Rifugio S.E.V. Pianezzo
- Altezza: m. 1225
- Gruppo: Triangolo Lariano
- Ubicazione: Alpe Pianezzo
- Comune: Valbrona - CO
- Carta Kompass: 91 - B8
- Coordinate Geografiche: 45°51'51.50"N 9°19'39"E
- Gestore: S.E.V.
- Telefono gestore: 0341 583004
- Telefono rifugio: 338 5063747
- Posti letto: 50
- Apertura: agosto; tutte le domeniche; mercoledì da marzo ad ottobre
- Pagina aggiornata il: 03/05/2011
Il rifugio è situato all'Alpe di Pianezzo sul versante nord dei Corni di Canzo, in posizione panoramica sul sottostante Lago di Lecco e sulle Grigne.
Primo itinerario: dall'Alpe Oneda
Venendo da Lecco, con la SS 583 costeggiamo la sponda occidentale del lago fino a Onno dove giriamo a sinistra per prendere la SP 46. Percorriamo
questa provinciale per km. 4.6 fino a trovare sulla sinistra la chiesetta di S. Rocco.
Venendo invece da Asso con la SP 41 Valassina, giriamo a destra per imboccare la SP 46 Valbrona. Percorriamo la provinciale 46 per km 3.4 fino a
trovare sulla destra la chiesetta di S. Rocco (poco prima ci sono un benzinaio IP, dei campi di calcio e il cimitero).
Proseguiamo con Via Ziniga che parte a lato della chiesa seguendo un cartello su un muro che indica il Rifugio S.E.V.
Subito dopo troviamo un bivio e andiamo a destra.
La strada sale con vari tornanti e con bella vista sulle Grigne, poi si addentra in un bosco.
Superiamo una prima sbarra, sempre alzata, e infine arriviamo all'Alpe Oneda dove, nei pressi di un bar, la strada è definitivamente chiusa al traffico privato (m. 719).
Lasciata l'auto ci incamminiamo lungo la strada asfaltata in salita.
Lungo il cammino ignoreremo alcuni sentieri e stradine che si staccano dal percorso principale.
Troviamo quasi subito una deviazione a destra per Valbrona e poi una stradina che, sempre a destra, scende verso una casa.
Saliamo abbastanza ripidamente con vari tornanti.
Percorriamo poi un breve tratto in piano trascurando altre due deviazioni, una per parte, e torniamo a salire.
Troviamo una stradina in discesa e un'altra, al tornante successivo, entrambe sulla destra.
Per un attimo il percorso diventa più dolce ma ben presto riprendiamo a salire.
Superiamo un'altra deviazione e poco dopo altre due, una per parte.
Più avanti raggiungiamo un ampio tornante dove l'asfalto termina.
Continuiamo con una stradina più stretta con il fondo in cemento attraversando una bella faggeta.
Percorriamo un breve tratto in piano nel quale superiamo una sbarra in ferro che troviamo alzata, poi torniamo a salire.
A sinistra c'è una staccionata grigio verde in ferro. In questo tratto la salita è molto ripida poi la pendenza diminuisce.
A destra ignoriamo una stradina in discesa; un cartello informa che si tratta di una strada privata.
Usciamo dal bosco e troviamo due baite a sinistra. Di fronte invece vediamo il Corno Occidentale.
Ora il sentiero piega a sinistra e cominciamo a vedere il rifugio.
Un cartello indica una deviazione a sinistra verso una fonte.
Più avanti incontriamo il sentiero che sale da Gajum, passando per la Terz'Alpe, che si unisce al nostro.
Ancora alcuni passi e raggiungiamo il rifugio.
Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello: m. 506
Data escursione: marzo 2004
Secondo itinerario: da Gajum, Via delle Alpi (a sinistra)
Con la provinciale 41 Vallassina, saliamo da Erba fino Canzo. Qui giunti, percorriamo le vie del paese seguendo le indicazioni per Gajum: Via Volta, Piazza
Garibaldi, Via Mazzini, Via delle Rimembranze, Via de Gasperi, Via Paradiso, Via Sombico, Via Monte Rai e Via Gajum in fondo alla quale parcheggiamo nei pressi
del torrente Ravella.
Da qui partono due percorsi che si ricongiungono davanti alla Terz'Alpe.
I segnavia indicano: m. 483;
- A sinistra: sentiero 1 Via Ferrata ai Corni, sentiero 4 Moregallo, sentiero 5 Corni; Sasso Malascarpa a ore 0.30, I Alpe a ore 0.30, III Alpe a ore 0.45,
Rifugio SEV a ore 1.45;
- A destra: sentiero 2 San Miro - Terz'Alpe, sentiero 6 Alpe Alto - Cornizzolo, sentiero 7 Cornizzolo. Poco dopo sulla destra altri segnavia indicano: Sentiero
Geologico Giorgio Achermann, Rifugio Terz'Alpe a ore 1.30, La Colma a ore 2, Riserva Naturale del Sasso Malascarpa a ore 2.45, San Miro a ore 0.40, Rifugio SEV
ai Corni a ore 2.30, Ceppo dell'Angua a ore 1.30, Monte Cornizzolo a ore 2.40.
Andiamo a sinistra (più sotto trovi l'altro percorso alla voce terzo itinerario).
Superiamo una stanga che troviamo alzata. Un cartello indica che il transito è consentito solo ai mezzi autorizzati.
Con una bella stradina dal fondo acciottolato ci incamminiamo in leggera salita nel bosco. Sulla sinistra c'è una staccionata che più avanti lascia il posto a
una rete metallica. In questo punto sulla destra si stacca un sentiero.
