Rifugio Nicola

Il Rifugio Nicola è situato sul versante nord dei Piani di Artavaggio accanto alla caratteristica piramide del Monte Sodadura che lo sovrasta.

Primo itinerario: dalla strada per il Culmine S. Pietro
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino al colle del Balisio. Qui prendiamo a destra la provinciale 64 Prealpina Orobica con la quale dopo aver superato Maggio e Moggio deviamo a destra verso il Culmine San Pietro.
Passiamo accanto alla stazione a valle della funivia e proseguiamo per 5.3 chilometri fino ad incontrare sulla sinistra una stradina agro silvo pastorale, chiusa da una sbarra, ove parcheggiamo l'auto (m. 1200).

Il punto di partenza può essere raggiunto anche dalla Val Brembana imboccando a Sedrina (Val Brembilla) o a S. Giovanni Bianco (Val Taleggio) la provinciale 24.
Superata Vedeseta continuiamo fino a raggiungere il Culmine S. Pietro (m. 1258) e poi discendiamo il versante della Valsassina per km. 1.4 fino a trovare sulla destra la sterrata di cui sopra.

Un segnavia indica i rifugi: Aurora, Nicola e Cazzaniga-Merlini.
Fatti alcuni passi entriamo in una bella faggeta e ignoriamo un sentiero che sulla sinistra scende verso "Baita Nuova".
Dopo una curva a sinistra in leggera salita usciamo dal bosco, poi, in piano, passiamo accanto ad alcune grandi rocce.
Ignoriamo una sterrata sulla sinistra, chiusa da una sbarra (cartello divieto di accesso) e procediamo in lieve salita.
Ora possiamo volgere lo sguardo verso il punto di partenza e vedere il bosco e la montagna che abbiamo aggirato.
La strada è abbastanza ampia per cui gli alberi raramente riescono a coprirla interamente.

Ad un tornante a destra la salita si accentua leggermente, poi torna ad essere lieve.
Un cartello indica sulla destra "Baita Loz" ma non ne vediamo il sentiero.
In piano ora fiancheggiamo delle rocce e poi riprendiamo leggermente a salire.
Nuovamente in piano, percorrendo un tratto senza alberi, possiamo godere di una buona veduta sulla vallata sottostante.
Ancora in leggera salita, poi in piano ignorando un sentiero che scende sulla sinistra verso la "Baita Trona".

Riprendiamo a salire; in vista di un tornante, superiamo in piano due piccoli ruscelli che scendono dalla montagna e attraversano la strada.
A sinistra è indicato un sentiero "Moggio Trona"; lo ignoriamo come pure un altro all'esterno del tornante.
Continuiamo alternando altri tratti in piano e in lieve ascesa poi uno squarcio tra gli alberi ci regala una bella veduta del Resegone (m. 1875) e del Due Mani (m. 1657).

Più avanti in piano ad un tornante, vediamo lo Zuccone Campelli (m. 2159) di fronte a noi.
Proseguendo riusciamo a scorgere in alto a sinistra, dall'altra parte della vallata, la stazione di arrivo della funivia.
Ora percorriamo un lungo pezzo quasi rettilineo in lieve salita, verso la fine del quale scorgiamo tra gli alberi alla nostra sinistra, l'imponente piramide del monte Sodadura (m. 2010) e alla sua sinistra il candido doppio tetto del Rifugio Nicola.
Poco dopo riusciamo a distinguere, più in basso a sinistra anche la costruzione rosata del Sassi Castelli.
Siamo finalmente alla testata della valle ove termina il bosco.

Qui troviamo una sbarra verde alzata e un fontanile presso il quale parte sulla destra una stradina che si dirige verso un gruppo di case.
Continuiamo invece piegando a sinistra e procedendo tra i prati; di fronte a noi c'è il Sodadura.

Arriviamo a un quadrivio. Un cartello indica:
- davanti a noi Artavaggio a ore 0.30, la Casera Campelli a ore 1.30 e i Piani di Bobbio a ore 2.45;
- prima deviazione a destra: area sosta Maesimo a ore 0.15, Culmine S. Pietro sentiero alto a ore 1.40 e basso a ore 1.15;
- seconda deviazione a destra: Vedeseta a ore 2.30, Avolasio a ore 2, Sella a ore 1.
Procediamo diritto e troviamo subito un'altra indicazione per il Sassi Castelli.
Dopo un breve tratto in salita nel quale rientriamo nel bosco, torniamo in piano e vediamo alcuni cartelli che ricordano che siamo in una zona faunistica a maggior tutela.

Oltre il bosco, il percorso prosegue tra prati e pascoli.
Un altro segnavia indica i rifugi Sassi Castelli e Cazzaniga Merlini.
Vediamo per la prima volta il segnavia 21, poi attraversiamo una conca prativa in vista dei vari rifugi dei Piani di Artavaggio.
Risalendo la china passiamo accanto ad alcune case e ignoriamo un sentiero sulla sinistra che si dirige verso il Rifugio Sassi Castelli.

