Rifugio Savogno

Passando per la statale del Maloja, pochi chilometri dopo Chiavenna, ci capiterà senz'altro di rallentare per ammirare sulla sinistra le splendide cascate gemelle dell'Acqua Fraggia.
Non tutti notano però quel campanile e quel borgo abbarbicato lassù oltre le cascate: Savogno.
Non ci sono strade per arrivarci ma solo mulattiere e sentieri.

Giunti alla meta, dopo una sosta ristoratrice presso il rifugio, è opportuno vagare un po' per quelle strette viuzze tra vecchie case ormai quasi tutte disabitate. Potremo cominciare dalla chiesa, di fronte alla quale un busto bronzeo ricorda che qui fu parroco il beato don Luigi Guanella.
Dopo aver ammirato lo splendido panorama sulla sottostante Piuro e sulla valle Aurosina di fronte a noi, riprendiamo a camminare tra i vicoli rendendoci conto di quanto doveva essere genuina ma faticosa la vita quassù.
Il nostro viaggio indietro nel tempo può proseguire fino a Dasìle (m. 1032), venti minuti più a monte.
Qui le case sono più modeste ma tutto è così in ordine che sembra che il borgo sia stato abbandonato non dagli anni sessanta ma da pochi giorni.

Primo itinerario: da Borgonovo di Piuro (mulattiera a gradini B25)

Con la statale 37 arriviamo fino al km. 3.4 dove, proprio di fronte alle cascate, giriamo a sinistra.
Lasciata la macchina nell'ultimo parcheggio (m. 410), ci incamminiamo verso destra su di una stradina asfaltata che poi si trasforma in sentiero e conduce alla frazione di Sarlone.
Aggirata la recinzione di una casa, pieghiamo a sinistra e raggiungiamo uno slargo dove è presente una bacheca con una cartina della zona.
Lasciamo a sinistra il Sentiero Panoramico dell'Acqua Fraggia (descritto nel quarto itinerario), e raggiungiamo l'imbocco della mulattiera per Savogno. Si tratta di un percorso ampio, gradinato, abbastanza ripido e a pendenza quasi costante.
Circondati dapprima da ciliegi, che più avanti lasceranno il posto ai castagni, iniziamo la nostra salita. Ora non voglio spaventarvi ma i gradini sono 2886. Provate a contarli!
 
Troviamo una rete a protezione delle case sottostanti nel caso di un' eventuale frana.
Poi seguiamo una staccionata mentre possiamo vedere sulla sinistra un ramo secondario della cascata. La mulattiera gira a destra.
Troviamo una grotta sotto un masso sporgente (m. 510) e successivamente un'altra chiusa da una porta di legno (m. 540).
Con un tratto protetto da una staccionata di legno arriviamo in località Stalle dei Ronchi; qui troviamo diverse costruzioni ormai in cattivo stato e una bella fontana con tre vasche scavate in altrettanti monoliti (m. 565). Vale la pena fare una sosta e dare un'occhiata in giro.
Un cartello posto a cura della scuola di Borgonovo, dice: "Le stalle dei dintorni erano degli abitanti di Savogno. Sono state costruite in questo punto perché qua attorno c'erano le coltivazioni dei contadini di Savogno. I castagneti e i vigneti venivano curati e non erano abbandonati come oggi. Producevano molto fieno per il bestiame. Le stalle sono state costruite con muri a secco e travi di legno perché allora non c'erano altri materiali. I sassi dei muri si trovavano nei dintorni e venivano tagliati con martello e scalpello. Le piotte per i tetti le prendevano all'Alpigia (a un'ora da qui)".

Ripreso il cammino superiamo alcuni ruderi e una baita.
Poco più avanti troviamo un'altra baita che reca un quadretto con la scritta: "Chi rispetta questi luoghi, rispetta la memoria di chi ci ha vissuto e la dignità di chi ancora ci vive" (m. 610).
Ignorata una mulattiera che sale a destra, percorriamo un tratto più ripido. Su un masso c'è la scritta: "Forza" (m. 625).
Più avanti troviamo un altro gruppo di vecchie baite: una sulla sinistra e le altre, raggiungibili con un sentierino, dall'altro lato (m. 645).
Poco dopo un cartello parla della volpe, animale che possiamo trovare in questi boschi.
Superato un rudere, troviamo un altro cartello che spiega le caratteristiche del castagno (m. 675).
Con vari tornanti superiamo un tratto più ripido e poi, accompagnati da una staccionata che fa da protezione a valle, raggiungiamo una cappellina che contiene una statua della madonna e alcuni quadri (m. 715).
Percorriamo un tratto con pendenza più lieve mentre un'altra staccionata protegge da un burrone.
Superiamo un ruscello che passa sotto la mulattiera e arriviamo in località Al Cios de Cranna (m. 775).
Qui, presso un tornante, troviamo delle panche in pietra e il sentiero B31 (descritto nel secondo itinerario) che si innesta da sinistra. I segnavia indicano a sinistra: S. Abbondio a ore 0.40, Cranna e Prosto.

