Bivacco Valli

Il Bivacco Valli, addossato ad un enorme monolite, è situato in alta Val Spassato (o Arnasca), a monte di due cascate gemelle, su di un ripiano circondato dai monti che chiudono la testata della valle: le Cime del Pizzo dell'Oro (m. 2703), la Sfinge (m. 2802) e il Pizzo Ligoncio (m. 3032).
Il bivacco è una struttura in lamiera di colore rosso. Edificato nel 1998 sostituisce il precedente risalente al 1946.
Dispone di 9 posti letto con materassi e coperte, un tavolo, due panche, uno sgabello, un armadietto a scaffali con alcune stoviglie, cassetta per le offerte. Acqua di torrente all'esterno.

Con la statale 36 arriviamo a Novate Mezzola.
Un centinaio di metri dopo la stazione ferroviaria giriamo a destra (est) in Via Ligoncio e percorriamo questa strada per circa un chilometro. Giunti ad un incrocio, proseguiamo diritto con Via al Castello che termina circa trecento metri più avanti dopo aver superato una cappelletta votiva, alcune panchine, una fontana e la macchinetta erogatrice del ticket per il parcheggio: Euro 1 per ora, Euro 7 per tutto il giorno.
Alcuni cartelli indicano se i rifugi della valle (La Locanda, Osteria Alpina, Bresciadega e Brasca) sono aperti o chiusi. Una bacheca riporta una cartina della zona e un'altra parla del Castello di Codera. Ci troviamo infatti in località Castell. I segnavia indicano: Codera a ore 2, Bresciadega a ore 3.30, Rifugio Brasca a ore 4.
Lasciamo la macchina in un ampio piazzale sterrato e ci incamminiamo (m. 316).

Saliamo alcuni gradini in cemento e, passando tra due case, imbocchiamo la bella mulattiera con gradoni di pietra che ci porterà fino a Codera.
Entriamo nel bosco. Dopo alcuni passi con poca pendenza riprendiamo a salire (m. 340).
Presso una curva a destra iniziano le protezioni a valle realizzate con paletti di ferro che reggono due cavi.
Percorriamo un tratto con pochissima pendenza su sterrato, senza le protezioni, e cominciamo a vedere tra gli alberi il Lago di Novate Mezzola.
Poi torniamo a salire i gradini della mulattiera e per un po' ci accompagnano le protezioni a valle.
Percorriamo un tornante sinistrorso (m. 360) subito seguito da uno destrorso.
Il lento susseguirsi di tornanti prosegue e dopo altri sei tornanti la pendenza aumenta (m. 405).
Percorriamo un tratto con le protezioni alla destra che termina al successivo tornante sinistrorso (m. 425). Subito dopo superiamo un tornante destrorso.
Dopo un altro tornante sinistrorso ricominciamo le protezioni che terminano al successivo destrorso.

Il primo faticoso tratto termina accanto ad una cappelletta in località Söra i Sasei (m. 440). La cappelletta di colore rosa contiene una madonnina e alcuni quadretti ed è situata all'esterno del tornante. Bella la vista sul sottostante Lago di Novate Mezzola.
La mulattiera prosegue con alcune serpentine su fondo acciottolato.
Successivamente, con una svolta a sinistra, riprende la sequenza di tornanti (m. 455). Ora però i gradini sono spesso separati da uno spazio acciottolato. Percorriamo così otto tornanti tra alberelli di robinia e cespugli di erica.
Poi riprendiamo a salire con i gradini di pietra (m. 505). Dopo sei tornanti, alla destra troviamo un grande castagno (m. 540).
Superato il successivo tornante destrorso passiamo sotto dei fili (m. 550).
Percorriamo pochi passi quasi in piano su sterrato e torniamo a salire. Superiamo due tornanti sinistra-destra (m. 560).
In leggera salita percorriamo un tratto parte su pietre e parte su sterrato.
Superiamo un tornante sinistrorso e riprendiamo a salire nel castagneto (m. 570).
Dopo il successivo tornante destrorso, alla destra troviamo un masso ed un castagno molto vecchio.
Con delle serpentine arriviamo ad un tornante destrorso dove vediamo un bollo bianco rosso sopra il quale qualcuno ha aggiunto una scritta poco leggibile (m. 585).
La pendenza aumenta. Tra gli alberi ci sono dei massi.
Dopo un tornante sinistrorso passiamo accanto ad un vecchio castagno del quale praticamente rimane solo la corteccia (m. 595).
Proseguiamo con altri cinque tornanti dx-sx-dx-sx-dx poi la pendenza diminuisce un poco.