Continuiamo diritto lasciando a destra una grande casa (m. 505) e successivamente dei gradini che salgono verso un piccolo cancello.
Percorriamo una curva a destra con un cancello alla sinistra. Qui termina la recinzione. La pendenza diminuisce un poco.
Lasciato a sinistra un altro cancello, continuiamo tra siepi e reti.
Più avanti ci sono altri cancelli, alcuni dei quali realizzati semplicemente con un tubo e una rete. Di tanto in tanto troviamo una canalina per lo scolo
dell'acqua posta di traverso alla strada.
Presso un tornante destrorso ignoriamo un sentiero che prosegue diritto (m. 535).
Al successivo tornante c'è un cancello verde all'esterno.
Il prossimo tornante possiamo tagliarlo con un sentiero sulla destra. Anche qui c'è un cancello all'esterno.
Subito dopo troviamo un sentiero che sale a sinistra. Continuiamo diritto dapprima con una recinzione a sinistra e poi a destra.
La pendenza aumenta un poco. Anche al successivo tornante, sinistrorso, troviamo un cancelletto; questo è di colore giallo (m. 570).
Alla sinistra c'è una recinzione, terminata la quale, sul lato opposto troviamo tre grosse pietre.
Ora la recinzione è sulla destra come pure un vecchio cancello in legno marcio.
Troviamo un sentiero che si stacca a sinistra nei pressi di una piccola baita in legno (m. 610). Un cartello indica in dialetto: "Sentee dal Repussin - Canz".
Subito dopo c'è un tornante destrorso. Un sentiero, chiuso da una rete, prosegue diritto verso una proprietà privata. Al suo fianco ci sono un ruscelletto e un
cancello che chiude l'accesso ad un orto.
Proseguiamo tra due reti metalliche e raggiungiamo un altro tornante sinistrorso (m. 630).
Più avanti, a destra, vediamo una casa e un cassottello. Sulla sinistra invece un cartellone della Ersaf indica: "Foreste di Lombardia - Foresta Corni di Canzo".
Pochi passi più avanti, un altro cartellone su un albero parla dei "Tagli culturali nei boschi di conifere".
Ora la recinzione è solo alla destra mentre alla sinistra ci sono dei pini.
Troviamo poi un basso muretto a secco che ci accompagna sulla destra. Ci addentriamo nella pineta (m. 665).
Incrociamo un sentiero. A sinistra, un po' in dentro, un cartellone indica la stazione n. 7 del Sentiero Naturalistico dello Spaccasassi e parla del "Bosco
artificiale". Alcuni segnavia indicano diritto: Sentiero Naturalistico dello Spaccasassi; dietro: Cresta di Cranno a ore 0.30, Sass de la Prea a ore 0.40,
Cranno-Asso a ore 1.10.
In salita superiamo due curve, poi la pendenza diminuisce (m. 690).
Percorriamo un tratto incassato nel terreno circostante. Sulla destra ci sono un muretto a secco e una recinzione.
Troviamo un cartellone che preannuncia l'arrivo alla Prim'alpe. Sulla destra si staccano due sentieri. Alcuni segnavia indicano: Prim'Alpe
Grosso m. 718; a destra: Sentiero Naturalistico dello Spaccasassi e Belvedere di Pra Batòn.
Pochi passi più avanti, sulla sinistra, troviamo l'antica cascina ora trasformata in centro visite della Riserva Naturale del Sasso Malascarpa. Davanti
cominciamo a vedere i Corni. A destra ci sono dei prati e una bella fontana che butta acqua in due grandi vasche. Nei prati ci sono vari tavoli e panche in
legno e alcuni barbecue. Tre cartelloni parlano della "Foresta regionale dei Corni di Canzo; L'ambiente naturale; L'ambiente umano".
Sulla destra inizia un sentiero denominato "Lo Spirito del Bosco" lungo il quale sono state sistemate alcune sculture lignee di Alessandro Cortinovis: lo gnomo,
il folletto, lo scoiattolo, l’uomo che riposa, ecc. Ci sono anche delle passerelle, ponticelli e un piccolo labirinto. Insomma, una passeggiata consigliata per
le famiglie con bambini.
Riprendiamo il nostro cammino su fondo sterrato e pianeggiante e troviamo alcuni segnavia che indicano davanti: II Alpe a ore 0.30, III Alpe a ore 0.40, Sasso
Malascarpa a ore 2; dietro: Gajum a ore 0.30, Canzo FNM a ore 1; a sinistra: Sentiero Botanico di Prim'Alpe ore 1.
Alla destra ci accompagna un muretto, terminato il quale sulla destra riparte il Sentiero Botanico di Prim'Alpe.
Proseguiamo diritto. In questo tratto ai lati della stradina ci sono dei piccoli cartelli posti ai piedi di alcuni alberi che ne indicano il nome. Apprendiamo
così che sulla destra ci sono un abete bianco e poi un noce nero, sulla sinistra un maggiociondolo e poi ancora a destra un olmo campestre.
Sulla sinistra, accanto ad un cipresso di Lawson, sale un sentiero che inizia con una transenna di legno.
Poco dopo un cartello indica il divieto di accesso (limite accesso Terz'Alpe).
Riprendiamo a salire su fondo acciottolato. Sulla destra vediamo un vecchio baitello.
Dopo pochi passi raggiungiamo un tornante destrorso all'esterno del quale un cartello indica la "Sorgente San Gerolamo m. 728". L'acqua passa sotto
l'acciottolato. Subito dopo c'è una santella con l'immagine del santo.
