Rifugio Baita della Luna

Il Rifugio Baita della Luna sorge al margine meridionale dei Piani d'Artavaggio vicino alla stazione a monte della funivia che sale da Moggio.

Primo itinerario: dalla strada per il Culmine S. Pietro
Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino al colle del Balisio. Qui prendiamo a destra la provinciale 64 Prealpina Orobica con la quale dopo aver superato Maggio e Moggio deviamo a destra verso il Culmine San Pietro.
Passiamo accanto alla stazione a valle della funivia e proseguiamo per 5.3 chilometri fino ad incontrare sulla sinistra una stradina agro silvo pastorale, chiusa da una sbarra, ove parcheggiamo l'auto (m. 1200).

Il punto di partenza può essere raggiunto anche dalla Val Brembana imboccando a Sedrina (Val Brembilla) o a S. Giovanni Bianco (Val Taleggio) la provinciale 24.
Superata Vedeseta continuiamo fino a raggiungere il Culmine S. Pietro (m. 1258) e poi discendiamo il versante della Valsassina per km. 1.4 fino a trovare sulla destra la sterrata di cui sopra.

Un segnavia indica i Rifugi: Aurora, Nicola e Cazzaniga-Merlini.
Fatti alcuni passi entriamo in una bella faggeta e ignoriamo un sentiero che sulla sinistra scende verso "Baita Nuova".
Dopo una curva a sinistra in leggera salita usciamo dal bosco, poi, in piano, passiamo accanto ad alcune grandi rocce.
Ignoriamo una sterrata sulla sinistra, chiusa da una sbarra (cartello divieto di accesso) e procediamo in lieve salita.
Ora possiamo volgere lo sguardo verso il punto di partenza e vedere il bosco e la montagna che abbiamo aggirato.
La strada è abbastanza ampia per cui gli alberi raramente riescono a coprirla interamente.

Ad un tornante a destra la salita si accentua leggermente, poi torna ad essere lieve.
Un cartello indica sulla destra "Baita Loz" ma non vediamo il sentiero.
In piano ora fiancheggiamo delle rocce e poi riprendiamo leggermente a salire.
Nuovamente in piano e percorrendo un tratto senza alberi possiamo godere di una buona veduta sulla vallata sottostante.
Ancora in leggera salita, poi in piano ignorando un sentiero che scende sulla sinistra verso la "Baita Trona".
Riprendiamo a salire; in vista di un tornante, superiamo in piano due piccoli ruscelli che scendono dalla montagna e attraversano la strada.
A sinistra è indicato un sentiero "Moggio Trona"; lo ignoriamo come pure un altro all'esterno del tornante.
Continuiamo alternando altri tratti in piano e in lieve ascesa poi uno squarcio tra gli alberi ci regala una bella veduta del Resegone (m. 1875) e del Due Mani (m. 1657).

Più avanti in piano ad un tornante, vediamo lo Zuccone Campelli (m. 2159) di fronte a noi.
Proseguendo riusciamo a scorgere in alto a sinistra, dall'altra parte della vallata, la stazione di arrivo della funivia.
Ora percorriamo un lungo pezzo quasi rettilineo in lieve salita, verso la fine del quale scorgiamo tra gli alberi alla nostra sinistra, l'imponente piramide del Monte Sodadura (m. 2010) e alla sua sinistra il candido doppio tetto del Rifugio Nicola.
Poco oltre riusciamo a distinguere, più in basso a sinistra anche la costruzione rosata del Sassi Castelli.
Siamo finalmente alla testata della valle ove termina il bosco.

Qui troviamo una sbarra verde alzata e un fontanile presso il quale parte sulla destra una stradina che va verso un gruppo di case.
Continuiamo invece piegando a sinistra e procedendo tra i prati; di fronte a noi c'è il Sodadura.
Arriviamo a un quadrivio. Un cartello indica:
- davanti: Artavaggio a ore 0.30, Casera Campelli a ore 1.30, Piani di Bobbio a ore 2.45;
- prima deviazione a destra: area sosta Maesino a ore 0.15, Culmine S. Pietro sentiero alto a ore 1.40 e basso a ore 1.15;
- seconda deviazione a destra: Vedeseta a ore 2.30, Avolasio a ore 2, Sella a ore 1.
Procediamo diritto e troviamo subito un'altra indicazione per il Sassi Castelli.
Breve tratto in salita in cui rientriamo nel bosco poi, in piano, vediamo alcuni cartelli che ricordano che siamo in una zona faunistica a maggior tutela.