Troviamo una mulattiera che si stacca alla sinistra. I segnavia indicano a sinistra: Montagnola a ore 1.20; davanti: Avedee a ore 0.45, Codera a ore 1.15; dietro: Novate Mezzola ore 0.45, Stazione FS a ore 1. Un cartello giallo avverte: "Pericolo caduta sassi. Evitare le soste prolungate". Sulla parete alla sinistra vediamo un segnavia a bandierina e una placchetta quadrata del Sentiero Life. Alla destra riprendono le protezioni a valle con dei paletti di ferro che, in questo tratto, reggono tre cavi (m. 635).
Dopo un breve tratto quasi in piano su pietrisco, riprendiamo a salire con gradini di pietra. In questo punto le protezioni hanno quattro cavi. Bella la vista sul Lago di Novate.
La pendenza aumenta. Ora la parete di roccia alla sinistra è più distante dalla mulattiera.
Le protezioni tornano ad avere tre cavi (m. 655).
Percorriamo due tornanti ravvicinati sinistra-destra e poi un ampio tornante sinistrorso. Qui la mulattiera mostra i segni del rifacimento dopo una frana che la aveva seriamente danneggiata (m. 670).
Proseguiamo in leggera salita con una parete rocciosa alla sinistra mentre dall'altro lato, oltre la protezione, il pendio precipita verticalmente.

Giriamo poi a sinistra e sotto una roccia sporgente vediamo un vecchio scavatore abbandonato (m. 685).
Continuiamo in modo abbastanza ripido. Alla sinistra ci sono alcuni grandi massi.
All'esterno di un tornante sinistrorso su di un masso vediamo il n. 617 scritto in rosso. Le protezioni a valle terminano.
Subito dopo percorriamo un tornante destrorso e proseguiamo su gradini di pietra ben sistemati.
Presso una curva a destra troviamo delle vecchie protezioni con paletti, prima di legno e poi di ferro, che reggono due cavi. Qui camminiamo con poca pendenza, con una parete di roccia alla sinistra e un verticale precipizio alla destra (m. 710).
Terminate le protezioni continuiamo tra gli alberi.
Torniamo poi a salire con protezioni alla destra realizzate con dei paletti di ferro e due cavi.

Presso un tornante sinistrorso, raggiungiamo la cappelletta del Suradöö contenente un affresco semi cancellato dal tempo. Sulla destra c'è una piccola croce a ricordo di uno sfortunato viandante. E' un bel luogo panoramico al culmine di uno sperone roccioso (m. 720). Vale la pena sostare un attimo e riprendere fiato ammirando nel frattempo il Monte Legnone, il Lago di Mezzola e il Torrente Codera nel fondovalle.
Percorriamo un breve tratto in discesa.
Continuiamo quasi in piano, dapprima su sterrato e poi su sterrato e pietre, tra castagni e betulle. Alla destra, poco più in basso vediamo un baitello tra gli alberi (m. 715).
Proseguiamo in leggera salita e poco dopo alla destra ricominciano le protezioni.
Percorriamo un tratto in leggera discesa con un bel precipizio alla destra, terminato il quale continuiamo quasi in piano su sterrato e senza le protezioni.
Dopo una curva alla destra torniamo a salire con dei gradini di pietra. Percorriamo tre tornanti sx-dx-sx.
Il successivo tornante destrorso ha una base di rinforzo in pietre (m. 730).
Alla sinistra ora c'è una parete di roccia mentre alla destra ripartono le protezioni a valle.
Giriamo due volte a sinistra (m. 750).
Alla destra troviamo una targa in memoria di un escursionista qui perito nel 2020.
Alla destra troviamo un vecchio castagno del quale ormai è rimasta solo la corteccia.
Ora la mulattiera è incassata tra due muretti di pietra.

Arriviamo alle prime case di Avedee (m. 770). Sulla seconda casa vediamo un affresco e la scritta "per grazia ricevuta".
Poco dopo alla sinistra ci sono altre quattro vecchie costruzioni, forse stalle. Passiamo sotto i fili della corrente.
Continuiamo quasi in piano e alla destra ripartono le protezioni, questa volta con tre cavi.
Dopo un tratto in leggera salita, proseguiamo quasi in piano.
Percorriamo una curva a sinistra oltre la quale torniamo a camminare con poca pendenza. Attorno ci sono dei prati. Alla destra scorrono i cavi di una teleferica.
A sinistra, oltre i prati, vediamo le altre case di Avedee, ben allineate. Lasciamo a sinistra una cappella dedicata a S. Antonio (m. 795).
Alla destra troviamo dapprima una fontana con una vasca di legno e poi una croce sopra un masso in memoria di uno scout diciannovenne.
Poi, dopo tanta roccia, percorriamo un tratto quasi in piano su sterrato tra castagni, faggi e betulle. Davanti, ma ancora lontana, cominciamo a vedere Codera.
Proseguiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita con qualche gradino di pietra e con delle protezioni alla destra formate da paletti di ferro che reggono tre cavi.

