Rifugio Consiglieri

Il Rifugio Consiglieri è situato sul versante sud del Cornizzolo a circa 130 metri dalla vetta.

Primo itinerario: da Civate (sentiero 10)
Lasciamo la statale 36 al km. 44.4 e saliamo verso Civate. Seguendo la segnaletica che indica il Cornizzolo e San Pietro al Monte, percorriamo Via Roncaglio poi risaliamo con vari tornanti Via Belvedere fino a trovare sulla sinistra Via Cerscera dove è opportuno lasciare l'auto nel parcheggio di fronte alla casa di riposo Brambilla e Nava (m. 290). Naturalmente lungo le vie del paese possiamo trovare altri parcheggi ma questo ci è parso il più comodo.

Una freccia indica San Pietro. Saliamo alcuni gradini e percorriamo un viottolo, in piano tra due recinzioni, al termine del quale sbuchiamo in Via del Pozzo accanto ad una madonnina. Andiamo a sinistra.
Ad un bivio seguendo le indicazioni per San Pietro in Monte continuiamo verso sinistra.
Ignoriamo sulla sinistra Via Borgonuovo e, in salita arriviamo ad un altro bivio (m. 330). Lasciata a destra Via del Rii, proseguiamo diritto in leggera salita, su una stradina con il fondo in cemento, seguendo i segnavia che indicano: Frazione Pozzo a ore 0.15, Buco della Sabbia a ore 0.40, San Pietro al Monte a ore 1.
Alla sinistra c'è una recinzione e a destra un muretto a secco.
Ignoriamo una stradina, chiusa da una catena, che scende a sinistra e poi, seguendo un basso muretto, raggiungiamo la Frazione Pozzo.
Tra le case troviamo un bivio e una fontana. Andiamo a destra (m. 360).
Attraversiamo l'abitato, lasciando a destra il B&B Al Pozzo e il Crotto del Capraio e, in piano, arriviamo ad un bivio di fronte ad una cabina Enel dove troviamo vari segnavia che indicano a sinistra: Sentiero dei Fossili, Buco della Sabbia a ore 0.30, Antica strada per Suello a ore 0.25, Palestra di Roccia; a destra: S. Pietro al Monte a ore 0.45, Rifugio Consiglieri SEC a ore 1.45, Monte Cornizzolo a ore 2, Corno Birone, Monte Rai, Corni di Canzo.

Andiamo a destra seguendo dapprima un basso muretto e poi varie recinzioni e cancelli.
Arriviamo ad un bivio dove i segnavia indicano diritto il sentiero 10 e a sinistra il sentiero 11 (descritto nell'ottavo itinerario).
Proseguiamo diritto. Presso una curva a sinistra ignoriamo un sentiero che scende a destra.
Con pochissima pendenza tra un muretto a secco alla sinistra ed un altro, molto più basso alla destra, arriviamo alla Frazione Oro.
Prima delle abitazioni troviamo un incrocio (m. 380). Sulla sinistra ci sono una santella con un dipinto raffigurante una madonna e una fontana con vasca. Alla destra c'è un pannello con un cartellone che parla di San Pietro al Monte. I segnavia indicano diritto: San Pietro al Monte, Corno Birone, Rifugio SEC, Monte Cornizzolo. Un segnale stradale vieta il transito alle moto. C'è anche una piccola cartina della zona.

Continuiamo diritto in leggera salita con una bella mulattiera con il fondo di sassi e cemento.
Lasciamo a destra il sentiero 8 che conduce al Corno Birone. La pendenza aumenta.
Più avanti ignoriamo un altro sentiero che si stacca a destra (m. 410).
Troviamo poi una vecchia casa sulla sinistra e la partenza di una teleferica alla destra (m. 445).
Arriviamo ad un bivio (m. 460). I segnavia indicano a sinistra: il sentiero 10 per San Pietro; a destra: il sentiero 7 per S. Tomaso e il Corno Birone, il sentiero 9 per il Corno Birone, il sentiero 9A 50° SEC. Andiamo a sinistra.
Passiamo sotto il cavo di una teleferica e poi percorriamo un breve tratto in piano.
Continuiamo in salita, in alcuni tratti anche ripida.
Presso un tornante destrorso, proseguendo diritto bastano pochi passi per arrivare ad una fontana (m. 555).
Proseguiamo con altri tornanti fino ad arrivare al cartello che da il benvenuto a San Pietro.
Sulla destra passando sotto un arco con la scritta: "Ora et Labora" possiamo entrare nei prati che precedono il complesso benedettino del IX secolo denominato S. Pietro al Monte che merita sicuramente una visita (m. 663). Il sentiero invece prosegue diritto alla sinistra della recinzione.

Passiamo accanto ad una fontana. Alcuni segnavia indicano a sinistra il sentiero 15 per Priel e Suello, e poco più avanti sulla destra il sentiero 7 per San Tomaso, Corno Birone, Val dell'Oro, Tre Casotte. Un cartello in legno segnala invece il Cornizzolo con il sentiero 10 davanti a noi.
Continuiamo la salita con alcuni gradini realizzati con tronchetti di legno.
Più avanti il percorso è sbarrato con una transenna e ci spostiamo a lato su un nuovo sentiero.
Saliamo a zig-zag in modo abbastanza ripido. Il sentiero si sdoppia ma subito torna a riunirsi.
Raggiungiamo un bivio accanto al cavo di una teleferica (m. 730). I segnavia indicano a sinistra: SEC, Cornizzolo; a destra: Val de la Porta.
Andiamo a sinistra e continuiamo in salita con alcune serpentine a volte abbastanza ripide.

Percorriamo poi un tratto che alterna piano e leggera salita (m. 810).
Superiamo due rivoli che passano sotto al sentiero dentro altrettanti tubi di colore arancione (m. 830).
Poi saliamo con il sentiero incassato nel terreno circostante. Delle pietre fanno da gradino.
Troviamo una sbarra che impedisce la prosecuzione (m. 850). Andiamo a destra con un altro sentiero tra alberelli.
Alterniamo alcuni tratti con varia pendenza mentre in alto cominciamo a vedere il rifugio. Dietro il panorama mostra il M. Resegone e il M. Barro.
Dapprima con poca pendenza e poi salendo alcuni gradini arriviamo alla sorgente Albi. L'acqua sgorga in basso ad un cippo. Ci sono anche il volto di una madonnina e una tazza, legata ad una catenella, per potersi dissetare (m. 900).

Nuovamente in salita rientriamo nel bosco riprendendo il vecchio tracciato.
Dopo un tratto in leggera salita, la pendenza aumenta mentre camminiamo su delle pietre (m. 935).
Ora saliamo ripidamente con dei gradini realizzati con piccoli tronchi di legno (m. 975).
Più avanti sono invece dei gradini di pietra che aiutano a superare una roccetta.
La pendenza diminuisce un poco. Passiamo alla sinistra di una piastra rocciosa. Ormai fuori dal bosco, siamo attorniati solo da piccoli alberi e da cespugli.
Proseguiamo con un ripido zig-zag su fondo roccioso (m. 1015) poi la pendenza diminuisce.
Sulla sinistra troviamo un casello dell'acquedotto dal quale esce un tubo che butta acqua in una vecchia vasca da bagno (m. 1060).
Percorriamo un breve tratto con poca pendenza e poi riprendiamo a salire ripidamente; in alcuni punti ci sono delle pietre che fanno da gradino.
Raggiungiamo un edificio di servizio del rifugio e un tavolone in legno con panche. Dalla sinistra arriva il sentiero n. 11 (m. 1095).
Saliamo alcuni gradini e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: m. 820
Data escursione: agosto 2010
 
Secondo itinerario: dal Segrino (strada asfaltata n.9)
Salendo da Erba verso Asso con la provinciale 41 della Valassina, arriviamo a Longone al Segrino. All'inizio del lago, giriamo a destra e continuiamo con la provinciale 42.
Arrivati ad una rotonda, giriamo a sinistra (cartello Cornizzolo) poi, oltre la chiesa, proseguiamo diritto. Più avanti voltiamo a destra come segnalano alcuni cartelli.
La strada continua in salita e dopo aver superato tutte le case, diventa più stretta.
Saliamo tra gli alberi, con vari tornanti e con vista sul sottostante lago di Annone.
Superiamo la trattoria Campora (ampio parcheggio) e proseguiamo fino al successivo posto di ristoro, la trattoria dei Cacciatori dove invece non c'è molto spazio per lasciare la macchina se non nel parcheggio della trattoria stessa che generalmente viene chiuso alla domenica mattina (m. 650).

Alcuni segnavia indicano: Alpe Fusi, Faggio monumentale a ore 0.45, Riserva Naturale del Sasso Malascarpa a ore 1.45.
Superiamo un primo cancello aperto e lasciamo a sinistra la cascina e i prati dove pascolano vari animali.
In leggera salita raggiungiamo un cancello chiuso. Da questo punto il traffico è permesso solo alle persone autorizzate.
Aggiriamo il cancello sulla destra e iniziamo a salire con poca pendenza. Alla sinistra inizia il bosco; alla destra, oltre una recinzione vediamo il lago di Annone.
Terminata la recinzione, ignoriamo un sentiero che si stacca verso destra ed entriamo nel bosco formato in prevalenza da castagni. Non si tratta comunque di un fitto bosco e inoltre il percorso è abbastanza ampio per cui non è mai coperto interamente dagli alberi. Alcune canaline per lo scolo dell'acqua attraversano la strada.

Lasciamo a sinistra una costruzione.
Presso una curva a sinistra (m. 685) troviamo una bella mulattiera che sale a destra tagliando un tornante. I segnavia la consigliano indicando a destra: Monte Pesora, Monte Cornizzolo, Rifugio SEC (= Consiglieri) a ore 1.20.
Proseguiamo lungo la strada asfaltata. Lasciamo a destra una piccola costruzione in cemento e, dopo un tornante destrorso, ritroviamo la mulattiera che arriva dalla destra (m. 705).
Un sentiero continua sulla sinistra. Proseguiamo lungo la strada.
Dopo una curva a destra, troviamo un casello dell'acquedotto alla sinistra.
Superato un tornante sinistrorso (m. 750) troviamo un altro sentiero-scorciatoia che sale a destra.
Più avanti sulla sinistra vediamo alcuni alberi sui quali sono state appese una diecina di casette in legno, nidi per gli uccellini.
Subito dopo incrociamo la scorciatoia due volte, prima e dopo un tornante destrorso (m. 795).

Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra. Alla destra sono ben visibili i laghi di Alserio e Pusiano; quest'ultimo riconoscibile dalla piccola Isola dei Cipressi, vicino alla riva.
La pendenza aumenta un poco; gli alberi invece diventano più radi e vediamo anche alcuni pini marittimi.
Dopo un tornante sinistrorso la pendenza torna ad essere come prima. Alla sinistra vediamo il Bollettone e il Palanzone.
Rientriamo nel bosco e incrociamo nuovamente il sentiero (m. 860). Ora gli alberi sono in prevalenza betulle.
Più avanti (m. 880), troviamo un guard-rail, sul lato a valle, che da questo momento ci accompagnerà fino al rifugio.

Presso un tornante destrorso troviamo un sentiero che sale ripidamente a sinistra verso la vetta del Pesora e del Cornizzolo. Lo stesso sentiero lo possiamo prendere anche due tornanti più avanti.
Ora gli alberi, sul lato sinistro della strada, sono diventati più radi.
Presso il successivo tornante sinistrorso torniamo ad incrociare la scorciatoia (m. 910).
Continuiamo tra i prati con bella vista su monti e laghetti del Triangolo Lariano.
Lasciamo a destra un solitario albero. Un altro un po' in dentro lo troviamo accanto ad un muretto a secco, dopo il successivo tornante.