La pendenza aumenta. Troviamo un sentiero che si stacca sulla sinistra (m. 735). Anch'esso sale al rifugio (vedi il sesto itinerario). I segnavia indicano a sinistra con il sentiero n. 5:
Rifugio SEV ai Corni a ore 1.50, Vetta dei Corni a ore 2.20; davanti: sentiero 2 per III Alpe, La Colma a ore 1.20 e Sasso Malascarpa, sentiero 6 Alpe Alto -
Cornizzolo, sentiero 4 Moregallo, sentiero 1 Via ferrata ai Corni.
Continuiamo diritto e, con minore pendenza compiamo una curva a sinistra. Il fondo della stradina torna ad essere sterrato (m. 775).
Proseguiamo in leggera salita e lasciamo a sinistra il sentiero 1 Ripianino Corni, che inizia con alcuni gradini in legno (m. 790).
Percorriamo una curva verso destra, all'esterno della quale una serie di tronchi e pietre ben incastrate fanno da rinforzo.
Continuiamo con un lungo tratto praticamente pianeggiante fino alla Second'Alpe (m. 795). Qui, sulla sinistra, ci sono nell'ordine: un tiglio secolare segnalato
anche da una targa, una fontana con vasca (cartello: "Desada in dal 1988, cumpagnia di nost casciadur de Canz"), una vecchia costruzione nella quale scorre
l'acqua, un tavolo in legno con relative panche, la cappella di San Miro alla quale si accede con due gradinate, e due cartelloni che parlano di "San Miro il
santo dell'acqua" e "Second' Alpe m. 795".
Ignoriamo una sterrata che sale a sinistra verso la Colletta dei Corni. Sulla destra ci sono i ruderi della Second'Alpe. Un cartellone parla dei lavori di
valorizzazione e rifunzionalizzazione in corso.
Trascuriamo poi un sentiero che sale a sinistra indicato come: Selvett, antico castagneto a ore 0.05, area di sosta.
Proseguiamo con pochissima pendenza, praticamente quasi in piano e, dopo una curva a sinistra cominciamo a vedere il vetusto e massiccio edificio della
Terz'Alpe.
Superato un rivolo con un ponticello in cemento, lo raggiungiamo (m. 793).
Dalla destra arriva il percorso descritto nel terzo itinerario; alla sinistra si può proseguire con vari sentieri: direttissima dei Corni (n. 1), Cornizzolo (n. 3), Moregallo (n. 4) e Corni (n. 5); mentre diritto viene segnalato il percorso n. 6 per l'Alpe Alto a ore 1, il Sasso Malascarpa a ore 1.30 e il
Cornizzolo a ore 1.50.
Giriamo a sinistra e, dietro al rifugio, prendiamo una mulattiera in salita. I segnavia indicano che stiamo percorrendo il sentiero 1-3. In alto
vediamo uno dei Corni.
Passando tra grossi massi arriviamo ad un bivio (m. 830). I segnavia indicano diritto: 1, Rifugio S.E.V. ai Corni di Canzo, Vetta dei Corni, Via
Ferrata; a destra: 5 Corni, 3 Cornizzolo, 4 Acqua del Fò - Bocchetta di Luera - Monte Moregallo, Sentiero Geologico Alto, Massi Calcarei e Lapiez a
0.10, Anello del Malascarpa 2.25.
Prendiamo il percorso n. 1 che sale ripido tra gli alberi. Davanti vediamo il Corno Occidentale, al quale ci avviciniamo lentamente.
Percorriamo un tratto con poca pendenza e poi riprendiamo a salire ripidamente.
Raggiungiamo uno spiazzo dove troviamo un quadrivio (m. 990). Verso sinistra vengono indicati: Corni a ore 1.10 e Via Ferrata dei Corni.
La pendenza diminuisce e, alla nostra destra, possiamo vedere il Cornizzolo.
Costeggiamo un dirupo (m. 1030), poi pieghiamo a sinistra e riprendiamo a salire ripidamente.
Arriviamo ad un bivio (m. 1160); due cartelli su un albero indicano a sinistra la prosecuzione del nostro sentiero verso i Corni segnalati a ore 0.30
mentre a destra si va alla ferrata.
Andiamo a sinistra e arriviamo fin quasi ai piedi della parete verticale del Corno Occidentale, poi pieghiamo a sinistra e saliamo su facili roccette
fino ad una selletta (m. 1220).
Raggiungiamo così un ripiano erboso dove è situato un crocefisso. Qui termina la salita e possiamo fare una sosta per ammirare l'ampio panorama di
fronte a noi che spazia dal sottostante Lago di Lecco alle Grigne e ai monti della Valtellina.
Il sentiero prosegue in piano aggirando da nord il Corno Occidentale.
Costeggiamo una staccionata in legno che circonda due baite mentre di fronte cominciamo a vedere il Rifugio SEV.
Arriviamo ad un bivio. Da sinistra arriva il sentiero descritto nel primo itinerario. I segnavia indicano a sinistra: Oneta a ore 0.40, Valcerrina a
ore 0.30, Candalino Valbrona a ore 1.30: dietro: III Alpe, Gajum, Cranno, Asso.
Proseguiamo in salita verso il rifugio con bella vista alla sinistra sulle Grigne.
Dopo un breve tratto in piano, accompagnati da una protezione di colore verde alla sinistra, con un'ultima breve salita raggiungiamo il rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.30 - Dislivello: m. 742
Data escursione: gennaio 2005
Terzo itinerario: da Gajum, Via per S. Miro (a destra)
Da Canzo ci dirigiamo verso Gajum seguendo quanto descritto all'inizio del secondo itinerario.