Alla sinistra troviamo un'altra cappelletta contenente un affresco semi cancellato dal tempo raffigurante un crocifisso e due santi. Ci sono anche alcuni quadretti (m. 815).
Camminando dapprima quasi in piano su sterrato e poi in salita su pietra, percorriamo un ampio tornante sinistrorso.
Cominciamo a scendere.
Percorriamo una curva verso destra assecondando la montagna.
Dopo un tratto senza protezioni a valle queste ripartono. Proseguiamo in leggera discesa e poi quasi in piano. Alla destra c'è una grossa pietra alla quale sotto stati attaccati i due cavi di protezione (m. 795).
Scendiamo con dei gradini. Ora i cavi delle protezioni sono tre.
Superiamo un tornante destrorso subito seguito da uno sinistrorso (m. 780).
Continuiamo in discesa con altri quattro tornanti ravvicinati dx sx dx sx, presso l'ultimo dei quali c'è una protezione in legno.

Raggiungiamo la prima galleria paramassi e la percorriamo quasi in piano con la parete rocciosa della montagna alla sinistra mentre alla destra tra un pilastro di cemento e il successivo ci sono due sbarre di ferro (m. 760).
Terminata la galleria, alla destra ricominciano i paletti di protezione con tre cavi.
Con lievi saliscendi superiamo un bosco, mentre le protezioni terminano.
Lasciamo a sinistra le pietre di una vecchia frana.
Subito dopo percorriamo una curva a destra. Prima della successiva curva a sinistra, ricominciamo le protezioni con paletti di ferro che reggono due cavi.
Quasi in piano, passando tra due rocce, giriamo a sinistra.
Continuiamo con altri lievi e brevi saliscendi poi quasi in piano attraversiamo una zona con dei massi franati.
Riprendiamo a salire con dei gradini. Alla sinistra c'è la parete di roccia e alla destra le protezioni con paletti di ferro e 3 cavi. Un cartello giallo avverte: "Pericolo caduta sassi. Evitare le soste prolungate".
Dopo pochi passi in piano (m. 770) torniamo a scendere.

Quasi in piano, su sterrato, passiamo sotto una roccia sporgente (m. 760) oltre la quale arriviamo alla seconda galleria paramassi, analoga alla precedente, sopra la quale scolano vari rivoli d'acqua (Gröndan dal mut).
Dopo quest'altro tratto coperto proseguiamo con delle protezioni alla destra con paletti di ferro che reggono inizialmente due cavi e poi tre.
Riprendiamo a salire. All'esterno di un tornante sinistrorso troviamo una piccola croce in memoria di un boy scout. Poco sopra, su di un masso, ci sono anche una Madonna con Bambino e una targa ricordo sulla quale leggiamo: "La morte non esiste più, hai vinto tu".

Più avanti troviamo sulla destra una cappella. Una scritta nella parte alta la fa risalire al 1777 e spiega come ottenere una indulgenza (m. 777).
Giriamo a sinistra, usciamo dal bosco e continuiamo quasi in piano su sterrato con delle protezioni alla destra formate da paletti di ferro che reggono tre cavi.
Poi torniamo tra gli alberi. Alla sinistra c'è un muretto di pietre mentre alla destra non ci sono più le protezioni che però ricominciamo poco più avanti quando riprendiamo a salire con dei gradini.

Più avanti sulla destra troviamo una piccola croce e una cappella affrescata con una madonna, dei santi e alcuni scheletri che ammoniscono: "Ciò che noi fummo un dì voi siete adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso". A sinistra tre pietre squadrate invitano ad un po' di riposo. Subito dopo, alla destra, c'è il piccolo cimitero di Codera (m. 795).
Poco dopo lasciamo a sinistra la cappelletta delle Grazie contenente tre affreschi, la scritta "Misericordia" e una statuetta del Sacro Cuore.
Proseguiamo quasi in piano su sterrato. Alla sinistra troviamo dapprima una piccola croce e poi una fontanella con acqua sorgiva.
Continuiamo con poca pendenza su fondo roccioso, accompagnati alla sinistra da un muro di pietre e poco dopo cominciamo a vedere il campanile di Codera davanti a noi.
Proseguiamo in salita. In basso alla destra c'è un prato con la piazzola per l'atterraggio dell'elicottero. Ora la mulattiera è inerbita. Un rivolo la attraversa. Un cartello ci da il benvenuto a Codera.

