Rifugio Brasca

Il Rifugio Luigi Brasca è situato all'Alpe Coeder, un’amena radura tra splendidi abeti in alta Val Codera.
E' circondato da alte vette; in particolare alla sua destra (sudest), al culmine della Val Spassato (o Valle d'Arnasca) distinguiamo nettamente il Passo Ligoncio (m. 2557) tra le Cime del Pizzo dell'Oro (m. 2695) da un lato e della Sfinge (m. 2802) e il Pizzo Ligoncio (m. 3032) dall'altro.

Il percorso qui descritto costituisce la Prima Tappa del Sentiero Roma.

Con la statale 36 arriviamo a Novate Mezzola.
Un centinaio di metri dopo la stazione ferroviaria giriamo a destra (est) in Via Ligoncio e percorriamo questa strada per circa un chilometro. Giunti ad un incrocio, proseguiamo diritto con Via al Castello che termina circa trecento metri più avanti dopo aver superato una cappelletta votiva, alcune panchine e una fontana.
Alcuni cartelli indicano se i rifugi della valle (La Locanda, Osteria Alpina, Bresciadega e Brasca) sono aperti o chiusi. Una bacheca riporta una cartina della zona e un'altra parla del Castello di Codera. Ci troviamo infatti in località Castell. I segnavia indicano: Codera a ore 2, Bresciadega a ore 3.30, Rifugio Brasca a ore 4.
Lasciamo la macchina in un ampio piazzale sterrato e ci incamminiamo (m. 316).

Saliamo alcuni gradini in cemento e, passando tra due case, imbocchiamo la bella mulattiera con gradoni di pietra che ci porterà fino a Codera.
Entriamo nel bosco. Dopo alcuni passi con poca pendenza riprendiamo a salire (m. 340).
Presso una curva a destra iniziano le protezioni a valle realizzate con paletti di ferro che reggono due cavi.
Percorriamo un tratto con pochissima pendenza su sterrato, senza le protezioni, e cominciamo a vedere tra gli alberi il Lago di Novate Mezzola.
Poi torniamo a salire i gradini della mulattiera e per un po' ci accompagnano le protezioni a valle.
Percorriamo un tornante sinistrorso (m. 360) subito seguito da uno destrorso.
Il lento susseguirsi di tornanti prosegue e dopo altri sei tornanti la pendenza aumenta (m. 405).
Percorriamo un tratto con le protezioni alla destra che termina al successivo tornante sinistrorso (m. 425). Subito dopo superiamo un tornante destrorso.
Dopo un altro tornante sinistrorso ricominciamo le protezioni che terminano al successivo destrorso.

Il primo faticoso tratto termina accanto ad una cappelletta in località Söra i Sasei (m. 440). La cappelletta di colore rosa contiene alcuni quadretti ed è situata all'esterno del tornante. Bella la vista sul sottostante Lago di Novate Mezzola.
La mulattiera prosegue con alcune serpentine su fondo acciottolato.
Successivamente, con una svolta a sinistra, riprende la sequenza di tornanti (m. 455). Ora però i gradini sono spesso separati da uno spazio acciottolato. Percorriamo così otto tornanti tra alberelli di robinia e cespugli di erica.
Poi riprendiamo a salire con i gradini di pietra (m. 505). Dopo sei tornanti, alla destra troviamo un grande castagno (m. 540).
Superato il successivo tornante destrorso passiamo sotto dei fili (m. 550).
Percorriamo pochi passi quasi in piano su sterrato e torniamo a salire. Superiamo due tornanti sinistra-destra (m. 560).
In leggera salita percorriamo un tratto parte su pietre e parte su sterrato.
Superiamo un tornante sinistrorso e riprendiamo a salire nel castagneto (m. 570).
Dopo il successivo tornante destrorso, alla destra troviamo un masso ed un castagno molto vecchio.
Con delle serpentine arriviamo ad un tornante destrorso dove vediamo un bollo bianco rosso sopra il quale qualcuno ha aggiunto una scritta poco leggibile (m. 585).
La pendenza aumenta. Tra gli alberi ci sono dei massi.
Dopo un tornante sinistrorso passiamo accanto ad un vecchio castagno del quale praticamente rimane solo la corteccia (m. 595).
Proseguiamo con altri cinque tornanti dx-sx-dx-sx-dx poi la pendenza diminuisce un poco.