Oltre il bosco, il percorso prosegue tra prati e pascoli.
Un altro segnavia indica i Rifugi Sassi Castelli e Cazzaniga-Merlini.
Vediamo per la prima volta il segnavia 21, poi attraversiamo una conca prativa in vista dei vari rifugi dei Piani di Artavaggio.
Risalendo la china passiamo accanto ad alcune case, poi un segnavia informa di lasciare la stradina che prosegue verso l'Albergo Sciatori e di deviare a sinistra.
Saliamo tra i prati, seguendo pallide tracce di sentiero, tenendoci sulla destra di uno skilift.
In cima troviamo una sterrata e la seguiamo verso sinistra già in vista del rifugio che in breve raggiungiamo.

Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: m. 450
Data escursione: giugno 2004
 
Secondo itinerario: dal Culmine S. Pietro con il sentiero alto/estivo (tratti esposti)
Segnavia DOL (dorsale orobica lariana).
Località di partenza è il Culmine S. Pietro (m. 1258) raggiungibile dalla Valsassina o dalla Val Brembana come descritto all'inizio del primo itinerario.
Al passo tra i vari segnavia individuiamo quello che indica Artavaggio da Maesimo: percorso alto/estivo in ore 2.30 e percorso basso/invernale in ore 2.10.

Ci incamminiamo su un bel sentiero lastricato con mattoncini traforati verso la chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo.
Il percorso principale si dirige a sinistra ma preferiamo incamminarci a destra in modo da passare accanto alla chiesa davanti alla quale ci sono alcune panche in pietra. Più avanti ci sono una fontana con acqua sorgiva, cinque tavoli e altre panche.
Con un sentierino tra l'erba torniamo sul percorso principale entrando nel bosco. Sulla destra vediamo il Resegone.
Poco dopo il sentiero è bloccato e più avanti vediamo una casa. Una freccia in legno indica di risalire un poco a sinistra con un sentierino.
Aggirato l'edificio arriviamo a un bivio; una palina segnavia indica a sinistra il sentiero alto (Zucco Maesimo a ore 1.40, Maesimo area sosta a ore 1.50) e a destra quello basso (Maesimo area sosta a ore 1.30, Piani Artavaggio a ore 2.10).

Prendiamo a sinistra in salita tra i prati e poi continuiamo quasi in piano. Il sentiero è poco evidente.
Superiamo un filo che fa da recinzione ad una zona dove pascolano delle mucche e poi puntiamo verso un rudere (forse una ex cappella).
Raggiungiamo una vasca utilizzata come abbeveratoio per gli animali e poi, sempre per prati, cominciamo a salire.
Attraversiamo un gruppo di alberi e poi ne costeggiamo un altro.
Saliamo ripidamente e lo sguardo si apre sempre più sulla sottostante vallata.
Costeggiamo un dirupo, protetti da alcuni spuntoni di roccia, poi pieghiamo a sinistra e continuiamo a salire.
Arrivati in cima (m. 1435) entriamo nel bosco per uscirne subito dopo aver percorso un tratto in discesa.

In lieve salita contorniamo un burrone e rientriamo nel bosco di faggi.
Superata una radura seguiamo dei bolli e una freccia di colore azzurro con la scritta Artavaggio tracciata su un albero.
Usciti dal bosco iniziamo a scendere ripidamente contornando un altro dirupo dal quale spuntano dei monoliti calcarei.
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a scendere e rientriamo nel bosco (m. 1410).
Più in basso a sinistra tra gli alberi c'è una baita.
Percorriamo pochi passi in salita allo scoperto e poi in discesa nel bosco.
Il sentiero ora è più stretto; continua in piano ed è un po' esposto.
Una breve deviazione sulla destra conduce a una sorgente protetta da un tettuccio in legno; sentiamo dell'acqua gorgogliare ma purtroppo non esce nulla.

Tornati sul nostro sentiero riprendiamo a salire ripidamente.
Troviamo un bivio; due strani segnavia a forma di croce indicano di proseguire sulla sinistra.
Continuiamo a salire a zig-zag; il sentiero e ancora più ripido e più esposto poi con alcuni gradini in legno arriviamo in cima alla salita (m. 1565).
Dopo alcuni passi in piano riprendiamo a salire tra i prati.
Superiamo alcune vallette dove è possibile trovare cespugli di more e lamponi poi proseguiamo in salita con poca pendenza.
Arriviamo così in cima allo Zucco di Maesimo (m. 1649; anche se un segnavia indica erroneamente 1680). Di fronte vediamo i Piani di Artavaggio.

Iniziamo a scendere dapprima nel bosco e poi allo scoperto.
In basso troviamo l'area di sosta di Maesimo (m. 1545); ci sono un tavolo con panche sistemato tra alcuni spuntoni di roccia e un cartello che parla della fauna alpina.
Poco più avanti c'è una palina segnavia che indica
- nella direzione da cui proveniamo: percorso alto/estivo, Zucco di Maesimo a 0.20, Culmine S. Pietro a 1.30;
- diritto di fronte a noi: Artavaggio a 0.40, Casera Campelli a 1.40, Piani di Bobbio a 3;
- sulla destra: percorso basso/invernale, Baita Corna a 0.20, Culmine S. Pietro a 1.10.