Arrivati ai Piani di Artavaggio ci immettiamo sulla strada sterrata che a sinistra va verso la funivia e a destra verso i rifugi posti nella parte più alta dei piani. Un segnavia indica in quest'ultima direzione: i Rifugi Nicola e Cazzaniga a ore 0.45, la Casera Campelli a ore 1 e i Piani di Bobbio a ore 2.15. Il Rifugio Casari invece è davanti a noi, raggiungibile con una stradina.
Continuando il nostro cammino superiamo l'albergo Sciatori e la chiesa.
Un segnavia segnala sulla destra il sentiero per il Rifugio Gherardi a ore 1.30 e la bocchetta Regadur (sent. 101) a ore 2.15.
Poco dopo un altro cartello indica: m. 1644; rifugi Nicola e Cazzaniga a ore 0.30, monte Sodadura a ore 1.
Sulla destra un sentiero sale direttamente al Rifugio Aurora lungo quella che d'inverno è una pista da sci.

Passiamo sotto uno skilift, vediamo altre segnalazioni che indicano i rifugi della zona, e superiamo una costruzione.
Possiamo tagliare quasi tutti i tornanti risalendo i prati per tracce di sentiero, accorciando un poco il cammino.
Ignoriamo una stradina che sale a sinistra verso uno skilift e con un tratto un po' più ripido arriviamo all'altezza del Rifugio Aurora dal quale siamo però separati da una valletta.
Questo rifugio si può raggiungere tramite un sentiero che scende un poco fino ad un ponticello di legno, superato il quale si gira a destra; oppure continuando fino al successivo tornante dove si può prendere una stradina sempre a destra.

Continuiamo invece il nostro cammino lungo la sterrata.
Dopo un tornante facciamo pochi passi in discesa e poi riprendiamo a salire ora con pendenza un po' più accentuata.
Infine dopo aver percorso l'ultimo tratto, più ripido e su fondo in cemento, arriviamo alla meta.

Tempo impiegato: ore 2.35 - Dislivello: m. 670
Data escursione: giugno 2004
 
Secondo itinerario: dal Culmine S. Pietro con il sentiero alto/estivo (tratti esposti)
Segnavia DOL (dorsale orobica lariana).
Località di partenza è il Culmine S. Pietro (m. 1258) raggiungibile dalla Valsassina o dalla Val Brembana come descritto all'inizio del primo itinerario.
Al passo tra i vari segnavia individuiamo quello che indica Artavaggio da Maesimo: percorso alto/estivo in ore 2.30 e percorso basso/invernale in ore 2.10.

Ci incamminiamo su un bel sentiero lastricato con mattoncini traforati verso la chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo.
Il percorso principale si dirige a sinistra ma preferiamo incamminarci a destra in modo da passare accanto alla chiesa davanti alla quale ci sono alcune panche in pietra. Più avanti ci sono una fontana con acqua sorgiva, cinque tavoli e altre panche.
Con un sentierino tra l'erba torniamo sul percorso principale entrando nel bosco. Sulla destra vediamo il Resegone.
Poco dopo il sentiero è bloccato e più avanti vediamo una casa. Una freccia in legno indica di risalire un poco a sinistra con un sentierino.
Aggirato l'edificio arriviamo a un bivio; una palina segnavia indica a sinistra il sentiero alto (Zucco Maesimo a ore 1.40, Maesimo area sosta a ore 1.50) e a destra quello basso (Maesimo area sosta a ore 1.30, Piani Artavaggio a ore 2.10).

Andiamo a sinistra in salita tra i prati e poi continuiamo quasi in piano. Il sentiero è poco evidente.
Superiamo un filo che fa da recinzione ad una zona dove pascolano delle mucche e poi puntiamo verso un rudere (forse una ex cappella).
Raggiungiamo una vasca utilizzata come abbeveratoio per gli animali e poi, sempre tra i prati, cominciamo a salire.
Attraversiamo un gruppo di alberi e poi ne costeggiamo un altro.
Saliamo ripidamente mentre lo sguardo si apre sempre più sulla sottostante vallata.
Costeggiamo un dirupo, protetti da alcuni spuntoni di roccia, poi pieghiamo a sinistra e continuiamo a salire.
Arrivati in cima (m. 1435) entriamo nel bosco per uscirne subito dopo aver percorso un tratto in discesa.

In lieve salita contorniamo un burrone e rientriamo nel bosco di faggi.
Superata una radura seguiamo dei bolli e una freccia di colore azzurro con la scritta Artavaggio tracciata su un albero.
Poi usciamo dal bosco e iniziamo a scendere ripidamente contornando un altro dirupo dal quale spuntano dei monoliti calcarei.
Dopo un tratto quasi in piano, riprendiamo a scendere e rientriamo nel bosco (m. 1410). Più in basso a sinistra tra gli alberi c'è una baita.
Percorriamo pochi passi in salita allo scoperto e poi in discesa ancora nel bosco.
Il sentiero ora è più stretto; continua in piano ed è un po' esposto.
Una breve deviazione sulla destra conduce a una sorgente coperta da un tettuccio in legno; sentiamo dell'acqua gorgogliare ma purtroppo non esce nulla.