Al bivio iniziale (m. 483) dove i due percorsi si dividono, andiamo a destra.
Questo percorso, nella parte iniziale, coincide con il Sentiero Geologico Giorgio Achermann. Lungo il cammino troveremo, accanto ad alcune rocce e massi
particolari provenienti da lontano durante le epoche passate, alcuni pannelli che ne spiegano le caratteristiche.
Alla sinistra ci sono due tabelloni che mostrano una cartina e i sentieri della Val Ravella. Dietro uno di questi tabelloni è appeso il primo cartellone del
Sentiero Geologico Giorgio Achermann che parla della "Dolomia Coralligena".
Ci avviamo su fondo acciottolato in leggerissima salita, con il bosco alla sinistra e una siepe alla destra, lasciando a destra una breve stradina che si dirige
verso il torrente Ravella.
Il torrente ci accompagnerà per buona parte del cammino, a volte da un lato e a volte dall'altro; infatti sono ben otto i ponti e ponticelli su cui dovremo
passare, più due passerelle su un suo affluente.
Troviamo un cartello che indica il divieto di parcheggio. Sulla destra c'è una staccionata a protezione verso il corso d'acqua.
Alla sinistra troviamo il cartellone n. 2 del Sentiero Geologico Giorgio Achermann intitolato "Frana sottomarina Slumping". Una targa su un masso
ribadisce "Slumping, slittamento di sedimenti marini".
Più avanti sulla destra c'è uno slargo con una tettoia e un ponticello che, oltre il torrente, conduce ad un cancello e ad una casa privata.
Troviamo poi due case a sinistra e uno slargo alla destra che rappresenta l'ultima possibilità di parcheggio.
Poco dopo una stanga chiude l'accesso ai veicoli. Sulla destra c'è un cartellone con una cartina della zona (m. 500).
Pochi passi più avanti sulla destra troviamo un'altro edificio; un cartello informa che si tratta di una calchera. Alla sinistra invece ci sono un cancelletto e
una recinzione.
Sulla destra troviamo poi i cartelloni n. 3 e n. 4 che parlano rispettivamente del "Conglomerato di Sirone Puddinga" e del "Calcare maiolica". Su
una pietra c'è una vecchia targa illeggibile.
Più avanti raggiungiamo il cartellone n. 5 che parla delle "Rocce metamorfiche" (m. 510).
Lasciato a destra un grande masso erratico, troviamo sulla sinistra il cartellone n. 6 che parla di "Sedimenti marini pelagici"
Su un masso alla sinistra vediamo una targa senza scritte.
Raggiungiamo il cartellone n. 7 che parla delle "Selci" e lo lasciamo sulla sinistra mentre dalla parte opposta si stacca il sentiero n. 7 che, guadato
il torrente, sale verso il Cornizzolo. Alcuni segnavia indicano a destra: sentiero 7 Cornizzolo; diritto: sentiero 6 Alpe Alto - Cornizzolo, sentiero 2 San Miro
- Terz'Alpe, sentiero 1 Corni. Su un palo c'è una freccia verso destra e il n. 7 (m. 515).
Proseguiamo diritto. Sulla destra vediamo il punto di arrivo di una teleferica.
Più avanti sulla destra troviamo il cartellone n. 8 che parla del "Rosso ammonitico". Una targa su una pietra riporta la stessa indicazione.
Con un ponte attraversiamo il torrente (m. 530). Subito dopo, sulla destra si stacca una variante alla parte iniziale del sentiero 7 che retrocede sull'altra
sponda evitando il guado. I segnavia indicano in quella direzione: sentiero 7, Ceppo dell'Angua a ore 1.20, Alpetto a ore 2, Rifugio SEC a ore 2.10.
Continuiamo nel bosco con il torrente alla sinistra. Su un grosso masso vediamo il segnavia a bandierina con il n. 2.
Poi con un altro ponte torniamo sull'altra sponda (m. 545). Ora il bosco è più fitto.
Alla sinistra troviamo il cartellone n. 9 che parla del "Verrucano - Valsassina" e, più avanti, una panchina.
Un cartellone del Sentiero Naturalistico dello Spaccasassi (stazione 10) parla degli abitanti del torrente e mostre le foto della natrice dal collare, della
libellula dei torrenti, del gambero di fiume, della trota di fiume e della rana rossa.
Superiamo un terzo ponte identico ai precedenti. La pendenza aumenta.
Sulla destra troviamo una panchina e il cartellone n. 10 che parla di "Granito Ghiandone Granodiorite". Su un masso una targa recita "Ghiandone Val
Masino".
Alla sinistra un sentierino scende al torrente. Un cartello indica da quella parte: "Parco massi erratici".
Raggiungiamo un bivio (m. 570). La stradina acciottolata gira a destra e continua in salita. Un sentiero invece prosegue diritto. I segnavia indicano a destra
con il sentiero 6: San Miro a ore 0.05, Alpe Alto a ore 1.20, Sasso Malascarpa a ore 1.50, Rifugio SEC a ore 1.50, Monte Cornizzolo a ore 2.20; diritto:
Sentiero Geologico B, Prim'Alpe a ore 0.20, Sentiero dello Spaccassassi, Terz'Alpe a ore 0.40; dietro: Gajum a ore 0.30, Canzo FN a ore 1.
Proseguiamo diritto il leggera discesa e raggiungiamo un ponticello con il quale ritorniamo alla sinistra del torrente. Il ponticello è formato da una
passerella in legno e due sponde con corrimani e corde in ferro. Un cartello lo indica come "Primo ponte" anche se in realtà è il quarto che incontriamo
sul nostro cammino.