Passiamo nuovamente tra le betulle (m. 985). Poi gli alberi diminuiscono e vengono in parte sostituiti da arbusti.
Troviamo due paletti di ferro ai lati della strada che forse un tempo reggevano una catena (m. 1020).
Dopo una svolta, davanti vediamo la cima del Cornizzolo. Inizia qui un tratto in piano seguito da un altro in lieve salita. Alla sinistra, più in alto, ci accompagna una rete metallica.
Dopo una curva a sinistra, troviamo sulla destra il punto scelto dagli amanti per parapendio per il decollo dei loro voli (m. 1055). Qui incrociamo un ripido sentiero e i segnavia indicano a sinistra il Cornizzolo e a destra Cesana.

Continuiamo quasi in piano con bella vista sul Monte Barro e sulla dorsale che dal Resegone scende a destra verso il Monte Tesoro e Valcava.
Proseguiamo poi in leggera salita. Dopo un paio di curve (m. 1085), dalla destra si innesta il ripido sentiero che sale da Suello (vedi il nono itinerario).
Raggiungiamo un altro cancello chiuso e lo aggiriamo sulla destra (m. 1095). Davanti verso destra cominciamo a vedere il rifugio. La pendenza aumenta.
Tra faggi e alberelli, troviamo sulla sinistra una sorgente asciutta. Un cartello informa che è stata sistemata il 21/6/2006 dal SEC.
Poco dopo la salita termina (m. 1120). Davanti vediamo i Corni di Canzo allineati perfettamente con le due Grigne.
Superiamo un altro cancello che troviamo aperto e, in leggera discesa, raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.20 - Dislivello: m. 460
Data escursione: aprile 2010
 
Terzo itinerario: da Gajum per la Terz'Alpe (sentiero 6)
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba fino Canzo. Qui giunti, percorriamo le vie del paese seguendo le indicazioni per Gajum: Via Volta, Piazza Garibaldi, Via Mazzini, Via delle Rimembranze, Via de Gasperi, Via Paradiso, Via Sombico, Via Monte Rai e Via Gajum in fondo alla quale parcheggiamo nei pressi del torrente Ravella.
Da qui partono due percorsi che si ricongiungono davanti alla Terz'Alpe.
I segnavia indicano: m. 483;
- A sinistra: sentiero 1 Via Ferrata ai Corni, sentiero 4 Moregallo, sentiero 5 Corni; Sasso Malascarpa a ore 0.30, I Alpe a ore 0.30, III Alpe a ore 0.45, Rifugio SEV a ore 1.45;
- A destra: sentiero 2 San Miro - Terz'Alpe, sentiero 6 Alpe Alto - Cornizzolo, sentiero 7 Cornizzolo. Poco dopo sulla destra altri segnavia indicano: Sentiero Geologico Giorgio Achermann, Rifugio Terz'Alpe a ore 1.30, La Colma a ore 2, Riserva Naturale del Sasso Malascarpa a ore 2.45, San Miro a ore 0.40, Rifugio SEV ai Corni a ore 2.30, Ceppo dell'Angua a ore 1.30, Monte Cornizzolo a ore 2.40.
I tempi indicati in alcuni di questi segnavia sono per nulla attendibili; per esempio per arrivare alla Terz'Alpe sembrerebbe che il percorso alla sinistra sia molto più breve (0.45 contro 1.30), in realtà semmai è il contrario.

Scegliamo la stradina acciottolata sulla destra (via per S. Miro) in quanto più breve e più piacevole (puoi trovare la descrizione dell'altra nella scheda del Rifugio Terz'Alpe).

Nella prima parte il percorso coincide con il Sentiero Geologico Giorgio Achermann. Lungo il cammino troveremo, accanto ad alcune rocce e massi particolari provenienti da lontano durante le epoche passate, alcuni pannelli che ne spiegano le caratteristiche.
Alla sinistra ci sono due tabelloni che mostrano una cartina e i sentieri della Val Ravella. Dietro uno di questi tabelloni è appeso il primo cartellone del Sentiero Geologico Giorgio Achermann che parla della "Dolomia Coralligena".
Ci avviamo su fondo acciottolato in leggerissima salita, con il bosco alla sinistra e una siepe alla destra, lasciando a destra una breve stradina che si dirige verso il torrente Ravella.
Il torrente ci accompagnerà fin quasi alla Terz'Alpe, a volte da un lato e a volte dall'altro; infatti sono ben otto i ponti e ponticelli su cui dovremo passare, più due passerelle su un suo affluente.

Troviamo un cartello che indica il divieto di parcheggio. Sulla destra c'è una staccionata a protezione verso il corso d'acqua.
Alla sinistra troviamo il cartellone n. 2 del Sentiero Geologico Giorgio Achermann intitolato "Frana sottomarina Slumping". Una targa su un masso ribadisce "Slumping, slittamento di sedimenti marini".
Più avanti sulla destra c'è uno slargo con una tettoia e un ponticello che, oltre il torrente, conduce ad un cancello e ad una casa privata.
Troviamo poi due case a sinistra e uno slargo alla destra che rappresenta l'ultima possibilità di parcheggio.
Poco dopo una stanga chiude l'accesso ai veicoli. Sulla destra c'è un cartellone con una cartina della zona (m. 500).

Pochi passi più avanti sulla destra troviamo un altro edificio; un cartello informa che si tratta di una calchera. Alla sinistra invece ci sono un cancelletto e una recinzione.
Sulla destra troviamo poi i cartelloni n. 3 e n. 4 che parlano rispettivamente del "Conglomerato di Sirone Puddinga" e del "Calcare maiolica". Su una pietra c'è una vecchia targa illeggibile.
Più avanti raggiungiamo il cartellone n. 5 che parla delle "Rocce metamorfiche" (m. 510).
Lasciato a destra un grande masso erratico, troviamo sulla sinistra il cartellone n. 6 che parla di "Sedimenti marini pelagici"
Su un masso alla sinistra vediamo una targa senza scritte.

Raggiungiamo il cartellone n. 7 che parla delle "Selci" e lo lasciamo sulla sinistra mentre dalla parte opposta si stacca il sentiero n. 7 che, guadato il torrente, sale verso il Cornizzolo (vedi il quinto itinerario). Alcuni segnavia indicano a destra: sentiero 7 Cornizzolo; diritto: sentiero 6 Alpe Alto - Cornizzolo, sentiero 2 San Miro - Terz'Alpe, sentiero 1 Corni. Su un palo c'è una freccia verso destra e il n. 7 (m. 515).
Proseguiamo diritto. Sulla destra vediamo il punto di arrivo di una teleferica.
Più avanti sulla destra troviamo il cartellone n. 8 che parla del "Rosso ammonitico". Una targa su una pietra riporta la stessa indicazione.
Con un ponte attraversiamo il torrente (m. 530). Subito dopo, sulla destra si stacca una variante alla parte iniziale del sentiero 7 che retrocede sull'altra sponda evitando il guado. I segnavia indicano in quella direzione: sentiero 7, Ceppo dell'Angua a ore 1.20, Alpetto a ore 2, Rifugio SEC a ore 2.10.
Continuiamo nel bosco con il torrente alla sinistra. Su un grosso masso vediamo il segnavia a bandierina con il n. 2.
Poi con un altro ponte torniamo sull'altra sponda (m. 545). Ora il bosco è più fitto.

Alla sinistra troviamo il cartellone n. 9 che parla del "Verrucano - Valsassina" e, più avanti, una panchina.
Un cartellone del Sentiero Naturalistico dello Spaccasassi (stazione 10) parla degli abitanti del torrente e mostre le foto della natrice dal collare, della libellula dei torrenti, del gambero di fiume, della trota di fiume e della rana rossa.
Superiamo un terzo ponte identico ai precedenti. La pendenza aumenta.
Sulla destra troviamo una panchina e il cartellone n. 10 che parla di "Granito Ghiandone Granodiorite". Su un masso una targa recita "Ghiandone Val Masino".
Alla sinistra un sentierino scende al torrente. Un cartello indica da quella parte: "Parco massi erratici".

Raggiungiamo un bivio (m. 570). La stradina acciottolata gira a destra e continua in salita (vedi il quarto itinerario). Un sentiero invece prosegue diritto. I segnavia indicano a destra con il sentiero 6: San Miro a ore 0.05, Alpe Alto a ore 1.20, Sasso Malascarpa a ore 1.50, Rifugio SEC a ore 1.50, Monte Cornizzolo a ore 2.20; diritto: Sentiero Geologico B, Prim'Alpe a ore 0.20, Sentiero dello Spaccassassi, Terz'Alpe a ore 0.40; dietro: Gajum a ore 0.30, Canzo FN a ore 1.
Proseguiamo diritto il leggera discesa e raggiungiamo un ponticello con il quale ritorniamo alla sinistra del torrente. Il ponticello è formato da una passerella in legno e due sponde con corrimani e corde in ferro. Un cartello lo indica come "Primo ponte" anche se in realtà è il quarto che incontriamo sul nostro cammino.
Oltre il ponticello, il sentiero gira a destra e segue il torrente. Un cartellone a cura della Ersaf segnala che siamo nella "Foresta dei Corni di Canzo".
Camminiamo in lievissima salita. Troviamo un grande masso sulla sinistra e poi una madonnina sulla destra, accanto al torrente.
Percorriamo poi un tratto in salita con alcuni tronchetti di legno a fare da gradini e raggiungiamo il cartellone n. 11 che parla della "Serpentinite" (m. 585).
Proseguiamo in leggera salita. Sulla sinistra il cartellone n. 9 del Sentiero Naturalistico della Spaccasassi parla del "Bosco misto". Alcuni segnavia indicano, sempre a sinistra: Sentiero Botanico dello Spaccasassi, Prim'Alpe a ore 0.20.

Raggiungiamo un altro ponticello, con una passerella metallica e un corrimano solo sul lato destro con il quale passiamo alla destra del torrente (m. 600).
Alla sinistra troviamo il cartellone n. 12 che parla di "Sorgenti pietrificanti".
Percorriamo un breve tratto in salita con dei tronchetti di legno che fanno da gradini e lasciamo a destra un casello dell'acquedotto. La pendenza aumenta. Un tubo nero interrato affiora sotto al sentiero. Alla sinistra ci sono alcuni grossi massi.
In piano superiamo un tombino. Alla destra c'è una parete rocciosa.
Continuiamo in leggera salita. Un rivolo che arriva dalla destra attraversa il cammino. La pendenza aumenta.
Un albero, nato alla destra del sentiero, è poi cresciuto in obliquo e si protende sul percorso (m. 640).
Più avanti un corto sentiero si stacca sulla sinistra verso il torrente e subito rientra.
Dopo un breve tratto in piano torniamo a salire inizialmente con dei gradini.
Superato un altro tombino, la pendenza diminuisce (m. 660).

Con un ponticello, formato da una passerella in metallo e un corrimano alla sinistra prima di metallo e poi di legno, ritorniamo alla sinistra del torrente.
Riprendiamo a salire. Sulla destra troviamo il cartellone n. 13 che parla di "Conglomerato poligenico". Su di una roccia una targa recita "Conglomerato del Quaternario".
Troviamo alcune canaline per lo scolo dell'acqua, realizzate con due tronchi posti di traverso al sentiero.
Più avanti sulla sinistra c'è un casello dell'acquedotto mentre sulla destra ci sono sette rudimentali panche realizzate con altrettanti mezzi tronchi e il cartellone n. 14 che parla delle "Marmitte dei Giganti" (m. 680).
Dapprima in leggera salita e poi quasi in piano, camminiamo al livello del torrente.
Dopo una breve salita con gradini di legno, troviamo una panchina sulla destra e un tombino.
In leggera salita raggiungiamo un casello dell'acquedotto, posto alla sinistra e altri due tombini. A destra un altro ponticello, formato da una passerella in legno e un corrimano sul lato destro con una fune di plastica, consente di riattraversare il torrente. Un cartello recita: "Ponte dei poveri" (m. 705).

