Rifugio F.A.L.C.

Il Rifugio F.A.L.C. è situato alla Bocchetta di Varrone, sopra il Lago Inferno, a 434 metri dalla vetta del sovrastante Pizzo dei Tre Signori.
Siamo sulle Alpi Orobie al confine tra la Valtellina e la Valsassina.
Il nome del Pizzo deriva dal fatto che qui era posto il confine tra lo Stato di Milano, la Repubblica di Venezia e i Grigioni.
F.A.L.C. è l'acronimo di Ferant Alpes Laetitiam Cordibus (= le Alpi portino letizia ai cuori).

Primo itinerario: dall'Alpe Paglio

Lasciamo la statale 36 al km. 50 (ponte sull'Adda a Lecco) per prendere la nuova ss 36 dir che sale in Valsassina.
Giunti alla rotonda di Ballabio, all'uscita dell'ultima galleria, continuiamo diritto con la provinciale 62 che percorre il fondovalle fino a Taceno. Qui prendiamo a destra la provinciale 67 verso Premana.
Superata Casargo, imbocchiamo sulla destra la strada che con tredici tornanti e alcune curve sale all'Alpe Paglio.

Lasciata l'auto nel vasto parcheggio (1370), prendiamo una stradina asfaltata sulla destra (sud), all'inizio della quale su di un grande cartellone leggiamo alcune indicazioni tra le quali il Pian delle Betulle, il Lares Brusàa e il Pizzo dei Tre Signori. Su di una pietra vengono indicati il Rifugio Santa Rita e il Pizzo.
Ci incamminiamo in salita su questa strada asfaltata; alla sinistra c'è un muretto di pietre oltre il quale vediamo un prato con la biglietteria di uno ski lift mentre alla destra c'è il bosco.
Alla sinistra troviamo alcune case la prima delle quali reca un'insegna con la scritta "Alpe Paglio", la bianca chiesetta degli alpini dedicata ai caduti e dispersi dell'ultima guerra e l'Osservatorio dell'Alpe Paglio. Alla destra ci sono altre case, scendendo con una stradina (m. 1385).
Poi, in leggera salita, lasciamo a sinistra una cabina dell'Enel e un tronco nel quale è stato scavato lo spazio per collocare una lampada. La strada diventa sterrata ed il traffico vietato agli autoveicoli.
In alto a sinistra vediamo il bar paninoteca Chiaro di Luna.

I segnavia indicano il Pian delle Betulle a ore 0.15, il Rifugio Santa Rita a ore 3.30 e il Pizzo dei Tre Signori a ore 5.30. Ora il fondo della strada è in cemento (m. 1390).
Ignoriamo una stradina che scende a destra verso una casa e poi un'altra che retrocede a sinistra verso il bar-paninoteca.
La strada diventa sterrata ed entriamo nel bosco (m. 1400).
Passiamo tra due sostegni in ferro, collocati ai lati della stradina, che dovrebbero sostenere una stanga che non c'è.
Percorriamo una curva a destra presso la quale ci sono dei tronchi collocati a terra sul lato a valle (m. 1415).
Più avanti camminiamo quasi in piano tra alberi più radi.
Una stradina sale dalla destra. Rientriamo nel bosco.
Percorriamo alcune semicurve con lievi saliscendi (m. 1425).
Dopo una curva a destra passiamo accanto ad una stanga alzata e a un cartello di divieto di accesso. Continuiamo con il fondo di pietre piuttosto sconnesso (m. 1430).
Torniamo a salire e ignoriamo un sentiero che si stacca alla sinistra. Ora gli alberi sono più radi (m. 1440).
Più avanti, con poca pendenza attraversiamo dei prati mentre gli alberi sono più lontani. Sul lato destro della stradina ci sono delle pietre sistemate a una diecina di metri una dall'altra (m. 1460).
Lasciamo a sinistra dapprima una casa in cemento e legno, poi una recinzione all'interno della quale ci sono la baita del Jungle Raider Park e un tavolo con relative panche (m. 1475).
Proseguiamo quasi in piano su fondo in cemento e pietre. Alla destra vediamo le varie passerelle, reti, cavi e carrucole di questo parco sospeso tra gli alberi.

Poco prima di arrivare al Pian delle Betulle, alla sinistra si stacca una scorciatoia che, passando sotto una seggiovia e uno skilift e sopra un tapis roulant, attraversa i prati e poi torna ad immettersi sulla stradina nei pressi di una fontana con vasca di tronchi.

Decidiamo però di seguire la sterrata in modo da visitare il Pian delle Betulle (m. 1484).
Quasi in piano passiamo sotto i cavi della seggiovia Cima Laghetto della quale alla destra vediamo la stazione di partenza.
Con una semicurva verso destra aggiriamo un laghetto. Alla destra ci sono alcune palazzine. Un cartello segnala il ristorante Baitock.
Subito dopo ad un bivio ignoriamo la strada quasi in piano alla destra e proseguiamo in salita verso sinistra.
Lasciamo a sinistra un bar e raggiungiamo la chiesa con l'annesso museo alpino.
Dopo pochi passi in leggera discesa proseguiamo su sterrato quasi in piano aggirando alla destra una cascina.
Troviamo altre case alla sinistra e un campo per il gioco delle bocce alla destra tra radi alberi.
Arriviamo al Ristorante Baitock dove ci immettiamo su di un'altra stradina andando a sinistra in leggera salita.
Poco dopo il fondo diventa in cemento e pietre, poi ritorna sterrato. Alla destra ci sono alcune case. Proseguiamo quasi in piano.

Lasciata a sinistra un'altra costruzione, in leggera salita arriviamo al punto in cui dalla sinistra rientra la scorciatoia. Qui ci sono una fontana con vasca di tronchi, una bacheca con una cartina della zona e un paio di cartelli che indicano il Rifugio Ombrega, il Rifugio Santa Rita e il Pizzo dei Tre Signori (m. 1505).
Proseguiamo quasi in piano, lasciamo a sinistra un casello dell'acquedotto ed entriamo in un bosco nel quale cominciamo a vedere le prime betulle che hanno dato il nome alla zona.
Poco dopo dalla destra sale un viottolo chiuso da un picchetto.
Presso una curva a destra troviamo un altro segnale di divieto di transito ai veicoli e una freccia rossa (m. 1510).
Percorriamo un tratto in leggera salita. Qui gli alberi in prevalenza sono dei faggi. Dopo una curva a sinistra troviamo altre betulle.