Continuiamo risalendo il versante prativo del dosso di fronte a noi.
In cima c'è la Casera Maesimo (m. 1577), vale a dire una baita e una stalla.
Le aggiriamo e troviamo una sterrata sulla quale ci incamminiamo in leggera discesa fino a un quadrivio (m. 1535).
Qui incontriamo la stradina che sale da Vedeseta e la sterrata agro silvo pastorale descritta nel primo itinerario con la quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 2.40 - Dislivello: m. 572 (salita) e m. -180 (discesa)
Data escursione: settembre 2006
 
Terzo itinerario: dal Culmine S. Pietro con il sentiero basso/invernale
Segnavia DOL e n. 21 con bandierina rosso bianco gialla.
La prima parte di questo itinerario è comune a quello alto/estivo precedentemente descritto.

Al bivio dove i due percorsi si dividono andiamo a destra in piano (m. 1280).
Superata una baita, imbocchiamo una sterrata che scende ripidamente a sinistra (cartello 21 DOL).
Raggiunta una stalla, continuiamo con il fondo in cemento fino a trovare un piccolo ruscello che passa sotto la strada.
Tornati su fondo sterrato, in leggera discesa raggiungiamo le vecchie case della frazione Roncajola (m. 1237) tra le quali c'è anche una fontana.
Oltre le case, un sentiero in discesa si addentra in un bosco di noccioli.
Poi in piano superiamo alcuni rivoli d'acqua che scendono dal monte alla nostra sinistra.

Proseguiamo in una bella faggeta alternando tratti in piano ad altrettanti brevi saliscendi; nel complesso rimaniamo quasi alla stessa quota.
Sulla sinistra troviamo una grande roccia sulla quale sono stati tracciati i segnavia che indicano Artavaggio nella nostra direzione.
Dopo altri saliscendi passiamo accanto ad un'altra parete rocciosa.
Superato un ruscello che attraversa il sentiero usciamo dal bosco (m. 1300).

Con un tratto in salita arriviamo ad un ampia radura dove il sentiero è poco visibile.
Seguendo i segnavia raggiungiamo dapprima un abbeveratoio per gli animali e poi la Baita Corna (m. 1341).
Dopo la baita la traccia quasi scompare.
Raggiungiamo un grande faggio e poi passiamo sotto un filo che recinge una zona a pascolo.
Ora il sentiero torna ad essere ben marcato.

Circondati da vari arbusti e alberelli arriviamo ad un bivio ed andiamo a destra.
Rientriamo nel bosco e ricominciamo a salire in modo abbastanza ripido.
Il sentiero è talmente fangoso da costringerci a camminare per un lungo tratto ai suoi lati tra l'erba.
Tornati su fondo asciutto, proseguiamo con maggiore pendenza. Alcuni gradini di legno agevolano il cammino.
Ripassati sotto il filo della recinzione continuiamo in leggera salita tra prati e qualche abete.
Il sentiero si divide e riunisce poco più avanti.
Ora saliamo ripidamente fino a trovare una fontana con abbeveratoio ed un tavolo di legno con relative panche.
Continuando in lieve salita arriviamo all'incontro con il sentiero alto, poco sotto l'area di sosta di Maesimo (m. 1545).

Come descritto nel secondo itinerario, continuiamo salendo a destra alla Casera Maesimo (m. 1577) e scendendo l'altro versante del dosso fino al quadrivio (m. 1535) ove incontriamo la sterrata descritta nel primo itinerario con la quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 526 (salita) e m. -135 (discesa)
Data escursione: settembre 2006
 
Quarto itinerario: con la funivia Moggio-Artavaggio
I Piani di Artavaggio sono raggiungibili, ma solo in estate e in inverno, anche con la funivia che sale da Moggio (m. 891).
Dopo alcuni anni di chiusura, l'impianto di risalita è stato rimesso in funzione nell'estate del 2006.
Gli orari sono: 8.30-12.15 e 13.30-17 mentre il costo del biglietto di sola andata è di 6 euro e A/R 10 euro.
Dalla stazione a monte bastano cinque minuti per raggiungere il rifugio.

Tempo impiegato: ore 0.05 - Dislivello: m. +/- 0
Data escursione: dicembre 2012
 
Quinto itinerario: da Moggio con il sentiero n. 24
Alla rotonda di Moggio (quella con la caratteristica fontana in legno) prendiamo a sinistra Via Rancilio, passiamo davanti al Municipio e poi giriamo a destra in Via Roncaiolo. Qui ci sono già dei segnavia che indicano i rifugi dei Piani di Artavaggio.
Percorriamo questa strada in lieve salita fino ad incontrare sulla sinistra una stradina che sale con il fondo in cemento (m. 900). I segnavia indicano il sentiero 24 (bandierine di colore rosso bianco giallo) e i Rifugi Sassi Castelli, Nicola e Cazzaniga Merlini.

