Bivacco Cìgola

Il Bivacco Cìgola (in dialetto Scìgula) è situato lungo il Sentiero Bruno Credaro, sul versante occidentale della alta Valle di Ambria. In seguito, nel 2017, è stato intitolato a Gianmario Lucini.
Il bivacco è una costruzione in pietra e dispone di un primo locale contenente alcune brande con quattro materassi e coperte, un camino e legna da ardere, un fornello e alcune stoviglie, una stufa, due tavoli e panche mentre in un secondo locale ci sono altre brande accatastate senza materassi e coperte. Un terzo locale contiene il bagno i cui sanitari devono ancora essere istallati. L'acqua scende da una rudimentale fontana situata davanti all'edificio e proviene tramite dei tubi dal vicino torrente.
Durante il periodo estivo il bivacco è sovente utilizzato dai pastori.

Il transito in auto, dal bivio di Vedello al parcheggio di Ambria, è soggetto al pagamento di un pedaggio di Euro 5 effettuabile presso il Municipio di Piateda, Via Ragazzi del 99 n. 1 oppure presso il bar di fronte in Via Roma.

Lasciamo la statale 38 al km. 40.6, vale a dire poco prima del passaggio a livello che segna la fine della tangenziale di Sondrio, per prendere sulla destra la strada per Piateda e Faedo.
Con il Ponte del Navetto attraversiamo il Fiume Adda. Ad un bivio lasciamo a destra la deviazione per Faedo e proseguiamo diritto.
Raggiungiamo Busteggia, frazione di Piateda, dove giriamo a destra in Via Tambarini seguendo le indicazioni per Piateda Alta.
Proseguendo, la strada diventa stretta e, dopo le case, continua in salita nel bosco.
Passiamo sopra le condotte, due grossi tubi della centrale idroelettrica Sondel.
Superiamo la piccola frazione di Pam e, arrivati allo stop, giriamo a destra seguendo le indicazioni per Piateda Alta e ci immettiamo su di una strada più larga.
Attraversiamo la frazione di Previsdomini, dopo la quale ignoriamo le deviazioni dapprima per Pusterla e poi per Vermaglio. Passiamo nuovamente sopra i due grossi tubi.

Ad un bivio la segnaletica indica a sinistra: Gaggio a km 4, Le Piane a km 10; a destra: Vedello, Rifugio Mambretti. Andiamo a destra.
La strada ora è più stretta ma sempre ben asfaltata e continua nel bosco in leggera salita. Alla destra un guard-rail protegge dal sottostante precipizio. Di tanto in tanto c'è una piazzola per lo scambio. Ignoriamo tutte le deviazioni su fondo sterrato che incontriamo da entrambi i lati. Passiamo su un ponticello.
Sulla destra vediamo dapprima la chiesa di San Bartolomeo e poi le case del piccolo abitato che la circondano (m. 944).
Più avanti arriviamo alla centrale dell'Edison. Un cartello giallo alla sinistra della strada indica: Vedello m. 1032, Rifugio Mambretti a ore 3.30.
La strada prosegue ancora più stretta. Con un ponte attraversiamo verso destra il Torrente Caronno.

Raggiungiamo il bivio di Vedello (m. 1100). I segnali stradali indicano a sinistra: Agneda a km. 1 e Scais a km 4.1; a destra: Ambria a km. 2.2. I segnavia del Cai indicano, a sinistra con il percorso 251: Agneda a ore 0.25, Lago di Scais (incrocio GVO) a ore 1.30, Rifugio Mambretti a ore 3; a destra con il percorso 254: Ambria a ore 0.50, Lago Venina a ore 2.20, Bivacco Lucini (incrocio GVO) a ore 3.45; dietro: Vedello a ore 0.10, Monno per Piateda Alta a ore 1.30, Busteggia a ore 2.10.
Dobbiamo pertanto andare a destra ma un cartello indica il divieto di transito ai veicoli che non hanno l'apposito permesso di circolazione. Pertanto, se non l'abbiamo acquistato, dobbiamo proseguire a piedi. Qui il posto per parcheggiare è scarso, eventualmente possiamo lasciare la macchina al tornante precedente o ancora più sotto in alcuni slarghi a lato della strada.