Camminando dapprima quasi in piano e poi in leggera discesa raggiungiamo un'altra stanga che troviamo alzata. Un cartello informa che siamo arrivati all'Alpe Ortighera (m. 1505).
Usciamo dal bosco e ignoriamo una stradina che scende a destra verso le case.
Alla destra vediamo una piccola croce di ferro su di un masso. Alla sinistra sale un sentiero.
Proseguiamo in leggera salita con la stradina. Su di un muretto alla sinistra vediamo un segnavia a bandierina con il n. 3.
Passiamo tra alcune case su una delle quali leggiamo: "Baita Alpe Ortighera". La vista ora può spaziare verso i monti e vediamo anche uno spicchio del Lago di Lecco.
Torniamo a salire. Alla sinistra, accanto ad una casa, c'è una fontana con vasca in cemento.

Percorriamo un ampio tornante sinistrorso passando accanto ad una santella con una madonna nera. A metà del tornante il fondo della stradina diventa in cemento e pietre (m. 1525).
Al successivo tornante destrorso torniamo a camminare su sterrato.
Continuiamo con poca pendenza passando tra una pensana per il ricovero delle mucche e una fontana con vasca abbeveratoio in cemento.
Camminiamo tra i prati. In basso a destra vediamo il fondovalle della Valsassina.

Raggiungiamo un bivio (m. 1540). I segnavia indicano con un tornante a sinistra: Rifugio Santa Rita a ore 3, Alpe Dolcigo a ore 0.45; diritto: Alpe dell'Oro a ore 0.05, Besso a ore 0.45, Crandola a ore 1.20, Vegno a ore 1.20; dietro: Pian delle Betulle a ore 0.15, Margno a ore 1.30, Crandola a ore 1.40.
Proseguiamo con il tornante che è rafforzato all'esterno da una palizzata di legno inglobata dal terreno.
Cominciamo a trovare delle canaline di legno, per lo scolo dell'acqua, di traverso alla sterrata.
In salita arriviamo ad una curva a destra oltre la quale continuiamo con poca pendenza.

Percorriamo un tornante destrorso (m. 1560) dove troviamo altri segnavia che indicano proseguendo: Rifugio Santa Rita a ore 3, Pizzo Tre Signori a ore a ore 5; dietro: Alpe Ortighera a ore 0.05, Alpe Oro a ore 0.10.
Continuiamo in salita. Su di una pietra alla destra vediamo un bollo bianco-rosso.
Presso una curva a sinistra ignoriamo un sentiero che prosegue diritto (m. 1585).
Camminiamo attorniati da prati, ginestre e piccoli larici. Cominciamo a trovare anche delle canaline di ferro.

Dopo una semicurva a destra, in salita e con il fondo in cemento, raggiungiamo una vasca in cemento sulla quale vediamo il segnavia a bandierina con il numero 3 (m. 1610).
Poco dopo troviamo un altro segnavia identico e la scritta Santa Rita.
Con il fondo sterrato percorriamo un ampio tornante sinistrorso.
Poi alla sinistra vediamo un tombino chiuso con un lucchetto.
Percorriamo un lungo tratto tra prati e pochi larici.
Per una ventina di metri camminiamo su fondo in cemento (m. 1655). Poi ne percorriamo altrettanti su sterrato e riprendiamo a camminare su cemento. Le pietre e la terra hanno un colore rosso bruno.
Di tanto in tanto troviamo un rivolo che attraversa la stradina in una scanalatura nel cemento o passandole sotto in un tubo di plastica di colore arancione.
La pendenza diminuisce e dopo un tratto sterrato, torniamo a camminare sul cemento.
Dopo una semicurva a sinistra alterniamo pochi passi su sterrato ad altri su cemento. Frattanto alla destra ci accompagna la vista della Grigna e del fondovalle.

Lasciamo a sinistra un traliccio e passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 1680). La stradina torna sterrata.
Quasi in piano percorriamo un'ampia curva a sinistra tra i prati (m. 1695).
Un piccolo sentiero si stacca alla destra passando accanto a tre larici.
Più avanti vediamo un abbeveratoio posto nei prati sulla destra un po' discosto dalla strada. Troviamo un altro tombino.

In salita arriviamo in località Larice Bruciato (Lares Brusàa m. 1708). Sulla sinistra ci sono due tavoloni in legno e relative panche mentre dell'altra parte, un po' lontano dalla strada, c'è una cappellina. I segnavia indicano a sinistra il sentiero che sale al Cimone. Alle nostre spalle l'Alpe Paglio è segnalata a ore 1.
La stradina si porta alla sinistra del crinale e dopo un primo tratto in discesa prosegue quasi in piano. Alla destra ci sono delle rocce mentre il panorama è aperto sulla sinistra e in basso vediamo Premana.
Dopo una curva a destra percorriamo dapprima un lungo tratto tra erba e rododendri poi anche tra alberi e altri cespugli.
Superiamo un'altra curva a destra aggirando una roccia (m. 1700). Continuiamo con alcune semicurve.
Lasciato a destra un tubo ricurvo, giriamo a destra e proseguiamo in leggera discesa.

Presso una curva a sinistra un ruscello attraversa la strada su di un letto di pietre (m. 1685).
Poco dopo percorriamo un'altra curva a sinistra e, anche qui, scorre un ruscello. Alla destra ci sono dei tronchi stesi come rinforzo.
In seguito un terzo ruscello attraversa il percorso (m. 1670).
Dopo un tornante destrorso, scendiamo fino ad una curva verso sinistra oltre la quale proseguiamo quasi in piano.
Poi, dopo una curva a destra, torniamo a scendere (m. 1655).

Arriviamo alla Bocchetta di Olino dalla quale possiamo vedere il panorama su entrambi i lati (m. 1640). Su un muretto una freccia indica il Rifugio Santa Rita e il Pizzo. Alla destra il precipizio è protetto da una staccionata mentre alla sinistra scende un sentiero.
Continuiamo quasi in piano con una curva a sinistra.
Dopo un tratto in leggera salita, quasi in piano percorriamo un ampio tornante destrorso passando sotto i rami di un grande larice. In basso a sinistra vediamo l'Alpe Dolcigo.