Qui il vecchio sentiero che prosegue diritto è chiuso da una transenna. Prendiamo il sentiero a destra, saliamo con alcuni gradini di legno e ci portiamo a monte della deviazione, chiusa anche dall'alto.
Dopo un breve saliscendi, proseguiamo in leggera salita. Un rivolo proveniente dalla destra attraversa il cammino.
In piano raggiungiamo l'acquedotto che troviamo sulla destra. Da un tubicino sgorga dell'acqua fresca. Alla sinistra c'è l'ennesimo ponticello, l'ottavo, che con una passerella in legno e una fune metallica alla sinistra che fa da passamano, ci riporta definitivamente alla sinistra del torrente (m. 725).

Riprendiamo a salire e superiamo, uno dopo l'altro, due affluenti che arrivano dalla sinistra mediante delle passerelle in legno senza sponde.
Dopo una curva a sinistra la pendenza aumenta. Troviamo alcuni ampi gradoni (m. 745).
Risaliamo poi alcune serie di ripidi gradini di legno. In questo tratto ci sono anche due corte protezioni in legno alla sinistra e una alla destra.
Giriamo poi a sinistra. Alla destra ci sono dei prati recintati. Davanti cominciamo a vedere la Terz'Alpe e i Corni.
Sulla destra troviamo un cartellone che parla del "Sentiero geologico alto" (m. 775). La pendenza diminuisce un poco.
Da sinistra arriva la stradina (Via delle Alpi) da Gajum; diritto si prosegue con vari sentieri: direttissima dei Corni (n. 1), Cornizzolo (n. 3), Moregallo (n. 4) e Corni (n. 5); mentre sulla destra ci viene segnalato il percorso n. 6 per l'Alpe Alto a ore 1, il Sasso Malascarpa a ore 1.30 e il Cornizzolo a ore 1.50.

Prendiamo questa stradina sulla destra passando davanti all'edificio della Terz'Alpe tra alberi di noci (m. 793).
Al primo bivio lasciamo la stradina che compie un tornante a sinistra e proseguiamo diritto con un'altra sterrata.
Poco oltre troviamo un ponticello e una bacheca con una cartina della zona.
Lasciamo la sterrata che prosegue verso destra e imbocchiamo sulla sinistra, salendo alcuni gradini di pietra, il sentiero segnalato come n. 6 per l'Alpe Alto e il Cornizzolo.
Salendo passiamo accanto a una corta staccionata che chiude un sentiero sulla destra.
Poco dopo incontriamo nuovamente la sterrata e la attraversiamo continuando con il nostro sentiero. Qui un segnavia indica nella nostra direzione di marcia l'Alpe Alto a ore 0.50, il Sasso Malascarpa a ore 1.10 e S. Tomaso a ore 2.
Più avanti incrociamo altre tre volte la stradina; tutte le volte la attraversiamo e continuiamo con il sentiero.

Ora dobbiamo affrontare la parte più faticosa e saliamo, a volte con stretti tornanti.
Al termine di questo lungo tratto proseguiamo in piano. Alle nostre spalle sono visibili i Corni di Carzo.
Stiamo contornando il confine della Riserva Naturale del Sasso Malascarpa come segnalato da una serie di cartelli posti alla nostra sinistra lungo il cammino.
Alterniamo tratti quasi in piano ad altri in lieve salita.
Lasciamo a sinistra il sentiero per il Fo indicato da una scritta su di un albero.
Proseguiamo quasi in piano o con lievi saliscendi poi, con un tratto più ripido tra i faggi, raggiungiamo l'Alpe Alto (m. 1096).
Qui troviamo un'ampia tettoia sotto la quale c'è un tavolone con relative panche. Attorno ci sono altre panche e i ruderi di vecchie costruzioni.

Da destra sale l'altra variante del sentiero n. 6, quella che passa da S. Miro (descritta nel quarto itinerario).
A sinistra si può proseguire verso la Bocchetta di S. Miro a ore 0.20, il Sasso Malascarpa a ore 0.30 e S. Tomaso a ore 1.20.
Diritto invece vengono segnalati il Rifugio Consiglieri a ore 0.25, il Cornizzolo a ore 0.50, S. Pietro al Monte a ore 1.15.
Continuiamo in piano e dopo una breve discesa proseguiamo, ancora in piano, su un ampio sentiero.
Ritroviamo poi la sterrata che avevano già incrociato varie volte; ora la seguiamo per pochi metri fino ad arrivare in cima.
Ci immettiamo così sulla stradina che percorre il Culmen (a sinistra segnavia n. 5 per i Corni e a destra n. 3 per il Cornizzolo) e ne percorriamo un tratto in piano durante il quale superiamo un cancello aperto e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.40 - Dislivello: m. 627
Data escursione: ottobre 2006
 
Quarto itinerario: da Gajum per S. Miro (sentiero 6)
La parte iniziale di questo itinerario è comune a quello precedentemente descritto.
Da Gajum (m. 483) procediamo sulla Via per S. Miro fino al bivio (m. 570) tra la mulattiera che sale a destra a S. Miro e il sentiero geologico B (segnavia 2) che continua diritto verso la Terz'Alpe.

Pieghiamo a destra e in lieve salita superiamo una santella con immagini sacre su tutti i lati e poi un ponticello gettato su un piccolo torrente che troviamo in secca. Poco dopo raggiungiamo la chiesa di S. Miro (m. 600).
La piazzetta di fronte alla chiesa è recintata in quanto dalla parete del monte alla sua destra possono facilmente cadere dei massi.
Pertanto tenendoci sulla sinistra, superiamo una fontana, passiamo davanti alla chiesa e ne seguiamo il lato destro fino in fondo dove con alcuni gradini in pietra possiamo salire a destra e raggiungere l'imboccatura del sentiero.

Camminiamo su delle roccette alla sinistra di una parete.
Un tubo con dell'acqua attraversa il nostro cammino e poi lo affianca sul lato destro. Alla nostra sinistra invece c'è un torrentello nel quale l'acqua fa alcuni salti.
Dopo un breve tratto quasi in piano cominciamo a salire.
Più che un sentiero, abbiamo l'impressione di risalire il letto di un corso d'acqua, tanto il percorso è accidentato.
Entriamo nel bosco e guadiamo un torrente.
Dopo aver superato un ripido strappo, continuiamo con minor pendenza. Il torrente ora è alla nostra destra.
Percorso un altro ripido tratto vediamo una freccia rossa e bolli di vari colori.
Subito dopo dobbiamo guadare nuovamente il torrente portandoci sull'altro lato.
Continuiamo con minore pendenza e ad un bivio poco marcato, ci teniamo sulla destra.
Riprendiamo a salire ripidamente dapprima su fondo roccioso e poi sterrato.
In questo tratto il sentiero è più ampio ed è circondato da vari cespugli di agrifoglio. Quando torna a restringersi la pendenza aumenta ancora.
Un breve tratto quasi in piano ci consente di rilassarci un attimo ma riprendiamo ben presto a salire ripidamente.
Quando il sentiero piega a sinistra saliamo agevolati da alcuni gradini in legno.
Poi la pendenza si raddolcisce e superata una piccola insellatura ci portiamo sul crinale (m. 850). Bella la vista sulla boscosa vallata alla nostra sinistra: distinguiamo nettamente in basso l'edificio della Terz'Alpe e in alto il Monte S. Primo.

Continuiamo tra cespugli e alberelli. In alto, proprio di fronte a noi, cominciamo a vedere la torre bianca e rossa sul Monte Rai. Sulla destra spicca il profilo del Cornizzolo.
Continuiamo tra qualche quercia e qualche betulla.
Il sentiero torna a salire ripidamente. Lo troviamo anche parecchio fangoso.
Saliamo circondati da alcuni faggi. Più avanti le radici di un gruppo di betulle ci fanno da gradino.
Entriamo poi in un fitto bosco di conifere. Il sentiero ora è poco visibile ma è più che sufficiente seguire i vari bolli sugli alberi.
Sempre in salita, a volte agevolati da alcuni gradini fatti con dei piccoli tronchi, raggiungiamo l'Alpe Alto (m. 1096).

Da sinistra arriva l'altra variante del sentiero 6 che sale dalla Terz'Alpe. Pieghiamo a destra e, come descritto nel precedente itinerario, continuiamo fino al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: m. 627
Data escursione: ottobre 2006
 
Quinto itinerario: da Gajum (sentiero 7)
La parte iniziale di questo itinerario è comune a quello dei due precedentemente descritti.
Da Gajum (m. 483) procediamo sulla Via per S. Miro fino ad incontrare sulla destra l'inizio del sentiero n. 7 (m. 515).

Dobbiamo guadare il torrente cercando di posare i piedi sui massi che affiorano.
Nel caso l'acqua fosse troppo alta, anziché bagnarci è preferibile proseguire diritto con la mulattiera per un altro centinaio di metri.
Dopo aver superato un altro masso indicatoci come: Rosso Ammonitico; con un ponte attraversiamo il torrente e ci troviamo così dall'altro lato senza bisogno di guadarlo. Qui parte la seconda variante del sentiero 7 che tenendosi alta sopra il torrente, ne ripercorre a ritroso la sponda fino ad arrivare ad un trivio ove ritroviamo l'altro sentiero.
Su un palo vengono segnalate le due varianti descritte (Gajum) e la prosecuzione comune con il sentiero che sale lungo la valletta tra il Cornizzolo e il Ceppo dell'Angua.
Lungo il cammino, interamente nel bosco, incontreremo parecchi segnavia di colore bianco e rosso.
Superiamo il cavo basso di una teleferica (lo ritroveremo anche più avanti) e, in lieve salita, raggiungiamo un torrentello che costeggiamo fino a una svolta a sinistra ove iniziamo a salire con ripidi tornantini.
Percorriamo poi un breve tratto in piano mentre rivediamo per l'ultima volta il torrente che scorre parallelo sotto di noi.
Inizia ora la parte più faticosa; una lunga salita durante la quale alterniamo tratti più o meno ripidi fino ad un valico tra due rocce (m. 880).

Passati sull'altro versante del monte percorriamo un tratto in piano e poi riprendiamo a salire. Alla nostra sinistra già vediamo i Corni di Canzo e la torre bianco rossa sul Monte Rai.
La salita ora è meno impegnativa. Superiamo un boschetto di pini e arriviamo ad un bivio. Un segnavia indica il Cornizzolo sulla destra. Poco oltre c'è anche un cartello su un albero che segnala il Ceppo dell'Angua, il Cornizzolo e il sentiero n. 7.
Ora siamo attorniati prevalentemente dei faggi.
Dopo un tratto in piano, in lieve salita arriviamo a una sorgente con dell'acqua freschissima che esce da due tubi accanto a un quadretto della madonna (m. 1090).
Un ultimo strappo ci porta al Culmen, alla sinistra della cima del Cornizzolo.
Passando tra pascoli e giovani pini arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.50 - Dislivello: m. 627
Data escursione: maggio 2006
 
Sesto itinerario: dal Lazzaretto di Canzo (sentiero 3)
Questo itinerario parte nei pressi del Lazzaretto di Canzo, risale fino in cima ai monti Pesora e Cornizzolo e poi scende al Rifugio Consiglieri.
Da Canzo ci dirigiamo verso Gajum secondo il percorso descritto all'inizio del terzo itinerario.
Giunti in via Monte Rai, alla piazzetta giriamo a destra e poco dopo parcheggiamo sul lato destro della strada (m. 450).
Ci sono due punti di partenza che distano un centinaio di metri. I percorsi si riuniscono poi nei pressi della cappella di colore giallo dedicata all'arcangelo Michele, già visibile dal parcheggio.