Troviamo un'altra mulattiera che si stacca a sinistra. Una freccia rossa e una scritta su un masso indicano che da quella parte si va alla frazione Montagnola. Un cartello giallo avverte: "Pericolo caduta sassi. Evitare le soste prolungate". Sulla parete alla sinistra vediamo un segnavia a bandierina e una placchetta quadrata del Sentiero Life. Alla destra riprendono le protezioni a valle con dei paletti di ferro che, in questo tratto, reggono tre cavi (m. 635).
Dopo un breve tratto quasi in piano su pietrisco, riprendiamo a salire con gradini di pietra. In questo punto le protezioni hanno quattro cavi. Bella la vista sul Lago di Novate.
La pendenza aumenta. Ora la parete di roccia alla sinistra è più distante dalla mulattiera.
Le protezioni tornano ad avere tre cavi (m. 655).
Percorriamo due tornanti ravvicinati sinistra-destra e poi un ampio tornante sinistrorso. Qui la mulattiera mostra i segni del rifacimento dopo una frana che la aveva seriamente danneggiata (m. 670).
Proseguiamo in leggera salita con una parete rocciosa alla sinistra mentre dall'altro lato, oltre la protezione, il pendio precipita verticalmente.

Giriamo poi a sinistra e sotto una roccia sporgente vediamo un vecchio scavatore abbandonato (m. 685).
Continuiamo in modo abbastanza ripido. Alla sinistra ci sono alcuni grandi massi.
All'esterno di un tornante sinistrorso su di un masso vediamo il n. 617 scritto in rosso. Le protezioni a valle terminano.
Subito dopo percorriamo un tornante destrorso e proseguiamo su gradini di pietra ben sistemati.
Presso una curva a destra troviamo delle vecchie protezioni con paletti, prima di legno e poi di ferro, che reggono due cavi. Qui camminiamo con poca pendenza, con una parete di roccia alla sinistra e un verticale precipizio alla destra (m. 710).
Terminate le protezioni continuiamo tra gli alberi.
Torniamo poi a salire con protezioni alla destra realizzate con dei paletti di ferro e due cavi.

Presso un tornante sinistrorso, raggiungiamo la cappelletta del Suradöö contenente un affresco semi cancellato dal tempo. Sulla destra c'è una piccola croce a ricordo di uno sfortunato viandante. E' un bel luogo panoramico al culmine di uno sperone roccioso (m. 720). Vale la pena sostare un attimo e riprendere fiato ammirando nel frattempo il Monte Legnone, il Lago di Mezzola e il Torrente Codera nel fondovalle.
Percorriamo un breve tratto in discesa.
Continuiamo quasi in piano, dapprima su sterrato e poi su sterrato e pietre, tra castagni e betulle. Alla destra, poco più in basso vediamo un baitello tra gli alberi (m. 715).
Proseguiamo in leggera salita e poco dopo alla destra ricominciano le protezioni.
Percorriamo un tratto in leggera discesa con un bel precipizio alla destra, terminato il quale continuiamo quasi in piano su sterrato e senza le protezioni.
Dopo una curva alla destra torniamo a salire con dei gradini di pietra. Percorriamo tre tornanti sx-dx-sx.
Il successivo tornante destrorso ha una base di rinforzo in pietre (m. 730).
Alla sinistra ora c'è una parete di roccia mentre alla destra ripartono le protezioni a valle.
Giriamo due volte a sinistra (m. 750).
Alla destra troviamo un vecchio castagno del quale ormai è rimasta solo la corteccia.
Ora la mulattiera è incassata tra due muretti di pietra.

