Rifugio Ponti
- Altezza: m. 2559
- Gruppo: Valtellina
- Ubicazione: Testata Valle di Preda Rossa
- Comune: Valmasino - SO
- Carta Kompass: 93 A6
- Coordinate Geografiche: 46°15'04.70"N 9°43'21.80"E
- Gestore: Ezio Cassina
- Telefono gestore: 0342 640138
- Telefono rifugio: 0342 611455
- Posti letto: 60
- Apertura: 01/07 - 30/09
- Pagina inserita il: 03/09/2009
Il Rifugio Ponti è situato alla testata della Valle di Preda Rossa (Val Masino) dominata della parete sud del Monte Disgrazia (m.
3678) e dal versante ovest dei Corni Bruciati (m. 3114).
Edificato nel 1928 ed ampliato nel 1999; sostituisce la vecchia Capanna Cecilia risalente al 1881.
Lasciamo la statale 38 all'altezza del paese di Ardenno ed imbocchiamo verso nord la provinciale 9 della Val Masino con la quale
procediamo fino a Cataeggio. Superata la chiesa e il municipio, prendiamo una deviazione sulla destra all'inizio della quale
vengono segnalati i rifugi Scotti e Ponti.
Passiamo accanto al Centro Polifunzionale della Montagna, e procediamo fino alla frana di Valbiore (m. 1210).
Qui la strada è interrotta da due frane verificatesi negli scorsi decenni.
Sulla destra è in costruzione un percorso alternativo che attualmente (settembre 2009) non è ancora stato completato.
Si tratta di una sterrata che sale in cattive condizioni fino ad una galleria. Questa ha un buon fondo in cemento ma è priva di illuminazione. Prosegue poi con
un altro tratto su sterrato, inizialmente in buone condizioni, che poi, superato un ponte, diventa abbastanza sconnesso e sale fino ad immettersi sulla strada
asfaltata a monte della frana. La prosecuzione fino a Preda Rossa non presenta altri problemi. E quindi un percorso più adatto ad un fuoristrada che ad un auto
normale.
Per coloro che volessero lasciare la macchina a Valbiore ecco la descrizione del sentiero alternativo per aggirare la frana.
Lasciata l'auto a valle della frana, ci incamminiamo e, superato il ponte, prendiamo il sentiero sulla sinistra segnalato con le
frecce bianche del trofeo Kima.
Il nostro percorso infatti corrisponde in parte a quello di questa grande skyrace. Si tratta di una gara di corsa lunga 48 chilometri e con un
dislivello da superare di 3000 metri. Il vincitore impiega mediamente 6 ore: decisamente una competizione alla portata di pochi atleti.
Percorso un primo tratto, dobbiamo camminare sopra dei massi, anch'essi franati. Più avanti ritroviamo il sentiero e saliamo tra
radi alberi.
Un rigagnolo allaga il percorso poi, superati altri massi e trovato nuovamente il sentiero, continuiamo in salita fino a un bivio.
Andiamo a destra e procediamo, a fianco della grande frana, su un ampio percorso che più avanti ridiventa sentiero.
Poi in piano arriviamo al torrente e lo superiamo passando su alcuni massi e su un grosso tubo di ferro nel quale scorrono le sue acque.
Sull'altro lato riprendiamo in lieve salita. L'acqua di un ruscelletto allaga il sentiero.
Troviamo una parte dell'asfalto della vecchia strada che si infila sotto la frana e deviamo a destra nei pressi di una costruzione
dell'acquedotto riprendendo il sentiero.
Al successivo bivio andiamo a destra passando su dei massi. Procediamo tra gli alberi, in lieve salita, tenendoci alla sinistra
del torrente.
Passiamo accanto ad un tornante della vecchia strada ma continuiamo con il sentiero.
Dopo un tratto un poco più ripido, superiamo un rivolo d'acqua e poi, quasi in piano, passiamo sotto i fili della corrente.
Un altro ruscelletto che scende dalla montagna a sinistra allaga il percorso.
Continuiamo in lieve salita, a fianco del torrente, fino a raggiungere un ponte e la nuova strada sterrata in costruzione.
Andiamo a sinistra e, dopo due tornanti, ritroviamo la strada asfaltata.
Ora non ci resta che seguirla. Superiamo un ponte e una baita. Un cartello informa che siamo nella valle di Sasso Bisolo.