Lasciata l'auto ai bordi della strada ci avviamo in salita sulla stradina all'inizio della quale ci sono un crocefisso e una panchina.
Saliamo abbastanza ripidamente tra un bosco con diversi cespugli di more e una recinzione metallica.
Al termine della salita continuiamo su fondo sterrato ignorando un'altra stradina che arriva dalla sinistra.
Più avanti raggiungiamo un bosco di faggi e castagni.
Arrivati ad uno slargo, ignoriamo un sentiero sulla destra in discesa e proseguiamo in lieve salita contornando delle rocce di colore bruno. Di fonte, in alto, vediamo la stazione a monte della funivia.
Ora gli alberi che ci circondano sono solo faggi. Un rivolo passa sotto la stradina.
In leggera discesa superiamo una valletta e un ruscello che scende da sinistra e passa sotto la sterrata.
Continuiamo in lieve salita tra faggi e betulle. Poco dopo troviamo un altro ruscello che, ben incanalato, attraversa il nostro cammino.

Saliamo circondati da una recinzione fatta con pali di legno e filo metallico.
Al primo tornante passiamo accanto ad una casa (m. 995); ora gli alberi sono più radi e la pendenza è minore. Camminiamo tra alberi di castagno ben allineati.
Dopo una curva a sinistra, accanto ad una vecchia stalla, riprendiamo a salire e ci troviamo di fronte allo Zuccone Campelli.
Finita la recinzione, proseguiamo quasi in piano tra i prati.

Arrivati ad una curva a sinistra, lasciamo la sterrata, che termina poco dopo alla Cascina Combi, e continuiamo diritto, seguendo i segnavia, con un piccolo sentiero (m. 1050).
Quasi in piano, tra i faggi, arriviamo al guado di un torrente. L'acqua non è molta e lo superiamo senza problemi.
Terminato il bosco, saliamo in modo abbastanza ripido tra prati e qualche albero.
Poi, lasciati a destra una vecchia stalla e un rudere (m. 1095), rientriamo nel bosco.
Dopo un tratto meno ripido, riprendiamo a salire e giungiamo ad un bivio (m. 1130). Una freccia gialla, seminascosta da un nocciolo, indica Artavaggio a destra.
Continuiamo quasi in piano tra radi alberi con bella vista sulla sottostante Moggio.
Percorriamo ora un lungo tratto in piano; aggiriamo un ansa della montagna e poi vediamo sulla destra in lontananza due piloni della funivia che sale ad Artavaggio.
Contorniamo uno scosceso e alberato pendio, lasciamo a destra una roccetta aguzza e passiamo tra altre due rocce (m. 1185).
Il sentiero si divide; possiamo salire verso sinistra seguendo una freccia gialla oppure aggirare un masso a destra. I due rami si riuniscono subito. Continuiamo sul roccioso sentiero e, in leggera salita, raggiungiamo un bivio (m. 1215). Da destra arriva il sentiero descritto più sotto (vedi il sesto itinerario).

Passiamo sotto i fili della corrente e continuiamo con alcuni tratti più o meno ripidi tra gruppi di faggi alternati a noccioli o altri alberelli.
Raggiungiamo una grande roccia. In un anfratto c'è una madonnina.
Superiamo un bivio ove è indifferente prendere da una parte o dall'altra perché subito le due varianti si riuniscono (m. 1340).
Ci avviciniamo ad una grande parete salendo tra i faggi con ripidi tornanti.
Dopo un tratto quasi in piano riprendiamo a salire sempre alla destra della parete.
Superiamo due rudimentali panche fatte con delle traversine e, dopo un gruppo di faggi, continuiamo in leggera salita tra radi alberelli.
Il sentiero nuovamente si divide e riunisce (m. 1400), poi continua ripido tra i faggi.
Usciamo allo scoperto, tra radi alberelli, poi superiamo un altro boschetto. La pendenza ora è lieve.

Tra prati e qualche albero, seguendo i fili della corrente, raggiungiamo il vecchio Rifugio I Bocia, una grande costruzione a quattro piani ora in disuso (m. 1510).
Sulla destra c'è una grande pietra sulla quale, a ricordo di una persona deceduta, è stata posta una targa con questa poesia a firma Thomas Merton: "A mio fratello. Dolce fratello s'io non dormo i miei occhi sono fiori per la tua tomba; s'io non posso mangiare il mio pane, i miei digiuni vivranno come salici dove sei morto. Se nella canicola non trovo acqua per la mia sete, la mia sete diverrà fonte per te, povero viaggiatore. Vieni, nella mia fatica trova il riposo, e nei miei dolori posa la testa, o meglio, prendi la mia vita e il mio sangue e acquistati un letto migliore. Oppure prenditi il mio respiro e la mia morte e acquistati un miglior riposo."