Arriviamo alle prime case di Avedee (m. 770). Sulla seconda casa vediamo un affresco e la scritta "per grazia ricevuta".
Poco dopo alla sinistra ci sono altre quattro vecchie costruzioni, forse stalle. Passiamo sotto i fili della corrente.
Continuiamo quasi in piano e alla destra ripartono le protezioni, questa volta con tre cavi.
Dopo un tratto in leggera salita, proseguiamo quasi in piano.
Percorriamo una curva a sinistra oltre la quale torniamo a camminare con poca pendenza. Attorno ci sono dei prati. Alla destra scorrono i cavi di una teleferica.
A sinistra, oltre i prati, vediamo le altre case di Avedee, ben allineate. Lasciamo a sinistra una cappella dedicata a S. Antonio (m. 795).
Alla destra troviamo dapprima una fontana con una vasca di legno e poi una croce sopra un masso in memoria di uno scout diciannovenne.
Poi, dopo tanta roccia, percorriamo un tratto quasi in piano su sterrato tra castagni, faggi e betulle. Davanti, ma ancora lontana, cominciamo a vedere Codera.
Proseguiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita con qualche gradino di pietra e con delle protezioni alla destra formate da paletti di ferro che reggono tre cavi.

Alla sinistra troviamo un'altra cappelletta contenente un affresco semi cancellato dal tempo raffigurante un crocifisso e due santi. Ci sono anche alcuni quadretti (m. 815).
Camminando dapprima quasi in piano su sterrato e poi in salita su pietra, percorriamo un ampio tornante sinistrorso.
Cominciamo a scendere.
Percorriamo una curva verso destra assecondando la montagna.
Dopo un tratto senza protezioni a valle queste ripartono. Proseguiamo in leggera discesa e poi quasi in piano. Alla destra c'è una grossa pietra alla quale sotto stati attaccati i due cavi di protezione (m. 795).
Scendiamo con dei gradini. Ora i cavi delle protezioni sono tre.
Superiamo un tornante destrorso subito seguito da uno sinistrorso (m. 780).
Continuiamo in discesa con altri quattro tornanti ravvicinati dx sx dx sx, presso l'ultimo dei quali c'è una protezione in legno.

Raggiungiamo la prima galleria paramassi e la percorriamo quasi in piano con la parete rocciosa della montagna alla sinistra mentre alla destra tra un pilastro di cemento e il successivo ci sono due sbarre di ferro (m. 760).
Terminata la galleria, alla destra ricominciano i paletti di protezione con tre cavi.
Con lievi saliscendi superiamo un bosco, mentre le protezioni terminano.
Lasciamo a sinistra le pietre di una vecchia frana.
Subito dopo percorriamo una curva a destra. Prima della successiva curva a sinistra, ricominciamo le protezioni con paletti di ferro che reggono due cavi.
Quasi in piano, passando tra due rocce, giriamo a sinistra.
Continuiamo con altri lievi e brevi saliscendi poi quasi in piano attraversiamo una zona con dei massi franati.
Riprendiamo a salire con dei gradini. Alla sinistra c'è la parete di roccia e alla destra le protezioni con paletti di ferro e 3 cavi. Un cartello giallo avverte: "Pericolo caduta sassi. Evitare le soste prolungate".
Dopo pochi passi in piano (m. 770) torniamo a scendere.

Quasi in piano, su sterrato, passiamo sotto una roccia sporgente (m. 760) oltre la quale arriviamo alla seconda galleria paramassi, analoga alla precedente, sopra la quale scolano vari rivoli d'acqua (Gröndan dal mut).
Dopo quest'altro tratto coperto proseguiamo con delle protezioni alla destra con paletti di ferro che reggono inizialmente due cavi e poi tre.
Riprendiamo a salire. All'esterno di un tornante sinistrorso troviamo una piccola croce in memoria di un boy scout. Poco sopra, su di un masso, ci sono anche una Madonna con Bambino e una targa ricordo sulla quale leggiamo: "La morte non esiste più, hai vinto tu".