Il primo approccio è di fronte al civico 15. Qui parte una stradina acciottolata (cartello divieto di accesso autoveicoli) in leggera pendenza tra un muretto e una fila di alberi. Una freccia sul muro indica il sentiero 3.
Più avanti l'altro inizio. Qui ci sono vari segnavia: Cornizzolo sentiero 3, Alpe Carella a ore 1.40, Monte Pesora a ore 1.25, Monte Cornizzolo a ore 1.50.

Superata la cappella, edificata nel 1737 in ricordo della peste del 1630, continuiamo lungo la recinzione di una villa.
A sinistra parte una prima teleferica e poco dopo il Senterun.
Continuiamo diritto lungo la stradina e troviamo un'altra teleferica.
Una fontana e due panche in pietra precedono il guado del torrente Pesora (m. 490). Qui termina la stradina.
Subito dopo c'è un bivio; prendiamo il sentiero di sinistra come indicato da un cartello e iniziamo a salire ripidamente tra gli alberi alla destra del corso d'acqua.
Poco dopo un sentiero si innesta da destra.

Tra i castagni arriviamo ad un quadrivio (m. 555). I segnavia indicano: a sinistra il Lazzaretto di Canzo a 0.25; a destra l'Alpe Carella e il Senterun; diritto il sentiero 3 per il Cornizzolo.
Ora la pendenza è meno ripida. Lungo il sentiero c'è un tubo parzialmente interrato. Il bosco diventa più fitto.
Superata una roccia in mezzo al sentiero, con un tratto in lieve pendenza arriviamo al livello del torrente e troviamo un bivio.
Ignoriamo il sentiero di sinistra che oltre il torrente conduce ad una sorgente e giriamo a destra seguendo il segnavia numero 3. Iniziamo a salire ripidamente.

Nei pressi di un trivio (m. 655) troviamo due cavi di teleferica ad altezza d'uomo uno dei quali parte da questo punto. Prendiamo il sentiero di mezzo indicato da una freccia gialla e saliamo ripidamente.
Superato un grosso sasso in bilico sul sentiero raggiungiamo un altro bivio e, seguendo una freccia rossa, andiamo a sinistra.
Alterniamo ora alcuni tratti più o meno ripidi e raggiungiamo un baitello (m. 755).
Poco dopo percorrendo un tratto quasi in piano, tra i rami dei faggi, riusciamo a vedere la Grigna.
Dopo essere passati sotto altri due cavi di teleferica, raggiungiamo una verde radura (prato di Pesora) e un casotto di caccia (m. 810).

Alle nostre spalle vediamo nettamente il profilo del monte S. Primo.
Attraversata la radura, incrociamo altri sentieri; una palina segnavia indica il Cornizzolo verso destra.
Procedendo quasi in piano rientriamo nel bosco.
Scavalchiamo un altro cavo posto all'altezza delle gambe e riprendiamo a salire ripidamente agevolati da alcuni gradini di legno.
Raggiunta poi una cresta (m. 880), pieghiamo a sinistra verso la cima del Monte Cornizzolo.
Dopo un tratto con lieve pendenza riprendiamo a salire. Alla nostra sinistra, oltre alle Grigne, ora vediamo anche i Corni di Canzo.
Saliamo ripidamente, poi dopo un tratto con poca pendenza, riprendiamo la faticosa ascesa sempre seguendo il crinale.

Gli alberi, in prevalenza betulle, si fanno più radi e poi lasciano il posto a cespugli di noccioli, roverelle e prugnoli.
Il percorso è sempre più ripido. Di tanto in tanto rallentiamo per tirare il fiato e ammirare alle nostre spalle un panorama sempre più ampio che ora abbraccia anche le cime della Valtellina.
Terminati gli alberi proseguiamo per prati a zig-zag. Questo tratto in caso di piogge può diventare fangoso e causare problemi sopratutto in discesa.
Finalmente raggiungiamo il vasto crinale (m. 1140) che unisce le cime del Pesora e del Cornizzolo. Una palina segnavia indica a sinistra il Cornizzolo a 0.15, e a destra l'Alpe Carella a 1.20 e Eupilio a 2.00. Il tratto più faticoso è terminato.
Continuiamo quasi in piano seguendo la cresta. A sinistra vediamo i Corni e la torre sul monte Rai.
Poco dopo riprendiamo a salire seppur con poca pendenza e arriviamo sulla cima del monte Pesora (m. 1190) dove troviamo un anemometro e una manica a vento.

Continuiamo diritto in piano seguendo la cresta e poi iniziamo a scendere l'opposto versante del monte Pesora.
Il tratto tra le due cime che ora stiamo percorrendo si chiama Giogo del Gallo.
Ci teniamo un poco più in basso e sulla destra rispetto al crinale.
Dopo aver perso una trentina di metri di quota, riprendiamo dolcemente a salire. Diritto di fronte a noi c'è la croce del Cornizzolo.
Tornati in cresta possiamo vedere in basso a sinistra uno scorcio del lago di Lecco.
Saliamo poi a zig-zag su qualche roccetta e arriviamo sulla vetta del Cornizzolo accanto alla grande croce (m. 1240).
Una targa posta sul basamento recita: 1933, le volontà dei padri vollero innalzare questo simbolo - 1961, le volontà dei figli ne vollero i ripristini - 1996, le volontà dei nipoti vollero consolidarlo e restaurarlo.

Iniziamo ora a scendere sul versante nordest del monte verso il Culmen e il già visibile rifugio.
Scendiamo seguendo la cresta. Troviamo una biforcazione e prediamo a sinistra in quanto ci sembra più agevole.
Poco dopo i due sentieri si riuniscono. Continuiamo tra i prati.
Infine alcuni gradini ci portano sulla strada asfaltata oltre la quale c'è il rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.15 - Dislivello: m. +820 -160
Data escursione: marzo 2007
 
Settimo itinerario: da Valmadrera (sentiero 1)
Lasciamo la statale 36 subito dopo il Lago di Oggiono/Civate in direzione di Valmadrera.
Dopo aver percorso un tratto della vecchia statale, la attraversiamo mediante un sottopassaggio e ci troviamo all'inizio del paese.
Alla prima rotonda andiamo diritto (Via Casnedi) e alla seconda giriamo a destra (Via San Rocco).
Continuiamo fino a trovare un cartello che indica a sinistra San Tomaso (Via Leopardi).
Giunti ad un bivio andiamo a destra e percorriamo Via San Carlo Borromeo che termina in Località Belvedere (m. 320).
La macchina va lasciata lungo la strada o in qualche piccolo parcheggio.

Un cartello posto a cura della O.S.A. (Organizzazione Sportiva Alpinisti) descrive gli itinerari che possiamo percorrere e indica l'altezza del luogo in m. 290:
1 - Bevesco - Corno Birone (km. 6.4 h. 2.30)
2 - Da Sambrosera: Corno Rat - Fontanino Fo (km. 1.5 h. 1)
3 - S. Tomaso (km. 2.6 h. 0.40)
4 - Da S. Tomaso: Fo - Pianezzo (km. 4 h. 1.30)
5 - Da S. Tomaso: Sambrosera - Forcellina Preguda (km. 3.9 h. 1.45)
6 - Moregallo Via Sambrosera (km. 3.9 h. 2)
7 - Pianezzo Via Sambrosera (km. 4.7 h. 2)

La strada continua abbastanza ripida; è ancora asfaltata ma il transito è consentito solo alle persone autorizzate.
Poi, superate le ultime case, dopo un tornante destrorso, diventa una bella mulattiera acciottolata che sale con minore pendenza tra i prati. Alla sinistra c'è un muretto e alla destra una protezione di ferro dipinta di bianco.

Lasciamo a sinistra una scorciatoia (m. 345).
In alto a sinistra vediamo la casota n. 9. In basso a destra vediamo i tetti delle case sottostanti.
Percorriamo un tornante sinistrorso (m. 365).
Ora le protezioni sono alla sinistra mentre dall'altro lato c'è un muretto sormontato da una rete metallica.
Dopo una curva a destra, anche alla sinistra c'è un muretto (m. 375).

Arriviamo ad un bivio nei pressi della cappella Vars, una chiesetta a forma di piramide (m. 385). A sinistra c'è un'azienda agricola e a destra una fontana. Una palina segnavia indica a sinistra: la mulattiera degli itinerari n. 1 e 3; diritto: il sentiero degli itinerari n. 6 e 7 e il sentiero delle casote illustrato da un cartello. Dalla destra sale una sterrata.
Continuiamo verso sinistra, in leggera salita, con la mulattiera.
Più in alto a destra c'è un apiario recintato. Altre arnie, d'estate, le vedremo nei prati circostanti.
Quasi in piano percorriamo una curva a sinistra tra prati e alberi. In alto a destra vediamo la casota n. 10 raggiungibile con un sentierino tra l'erba. Proseguiamo in leggera salita.

Presso una curva a destra passiamo accanto ad un cartello che indica l'agriturismo Rusconi. Dalla sinistra si innesta la scorciatoia (m. 405).
Poco dopo alla destra la scorciatoia riparte, incassata tra le pietre (m. 415).
Proseguiamo in salita tra gli alberi e ignoriamo un sentiero che si stacca alla sinistra.

Presso una curva destrorsa, alla sinistra troviamo un casello dell'acquedotto (m. 425).
Più avanti, vediamo alcune immagini religiose nell'incavo di una roccia. Ci sono anche tre bolli sovrapposti: rosso bianco e giallo.
Poco dopo alla destra c'è una pietra con una crocetta di ferro mentre alla sinistra un sentiero scende verso il torrente.
Superiamo un tornante destrorso (m. 440).
Ora alla sinistra c'è una recinzione con paletti di legno che reggono una rete a quadrotti, al termine della quale su di un masso vediamo due segnavia a bandierina con i n. 1 e 3.
Percorriamo un'ampia curva a sinistra.
Alcune stradine, che si staccano dal percorso principale, portano verso le poche case della frazione Mondonico.

Dalla destra rientra la scorciatoia (m. 460).
Camminiamo tra due bassi muretti, quello alla destra è sormontato da una rete metallica.
Presso una curva a sinistra (m. 475) ignoriamo due sentieri che si staccano verso destra. Il primo conduce verso il cancello verde di una proprietà privata mentre all'inizio del secondo un cartello indica la casota n. 47 situata 100 metri più avanti a Piazza Balcon.
Superate le abitazioni, continuiamo nel bosco in salita.
Presso una biforcazione ignoriamo la stradina a sinistra quasi in piano (poco più avanti chiusa da un cancello) e andiamo a destra in salita (m. 505).
Pochi passi più avanti alla destra sale un sentiero con bolli blu e rossi all'inizio del quale su di un cartello leggiamo: "Strada Medioevale per Canzo". Continuiamo diritto seguendo i segnavia di colore giallo-bianco-rosso.

Più avanti lasciamo a destra una sterrata che retrocede verso destra chiusa da una stanga dipinta di bianco e rosso. Più in alto c'è un casello dell'acquedotto (m. 535).
Alla sinistra scende il Sentiero Naturalistico dei Massi Erratici indicato da un cartello. Un altro cartello segnala il Funtanin di Piott a mt. 40 e il Casello del Latte a mt. 300.
Subito dopo alla destra troviamo un ripido sentiero che sale con dei gradini di legno all'inizio del quale un cartello indica a mt. 50 il Crott Funzi n. 11. Continuiamo diritto, quasi in piano, con la stradina.

Presso un'ansa della montagna, troviamo la cascata della Val Gatòn che scende dalla destra e attraversa la strada, normalmente passandole sotto coperta da una grata. Sulla sinistra c'è un ponticello di ferro e cemento, parallelo alla strada, con il quale è possibile evitare il guado in caso di acqua abbondante. C'è anche una piazzola di scambio (m. 540).
Quasi in piano percorriamo un tratto sterrato nel quale ignoriamo due sentieri che salgono a destra.
Proseguiamo poi in leggera salita camminando ancora sui ciottoli.