Oltre la radura nella quale è situato l'edificio proseguiamo quasi in piano tra erba e radi alberi. Un segnavia indica il Rifugio Nicola.
Poco dopo troviamo un ometto ed un triangolo giallo di plastica appeso ad un albero che segnalano un sentiero che si stacca alla sinistra. Continuiamo diritto.
Riprendiamo lievemente a salire. Troviamo una indicazione per il Rifugio Sassi Castelli nella nostra direzione di marcia.
Passiamo sotto i fili della corrente. La pendenza aumenta. Entriamo in una faggeta.
Continuiamo poi in leggera salita ed usciamo dal bosco.
Superiamo alcuni tornantini abbastanza ripidi e arriviamo ad un bivio (m. 1575). Il percorso ufficiale è segnalato a sinistra ma possiamo anche andare diritto; infatti poco dopo le due varianti tornano ad unirsi.
Quasi in piano ripassiamo sotto i fili tra prati e alberelli.
Raggiungiamo una grande pietra (m. 1605) con l'indicazione a destra del sentiero per il Rifugio Sassi Castelli.
Con questo sentiero, tra cespugli e alberelli, saliamo ad una cappellina di colore rosa (m. 1630) e poi piegando a destra al bordo del prato, raggiungiamo dapprima il Rifugio Sassi Castelli e, pochi passi più avanti, il Rifugio Baita della Luna.

Tempo impiegato: ore 2.15 - Dislivello: m. 750
Data escursione: ottobre 2007
 
Sesto itinerario: da Moggio (tornante dopo la funivia)
A Moggio, superata la stazione a valle della funivia, continuiamo sulla strada per il Culmine S. Pietro fino al primo tornante dove lasciamo la macchina in un parcheggio sulla sinistra (m. 860).
Un segnavia indica il Rifugio Sassi Castelli a ore 2.00 e il Rifugio Aurora a ore 2.30.
Ci incamminiamo verso un'area pic-nic con vari tavoloni e panche ignorando una stradina che sale a sinistra.
Con una sterrata entriamo nel bosco. Alla destra c'è il torrente e a sinistra una bacheca della pro loco.
Più avanti usciamo dal bosco e passiamo sotto i cavi dell'alta tensione. Qui ci sono altri 3 tavoli e panche e una fontana che butta un esile filo d'acqua. In alto a destra vediamo i cavi della funivia.
Sulla destra c'è una stradina segnalata da una freccia bianca che porta a guadare il torrente. La ignoriamo in quanto si tratta di un percorso MTB che retrocede poi sull'altro versante del torrente. Continuiamo invece diritto con un piccolo sentiero.
Percorso un tratto tra i cespugli rientriamo nel bosco e, volgendo le spalle al torrente, saliamo ripidamente a sinistra.
La salita termina quasi subito, ignoriamo un sentiero sulla destra in discesa e continuiamo quasi in piano immettendoci su di una sterrata con la quale continuiamo verso destra.

Superiamo un rivolo che passa intubato sotto la strada.
Poco dopo raggiungiamo un'area di sosta con una fontana, un tavolone e relative panche (m. 940).
La stradina prosegue in salita su fondo in cemento; possiamo prendere una scorciatoia tra i prati che la taglia prima a sinistra e poi a destra.
Tornati su fondo sterrato, ignoriamo una stradina sulla sinistra e arriviamo ad un ponticello con delle transenne di colore verde.
Anche dopo il ponte c'è una stradina sulla sinistra ma continuiamo diritto come indicano una freccia gialla e la scritta Artavaggio.
Raggiungiamo una piccola radura e continuiamo sulla sinistra con un sentiero che poco dopo si sdoppia. E' indifferente prendere l'una o l'altra direzione in quanto poco dopo i due rami si ricongiungono.
Entriamo nel bosco e ci avviciniamo al torrente nel quale vediamo scorrere solo un filo d'acqua.
Ora la pendenza aumenta. Superiamo i cavi di due teleferiche, uno dei quali passa accanto al sentiero ad altezza d'uomo.
Superata una rudimentale panca fatta con una vecchia traversina ferroviaria, raggiungiamo un masso sul quale c'è la scritta "Bocia" e una freccia di colore verde nella nostra direzione di marcia (m. 1045).
Troviamo un'altra panca-traversina che precede di poco un masso con una scritta di colore azzurro che indica il Rifugio Cazzaniga.
Percorriamo un tratto quasi in piano e poi saliamo con alcuni ripidi tornanti allontanandoci dal torrente.