Continuiamo con la mulattiera. Passiamo accanto ad una targa a ricordo di uno sfortunato escursionista e ai cavi della teleferica di servizio al rifugio (m. 825).
Raggiungiamo poi una croce in legno con inciso l'anno 1987 (m. 840).
Poco dopo arriviamo ad un bivio dove una scritta indica di proseguire diritto per Dasile. Entrambe le mulattiere portano a Savogno.

a) Proseguendo diritto, troviamo subito un cartello che avverte di prestare attenzione ai cavi di una teleferica che passa in alto sopra al percorso. Più avanti troviamo un altro cavo isolato e anche qui un cartello segnala l'ipotetico pericolo.
Arrivati nei pressi della vecchia segheria ad acqua, troviamo un bivio e lasciamo a sinistra la mulattiera che sale a Dasile (m. 920).
Ancora pochi passi, passando accanto ad un casello dell'acquedotto e al cimitero e poi, in piano, arriviamo al rifugio.

b) La mulattiera a destra invece sale direttamente e con maggiore pendenza.
Un sentiero si stacca a sinistra e rientra poco dopo.
Superato un muretto a secco, arriviamo ai piedi delle mura che fanno da contenimento alla piazzetta della chiesa di Savogno. Il rifugio è visibile alla nostra sinistra. Continuiamo in salita fino alle prime case del borgo: a sinistra c'è il rifugio e a destra la chiesa.

Tempo impiegato: ore 1.10 - Dislivello: m. 522
Data escursione: dicembre 2009

Secondo itinerario: da S. Abbondio di Piuro (sentiero B 31)

Con la statale 37 arriviamo fino al km. 3.2 dove giriamo a sinistra.
Attraversiamo la frazione di S. Abbondio dirigendoci verso la chiesa presso la quale è possibile visitare il museo che conserva i reperti dell'antica Piuro, sepolta sotto cumuli di sassi franati dalla montagna nel 1618.
Superata la chiesa, proseguiamo con alcuni tornanti e raggiungiamo lo spiazzo, al termine della strada, dove lasciamo la macchina (m. 475).

Qui inizia la mulattiera che, costeggiando il torrente, si addentra nella Val Crana. I segnavia indicano il sentiero B30 (Cranna a ore 0.30 e Prosto a ore 1) e il sentiero B31 (Savogno a ore 1.10, sentiero di Pigion).
Con una mulattiera a gradini ci addentriamo in un bosco di castagni, superiamo alcune vecchie baite e poi saliamo verso una costruzione recintata da una balconata in legno.
Un tratto con un corrimano grigio ci porta ad un bivio nei pressi di un rudere. Un segnavia indica diritto il sentiero B30 (Cranna a ore 0.20 e Prosto a ore 0.45) e a destra il sentiero B31 (Savogno a ore 1).
Dopo aver superato una baita troviamo sulla sinistra uno spiazzo dove quattordici vecchi tavoli in pietra precedono una costruzione sulla quale è inciso l'anno 1655. Siamo al crotto* Cànoa; vale veramente la pena fermarsi un attimo a curiosare.

Lasciato il crotto, iniziamo a salire ripidamente seguendo dei bolli bianco rossi a bandierina.
Poi troviamo un tratto quasi in piano; a destra scorre un ruscelletto la cui acqua esce, più a monte, da un tubo.
Riprendiamo a salire. Ignoriamo una deviazione sulla destra che conduce verso una costruzione dell'acquedotto e poi, in piano arriviamo ad un bivio nei pressi di una cappelletta con una madonna (m. 600).