Ci incamminiamo sulla strada agro-silvo-pastorale, con il fondo in cemento, in leggera salita tra gli alberi. Di tanto in tanto troveremo, sul lato a valle, delle protezioni in ferro.
Superiamo due semicurve sinistra-destra e passiamo sotto un ponte sul quale c'è la condotta che già avevamo incontrato precedentemente (m. 1110).
Lasciamo a destra uno slargo e proseguiamo in salita con un muro alla sinistra.
Percorriamo una curva verso sinistra (m. 1120).
Presso un tornante sinistrorso aggiriamo un masso e continuiamo con poca pendenza (m. 1135).
Proseguiamo quasi in piano.
Dentro una nicchia nel muro vediamo la statuetta di una Madonna.
In lievissima salita percorriamo un tornante destrorso (m. 1145).
Continuiamo in salita con una verticale parete di roccia alla sinistra e con vista sulla vallata in basso alla destra.

All'esterno di un tornante sinistrorso vediamo scendere ripidamente il Torrente Venina (m. 1160).
Subito dopo, con poca pendenza, percorriamo un tornante destrorso. Alla sinistra ci sono dei pali rotondi di ferro che reggono due cavi.
Proseguiamo con un muro in cemento, sormontato da una rete, alla sinistra.
Per un tratto alla sinistra c'è solo un cordolo.
Con un muro di pietre alla sinistra iniziamo a percorrere un ampia curva verso destra, in parte sterrata e in parte su asfalto.

Incrociamo una frana, ora ben sistemata, che scende dalla sinistra verso la strada (m. 1175).
Con il fondo in cemento percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1180).
Prima e dopo un tornante destrorso transitiamo sotto dei cavi dell'alta tensione (m. 1185).

All'esterno di un tornante sinistrorso troviamo il segnale triangolare che indica il pericolo di possibili piene improvvise e vediamo il torrente che scorre più in basso (m. 1195).
Lasciamo a sinistra un traliccio. Prima e dopo un tornante destrorso, transitiamo sotto ai cavi dell'alta tensione (m. 1200).
Superiamo una semicurva verso sinistra.
Davanti ad un enorme masso percorriamo un tornante sinistrorso e vediamo il torrente in basso alla destra (m. 1215).
Con un muretto alla destra superiamo alcune serpentine appena accennate.

Passiamo sotto ai cavi dell'alta tensione e, dopo pochi passi, percorriamo un tornante destrorso (m. 1225).
Continuiamo su sterrato e ripassiamo sotto ai cavi. Percorriamo due semicurve verso sinistra; alla sinistra inizialmente abbiamo un muro e poco dopo una parete di roccia (m. 1235).
Continuiamo con un muretto alla sinistra. Davanti vediamo una cima in lontananza (m. 1240).

Quasi in piano, presso una curva verso destra, passiamo sotto tre cavi dell'alta tensione (m. 1250).
Superiamo una curva verso sinistra.
Alla sinistra troviamo uno slargo.

Giriamo a destra e, su di un ponte con le sponde di ferro, attraversiamo il Torrente Venina. Un segnale ricorda di prestare attenzione in caso di piene improvvise (m. 1255).
Giriamo a sinistra. Troviamo dei segnavia che indicano con il sentiero 235 che sale a destra: Capanno Foppa a ore 1.45, San Bernardo a ore 3.
Proseguiamo diritto, in leggera salita, accompagnati dal torrente che scorre alla sinistra della strada.
Passiamo ancora sotto i tre cavi dell'alta tensione. Davanti vediamo nuovamente la stessa cima che avevamo precedentemente già notato (m. 1265).
Superiamo una semicurva verso destra e continuiamo con il fondo in cemento (m. 1270).
Dopo pochi passi torniamo a camminare su sterrato. Alla destra ci accompagna dapprima un muretto in cemento e poco dopo un muro. C'è anche un muro che scende alla sinistra a rinforzo della strada.