Tornati sul nostro sentiero riprendiamo a salire ripidamente.
Troviamo un bivio; due strani segnavia a forma di croce indicano di proseguire sulla sinistra.
Continuiamo a salire a zig-zag; il sentiero e ancora più ripido e più esposto. Con alcuni gradini in legno arriviamo in cima alla salita (m. 1565).
Dopo alcuni passi in piano riprendiamo a salire tra i prati.
Superiamo alcune vallette dove è possibile trovare cespugli di more e lamponi poi proseguiamo in salita con poca pendenza.
Arriviamo così in cima allo Zucco di Maesimo (m. 1649; anche se un segnavia indica erroneamente 1680).
Di fronte vediamo i piani di Artavaggio.

Iniziamo a scendere dapprima nel bosco e poi allo scoperto.
In basso troviamo l'area di sosta di Maesimo (m. 1545); ci sono un tavolo con panche sistemato tra alcuni spuntoni di roccia e un cartello che parla della fauna alpina.
Poco più avanti c'è una palina segnavia che indica
- nella direzione da cui proveniamo: percorso alto/estivo, Zucco di Maesimo a 0.20, Culmine S. Pietro a 1.30;
- diritto di fronte a noi: Artavaggio a 0.40, Casera Campelli a 1.40, Piani di Bobbio a 3;
- sulla destra: percorso basso/invernale, baita Corna a 0.20, Culmine S. Pietro a 1.10.

Continuiamo risalendo il versante prativo del dosso di fronte a noi.
In cima c'è la Casera Maesimo (m. 1577), vale a dire una baita e una stalla.
Le aggiriamo e troviamo una sterrata sulla quale ci incamminiamo in leggera discesa fino a un quadrivio (m. 1535).
Qui incontriamo la stradina che sale da Vedeseta e la sterrata agro silvo pastorale descritta nel primo itinerario con la quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 3.15 - Dislivello: m. 792 (salita) e m. -180 (discesa)
Data escursione: settembre 2006
 
Terzo itinerario: dal Culmine S. Pietro con il sentiero basso/invernale
Segnavia DOL e n. 21 con bandierina rosso bianco gialla.
La prima parte di questo itinerario è comune a quello alto/estivo precedentemente descritto.

Al bivio dove i due percorsi si dividono andiamo a destra in piano (m. 1280).
Superata una baita, imbocchiamo una sterrata che scende ripidamente a sinistra (cartello 21 DOL).
Raggiunta una stalla, continuiamo con il fondo in cemento fino a trovare un piccolo ruscello che passa sotto la strada.
Tornati su fondo sterrato, in leggera discesa raggiungiamo le vecchie case della frazione Roncajola (m. 1237) tra le quali c'è anche una fontana.
Oltre le case, con un sentiero in discesa ci addentriamo in un bosco di noccioli.
Poi in piano superiamo alcuni rivoli d'acqua che scendono dal monte alla nostra sinistra.

Proseguiamo in una bella faggeta alternando tratti in piano ad altrettanti brevi saliscendi; nel complesso rimaniamo quasi alla stessa quota.
Sulla sinistra troviamo una grande roccia sulla quale sono stati tracciati dei segnavia che indicano Artavaggio nella nostra direzione.
Dopo altri saliscendi passiamo accanto ad un'altra parete rocciosa.
Poi, superato un ruscello che attraversa il sentiero, usciamo dal bosco (m. 1300).

Con un tratto in salita arriviamo ad un ampia radura dove il sentiero è poco visibile.
Seguendo i segnavia raggiungiamo dapprima un abbeveratoio per gli animali e poi la Baita Corna (m. 1341).
Dopo la baita la traccia quasi scompare.
Raggiungiamo un grande faggio e poi passiamo sotto un filo che recinge una zona a pascolo.
Ora il sentiero torna ad essere ben marcato.

Circondati da vari arbusti e alberelli arriviamo ad un bivio ed andiamo a destra.
Rientriamo nel bosco e ricominciamo a salire in modo abbastanza ripido.
Il sentiero è talmente fangoso da costringerci a camminare per un lungo tratto ai suoi lati tra l'erba.
Tornati su fondo asciutto, continuiamo con maggiore pendenza. Alcuni gradini in legno agevolano il cammino.
Ripassiamo sotto il filo della recinzione e continuiamo in leggera salita tra prati e qualche abete.
Il sentiero si divide per tornare a riunirsi poco più avanti.
Ora saliamo ripidamente. Troviamo una fontana con abbeveratoio ed un tavolo di legno con relative panche.
Continuando in lieve salita arriviamo all'incontro con il sentiero alto poco sotto l'area di sosta di Maesimo (m. 1545).

Come descritto nel secondo itinerario, continuiamo salendo a destra alla Casera Maesimo (m. 1577) e scendendo l'altro versante del dosso fino al quadrivio (m. 1535) ove incontriamo la sterrata descritta nel primo itinerario con la quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 2.55 - Dislivello: m. 747 (salita) e m. -135 (discesa)
Data escursione: settembre 2006
 
Quarto itinerario: con la funivia Moggio-Artavaggio + sterrata
I Piani di Artavaggio sono raggiungibili con la funivia che sale da Moggio (m. 891).
Dopo alcuni anni di chiusura, l'impianto di risalita è stato riattivato nell'estate del 2006.
Ricordo però che la funivia è in funzione solo nel periodo estivo e in quello invernale.
Gli orari sono: 8.30-12.15 e 13.30-17 mentre il costo del biglietto di sola andata è di 6 euro e A/R 10 euro.