Poi in salita arriviamo ad un tornante destrorso presso il quale una scorciatoia continua diritto (m. 555). Poco dopo percorriamo un tornante sinistrorso.
Troviamo poi sulla destra una fontana e tre baitelli (m. 565). Dalla sinistra rientra la scorciatoia. Qui termina il bosco. Bello il panorama che abbraccia Lecco, il lago, il Resegone e il Barro.
Continuiamo accompagnati alla sinistra da una recinzione con vecchi paletti di legno e da una rete a quadrotti.
Passando sotto un cavo percorriamo una curva a destra. Alla destra troviamo una bacheca con la scritta: "Località San Tomaso 572". Sulla destra vediamo un monumento dedicato alla Resistenza; davanti a noi le cascine e, a sinistra, dopo un grande prato circondato da alberi di mandorlo, la chiesa e una croce (m. 580).

A destra si staccano due sentieri. I segnavia indicano davanti verso destra i sentieri n. 4 e 8 per Pianezzo; dietro verso destra il sentiero n. 5 per Pianezzo Via Sambrosera, Sambrosera Forcellina Preguda, la palestra di roccia del Corno Rat e l'itinerario attrezzato del 50° Osa.
Proseguiamo diritto e, passando tra gli edifici e vari tavoli e panche, raggiungiamo un'altra palina che indica davanti con il sentiero n. 1: Bevesco, Corno Birone, Cornizzolo e con il n. 5: Taia Sass, S. Martino. Altri segnavia del Sentiero Geologico Alto indicano davanti: Fontanino del tufo-travertino a ore 0.30, Sasso Malascarpa a ore 1.30.
Continuiamo quasi in piano tra i prati che alcuni cartelli raccomandano di non calpestare.

Superata una curva a destra, ignoriamo un sentiero che arriva da destra e continuiamo in salita nel bosco con una bella mulattiera di sassi inizialmente coperta con due strisce di cemento (m. 610).
Percorriamo un tratto in piano e poi continuiamo in leggera salita.
Su un sasso vediamo dipinta una grande M gialla e successivamente su un altro il segnavia a bandierina con il n. 1. Stiamo camminando verso la testata della Valle Mulinata.
Arriviamo ad un bivio (m. 630). I segnavia indicano diritto: (con il sentiero 5) San Martino, San Pietro; diritto (con il sentiero L): Sentiero Luisin, San Pietro; a destra (con il sentiero 1): Bevesco, Corno Birone, Cornizzolo, Fontanino del Tufo a ore 0.15, Cascina Rotta a ore 0.45, Sasso Malascarpa a ore 1.15.

Andiamo a destra in salita. Sulla sinistra c'è l'arrivo di una teleferica.
Poco dopo raggiungiamo una bacheca con una cartina della Riserva Naturale del Sasso Malascarpa e un pannello con un tabellone che parla del Sentiero Geologico Alto.
Qui il sentiero gira a sinistra. Passiamo sotto il cavo della teleferica.
Cominciamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 655).
Troviamo sulla destra una palina con un cartello che indica il confine della Riserva Naturale del Sasso Malascarpa (m. 670).
Più avanti troviamo un secondo cartello identico (m. 695). Praticamente il sentiero scorre lungo il limite della riserva. Dopo il terzo cartello (m. 725) percorriamo un breve tratto in leggera salita ma subito torniamo a salire ripidamente.
La pendenza poi aumenta ancora ed ecco il quarto cartello (m. 755). Non possiamo fare a meno di commentare che sembrano le stazioni di una Via Crucis lungo il faticoso cammino.
Dopo una curva a destra, troviamo sulla sinistra un masso di tufo nel quale è stata scavata una nicchia per metterci una statuetta raffigurante una madonna. Anche a terra c'è un piatto con una madonna dipinta (m. 765).
Passiamo accanto al punto di arrivo della teleferica. Sulla destra si stacca un sentierino.

Superato il quinto cartello che segnala la riserva, troviamo sulla destra il Fontanino del Tufo (m. 772). Ne approfittiamo per dissetarci utilizzando una tazza in metallo legata ad una catenella. Di fronte alla sorgente c'è una rudimentale panca. Li accanto un cartello parla del travertino, roccia calcarea.
Percorriamo un breve tratto in leggera salita poi la pendenza aumenta e saliamo in modo abbastanza ripido (m. 830).
Con minore pendenza arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano a sinistra il sentiero n. 1: Bevesco, Corno Birone, Cornizzolo, Sentiero Geologico (Dolomia Calcare di Zu a ore 0.45), Sasso Malascarpa (facile) a ore 1; a destra: Prasanto, Fontanino OSA, Sentiero Geologico Alto (Guglie Calcaree a ore 0.20), Sasso Malascarpa (impegnativo) a ore 0.45.

Andiamo a sinistra in leggera salita e percorriamo un tratto di sentiero rinforzato con dei tronchi messi raso terra.
Troviamo sulla destra i ruderi di una piccola costruzione in pietra e poi il sesto cartello che segnala i confini della riserva (m. 840).
Percorriamo un tratto in piano (m. 850) e poi riprendiamo a salire con un ripido zig-zag.
Da questo punto in avanti, per un lungo tratto, durante l'inverno troveremo il fondo ghiacciato in quanto all'ombra della parete a sinistra.
Ignoriamo un sentierino che arriva da destra nei pressi dal settimo solito cartello (m. 915).
Percorriamo un tratto in leggera salita e subito torniamo a salire ripidamente mentre ci avviciniamo al torrente Inferno che percorre il fondo valle. Dietro vediamo uno spicchio della città e del Lago di Lecco.

Dopo un tratto con poca pendenza, riprendiamo a salire in modo abbastanza ripido, con alcuni zig-zag alla destra del torrente.
Percorriamo poi alcuni passi quasi in piano (m. 995) per tornare ben presto a salire ripidamente con altre serpentine.
Poi pieghiamo a sinistra, volgendo le spalle alla ripida parete del Monte Prasanto che ci aveva accompagnati al lato della valletta. La pendenza diminuisce un poco.
Raggiungiamo l'ottavo cartello che indica il confine della riserva e guadiamo il torrente (m. 1015).
La zona in ombra è ormai terminata. Continuiamo a mezza costa tra erba e larici. Un rivolo attraversa il cammino.
Poi saliamo ripidamente a zig-zag mentre alla sinistra il pendio è scosceso.
Giunti in cima troviamo un prato (m. 1070) e alcuni segnavia che indicano con il sentiero 1, davanti verso destra: Corno Birone, Cornizzolo; dietro: San Tomaso, Valmadrera.
Attraversiamo il prato, superiamo un gruppo di faggi e troviamo una radura.
Davanti vediamo la Ca' Rotta e in salita la raggiungiamo.

Il vecchio edificio è malandato; il tetto e la parte destra sono crollati. Sull'uscio vediamo una targa che recita: "1927 Bevesco". Alla sinistra c'è una sorgente la cui acqua esce da un tubo e finisce in una pozza rotonda in cemento prima di scendere per il bosco. Qui il sentiero si divide. I segnavia indicano: Cascina Rotta m. 1091; a sinistra con il sentiero 1: Corno Birone, San Tomaso, Valmadrera; diritto (senza numero): Cornizzolo, Prasanto, Fo.
Continuiamo dietro la cascina, in ripida salita, mantenendoci sul lato sinistro della radura accanto al bosco.
Passiamo tra un grande faggio e la nona palina della riserva (m. 1130).
Più avanti, tra i prati, lasciamo a destra un cartello che indicava il divieto di caccia; ora è praticamente bianco (m. 1155).

Arrivati in cima, davanti ad un bosco, troviamo una croce e alcune paline con vari segnavia che indicano: Bocchetta di San Miro (m. 1181); a sinistra: Monte Rai a ore 0.15, Rifugio SEC (= Consiglieri) a ore 0.50, Monte Cornizzolo a ore 1.15; a destra: Monte Prasanto a ore 0.20, Sasso Malascarpa a ore 0.40, La Colma a ore 1.10; diritto: Alpe Alto a ore 0.10, S. Miro a ore 1.10. Gajum a ore 1.40; dietro: San Tomaso a ore 1.
Se andiamo a sinistra (come indicato dai segnavia), raggiungeremo il rifugio passando per la cima del Monte Rai (m. 1259), cosa che possiamo evitare aggirandolo sulla destra. Pertanto proseguiamo diritto addentrandoci in un fitto lariceto.
In leggera discesa, superiamo due gradini fatti con dei tronchetti di legno.
Poi sbuchiamo sulla stradina sterrata che percorre tutta la dorsale detta Culmen (m. 1160). Qui ci sono dei segnavia che indicano nella direzione dalla quale proveniamo: Bocchetta di San Miro a ore 0.05, Fontanino del Tufo a ore 0.40, San Tomaso a ore 1, Valmadrera a ore 1.30; a destra: Sasso Malascarpa a ore 0.15, Coquine - Coralli - Rupe a ore 0.30.

Andiamo invece a sinistra tra gli alberi, dapprima quasi in piano e poi in leggera discesa.
Poco dopo troviamo sulla sinistra dell'acqua sorgiva che esce da un tubo e si getta in una vasca.
Alcune canaline per lo scolo dell'acqua attraversano il cammino. A lato della strada ci seguono un basso muretto alla sinistra e una protezione in ferro e legno a destra.
Più avanti terminano entrambe (m. 1120). Sulla sinistra c'è una cisterna rotonda e un cartello che indica il sentiero che sale al M. Rai da questo versante in ore 0.20.
Poco dopo, sempre a sinistra scende un sentiero. Qui una palina segnavia riporta una cartina della zona e indica: sentiero 50° OSA, Val della Porta.
Continuiamo in piano e troviamo un altro sentiero che scende a destra. I segnavia indicano a destra con il sentiero 6: Alpe Alto, Terz'Alpe, San Miro; davanti con il sentiero 3: Cornizzolo; dietro con il sentiero 5: Corni; dietro con il sentiero 3: La Colma, Terz'Alpe. Davanti vediamo il Cornizzolo con la grande croce in cima.

Troviamo ancora il muretto a sinistra e la protezione a destra, uguali ai precedenti.
Continuiamo in leggera salita e troviamo a sinistra un cartellone che parla della dolomia principale del M. Rai.
Lasciata a sinistra una roccia, cominciamo a vedere il rifugio davanti a noi.
A destra troviamo dapprima una chiesetta e poi una vecchia croce di pietra distesa a terra. Ancora pochi passi e raggiungiamo il rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.45 - Dislivello: m. 861-71
Data escursione: aprile 2010
 
Ottavo itinerario: da Civate (sentiero 11)
Questo itinerario è detto anche "Sentiero della Costa" perché nella seconda parte è situato lungo la cresta spartiacque tra Suello e Civate con bella vista panoramica sul laghetti che chiudono a sud il Triangolo Lariano. Poiché scorre parallelo al n. 10 con il quale ha in comune la parte iniziale, può essere utilizzato per effettuare un giro ad anello.

Come descritto nel primo itinerario, superata la Frazione Pozzo, arriviamo al bivio dove i sentieri 10 e 11 si separano (m. 360).
Prendiamo il sentiero a sinistra in leggera salita tra gli alberi. Alla sinistra c'è una rete metallica e alla destra un muretto a secco.
Troviamo i primi bolli di colore rosso bianco e giallo. Saliamo a zig-zag con il fondo roccioso.
Ignoriamo un piccolo sentiero sulla sinistra. Poco dopo sulla destra c'è una rete metallica.

