Rifugio Bertacchi

Il rifugio, dedicato al poeta della Valchiavenna, Giovanni Bertacchi, è situato in Alta Val S. Giacomo accanto al Lago di Emet.

Primo itinerario: dal Lago di Montespluga.
Con la statale 36, lasciata a destra la galleria che porta a Madesimo, continuiamo verso il Passo Spluga. Poco dopo aver superato la diga del lago di Montespluga troviamo sulla destra alcune case e un piccolo parcheggio (m. 1901).
Lasciata l'auto, superiamo una stanga e ci avviamo su di un'ampia sterrata.

La carrareccia sale, in lieve pendenza, lungo il versante meridionale dello Spadolazzo tra prati, pietraie e cespugli di rododendro. Alcune scorciatoie consentono di tagliare curve e tornanti.
Mentre il lago si rimpicciolisce via via che avanziamo, sentiamo ripetutamente il fischio delle marmotte. Alte paline ai lati della strada segnalano il percorso in caso di neve.
Superato un muretto a secco a fianco di un cancello di ferro, ignoriamo un sentiero a destra che sale da Madesimo.

Troviamo poi due sentieri che si staccano sulla destra. I segnavia indicano che uno prosegue verso il lago Emet e il Rifugio Bertacchi mentre l'altro scende a Macolini. Abbandoniamo pertanto la sterrata che continua verso una cava e prendiamo il primo sentiero.
Passiamo così sul versante della Val Scalcoggia e pertanto non vedremo più il lago di Montespluga ma, poco più avanti, lo sguardo cadrà sulla sottostante Madesimo. Il rifugio già si vede, in lontananza, e dovremo compiere un semicerchio a mezza costa per poterlo raggiungere.

In piano passiamo sopra alcuni lastroni sotto i quali scorre un rivolo d'acqua.
Percorriamo pochi passi in leggera salita. Un altro rivolo bagna il sentiero.
Un segnavia indica a sinistra un sentiero che sale al Lago Nero dello Spadollazzo in ore 1.25.
Andiamo diritto e superiamo un piccolo torrente che scende dalla montagna a sinistra e passa sotto il sentiero.
Continuiamo a mezza costa tra pietre, erba e cespugli di rododendro.
Dopo un passaggio su fondo roccioso, in piano superiamo un tratto un po' esposto attrezzato con una lunga catena passamano seguita da un'altra più corta, che assicurano il cammino. Sono utili in caso di neve o ghiaccio; il sentiero infatti è abbastanza largo.

Saliamo con alcune pietre ben sistemate che formano dei gradini e poi in lieve salita passiamo accanto a delle pietre franate.
Dopo pochi passi in salita, il sentiero torna pianeggiante. Troviamo un'altra catena e una targa a ricordo di uno sfortunato escursionista. Anche qui il percorso è abbastanza largo per poter procedere in tranquillità.
Continuiamo tra pietre e cominciamo a vedere il rifugio davanti a noi.
A sinistra tra i prati ci sono alcune baite che precedono il Lago Emet e delle pozze d'acqua.
Raggiungiamo un monumento formato da un bossolo tricolore sormontato da una madonnina. Una palina segnavia indica a sinistra il sentiero C 12 per il Passo Niemet, davanti il sentiero C 6 per Madesimo a ore 1.10 e dietro Montespluga a ore 1.30.
Ammirato lo splendido lago, con pochi passi in salita arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello: m. 274
Data escursione: giugno 2003
 