Raggiungiamo un bivio (m. 1650). I segnavia indicano a sinistra: Alpe Dolcigo a ore 0.10, Alpe Ombrega a ore 0.30, Rifugio Ombrega; dietro: Pian delle Betulle a ore 0.55, Margno a ore 2, Crandola a ore 2.10. A destra non viene indicato nulla ma è quest' ultima la direzione che dobbiamo prendere.
Poco dopo, un'apertura sulla destra accanto ad un parapetto bianco, ci consente uno sguardo sulla Valsassina.
Ignorato un sentiero sulla destra che sale verso la cima di un dosso continuiamo con la stradina in salita fin quando troviamo un cartello rotondo che segnala sulla destra un sentiero per Biandino e Santa Rita.
Con questo sentiero saliamo tra cespugli e alberelli camminando sul bordo di quello che sembra un ruscelletto in secca.
Continuiamo poi, tra i prati e qualche cespuglio, con maggiore pendenza.
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire e raggiungiamo i prati della Bocchetta di Agoredo (m. 1825). Una palina segnavia indica il rifugio Santa Rita a ore 1.40 e il Pizzo a ore 3.40. Alle nostre spalle l'Alpe Paglio viene segnalata a ore 1.40.

Continuiamo tra i prati fino a un bivio dove altri segnavia indicano di proseguire diritto mentre a destra si va all'Alpe Agoredo a ore 0.15, all'Alpe Abi a ore 0.10, al rifugio Bocca di Biandino a ore 0.40 e a Introbio a ore 2.
Poco dopo ignoriamo il sentiero che sulla sinistra conduce all'Alpe Ombrega a ore 0.10 e iniziamo a risalire l'erboso pendio del Pizzo Cornagiera.
Il sentiero si divide in due rami per tornare poco dopo a unificarsi. In basso a destra vediamo una stalla e un rudere.
Dopo una curva a sinistra (m. 1900), proseguiamo in piano. Di fronte a noi ora c'è il Pizzo dei Tre Signori.
Continuiamo a mezza costa tra i prati sul fianco del Pizzo Cornagiera, con percorso quasi pianeggiante. Superiamo alcuni cespugli di rododendro.
Dopo una curva a sinistra, il panorama si apre sulla Val Biandino. Nel fondovalle distinguiamo nettamente il gruppo di case nel quale spicca la bianca chiesetta della Madonna della Neve.

Superiamo altri cespugli di rododendro e un cartello che indica il Santa Rita a 40 minuti e raggiungiamo la località Laghetti (Laghit m. 1930).
Qui troviamo una pozza d'acqua e, lontano a sinistra, una cappellina. Ci sono anche due tavoli di legno con relative panche.
I segnavia indicano diritto il rifugio Santa Rita a ore 1 e il Pizzo a ore 2.50. A sinistra invece si va all'Alpe Barconcelli a ore 1 e all'Alpe Forni a ore 1.20.

Iniziamo ora a scendere tra prati e cespugli con vista sulla Val Varrone a sinistra e sulla Val Biandino a destra. Quest'ultima si vede per intero da Introbio al Pizzo dei Tre Signori.
Camminando lungo il crinale, passiamo sotto un traliccio dell'alta tensione e, dopo un tratto quasi in piano, riprendiamo a scendere passando sotto i cavi di un altro traliccio.
Troviamo un sentiero che scende a destra verso il rifugio Bocca di Biandino segnalato a ore 0.30. Un altro sentiero scende ripidamente sull'altro versante.
Continuiamo diritto seguendo i fili della corrente e, sempre in cresta, raggiungiamo un quadrivio in località Buco del Rat (Böcc dol Rat m. 1815).
Una palina con vari segnavia indica diritto: rifugio Santa Rita a ore 0.40, rifugio FALC a ore 1.40, Pizzo Tre Signori a ore 2.30; a destra: rifugio Madonna della Neve a ore 0.20; a sinistra: Alpe Artino a ore 0.30, Alpe Forni a ore 1.

Riprendiamo a salire e passiamo accanto a una targa che ricorda due persone decedute.
Dopo un tratto quasi pianeggiante torniamo a salire abbastanza ripidamente percorrendo qualche metro un po' esposto.
Torniamo in cresta e percorriamo un altro tratto abbastanza esposto, poi aggiriamo un dosso salendo a destra.
Continuiamo in piano, ancora lungo il crinale, e raggiungiamo un bivio (m. 1930). A sinistra c'è il sentiero basso (facile) e a destra quello in cresta (difficile). Entrambi conducono al rifugio Santa Rita in 25 minuti.

Andiamo a sinistra. Il sentiero è parzialmente coperto da erba ed è circondato da cespugli.
Superiamo un tratto un po' esposto e continuiamo in discesa. Giunti in basso (m. 1890), riprendiamo a salire e raggiungiamo una bocchetta oltre la quale giriamo a destra e cominciamo a vedere la bandiera del rifugio Santa Rita.
La salita si accentua un poco. Ignoriamo un sentiero che sale da sinistra e passiamo accanto alla bandiera.
Altri segnavia indicano l'ampio sentiero che scende a sinistra verso le Miniere di Ferro a ore 0.30 e il rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 0.40.
Siamo alla Bocchetta della Cazza e di fronte a noi c'è il rifugio Santa Rita (m. 2000).

Lasciato a destra il rifugio, superiamo una palina segnavia che indica a destra il rifugio Madonna della Neve a ore 0.30 e Introbio a ore 3. Una scritta su una pietra indica il rifugio FALC davanti a noi.
Dapprima in piano e poi in salita arriviamo ad un bivio dove troviamo altri segnavia. A sinistra si va al rifugio FALC in ore 1, alla Bocchetta di Trona in ore 1, alla Miniera Varrone in ore 1, al Pizzo dei Tre Signori in ore 1.50; a destra invece: al rifugio Madonna della Neve in ore 0.40, al Lago di Sasso in ore 0.30, al rifugio Tavecchia in ore 0.50, al rifugio Grassi in ore 2.

Il sentiero si divide ma torna subito a riunirsi. In basso a sinistra si vede la stradina che scende dalla Bocchetta di Trona in Val Varrone.
Alterniamo alcuni tratti quasi in piano ad altri con maggiore pendenza passando tra cespugli e dirigendoci verso il Pizzo dei Tre Signori.
Raggiungiamo un bivio (m. 2050). I segnavia indicano a sinistra la Via del Bitto e la Bocchetta di Trona raggiungibile in ore 0.30; a destra invece si va alla Bocchetta di Piazzocco in ore 1, al Pizzo dei Tre Signori in ore 1.45 e al Pizzo Varrone. Una scritta su di una roccia ci informa che il sentiero a sinistra è facile e quello a destra è difficile.