Più avanti troviamo sulla destra una cappella. Una scritta nella parte alta la fa risalire al 1777 e spiega come ottenere una indulgenza (m. 777).
Giriamo a sinistra, usciamo dal bosco e continuiamo quasi in piano su sterrato con delle protezioni alla destra formate da paletti di ferro che reggono tre cavi.
Poi torniamo tra gli alberi. Alla sinistra c'è un muretto di pietre mentre alla destra non ci sono più le protezioni che però ricominciamo poco più avanti quando riprendiamo a salire con dei gradini.

Più avanti sulla destra troviamo una piccola croce e una cappella affrescata con una madonna, dei santi e alcuni scheletri che ammoniscono: "Ciò che noi fummo un dì voi siete adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso". A sinistra tre pietre squadrate invitano ad un po' di riposo. Subito dopo, alla destra, c'è il piccolo cimitero di Codera (m. 795).
Poco dopo lasciamo a sinistra la cappelletta delle Grazie contenente tre affreschi, la scritta "Misericordia" e una statuetta del Sacro Cuore.
Proseguiamo quasi in piano su sterrato. Alla sinistra troviamo dapprima una piccola croce e poi una fontanella con acqua sorgiva.
Continuiamo con poca pendenza su fondo roccioso, accompagnati alla sinistra da un muro di pietre e poco dopo cominciamo a vedere il campanile di Codera davanti a noi.
Proseguiamo in salita. In basso a destra c'è un prato. Ora la mulattiera è inerbita. Un rivolo la attraversa. Un cartello ci da il benvenuto a Codera.

Raggiungiamo la piazzetta. Alla sinistra c'è la chiesa di S. Giovanni Battista e poco più avanti il campanile. Alla destra c'è il Rifugio La Locanda (m. 825).
Poco più avanti troviamo una fontana con vasca alla sinistra. Attraversiamo l'abitato; lasciamo a sinistra l'Oratorio e troviamo un'altra fontana.
Arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano davanti: Rifugio Brasca a ore 2 (sentiero A6); Val Ladrogno, Bivacco Casorate Sempione a ore 3.45 (sentiero A7): dietro Novate a ore 1.30. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Osteria Alpina. Proseguiamo diritto passando a valle del paese.
Arrivati all'altezza dell'Osteria Alpina (che vediamo in alto a sinistra) troviamo sulla destra l'inizio del sentiero ben segnalato che conduce a Cii, al Tracciolino e a San Giorgio.
Superata un'altra fontana, raggiungiamo la stazione della teleferica. Siamo arrivati al termine del paese.

Inizia qui una nuova strada sterrata, di recente costruzione (e peraltro incompiuta) che percorre la vallata, a volte costeggiando il vecchio sentiero, ma spesso sovrapponendosi allo stesso e facendone scempio.
Ritroviamo il bosco. Da sinistra scende il sentiero che proviene dal centro di Codera.
Cominciamo a sentire il Torrente Codera ma per il momento non lo vediamo. Percorriamo un tratto allo scoperto. Alla sinistra c'è un prato nel quale vediamo un doppio palo dell'Enel. Alla destra, sull'altro lato della valle, vediamo la frana che ha interrotto il Tracciolino.
Percorriamo una curva a destra attraversando il letto di un torrente che troviamo in secca e raggiungiamo un bivio. Possiamo prendere il sentiero a sinistra che passa accanto ad una cappellina, contenente un affresco raffigurante una Madonna con Bambino, ma preferiamo continuare con la sterrata che dopo un tornante sinistrorso prosegue con un muro di contenimento alla sinistra.
Dopo un tratto in leggera discesa tra alberi e prati, continuiamo in leggera salita. Un cartello raccomanda di non entrare nei prati da sfalcio.
Poco dopo ritroviamo il sentiero che scende dalla sinistra.