Dalla stazione a monte ci incamminiamo in piano lungo la sterrata.
Dopo pochi minuti arriviamo ai Rifugi Baita della Luna e Sassi Castelli.
Ignoriamo la stradina sulla sinistra che va direttamente a questi rifugi e con la sterrata ci abbassiamo un poco.
Di fronte abbiamo l'albergo Sciatori, a sinistra c'è il Rifugio Casari mentre più in alto vediamo il Rifugio Aurora.
Poco dopo raggiungiamo l'edificio della ex scuola di sci, ora adibito a punto di riferimento per il soccorso alpino, accanto al quale si stacca sulla sinistra la stradina che porta al Rifugio Casari. Poco più avanti, dalla destra arriva la stradina descritta nel primo itinerario con la quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 0.50 - Dislivello: m. 226
Data escursione: dicembre 2012
 
Quinto itinerario: da Moggio con il sentiero n. 24
Alla rotonda di Moggio (quella con la caratteristica fontana in legno) prendiamo a sinistra Via Rancilio, passiamo davanti al Municipio e poi giriamo a destra in Via Roncaiolo. Qui ci sono già dei segnavia che indicano i rifugi dei Piani di Artavaggio.
Percorriamo questa strada in lieve salita fino ad incontrare sulla sinistra una stradina che sale con il fondo in cemento (m. 900). I segnavia indicano il sentiero 24 (bandierine di colore rosso bianco giallo) e i rifugi Sassi Castelli, Nicola e Cazzaniga Merlini.

Lasciata l'auto ai bordi della strada ci avviamo in salita sulla stradina all'inizio della quale ci sono un crocefisso e una panchina.
Saliamo abbastanza ripidamente tra un bosco con diversi cespugli di more e una recinzione metallica.
Al termine della salita continuiamo su fondo sterrato ignorando un'altra stradina che arriva dalla sinistra.
Più avanti raggiungiamo un bosco di faggi e castagni.
Arrivati ad uno slargo, ignoriamo un sentiero sulla destra in discesa e proseguiamo in lieve salita contornando delle rocce di colore bruno. Di fonte, in alto, vediamo la stazione a monte della funivia.
Ora gli alberi che ci circondano sono solo faggi. Un rivolo passa sotto la stradina.
In leggera discesa superiamo una valletta e un ruscello che scende da sinistra e passa sotto la sterrata.
Continuiamo in lieve salita tra faggi e betulle. Poco dopo troviamo un altro ruscello che, ben incanalato, attraversa il nostro cammino.

Saliamo circondati da una recinzione fatta con pali di legno e filo metallico.
Al primo tornante passiamo accanto ad una casa (m. 995); ora gli alberi sono più radi e la pendenza è minore. Camminiamo tra alberi di castagno ben allineati.
Dopo una curva a sinistra, accanto ad una vecchia stalla, riprendiamo a salire e ci troviamo di fronte allo Zuccone Campelli.
Finita la recinzione, proseguiamo quasi in piano tra i prati.

Arrivati ad una curva a sinistra, lasciamo la sterrata, che termina poco dopo alla Cascina Combi, e continuiamo diritto, seguendo i segnavia, con un piccolo sentiero (m. 1050).
Quasi in piano, tra i faggi, arriviamo al guado di un torrente. L'acqua non è molta e lo superiamo senza problemi.
Terminato il bosco, saliamo in modo abbastanza ripido tra prati e qualche albero.
Poi, lasciati a destra una vecchia stalla e un rudere (m. 1095), rientriamo nel bosco.
Dopo un tratto meno ripido, riprendiamo a salire e giungiamo ad un bivio (m. 1130). Una freccia gialla, seminascosta da un nocciolo, indica Artavaggio a destra.
Continuiamo quasi in piano tra radi alberi con bella vista sulla sottostante Moggio.
Percorriamo ora un lungo tratto in piano; aggiriamo un ansa della montagna e poi vediamo sulla destra in lontananza due piloni della funivia che sale ad Artavaggio.
Contorniamo uno scosceso e alberato pendio, lasciamo a destra una roccetta aguzza e passiamo tra altre due rocce (m. 1185).
Il sentiero si divide; possiamo salire verso sinistra seguendo una freccia gialla oppure aggirare un masso a destra. I due rami si riuniscono subito. Continuiamo sul roccioso sentiero e, in leggera salita, raggiungiamo un bivio (m. 1215). Da destra arriva il sentiero descritto più sotto (vedi il sesto itinerario).

Passiamo sotto i fili della corrente e continuiamo con alcuni tratti più o meno ripidi tra gruppi di faggi alternati a noccioli o altri alberelli.
Raggiungiamo una grande roccia. In un anfratto c'è una madonnina.
Superiamo un bivio ove è indifferente prendere da una parte o dall'altra perché subito le due varianti si riuniscono (m. 1340).
Ci avviciniamo ad una grande parete salendo tra i faggi con ripidi tornanti.
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a salire sempre alla destra della parete.
Superiamo due rudimentali panche fatte con delle traversine e, dopo un gruppo di faggi, continuiamo in leggera salita tra radi alberelli.
Il sentiero nuovamente si divide e riunisce (m. 1400), poi continua ripido tra i faggi.
Usciamo allo scoperto, tra radi alberelli, poi superiamo un altro boschetto. La pendenza ora è lieve.