Andiamo a sinistra in discesa tra alberelli e cespugli. Poi, dopo pochi passi in piano scendiamo abbastanza ripidamente.
Giunti in basso (m. 1990), troviamo una palina segnavia che indica a sinistra la Miniera e i Forni Fusori a ore 0.20, il rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 0.40 e Premana a ore 2.30. Alle nostre spalle vengono invece segnalati: il rifugio Santa Rita a ore 0.20, il Lago Sasso a ore 1 e il rifugio Grassi a ore 2.
Superiamo un piccolo dosso roccioso e vediamo una scritta che indica il rifugio Santa Rita alle nostre spalle.

Continuiamo alternando tratti in lieve salita o discesa tra grosse pietre.
Pieghiamo a destra seguendo delle freccette rosse e superiamo un rivolo d'acqua.
Sempre alternando brevi tratti con varia pendenza contorniamo la testata della valle.
Due scritte su dei massi indicano sulla destra la salita in una valletta verso il Dente.
Continuiamo lungo il nostro sentiero e in discesa raggiungiamo un tratto un po' esposto che superiamo aiutandoci con una catena passamano.
Proseguiamo tra grosse pietre. Superiamo agevolmente un passaggio su roccette afferrando una vecchia ruota in ferro infissa nella roccia.
Subito dopo troviamo un bivio e una scritta che indica il rifugio FALC a destra.

Lasciamo pertanto il sentiero fin qui percorso che continua diritto verso la Bocchetta di Trona e iniziamo a salire abbastanza ripidamente nella valletta alla nostra destra, a fianco di un torrente.
Su di un masso sono segnate le tre direzioni: FALC, Santa Rita e Gerola. Più avanti una freccia indica il rifugio Santa Rita alle nostre spalle.
Saliamo tra roccette e sfasciumi alla sinistra del Pizzo Varrone. Poco dopo cominciamo a vedere il rifugio FALC.
Continuiamo tra erba e pietre in leggera salita e raggiungiamo la meta.

Tempo impiegato ore 5.00 - Dislivello m. +1033 -283
Data escursione: agosto 2007 - ottobre 2013

Secondo itinerario: da Laveggiolo

Lasciamo la statale 38 a Morbegno per prendere sulla destra (sud) la statale 405 della Val Gerola che, all'uscita dell'abitato, diventa la provinciale 7.
Dopo 14 chilometri arriviamo a Gerola. Superato l'abitato prendiamo sulla destra la strada per la frazione Laveggiolo e la percorriamo interamente.
Dopo km. 4.5 raggiungiamo il piccolo borgo e lasciamo la macchina nel grande parcheggio al termine della strada (m. 1471).

Sulla sinistra c'è una grande bacheca con tettuccio alla quale è affissa una cartina della zona.
I segnavia all'inizio del percorso indicano: Sentiero della Memoria; Rifugio Trona Soliva a ore 1.30, Rifugio FALC a ore 2.30.
Ci incamminiamo su di una sterrata in piano con alcune case sulla destra.
Poco dopo cominciamo a salire tra alberi e prati. In alcuni punti sulla sinistra c'è una staccionata in legno.
Più avanti sulla sinistra si stacca un sentiero (m. 1505). I segnavia indicano a sinistra: sentiero n. 148; Rifugio Trona Soliva, Rifugio FALC a ore 2.30 E, Pizzo Tre Signori a ore 3.45 EE.
Possiamo proseguire diritto con la sterrata oppure prendere il sentiero che ci farà risparmiare una quindicina di minuti. (a=sentiero b=sterrata)

a - sentiero
Il sentiero inizia con un breve tratto in discesa ma subito procede in piano.
Camminiamo accanto a una recinzione che chiude una proprietà privata, entriamo nel bosco e superiamo due baite ed un baitello.
Troviamo poi un capanno di legno, un'altra baita, un rudere e un baitello in un tratto in lieve salita.
Il sentiero ora si restringe, superiamo altre due baite e raggiungiamo una fontana e un bivio. Alcune scritte su dei massi indicano il rifugio Trona Soliva a sinistra in piano e Vedrana a destra in salita.
Superiamo un ruscelletto che attraversa il sentiero.
Proseguiamo con lievi saliscendi fino al guado di un torrente (m. 1515).
Dopo una breve salita, con protezioni di legno sulla sinistra, continuiamo quasi in piano tra i prati.
Una freccia bianca su di un masso indica il Rifugio Trona davanti a noi. Proseguiamo tra i larici.
Raggiungiamo un torrente e lo superiamo con un rudimentale ponticello realizzato con sei tronchi (m. 1520).
A sinistra c'è una piccola area pic-nic con un tavolo in legno e due panche e, sempre a sinistra, si stacca anche un sentiero per Castello.
Procediamo diritto lungo il nostro sentiero che ritorna a salire. Troviamo alcuni gradini che agevolano il cammino.
In leggera salita, superiamo il letto in secca di un torrente che scende dalla montagna alla nostra destra (m. 1550).
Ora saliamo ripidamente fino ad un tornante destrorso.
Dopo un tratto con minore pendenza, con alcuni ripidi tornanti, raggiungiamo la strada sterrata che avevamo precedentemente abbandonato (m. 1605). Una freccia su una pietra indica il Rifugio Trona Soliva verso sinistra.

b - sterrata
La sterrata prosegue alternando tratti con pochissima pendenza ad altri in salita. In alcuni punti è attraversata da canaline per il deflusso dell'acqua.
Troviamo sulla destra una fontana con l'acqua che scende in una piccola vasca scavata in un tronco di legno.
Più avanti raggiungiamo una stanga di ferro, di colore verde, che chiude il transito agli automezzi.
Superiamo alcuni ruscelli che bagnano il cammino e ignoriamo una stradina che si stacca sulla destra.
Arriviamo così alla base della testata della valle dove possiamo scegliere se guadare un torrente o superarlo su tre lunghi tronchi di legno (m. 1640).
La strada, disegnando una “V” rovesciata, inizia a percorrere l'altro versante della vallata.
Dapprima in leggera discesa e poi con maggiore pendenza scendiamo a raggiungere una casa che troviamo sul lato destro della strada.
Dopo due tratti quasi in piano, interrotti da una breve discesa, troviamo il sentiero precedentemente descritto che si innesta dalla sinistra (m. 1605).

Prosecuzione comune
Continuiamo in salita con la sterrata; ignoriamo un sentiero che sale a destra e, dopo un tornante, un altro a sinistra.
Passiamo sotto i fili dell'alta tensione. Un ruscelletto da destra attraversa la strada.
Nuovamente sotto dei fili dell'alta tensione e poi in piano, dopo aver ignorato un sentiero a destra, raggiungiamo una baita.
Riprendiamo a salire e dopo un tornante, in un tratto in piano, troviamo sulla sinistra un sentiero e l'indicazione "rifugio" (m. 1760).