Troviamo un'altra baita e arriviamo al rifugio Scotti (m. 1500).
Possiamo continuare lungo la strada che sale tra gli alberi. Molto meglio però sfruttare i sentieri che tagliano i tornanti.
Per fare ciò basta seguire le frecce bianche del trofeo Kima; risparmieremo così del tempo e accorceremo il cammino.
La strada termina alla piana di Preda Rossa (m. 1955).
Se siamo arrivati fin qui a piedi, siamo solo a metà del nostro cammino; se invece siamo arrivati in macchina dobbiamo lasciare
l'auto nel vasto parcheggio e iniziare la nostra escursione.
I segnavia indicano la Valle di Preda Rossa e il rifugio Ponti a 2 ore.
Superiamo una staccionata che chiude la strada e continuiamo, in lieve salita, alla sinistra del torrente. Di fronte vediamo il
Disgrazia.
Vediamo una madonnina sotto un masso, poi, dopo un tratto recintato, raggiungiamo un ponticello di legno. Non dobbiamo
attraversarlo ma proseguire diritto come indica un cartello.
Ora potremmo continuare diritto addentrandoci nella piana; è la via più breve ma, nel periodo del disgelo, è anche un acquitrino.
Meglio pertanto spostarsi sulla sinistra, seguendo i segnavia bianco rossi; troveremo una serie di ponticelli e di passerelle in
legno, che agevolano il cammino e consentono di conservare asciutti gli scarponi.
Giunti in fondo, iniziamo a salire, sempre tenendoci alla sinistra del torrente. La salita per ora è lieve e procede tra
rododendri e radi larici. Un rivolo d'acqua si immette sul sentiero bagnandolo.
Poi la pendenza si accentua un poco. Salendo possiamo girarci a guardare la piana e il torrente che vi si adagia facendo varie giravolte.
Raggiungiamo un altro pianoro e anche questa volta rimaniamo sul lato sinistro.
Una scritta su un masso indica sulla sinistra la salita al Passo Romilda.
Continuiamo per il nostro cammino e superiamo i ruderi di una baita.
Ora dobbiamo affrontare il tratto più ripido risalendo la montagna alla nostra sinistra.
Superate delle pietre franate dal monte, saliamo faticosamente a zig-zag tra pietre e ciuffi d'erba.
Se ci fermiamo un attimo, potremo non solo tirare il fiato ma anche dissetarci presso una cascatella e ammirare la sottostante
piana e i monti che la circondano.
Terminato il tratto più ripido, continuiamo con un lungo traversone accompagnati da alcuni ruscelletti che scendono dalla
montagna.
Superiamo due ometti e continuiamo in leggera salita; poco dopo cominciamo a vedere il rifugio, ancora abbastanza lontano.
Tra pietraie e ciuffi d'erba sempre più radi continuiamo la nostra salita; davanti a noi c'è il Disgrazia e a destra i Corni Bruciati.
Superato un rivolo d'acqua, percorriamo un paio di piccoli tornanti un poco più ripidi.
Un altro rivolo passa sotto il sentiero coperto da alcuni sassi in un breve tratto in piano durante il quale il rifugio per un
attimo scompare dalla nostra vista.
Oltrepassato un altro ruscello, saliamo ripidamente mentre perdiamo ancora di vista il rifugio.
Ora superiamo un altro piccolo rivolo d'acqua e dopo pochi passi in discesa giriamo a destra percorrendo un tratto spesso innevato
anche d'estate.
Con una successiva curva a sinistra raggiungiamo la piazzola per l'atterraggio dell'elicottero dove torniamo a vedere il rifugio che poco dopo raggiungiamo.
Dalla Frana di Valbiore. - Tempo impiegato: ore 4.30 - Dislivello: m. 1349
Da Preda Rossa. - Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. 609
Data escursione: giugno 2006
Escursioni partendo dal Rifugio:
- al Rifugio Desio (m. 2836) in ore 1.15
- al Rifugio Bosio (m. 2086) in ore 3.15
- alla Bocchetta Roma (m. 2898) in ore 1
- al Rifugio Allievi-Bonacossa (m. 2385 ) in ore 7
- al Monte Disgrazia (m. 3678) da 4 a 7 ore
- ai Corni Bruciati (m. 3114)
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