Dopo un tratto con minore pendenza troviamo su un sasso la scritta "Ca Rov." e una freccia che indica a destra un poco evidente sentiero (m. 1110).
Quasi in piano scavalchiamo il letto di un torrentello asciutto e riprendiamo a salire abbastanza ripidamente poi, con minore pendenza raggiungiamo un'altra panca-traversina.
Dopo un tratto abbastanza ripido ne troviamo un'altra. Ai lati del sentiero ci sono alcuni grossi massi.
Infine raggiungiamo il sentiero n. 24 (bandierine di colore rosso bianco giallo), descritto nel quinto itinerario, che arriva da sinistra (m. 1215) con il quale continuiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 2.15 - Dislivello: m. 790
Data escursione: ottobre 2007
 
Settimo itinerario: da Reggetto (fraz. di Vedeseta) col sentiero n. 150
Con la statale 470 della Val Brembana arriviamo fino a S. Giovanni Bianco dove imbocchiamo sulla sinistra la provinciale 25 della Val Taleggio.
Il primo tratto è assai pittoresco e sembra scavato nella roccia. Superiamo poi Sottochiesa e Taleggio e arriviamo a Vedeseta dove prendiamo la strada che inizia sulla destra accanto alla chiesa e con la quale raggiungiamo la frazione di Reggetto.

In alternativa possiamo arrivare qui anche dalla Valsassina con la strada che transita per il Culmine S. Pietro.
Dalla provinciale 62 della Valsassina, imbocchiamo la provinciale 64 che sale a Moggio e al Culmine. Proseguiamo poi scendendo in Val Taleggio (la strada è diventata ora la provinciale 25) e arriviamo a Vedeseta dove, accanto alla chiesa, giriamo a sinistra e saliamo a Reggetto.

Parcheggiamo la macchina accanto al lavatoio con una fresca fontana, situato nel centro del piccolo abitato (m. 960).
Alla destra del lavatoio alcuni segnavia a bandierina indicano davanti: i percorsi n. 150-152, la Torre degli Alpini e la Madonna delle Cime; dietro: Salzana.
Ci incamminiamo in leggera salita lungo la strada asfaltata con una fila di case alla sinistra e alberi e prati sull'altro lato.

Dopo circa duecento metri arriviamo ad un bivio (m. 980) dove troviamo una vecchia vasca, datata 1700, sulla quale vediamo una piccola freccia blu che punta a sinistra. Prendiamo invece la sterrata sulla destra che inizia con una breve salita.
Continuiamo poi in leggera discesa tra due file di alberi e prati.
Vediamo una freccia bianca e un bollo rosso su di un palo poi, dopo una curva a sinistra, altri segnavia bianco rossi.
Subito dopo ignoriamo una stradina che si stacca sulla destra, andiamo diritto in salita e vediamo un segnavia a bandierina con il n. 150. In basso a destra ci sono due vecchie baite in un prato. Alcune canaline in cemento per lo scolo dell'acqua attraversano la stradina.
Superata una curva a sinistra percorriamo un tratto in piano e poi riprendiamo a salire (m. 995).
Sulla destra una stradina chiusa conduce verso un rudere nel bosco.
Troviamo poi sulla destra una costruzione in cattive condizioni e un segnavia 150.
In alto a sinistra c'è un'altra casa e una stradina vi sale a raggiungerla (m. 1005).
Una catena alla destra chiude l'accesso ad un prato.
Poi quasi in piano raggiungiamo uno slargo dove ignoriamo una stradina che retrocede verso sinistra.

Tra prati e alberi arriviamo a Vaccareggia. La sterrata aggira la prima casa piegando a destra e passando accanto ad una vasca e ad un grande cippo detto "Terminù" che segnava il confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano (m. 1020).
Percorriamo alcune curve e lasciamo a destra un'altra abitazione poi iniziamo a scendere. Ora le canaline di scolo sono in metallo.
Entriamo nel bosco. Alla destra tra due pietre si stacca un sentiero che retrocede verso l'ultima casa.
Percorriamo un tratto in piano dove la stradina è rinforzata ai lati per evitare possibili smottamenti.
Poi in leggera discesa raggiungiamo il torrente della Valle dello Zucco e lo superiamo con un ponte in cemento. Alla sinistra c'è un altro ponticello in ferro (m. 1005).
Vediamo un altro bollo bianco rosso e riprendiamo a salire.
All'esterno di un tornante sinistrorso troviamo un cancello (m. 1010) seguito da una rete metallica che fa da recinzione ad un prato.