Lasciamo la sterrata e saliamo ripidamente, attraverso un bosco di larici. Alcuni gradini di pietra e di legno agevolano il cammino.
Superato questo deciso strappo usciamo dal bosco nei pressi di un tavolo con panche che invita ad una breve sosta (m. 1840).
Sul versante opposto possiamo vedere le due dighe che chiudono a valle i laghi di Pescegallo e di Trona.
Il percorso prosegue in piano protetto a valle da una staccionata di legno.
Un sentiero proveniente dalla nostra destra si unisce al nostro.
Ora si può vedere lassù in alto anche la terza diga, quella che chiude il lago d'Inferno. Davanti a noi cominciamo a vedere il rifugio Trona Soliva.

Passiamo accanto a un traliccio dell'alta tensione. Un segnavia indica, nella nostra direzione di marcia, il Pizzo dei Tre Signori e il rifugio Trona Soliva, quest'ultimo a 10 minuti di cammino.
Una breve discesa ci fa abbassare di una quindicina di metri fino a un fontanino, poi proseguiamo in piano a mezza costa seguendo i poco panoramici tralicci dell'Enel.
Superiamo un baitello e due muretti a secco.
Incontriamo il sentiero che sale ripido da Gerola; qui una rudimentale mappa su un masso indica le tre direzioni: Laveggiolo, Gerola, Trona.
Raggiungiamo un torrente e dopo averlo seguito per pochi metri, lo attraversiamo.
Pochi passi in salita e poi, in piano, raggiungiamo il rifugio Trona Soliva (m. 1907).

Proseguiamo in lieve salita tra i prati.
In piano passiamo ancora sotto i fili dell'alta tensione e superiamo due rivoli d'acqua.
Dopo aver oltrepassato tutto l'altopiano, riprendiamo a salire con pendenza lieve.
Poi un deciso strappetto ci porta in un punto panoramico (m. 1975) dal quale possiamo vedere bene la diga e il lago di Trona.
Dopo un tratto in piano, riprendiamo a salire verso una baita.
Superiamo un rivolo d'acqua e, dopo una breve ripida salita, raggiungiamo a una grande vasca per l'acqua.

Poco dopo arriviamo ad un bivio (m. 2040): i segnavia indicano a sinistra il Pizzo dei Tre Signori e a destra la bocchetta di Trona.
Entrambi i sentieri conducono al rifugio. Quello di sinistra, pur presentando tratti esposti, è più agevole. Quello a destra invece presenta dei tratti molto esposti attrezzati con delle catene passamano.
Eventualmente i due percorsi si possono unire ad anello: uno all'andata e l'altro al ritorno.

2a - Sentiero 147 (a destra, impegnativo)
Seguendo tracce di sentiero e radi bolli bianco rossi a bandierina, saliamo dapprima lievemente e poi in modo più ripido verso la bocchetta di Trona.
Incontriamo una pozza d'acqua e poi un sentiero che proviene da sinistra.
Su una pietra vediamo delle frecce che indicano il rifugio FALC davanti a noi e Laveggiolo/Trona nella direzione opposta.
Arriviamo alla bocchetta di Trona (m. 2092).
Davanti a noi ci sono i ruderi della Casa Pio XI, rifugio-colonia estiva della Federazioni Oratori Milanesi, distrutta dai nazifascisti nel 1944, per togliere ai partigiani un punto di appoggio.
Alla nostra sinistra, a monte della bocchetta ci sono invece i ruderi di un ex-fortino trasformato in seguito in cappella (m. 2122).
Vari segnavia indicano:
alle nostre spalle: rifugio Trona a ore 0.20, Val Gerola a ore 2;
a sinistra: rifugio FALC a ore 0.30, Pizzo Tre Signori a ore 2, Trincee Militari a ore 0.10, rifugio Grassi a ore 2.15
davanti a noi: rifugio Casera Vecchia di Varrone a ore 1, Alpe Forni a ore 2
davanti ma un poco a destra: Bocchetta di Lareggio a ore 1.20, Pizzo Mellasc a ore 2.40, Monte Rotondo a ore 4.30

Procediamo a sinistra in piano e a mezza costa. Troviamo una freccia rossa che indica il rifugio FALC.
Scavalchiamo un ripido dossetto e poi scendiamo verso una pietraia.
Una scritta indica il rifugio FALC a 10 minuti.
Il sentiero sparisce sotto alcuni roccioni che dobbiamo superare anche aiutandoci con le mani.
Poi saliamo verso destra e percorriamo un primo tratto abbastanza esposto.
Ora dobbiamo superare il tratto più difficoltoso: una breve cengia che percorriamo badando bene dove poggiamo i piedi per non cadere nel sottostante burrone e facendo scorrere fra le mani una catena.
Ci caliamo un paio di metri tra due rocce con precauzione e poi superiamo un tratto aiutati da un'altra catena passamano.
Il sentiero riprende in sicurezza e continuiamo in lieve salita tra pietre e radi ciuffi d'erba.
Avvistiamo il rifugio; dobbiamo però superare ancora un breve tratto in piano su di una roccia, aiutati da un'altra catena. Qui però non c'è pericolo in quanto si potrebbe cadere solo per due o tre metri.
Finalmente siano alla meta.
Ora bastano pochi passi per raggiungere la Bocchetta di Varrone dalla quale si gode una splendida vista sul sottostante lago d'Inferno.

2b - Sentiero 118 (a sinistra, facile)
Procediamo tra l'erba in lieve salita.
Aggirando il monte a mezza costa troviamo diverse tane di marmotte scavate proprio ai bordi del sentiero.
Arriviamo ad un bivio dove viene segnalato a sinistra il Pizzo dei Tre Signori e a destra un sentiero che rientra alla Bocchetta di Trona.
Scendiamo un poco e poi procediamo in piano su un sentiero roccioso.
Ancora pochi passi in discesa su delle roccette, poi incontriamo il sentiero che, dalla sinistra, proviene da Gerola e Pescegallo e si unisce al nostro (m. 2070 - vedi itinerario 3b via normale da Pescegallo)

Subito dopo troviamo un bivio: a sinistra si va al Lago d'Inferno e al Pizzo Trona mentre a destra al Rifugio FALC.
Ora percorriamo un tratto un po' esposto; c'è un bel precipizio e il sentiero non e molto largo (m. 2075). Giù in basso si vede una caverna che si apre nell'altro versante della montagna. Riprendiamo a salire.
Dopo un breve passaggio tra sfasciumi, quasi in piano passiamo accanto ai ruderi di una vecchia costruzione di servizio alla diga.
Arriviamo ad un altro bivio (m. 2115). Dalla sinistra arriva il percorso descritto nell' itinerario 3a che proviene dalla diga del Lago di Inferno.

