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Il rifugio è situato in alta Val Codera, all'inizio dell'antico nucleo abitativo e della verde piana di Bresciàdega.
Di fronte, spicca la bella cascata della Val Deserta che scende dal Monte Grüf (m. 2936).
Con la statale 36 arriviamo fino a Novate Mezzola.
Un centinaio di metri dopo la stazione ferroviaria giriamo a destra (est) in Via Ligoncio e percorriamo questa strada per circa un chilometro. Giunti ad un
incrocio, proseguiamo diritto con Via al Castello che termina circa trecento metri più avanti dopo aver superato una cappelletta votiva, alcune panchine e una
fontana.
Alcuni cartelli indicano se i rifugi della valle (La Locanda, Osteria Alpina, Bresciadega e
Brasca) sono aperti o chiusi. Un altro cartello informa in quali
punti potremo trovare una cassetta di pronto soccorso. Una bacheca riporta una cartina della zona e un'altra parla del Castello di Codera. Ci troviamo infatti
in località Castell.
Lasciamo la macchina in un ampio piazzale sterrato e ci incamminiamo (m. 316).
Saliamo con gradini e lastroni di pietra passando tra alcune case.
Continuiamo poi nel bosco, superiamo due brevi tratti sterrati in piano e iniziamo a salire ripidamente.
Il primo faticoso tratto termina accanto ad una cappelletta in località Söra i Sasei (m. 440). Bella la vista sul sottostante lago di Novate Mezzola.
Continuiamo con vari tornanti, tra alberelli di robinia e cespugli di erica, alternando tratti selciati e gradinati.
Sempre in ripida ascesa superiamo un castagneto con alberi, a volte secolari, abbarbicati sulla roccia.
Dopo un tratto in leggera salita, troviamo un'altra mulattiera che si stacca a sinistra. Una freccia rossa e una scritta su un masso indicano che da quella
parte si va alla frazione Montagnola. Un cartello avverte del pericolo di caduta sassi; è pertanto opportuno non sostare in questa zona (m. 635).
Dopo un breve tratto quasi in piano, riprendiamo a salire.
Passiamo nei pressi di una cava e continuiamo con alcuni ripidi tornanti e poi con un traverso in piano a fianco di un bel precipizio.
Il percorso è sempre ampio e i tratti scoscesi hanno come protezione a valle una serie di paletti che reggono funi di acciaio.
Superiamo un'altra cava. Sotto una roccia sporgente vediamo un vecchio escavatore abbandonato (m. 685).
Continuiamo la nostra ascesa salendo altri gradini e raggiungiamo la cappelletta del Suradöo contenente un affresco raffigurante una madonna con bambino.
Sulla destra c'è una piccola croce a ricordo di uno sfortunato viandante. E' un bel luogo panoramico al culmine di uno sperone roccioso (m. 720). Vale la pena
sostare un attimo e riprendere fiato ammirando nel frattempo il Monte Legnone, il Lago di Mezzola e il torrente nel fondovalle.
Percorriamo un breve tratto in leggera discesa e poi continuiamo in piano lasciando a destra un baitello.
Ci abbassiamo ancora di qualche metro camminando all’ombra in un bosco di betulle, olmi e castagni. Superiamo un rivolo che attraversa il cammino.
Dopo una curva a destra, riprendiamo a salire con alcuni ripidi tornanti e raggiungiamo le prime case di Avedée. Accanto alla prima casa vediamo un masso
che riporta una incisione commemorativa. Sulle pareti della seconda invece c'è un affresco.
Continuiamo in leggera salita ed ecco tutte le altre case, in alto a sinistra, ben allineate.
Superiamo la cappella di S. Antonio, una fontana e una croce in memoria di uno scout (m. 795).
Poi, dopo tanta roccia, percorriamo un tratto su sterrato. Davanti, ma ancora lontana, cominciamo a vedere Codera.
Con qualche gradino raggiungiamo un'altra cappelletta contenente un dipinto raffigurante un crocifisso e alcuni quadretti (m. 810).