Alla fine della salita termina anche la stradina. Davanti abbiamo un prato in mezzo al quale è situata una vecchia cascina (m. 1025).
Pieghiamo a sinistra, mantenendoci al margine del prato e camminando senza sentiero né segnavia.
Passiamo accanto ad una vecchia vasca da bagno riciclata come abbeveratoio e, giunti in fondo al prato, rientriamo nel bosco e ritroviamo il sentiero che procede in leggera salita accompagnato dai bolli rossi.

Poi in salita percorriamo quattro tornanti ravvicinati, sinistra-destra. Vediamo un segnavia con il n. 150 e un rudere in un prato alla sinistra (m. 1065).
Proseguiamo in leggera salita nel bosco che alterna gruppi di faggi e di betulle.
Percorriamo pochi passi con il sentiero incassato nel terreno circostante. Poi, in piano, vediamo un rudere in basso a destra. Il sottobosco ci regala una splendida fioritura di campanelle.
Sulla destra troviamo un altro rudere. Poi, camminando in leggera salita, ne raggiungiamo un altro ancora; questo reca la scritta 1868 (m. 1110).

Qui il sentiero gira a destra e poco dopo si biforca. Seguendo un bollo rosso andiamo a destra e poco dopo ci immettiamo su di un altro sentiero. Su un sasso vediamo delle scritte in rosso che indicano a destra in discesa Sottochiesa e Pizzino. Andiamo invece a sinistra.
Poco dopo ad un bivio seguendo i bolli rossi andiamo ancora a sinistra in modo abbastanza ripido (m. 1130). Poi la pendenza diminuisce un poco.
Un sentiero esce alla destra e con pendenza minore compie un tornante e poi rientra.
Dopo una curva a sinistra la pendenza diminuisce (m. 1160).
Ad una biforcazione, seguendo i bolli, andiamo a destra (m. 1175).

Raggiungiamo alcune costruzioni: una cascina, un baitello e una pensana. C'è anche un barbecue (m. 1205).
Il sentiero gira a sinistra passando dietro alla pensana e prosegue tra prati, cespugli, mughi, alcuni faggi e betulle fino ad un appostamento per la caccia dove troviamo un gabbiotto di colore verde e alcune altane (m. 1220).
Proseguiamo dapprima in leggera discesa e poi quasi in piano con un muretto di pietre alla destra. In questo punto ci troviamo su un crinale tra due prati che degradano leggermente ai lati.
Poi camminiamo in leggera discesa con le pietre da entrambi i lati.
Quando torniamo in piano, una freccia ci invita a spostarci nel prato, alla destra del muretto.
In leggera salita passiamo tra tre ruderi sulla sinistra e uno alla destra.
In piano raggiungiamo un bosco. Troviamo il sentiero sulla sinistra chiuso da un nastro e pertanto andiamo a destra.

Vediamo poi il segnavia 150 e la scritta Artavaggio che indicano dietro di noi il vecchio sentiero chiuso e andiamo avanti con una stradina che, dopo un centinaio di metri in salita, si immette su una sterrata di recente costruzione (m. 1235).
Non vedendo bolli, seguiamo la sterrata in leggera salita verso sinistra. Sul lato destro, in due punti, ci sono delle grandi pietre messe a rinforzo.
Percorriamo un tornante destrorso (m. 1255) e proseguiamo con un lungo tratto nel quale alla sinistra ci sono ancora le grosse pietre e alla destra un guard-rail.
In seguito, presso una curva a sinistra, terminano prima il guard-rail e poi il muro (m. 1295).

Poco prima di arrivare ad un tornante sinistrorso vediamo sulla sinistra quello che sembra il solco di un rivolo. Notiamo però che è accompagnato dai bolli bianco rossi e pertanto lo seguiamo in salita tra prati e qualche albero (m. 1320).
Lasciamo a destra una vecchia casa (m. 1330) e proseguiamo su tracce di sentiero seguendo i bolli. Alla destra è ben visibile il Monte Sodadura.
Ritroviamo la sterrata che arriva da destra, la attraversiamo e proseguiamo in salita tra l'erba con un piccolo sentiero (m. 1355).
Raggiungiamo una bella faggeta e la costeggiamo sulla sinistra (m. 1365) mentre più in basso vediamo la sterrata compiere un tornante destrorso al cui interno c'è una pozza.

Raggiunta nuovamente la sterrata, che qui arriva dalla sinistra, la attraversiamo e, seguendo i bolli, proseguiamo nei prati (m. 1385). La strada ci accompagna più in basso sulla destra e in lontananza cominciamo a vedere l'Albergo Sciatori ai Piani di Artavaggio.
Più avanti, alla sinistra del piccolo sentiero, notiamo tra l'erba un cippo a ricordo di un bambino colpito da un fulmine nel lontano 1924 (m. 1420).
Proseguiamo tenendo d'occhio i bolli e torniamo a vedere l'Albergo Sciatori.