Oltre il ponticello, il sentiero gira a destra e segue il torrente. Un cartellone a cura della Ersaf segnala che siamo nella "Foresta dei Corni di Canzo".
Camminiamo in lievissima salita. Troviamo un grande masso sulla sinistra e poi una madonnina sulla destra, accanto al torrente.
Percorriamo poi un tratto in salita con alcuni tronchetti di legno a fare da gradini e raggiungiamo il cartellone n. 11 che parla della "Serpentinite"
(m. 585).
Proseguiamo in leggera salita. Sulla sinistra il cartellone n. 9 del Sentiero Naturalistico della Spaccasassi parla del "Bosco misto". Alcuni segnavia indicano,
sempre a sinistra: Sentiero Botanico dello Spaccasassi, Prim'Alpe a ore 0.20.
Raggiungiamo un altro ponticello, con una passerella metallica e un corrimano solo sul lato destro con il quale passiamo alla destra del torrente (m. 600).
Alla sinistra troviamo il cartellone n. 12 che parla di "Sorgenti pietrificanti".
Percorriamo un breve tratto in salita con dei tronchetti di legno che fanno da gradini e lasciamo a destra un casello dell'acquedotto. La pendenza aumenta. Un
tubo nero interrato affiora sotto al sentiero. Alla sinistra ci sono alcuni grossi massi.
In piano superiamo un tombino. Alla destra c'è una parete rocciosa.
Continuiamo in leggera salita. Un rivolo che arriva dalla destra attraversa il cammino. La pendenza aumenta.
Un albero, nato alla destra del sentiero, è poi cresciuto in obliquo e si protende sul percorso (m. 640).
Più avanti un corto sentiero si stacca sulla sinistra verso il torrente e subito rientra.
Dopo un breve tratto in piano torniamo a salire inizialmente con dei gradini.
Superato un altro tombino, la pendenza diminuisce (m. 660).
Con un ponticello, formato da una passerella in metallo e un corrimano alla sinistra prima di metallo e poi di legno, ritorniamo alla sinistra del torrente.
Riprendiamo a salire. Sulla destra troviamo il cartellone n. 13 che parla di "Conglomerato poligenico". Su di una roccia una targa recita "Conglomerato
del Quaternario".
Troviamo alcune canaline per lo scolo dell'acqua, realizzate con due tronchi posti di traverso al sentiero.
Più avanti sulla sinistra c'è un casello dell'acquedotto mentre sulla destra ci sono sette rudimentali panche realizzate con altrettanti mezzi tronchi e il
cartellone n. 14 che parla delle "Marmitte dei Giganti" (m. 680).
Dapprima in leggera salita e poi quasi in piano, camminiamo al livello del torrente.
Dopo una breve salita con gradini di legno, troviamo una panchina sulla destra e un tombino.
In leggera salita raggiungiamo un casello dell'acquedotto, posto alla sinistra e altri due tombini. A destra un altro ponticello, formato da una passerella in
legno e un corrimano sul lato destro con una fune di plastica, consente di riattraversare il torrente. Un cartello recita: "Ponte dei poveri" (m. 705).
Qui il vecchio sentiero che prosegue diritto è chiuso da una transenna. Prendiamo il sentiero a destra, saliamo con alcuni gradini di legno e ci portiamo a
monte della deviazione, chiusa anche dall'alto.
Dopo un breve saliscendi, proseguiamo in leggera salita. Un rivolo proveniente dalla destra attraversa il cammino.
In piano raggiungiamo l'acquedotto che troviamo sulla destra. Da un tubicino sgorga dell'acqua fresca. Alla sinistra c'è l'ennesimo ponticello, l'ottavo, che
con una passerella in legno e una fune metallica alla sinistra che fa da passamano, ci riporta definitivamente alla sinistra del torrente (m. 725).
Riprendiamo a salire e superiamo, uno dopo l'altro, due affluenti che arrivano dalla sinistra mediante delle passerelle in legno senza sponde.
Dopo una curva a sinistra la pendenza aumenta. Troviamo alcuni ampi gradoni (m. 745).
Risaliamo poi alcune serie di ripidi gradini di legno. In questo tratto ci sono anche due corte protezioni in legno alla sinistra e una alla destra.
Giriamo poi a sinistra. Alla destra ci sono dei prati recintati. Davanti cominciamo a vedere la Terz'Alpe e i Corni.
Sulla destra troviamo un cartellone che parla del "Sentiero geologico alto" (m. 775). La pendenza diminuisce un poco.
Dalla sinistra arriva la stradina descritta nel secondo itinerario. Saliamo alcuni gradini e raggiungiamo la Terz'Alpe (m. 793).
Proseguiamo poi come precedentemente descritto.
Tempo impiegato: ore 2.15 - Dislivello: m. 742
Data escursione: gennaio 2005
Quarto itinerario: da Valmadrera (sentiero n. 7 Osa)
Lasciamo la statale 36 subito dopo il lago di Oggiono/Civate in direzione di Valmadrera.
Dopo aver percorso un tratto della vecchia statale, la attraversiamo mediante un sottopassaggio e ci troviamo all'inizio del paese.
Alla prima rotonda andiamo diritto (Via Casnedi) e alla seconda giriamo a destra (Via San Rocco).
Continuiamo fino a trovare un cartello che indica a sinistra San Tomaso (Via Leopardi).
Giunti ad un bivio andiamo a destra e percorriamo Via San Carlo Borromeo che termina in Località Belvedere (m. 290).
La macchina va lasciata lungo la strada o in qualche piccolo parcheggio.