Al successivo bivio, caratterizzato da una piccola croce su un masso, possiamo scegliere tra la strada a sinistra e il sentiero a destra. Un cartello indica a destra la Centralina.
Seguendo la sterrata si passa accanto alla piazzola per l'elicottero. Prendiamo invece il sentiero e poco dopo troviamo sulla sinistra la cappellina di S. Rocco (m. 845).
Passiamo tra le case e stalle della località Corte tra le quali ci sono una fontana e una presa d'acqua per i pompieri.
Poco dopo raggiungiamo un'altra fontana e l'edificio della ex-centralina che un tempo conteneva le turbine che fornivano energia elettrica a Codera. Ora è utilizzato dagli scout come campo base.
Poi, in leggera salita, ci riportiamo sulla sterrata.

Proseguiamo in leggera salita. Di tanto in tanto troviamo delle canaline in legno, poste di traverso al percorso, per lo scolo delle acque. Attorno ci sono dei massi. La vegetazione è ormai ridotta a qualche betulla. Un ruscello attraversa la sterrata passandole sotto in un tubo. Un cartello segnala il pericolo di piene improvvise; altri ne troveremo in seguito sulla riva del torrente (m. 865).
Continuiamo in salita. Sull'altro lato della vallata, oltre il torrente, vediamo una torretta, due case e alcuni ruderi.
Proseguiamo con poca pendenza. Alla destra vediamo un grosso tubo bianco che, appoggiandosi ad un grande masso situato proprio nel mezzo del torrente, lo attraversa. Sull'altra sponda vediamo un baitello (m. 880).
Superiamo il letto di un ruscello in secca (m. 895).
Proseguiamo con un muretto, realizzato con grandi pietre, alla sinistra, camminando quasi in piano o in leggera salita.
Terminato il muretto, troviamo un grande masso alla sinistra (m. 905).
Torniamo a salire. Sull'altra sponda del torrente vediamo un baitello.
Con pochi passi scendiamo verso il letto di un ruscello che troviamo in secca e risaliamo. Dall'altra parte del torrente vediamo una torretta.

Quasi in piano raggiungiamo il Funtanin, una fresca sorgente la cui acqua sgorga sotto un masso sulla sinistra e poi, incanalata, passa sotto la sterrata per andare a gettarsi nel torrente. Sul masso c'è una targa a ricordo del sottotenente Patrini. Ci sono anche un tavolo in legno e delle panche mentre sull'altro lato della stradina vediamo una piccola croce su di un masso e più avanti una bacheca (m. 900).
Proseguiamo in leggera salita tra erba, cespugli e pochi alberi e poco più avanti vediamo alcune chiuse utilizzate per la captazione delle acque del Codera (m. 940).
Superiamo un gruppetto di betulle lasciando a sinistra una piccola baita mentre alla destra alcuni massi ammucchiati semi nascondono altri baitelli e un rudere.
Riprendiamo a salire (m. 965).

Poco più avanti la sterrata si divide in due stradine che procedono parallele e, dopo il superamento del letto di un torrente che troviamo in secca, si riuniscono (m. 975).
Continuiamo con poca pendenza, circondati dalle betulle e, dopo una curva a destra, riprendiamo a salire.
Un ruscello attraversa la sterrata passandole sotto (m. 1000).
Proseguiamo in leggera salita tra pochi alberi e cespugli di ginestra.
Dopo un tratto in leggera discesa, ne percorriamo un altro quasi in piano.
Continuiamo con poca pendenza tra le betulle. Alla sinistra troviamo una colata di pietre.
Vediamo un ruscello che scorre alla destra, parallelo alla strada e al torrente. Lasciamo a sinistra un'altra colata di pietre franate.
In salita raggiungiamo il torrentello della Val di Càsar. Recentemente alla sinistra è stato costruito un ponticello, parallelo alla strada, con il quale è possibile evitare il guado.

Raggiungiamo la cappella del Sabiun situata all'ombra di un acero in una zona fresca in quanto battuta dalla corrente d'aria proveniente dalla gola della Balèniga (m. 1050).
A questo punto abbiamo due possibilità. Possiamo continuare con la sterrata e guadare (in caso di acqua abbondante) l'impetuoso torrente che scende dalla Balèniga; oppure salire a sinistra con un sentiero, attraversare il torrente con un ponticello traballante, passare per le vecchie case di Saline e Piazzo (ormai disabitate) per poi scendere fino a ritrovare la sterrata.