Raggiungiamo la piazzetta. Alla sinistra c'è la chiesa di S. Giovanni Battista e poco più avanti il campanile. Alla destra c'è il Rifugio La Locanda (m. 825)
Arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano: Codera m. 825 slm; davanti: Saline a ore 0.45, Rif. Bresciadega a ore 1.30, Rif. Brasca a ore 2; Val Ladrogno, Biv. Casorate Sempione a ore 4, Tracciolino a ore 0.40; dietro Avedee' a ore 0.30, Novate Mezzola a ore 2, Stazione F.S. a ore 2.20. Un cartello indica a sinistra il Rifugio Osteria Alpina. Proseguiamo diritto passando a valle del paese.
Arrivati all'altezza dell'Osteria Alpina (che vediamo in alto a sinistra) troviamo un sentiero che scende a destra. I segnavia indicano: Codera m. 825 slm; davanti: Saline a ore 0.45, Rif. Bresciadega a ore 1.30, Rif. Brasca a ore 2; a destra: Cii a ore 0.30, Cola a ore 1, S. Giorgio a ore 2, Val Ladrogno, Biv. Casorate Sempione a ore 4, Tracciolino a ore 0.40; dietro Avedee' a ore 0.45, Novate Mezzola a ore 1.15.
Superata un'altra fontana, raggiungiamo la stazione della teleferica. Siamo arrivati al termine del paese.

Inizia qui una nuova strada sterrata, di recente costruzione (e peraltro incompiuta) che percorre la vallata, a volte costeggiando il vecchio sentiero, ma spesso sovrapponendosi allo stesso e facendone scempio.
Ritroviamo il bosco. Da sinistra scende il sentiero che proviene dal centro di Codera.
Cominciamo a sentire il Torrente Codera ma per il momento non lo vediamo. Percorriamo un tratto allo scoperto. Alla sinistra c'è un prato nel quale vediamo un doppio palo dell'Enel. Alla destra, sull'altro lato della valle, vediamo la frana che ha interrotto il Tracciolino.
Percorriamo una curva a destra attraversando il letto di un torrente che troviamo in secca e raggiungiamo un bivio. Possiamo prendere il sentiero a sinistra che passa accanto ad una cappellina, contenente un affresco raffigurante una Madonna con Bambino, ma preferiamo continuare con la sterrata che dopo un tornante sinistrorso prosegue con un muro di contenimento alla sinistra.
Dopo un tratto in leggera discesa tra alberi e prati, continuiamo in leggera salita. Un cartello raccomanda di non entrare nei prati da sfalcio.
Poco dopo ritroviamo il sentiero che scende dalla sinistra.

Al successivo bivio, caratterizzato da una piccola croce su un masso, possiamo scegliere tra la strada a sinistra e il sentiero a destra. Un cartello indica a destra la Centralina.
Seguendo la sterrata si passa accanto alla piazzola per l'elicottero. Prendiamo invece il sentiero e poco dopo troviamo sulla sinistra la cappellina di S. Rocco (m. 845).
Passiamo tra le case e stalle della località Corte tra le quali ci sono una fontana e una presa d'acqua per i pompieri.
Poco dopo raggiungiamo un'altra fontana e l'edificio della ex-centralina che un tempo conteneva le turbine che fornivano energia elettrica a Codera. Ora è utilizzato dagli scout come campo base.
Poi, in leggera salita, ci riportiamo sulla sterrata.

Proseguiamo in leggera salita. Di tanto in tanto troviamo delle canaline in legno, poste di traverso al percorso, per lo scolo delle acque. Attorno ci sono dei massi. La vegetazione è ormai ridotta a qualche betulla. Un ruscello attraversa la sterrata passandole sotto in un tubo. Un cartello segnala il pericolo di piene improvvise; altri ne troveremo in seguito sulla riva del torrente (m. 865).
Continuiamo in salita. Sull'altro lato della vallata, oltre il torrente, vediamo una torretta, due case e alcuni ruderi.
Proseguiamo con poca pendenza. Alla destra vediamo un grosso tubo bianco che, appoggiandosi ad un grande masso situato proprio nel mezzo del torrente, lo attraversa. Sull'altra sponda vediamo un baitello (m. 880).
Superiamo il letto di un ruscello in secca (m. 895).
Proseguiamo con un muretto, realizzato con grandi pietre, alla sinistra, camminando quasi in piano o in leggera salita.
Terminato il muretto, troviamo un grande masso alla sinistra (m. 905).
Torniamo a salire. Sull'altra sponda del torrente vediamo un baitello.
Con pochi passi scendiamo verso il letto di un ruscello che troviamo in secca e risaliamo. Dall'altra parte del torrente vediamo una torretta.