Tra prati e qualche albero, seguendo i fili della corrente, raggiungiamo il vecchio Rifugio I Bocia, una grande costruzione a quattro piani ora in disuso (m. 1510).
Sulla destra c'è una grande pietra sulla quale, a ricordo di una persona deceduta, è stata posta una targa con questa poesia a firma Thomas Merton: "A mio fratello. Dolce fratello s'io non dormo i miei occhi sono fiori per la tua tomba; s'io non posso mangiare il mio pane, i miei digiuni vivranno come salici dove sei morto. Se nella canicola non trovo acqua per la mia sete, la mia sete diverrà fonte per te, povero viaggiatore. Vieni, nella mia fatica trova il riposo, e nei miei dolori posa la testa, o meglio, prendi la mia vita e il mio sangue e acquistati un letto migliore. Oppure prenditi il mio respiro e la mia morte e acquistati un miglior riposo."

Oltre la radura nella quale è situato l'edificio proseguiamo quasi in piano tra erba e radi alberi. Un segnavia indica il Rifugio Nicola.
Poco dopo troviamo un ometto ed un triangolo giallo di plastica appeso ad un albero che segnalano il sentiero descritto nell'ottavo itinerario che si stacca alla sinistra. Continuiamo diritto.
Riprendiamo lievemente a salire. Troviamo una indicazione per il Rifugio Sassi Castelli nella nostra direzione di marcia.
Passiamo sotto i fili della corrente. La pendenza aumenta. Entriamo in una faggeta.
Continuiamo poi in leggera salita ed usciamo dal bosco.
Superiamo alcuni tornantini abbastanza ripidi e arriviamo ad un bivio (m. 1575). Il percorso ufficiale è segnalato a sinistra ma possiamo anche andare diritto; infatti poco dopo le due varianti tornano ad unirsi.
Quasi in piano ripassiamo sotto i fili tra prati e alberelli.
Raggiungiamo una grande pietra (m. 1605) sulla quale vediamo l'indicazione verso destra per il Rifugio Sassi Castelli.
Proseguiamo diritto tra i prati e seguiamo uno skilift per bambini.
Di fronte a noi c'è l'albergo Sciatori mentre più in alto a sinistra già vediamo il Rifugio Aurora.
Poco dopo raggiungiamo l'edificio della scuola di sci ed il bivio al quale perviene la stradina descritta nel primo itinerario con la quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 970
Data escursione: ottobre 2007
 
Sesto itinerario: da Moggio (tornante dopo la funivia)
A Moggio, superata la stazione a valle della funivia, continuiamo sulla strada per il Culmine S. Pietro fino al primo tornante dove lasciamo la macchina in un parcheggio sulla sinistra (m. 860).
Un segnavia indica il Rifugio Sassi Castelli a ore 2.00 e il Rifugio Aurora a ore 2.30.
Ci incamminiamo verso un'area pic-nic con vari tavoloni e panche ignorando una stradina che sale a sinistra.
Con una sterrata entriamo nel bosco. Alla destra c'è il torrente e a sinistra una bacheca della pro loco.
Più avanti usciamo dal bosco e passiamo sotto i cavi dell'alta tensione. Qui ci sono altri 3 tavoli e panche e una fontana che butta un esile filo d'acqua. In alto a destra vediamo i cavi della funivia.
Sulla destra c'è una stradina segnalata da una freccia bianca che porta a guadare il torrente. La ignoriamo in quanto si tratta di un percorso MTB che retrocede poi sull'altro versante del torrente. Continuiamo invece diritto con un piccolo sentiero.
Percorso un tratto tra i cespugli rientriamo nel bosco e, volgendo le spalle al torrente, saliamo ripidamente a sinistra.
La salita termina quasi subito, ignoriamo un sentiero sulla destra in discesa e continuiamo quasi in piano immettendoci su di una sterrata con la quale continuiamo verso destra.

Superiamo un rivolo che passa intubato sotto la strada.
Poco dopo raggiungiamo un'area di sosta con una fontana, un tavolone e relative panche (m. 940).
La stradina prosegue in salita su fondo in cemento; possiamo prendere una scorciatoia tra i prati che la taglia prima a sinistra e poi a destra.
Tornati su fondo sterrato, ignoriamo una stradina sulla sinistra e arriviamo ad un ponticello con delle transenne di colore verde.
Anche dopo il ponte c'è una stradina sulla sinistra ma continuiamo diritto come indicano una freccia gialla e la scritta Artavaggio.
Raggiungiamo una piccola radura e continuiamo sulla sinistra con un sentiero che poco dopo si sdoppia.

E' indifferente prendere l'una o l'altra direzione in quanto poco dopo i due rami si ricongiungono.
Entriamo nel bosco e ci avviciniamo al torrente nel quale vediamo scorrere solo un filo d'acqua.
Ora la pendenza aumenta. Superiamo i cavi di due teleferiche, uno dei quali passa accanto al sentiero ad altezza d'uomo.
Superata una rudimentale panca fatta con una vecchia traversina ferroviaria, raggiungiamo un masso sul quale c'è la scritta "Bocia" e una freccia di colore verde nella nostra direzione di marcia (m. 1045).
Troviamo un'altra panca-traversina che precede di poco un masso con una scritta di colore azzurro che indica il Rifugio Cazzaniga.
Percorriamo un tratto quasi in piano e poi saliamo con alcuni ripidi tornanti allontanandoci dal torrente.