Un cartello posto a cura della O.S.A. (Organizzazione Sportiva Alpinisti) descrive tutti gli itinerari che possiamo percorrere:
1 - Bevesco - Corno Birone (km. 6.4 h. 2.30)
2 - Da Sambrosera: Corno Rat - Fontanino Fo (km. 1.5 h. 1)
3 - S. Tomaso (km. 2.6 h. 0.40)
4 - Da S. Tomaso: Fo - Pianezzo (km. 4 h. 1.30)
5 - Da S. Tomaso: Sambrosera - Forcellina Preguda (km. 3.9 h. 1.45)
6 - Moregallo Via Sambrosera (km. 3.9 h. 2)
7 - Pianezzo Via Sambrosera (km. 4.7 h. 2)
La strada continua ripida e ancora asfaltata ma il transito è consentito solo alle persone autorizzate.
Poi, superate le ultime case, diventa una bella mulattiera acciottolata che sale con minore pendenza tra i prati.
Ignoriamo un sentiero che sale ripido a sinistra (scorciatoia per chi è diretto verso S. Tomaso) e continuiamo con protezioni prima dal lato destro e poi da
quello sinistro, con vista sui tetti di Valmadrera.
Arriviamo ad un bivio nei pressi della cappella Vars, una chiesetta a forma di piramide (m. 375). A sinistra c'è un'azienda agricola e a destra una fontana. Una
palina segnavia indica: a sinistra la mulattiera degli itinerari n. 1 e 3; diritto il sentiero degli itinerari n. 6 e 7.
Per raggiungere il rifugio S.E.V. Pianezzo possiamo utilizzare entrambi i percorsi, eventualmente facendo un giro ad anello.
Con il sentiero 7 andiamo diritto (vedi più sotto il quinto itinerario per la descrizione dell'altro percorso verso San Tomaso).
A sinistra abbiamo un muretto a secco e a destra alcuni orti e prati oltre i quasi possiamo vedere in lontananza la città di Lecco, il lago e il Resegone.
Percorso un primo tratto quasi in piano, dopo una curva a sinistra, entriamo in un bosco di noccioli e iniziamo a risalire la Val Bova.
Percorriamo poi un tratto in leggera salita, camminando tra due bassi muretti di pietre.
Troviamo un sentiero che si innesta da destra.
Arriviamo ad un bivio (m. 410). I segnavia indicano diritto il sentiero n. 7 per Sambrosera-Pianezzo e n. 6 per Moregallo; a destra il sentiero Paolo-Eliana per
il Moregallo (bolli rossi).
Continuiamo in salita sul ripido e pietroso sentiero.
Incrociamo un altro sentiero, percorriamo un tratto con minore pendenza e torniamo a salire ripidamente.
Un cartello su un albero indica a sinistra un piccolo sentiero: Area Bouldering, Rocce degli Elfi (m. 465).
Troviamo poi un bivio dove i segnavia indicano a sinistra: Sambrosera, Pianezzo, Crestina GG Osa.
Saliamo ripidamente, a volte con alcuni zig-zag, poi la pendenza si affievolisce ma solo per un breve tratto.
Torniamo a salire e ignoriamo un sentiero che arriva da sinistra (m. 585). I segnavia infatti dicono di proseguire diritto per Sambrosera, Pianezzo, Moregallo e
Crestina GG Osa.
Il sentiero ora è meno ripido, poi la pendenza aumenta.
In piano, passiamo accanto ad un casello dell'acquedotto. Continuiamo in leggera salita (m. 640).
Dopo una curva a sinistra percorriamo un tratto in piano poi giriamo a destra superando un rivolo che attraversa il cammino e torniamo a salire in modo molto
ripido con alcune corte serpentine.
Ignoriamo un sentierino che sale da destra poi, con poca pendenza passiamo tra un "Casello del latte" e una "Casota", due vecchie costruzioni in pietra
recuperate dai volontari SEV (m. 695). Alla sinistra scorre un rivolo d'acqua.
Riprendiamo a salire e arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano a sinistra il sentiero 7 per Pianezzo; a destra: il sentiero n. 5 per la Forcellina Preguda,
il n. 6 per Moregallo, e i sentieri per la Cresta GG (III e IV°) e la Cresta 50° Cai (IV°)
Poco più avanti a destra si stacca il sentiero per il Canalone Belasca (EE).
Continuiamo seguendo il sentiero 7 e, dopo pochi passi, raggiungiamo la Fontana di Sambrosera (m. 716).
Dietro alla fontana c'è un'edicola in pietra con un quadretto raffigurante una madonna con bambino. Di fronte ci sono due tavoloni in legno e relative panche. Subito dopo
c'è un bivio e i segnavia indicano a sinistra il sentiero n. 5 per San Tomaso e a destra il n. 7 per Pianezzo.
Saliamo ripidamente verso destra e attraversiamo una faggeta.
Poi la pendenza diminuisce e, in piano, raggiungiamo un incrocio (m. 785). I segnavia indicano a sinistra il sentiero n. 5 San Tomaso (qui si innesta il quinto
itinerario); a destra n. 7 Pianezzo; diritto n. 2 Corno Rat / Fo; dietro n. 7 Sambrosera e Valmadreara.
Andiamo dunque a destra. La pendenza diventa ben presto molto ripida.
Saliamo con varie serpentine e arriviamo al "Tecc di Port", una grande roccia sporgente che può essere un utile riparo in caso di intemperie (m. 940). Una
targhetta ricorda un giovane escursionista perito a soli quindici anni.
Pieghiamo a destra e torniamo a salire abbastanza ripidamente alla destra di un'altra roccia.
Poi passiamo tra alcune roccette e risaliamo un ripido canalino.