Quasi in piano raggiungiamo il Funtanin, una fresca sorgente la cui acqua sgorga sotto un masso sulla sinistra e poi, incanalata, passa sotto la sterrata per andare a gettarsi nel torrente. Sul masso c'è una targa a ricordo del sottotenente Patrini. Ci sono anche un tavolo in legno e delle panche mentre sull'altro lato della stradina vediamo una piccola croce su di un masso e più avanti una bacheca (m. 900).
Proseguiamo in leggera salita tra erba, cespugli e pochi alberi e poco più avanti vediamo alcune chiuse utilizzate per la captazione delle acque del Codera (m. 940).
Superiamo un gruppetto di betulle lasciando a sinistra una piccola baita mentre alla destra alcuni massi ammucchiati semi nascondono altri baitelli e un rudere.
Riprendiamo a salire (m. 965).

Poco più avanti la sterrata si divide in due stradine che procedono parallele e, dopo il superamento del letto di un torrente che troviamo in secca, si riuniscono (m. 975).
Continuiamo con poca pendenza, circondati dalle betulle e, dopo una curva a destra, riprendiamo a salire.
Un ruscello attraversa la sterrata passandole sotto (m. 1000).
Proseguiamo in leggera salita tra pochi alberi e cespugli di ginestra.
Dopo un tratto in leggera discesa, ne percorriamo un altro quasi in piano.
Continuiamo con poca pendenza tra le betulle. Alla sinistra troviamo una colata di pietre.
Vediamo un ruscello che scorre alla destra, parallelo alla strada e al torrente. Lasciamo a sinistra un'altra colata di pietre franate.
In salita raggiungiamo il torrentello della Val di Càsar. Recentemente alla sinistra è stato costruito un ponticello, parallelo alla strada, con il quale è possibile evitare il guado.

Raggiungiamo la cappella del Sabiun situata all'ombra di un acero in una zona fresca in quanto battuta dalla corrente d'aria proveniente dalla gola della Balèniga (m. 1050).
A questo punto abbiamo due possibilità. Possiamo continuare con la sterrata e guadare (in caso di acqua abbondante) l'impetuoso torrente che scende dalla Balèniga; oppure salire a sinistra con un sentiero, attraversare il torrente con un ponticello traballante, passare per le vecchie case di Saline e Piazzo (ormai disabitate) per poi scendere fino a ritrovare la sterrata.

Scegliamo la seconda soluzione, sicuramente più appagante, e saliamo alla sinistra del torrente seguendo i bolli bianco rossi, tra erba e cespugli.
Poi alla sinistra tra gli alberi vediamo un baitello in pietra e alcuni ruderi utilizzati in passato come ricovero per gli animali (m. 1065).
Ci avviciniamo al torrente della Balèniga.
Arriviamo al ponte, lungo, stretto, con due funi ai lati come protezione e con un tubo nero sospeso sul lato destro. Al nostro passaggio ondeggia sensibilmente. A sinistra vediamo il profondo intaglio nella montagna dal quale proviene il torrente (m. 1075).
Arrivati sull'altra sponda, su di un cartello verde leggiamo: "Vietato far dondolare il ponte. I trasgressori avranno quel che si meritano".
Giriamo a sinistra e costeggiamo il torrente in leggera salita.
Poi pieghiamo a destra e saliamo con dei gradini tra due bassi muretti di pietre sovrapposte.
Poco dopo, in leggera salita, arriviamo a Saline (m. 1095).
Due frecce rosse ci mandano a sinistra. Superate le case, gli orti e anche una presa d'acqua per i pompieri, continuiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita tra gli alberi.
Giriamo poi a sinistra, quasi in piano. Alla destra vediamo il Torrente Codera sul fondovalle.
Entriamo in un bosco e riprendiamo a salire. Quando ne usciamo alla sinistra troviamo una cappelletta con un affresco raffigurante una Madonna con Bambino.
Quasi in piano, tra l'erba di un prato, ci dirigiamo verso le case di Piazzo che troviamo sulla sinistra.
Il sentiero si divide; possiamo continuare verso sinistra passando tra le case, dove c'è anche una fontana, oppure proseguire diritto aggirando il piccolo borgo (m. 1130).
Poi in discesa rientriamo nel bosco. Quasi in piano superiamo un rivolo che troviamo in secca.
Poco dopo ritroviamo la sterrata che arriva dalla destra (m. 1120).