Continuiamo diritto seguendo le indicazioni per il Rifugio FALC.
Saliamo alcune facili roccette. Una freccia su di un masso indica di proseguire per il rifugio FALC, la Bocchetta di Piazzocco, il Pizzo Tre Signori e la Bocchetta d'Inferno.
In basso a sinistra c'è il Lago d'Inferno.
Dopo un breve tratto su fondo roccioso, arriviamo ad un bivio.

Qui possiamo salire ripidamente a destra verso una croce e poi scendere l'opposto versante del dosso arrivando direttamente alla facciata del rifugio.
Oppure possiamo proseguire fino alla Bocchetta di Varrone (m. 2126) dove troviamo parecchi segnavia che indicano le possibili mete (vedi sotto: escursioni partendo dal rifugio). Giriamo a destra e con pochi passi in leggera discesa arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.40 - Dislivello: m. 749 (con entrambe le varianti)
Data escursione: maggio 2005 

Terzo itinerario: da Pescegallo

Lasciamo la statale 38 a Morbegno per prendere sulla destra (sud) la statale 405 della Val Gerola che, all'uscita dell'abitato, diventa la provinciale 7.
Percorriamo questa strada per km. 19.2, vale a dire fino Pescegallo (m. 1454) dove termina nell'ampio parcheggio di fronte alla seggiovia che sale al Rifugio Salmurano.

Sulla destra, in fondo al piazzale della funivia, partono in parallelo un sentiero quasi in piano ed una stradina in leggera discesa verso una malga. Un cartello indica il Rifugio Falc tel. 3317884452 a ore 2.45. Seguiamo il sentiero. Su di una pietra viene indicato il Percorso Vita.
Raggiungiamo una panca, una fontana con vasca e una palina con vari segnavia che indicano diritto con il sentiero 144: Sentiero dell'Homo Selvadego, Rifugio Begnini a ore 2.15, Rifugio Trona Soliva a ore 2.30; con il sentiero 148: Valle di Tronella, Lago di Trona a ore 1.40, Lago Rotondo a ore 3, e inoltre: Rifugio F.A.L.C. a ore 2.30, Pizzo dei Tre Signori (EE) a ore 3.45.
Su di una pietra nel sentiero sono sono stati dipinti un segnavia a bandierina, la scritta Trona ed una freccia bianca. Alla destra c'è la malga (vendita formaggio).
Il sentiero prosegue con lievi saliscendi tra il bosco e i pascoli. In alcuni punti camminiamo sopra delle radici affioranti dal terreno.
Percorriamo un tratto tra gli alberi.
Continuiamo con gli alberi solo alla sinistra. Entriamo nel bosco e cominciamo a salire, inizialmente con alcuni gradini (m. 1475).

Ad un bivio andiamo a sinistra oppure poco dopo percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1490).
Dopo un tornante destrorso il sentiero si divide in due tracce parallele (m. 1500). Prendiamo quella a destra, marcata dai bolli, che sale a zig-zag in modo abbastanza ripido. Poco dopo comunque il sentiero si ricompone.
Saliamo ripidamente e aggiriamo tre alberi (m. 1515).
La pendenza diminuisce un poco (m. 1520). Di tanto in tanto vediamo un segnavia a bandierina.
Percorriamo una curva verso sinistra molto ampia mentre attraversiamo una zona dove gli alberi sono stati tagliati (m. 1535).

In leggera salita rientriamo nel bosco e passiamo accanto ad un cartellone che parla del "Bosco di Conifere" (m. 1545).
Riprendiamo a salire.
Dopo un passaggio allo scoperto, superiamo una curva verso destra e torniamo tra gli alberi (m. 1560).
Quando ne usciamo, sulla sinistra un po' in alto, vediamo una fontana con vasca, l'acqua della quale continua la sua corsa bagnando il sentiero (m. 1570).
Proseguiamo in modo abbastanza ripido.

Poco dopo raggiungiamo la Baita Dossetto ed un bivio (m. 1580). I segnavia indicano a sinistra con il sentiero 144: Sentiero dell'Homo Selvadego, Rifugio Benigni e ore 1.50; diritto con il sentiero 148: Valle Tronella, Lago di Trona a ore 1.10, Rifugio Trona Soliva a ore 2, Lago Rotondo a ore 2.40. Sulle pareti della vecchia baita una scritta segnala il Rifugio Trona. Continuiamo diritto.

Percorriamo un tratto quasi in piano attorniati dai prati. In basso a destra vediamo un rudere.
Poi riprendiamo a salire e rientriamo nel bosco.
In leggera salita, camminiamo sopra delle rocce lisce.
Percorriamo un tornante sinistrorso ignorando un sentiero che prosegue diritto in discesa.
Proseguiamo in salita e superiamo un tornante destrorso camminando sopra delle rocce lisce (m. 1595).
Continuiamo con un tratto di sentiero quasi in piano seguito da un altro tratto su fondo roccioso in leggera salita.
Quasi in piano attraversiamo una piccola radura.
Proseguiamo alternando tratti in piano ad altri in leggera salita. Davanti cominciamo a vedere le montagne.

Attraversiamo un piccolo torrente agevolati della presenza di alcune pietre affioranti.
Percorriamo un tratto in leggera discesa ed uno quasi in piano. Scavalchiamo un rivolo che arriva dalla sinistra scivolando sopra una pietra liscia. Attorno ci sono pochi alberi e vari cespugli di rododendro.
Superiamo un rivolo e giriamo a destra.

Scendiamo verso un torrente e lo attraversiamo approfittando della presenza di alcune pietre che affiorano dall'acqua (m. 1600).
Proseguiamo in leggera salita, tra prati e pochi alberi, seguendo la sponda di sinistra di un affluente del torrente.
Presso un ampio tornante sinistrorso, una scritta su di una pietra indica il Rifugio Trona.
Torniamo a salire mentre il torrente compie un piccolo salto. Poco dopo, in piano, lo attraversiamo (m. 1620).
Su fondo roccioso superiamo uno zig-zag sinistra-destra.
Quasi in piano giriamo a sinistra.
In salita percorriamo un tornante destrorso e continuiamo quasi in piano.
Superiamo un rivolo che attraversa il sentiero scorrendo sotto ad una pietra (m. 1630).