Dopo un tratto con minore pendenza troviamo su un sasso la scritta Ca Rov. e una freccia che indica a destra un poco evidente sentiero (m. 1110).
Quasi in piano scavalchiamo il letto di un torrentello asciutto e riprendiamo a salire abbastanza ripidamente poi, con minore pendenza raggiungiamo un'altra panca-traversina.
Dopo un tratto abbastanza ripido ne troviamo un'altra. Ai lati del sentiero ci sono alcuni grossi massi.
Infine raggiungiamo il sentiero n. 24 (bandierine di colore rosso bianco giallo) che arriva da sinistra (m. 1215) con il quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 1010
Data escursione: ottobre 2007
 
Settimo itinerario: da Pizzino
Con la statale 470 della Val Brembana arriviamo fino a S. Giovanni Bianco dove imbocchiamo sulla sinistra la provinciale 25 della Val Taleggio.
Percorso il primo tratto assai pittoresco, che sembra scavato nella roccia, arriviamo a Sottochiesa dove prendiamo sulla destra la strada che sale a Pizzino.
Pochi metri prima di arrivare al cartello che segnala l'inizio del paese, voltiamo a destra (la segnaletica indica: Arighiglio, S. Antonio, Retaggio, Capo Foppa).
Dopo tre chilometri e mezzo incontriamo sulla sinistra il segnavia che indica l'inizio della nostra escursione.

Possiamo arrivare fin qui anche dalla Valsassina con la strada che transita per il Culmine S. Pietro.
Durante il periodo invernale il passo potrebbe essere chiuso e comunque sarebbe poco prudente avventurarsi con neve e ghiaccio su questa strada che, in buona parte, è priva di protezioni a valle.
Dalla provinciale 62 della Valsassina, imbocchiamo la provinciale 64 che sale a Moggio e al Culmine.
Proseguiamo poi scendendo in Val Taleggio (la strada è diventata ora la provinciale 25) e superiamo Vedeseta e Taleggio. Al bivio prima di Olda andiamo a sinistra (segnaletica: Bergamo e S. Giovanni) e proseguiamo fino a Sottochiesa dove prendiamo sulla sinistra la strada che sale a Pizzino.
Continuiamo poi come descritto più sopra e arriviamo al punto di partenza della nostra escursione.

Lasciamo la macchina ai bordi della strada (m. 1280). Sulla sinistra c'è una bacheca che mostra una cartina della DOL (Dorsale Orobica Lecchese).
Alcuni segnavia indicano: il Rifugio Gherardi (sentiero 120) a ore 1, la bocchetta Regadur (sentiero 120) a ore 1.45, il passo Baciamorti (sentiero 153) a ore 1.30.

Possiamo prendere il sentiero sulla sinistra che risale per prati, a mezza costa, in direzione di una baita in disuso oltre la quale, con un breve zig-zag in ripida ascesa, ci immettiamo sul percorso principale.
Questo invece, indicato anche da segnavia di colore rosso-bianco-rosso, inizia davanti a noi: una bella mulattiera che parte all'ombra dei noccioli.
Ben presto superiamo un doppio tornantino, poi ad un bivio giriamo a sinistra e ci inoltriamo in una faggeta.

Al bivio successivo invece andiamo a destra.
Inizia qui un lungo traversone a mezza costa per prati, durante il quale i due percorsi si congiungono.
Poi pieghiamo a destra e risaliamo il versante prativo della montagna in direzione di una casa bianca.
Quella che da qui si vede non è la cima del monte, infatti, dopo esserci arrivati, il percorso prosegue con un tratto quasi in piano e poi riprende a salire.
Dopo aver raggiunto la cima di un dosso, dapprima vediamo la bandiera del Gherardi e poi il rifugio e, attraversato il pianoro, lo raggiungiamo (m. 1650). Un segnavia indica i piani di Artavaggio a ore 1.20.

Proseguiamo dietro al Gherardi tra pascoli e alcune pozze d'acqua e in pochi minuti raggiungiamo l'ex-Rifugio Battisti (m. 1685) che da alcuni anni è diventato una casa privata.
Qui troviamo alcuni segnavia che indicano a sinistra: il sentiero DOL per Artavaggio a ore 1.10; a destra: il sentiero 101 per la bocchetta Regadur a ore 0.20 e il Rifugio Cazzaniga a ore 1.20.