Un segnale stradale avverte di prestare attenzione agli animali al pascolo. Passiamo sotto ai tre cavi dell'alta tensione e percorriamo una curva verso sinistra (m. 1280).
Subito dopo, con un tornante destrorso, aggiriamo una baita e una vecchia stalla/fienile. Troviamo un altro segnale di possibili piene improvvise.

All'esterno di un'ampia semicurva verso sinistra troviamo dell'acqua che, tramite un canalino di legno, entra in una vasca di pietra (m. 1295).
Continuiamo con un muretto in cemento alla destra.
Superiamo una semicurva verso destra (m. 1300).
Con un alto muro alla destra, superiamo due semicurve destra-sinistra.
Proseguiamo quasi in piano con i tre cavi dell'alta tensione che scorrono sopra di noi.

Raggiungiamo lo slargo dove, chi è arrivato fin qui in auto, deve parcheggiare. Vi troviamo due pannelli che parlano della Val Venina e mostrano una cartina della zona. (m. 1310).
Un segnale stradale indica che solo ai proprietari di terreni e fabbricati possono continuare con i loro veicoli.

Proseguiamo in leggera salita. Ora al bordo sinistro della strada c'è una striscia di cemento.
Arriviamo al punto di confluenza tra i due torrenti che scendono dalla Val Venina e dalla Val d'Ambria.
Poco dopo, su di un ponte che ha come sponde due muretti di pietre, attraversiamo il Torrente Venina e raggiungiamo Ambria.
Camminiamo sui ciottoli e notiamo alla sinistra una bella villetta mentre alla destra c'è il piccolo cimitero.
Proseguiamo tra due muretti, percorriamo una curva verso destra e raggiungiamo le altre case del piccolo borgo.
Alcuni segnavia indicano, diritto con il sentiero 253: Valle di Ambria, ex-centrale Zappello a ore 0.30, Baite Cigola a ore 2.25, Passo di Cigola a ore 3.50; a destra con il sentiero 254: Lago di Venina a ore 1.30, G.V.O. a ore 3.20, Passo di Venina a ore 4.50. Alla destra c'è la chiesa di San Gregorio; un cartello informa che è stata edificata nel 1615 e restaurata nel 1839 e nel 1960 (m. 1325).

Proseguiamo diritto lasciando a sinistra una fontana con lavatoio.
All'uscita dal borgo vediamo un segnavia a bandierina bianco rosso bianco e una freccia bianca che indica verso sinistra.
Camminando tra un muretto e una recinzione raggiungiamo un ponticello con il quale passiamo alla sinistra del Torrente Zapello. Un cartello avverte del pericolo di possibili piene improvvise (m. 1340).
Subito dopo passiamo accanto ad un baitello e ad un traliccio contrassegnato con il n. 9 e poi attraversiamo un boschetto di betulle.
Camminando in leggera salita lasciamo a destra due grossi piloni in pietra e cemento.
Terminato il bosco di betulle, proseguiamo dapprima tra due muretti a secco e poi tra alcuni alberi, cespugli e pietre.
La pendenza aumenta. Sulla destra, nell'alveo del torrente ci sono alcuni tralicci che reggono i cavi dell'elettricità.
Dopo un tratto quasi in piano, proseguiamo in leggera salita e superiamo una zona con le pietre di una vecchia frana.
Sulla sinistra troviamo un grande masso sotto il quale, al riparo di una sporgenza, ci sono cinque piccole croci (m. 1390).

