Rifugio Parafulmine
- Altezza: m. 1536
- Gruppo: Val Seriana
- Ubicazione: Pendici Montagnina
- Comune: Gandino - BG
- Carta Kompass: 104 C7
- Coordinate Geografiche: 45°50'26.50"N 9°56'17.10"E
- Gestore: (volontari)
- Telefono gestore: -
- Telefono rifugio: 329 9634386
- Posti letto: -
- Apertura: tutti i weekend
- Pagina aggiornata il: 03/09/2009
Il Rifugio Parafulmine è situato sui pendii della Montagnina, con bella vista panoramica sulla catena delle Orobie.
Partendo da sinistra (ovest) possiamo distinguere nettamente: l'Alben (m. 2019), poi dopo il Pizzo Fòrmico (m. 1636) che interrompe momentaneamente la sequenza,
continuiamo con l'Arera (m. 2512), la Cima del Fop (m. 2322), il Monte Secco (m. 2267), l'affilata piramide del Pizzo del Diavolo (m. 2916), le cime simili e
vicine del Pizzo Redorta (m. 3038) e del Pizzo Coca (m. 3050) e il Monte Ferrante (m. 2427). A destra invece spicca il Monte Guglielmo (m. 1948).
Con la provinciale 671 risaliamo la Valle Seriana. Dopo aver superato Gazzaniga, all'altezza del km. 19.3, prendiamo sulla destra la provinciale 42 della Val Gandino.
Dopo Leffe, arriviamo a Gandino. Seguendo la segnaletica, puntuale ad ogni bivio, ci dirigiamo verso il Monte Farno.
Poi, con una strada di recente costruzione, aggiriamo sulla destra la frazione Barzizza.
Superato l'abitato, all'esterno del primo tornante sinistrorso, parte il sentiero 549 descritto nel secondo itinerario (m. 880).
Continuando invece con la carrozzabile, fin quasi al termine dell'asfalto, raggiungiamo i parcheggi del Monte Farno (m. 1236).
Primo itinerario: dal Monte Farno (sentiero 545)
Lasciamo la macchina nell'ultimo parcheggio a fianco di una bacheca che riporta due cartine della zona in versione estiva ed invernale.
Ci incamminiamo lungo l'asfalto, in leggera salita, seguendo il segnavia n. 545.
Ignoriamo una stradina con il fondo in cemento che si dirige a destra verso il Bivacco Baroncelli e la Tribulina Guazza (sent. 549A).
Una scritta scolpita nel legno indica di proseguire diritto per raggiungere il rifugio Parafulmine (km. 5 ore 1.30). Un altro cartello riporta le
seguenti indicazioni: Pizzo Formico a ore 1.30 (sentiero 542), San Lucio a ore 2 (sentiero 508), Rifugio Parafulmine a ore 1.30 (sentiero 545), Campo d'Avene a
ore 1.40 (sentiero 545), Malga Longa a ore 2.40 (sentiero 545). Un segnale stradale indica che il transito è consentito solo ai mezzi autorizzati.
Superiamo alcune case e arriviamo ad un bivio. La segnaletica indica a sinistra Guagiöla.
Il percorso principale continua diritto passando accanto al Rifugio Farno ma possiamo anche andare a sinistra allungando un poco il cammino.
Se andiamo a sinistra, saliamo, con una strada sterrata con due strisce di selciato ai lati, verso il roccolo del Morét. Proseguiamo poi con un sentiero verso
destra che segue la cresta del monte con bella vista panoramica sull'Arera alla sinistra oltre la vallata. A destra invece, parallelo ma più basso,
vediamo scorrere il percorso principale nel quale più avanti torniamo ad immetterci.
Andando invece diritto, passiamo accanto ad una rudimentale cartina della zona scolpita nel legno e raggiungiamo il rifugio Farno (m. 1250).
La strada ora continua con il fondo in cemento tra prati, recinzioni e qualche abitazione.
Poco prima di raggiungere un gruppo di case, troviamo una strada che si stacca sulla destra. Il segnavia 545 invita a proseguire diritto ma possiamo anche
andare a destra e, con minore pendenza, aggirare le case per poi tornare sul percorso principale nei pressi di una grande vasca in cemento.
Se invece andiamo diritto, con due corti e ripidi tornanti raggiungiamo la vasca (m. 1315).
Ignoriamo alcune stradine che si staccano dal percorso principale e continuiamo a salire tra prati e qualche casa isolata.
Al termine della salita, continuiamo con percorso quasi pianeggiante seguendo una staccionata di legno alla nostra destra (m. 1405). La strada ora è sterrata.
Cominciamo a vedere il Pizzo Formico e la grande croce in vetta.
Superata una sbarra, troviamo un cartello che indica: Prato della Porta; a sinistra: Pizzo Formico (sentiero 542); diritto: S. Lucio (sentiero 508), Rifugio
Parafulmine (sentiero 545), pista di fondo e Campo d'Avene; dietro: Monte Farno.
Poco dopo, un cartello segnala il sentiero che sale a sinistra verso il Pizzo Formico; un altro indica invece la Baita Montagnina davanti a noi.
Con percorso quasi pianeggiante continuiamo tra i prati. A destra in alcuni punti ci accompagna una staccionata di legno.