Trascurato il sentiero di sinistra che sale a Dasile, andiamo a destra entrando nella valle dell'Acqua Fraggia.
Superata una baita riprendiamo lievemente a salire poi, nuovamente in piano, passiamo accanto ad una grotta.
Una staccionata protegge ora il cammino da uno strapiombo alla nostra destra; comunque la mulattiera è molto ampia e non c'è pericolo alcuno.
Nuovamente in salita, contorniamo un masso sporgente, poi percorriamo un altro tratto in piano protetto a valle, nel quale troviamo una presa d'acqua utile in caso di un eventuale incendio.
Il sentiero si divide per aggirare un masso caduto da tempo in mezzo alla via.
Subito dopo superiamo altre tre vecchie baite o stalle e un masso con la scritta: C.V.

Arriviamo ad un altro bivio (m. 640). Un segnavia indica a sinistra Savogno a ore 0.40 e a destra il Sentiero Panoramico dell'Acqua Fraggia (vedi il quarto itinerario).
Riprendiamo a salire; il fragore dell'acqua preannuncia che ci stiamo avvicinando alla cascata.
Il percorso in questo punto è protetto da una staccionata, terminata la quale, saliamo ripidamente a fianco della cascata in un tratto fuori dal bosco.
Con un ponticello di legno superiamo in piano il corso d'acqua ammirando alla nostra sinistra un'altra esile cascata che forma una pozza d'acqua smeraldina (m. 700).

Rientriamo nel bosco, superiamo una baita e riprendiamo a salire verso un'insellatura, raggiunta la quale troviamo un bivio. Una freccia rossa e la scritta Savogno sulla roccia indicano di andare a destra (m. 730).
In lieve salita aggiriamo in piano una parete rocciosa sotto la quale vediamo un quadretto con una madonnina.
Un ruscelletto scende dalla montagna e attraversa il cammino bagnando il sentiero.
Ancora pochi passi e arriviamo in località Al Cios de Cranna (m. 775) dove incontriamo la mulattiera B 25 (descritta nel primo itinerario) con la quale proseguiamo fino alla meta.

Tempo impiegato: ore 1.10 - Dislivello: m. 457
Data escursione: aprile 2006

Terzo itinerario: da Villa di Chiavenna (sentiero B 23)

Con la statale 37 arriviamo a Villa di Chiavenna.
Nel centro di Villa, al km. 7.8, dopo aver superato la Casa Comunale, troviamo sulla sinistra una cappelletta. Un curioso segnavia, ovvero una mano nera con l'indice puntato e la scritta Savogno, indica l'inizio della mulattiera (m. 620).
In questo punto non è possibile lasciare la macchina in quanto i parcheggi sono privati oppure la sosta è limitata ad un'ora.
Dobbiamo pertanto proseguire per altri quattrocento metri fino a trovare sulla destra la piazzetta dove al giovedì si svolge il mercato.

A piedi torniamo alla cappellina che contiene degli affreschi raffiguranti una Madonna con Bambino, S. Sebastiano trafitto dalle frecce e un altro santo irriconoscibile in quanto semi cancellato dal tempo.
Prendiamo la mulattiera a gradini che inizia in leggera salita tra mura, vecchie stalle e fienili.
Arrivati ad un bivio, giriamo a sinistra. Ora ai lati ci sono anche delle case.
Più avanti, seguendo un corrimano attaccato ad un muro, saliamo alcuni gradini e ci immettiamo su di una strada asfaltata (m. 645). Questa strada inizia staccandosi dalla statale proprio di fronte alla piazzetta del mercato; è possibile percorrerne in auto i primi ottocento metri, fino al cartello di divieto di transito, dove c'è uno slargo sulla destra per parcheggiare.

Seguiamo l'asfalto verso sinistra. Ignoriamo degli scalini di pietra che salgono a sinistra. Alla destra della strada invece ci sono delle vecchie case in pietra. Siamo ai crotti* di Motta.
Più avanti troviamo sulla sinistra dei campi da gioco (bocce, pallavolo e calcetto), un bar ristoro e una fontana con vasca accanto alla quale alcuni segnavia indicano davanti a noi: sentiero B23 per Savogno a ore 1; sentiero B36 per Calestro a ore 1 e Zernone a ore 1.30.
Poco dopo troviamo un bivio (m. 660). Per riprendere la mulattiera dobbiamo andare a sinistra. A destra invece possiamo continuare con la strada. Se siamo arrivati fin qui in auto dobbiamo andare a destra e parcheggiare la macchina poco più avanti nei pressi di un cartello di divieto di transito.