Scegliamo la seconda soluzione, sicuramente più appagante, e saliamo alla sinistra del torrente seguendo i bolli bianco rossi, tra erba e cespugli.
Poi alla sinistra tra gli alberi vediamo un baitello in pietra e alcuni ruderi utilizzati in passato come ricovero per gli animali (m. 1065).
Ci avviciniamo al torrente della Balèniga.
Arriviamo al ponte, lungo, stretto, con due funi ai lati come protezione e con un tubo nero sospeso sul lato destro. Al nostro passaggio ondeggia sensibilmente. A sinistra vediamo il profondo intaglio nella montagna dal quale proviene il torrente (m. 1075).
Arrivati sull'altra sponda, su di un cartello verde leggiamo: "Vietato far dondolare il ponte. I trasgressori avranno quel che si meritano".
Giriamo a sinistra e costeggiamo il torrente in leggera salita.
Poi pieghiamo a destra e saliamo con dei gradini tra due bassi muretti di pietre sovrapposte.
Poco dopo, in leggera salita, arriviamo a Saline (m. 1095).
Due frecce rosse ci mandano a sinistra. Superate le case, gli orti e anche una presa d'acqua per i pompieri, continuiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita tra gli alberi.
Giriamo poi a sinistra, quasi in piano. Alla destra vediamo il Torrente Codera sul fondovalle.
Entriamo in un bosco e riprendiamo a salire. Quando ne usciamo alla sinistra troviamo una cappelletta con un affresco raffigurante una Madonna con Bambino.
Quasi in piano, tra l'erba di un prato, ci dirigiamo verso le case di Piazzo che troviamo sulla sinistra.
Il sentiero si divide; possiamo continuare verso sinistra passando tra le case, dove c'è anche una fontana, oppure proseguire diritto aggirando il piccolo borgo (m. 1130).
Poi in discesa rientriamo nel bosco. Quasi in piano superiamo un rivolo che troviamo in secca.
Poco dopo ritroviamo la sterrata che arriva dalla destra (m. 1120).

Continuiamo in leggera salita attorniati da un bosco, inizialmente formato solo da betulle.
Ignoriamo un sentiero che scende alla destra verso il torrente.
Attraversiamo un affluente del Codera con un vecchio ponte che ha dei paletti di ferro che reggono due cavi ai lati (m. 1135).
Dopo un tratto in salita proseguiamo quasi in piano (m. 1150).

Poi in leggera salita raggiungiamo un altro ponte, di recente costruzione, con muretti di pietra ai lati, con il quale attraversiamo il Torrente Codera. Alla sua sinistra c'è ancora il vecchio ponticello di legno con paletti di ferro che reggono due cavi ai lati (m. 1145).
Continuiamo in leggera salita. Alla destra troviamo un tavolone di legno e relative panche. Un cartello informa che i lavori stradali sono stati realizzati con il contributo della comunità europea.
Lasciato a sinistra uno slargo, proseguiamo tra gli alberi, in prevalenza larici, e piccoli prati.

Raggiungiamo Stoppadura dove troviamo delle case di pietra, quasi tutte ben sistemate, e una fontana con vasca in legno (m. 1180).
Proseguiamo praticamente in piano con alberi ai lati della sterrata.
Vediamo il torrente che compie alcuni saltelli.
Un cancelletto in legno e tre pali bloccano il transito. Un cartello raccomanda di richiudere dopo il passaggio (m. 1195).
Troviamo due curiosi segnavia con tettuccio che segnalano il Rifugio Bresciadega a 5 minuti di cammino e il Rifugio Brasca a 30 minuti.
Poi, in leggera salita, lasciamo a sinistra un ponticello di tronchi che attraversa il torrente e termina con un cancelletto.
Proseguiamo quasi in piano. Alla destra tra gli alberi vediamo una casa. In cima ad un palo c'è uno strano anemometro a forma di aeroplano (m. 1205).
Ignoriamo una strada che scende al torrente.