Dopo un tornante sinistrorso continuiamo in modo abbastanza ripido tra prati e pochi alberi.
Superiamo una semicurva verso destra.
Passiamo accanto ad un masso sul quale sono state collocate delle pietre per formare un ometto e subito percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1645).
Una scritta su di una pietra segnala il Rifugio Trona (m. 1665).

Dopo una curva a sinistra, con poca pendenza passiamo tra dei barech (recinti per gli animali costruiti con muretti a secco) e i ruderi di alcuni baitelli.
Percorriamo un tornante destrorso (m. 1680) e riprendiamo a salire ripidamente, tra rododendri e radi larici, con alcune serpentine: sx-dx-sx-dx.
Superiamo un tornante sinistrorso (m. 1705), uno destrorso (m. 1710) ed un altro sinistrorso (m. 1720).

Troviamo delle scritte su una pietra che indicano davanti i Laghi di Trona, Zancone e Inferno, il Rifugio FALC e il Pizzo dei Tre Signori (m. 1730).
Con minore pendenza raggiungiamo un tornante destrorso oltre il quale torniamo a salire ripidamente.
Dopo un tornante sinistrorso (m. 1775) continuiamo con una serpentina destra-sinistra. Superiamo un tornante destrorso (m. 1780).
La pendenza aumenta.
Arrivati davanti ad una piccola colata di pietrisco, percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1795).
Camminiamo sopra alcune radici affioranti (m. 1805).

Raggiungiamo un bivio (m. 1815). Qui troviamo un gruppo di alberi e alcuni segnavia che indicano diritto in discesa: Lago di Pescegallo a ore 1.10, Passo di Verrobbio a ore 1.50, Rifugio Salmurano a ore 0.50, Passo San Marco a ore 3; a destra con un tornante: Lago di Trona a ore 0.30, Rifugio Trona Soliva a ore 1, Laveggiolo a ore 2.40, Lago Zancone a ore 0.50, Lago Rotondo a ore 1.50, Rifugio FALC a ore 1.45, Pizzo dei Tre Signori (EE) a ore 3. Andiamo a destra. Subito dopo su di una pietra troviamo le stesse indicazioni.

Continuiamo a salire ripidamente e arriviamo ad un altro bivio (m. 1845). Qui vengono indicati a sinistra Mezzaluna e diritto il Rifugio Trona. Proseguiamo diritto, quasi in piano, a mezza costa, tra radi larici, ginepri, mirtilli e rododendri.
Raggiungiamo i pascoli del Pich. Vediamo dei barech, un baitello in alto a sinistra e due vasche in cemento. Davanti, allineate come su di una cartolina, ci sono le cime della Val Masino e dalla Val Malenco.
In leggera discesa superiamo due curve sinistra-destra.
Percorriamo un tratto quasi in piano ed uno con poca pendenza.

Quasi in piano raggiungiamo un baitello, una pozza e alcuni segnavia che indicano a destra con il sentiero 142: Fenile a ore 1; con un'ampia curva verso sinistra: Lago di Trona a ore 0.20, Rifugio FALC a ore 1.30, Rifugio Casera di Trona a ore 1. Su una pietra ci sono altre indicazioni. Giriamo a sinistra ed entriamo nella Valle della Pietra (m. 1840).
Troviamo una palina senza segnavia.
Percorriamo ora un lungo tratto quasi in piano tra i larici, sul fianco nord-occidentale del Pizzo del Mezzodì, inizialmente con delle protezioni alla destra realizzate con dei tronchi. Alla destra, oltre la vallata, distinguiamo il Rifugio Trona Soliva e la Bocchetta di Trona.

Una scritta su di una pietra segnala Trona ad un'ora di cammino (m. 1850).
Percorriamo un tratto tra gli alberi ed un altro tratto con il sentiero attorniato da colate di pietre.
Proseguiamo con poca pendenza.
Superiamo una semicurva verso destra e riprendiamo a salire camminando su di un fondo di pietre.
Continuiamo in leggera salita attorniati da alcuni massi (m. 1870).
Dopo un tratto in salita proseguiamo quasi in piano (m. 1900).

Iniziamo a scendere verso il Lago di Trona e subito arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano
- a sinistra con il sentiero 140: Lago Zancone a ore 0.20, Lago Rotondo a ore 1.20, Rifugio FALC a ore 3;
- diritto con la GVO: Laveggiolo a ore 2.10, Alpe Combana a ore 4.20, Alpe Culino a ore 5.10, Rifugio FALC a ore 1.15, Pizzo dei Tre Signori (EE) a ore 2.30;
- dietro con la GVO: Valle Tronella a ore 0.30, Sent. 148 per Pescegallo a ore 0.30, Passo San Marco a ore 3.20.
Proseguiamo diritto in discesa. In basso a destra cominciamo a vedere il Lago di Trona. Su una grossa pietra leggiamo l'indicazione per il Rifugio Trona.
Alterniamo tratti in piano ad altri in lieve discesa. In lontananza vediamo un torrente che si getta nel lago, vicino alla diga, formando una cascata.
Dopo una curva a destra troviamo un'altra scritta che segnala il Rifugio Trona.

Raggiungiamo la diga e la casa dei guardiani (m. 1815). Un cartello indica la prosecuzione verso i Rifugi FALC e Trona.
Girando a destra scendiamo alcuni gradini. Poi tramite una scaletta verde con cinque gradini scavalchiamo un muretto. Ci troviamo così sulla diga del Lago di Trona (m. 1808). La diga, costruita nel 1942, è lunga 182 metri e alta 53.
Percorriamo il camminamento sopra alla diga e, giunti in fondo dove c'è una cabina Enel, giriamo a destra.
Proseguiamo in leggera salita. Alla destra ci sono delle protezioni realizzate con paletti di ferro e due funi metalliche.

Saliamo qualche gradino e, poco dopo, arriviamo ad un bivio (m. 1825). I segnavia indicano a sinistra: Rifugio FALC a ore 1 (direttissima), Pizzo dei Tre Signori a ore 2.15; a destra: Rifugio Trona a ore 0.40, Rifugio FALC (normale) a ore 1.30.
Possiamo pertanto utilizzare entrambi i sentieri, magari facendo un giro ad anello, uno all'andata e l'altro al ritorno.