Giunti in cima, usciamo dal bosco e camminiamo su un ghiaione, inizialmente in piano poi nuovamente in salita. A destra vediamo il Resegone.
Tornati tra gli alberi il sentiero ridiventa ripido.
Poi, per un breve tratto, la pendenza diminuisce ma è solo una illusione; il sentiero infatti torna ad essere ripidissimo; si sdoppia e poi torna a riunirsi.
Lasciamo a destra i ruderi di un vecchio baitello e raggiungiamo un ripiano erboso. Siamo alla Bochetta delle Moregge (m. 1110). Una palina reca le seguenti indicazioni:
a sinistra n. 7 Pianezzo; a destra n. 6 Moregallo; diritto Fontanino 60° Sev.
Andiamo a sinistra, in leggera salita, aggirando il Corno Orientale. Tra gli alberi, in lontananza, cominciamo a vedere il rifugio.
Alterniamo tratti in piano ad altri con poca pendenza tra faggi, arbusti e alberelli. Alla destra vediamo le Grigne.
Dopo una curva a sinistra torniamo a salire e, giunti in cima, ci troviamo ai margini orientali dei prati di Pianezzo, accanto ad un segnavia che indica
solamente Valmadrera alle nostre spalle. Sulla destra, pochi passi in piano conducono verso una cappellina. Andiamo invece a sinistra e con una ultima breve
salita raggiungiamo il rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.10 - Dislivello: m. 935
Data escursione: marzo 2009
Quinto itinerario: da Valmadrera (per San Tomaso)
Come descritto nella prima parte del quarto itinerario arriviamo al bivio della cappellina Vars (m. 375).
In questo caso lasciamo a destra il sentiero n. 7 e continuiamo verso sinistra, in leggera salita, con la mulattiera.
Più in alto a destra c'è un apiario recintato. Altre arnie, d'estate, le vedremo nei prati circostanti.
Superiamo un cartello che indica l'agriturismo Rusconi, (dove si innesta una scorciatoia), ignoriamo alcune deviazioni ed entriamo nel bosco.
A sinistra troviamo un casello dell'acquedotto e a destra, poco più avanti, un quadretto nell'incavo di una roccia raffigurante una madonna.
Poco dopo ignoriamo un sentiero a sinistra che scende verso un torrente; a destra invece c'è una pietra con una crocetta di ferro.
Alcune stradine, che si staccano dal percorso principale, portano verso le poche case della frazione Mondonico.
Superate le abitazioni, continuiamo nel bosco in leggera salita.
Troviamo un sentiero che sale a destra nei pressi di un cassottello ed un altro che scende a sinistra (cartello: Sentiero Naturalistico dei Massi Erratici).
Continuiamo diritto, in piano, con la stradina. Presso un'ansa della montagna, troviamo un ruscello che scende da una parete a destra e attraversa la strada.
Sulla sinistra c'è un ponticello di ferro e cemento, parallelo alla strada, con il quale è possibile evitare il guado in caso di acqua abbondante. C'è anche un
vecchio cartello a cura della Comunità Montana del Lario Orientale che mostra una cartina della zona (m. 520).
Continuiamo in leggera salita con vista sulla sottostante Lecco. Un sentiero sale da sinistra e si immette nella stradina.
Con due tornanti superiamo un tratto con maggior pendenza (ma possiamo anche tagliarli utilizzando una scorciatoia) e raggiungiamo una fontana e tre caselli (m.
560). Qui termina il bosco. Bello il panorama che abbraccia Lecco, il lago e il Resegone.
Poco dopo arriviamo a San Tomaso (m. 580). Sulla destra vediamo un monumento dedicato alla Resistenza; davanti a noi le cascine e, a sinistra, dopo un grande
prato circondato da alberi di mandorlo, la chiesa e una croce.
A destra si stacca un sentiero. I segnavia indicano: diritto i sentieri n. 4 e 8 per Pianezzo; a destra il sentiero n. 5 per Pianezzo Via Sambrosera, Sambrosera Forcellina Preguda, la palestra di roccia del Corno Rat e l'itinerario attrezzato del 50° Osa.
Prendiamo questo sentiero verso destra.
Attraversiamo un prato in piano, passando sotto un cavo. A destra c'è una staccionata in legno. Un cartello indica il Corno Rat.
Passiamo tra due roccette e poi raggiungiamo un torrente che troviamo in secca. Scendiamo verso il suo letto e ne risaliamo l'opposta sponda.
Continuiamo in leggera salita. Troviamo poi, alla nostra sinistra, un baitello in pietra e due panche. Un cartello informa trattarsi del "Casello del Latte".
Siamo in Località Tremiola (m. 600).
Poco dopo, sempre a sinistra, vediamo un altra bassa costruzione in pietra con una porticina di legno.
Ignoriamo un sentiero che sale a sinistra. I segnavia indicano in quella direzione l'itinerario attrezzato 30° Osa EE e la palestra di roccia del Corno Rat.
La pendenza aumenta. Successivamente alterniamo alcuni tratti quasi pianeggianti ad altri in leggera salita.
Ora percorriamo un ripido tratto e poi, quasi in piano, arriviamo ad un bivio dove i segnavia indicano: diritto il sentiero n. 6 per Moregallo e n. 5 per
Sambrosera e il Forcellino Preguda; a sinistra il sentiero n. 7 per Pianezzo; dietro il n. 5 per San Tomaso.
Prendiamo il sentiero a sinistra in salita.