Raggiungiamo un bivio non segnalato (m. 390). Il sentiero 11 prosegue a sinistra. A destra invece sale lungo la Costa del Raton un sentiero un poco più accidentato che, superata una radura dove c'è una teleferica, rientra nel n. 11 in località Sason.
Andiamo dunque a sinistra. La pendenza diminuisce.
Sulla destra ci sono altri muretti a secco che fanno da terrapieno mentre a sinistra tra gli alberi riusciamo a intravedere il Lago di Annone.
Troviamo un cancelletto sulla destra. Poco più avanti sulla sinistra scorre una roggia (m. 415).
Riprendiamo a salire con dei gradini di legno e un corrimano sulla sinistra.
Terminati prima i gradini e poi il corrimano, dalla sinistra sale un sentiero.
Poco più avanti sulla destra c'è una fontana con una vasca in cemento.
Troviamo poi, sempre a destra, un casello dell'acquedotto. A sinistra c'è un cancelletto.
Risaliamo altri gradini e raggiungiamo la grotta della Madonna di Lourdes. Una targa ricorda che nel 1983 è stata restaurata a cura degli alpini di Civate. A lato c'è anche una panca in cemento (m. 445).

Proseguiamo tra una rete e un muretto. In alto a destra vediamo un baitello.
Poco dopo raggiungiamo uno cascina accanto alla quale ci sono varie panche e uno slargo senza alberi. Il panorama alla sinistra mostra il Lago di Annone, il Barro e il Resegone.
Pieghiamo a destra e in salita rientriamo nel bosco.
Ad un bivio andiamo a sinistra solo perché il percorso sembra più agevole (m. 465). Poco dopo le due tracce tornano ad unirsi.
Il sentiero si sdoppia nuovamente e subito si riunisce (m. 480).
Proseguiamo in leggera salita. A sinistra tra i rami vediamo un tubo nero. Poco dopo ci passiamo sotto.
A destra vediamo un basso cassottello in cemento da quale esce dell'acqua. Con due passi possiamo raggiungerlo e poi proseguire con un sentiero parallelo che poco dopo rientra in quello principale.
Più avanti, superato uno slargo, arriviamo ad un bivio e seguendo i bolli andiamo a destra (m. 515).
Raggiungiamo poi un altro bivio (m. 530). A sinistra vediamo una casa tra gli alberi. A destra viene segnalata la Falesia dei Laghetti. Proseguiamo diritto.
Il bosco diventa un poco più rado e troviamo vari cespugli di more.
In salita raggiungiamo un incrocio e seguendo i bolli e una freccia andiamo a destra (m. 560).
Più avanti una targhetta metallica con il numero 11 conferma che siamo sul giusto cammino.

Subito dopo ci sono due tornanti, il primo dei quali verso sinistra. La pendenza aumenta.
Una apertura tra gli alberi ci consente una veduta sul lago (m. 600).
Con un breve tratto abbastanza ripido raggiungiamo il bivio dove dalla destra rientra il Sentiero della Costa del Raton che avevamo lasciato precedentemente.

Andiamo a sinistra in leggera salita e, fatti pochi passi, troviamo un altro bivio (m. 615). Siamo in località Sason; attorno infatti ci sono alcuni massi sparsi in una radura con pochi alberi. Una palina reca una cartina della zona e alcuni segnavia. A sinistra con il sentiero 11 vengono indicati: M. Cornizzolo, Rifugio SEC, Corni di Canzo, M. Rai. A destra si va a San Pietro al Monte e, anche se non è indicato, inizia qui il sentiero 7 che passando per S. Pietro arriva fino alle Tre Casote.

Seguiamo il sentiero 11. Sulla destra vediamo il M. Rai.
Poco dopo raggiungiamo il bivio dove incrociamo il sentiero 15 descritto nel decimo itinerario (m. 630). Qui i segnavia indicano: sentiero 15; a sinistra: Priel, Suello; a destra: San Pietro, Cornizzolo, Rifugio SEC.
Andiamo a destra e, fatti pochi passi, il sentiero si divide nuovamente. Qui non ci sono indicazioni ma, seguendo i bolli (se ne vede uno in alto), dobbiamo andare a sinistra, mentre a destra il sentiero 15 prosegue verso San Pietro.

Passiamo sotto un cavo di teleferica (m. 635).
Troviamo poi, alla sinistra del sentiero, una grossa pietra scolpita (m. 675). Su un lato ci sono le parole: "Pater noster santificetur nomen tuum". Su un altro lato c'è un disegno stilizzato.
Continuiamo a salire con alcuni tornanti.
Usciamo dal bosco e percorriamo un tratto il leggera salita (m. 735).
Ora saliamo ripidamente a zig-zag a volte tra alcuni alberelli, altre volte a cielo aperto.
Poi la pendenza diminuisce un poco (m. 805). Proseguiamo tra erba e radi alberi.
Un cartello segnala una sorgente sulla destra tra i prati (m. 870).
Attraversando un boschetto camminiamo su di un lastrone obliquo.
Troviamo poi una palina con alcuni segnavia che indicano a sinistra il sentiero 11 per i Corni, M. Rai, Cornizzolo, Rifugio SEC, e a destra la sorgente (m. 890).
Dopo due passi con poca pendenza, giriamo a destra e iniziamo a risalire la prativa, ampia cresta spartiacque tra Suello e Civate. Ormai non ci sono più alberi e la vista può abbracciare tutti i laghetti.

Più avanti, percorriamo pochi passi in piano (m. 910) e un tratto in leggera salita.
Poi saliamo ripidamente (m. 940). Il sentiero si sdoppia e ci pare più opportuno prendere la traccia sulla sinistra. Ad ogni modo poi torna a riunirsi.
Al termine di questo ripido tratto lasciamo a destra un piccolo dosso (m. 975).
Proseguiamo in salita, percorriamo alcuni passi in piano (m. 990) e torniamo a salire. Davanti è ben visibile la croce sulla vetta del Cornizzolo.
Poi, con minore pendenza, ci spostiamo sulla sinistra della cresta.
Incontriamo il sentiero 16 che sale da sinistra. Un cartello indica in quella direzione Priel Suello (m. 1045).
Fatti pochi passi troviamo altri segnavia che indicano davanti: Cornizzolo e SEC; dietro: San Pietro e Civate.
Davanti il sentiero si divide e andiamo a destra in leggera salita tra erba e radi alberi.
Percorriamo un tratto in leggera discesa (m. 1050) poi riprendiamo a salire con poca pendenza tra gli alberi.
Dopo pochi passi in piano entriamo in un fitto bosco e lo attraversiamo in salita con con varie serpentine.
Quando ne usciamo il sentiero diventa quasi pianeggiante (m. 1075).
Poi in leggera salita tra i noccioli, raggiungiamo un edificio di servizio del rifugio e un tavolone in legno con panche. Dalla destra arriva il sentiero n. 10 descritto nel primo itinerario (m. 1095).
Saliamo alcuni gradini e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello: m. 820
Data escursione: agosto 2010
 
Nono itinerario: da Suello (sentiero 16)
Lasciamo la statale 36 al km. 42.8 (cartello inizio Civate, direzione Erba Como) e ci immettiamo sulla SS/SP 639 (che qui si chiama Via Lecco).
Superiamo un incrocio (direzione Suello centro). La strada diventa Via Don Mario Casati.
Prendiamo poi la prima a destra, Via Don Rimoldi e, giunti in fondo, giriamo a sinistra in Via Stefanoni.
Subito dopo il civico 9, sulla destra parte il sentiero. C'è un piccolo parcheggio poco più avanti a destra (m. 280).

I segnavia indicano: Priel, Monte Cornizzolo, San Pietro. Ci incamminiamo in leggera salita tra le recinzioni di alcune case. Sulla sinistra troviamo poi due piccoli cancelli.
Terminate le recinzioni, passiamo sotto i cavi dell'alta tensione e cominciamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 295). Un cartello segnala il pericolo di incendi. Dietro vediamo il Lago di Annone.
Proseguiamo tra il bosco alla sinistra e dei prati scoscesi alla destra. Alcuni gradini di legno agevolano il cammino. Saliamo a zig-zag.
Poi la pendenza diminuisce un poco e percorriamo un traverso verso destra. Il sentiero è stretto e, in un punto e rinforzato da una trave di legno rasoterra tenuta ferma da tre paletti di ferro (m. 325).
Gli alberi diventano più radi. Saliamo ripidamente con delle serpentine su fondo roccioso. Poi in leggera salita percorriamo un altro traverso su fondo sterrato verso destra (m. 350).
Dopo una curva a sinistra rientriamo nel bosco e riprendiamo a salire.
Più avanti il sentiero si sdoppia (m. 370) per tornare poi ad unirsi.

Raggiungiamo una teleferica il cui cavo scorre ad altezza d'uomo (m. 385).
Subito dopo troviamo un bivio. Possiamo scegliere il sentiero a sinistra in salita o quello a destra pianeggiante con una staccionata di legno a lato.
Prendendo quest'ultimo, poco dopo arriviamo ad un altro bivio dove alcuni segnavia indicano diritto: Priel, Cornizzolo, San Pietro; dietro: Suello; a destra: (nessuna indicazione) un sentiero si abbassa un poco per guadare un torrente e risale allontanandosi.
Proseguiamo diritto in salita con il torrente alla destra. Troviamo poi l'altro sentiero che si innesta dalla sinistra pochi passi prima di un tornante destrorso (m. 400).

Saliamo in modo abbastanza ripido agevolati da alcuni tronchetti di legno, e anche da delle radici, che fanno da gradino.
Proseguiamo con alcuni zig-zag ma con minore pendenza. Sulla destra ci sono due funi che proteggono verso uno scosceso pendio; un cartello indica il divieto di avvicinarsi causa pericolo di cadere.
Proseguiamo in modo abbastanza ripido. In questo punto il bosco è rado (m. 435). Percorriamo altre serpentine. Alla destra ci segue la teleferica.
Più avanti passiamo sotto il cavo della teleferica e, con pochi passi in piano, raggiungiamo una palina che porta l'indicazione per Suello nella direzione dalla quale proveniamo.

Siamo arrivati all'area di sosta di Priel. Alla sinistra troviamo un casello dell'acquedotto davanti al quale ci sono un tavolone con relative panche. Alla destra c'è uno slargo.
Poco più avanti sulla sinistra ci sono due croci, altri tavoli e panche e una fontana. Sulla destra invece ci sono un forno di pietra con delle piastre per cucinare e un prato (m. 480).
Il sentiero si divide e i segnavia indicano davanti Suello. Alla destra ci sono due sentieri: quello più a sinistra: n. 16 direttissima, Cornizzolo, Rifugio SEC; quello più a destra: n. 16 Cornizzolo, Rifugio SEC e n. 15 San Pietro, Cornizzolo, Rifugio SEC.

Possiamo prendere la ripida direttissima oppure il sentiero normale che sale con un percorso più lungo e vari tornanti. I due sentieri si incrociano parecchie volte e quindi avremo continuamente l'opportunità di scegliere quale utilizzare in base alle condizioni del fondo o alla nostra stanchezza.

Prendiamo il sentiero della direttissima e, in salita, rientriamo nel bosco. Continuiamo poi con alcune serpentine abbastanza ripide.
Arriviamo ad un bivio (m. 515). I segnavia indicano a sinistra una palestra di roccia e a destra il Cornizzolo. Andiamo a destra.
Più avanti troviamo il sentiero normale che arriva dalla destra e, dopo pochi passi, se ne stacca nuovamente sempre verso destra (m. 525). Proseguiamo con la direttissima in modo abbastanza ripido, l'altro sentiero invece in questo punto è quasi pianeggiante e, più avanti passa accanto ad una "casota" una piccola costruzione tondeggiante di pietra, parzialmente interrata.