Andiamo a sinistra. Poco più avanti, sulla destra della strada accanto ad un rudere, riprendiamo la mulattiera.
Passiamo accanto ad una vecchia stalla con fienile, e ad un arco che è quanto rimane del vecchio ingresso in una zona recintata.
Continuiamo quasi in piano trascurando un sentiero che sale dalla strada. Sulla destra troviamo una grande roccia semisporgente.
Camminiamo tra muretti a secco. Ignoriamo alcuni gradini che salgono verso destra.
Tra alberi di castagno riprendiamo a salire con alcuni gradini di pietra (m. 670). In basso a sinistra vediamo i tetti di Villa.
Oltre i gradini continuiamo in salita su sterrato e ci avviciniamo alla strada asfaltata che scorre parallela sulla destra. Alla sinistra vediamo una freccia bianca e rossa su di un masso che indica la nostra direzione di marcia (m. 700).
Dopo un tratto quasi in piano, scendiamo fino ad un bivio dove troviamo delle pietre che formano una vasca con dell'acqua (m. 685). I segnavia indicano a destra con il sentiero B36: Calestro a ore 0.55, Zernone a ore 1.30; diritto con il sentiero B23: Savogno a ore 0.55 (Sentiero interregionale Italia-Svizzera).
Continuiamo diritto in salita fino ad una vecchia stalla e al portone di una recinzione che cinge un prato al cui interno c'è una piccola baita in pietra.

Poi, in leggera salita, raggiungiamo la strada che nel frattempo è diventata sterrata (m. 700). Una freccia indica le due direzioni.
Seguendo la sterrata, ignoriamo una mulattiera che subito scende a sinistra. Ora camminiamo praticamente in piano.
Troviamo una rudimentale panchina, una stalla recintata dove vediamo delle caprette, e una mulattiera che sale da sinistra.
Poco dopo sulla destra vediamo una vecchia stalla con fienile.
Più avanti ne troviamo un'altra, ristrutturata, davanti alla quale, a sinistra della sterrata, ci sono delle protezioni. Continuiamo in leggera salita.
Ci abbassiamo un poco per superare il letto di un torrente che troviamo in secca e poi risaliamo con un tratto di asfalto. Vediamo il torrente che, a sinistra, prosegue verso valle tra grandi argini.
Torniamo su fondo sterrato e seguiamo un muretto a secco, in piano. In basso a sinistra vediamo un'altra stalla con fienile.
Lasciati a sinistra due baitelli raggiungiamo un bivio (m. 720). Qui, nei pressi di un rudere, troviamo una bacheca con una cartina della zona e una rudimentale panca. Dietro alla bacheca c'è un masso sul quale una scritta in bianco indica Savogno verso destra.

Andiamo dunque a destra in leggera salita. Alla sinistra c'è un baitello di legno.
Più avanti la sterrata termina in uno slargo e riparte la mulattiera (m. 725).
Alterniamo due tratti in leggera salita ad altrettanti con maggiore pendenza poi saliamo con alcuni gradini di pietra.
Dopo un altro tratto in leggera salita (m. 770), saliamo in modo abbastanza ripido con alcuni tornanti gradinati. Continuiamo in piano.
Poi riprendiamo a salire. In questo punto non ci sono alberi sulla sinistra e possiamo quindi vedere il panorama sulla vallata e sui monti.
Percorriamo una zona dove delle assicelle di legno formano dei larghi gradini.
Proseguiamo poi quasi in piano (m. 820). Alla sinistra c'è un breve spazio con alcuni alberi oltre il quale il pendio precipita.
Raggiungiamo un bivio dove, lasciato a sinistra un sentiero in piano, seguendo i segnavia bianco-rossi andiamo a destra in salita (m. 835).
Poco dopo troviamo un altro bivio (m. 840). Qui ci sono dei cartelli che indicano: Savogno a sinistra, Soglio a destra, Villa dietro. C'è anche un masso con delle frecce bianche dipinte che indicano: Savogno a sinistra, Calestro a destra e Villa dietro.