Secondo itinerario: da Macolini, fraz. di Madesimo.
Con la statale 36 arriviamo fino al km. 137.3 dove, presso un tornante sinistrorso, prendiamo sulla destra il tunnel che conduce a Madesimo.
Poco dopo l'uscita dal tunnel lasciamo a sinistra il bacino idroelettrico sul Torrente Scalcoggia e proseguiamo diritto con Via De Giacomi verso il centro dell'abitato.
Veniamo poi deviati a sinistra in Via degli Argini, in quanto l'attraversamento del centro di Madesimo è in parte pedonale e in parte a traffico limitato.
Aggirato il centro torniamo ad immetterci sulla Via de Giacomi che in questo punto costeggia alla sinistra il Torrente Scalcoggia.
Arrivati all'altezza dell'Hotel Andossi giriamo a destra e attraversiamo il torrente su di un ponte.
Sull'altra sponda continuiamo diritto con Via Mater.
Giriamo poi a sinistra in Via Emet (cartello: Rifugio Bertacchi).
Percorrendo Via Emet arriviamo alla Frazione Macolini, superiamo la Località Dogana Vecchia e proseguiamo fino al termine dell'asfalto dove troviamo uno slargo sterrato nel quale lasciamo la macchina (m. 1665).
I segnavia indicano davanti con il sentiero C6: Rifugio Bertacchi, Lago Emet. Ignoriamo una sterrata alla destra, chiusa da una stanga, oltre la quale vediamo una croce.

Ci incamminiamo in leggera discesa su di una sterrata che prosegue diritto. Alla sinistra c'è un prato recintato con una fila di grosse pietre. Un segnale stradale indica il divieto di transito ai veicoli.
Continuiamo con due file di alberi al lati della sterrata; oltre la fila di sinistra ci sono dei prati.

Poco dopo raggiungiamo uno slargo pianeggiante, attorniato da prati e attraversato da un affluente del Torrente Scalcoggia. Lo superiamo su di un ponticello di legno che ha solo una sponda, quella di sinistra.
Oltre il ponticello troviamo un tavolo con relative panche e un cartellone che parla del Rifugio Bertacchi (m. 1660).

La sterrata si biforca. Su di una pietra vediamo un bollo bianco-rosso, una freccia e una scritta che indicano a destra i sentieri C6 - C38.
Pochi passi più avanti, accanto ad un masso, troviamo anche una palina con dei segnavia che indicano con il sentiero C6: Lago Emet e Rifugio Bertacchi a ore 1.30, Passo Niemet a ore 1.50, Sentiero interregionale Italia-Svizzera.
Con pochissima pendenza seguiamo una traccia tra l'erba battuta. Alle nostre spalle, in lontananza, è ben visibile la grande statua dorata di Motta, raffigurante una madonna, realizzata dallo scultore Egidio Casagrande.

Poco dopo, accanto ad un masso, troviamo altri due cartelli che segnalano con il ripido sentiero che sale a destra: Pizzo Emet a ore 4.30, Passo Sterla (C38) a ore 3.30. Continuiamo diritto tra pietre, erba e qualche cespuglio (m. 1670).

La traccia inerbita diventa un sentiero che procede in leggera salita. Alla sinistra si affianca una sterrata. Su di un masso alla destra vediamo un bollo bianco-rosso (m. 1685).
Con pochi metri quasi in piano il sentiero si immette nella sterrata (m. 1700).
Dopo alcuni passi in discesa, proseguiamo in leggera salita e guadiamo un affluente del Torrente Scalcoggia.
Continuiamo in salita.

Un sentiero esce alla destra. I bolli bianco-rossi segnalano sia questo sentiero che l'altro che prosegue diritto (m. 1710). Continuiamo diritto (l'altro sentiero lo abbiamo percorso al ritorno).
Poco dopo, accanto ad un masso, troviamo una palina con dei segnavia che indicano diritto con il Sentiero Corone: Rifugio Bertacchi a ore 1.40; a destra con il sentiero C6: Lago Emet, Rifugio Bertacchi a ore 1.20. Altri segnavia su due cartelli di legno indicano a destra: Pizzo Spadolazzo a ore 3, Pizzo Emet a ore 4.30. Andiamo a destra in salita camminando su di un sentiero attorno al quale ci sono: erba, arbusti, cespugli, qualche masso e delle pietre (m. 1720).
Dalla destra rientra l'altro sentiero che avevamo ignorato al precedente bivio (m. 1735).