Troviamo ancora il sentiero normale che arriva dalla destra e si immette sulla direttissima (m. 550).
Con alcune serpentine, saliamo ripidamente. In questo punto il fondo è roccioso.
Dopo un tratto con minore pendenza riprendiamo a salire ripidamente a zig-zag, nuovamente su fondo roccioso.
Percorriamo pochi passi in piano con una roccia alla sinistra (m. 585) poi torniamo a salire con alcuni gradini intagliati nella roccia.
Dopo un tornante sinistrorso che aggira un alberello, camminiamo su delle lastre di pietra che sembrano infisse verticalmente nella roccia.
Percorriamo un tratto in leggera salita per ritornare a salire ripidamente con delle serpentine su delle roccette di colore rossastro (m. 610).
Poco dopo sulla sinistra si stacca nuovamente il sentiero normale che, con poca pendenza e dopo un tornante destrorso, si riporta sulla direttissima.
Pochi passi più avanti arriviamo ad un bivio dove i segnavia indicano il Cornizzolo e il Rifugio SEC verso sinistra (m. 630).
Proseguiamo con poca pendenza poi riprendiamo a salire ripidamente e arriviamo ad un altro bivio (m. 650). Qui i segnavia indicano a destra: sentiero 16 Cornizzolo, Rifugio SEC; dietro: Suello.
In leggera salita passiamo sotto il cavo di una teleferica.

Da questo punto in avanti i due sentieri cominciano ad incrociarsi in modo regolare (m. 670). La direttissima sale ripidamente in modo diretto mentre l'altro sentiero con poca pendenza e innumerevoli tornanti.
Dopo quindici tornanti ed altrettante intersezioni troviamo una palina che indica davanti: 16 direttissima; a destra: Cornizzolo, Rifugio SEC (m. 785).
Proseguiamo con la direttissima, ripidamente e attraversiamo un boschetto di betulle. Troviamo poi anche altri alberi (m. 810).
Ritroviamo il sentiero normale che arriva dalla destra (m. 840). I segnavia indicano davanti il Cornizzolo e il Rifugio SEC; dietro: Suello.
Il percorso diventa un poco meno ripido.
Il sentiero normale torna a staccarsi sulla destra e preferiamo continuare ripidamente con la direttissima circondati dapprima da alberelli e poi in prevalenza da erba. In alto a sinistra cominciamo a vedere la croce sulla cima del Cornizzolo.
Incrociamo altre due volte il sentiero normale che qui ha ben poca pendenza (m. 880). Proseguiamo ripidamente con la direttissima. Alle nostre spalle ora sono ben visibili i laghetti di Annone, Pusiano e Alserio.

La pendenza aumenta. Attorno ci sono solo ciuffi d'erba ormai quasi completamente coperti dalla neve, pietre con alcuni bolli sbiaditi di colore rosso o giallo, cespugli e pochi alberelli. Alla sinistra riusciamo a vedere la strada asfaltata che sale dal Segrino (secondo itinerario).
Arriviamo ad un bivio dove dalla destra arriva il sentiero normale (m. 940). I segnavia indicano davanti: n. 16 Cornizzolo, Rifugio SEC; a destra: n. 16 Priel, Suello.
Ora camminiamo su un contrafforte dapprima in salita e poi con minore pendenza, circondati da pochi alberi e cespugli.
Poi la pendenza aumenta un poco (m. 960).

Gli alberi ormai sono molto scarsi (m. 990). Camminiamo nella neve sempre diritto puntando verso la croce ben visibile davanti.
Passiamo accanto ad un faggio e poi, più avanti, ad un altro (m. 1025).
Davanti vediamo due paline segnavia e, con maggior pendenza, raggiungiamo la prima (m. 1040). Questa reca dei segnavia che indicano davanti: Cornizzolo, Rifugio SEC; dietro: 16 Suello.
Poco dopo raggiungiamo la seconda (m. 1050). Qui i segnavia indicano davanti verso destra: 11 Cornizzolo, Rifugio SEC; dietro: 11 San Pietro al Monte, Civate.
In realtà il sentiero 11 non lo vediamo in quanto coperto dalla neve. Preferiamo pertanto proseguire diritto, poco a destra della cresta, dapprima in salita e poi con poca pendenza.
Davanti vediamo il guard-rail che accompagna la strada asfaltata.
Troviamo un'altra palina con un segnavia che indica Suello alle nostre spalle.
Subito dopo scavalchiamo il guard-rail e ci immettiamo sulla strada (m. 1085).

Ora non ci resta che seguire l'asfalto verso destra, come descritto nell'ultima parte del secondo itinerario, fino al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.10 - Dislivello: m. 830
Data escursione: novembre 2010
 
Decimo itinerario: da Suello (sentiero 15)
Il sentiero n. 15 collega Suello a S. Pietro al Monte.
Poiché incrocia nell'ordine i sentieri n. 16 - n. 11 - n. 7 - n. 10, può essere utilizzato per effettuare dei giri ad anello che hanno come vertice il rifugio o il Cornizzolo.
Nella parte iniziale coincide con la Via Crucis che da Suello sale al Priel. Lungo il percorso troveremo infatti le varie stazioni rappresentate da delle croci di ferro su un basamenti di pietra.

Lasciamo la statale 36 al km. 42.8 (cartello inizio Civate, direzione Erba Como) e ci immettiamo sulla SS/SP 639 (che qui si chiama Via Lecco).
Superiamo un incrocio (direzione Suello centro). La strada diventa Via Don Mario Casati.
Lasciamo a destra Via Don Rimoldi (che conduce alla partenza del nono itinerario) e andiamo diritto.
Più avanti la strada diventa Via Maggiore. Arrivati in fondo andiamo a destra e raggiungiamo la piazza della chiesa.
Ora giriamo a destra in Via San Quirico, che poi diventa Via San Fermo.
Prima del cimitero di Cesana e Suello (santella all'angolo) giriamo a destra in Via Manzoni e proseguiamo fino a trovare sulla destra un ampio parcheggio dove lasciamo la macchina.

Proseguiamo a piedi tra le case, per circa duecento metri lungo la strada asfaltata fino a trovare sulla sinistra un torrente e l'inizio del sentiero (m. 310). Qui un cartellone parla del Sentiero Suello, Priello, San Pietro. Un segnavia indica: Priel, M. Cornizzolo, San Pietro. Alcuni segnali stradali indicano il divieto di accesso eccetto che per i proprietari del fondi, il divieto di motocross e il pericolo di incendi.
Lasciamo pertanto la strada asfaltata, che termina un centinaio di metri più avanti e, passando sotto i cavi dell'alta tensione, prendiamo questo sentiero in salita tra il torrente e le ultime case di Suello. Il fondo è in cemento.

Superiamo la prima stazione della Via Crucis (m. 330).
Alla sinistra ci sono degli alberi e alla destra una casa con un cartello che dice: "Divieto di raccolta fossili e reperti archeologici".
Inizia ora una scalinata con gradini di legno ricavati dal recupero di traversine ferroviarie. Arriviamo alla seconda stazione (m. 340). Di tanto in tanto troviamo una panca in pietra.
Superiamo la terza stazione (m. 355).
Poco dopo sulla destra troviamo un tavolone in pietra e relative panche, seguiti a breve distanza dalla quarta stazione e poi da una nicchia contenente una statua di colore bianco raffigurante una madonna. Qui giriamo a sinistra e, con un ponticello di legno con le sponde, attraversiamo il torrente (m. 365).

Proseguiamo in salita con gradini di pietra e raggiungiamo la quinta stazione e un bivio (m. 375). A sinistra si stacca un sentierino con delle protezioni a valle mentre diritto prosegue una ripidissima scalinata. I segnavia indicano in entrambe le direzioni: Priel, Monte Cornizzolo, San Pietro; diritto viene indicata anche una fontanella.
Andiamo avanti lungo la scalinata che ha un corrimano verde alla destra.
Con un altro ponticello passiamo alla destra del torrente (m. 385). Qui troviamo una balconata, una fontanella con una tazza per poter bere, una panca e un casello dell'acquedotto.
Subito dopo c'è la sesta stazione.

Proseguiamo con dei ripidissimi gradini di legno, tra una rete e una staccionata.
Arrivati alla settima stazione (m. 400) troviamo un bivio e seguendo un cartello che indica: Priel, Cornizzolo, San Pietro, andiamo a destra con poca pendenza e con una staccionata alla destra che poco dopo termina.
Poco prima di una curva a sinistra raggiungiamo l'ottava stazione (m. 410).
Ora il percorso si divide in due sentieri paralleli che salgono ripidamente nel bosco. Quello alla destra sale direttamente mentre l'altro con dei piccoli tornanti e quindi con minore pendenza.
Raggiungiamo e superiamo altre tre stazioni poi i due sentieri si incrociano; ora è quello a sinistra che sale direttamente.
Poi, dopo la dodicesima stazione, i due sentieri si uniscono.
Raggiungiamo la tredicesima stazione (m. 470) e poco dopo l'area di sosta del Priel con la croce finale (m. 480).
Di fronte arriva il sentiero n. 15 (vedi il nono itinerario) che sale anch'esso da Suello.
Pieghiamo a sinistra e subito troviamo una biforcazione. I segnavia indicano diritto: n. 16 direttissima, Cornizzolo, Rifugio SEC; a destra: n. 16 Cornizzolo, Rifugio SEC e n. 15 San Pietro, Cornizzolo, Rifugio SEC.

Andiamo a destra in leggera salita e raggiungiamo un altro bivio (m. 495). Qui i segnavia indicano a sinistra in salita il sentiero 16 e a destra in discesa il sentiero 15.
Seguiamo il n. 15 e scendiamo con dei rudimentali gradini mentre alla destra ci accompagna una rete protettiva di colore verde.
Al termine della breve discesa (m. 490) ci troviamo in una gola dove dalla sinistra scende un torrente che però troviamo in secca.
Ne attraversiamo il letto e riprendiamo a salire ancora accompagnati dalla rete di protezione alla destra e aiutati da una catena agganciata alla roccia alla sinistra che, in assenza di neve o ghiaccio, è del tutto superflua. Nella roccia sono scavati alcuni gradini che agevolano la salita.

Arrivati in cima (m. 495) ignoriamo un sentiero che prosegue diritto in discesa e continuiamo verso sinistra in salita con alcuni zig-zag.
Percorriamo poi un breve tratto con poca pendenza per tornare a salire sempre con delle serpentine.
Proseguiamo a mezza costa con delle pietre che fanno da gradino e con bella vista sui laghetti del Triangolo Lariano.
Dopo un tornante sinistrorso (m. 535) riprendiamo a salire a zig-zag. La pendenza aumenta.
Troviamo accanto al sentiero un vecchio albero rinsecchito del quale rimangono solo due rami rivolti verso il cielo (m. 560).

Ora saliamo in modo abbastanza ripido e raggiungiamo un punto protetto sulla destra con dei paletti che reggono due funi metalliche. Alcune pietre fanno da gradino.
Poi giriamo a sinistra e con un breve zig-zag, protetti da entrambi i lati, superiamo delle roccette. C'è anche una catena (m. 575).
Proseguiamo in leggera salita con alla destra una rete protettiva.
Poco prima che questa termini, occorre prestare attenzione per non inciampare in un cavo rasoterra.
Continuiamo quasi in piano nel bosco ora più fitto.
Raggiungiamo poi un punto con meno alberi dove sulla sinistra troviamo una targa a ricordo di una persona deceduta (m. 590).

Percorriamo pochi passi in salita e proseguiamo nel bosco quasi in piano o con lievi saliscendi.
Dopo una semicurva a sinistra, troviamo dei tronchi rasoterra a rinforzo del sentiero.
Proseguiamo sempre con lievi saliscendi e superiamo un rivolo in secca.
Più avanti, in basso verso destra, vediamo una rete protettiva e un cartello che avverte del pericolo di cadute.
Troviamo un altro tronco rasoterra, di rinforzo al sentiero, e raggiungiamo una palina i cui segnavia indicano il sentiero 15, davanti verso San Pietro, il Cornizzolo e il Rifugio SEC e dietro verso Priel e Suello (m. 610).