Andiamo a sinistra e con alcuni gradini di pietra scendiamo verso il letto di un torrente che troviamo in secca.
Risaliamo poi l'altra ripida sponda con altri gradini.
Proseguiamo con lievi saliscendi ignorando una traccia che sembra salire verso destra (m. 850).
Scendiamo poi fino ad un bivio (m. 840) dove seguendo i segnavia andiamo a destra.
Proseguiamo, dapprima in salita e poi con minore pendenza, tra alberi e pietre.
Da questo punto cominciamo a trovare la scritta C.S. ed un numero progressivo da 11 a 18 in corrispondenza di altrettanti chiodi piantati in una pietra sul sentiero, probabilmente rimasti dopo una esercitazione.
Dopo il n. 12, sotto una pietra a destra, vediamo due quadretti raffiguranti la Sacra Sindone e Cristo risorto.
Percorriamo un lungo tratto quasi in piano e superiamo un'altra zona con alcuni pietre tra gli alberi.

Superati alcuni saliscendi, il sentiero attraversa in piano in una zona con grossi massi franati in epoche passate (m. 930). Sotto uno di questi macigni vediamo una quadretto raffigurante una madonna.
Dopo un tratto in leggera discesa, scendiamo con alcuni gradini (m. 915).
Riprendiamo poi a salire passando tra alcune rocce.
Con alcuni brevi saliscendi raggiungiamo una zona dove, sulla destra, ci sono alcuni terrapieni realizzati con mura a secco.
Più avanti da sinistra si innesta il sentiero che sale da S. Croce (m. 920). I segnavia indicano a sinistra: S. Croce a ore 0.40 con il sentiero B24; davanti e dietro: Savogno e Villa con il sentiero B23. Un cartello appeso ad un albero indica il Rifugio Savogno davanti a noi.

Continuiamo in leggera salita con altri terrapieni sulla destra.
Poi in salita raggiungiamo una piccola croce in ferro e una santella scavata nella roccia con un affresco che raffigura Gesù con un calice (m. 945).
Procediamo in piano su di una larga mulattiera ma con un bel precipizio alla sinistra.
Superiamo alcuni gradini e continuiamo ancora in piano.
Tra gli alberi cominciamo a vedere le case di Savogno e, in leggera discesa, le raggiungiamo (m. 935).
All'inizio del borgo troviamo due fontane con vasca.
Con un stradina tra le case arriviamo ad un bivio dove un cartello indica il rifugio a sinistra.
Passiamo sotto un portico e troviamo un'altra fontana. Scendiamo alcuni gradini, passiamo sotto un piccolo arco e giriamo a destra.
Arriviamo così nella piazzetta della chiesa dove troviamo il monumento al Beato Don Guanella che qui esercitò la sua azione pastorale negli anni 1867-1875.
Passiamo davanti alla facciata della chiesa e arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello: m. 372 -60
Data escursione: novembre 2009

Quarto itinerario: da Borgonovo di Piuro (Sentiero Panoramico dell'Acqua Fraggia)

Con la statale 37 arriviamo fino al km. 3.4 dove, proprio di fronte alle cascate, giriamo a sinistra.
Lasciata la macchina nell'ultimo parcheggio (m. 410), ci incamminiamo verso destra su di una stradina asfaltata che poi si trasforma in sentiero e conduce alla frazione di Sarlone.
Aggirata la recinzione di una casa, pieghiamo a sinistra e raggiungiamo uno slargo dove è presente una bacheca con una cartina della zona.
Subito dopo lasciamo il percorso, che continua verso la mulattiera B25 descritta nel primo itinerario, e pieghiamo a sinistra seguendo un segnavia di colore rosso-bianco-rosso a strisce orizzontali.

Scavalchiamo un piccolo dosso salendo alcuni gradini di pietra e scendendo dall'altro lato con un sentiero che subito gira a destra.
Superiamo un rivolo con un ponticello realizzato unendo quattro traversine di legno ed entriamo in un castagneto.
Cominciamo a salire a zig-zag, a volte utilizzando alcuni gradini.
Ben presto il sentiero diventa ripido. Percorriamo poi un tratto con poca pendenza e torniamo a salire ripidamente (m. 465).