Arriviamo alla piana di Bresciadega e al relativo abitato (m. 1214).
Il primo edificio alla destra è il Rifugio Bresciadega davanti al quale ci sono una cappelletta ed una panca in pietra.
Continuiamo lasciando sfilare alla nostra destra le altre case e una chiesetta. Alcuni segnavia indicano a destra il sentiero A8 che sale alla Forcola dei Pianei e successivamente al Bivacco Casorate Sempione in ore 3.45.
Lasciamo a destra una fontana con lavatoio.
Un rivolo attraversa la strada passandole sotto. Proseguiamo tra i larici.
Ora alla destra ci sono un grande prato, altre case e un lavatoio.
Alla sinistra troviamo un'altra fontana con vasca in legno e una presa d'acqua per i pompieri.

Terminate le case ci addentriamo in una pineta, fitta e assai umida a giudicare dall'abbondante muschio, interrotta di tanto in tanto da qualche piccolo prato (m. 1230).
Superiamo il letto di un torrente in secca.
Ignoriamo una stradina che si stacca verso sinistra.
Alla destra in un prato vediamo una casa; un cartello informa che si tratta della "Base Scout La Casera". C'è anche una fontana l'acqua della quale cade in una vasca di legno.
Poi torniamo allo scoperto e camminiamo tra l'ampio letto del torrente e il bosco (m. 1245).
Alla destra una porticina di legno conduce in un locale interrato.
Rientriamo nella pineta e, in leggera salita, arriviamo ad uno prato sulla destra dove un cartello indica il divieto di campeggio.
Proseguiamo praticamente in piano e dopo una curva a sinistra superiamo un ponticello di legno (m. 1275).
Poco più avanti ne troviamo un altro, gettato sopra il Torrente Arnasca. Sulla destra, dopo una lunga striscia di prato tra gli alberi, vediamo la bianca costruzione del Rifugio Brasca.
Dopo il ponte la stradina piega a destra e continua in leggera salita tra pascoli e abeti.
Alla destra vediamo le due cascate gemelle dell'Arnasca sormontate dal grande monolite del Sas Carlasc accanto al quale è situato il Bivacco Valli.
Poco dopo arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 4.30 - Dislivello: m. +1100 -112
Data escursione: luglio 2013

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Bivacco Pedroni-Dal Prà (m. 2592) in ore 3.30 (sent. 12)
  • al Passo Trubinasca (m. 2701) in ore 4.30 (sent. 12)
  • al Passo Porcellizzo (m. 2862) in ore 5 (sent. 12)
  • al Passo della Teggiola (m. 2490) 3.45 in ore (sent. 15)
  • all'Alpe Averta (m. 1957) in ore 1.50 (sent. 10)
  • al Passo dell'Oro (m. 2574) in ore 3.50 (sent. 10)
  • al Passo Barbacan (m. 2598) in ore 3.50 (sent. 10)
  • al Bivacco Valli (m. 1920) in ore 2 (sent. 9)
  • al Passo Ligoncio (m. 2557) in ore 4 (sent. 9)
  • al Rifugio Omio (m. 2100) in ore 5


Dati del Rifugio Brasca

Altezza:
m. 1304
Gruppo:
Val Chiavenna
Ubicazione:
Alpe Coeder
Comune:
Novate M. - SO
Carta Kompass:
92 C5
Coordinate Geo:
46°15'55"N
9°31'56"E
Gestore:
Francesca Adobati
Telefono gestore:
0343 62075
Telefono rifugio:
339 7176620
Posti letto:
48
Apertura:
giugno-settembre
Pagina aggiornata
il: 13/07/2013
Il Rifugio Brasca Arrivo al rifugio La santella davanti al rifugio Il gruppo del Ligoncio Traballante ponticello sul Torrente Baleniga La Valle Baleniga a Saline Baite a Stoppadura Il Torrente Codera

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