Continuiamo in leggera salita attorniati da un bosco, inizialmente formato solo da betulle.
Ignoriamo un sentiero che scende alla destra verso il torrente.
Attraversiamo un affluente del Codera con un vecchio ponte che ha dei paletti di ferro che reggono due cavi ai lati (m. 1135).
Dopo un tratto in salita proseguiamo quasi in piano (m. 1150).

Poi in leggera salita raggiungiamo un altro ponte, di recente costruzione, con muretti di pietra ai lati, con il quale attraversiamo il Torrente Codera. Alla sua sinistra c'è ancora il vecchio ponticello di legno con paletti di ferro che reggono due cavi ai lati (m. 1145).
Continuiamo in leggera salita. Alla destra troviamo un tavolone di legno e relative panche. Un cartello informa che i lavori stradali sono stati realizzati con il contributo della comunità europea.
Lasciato a sinistra uno slargo, proseguiamo tra gli alberi, in prevalenza larici, e piccoli prati.

Raggiungiamo Stoppadura dove troviamo delle case di pietra, quasi tutte ben sistemate, e una fontana con vasca in legno (m. 1180).
Proseguiamo praticamente in piano con alberi ai lati della sterrata.
Vediamo il torrente che compie alcuni saltelli.
Un cancelletto in legno e tre pali bloccano il transito. Un cartello raccomanda di richiudere dopo il passaggio (m. 1195).
Troviamo due curiosi segnavia con tettuccio che segnalano il Rifugio Bresciadega a 5 minuti di cammino e il Rifugio Brasca a 30 minuti.
Poi, in leggera salita, lasciamo a sinistra un ponticello di tronchi che attraversa il torrente e termina con un cancelletto.
Proseguiamo quasi in piano. Alla destra tra gli alberi vediamo una casa. In cima ad un palo c'è uno strano anemometro a forma di aeroplano (m. 1205).
Ignoriamo una strada che scende al torrente.

Arriviamo alla piana di Bresciadega e al relativo abitato (m. 1214).
Il primo edificio alla destra è il Rifugio Bresciadega davanti al quale ci sono una cappelletta ed una panca in pietra.
Continuiamo lasciando sfilare alla nostra destra le altre case e una chiesetta. Alcuni segnavia indicano a destra il sentiero A8 che sale alla Forcola dei Pianei e successivamente al Bivacco Casorate Sempione in ore 3.45.
Lasciamo a destra una fontana con lavatoio.
Un rivolo attraversa la strada passandole sotto. Proseguiamo tra i larici.
Ora alla destra ci sono un grande prato, altre case e un lavatoio.
Alla sinistra troviamo un'altra fontana con vasca in legno e una presa d'acqua per i pompieri.

Terminate le case ci addentriamo in una pineta, fitta e assai umida a giudicare dall'abbondante muschio, e interrotta da qualche piccolo prato (m. 1230).
Superiamo il letto di un torrente in secca.
Ignoriamo una stradina che si stacca verso sinistra.
Alla destra in un prato vediamo una casa; un cartello informa che si tratta della "Base Scout La Casera". C'è anche una fontana l'acqua della quale cade in una vasca di legno.
Poi torniamo allo scoperto e camminiamo tra l'ampio letto del torrente e il bosco (m. 1245).
Alla destra una porticina di legno conduce in un locale interrato.
Rientriamo nella pineta e, in leggera salita, arriviamo ad uno prato sulla destra dove un cartello indica il divieto di campeggio.
Proseguiamo praticamente in piano e dopo una curva a sinistra superiamo un ponticello di legno (m. 1275).
Poco più avanti ne troviamo un altro, gettato sopra il Torrente Arnasca. Sulla destra, dopo una lunga striscia di prato tra gli alberi, vediamo la bianca costruzione del Rifugio Brasca.
Dopo il ponte la stradina piega a destra e continua in leggera salita tra pascoli e abeti.
Alla destra vediamo le due cascate gemelle dell'Arnasca sormontate dal grande monolite del Sas Carlasc accanto al quale è situato il Bivacco Valli.