Dopo altri brevi e lievi saliscendi percorriamo un tratto in leggera discesa e arriviamo ad un bivio (m. 605). Qui i segnavia indicano a sinistra: 15, San Pietro, Cornizzolo, Rifugio SEC; dietro: Priel, Suello; davanti c'è un sentiero in discesa non segnalato.
Andiamo a sinistra quasi in piano. Dopo pochi passi in discesa, torniamo a salire e poi proseguiamo quasi in piano. Troviamo altri tronchi a rinforzo del sentiero.
Gli alberi diventano più radi. Giriamo a sinistra e, superata una grossa pietra isolata attraversiamo una piccola radura al termine della quale troviamo il sentiero n. 11 (non segnalato) che arriva da destra (m. 630, vedi l'ottavo itinerario). I segnavia infatti indicano solo il sentiero 15: davanti verso San Pietro, Cornizzolo, Rifugio SEC e dietro verso Priel, Suello.
Fatti pochi passi sulla sinistra si stacca il n. 11 in salita (si vedono dei bolli guardando più in alto). Proseguiamo diritto in piano verso il Monte Rai ben visibile davanti. Tra gli alberi già si intravede il complesso benedettino di San Pietro.
Poco più avanti, in basso a destra vediamo il sentiero n. 7 e, con due passi in leggera discesa, lo raggiungiamo (m. 645). I segnavia indicano verso sinistra: San Pietro, Cornizzolo; dietro: 15, Priel, Suello; a destra (non indicato) il sentiero n. 7 si dirige verso la località Sasun dove incontra il n. 11.

Seguiamo il sentiero 7 verso sinistra in leggera salita.
Percorriamo poi un tratto in piano (m. 660), uno in leggera salita e una breve leggera discesa.
Poi quasi in piano passiamo accanto ad un segnavia con il n. 7. Scavalchiamo un rivolo.
In alto a sinistra vediamo una vasca di pietra dietro la quale c'è una fontana.
Ancora pochi passi e raggiungiamo una palina con vari segnavia oltre la quale c'è il complesso benedettino di San Pietro. A sinistra i segnavia indicano: Rifugio Consiglieri SEC a ore 1.10, Monte Cornizzolo a ore 1.30, Riserva Naturale Sasso Malascarpa a ore 1.30; dietro: Dosso della Guardia a ore 0.10, Civate per Alpe Linate a ore 0.40, Suello per Priel a ore 0.45.
A destra in discesa si raggiunge l'ingresso principale che reca la scritta: "Ora et Labora" (m. 663), a sinistra invece ci sono una fontana e un ingresso secondario.

A questo punto giriamo a sinistra e proseguiamo verso il rifugio con il sentiero n. 10 come descritto nella seconda parte del primo itinerario.

Tempo impiegato: ore 2.10 - Dislivello: m. 830
Data escursione: gennaio 2011
 
Undicesimo itinerario: da Civate (sentiero 9)
La parte iniziale di questo percorso coincide con quella del sentiero n. 10, già descritto nel primo itinerario, con il quale arriviamo al bivio dove i due sentieri si dividono (m. 460).

I segnavia indicano a sinistra: il sentiero 10 per San Pietro; a destra: il sentiero 7 per S. Tomaso e il Corno Birone, il sentiero 9 per il Corno Birone, il sentiero 9A 50° SEC. Andiamo a destra in piano con un sentiero che si addentra nel bosco.
Superiamo un ruscello e poi pieghiamo a destra verso il centro della Valle dell'Oro.
Lasciamo a destra una grossa pietra e, con pochi passi in discesa, raggiungiamo il letto di un torrente. Ignoriamo delle tracce di sentiero che proseguono sulla sponda sinistra e lo guadiamo.

In salita passiamo accanto a una "casotta", una piccola costruzione che può fungere da riparo e che contiene una quadretto raffigurante una madonna (m. 470).
Poco più avanti passiamo sotto un cavo di teleferica.
Il sentiero diventa ripido e sale in modo diretto, con poche serpentine appena accennate.
Presso una curva a destra troviamo un cavo che impedisce di proseguire diritto verso un precipizio (m. 525).
La pendenza diminuisce un poco ma solo per pochi passi fino ad alcune roccette con dipinto il segnavia 9 a bandierina poi riprende a salire in modo molto ripido (m. 540).
In questo punto il sentiero è ridotto ad una traccia poco visibile, poi piega a destra e diventa più marcato. Alla destra vediamo il Lago di Annone mentre in alto a sinistra cominciamo ad intravedere tra gli alberi il complesso benedettino di San Pietro.
Il sentiero è sempre assai ripido e sale con delle serpentine poco pronunciate.
Dopo una curva a destra dove c'è un bollo giallo (m. 590), la pendenza diminuisce un poco e subito arriviamo ad un bivio dove, seguendo i bolli, andiamo a destra e torniamo a salire ripidamente. Davanti, in alto, notiamo la bianca sagoma del rifugio.
Alla sinistra, in lontananza è ancora visibile San Pietro. Il sentiero però gira a destra volgendogli le spalle (m. 610).

La pendenza diminuisce un poco. Troviamo un segnavia n. 9 subito seguito da due cavi di teleferica posti raso terra (m. 630). Sulla destra possiamo vedere il Lago di Annone.
Riprendiamo a salire ripidamente. Su un masso vediamo il segnavia 9. A sinistra tra gli alberi possiamo ancora vedere San Pietro.
Per un po' il sentiero è incassato nel terreno circostante (m. 660). Gli alberi sono diventati più radi.
Dopo una curva a sinistra (m. 690), in alto vediamo una palina con alcuni segnavia e, salendo ripidamente con delle serpentine appena accentuate, la raggiungiamo (m. 725). Qui incrociamo il sentiero 7 e i segnavia indicano a destra: Sentiero Luisin, San Tomaso; diritto con il sentiero 9: Corno Birone. A sinistra (nessun segnavia) si va verso San Pietro, ben visibile da questo punto. A sinistra in alto vediamo il rifugio e dietro il Lago di Annone.
Proseguiamo diritto e raggiungiamo un'altra palina (m. 745) con segnavia che indicano diritto: Corno Birone, M. Rai; dietro: Civate; a sinistra: San Pietro. Continuiamo diritto con il sentiero 9 che sale ripidamente.

Ci portiamo poi su un costolone dal quale possiamo vedere il panorama da entrambi i lati (m. 770).
Troviamo una corta palina dipinta di giallo, rosso e bianco (m. 780). Attorno ormai ci sono solo erba e qualche albero. Continuiamo con altre serpentine con pendenza minore ma ben presto torniamo a salire ripidamente (m. 800).
Passiamo accanto ad un'altra palina dipinta di rosso e bianco (m. 845).
Poi ci spostiamo verso destra salendo a mezza costa in modo meno ripido.
Superiamo due tornanti e un'altra palina e raggiungiamo un bivio (m. 895) dove a sinistra viene segnalato il sentiero 50° OSA e a destra il Corno Birone.

Andiamo a destra. Percorriamo pochi passi con poca pendenza e torniamo a salire (m. 920).
Ora il fondo è formato da delle lastre di roccia (m. 930).
Il sentiero passa accanto a delle rocce che alla destra scendono ripidamente (m. 950) poi se ne allontana un po' verso sinistra tra erba e radi alberi.
Torniamo a salire ripidamente. Vediamo un bollo con colori concentrici (m. 960) e, di tanto in tanto, dei segnavia con il n. 9.
Raggiungiamo una grande pietra davanti alla quale ci sono due bassi muretti a secco e delle tegole; forse il tentativo di costruire un baitello (m. 975).
Lasciamo a destra una roccetta (m. 1000). Ora il sentiero sembra il letto di un torrentello.
Più avanti, con minore pendenza, raggiungiamo una palina dipinta di bianco e rosso (m. 1035).

Torniamo a salire ripidamente. Alcuni spuntoni di roccia calcarea escono dal terreno. Attorno ci sono ancora dei radi alberi e degli arbusti.
Raggiungiamo una palina con dei segnavia (m. 1102). Diritto viene indicato il sentiero 1 per il Cornizzolo e il Rifugio S.E.C. mentre alla destra una breve deviazione porta in cima al Corno Birone (m. 1116).
Pochi passi più avanti il panorama si apre sul versante opposto e possiamo vedere le Grigne, il Resegone e la sottostante Lecco con il suo lago.

Ora il sentiero gira a sinistra volgendo le spalle al Corno Birone. Cominciamo così l'avvicinamento al rifugio.
Percorriamo un tratto con poca pendenza poi riprendiamo a salire ripidamente.
Troviamo un tratto quasi in piano ma poi pieghiamo a destra e torniamo a salire tra il M. Rai e il Corno Birone.
Su una pietra vediamo la scritta OSA nei colori giallo e rosso (m. 1165).
Ancora un breve tratto con poca pendenza poi giriamo a destra e saliamo tra roccette affioranti tra l'erba.

Arriviamo al punto in cui sulla destra precipita un ripido canalone (m. 1180) che contorniamo dapprima in piano e poi in salita. Il percorso è un po' esposto ma il sentiero è abbastanza largo per poter procedere senza eccessivi timori.
Raggiungiamo poi una palina con dei segnavia (m. 1205) che indicano a sinistra: n. 3 Cornizzolo; a destra: n. 1 Bevesco, Valmadrera; dietro: 1 Valmadrera e Corno Birone. Andiamo a sinistra a mezza costa in leggera salita verso la torre bianca e rossa ben visibile davanti. Alla destra ci fanno compagnia i Corni e le Grigne.

Camminiamo sul crinale verso il Monte Rai fino a raggiungere uno spiazzo pianeggiante (m. 1215).
Ora potremmo proseguire diritto, raggiungere la cima del M. Rai (m. 1259) e poi scendere lungo il versante opposto verso il rifugio. Preferiamo invece prendere un sentiero, inizialmente quasi in piano, che lo aggira sulla destra a mezza costa.
Continuiamo poi in leggera discesa lasciando a destra i ruderi di un gabbiotto metallico (m. 1200).
Scendiamo fino alla Bocchetta di San Miro (m. 1181). Sulla sinistra c'è un crocefisso. I segnavia indicano diritto con il sentiero 3: Prasanto, Fo, Cornizzolo; a destra con il sentiero 1: San Tomaso, Valmadrera. Il sentiero che sale dalla destra è quello già descritto nel settimo itinerario.
Proseguiamo pertanto diritto come già dettagliatamente descritto nella parte finale del settimo itinerario, attraversando un fitto lariceto oltre il quale ci immettiamo sulla sterrata che percorre il Culmen e, andando a sinistra, arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.45 - Dislivello: m. 891-71
Data escursione: gennaio 2011

Note
Occorre fare attenzione al fatto che esistono due numerazioni di sentieri: una che riguarda i sentieri che salgono da nord (Gajum) e l'altra che riguarda i sentieri da sud (Suello, Civate, Valmadrera). Pertanto i numeri sono doppi il che può generare confusione.

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • Monte Cornizzolo (m. 1240) in ore 0.20
  • Monte Rai (m. 1259) in ore 0.30










Dati del Rifugio Consiglieri

Altezza:
m. 1110
Gruppo:
Triangolo Lariano
Ubicazione:
Cornizzolo
Comune:
Civate - CO
Carta Kompass:
91 - D7
Coordinate Geo:
45°50'20.85"N
9°18'21.40"E
Gestore:
Sergio Cazzaniga
Emanuele Sandionigi
Telefono gestore:
338 5039740
Telefono rifugio:
0341 551383
Posti letto:
60
Apertura:
agosto e festivi
tranne: 1/1 -
1/11 - 25/12
Pagina aggiornata
il: 18/03/2014
Il Rifugio Consiglieri Il rifugio dalla vetta del Cornizzolo San Pietro La cappellina accanto al rifugio Il Cornizzolo Funtanin di Piott tra Valmadrera e San Tomaso Crot Funzi n.11 tra Valmadrera e San Tomaso San Tomaso: panorama su Lecco San Tomaso: mandorli in fiore Corni e Grigne dal sentiero 1 Il Corno Birone dal sentiero 9

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