Andiamo a destra tra i prati, in leggera salita, e raggiungiamo una vecchia frana.
Saliamo ripidamente verso destra, tra i cespugli, agevolati da alcuni gradini in legno. Un cartello indica che il sentiero è stato recentemente sistemato con i fondi della Comunità Europea.
Con minore pendenza, passiamo poi sull'altro versante, a monte della frana.
Il sentiero ora si snoda a mezza costa alternando tratti quasi in piano ad altri in salita.
Poi saliamo tra i prati seguendo alcune frecce e raggiungiamo la Baita Regadur (m. 1853) accanto alla quale alcuni segnavia indicano a sinistra: i Rifugi Nicola e Cazzaniga; a destra: il Passo Baciamorti e Cassiglio.
Dopo un altro tratto in salita, continuiamo in piano e raggiungiamo una fontana con due vasche (m. 1875). Da sinistra scende un sentiero.
Torniamo a salire e poi continuiamo in piano, a mezza costa.
Seguiamo alcune frecce e, in leggera salita, cominciamo a vedere davanti a noi il M. Sodadura.
Ci abbassiamo un poco per raggiungere l'ampio Passo Sodadura che attraversiamo in piano tra le due piramidi del Pizzo Araralta (m. 2006) alle nostre spalle e del M. Sodadura (m. 2010) di fronte a noi.

Poi, in leggera salita, iniziamo ad aggirare il monte sulla destra. Su di un masso vediamo una indicazione per il Rifugio Nicola.
Continuiamo con brevi saliscendi, lasciando a sinistra il sentiero segnalato che sale in cima al monte.
Infine cominciamo a vedere davanti a noi il Rifugio Cazzaniga Merlini e poi, alla sua sinistra, il Nicola.

Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 590
Data escursione: ottobre 2003
 
Ottavo itinerario: da Moggio (variante sentiero n. 24)
Questa è una variante alla parte finale del sentiero n. 24 (vedi il quinto itinerario).
Come precedentemente descritto arriviamo all'ex Rifugio I Bocia, ora in disuso (m. 1510).
Oltre l'edificio proseguiamo quasi in piano tra erba e radi alberi. Un segnavia indica il Rifugio Nicola.

Poco dopo troviamo un ometto ed un triangolo giallo di plastica appeso ad un albero che segnalano un sentiero che si stacca alla sinistra. Prendiamo questo sentiero che inizia in salita attorniato dall'erba mentre gli alberi sono un poco più a lato.
Poi rientriamo nel bosco e alla sinistra troviamo un grande masso tondeggiante con una freccia ed una scritta di colore azzurro che indicano verso destra il Rifugio Cazzaniga ANA.
Subito percorriamo una curva a destra (m. 1520).
Dopo un ampio tornante destrorso la salita si accentua ma solo per un tratto (m. 1530).
Con poca pendenza percorriamo un tornante sinistrorso poi torniamo a salire.
Superiamo due tornanti destra-sinistra vicini tra loro (m. 1540).
Vediamo un bollo azzurro su di una pietra situata in mezzo al sentiero.
Camminiamo sopra delle radici affioranti e troviamo un'altra pietra con un bollo azzurro nel mezzo del sentiero.
Percorriamo un tornante destrorso (m. 1555).

In sentiero si divide; alla sinistra alcune radici formano dei gradini. Pochi metri più avanti si ricompone.
Fuori dal bosco percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1570).
Davanti, in alto, vediamo spuntare dal terreno delle pietre; quella centrale è più alta delle altre.
Giriamo a destra e rientriamo nel bosco.
Continuiamo con due tornanti sinistra-destra a poca distanza l'uno dall'altro (m. 1585).
Attorno al sentiero c'è una fascia di erba mentre gli alberi sono un poco più a lato.
Superiamo, uno dopo l'altro, due zig-zag sinistra-destra (m. 1615).

Presso il successivo zig-zag troviamo una palina con un segnavia che indica il Rifugio Cazzaniga-Merlini e una pietra con una striscia azzurra (m. 1620).
Con serpentine appena accennate, attraversiamo un prato e passiamo tra due pietre con i bolli azzurri. Nel prato, su di ogni masso o pietra sono stati dipinti i bolli.
Percorriamo due tornanti sinistra-destra vicini tra loro (m. 1635).
Con minore pendenza ne superiamo un altro sinistrorso passando accanto ad un masso sul quale vediamo i bolli azzurri ed il segnavia 24 su di una bandierina giallo-bianco-rossa.

Dopo un tornante destrorso entriamo in una faggeta (m. 1645).
Proseguiamo in salita.
Ignoriamo una traccia di sentiero che esce alla destra e continuiamo con un tornante sinistrorso incassato nel terreno circostante (m. 1660).
Percorriamo uno zig-zag destra-sinistra. Attraversiamo un prato.
Superiamo due tornanti destrorsi (m. 1670).
Stiamo camminando in un bosco ma gli alberi non riescono a chiudere lo spazio sopra al sentiero e così in alto possiamo vedere il cielo.
Dopo un breve tratto abbastanza ripido percorriamo un tornante sinistrorso.
La pendenza diminuisce un poco. Il sentiero si divide e subito si ricompone.
Continuiamo dapprima con alcune serpentine e poi con due tornanti sinistra-destra (m. 1690).
Dopo una curva a sinistra torniamo tra gli alberi e ne percorriamo un'altra a destra (m. 1700).
Proseguiamo, tra erba e radi alberi, con delle serpentine. Per un breve tratto il sentiero è incassato nel terreno circostante.
Dopo alcuni passi in ripida salita continuiamo con minore pendenza (m. 1710).
Percorriamo una curva a sinistra.