Arriviamo al Rifugio Brasca (m. 1304). I segnavia indicano diritto con il sentiero A12: Bivacco Pedroni dal Pra a ore 3.30, Passo Trubinasca a ore 4.30, Passo Porcellizzo a ore 5; con il sentiero A15: Passo della Teggiola a ore 3.45; con il sentiero A10: Alpe Averta a ore 1.50, Passo dell'Oro a ore 3.50, Passo Barbacan a ore 3.50; a destra con il sentiero A9: Bivacco Valli a ore 2, Passo Ligoncio a ore 4, Rifugio Omio a ore 5.
Andiamo a destra in leggera discesa nei prati seguendo radi bolli bianco rossi su qualche pietra.
Lasciamo a sinistra alcune baite e una croce.
Poi, quasi in piano, entriamo in una pineta. Alla destra c'è un baitello. Su di un masso vediamo una freccia rossa.
Proseguiamo in leggera salita e troviamo altri massi, alcuni dei quali molto grandi (m. 1310). Ci sono anche parecchie felci.
Continuiamo in salita e torniamo a vedere le due cascate (m. 1340).
Siamo sempre attorniati da grandi massi mentre gli alberi diventano più radi.

Dopo una curva a sinistra, camminando in leggera salita, lasciamo a destra un grande masso sul quale vediamo una madonnina e un quadretto raffigurante la Sindone (m. 1350).
Poi giriamo a destra e riprendiamo a salire attraversando una zona soggetta a slavine come dimostrano vari tronchi divelti o piegati.
Saliamo in modo abbastanza ripido con delle serpentine (m. 1365).
Percorriamo poi un breve tratto quasi in piano con vista sulle cascate e riprendiamo a salire (m. 1405).
La pendenza diventa abbastanza ripida e saliamo con delle serpentine tra erba, felci e larici abbattuti. Davanti, verso destra, vediamo le cascate (m. 1420).
Proseguiamo tra massi e qualche albero (m. 1440).
Con due zig-zag destra-sinistra aggiriamo un masso (m. 1455).
Dopo pochi passi in leggera salita, giriamo a destra passando accanto ad un larice risparmiato dalla furia delle slavine, e torniamo a salire in modo abbastanza ripido. Alla sinistra c'è una parete di roccia e alla destra scorre un torrente (m. 1370).

Con pochi passi in leggera discesa lo raggiungiamo e lo guadiamo verso destra agevolati da alcune pietre sulle quali possiamo appoggiare gli scarponi. In alto vediamo il torrente passare tra due massi.
Proseguiamo con delle serpentine alla destra del torrente tra due pareti di roccia abbastanza distanti tra loro.
Poi, in leggera salita, ci portiamo accanto alla parete alla destra (m. 1480).
Proseguiamo in modo abbastanza ripido con alcuni zig-zag tra erba, felci e pietre. In alto a destra vediamo una cascata.
Giunti davanti ad un grande masso, in leggera salita giriamo a sinistra (m. 1500). In basso riusciamo ancora a vedere il Rifugio Brasca.
Alla sinistra vediamo una piccola cascata. Superato un tornante destrorso riprendiamo a salire verso una cascata, agevolati da delle pietre che formano dei rudimentali gradini.
Dopo un tornante sinistrorso proseguiamo con ripide serpentine.
La pendenza diminuisce un poco. Camminiamo verso una cascata formata dal torrente. Un rivolo si immette sul sentiero bagnandolo.
Arrivati alla cascata, giriamo a destra (m. 1525).
Ora vari rivoli scendono alla sinistra.
Poi saliamo ripidamente con alcuni zig-zag.
Dopo un tornante sinistrorso la pendenza diminuisce.

Alla destra c'è una catena, lunga una diecina di metri, attaccata alla roccia (m. 1540). E' sicuramente utile d'inverno ma d'estate l'unico rischio è quello di farsi una doccia con gli innumerevoli spruzzi causati da vari rivoletti che scendono dalla destra e allagano il sentiero.
Superato un tornante destrorso, proseguiamo a zig-zag tra erba e qualche pietra. Il sentiero e sempre bagnato; praticamente un ruscello vi scorre sopra.
Dopo un breve traverso con poca pendenza, torniamo a salire a zig-zag in modo abbastanza ripido (m. 1555).
Poi giriamo a sinistra tra larici e felci.

Superiamo un vecchio cancelletto, ormai divelto, che serviva ad impedire il passaggio delle mucche del soprastante alpeggio quando questo veniva ancora caricato (m. 1565).
In leggera salita arriviamo ad un bivio (m. 1575). Lasciamo a destra il sentiero che si dirige verso un torrente e poi conduce all' Alpe Spazàa.
Continuiamo in salita con delle serpentine e troviamo un bollo bianco rosso che conferma la giusta direzione.
Poi ci affianchiamo ad un torrente che scorre alla destra (m. 1590).
Poco dopo torniamo a salire tra cespugli e radi larici. Davanti vediamo una cascata.