Dopo un tratto pianeggiante, ci abbassiamo di una ventina di metri e continuiamo ancora in piano.
Poi riprendiamo a scendere con alcuni tornanti gradinati che conducono verso una tettoia paravalanghe (m. 755).
Troviamo poi, in alto a destra, alcune croci a ricordo di persone cadute nel baratro.
Con lievi saliscendi in piano superiamo un bosco e alcuni grossi blocchi di pietra franati.
Vediamo un cartello che ricorda il pericolo di caduta massi, poi passiamo sotto una grande roccia che si sporge sopra le nostre teste (m. 760).
Subito dopo raggiungiamo un altra tettoia sopra la quale scolano vari rivoli d'acqua (Gröndan dal mut).
Dopo quest'altro tratto coperto, torniamo a salire, superiamo una piccola croce in memoria di un boy scout, e raggiungiamo una cappellina dedicata alla Madonna
(m. 777).
Quasi in piano attraversiamo un boschetto e poi, in leggera salita, raggiungiamo il cimitero di Codera (m. 795). A destra c'è una cappella affrescata con una
madonna, dei santi e alcuni scheletri che ammoniscono: "Ciò che noi fummo un dì voi siete adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso". A sinistra tre
pietre squadrate invitano ad un po' di riposo.
Subito dopo lasciamo a sinistra la cappelletta delle Grazie. Già vediamo l'imponente campanile, staccato dal corpo della chiesa di S. Giovanni Battista, che
preannuncia l'arrivo a Codera.
Superiamo un rivolo che attraversa il cammino e raggiungiamo le prime case dell'abitato. Sulla destra, nella piazza della chiesa, c'è il Rifugio
La Locanda.
Tra le case, troviamo sulla sinistra, una dopo l'altra, due fontane.
Arriviamo ad un bivio. A sinistra si va verso il Rifugio Osteria Alpina. Proseguiamo invece sulla destra passando a valle del paese.
Arrivati all'altezza dell'Osteria Alpina (che vediamo in alto a sinistra) troviamo sulla destra l'inizio del sentiero ben segnalato che conduce a Cii, al
Tracciolino e a San Giorgio.
Superata un'altra fontana, raggiungiamo la stazione di interscambio della teleferica che sale a Codera e riparte per Bresciadega. Siamo giunti al termine del
paese.
Inizia qui una nuova strada sterrata, di recente costruzione (e peraltro incompiuta) che percorre la vallata a volte costeggiando il vecchio sentiero, ma spesso
sovrapponendosi allo stesso e facendone scempio.
Ritroviamo il bosco. Da sinistra scende un sentiero che proviene dal centro di Codera.
Superiamo un piccolo torrente e raggiungiamo un bivio. Possiamo prendere il sentiero a sinistra che passa accanto ad una cappellina o continuare con la sterrata
che scorre più in basso sulla destra. Più avanti i due tracciati si uniscono.
Al successivo bivio, caratterizzato da una piccola croce su un masso, possiamo scegliere tra la strada a sinistra e il sentiero a destra.
Continuiamo con il sentiero e ben presto troviamo sulla sinistra la cappellina di S. Rocco (m. 845).
Passiamo tra le case e stalle della località Corte tra le quali ci sono una fontana e una presa d'acqua per i pompieri.
Poco dopo raggiungiamo l'edificio della ex-centralina (che un tempo conteneva le turbine che fornivano energia elettrica a Codera) davanti al quale c'è una
fontana.
In leggera salita ci riportiamo sulla sterrata che arriva da sinistra e riprendiamo a salire.
A sinistra vediamo una panca in pietra. A destra scorre il torrente Codera. La pendenza aumenta. Sulla destra, in alto, oltre il torrente, vediamo il
Tracciolino interrotto da una frana.