Dopo una curva a destra, la pendenza diminuisce e, in piano, raggiungiamo un incrocio (m. 785). I segnavia indicano a sinistra il sentiero n. 2 Corno Rat / Fo;
diritto il n. 7 Pianezzo; a destra il n. 7 Sambrosera e Valmadrera; dietro il n. 5 San Tomaso.
Ci immettiamo così sul sentiero n. 7 che proviene da destra e continuiamo diritto, come già descritto nel quarto itinerario, fino al rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 935
Data escursione: marzo 2009
Sesto itinerario: da Gajum (sentiero 5)
Come descritto nella prima parte del secondo itinerario, lasciamo la macchina a Gajum (m. 483) e prendiamo il percorso a sinistra con il quale
superiamo la Prim'Alpe (m. 718) e la Sorgente San Gerolamo (m. 728).
Più avanti troviamo il sentiero 5 che si stacca sulla sinistra (m. 735). I segnavia indicano a sinistra: Rifugio SEV ai Corni a ore 1.50, Vetta dei
Corni a ore 2.20; davanti: sentiero 2 per III Alpe, La Colma a ore 1.20 e Sasso Malascarpa, sentiero 6 Alpe Alto - Cornizzolo, sentiero 4 Moregallo,
sentiero 1 Via Ferrata ai Corni.
Andiamo dunque a sinistra, in leggera salita.
Dopo una curva a destra la pendenza aumenta. Il sentiero è contrassegnato da bandierine di colore rosso-bianco-rosso e da bolli gialli o blu.
Superiamo un tratto abbastanza ripido, poi la pendenza diminuisce.
In salita arriviamo ad un bivio (m. 810) dove un segnavia indica verso destra il sentiero 5 per i Corni.
Continuiamo con alcune serpentine e maggiore pendenza (m. 845).
Percorriamo un tratto incassato dove il fondo roccioso presenta degli intagli che sembrano rudimentali gradini (m. 860).
Incrociamo una sterrata (m. 875). I segnavia indicano diritto: 5 Corni; a destra: 2 S. Miro e III Alpe. Proseguiamo diritto. Ora il bosco è più fitto.
Dopo pochi passi quasi in piano e un tratto in salita, continuiamo con poca pendenza su un ampio sentiero (m. 910).
Più avanti il sentiero torna a restringersi e alterniamo alcuni tratti con maggiore o minore pendenza.
Presso una curva a destra in piano (m. 950), troviamo un cartello che ricorda il pericolo di incendi. Davanti vediamo il Lago di Lecco. Alla sinistra
scende un sentiero e i segnavia indicano in quella direzione: 10 Colletta dei Corni; dietro: 5 Canzo.
Iniziamo ora un lungo traverso a mezza costa prevalentemente in piano o in leggera salita. Di tanto in tanto vediamo delle fecce di colore verde
dipinte sui massi, che indicano la nostra direzione di marcia.
Percorriamo un tratto abbastanza ripido (m. 1000) seguito da un altro in salita con delle serpentine scavate nel terreno circostante poi riprendiamo
il solito traverso quasi pianeggiante.
Più avanti il sentiero piega un po' a destra e torna a salire per poi continuare ad alternare tratti in piano ad altri in leggera salita.
Alla sinistra torniamo a vedere il lago (m. 1060).
Percorriamo un altro lungo tratto con ben poca pendenza e brevi saliscendi.
Lasciato a sinistra un masso con dipinto il segnavia a bandierina con il n. 5, saliamo in modo abbastanza ripido e poi percorriamo un tratto in
leggera salita (m. 1115).
Riprendiamo a salire e raggiungiamo una sorgente (m. 1130). La troviamo alla destra del sentiero. L'acqua esce da un tubicino e cade in una vaschetta
di pietra. Ci sono anche una madonnina in cotto e una tazza per bere legata a una catenella.
Proseguiamo in salita. Poi percorriamo pochi passi in piano e torniamo a salire. Alla sinistra possiamo ancora vedere il lago.
Raggiungiamo uno slargo pianeggiante (m. 1185). Alla sinistra ci sono delle roccette su una delle quali è dipinto il segnavia n. 5; davanti vediamo
due case; davanti e a destra ci sono i Corni.
Pochi passi più avanti cominciamo a vedere il Rifugio S.E.V. Pianezzo.
Lasciato a destra un cassottello, in salita raggiungiamo le due case (m. 1205). Dalla destra arriva il sentiero n. 1 descritto nel secondo itinerario.
I segnavia indicano a destra: 1 III Alpe, Gajum, Canzo; dietro: 5, Colletta dei Corni, Visino, Sentiero del Tivano.
Andiamo a sinistra passando tra una staccionata e una casa.
Dopo pochi passi in leggera discesa raggiungiamo un bivio. Da sinistra arriva il sentiero descritto nel primo itinerario. I segnavia indicano a
sinistra: Oneta a ore 0.40, Valcerrina a ore 0.30, Candalino Valbrona a ore 1.30: dietro: III Alpe, Gajum, Cranno, Asso.
Proseguiamo in salita verso il rifugio con bella vista alla sinistra sulle Grigne.
Dopo un breve tratto in piano, accompagnati da una protezione di colore verde alla sinistra, con un'ultima breve salita raggiungiamo il rifugio.
Tempo impiegato: ore 2 - Dislivello: m. 742
Data escursione: dicembre 2010
Escursioni partendo dal Rifugio:
- al Corno Occidentale (m. 1373) in ore 0.45
- al Corno Centrale (m. 1368) in ore 0.45
- al Corno Orientale (m. 1232) in ore 0.45
- al Rifugio Consiglieri (m. 1110) in ore 1.30
- al Monte Meregallo (m. 1276) in ore 1.30
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