Passiamo tra un masso con i bolli bianco rossi e un tronco con una freccia scolpita (m. 1600).
Troviamo poi dei massi alla destra mentre alla sinistra vediamo altri larici sui quali è passata la furia di una slavina.
Dopo un breve tratto con poca pendenza, giriamo a sinistra e riprendiamo a salire tra radi larici. Cominciamo anche a trovare i rododendri (m. 1620).
A destra, in lontananza, vediamo i ruderi di un alpeggio (m. 1630). Cominciamo a vedere la testata della valle.
Salendo a zig-zag percorriamo un lungo ripido tratto.
Superiamo un rivolo che attraversa il sentiero (m. 1670).
Proseguiamo con due zig-zag sinistra-destra (m. 1685) e poi con un tornante sinistrorso ed uno destrorso.
Continuiamo con varie serpentine, sempre ripidamente (m. 1700).

Circondati da piccoli carpini con vari zig-zag raggiungiamo una parete di roccia sulla quale leggiamo la scritta: "Ave Maria". Una freccia rossa indica verso l'alto dove in un anfratto vediamo una lastra di pietra scolpita che sembra raffigurare una madonna (m. 1745). Lasciamo a destra questa parete e più avanti superiamo un tornante destrorso camminando su delle pietre. Qui la pendenza è minore (m. 1760).
Ben presto, camminando tra felci e alberelli, torniamo a salire con ripidi zig-zag.
Dopo un tornante sinistrorso la pendenza diminuisce un poco. Alla destra scorre un torrente (m. 1770).
Poco dopo riprendiamo a salire con ripide serpentine fra erba, cespugli e qualche larice (m. 1780).

In seguito la pendenza diminuisce un poco e davanti cominciamo a vedere il Sass Carlasc e il bivacco (m. 1805).
Un rivolo attraversa il sentiero.
Lasciamo a sinistra un masso, sotto il quale da una grotta esce dell'acqua (m. 1815).
Ora camminiamo tra i rododendri. Giriamo a sinistra e torniamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 1830).
Davanti vediamo la grande parete dalla quale scendono le due cascate, sopra la quale c'è il ripiano con il Sass Carlasc e ancora più in alto le cime che chiudono la testata della valle (m. 1840).

Tra erba, felci, rododendri e pietre ci dirigiamo verso una baita isolata. Il sentiero però, prima di raggiungerla, piega a destra e inizia un traverso quasi in piano che ci porterà alla destra delle cascate (m. 1850).
Quasi in piano superiamo un torrente che, almeno in parte, passa sotto a delle pietre. Poco dopo ne guadiamo un altro.
Lasciamo a sinistra un'altra grande roccia sotto la quale si apre una caverna.
Scavalchiamo un ruscelletto. Attraversiamo una zona con vari massi.
Guadiamo un altro torrente e troviamo altri massi con delle aperture in basso. In questo punto ci troviamo esattamente a valle del bivacco.
Continuando il traverso, guadiamo un altro torrente.
Poi vediamo una freccia rossa che indica di salire a sinistra con un sentiero bagnato da un rivolo.
Tra erba e pietre troviamo un'altra freccia rossa che invita a proseguire.
Salendo in modo abbastanza ripido ci avviciniamo all'ultimo torrente che abbiamo guadato (m. 1875).
Poi in leggera salita giriamo a destra, tra massi e pietre, seguendo dei bolli rossi e bianco rossi.
Dopo una curva a sinistra, saliamo ripidamente. Poi ritroviamo il sentiero che ci porta verso destra (m. 1890).

Risaliamo faticosamente un ripidissimo canalino, intagliato in uno speroncino roccioso, un po' esposto alla destra, aiutandoci con le mani e aggrappandoci ai numerosi cespugli di rododendro.
Quando ne usciamo, alla sinistra vediamo il bivacco (m. 1905).
Dopo un tornante sinistrorso, dapprima con poca pendenza tra erba e rododendri e poi in salita su lastroni di pietra arriviamo al Sass Carlasc davanti al quale è situato il bivacco.

Tempo impiegato: ore 6.20 [Parziali: Mezzolpiano-Codera ore 2; Codera-Bresciadega ore 1.50; Bresciadega-Brasca ore 0.40; Brasca-Valli ore 1.50]
Dislivello: m. +1720 -116
Data escursione: luglio 2013

Escursioni/Ascensioni partendo dal Bivacco:


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