destra c' un manufatto in cemento con due aperture semicircolari.
Subito dopo assicurati dalla quarta corda percorriamo un tratto dapprima in leggera salita e poi in piano.
Aggiriamo una roccia sulla sinistra. Qui, inizialmente troviamo solo gli anelli che reggevano il cavo, il quale ora inizia poco pi avanti.
Nella roccia c' uno sportello metallico dietro il quale sentiamo scorrere dell'acqua. In basso a sinistra vediamo il Lago della Cava.

Quasi in piano passiamo sotto una roccia che si protende sul sentiero accompagnati dal sesto cavo.
Assecondiamo un ansa della montagna e ci abbassiamo di qualche metro; qui c' il cavo numero sette (m. 1785).
Proseguiamo poi in leggera salita accompagnati da altri due cavi, uno corto e l'altro lungo. Quasi in piano superiamo un rivolo.
Giriamo a destra e in alto cominciamo a vedere la strada sterrata che dal bivio prima del Lago del Prato si dirige verso il Rifugio Longo.
Pochi passi in discesa seguiti da altrettanti in salita accompagnati dal decimo e ultimo cavo e il tratto esposto terminato.

Risaliremo ora la valle del M. Sasso.
Dopo un breve tratto in salita ne percorriamo uno lungo quasi in piano (m. 1795).
Poi riprendiamo a salire tra arbusti e qualche albero. Su di una pietra leggiamo l'indicazione "Longo-Calvi" nelle due direzioni (m. 1810).
Pi in basso alla sinistra scorre il torrente emissario del Lago del Diavolo. Davanti cominciamo a vedere in lontananza, il bianco edificio del Rifugio Longo.
Un rivolo bagna il sentiero. Attorno ci sono erba, cespugli, radi larici e pietre (m. 1840).
Proseguiamo quasi in piano. Troviamo una prima palina dipinta nella parte alta di rosso e bianco (m. 1860).
Ora camminiamo in leggera discesa tra erba e pietre e troviamo una seconda palina identica alla precedente.

Notiamo che il ponticello con il quale dovevamo attraversare il torrente crollato. Non ci resta che cercare lungo la sponda del torrente il punto migliore per guadarlo.
Un centinaio di metri a valle del punto in cui c'era il ponte la cosa ci sembra fattibile. Ci togliamo scarponi e calze e con cautela passiamo sulla sponda sinistra.
Seguiamo la sponda e senza sentiero, che sull'altro lato, superiamo uno dopo l'altro altri tre torrenti che scendono dalla sinistra.
Arriviamo al punto dove era collocato il ponte e ritroviamo il sentiero. Una freccia su una pietra indica a sinistra verso l'alto (m. 1880).

Iniziamo a salire a zig-zag una ripidissima rampa.
Per un attimo la pendenza diminuisce (m. 1905) ma poi riprende ancora ripida.
Raggiungiamo un'altra traccia di sentiero. Una doppia freccia indica verso destra e dietro.
Andiamo pertanto a destra dapprima in leggera salita e poi quasi in piano (m. 1935).
Proseguiamo poi in salita lasciando alla sinistra un rudere. In basso alla destra sentiamo ruggire il torrente.
Dopo pochi passi in piano superiamo delle ripide roccette (m. 1960).
Poi continuiamo in salita tra i rododendri su di un piccolo contrafforte tra un valloncello erboso alla sinistra e la gola alla destra in fondo alla quale scorre il torrente. Un segnale indica il pericolo di piene improvvise (m. 1985).
Poi pieghiamo a sinistra in direzione del rifugio (m. 2000).
Infine, agevolati da qualche piccolo gradino di legno, lo raggiungiamo.

Tempo impiegato: ore 3.15 - Dislivello m. 806 - Difficolt: Escursionisti Esperti
Data escursione: ottobre 2011

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Lago del Diavolo (m. 2142) in ore 0.20
  • al Rifugio Calvi (m. 2015) in ore 2.30 (sentiero 246)
  • al Rifugio Baroni al Brunone (m. 2295) in ore 5 (sentieri 248 e 101)
  • al Bivacco Frattini (m. 2125) in ore 2.30
  • al Rifugio Caprari (m. 2118) in ore 2.30
  • al Passo Cigola (m. 2486) in ore 2 (sentiero 253)
  • al Passo Venina (m. 2442)in ore 2 (sentiero 254)
  • al Monte Aga (m. 2720) in ore 2.30
  • al Pizzo Cigola (m. 2632)
  • al Monte Masoni (m. 2663) in ore 2
  • al Pizzo del Diavolo di Tenda (m. 2916) in ore 2.30


Dati del Rifugio Longo

Altezza:
m. 2026
Gruppo:
Orobie
Ubicazione:
Valle del Sasso
Comune:
Carona - BG
Carta Kompass:
104 B3
Coordinate Geo:
4602'23.70"N
951'43.30"E
Gestore:
Silvia Pollastri
Telefono gestore:
351 9107243
Telefono rifugio:
0345 77070
Posti letto:
30
Apertura:
estiva weekend
maggio-ottobre
Pagina aggiornata
il: 17/11/2018
Il Rifugio Longo La Cascata della Val Sambuzza Il Monte Masoni Il Lago della Cava Inizio del tratto esposto (sentiero 258) Il torrente emissario del Lago del Diavolo Il Monte Aga Il Lago del Diavolo

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Bivacco Locatelli, Milani, Scaioli torna su Rifugio Longoni

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