Alla sinistra troviamo un masso sopra al quale delle piccole pietre formano un ometto. Su questo masso sono stati dipinti una freccia, i bolli azzurri e la scritta ANA (m. 1720).
Subito dopo sbuchiamo sulla sterrata che collega i Piani di Artavaggio (verso destra) alla Casera Campelli (verso sinistra).
Andiamo a sinistra, quasi in piano.
Dopo pochi passi percorriamo una curva a destra e continuiamo in leggera salita tra prati e qualche albero.
Ora alla sinistra ci accompagna una parete di roccia mentre dall'altro lato c'è una conca prativa (m. 1730).
Proseguiamo quasi in piano con alcune roccette da entrambi i lati.

Presso un tornante sinistrorso lasciamo la sterrata e prendiamo un sentiero che si stacca alla destra (m. 1745). Un cartello infatti indica a destra il Rifugio Cazzaniga Merlini e già possiamo vederlo in lontananza appollaiato in cima ad uno sperone roccioso.
Con un sentierino tra l'erba attraversiamo un prato, dapprima quasi in piano e poi in salita.
Il sentiero si divide e si ricompone.
Continuiamo quasi in piano con lievi saliscendi.

Il rifugio scompare alla vista (m. 1760).
Con poca pendenza superiamo una curva a destra.
Dopo una curva a sinistra riprendiamo a salire. In alcuni punti il fondo è roccioso (m. 1770).
Lasciamo a sinistra un ometto. Per un breve tratto il sentiero è incassato nel terreno circostante.
Subito giriamo a destra con un tornante.
Percorriamo una curva a sinistra ed un tratto incassato camminando su fondo roccioso.

Dopo una curva a destra torniamo a vedere il Rifugio Cazzaniga (m. 1795).
Con poca pendenza percorriamo una curva a sinistra. In sentiero si divide e dopo alcuni metri si ricompone.
Torniamo a salire.
Con poca pendenza camminiamo tra prati e qualche cespuglio verso la rocca sulla quale è situato il rifugio.
Poi il sentiero piega a sinistra (m. 1840).
Presso una curva a destra passiamo accanto a dei massi sui quali vediamo dei bolli rossi.

Giunti ai piedi della rocca, proseguiamo in salita camminando su pietrisco (m. 1855).
Dopo alcuni passi con il sentiero incassato nel terreno circostante arriviamo ad un bivio dove troviamo un palo di ferro infisso tra alcune pietre (m. 1865). Andiamo a destra in quanto il sentiero sembra più agevole.
Percorriamo alcuni passi quasi in piano poi giriamo a sinistra e torniamo a salire.
Il sentiero si divide e subito si ricompone.
Lasciamo a sinistra alcune roccette.

Sbuchiamo in un prato (m. 1875). Dopo un breve tratto quasi in piano ci immettiamo su di un altro sentiero. Alla sinistra vediamo il Rifugio Cazzaniga e alla destra il Rifugio Nicola.
Proseguiamo verso destra con alcuni saliscendi.
Alla sinistra vediamo scorrere in parallelo la sterrata che collega i due rifugi.
Poi ci immettiamo sulla sterrata e raggiungiamo il Rifugio Nicola.

Tempo impiegato: ore 3.00 - Dislivello: m. 970
Data escursione: agosto 2015

Il rifugio è inoltre raggiungibile:
  • dai Piani di Bobbio (m. 1662) con il sentiero n. 30 degli stradini (alcuni tratti esposti con catene passamano) o con il sentiero n. 101 (valle dei mughi)
  • da Rava di Valtorta (m. 843) con il sentiero n. 103 in 3 ore
  • da Cassiglio (m. 602) con il sentiero 101 in 5 ore per il passo di Baciamorti, si costeggia il monte Araralta, si passa per la baita di Cabretondo e la bocchetta di Regadur

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Rifugio Cazzaniga-Merlini (m. 1889) in ore 0.10
  • al Rifugio Aurora (m. 1742) in ore 0.15
  • al Rifugio Casari (m. 1640) in ore 0.25
  • al Rifugio Sassi-Castelli (m. 1650) in ore 0.30
  • al Rifugio Baita della Luna (m. 1650) in ore 0.30
  • al Monte Sodadura (m. 2010) in ore 0.30
  • al Monte Araralta (m. 2006)
  • al Pizzo Baciamorti (m. 2009)
  • allo Zuccone Campelli (m. 2159) in ore 1
  • alla Cima di Piazzo (m. 2159) in ore 0.30
  • al Corna Grande (m. 2018) in ore 1


Dati del Rifugio Nicola

Altezza:
m. 1870
Gruppo:
Valsassina
Ubicazione:
Piani Artavaggio
Comune:
Moggio - LC
Carta Kompass:
105 C5
Coordinate Geo:
45°56'34.50"N
9°32'17.70"E
Gestore:
Angelo Esposito
Telefono gestore:
0341 917007
347 1472132
Telefono rifugio:
0341 997939
Posti letto:
25
Apertura:
15/6 - 15/9
24/12 - 10/1
e week end
Pagina aggiornata
il: 29/11/2016
Il Rifugio Nicola Il Rifugio Nicola Il Monte Sodadura e la chiesetta di Artavaggio Il Rifugio Cazzaniga (8° itinerario)

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