In leggera salita raggiungiamo il Funtanin (m. 900), una fresca sorgente la cui acqua sgorga sotto un masso sulla sinistra e poi, incanalata, passa sotto
la sterrata per andare a gettarsi nel torrente. Sul masso c'è una targa a ricordo del sottotenente Patrini. Sull'altro lato della stradina vediamo una piccola
croce su un masso.
Continuiamo in leggera salita e poco più avanti vediamo alcune chiuse utilizzate per la captazione delle acque del Codera.
Di tanto in tanto troviamo delle canaline in legno, poste di traverso al percorso, per lo scolo delle acque. La vegetazione è ormai ridotta a qualche betulla.
Lasciamo a sinistra un baitello (m. 940), poi con un tratto su grosse pietre sistemate artificialmente raggiungiamo un corso d'acqua originato da una cascata
che vediamo in alto a sinistra. L'acqua e poca e pertanto riusciamo ad evitare il guado camminando sulle pietre che affiorano (m. 975).
Sulla opposta sponda del torrente, più in alto, vediamo le baite di Balenich.
Alla destra della sterrata ritroviamo il vecchio sentiero che scorre parallelo.
Dopo un tratto in salita, superiamo senza problemi il torrentello della Val di Càsar e raggiungiamo la cappella del Sabiun (m. 1040).
A questo punto abbiamo due possibilità.
Possiamo continuare con la sterrata e guadare (in caso di acqua abbondante) l'impetuoso torrente che scende dalla Balèniga; oppure salire a sinistra con un
sentiero, attraversare il torrente con un ponticello traballante, passare per le vecchie case di Saline e Piazzo (ormai disabitate) per poi scendere verso un
altro ponte dove le due varianti si uniscono.
Scegliamo la seconda soluzione e saliamo alla sinistra del torrente ignorando una vecchia indicazione che segnala il Rifugio Brasca sulla destra (probabilmente
si riferisce al vecchio sentiero basso).
Lasciamo a sinistra alcuni vecchi baitelli utilizzati in passato come ricovero per gli animali.
Arriviamo al ponte, lungo e stretto e con due funi ai lati come protezione. Al nostro passaggio ondeggia sensibilmente. A sinistra vediamo il profondo intaglio
nella montagna dal quale esce l'acqua del torrente.
Arrivati sull'altra sponda saliamo tra due bassi muretti di pietra verso Saline (m. 1085).
Superate le case, gli orti e anche una presa d'acqua per i pompieri continuiamo in salita con un sentiero con il quale raggiungiamo una cappella contenente un
affresco raffigurante una madonna con bambino (m. 1120).
Più in alto a sinistra ci sono le case di Piazzo e una fontana.
In piano tra i prati, superata una rudimentale panca, ci immettiamo su una stradina sterrata che parte proprio da Piazzo.
Percorriamo un tratto in discesa e poi in leggera salita arriviamo ad un ponte, poco prima del quale da destra sale la sterrata dell'altro percorso (m. 1130).
Superiamo il ponte, corto e largo, e in leggera salita ne raggiungiamo un altro, lungo e stretto, con il quale passiamo alla destra del torrente.
Continuiamo in leggera salita, tra i larici e raggiungiamo Stoppadura dove troviamo alcune vecchie case di pietra, una fontana ed una presa d'acqua per i
pompieri (m. 1180).
Con percorso praticamente pianeggiante superiamo un cancello in legno che troviamo aperto.
Vediamo due curiosi segnavia con tettuccio che segnalano il Rifugio Bresciadega a 5 minuti di cammino e il Rifugio Brasca a 30 minuti.
Poi, in leggera salita, lasciamo a destra un baitello e una casa. In cima ad un palo c'è uno strano anemometro a forma di aeroplano.
Nuovamente in piano, tra pini ed abeti, arriviamo alla piana di Bresciadega e al relativo abitato (m. 1214).
Il primo edificio è il Rifugio Bresciadega davanti al quale ci sono una cappella ed una panca in pietra.
Tempo impiegato: ore 3.30 - Dislivello: m. +1020 -122
Data escursione: maggio 2009
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