Proseguiamo in modo abbastanza ripido (m. 1740).
Con due semicurve destra-sinistra superiamo un tratto incassato tra terreno e pietre (m. 1750).
La pendenza diminuisce un poco. Alla sinistra vediamo un bollo bianco-rosso su di un masso squadrato.
Superiamo un'altra semicurva verso sinistra. Alcune pietre formano dei rudimentali gradini (m. 1760).

Due rivoli attraversano il sentiero; il secondo dei quali scorrendo sotto a due pietre piatte.
Per un tratto il sentiero è bagnato.
Troviamo anche due ruscelletti che, uno dopo l'altro, attraversano il sentiero passando sotto a delle pietre piatte (m. 1770).
Dopo pochi passi quasi in piano riprendiamo a salire.
Percorriamo due tornanti destra-sinistra vicini tra loro (m. 1775).

Saliamo dei rudimentali gradini di pietra (m. 1785).
Percorriamo un tornante destrorso, presso il quale troviamo dei gradini di pietra, subito seguito da un tornante sinistrorso (m. 1790).
Il successivo tornante, anch'esso sinistrorso, è tagliabile con un sentierino (m. 1795).
Presso un tornante destrorso saliamo dei gradini di pietra (m. 1810).
Camminando con poca pendenza, tra alberelli e cespugli, arriviamo ad un tornante sinistrorso (m. 1825).
Proseguiamo in salita. Poco dopo troviamo delle pietre disposte in modo da formare dei gradini
Il sentiero torna ad essere sterrato.

Di tanto in tanto troviamo delle pietre sistemate di taglio, obliquamente, per dirottare l'acqua alla sinistra del sentiero.
Percorriamo un tornante destrorso (m. 1855).
Dopo un tratto abbastanza ripido la pendenza diminuisce un poco e superiamo un tornante sinistrorso (m. 1870).
Subito percorriamo due tornanti molto ampi destra-sinistra (m. 1880).
Continuiamo con un tornante destrorso.

Dietro cominciamo a vedere le cime del Piz di Pian (m. 3149), del Pizzo Ferrè (m. 3103) e del Pizzo Tambò (m. 3279).
Arrivati davanti ad un torrente che scende impetuoso, percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1895).
In modo abbastanza ripido saliamo dei rudimentali gradini.
La pendenza diminuisce un poco (m. 1900).
Poco dopo il sentiero si divide solo per aggirare un masso basso e liscio.
Subito percorriamo un tornante destrorso (m. 1910).
Continuiamo con un tornante sinistrorso (m. 1915).
Saliamo alcuni gradini di pietra.
Percorriamo un tornante destrorso seguito, con minore pendenza, da uno sinistrorso (m. 1925).
Dopo due passi in discesa e un breve tratto quasi in piano, riprendiamo a salire (m. 1930).
Superiamo una semicurva destra-sinistra.
Continuiamo camminando su fondo roccioso.

Presso un tornante destrorso sentiamo il fragore di una cascata che da questo punto non riusciamo a scorgere (m. 1945).
Saliamo alcuni rudimentali gradini.
Percorriamo un tornante sinistrorso e proseguiamo con poca pendenza (m. 1960).
Dopo un ampio tornante destrorso continuiamo in salita (m. 1965).
Superiamo due tornanti sinistra-destra vicini tra loro (m. 1970).
Saliamo dei gradini incisi nella roccia.
Dopo un tratto quasi in piano proseguiamo con poca pendenza e percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1980).

Alla destra ci sono dapprima una parete di roccia e poi dei cespugli di rododendro.
Riprendiamo a salire.
Presso un tornante destrorso molto ampio, saliamo delle pietre disposte in modo da formare dei gradini (m. 1990).
Superiamo un tornante sinistrorso (m. 2000).
Dopo un tratto con poca pendenza torniamo a salire (m. 2010).
Saliamo sei gradini di pietra.