Alterniamo alcuni tratti in piano ad altri in leggera salita.
Passiamo accanto al traliccio n. 2. Su di una pietra è stato tracciato in azzurro il numero del sentiero 329.
Proseguiamo alternando piano e leggera salita. Passiamo tra le pietre di un'altra vecchia frana.
Alla sinistra vediamo una cavità sotto un masso (m. 1415).
Continuiamo in salita, accanto al torrente che vediamo compiere alcuni piccoli salti.
Poi, con minore pendenza, raggiungiamo un ponte al termine del quale c'è un cancello che un cartello invita a richiudere dopo il passaggio (m. 1435).
Passati alla destra del torrente, seguendo delle protezioni, lo costeggiamo e poi in leggera salita raggiungiamo un bacino dell'Enel. Qui troviamo altri segnavia che indicano la prosecuzione con il sentiero 253 per: Baite Dossello a ore 1.10, Baite Cigola a ore 1.50, Passo di Cigola a ore 3.20.

Aggiriamo verso destra la costruzione, chiusa da un muro sul quale è stata tracciata l'indicazione per il P. Scigula, e passiamo davanti al cancello d'ingresso.
Proseguiamo in piano tra un muro in cemento ed uno di pietre. Oltre il muro alla sinistra vediamo il bacino nel quale il torrente entra facendo alcuni salti.
Giunti in fondo, sulla destra troviamo una fontana. Un cartello avverte che l'acqua non è potabile (m. 1445).
Proseguiamo con un sentiero inerbito in leggera salita. La pendenza aumenta.
Poi, in leggera salita, passiamo accanto a due rocce isolate.
Alternando piano e salita entriamo in una valletta. Alla sinistra vediamo un rudere.
Più avanti, sempre a sinistra c'è la Baita Zappello al riparo di un masso che però non ha impedito che una slavina le sfondasse il tetto in lamiera; alla destra c'è una vasca in ferro arrugginito nella quale tramite un tubo entra l'acqua (m. 1480).

In leggera salita, tra cespugli e giovani betulle, con poca fatica raggiungiamo il Passo Zappello (m. 1527). La vista ora può spaziare sui monti circostanti: alla sinistra c'è il Monte Motta (m. 2454) mentre in fondo alla vallata distinguiamo da sinistra a destra il Pizzo del Salto (m. 2665), il Pizzo dell’Omo (m. 2773), il Pizzo del Diavolo di Tenda (m. 2916) e il Monte Aga (m. 2720).
Dopo pochi passi in piano troviamo un bivio. Alla sinistra un sentiero scende verso il Lago di Zappello che contiene acqua solo nel periodo del disgelo. A fine estate lo troviamo praticamente vuoto e potremmo anche attraversarlo a piedi. Ad ogni modo preferiamo continuare con il sentiero che lo costeggia sulla destra mantenendosi un po' più in alto.
Dopo un tratto in leggera discesa, su di un masso vediamo una freccia che indica verso sinistra.
Il sentiero poi si porta al centro della valle accanto al torrente e prosegue in piano (m. 1520).
Più avanti, nei pressi di una vasca abbeveratoio in metallo, passiamo alla sinistra del torrente senza bisogno di guadarlo in quanto lo troviamo in secca.
Camminiamo su tracce di sentiero seguendo radi bolli. Praticamente siamo al centro della valle.
Poi ripassiamo alla destra del torrente e, più avanti, troviamo un'altra vasca in metallo.

Giunti in fondo al pianoro, troviamo sulla destra una vecchia fontana e dei bolli di colore bianco rosso bianco.
Qui la valle si restringe e con una stradina sterrata saliamo lungo il fianco destro.
Percorriamo poi un tratto quasi in piano (m. 1550) mentre in fondo cominciamo a vedere le Baite dell'Alpe Dossello.
Lasciamo a destra una fontana con la solita vasca in metallo e proseguiamo in leggera salita.
Poi, quasi in piano, troviamo un'altra fontana la cui acqua entra in una vasca arrugginita (m. 1570).

Riprendiamo a salire, dapprima con poca pendenza e con delle pietre ai lati, e poi in salita raggiungiamo le poche baite dell'Alpe Dossello dove la stradina termina (m. 1593).
Continuiamo in leggera salita seguendo i bolli bianco rossi tra erba e pietre.
Quasi in piano attraversiamo una zona dove pascolano cavalli e mucche dell'alpeggio e proseguiamo in leggera salita.
Guadiamo un torrente (m. 1620).
Troviamo un bollo a bandierina bianco rosso bianco (m. 1635). Ora la pendenza aumenta.
Superiamo alcune curve e passiamo accanto a dei massi e ad una vasca arrugginita (m. 1650).