Da questo punto, nei tratti esposti, ci accompagnerà una protezione formata da paletti che reggono due o tre funi metalliche, la più alta delle quali potrà fungere anche da corrimano e aiutarci lungo il cammino.
Saliamo alcuni gradini di pietra con bella vista sull'abitato sottostante.
Giriamo a destra e dopo un breve tratto con poca pendenza torniamo a salire con dei gradini di cemento (m. 490).
Troviamo poi alcuni ripidi gradini di pietra seguiti, dopo pochi passi in piano, da altri in cemento.
Tornati in piano troviamo un bivio. Continuando diritto possiamo raggiungere uno slargo dal quale è ben visibile la parte bassa delle cascate e possiamo anche sostare un attimo approfittando di una panchina (m. 515).
Per proseguire il nostro cammino invece, dobbiamo salire a destra con dei gradini di cemento che, dopo i primi, diventano ripidi.

Raggiungiamo la prima scala di ferro (m. 525). La scala ha 28 gradini metallici traforati e un corrimano sulla sinistra.
Proseguiamo poi con altri gradini di pietra.
Con pendenza ancora maggiore arriviamo alla seconda scala, identica alla prima ma con 24 gradini (m. 550).
Dopo averla risalita troviamo altri gradini in cemento che conducono ai piedi della terza scala (m. 560). Anche quest'ultima è uguale alle altre ma è la più lunga avendo 30 gradini.
Superate le scale, troviamo sulla sinistra uno slargo, bel punto panoramico sulla parte mediana delle cascate.

Continuiamo in leggera salita utilizzando due passerelle, ognuna delle quali realizzata unendo cinque tronchi, per superare dei rivoli accanto alle cascate che qui formano delle pozze tra i due salti principali.
Riprendiamo a salire con altri gradini. La pendenza poi diminuisce e percorriamo un tratto tra erba e alberi.
Lasciato a destra un rudere tra gli alberi (m. 620), giriamo a sinistra e saliamo altri gradini di cemento che terminano presso uno slargo panoramico.
Ignorato un sentiero che si stacca sulla destra, raggiungiamo un ponte sospeso sopra il corso d'acqua che alimenta le sottostanti cascate.
Il ponte è un po' traballante in quanto realizzato con due tiranti che reggono delle traversine di legno. Quasi a metà si appoggia su un grande masso. Lo attraversiamo senza problemi anche perché ci sono protezioni da entrambi e lati (m. 630).

Continuiamo con una breve salita verso sinistra, seguita da un tratto quasi in piano.
Ancora pochi passi in salita ci portano al bivio, davanti davanti ad una vecchia stalla senza l'uscio, dove ci immettiamo sul sentiero B 31 che proviene da S. Abbondio di Piuro (m. 640).
Giriamo a destra e proseguiamo come descritto nel secondo itinerario.

Tempo impiegato: ore 1.10 - Dislivello: m. 522
Data escursione: ottobre 2009

Quinto itinerario: da S. Abbondio di Piuro (passando per Dasìle)

La parte iniziale di questo percorso è la stessa già descritta nel secondo itinerario con il quale arriviamo al bivio, di fronte a una santella, dove la mulattiera si divide (m. 600). I segnavia dipinti sulle pietre indicano a sinistra Dasile e diritto Savogno.

Andiamo a sinistra. Saliamo ripidamente e superiamo un lastrone nel quale sono stati scolpiti del gradini (m. 620).
Troviamo poi delle pietre disposte come rudimentali gradini e un breve muretto a secco sulla destra. Proseguiamo con delle serpentine.
Percorriamo poi un breve tratto in piano (m. 650) con bella vista sul sottostante abitato.
Dopo una curva a destra torniamo a salire a zig-zag.
Ora, per un breve tratto, il sentiero è incassato tra le rocce.
Poi, ignorata una esile traccia sulla sinistra, andiamo a destra salendo rudimentali gradini di pietra (m. 680).

Raggiungiamo una grande roccia (m. 690). Qui il sentiero gira a sinistra e la risale protetto alla sinistra con dei paletti di metallo che reggono due cavi.
Arrivati in cima, giriamo a destra e proseguiamo con minore pendenza ma pur sempre in salita.
Ora alla destra ci sono delle vecchie protezioni in legno (m. 710).
Più avanti troviamo una vecchia palina arrugginita sulla sinistra. Saliamo dei gradini di pietra mentre alla destra altri paletti metallici che reggono due cavi fanno da protezione a valle.
Arrivati in cima, dopo il termine della protezione, percorriamo un tratto in leggera salita (m. 745).