Giunti davanti ad una depressione, il sentiero anziché scendere piega a sinistra e in piano raggiungiamo un ometto. Alla destra, parallela e poco più in basso, scorre la sterrata.
Troviamo poi un altro ometto, seguito da un rudere alla sinistra e ci immettiamo sulla sterrata (m. 1420).
La attraversiamo e, passando accanto ad un altro ometto, riprendiamo il sentiero in salita tra erba e cespugli.

Poi, camminando in piano, ci riportiamo sulla sterrata che qui arriva dalla sinistra (m. 1440).
Non vediamo più i bolli e quindi in leggera salita seguiamo la strada verso destra.
Più avanti ci rendiamo conto che il sentiero segue parallelo alla nostra sinistra un poco più in alto e pertanto tra l'erba lo raggiungiamo.
In basso a destra vediamo un gruppo di ruderi, una pensana e una vasca di pietra (m. 1490).
Passiamo accanto ad un rudere sulle cui pareti leggiamo il segnavia n. 150 (m. 1505).
Ora il sentiero sale tra l'erba. In basso a destra vediamo una vasca e la sterrata che compie un tornante sinistrorso.
Attraversiamo nuovamente la sterrata che arriva dalla destra e proseguiamo con il sentiero in salita tra l'erba (m. 1515).
Torniamo a vedere l'Albergo Sciatori che, con la sua mole, è un ottimo punto di riferimento per identificare i Piani di Artavaggio (m. 1540).

Poi ci immettiamo nuovamente e definitivamente sulla sterrata e la seguiamo in piano verso destra. Nei prati, più in alto a sinistra vediamo un baitello.
Dopo pochi metri in salita con il fondo in cemento, proseguiamo con poca pendenza su sterrato (m. 1550).
Quasi in piano percorriamo una curva a sinistra mentre un ruscello la attraversa passandole sotto (m. 1565).
Continuiamo in leggera salita e davanti vediamo l'ex Rifugio Aurora.
Più avanti percorriamo una curva a destra con un rivolo che attraversa la stradina (m. 1580).
Continuiamo con il fondo in cemento e con un muretto alla sinistra.
Terminati entrambi, proseguiamo in piano. Dopo una curva a sinistra il muretto ci accompagna ancora. Davanti ora è ben visibile l'ormai vicino Albergo Sciatori.
Percorriamo un breve tratto in leggera salita seguito da uno quasi in piano, poi in salita attraversiamo un rado boschetto (m. 1610).
Dopo un altro breve tratto con il fondo in cemento, continuiamo su sterrato dapprima quasi in piano e poi in leggera salita.

Raggiungiamo una stanga che troviamo aperta. (m. 1630). Un cartello segnala il divieto di transito agli automezzi. Davanti c'è uno stagno e alla destra l'Albergo Sciatori. Poco più avanti sono ben visibili sulla sinistra il Rifugi Baita della Luna e Sassi Castelli e davanti il Rifugio Casari.
Aggirato lo stagno incontriamo la sterrata descritta nel primo itinerario che arriva dalla sinistra.
Proseguiamo diritto, lasciando a destra l'edificio della ex scuola di sci, ora adibito a punto di riferimento per il soccorso alpino accanto al quale si stacca sulla destra la stradina che porta al Rifugio Casari.
Proseguiamo in salita, in direzione della funivia, fino a trovare sulla destra dapprima la costruzione color rosa del Rifugio Sassi Castelli e subito dopo il Rifugio Baita della Luna.

Tempo impiegato: ore 2.30 - Dislivello: m. 720-30
Data escursione: marzo 2012

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Monte Sodadura (m. 2010) in ore 1.20
  • allo Zuccone Campelli (m. 2159)
  • al Rifugio Sassi Castelli (m. 1650) a fianco
  • al Rifugio Casari (m. 1640) in ore 0.05
  • al ex Rifugio Aurora (m. 1742) in ore 0.20
  • al Rifugio Nicola (m. 1870) in ore 0.45
  • al Rifugio Cazzaniga-Merlini (m. 1889) in ore 0.55
  • ai Piani di Bobbio (m. 1662) in ore 2.40





Dati del Rifugio Baita della Luna

Altezza:
m. 1650
Gruppo:
Valsassina
Ubicazione:
Piani d'Artavaggio
Comune:
Moggio - LC
Carta Kompass:
105 C6
Coordinate Geo:
45°56'02.80"N
9°31'36.80"E
Gestore:
famiglia Valassi
Telefono gestore:
333 7019748
Telefono rifugio:
0341 997938
Posti letto:
10
Apertura:
tutto l'anno
Pagina inserita
il: 31/12/2012
Il Rifugio Baita della Luna I Rifugi Baita della Luna e Sassi Castelli Tapis roulant davanti al rifugio I Piani di Artavaggio con la neve Il Monte Resegone Il Monte Sodadura

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