Subito dopo vediamo il torrente emissario del Lago Emet che, scendendo alla sinistra, forma una cascata.
Il sentiero si biforca. Teniamo la sinistra e passiamo tra due roccette.
Quasi in piano attraversiamo il torrente su di una passerella di legno (m. 2020).
Riprendiamo a salire con una serpentina destra-sinistra.
Proseguiamo in modo abbastanza ripido.
Superiamo un'altra serpentina destra-sinistra (m. 2030). I prati attorno al sentiero sono coperti da cespugli di rododendri, ginepri e mirtilli.
Con il sentiero diviso in due parti, percorriamo un tornante destrorso (m. 2040) e uno sinistrorso (m. 2045).
Continuiamo per un breve tratto su due tracce parallele.
Superiamo due tornanti destra-sinistra (m. 2050-2060).

Proseguiamo tra erba e arbusti mentre il sentiero si scompone in diverse tracce. Teniamo la sinistra.
Con poca pendenza superiamo tre tornanti: dx-sx-dx (m. 2075).
Il sentiero si divide e dopo alcuni metri si ricompone.
Superiamo un tornante sinistrorso con il sentiero diviso in due (m. 2085).
Prima di un tornante destrorso, alla sinistra troviamo dei mucchietti di pietre e un bollo bianco-rosso (m. 2095).
Subito dopo, per un tratto il sentiero si scompone in tre tracce e si ricompone.
Ora camminiamo attorniati da prati e da qualche cespuglio.

Cominciamo a vedere il Rifugio Bertacchi (m. 2120).
Percorriamo due curve sinistra-destra e ci portiamo in direzione del rifugio (m. 2135).
In questo tratto troviamo diverse pietre infilate di taglio nel sentiero per favorire il deflusso dell'acqua verso destra.
Dopo un tratto con poca pendenza riprendiamo a salire (m. 2140).
Superiamo una curva verso sinistra e per un attimo il rifugio scompare alla vista (m. 2155).
Percorriamo un tornante destrorso (m. 2160).
Proseguiamo con poca pendenza. Con una semicurva verso sinistra aggiriamo un masso.
Saliamo quatto gradini di pietra e raggiungiamo il rifugio (m. 2175).
Il Lago Emet è più in basso, in una conca alla destra (m. 2144).

Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello: m. 520 -10
Data escursione: agosto 2018

ESCURSIONI/ASCENSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Passo Niemet (m. 2294) in ore 0.30
  • al Lago Ghiacciato (m. 2508) in ore 1.30
  • al Pizzo Spadolazzo, (m. 2722), in ore 2
  • al Bivacco Suretta (m. 2748) in ore 2.30
  • al Pizzo Suretta (m. 3027) in ore 3.30
  • al Pizzo d'Emet (m. 3209) in ore 3.30
  • al Pizzo Mater (m. 3023) in ore 4
  • al Pizzo della Palù (m. 3172) in ore 4
  • alla Baita del Capriolo (Lago di Lei) per il Pass del Crot (m. 2740) in ore 4.30
  • al Rifugio Chiavenna (m. 2044) per il Passo Sterla (m.2948) in ore 6
Dati del Rifugio Bertacchi

Altezza:
m. 2175
Gruppo:
Val Chiavenna
Ubicazione:
Lago di Emet
Comune:
Madesimo - SO
Carta Kompass:
92 - B1
Coordinate Geo:
46°28'08.40"N
9°22'43.50"E
Gestore:
Luigi Pozzebon
Telefono rifugio:
338 6698742
334 7769683
Posti letto:
24
Apertura:
15/6 - 30/9
Pagina aggiornata
il: 07/11/2018
Il Rifugio Bertacchi Il primo itinerario parte dal Lago di Montespluga Il secondo itinerario parte da Macolini (fraz. di Madesino) Segnavia C6 - C38 su di un masso Un tratto del sentiero Piz di Pian (m. 3149) e Pizzo Ferrè (m. 3103) Pizzo Tambò (m. 3279) La passerella sullˈemissario del Lago Emet Il Lago Emet e il Pizzo Spadolazzo (m. 2720) Alpeggio

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