Subito risaliamo altri gradini avvicinandoci ad una roccia sotto la quale vediamo un quadretto raffigurante Gesù.
Giriamo a sinistra e saliamo, ancora protetti dai soliti paletti metallici che reggono due funi.
Dopo un tornante verso destra le protezioni, ora alla destra, sono in legno.
Proseguiamo con vari zig-zag, a volte agevolati da rudimentali gradini di pietra.
In leggera salita percorriamo un altro tratto protetto verso destra con i soliti paletti metallici che reggono due funi (m. 795).
Dopo una curva a sinistra torniamo a salire e ben presto zigzagando in modo abbastanza ripido (m. 815).

Percorriamo alcuni passi in piano passando accanto ad una grande pietra appoggiata ad un castagno (m. 840).
Subito torniamo a salire a zig-zag lasciando a destra una parete verticale.
Dapprima quasi in piano e poi in salita, camminiamo lungo una cengia prativa, abbastanza larga ma senza protezioni a valle.
Proseguiamo poi quasi in piano o al più in lieve salita non molto lontani dal precipizio alla sinistra (m. 865).
Il sentiero gira poi a destra e continua nel bosco.

Scavalchiamo un ruscello. Un cartello avverte che l'acqua non è potabile. Alla sinistra c'è una vecchia costruzione un tempo adibita a stalla e fienile (m. 880).
Dopo una curva verso destra, torniamo a salire in modo abbastanza ripido con delle serpentine. Alla destra ci sono dei muretti a secco che formano dei terrazzamenti.
Accanto ad uno di questi muretti vediamo una pietra con incisa una croce (m. 925).

Ignoriamo una traccia che prosegue diritto e, in leggera salita, pieghiamo a destra.
Ci riavviciniamo al ruscello ma rimaniamo alla sua sinistra (m. 940).
Con rudimentali gradini di pietra saliamo tra i terrazzamenti. In alto, tra gli alberi, vediamo la prima costruzione di Dasile.
Dopo un tratto in salita, proseguiamo con poca pendenza e attraversiamo il ruscello.
Ora seguiamo dei paletti di legno. Davanti c'è una conca prativa.
A questo punti i bolli bianco-rossi invitano a girare a destra e a risalire un contrafforte erboso alla destra della conca.
Di fronte vediamo il pennone in cima al quale sventola la bandiera. Alla sinistra, in alto, ci sono le case di Dasile.

Seguendo paletti di legno raggiungiamo la bandiera e una panchina che invita ad una sosta per ammirare il panorama sul fondovalle alla destra o i monti e il borgo alla sinistra (m. 1020).
Poco dopo in piano arriviamo ad un bivio accanto ad una croce.
Lasciato a sinistra il sentiero che sale a Dasile, proseguiamo diritto immettendoci sulla bella mulattiera che scende a Savogno.

Superiamo un tornello che consente il passaggio solo ai pedoni. Alla destra ci sono delle protezioni metalliche verso il precipizio.
Scendiamo con dei gradini terminati i quali la pendenza diminuisce.
Percorriamo poi altri due tratti in discesa e uno breve in piano.
Un cartello avverte di prestare attenzione ai carichi sospesi. In alto infatti scorre il cavo di una teleferica.
Continuiamo in leggera discesa con delle protezioni alla destra.
Raggiungiamo una cappella che troviamo sulla sinistra. Al suo interno c'è la statua di una madonnina. Accanto ci sono una panca in legno ed una in pietra (m. 960).

Alla sinistra vediamo dei castagni inglobati nelle pietre circostanti.
Alla destra c'è una staccionata in legno. Un rivolo passa sotto alla mulattiera. Alla sinistra vediamo una vecchia croce in ferro.
Continuiamo in discesa. Più avanti la staccionata termina. La pendenza diminuisce.
Superato un altro tornello che consente il passaggio solo ai pedoni, con un ponte superiamo il torrente che a valle da origine alle cascate (m. 920).

Lasciamo a sinistra la vecchia segheria ad acqua, giriamo a destra e, in salita, arriviamo ad un bivio. Dalla destra arriva il sentiero B 25 (vedi il primo itinerario) e un segnavia indica in quella direzione Borgonovo a ore 0.40.
Ancora pochi passi, passando accanto ad un casello dell'acquedotto e al cimitero e poi, in piano, arriviamo al rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello: m. 557 -100
Data escursione: febbraio 2011


* Crotti = antiche cantine naturali, oggi trasformate in tipiche taverne. 

Escursioni partendo dal Rifugio:


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