Un centinaio di metri più avanti, in leggera salita, raggiungiamo una pietra sulla quale sono stati incisi alcuni segni poco comprensibili e delle lettere: 80 MM 23 (m. 1675).
Potremmo proseguire diritto seguendo radi bolli bianco rossi e, con un giro più lungo, andare ad immettersi sul Sentiero Credaro e poi piegare a destra verso il bivacco.
Conviene però prendere un sentiero più breve sulla destra. Dobbiamo pertanto cercare tra l'erba, guardando in diagonale nella direzione davanti-destra, e trovare un segmento rosso dipinto su di una pietra.
Raggiuntolo cerchiamo il secondo e così via e ci troveremo su delle tracce che proseguendo diventano più marcare fino a diventare un sentiero. Frattanto la pendenza è aumentata. Attraversato il prato, saliamo tra erba e cespugli.
Su di una pietra vediamo una freccia rossa sbiadita che indica verso l'alto (m. 1705).
Saliamo con un ripido zig-zag e poco dopo vediamo una freccia di colore bianco. Questa è l'ultima indicazione; non ne troveremo altre fino al bivacco ma il sentiero ora è ben marcato e pertanto basterà seguirlo.

Un ruscelletto scorre alla destra e, dopo due corti tornanti lo scavalchiamo (m. 1720).
Percorriamo pochi passi in leggera salita per poi tornare a salire in modo abbastanza ripido.
Dopo un tornante sinistrorso, saliamo dei rudimentali gradini di pietra e proseguiamo con vari zig-zag.
Più avanti, presso un tornante destrorso, troviamo altri gradini (m. 1765). Attorno ci sono alberelli e arbusti.
Con continue serpentine alterniamo tratti più o meno ripidi, a volte agevolati da gradini, ammirando nel frattempo le cime sull'altro lato della valle e quelle che ne chiudono la testata.

Guadato nuovamente il ruscelletto (m. 1805), proseguiamo in leggera salita, a mezza costa, dapprima tra erba, rododendri e altri cespugli e poi tra piccoli alberi.
Superiamo un rivolo e, quasi in piano, attraversiamo una zona dove, ai lati del sentiero, ci sono le pietre di una vecchia frana (m. 1825).
Dopo una breve salita, proseguiamo con poca pendenza tra erba e alcune pietre.
Un'altra breve salita, questa volta su fondo roccioso, ci conduce in un prato (m. 1845) dove guardando a destra, dietro un dosso, cominciamo a vedere il bivacco.
Pieghiamo a destra e seguendo tracce tra l'erba, dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza, saliamo sul dosso, alla sinistra del quale c'è un valletta nella quale scorre un torrente.
Arrivati in cima, con pochi passi raggiungiamo il bivacco.

Dal bivio dopo Vedello: Tempo impiegato: ore 2.45; Dislivello m. 774
Da Ambria: Tempo impiegato: ore 2; Dislivello m. 549
Data escursione: settembre 2011

ESCURSIONI PARTENDO DAL BIVACCO:
  • al Passo Brandà (m. 2430) in ore 1.30
  • al Passo di Cigola (m. 2486) in ore 2
  • al Passo del Forcellino (m. 2245) in ore 1.30









Dati del Bivacco Cìgola

Altezza:
m. 1874
Gruppo:
Orobie Valtellinesi
Ubicazione:
Valle di Ambria
Comune:
Piateda - SO
Carta Kompass:
104 C3
Coordinate Geo:
46°03'35.00"N
9°53'06.60"E
Gestore:
-
Telefono gestore:
-
Telefono bivacco:
-
Posti letto:
10 circa
Apertura:
sempre
Pagina inserita
il: 20/09/2011
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