3a - Direttissima a sinistra
Saliamo ripidamente tra cespugli di rododendro e mughi poi la pendenza diminuisce (m. 1855). In basso alla sinistra vediamo il Lago di Trona.
Poi ci infiliamo in un valloncello. Una dopo l'altra, troviamo due frecce che indicano il Rifugio FALC.
Percorriamo un tratto in piano (m. 1885) e troviamo una palina senza segnavia. Su una pietra vediamo una scritta che indica il Lago Inferno diritto e altre scritte poco leggibili. Alla sinistra c'è un baitello.
Poco dopo su di un'altra pietra vediamo una freccia e delle scritte più chiare: direttissima Lago Inferno, Rifugio FALC, Ferrata M. Trona, Pizzo Tre Signori.
Proseguiamo, seguendo la freccia, in modo ripido, su pietrisco e sfasciumi.
Dopo un tratto in leggera salita (m. 1905), torniamo a salire ripidamente. Su un'altra pietra vediamo delle scritte che indicano davanti: Lago Inferno, Monte Trona, Rifugio FALC, Pizzo Tre Signori.

Percorriamo un breve tratto un po' esposto, in leggera salita (m. 1920). Poi la pendenza aumenta e, dopo una curva a sinistra cominciamo a salire in modo assai ripido (m. 1940).
Leggiamo altre scritte su quella che in passato forse era la base in cemento di un traliccio (m. 1955).
Proseguiamo con poca pendenza. Giriamo a sinistra e passiamo sotto i cavi dell'alta tensione (m. 1990).
Torniamo a salire tra pietre e cespugli, poi troviamo solo roccette e qualche filo d'erba. In alto, davanti, vediamo una traliccio e una cabina che dovremo raggiungere.
Saliamo in modo assai ripido con delle serpentine.
Un breve tratto in piano consente di tirare il fiato (m. 2065) e poi ancora su, ripidamente.
Sulla sinistra troviamo una caverna subito seguita da una catena fissa che aiuta a superate un passaggio un po' esposto.

Continuiamo in salita tra l'erba e arriviamo in cima (m. 2100). Alla sinistra ci sono la cabina e la casa dei custodi; alla destra una casa sulle cui pareti il Rifugio FALC è indicato a sette minuti.
Proseguiamo in leggera salita. Su una pietra alla sinistra leggiamo altre indicazioni; davanti: Rifugio Trona, Rifugio FALC, Pizzo Tre Signori; dietro: Lago Trona, Gerola, Direttissima, Pescegallo.
Poi, in leggera discesa, troviamo altri segnavia che indicano il Rifugio FALC a ore 0.15, il Pizzo Tre Signori a ore 1.30.
Scendiamo alcuni gradini. Ne ignoriamo altri che continuano a scendere verso destra (indicazione Trona a destra) e percorriamo il camminamento in cima alla diga del Lago Inferno (m. 2088). La diga, costruita nel 1944, è lunga 151 metri e alta 37.
Giunti in fondo, troviamo una scritta che indica il Rifugio FALC a cinque minuti.
Saliamo su sfasciumi, verso un vecchio manufatto di servizio alla diga, e poi ripidamente su fondo roccioso.
Ci immettiamo sul sentiero che arriva da Laveggiolo (m. 2115) e lo seguiamo verso sinistra, come descritto nell'ultima parte dell'itinerario 2b, fino al rifugio.

3b - Normale a destra
Quasi in piano arriviamo ad un bivio dove ignoriamo il sentiero a destra definito come più corto da una scritta su una pietra.
Proseguiamo in leggera salita e poi prevalentemente in piano anche se con lievi saliscendi.
Poi scendiamo tra i rododendri, superando anche tre gradini, fino ad una pietra sulla quale sono indicate le due direzioni: Pizzo Tre Signori e Lago di Trona (m. 1850).
Troviamo un'altra scritta che indica il Rifugio Trona. Superiamo una lastra di cemento.
Pieghiamo a destra e saliamo su un piccolo contrafforte tra due valloncelli pietrosi.
Poi su sfasciumi passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.
Guadiamo un torrente camminando sulle pietre che affiorano (m. 1880).
Una scritta indica il Rifugio Trona. Attraversiamo una colata di pietre e poi continuiamo in leggera salita tra pietre ed erba.
Troviamo un cartello che ricorda di prestare attenzione a delle eventuali piene improvvise. Sulla destra c'è una pozza.
Subito dopo passiamo in un intaglio tra due rocce (m. 1910). Il sentiero si sdoppia e poi torna ad unirsi.
Ora saliamo attraversando un'altra colata di pietre (m. 1920). Altre scritte indicano il Rifugio FALC e il Pizzo dei Tre Signori.

Superiamo due torrentelli e raggiungiamo un baitello (m. 1920). Lo aggiriamo sulla destra e scavalchiamo un rivolo. Sulle pietre ci sono delle scritte che indicano diritto il Rifugio FALC a 40 minuti e a destra Fupela.
Continuiamo in leggera salita in un valloncello. Un'altra scritta segnala il Rifugio FALC nella nostra direzione di marcia.
Passiamo accanto ad una pozza e ignoriamo un sentiero sulla destra che si dirige verso il Rifugio Trona (m. 1945).
Attraversiamo un prato al termine del quale il sentiero gira a sinistra (indicazione: FALC).

In salita arriviamo ad un bivio (m. 1980). Le scritte su una pietra indicano sulla destra un sentiero che arriva da Gerola; nella direzione dalla quale proveniamo: Lago Trona e Lago Zancone. Proseguiamo diritto e troviamo una freccia che indica la Bocchetta di Trona.
In leggera salita superiamo un rivolo (m. 1985). Ci avviciniamo ad una parete rocciosa accanto alla quale scorre un tubo nero.
Risaliamo una pietra e proseguiamo con poca pendenza.
Altre scritte indicano il Lago Inferno, il Rifugio FALC e il Pizzo dei Tre Signori (m. 2015).
Tra pietre ed erba passiamo accanto ad una pozza. Poi in leggera salita risaliamo un canalino bagnato.

Raggiungiamo il sentiero che, dalla destra, arriva da Laveggiolo (m. 2070) Le scritte indicano in quella direzione: Rifugio Trona e Bocchetta di Trona.
Davanti verso sinistra c'è la diga del Lago Inferno; davanti verso destra il sentiero con il quale dovremo proseguire verso il Rifugio FALC.
Continuiamo pertanto come precedentemente descritto nella seconda parte dell'itinerario 2b

Tempo impiegato: 3a (direttissima) ore 2.50; 3b (normale) ore 3.20 - Dislivello: m. 790-124
Data escursione: luglio 2010

Note

Il rifugio inoltre è raggiungibile da:

Escursioni partendo dal Rifugio:


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