Quasi ad ogni curva, un ruscello scende dalla montagna a sinistra e l'acqua passa sotto la strada in un tubo.
Raggiungiamo una vecchia cascina, con una grande vasca abbeveratoio e una pozza recintata da una palizzata. Un cartello invita i pedoni a camminare sui lati
della pista (in caso di neve).
Camminiamo in leggera discesa poi, dopo un tratto quasi in piano, continuiamo in leggera salita su fondo selciato.
Un altro cartello invita i pedoni a tenersi alla sinistra all'andata e a destra al ritorno (praticamente sempre a monte).
Troviamo un'altra pozza recintata sulla sinistra poco sopra la strada, mentre percorriamo una curva verso destra.
Torniamo poi in piano e, su fondo sterrato, aggiriamo il versante sud del Pizzo Formico.
Superiamo un prefabbricato metallico e raggiungiamo un bivio (m. 1430). La segnaletica indica: Montagnina; a sinistra: San Lucio; diritto: Campo d'Avene; a destra: Rifugio Parafulmine. Dalla destra arriva anche il sentiero descritto nel secondo itinerario.
Possiamo raggiungere il rifugio Parafulmine sia con la sterrata che continua diritto che con l'altra sulla destra.
a) Il percorso più diretto e quello a destra.
Ci abbassiamo di qualche metro e poi, seguendo le paline a fianco di una pista, iniziamo a salire nella neve in direzione del rifugio già visibile in cima.
La salita è abbastanza ripida. Alle nostre spalle è ben visibile l'Alben mentre a sinistra il panorama si allarga sempre più sulla catena orobica.
Raggiunto un dosso (m. 1475), percorriamo un tratto quasi in piano e poi torniamo a salire ripidamente.
Infine un ultimo tratto con minore pendenza ci conduce al rifugio.
Una scritta scolpita nel legno ce ne da la conferma: "Si riácc al Parafülmen".
b) Al bivio possiamo anche andare diritto.
Superiamo alcuni tavoli e panche in legno.
Troviamo un rudimentale cartina della zona scolpita nel legno che indica a sinistra il sentiero 549 per la Capanna Ilaria e diritto le malghe Montagnina,
Fogarolo e d'Avene.
Continuiamo diritto in piano. Presso una curva un cartello segnala un Campetto Scuola Parapendio.
Lasciamo a destra due baite e poi, in leggera salita, ci addentriamo in una valletta.
Raggiungiamo la tribulina dei Morti della Montagnina, una piccola cappella recante la scritta "Decor Carmel" e contenente le foto di alcune persone decedute.
Accanto ci sono anche una pozza recintata da una staccionata di legno e una costruzione metallica di forma cilindrica che potrebbe fungere da chiosco (m. 1480).
Alcuni segnavia indicano la prosecuzione per Fogarolo, la discesa verso Campo d'Avene e a destra la ripida ascesa verso il rifugio Parafulmine.
Andiamo a destra e, giunti in cima, pieghiamo ancora a destra verso il rifugio già visibile.
Con percorso quasi pianeggiante, lasciamo a sinistra un'altra pozza recintata e raggiungiamo una targa posta a memoria di uno sfortunato ciclista colpito da un fulmine.
Infine in leggera salita arriviamo al rifugio.
Tempo impiegato: ore 1.30 - Dislivello m. 300
Data escursione: marzo 2008
Secondo itinerario: dal primo tornante della strada Barzizza-Monte Farno (sentiero 549)
Lasciamo la macchina alla destra del primo tornante sinistrorso che troviamo lungo la strada che sale da Barzizza verso il Monte Farno.
All'interno del tornante c'è una grande pietra trasformata in monumento alla montagna. Nei pressi, una bacheca riporta una cartina della zona (m. 880).
Ci incamminiamo su di una stradina sterrata all'inizio della quale c'è una sbarra che troviamo aperta. Un cartello indica: 549 Guazza. Alzando gli occhi è già
possibile vedere la grande croce nei pressi del Bivacco Baroncelli.
Dopo pochi passi in piano, lasciato un cancello a sinistra, continuiamo in discesa con un sentiero tra gli arbusti.
Subito troviamo dei bolli bianchi e rossi che indicano a sinistra il sentiero con il quale risaliremo la montagna.
Nella prima parte dell'itinerario dovremo prestare un poco di attenzione (sopratutto al ritorno in discesa), perché il sentiero ha il fondo in pietrisco ed è
decisamente scivoloso.
Superato un boschetto di alberelli, percorriamo un breve tratto in piano con vista sulla vallata.
Poi giriamo a sinistra e saliamo ripidamente. Un cartello indica il divieto di transito ai mezzi motorizzati.
Troviamo subito un bivio senza indicazioni ed andiamo a sinistra. Poco dopo un cartello di legno con il segnavia 549 conferma che procediamo nella giusta
direzione.
Usciamo dal bosco. Pieghiamo a destra e, salendo a zig-zag, torniamo tra gli alberi.
Troviamo un palo, posto a terra a lato del sentiero per rinforzarlo (m. 930).
Continuiamo tra i noccioli con minore pendenza.
Sulla destra troviamo una piccola grotta (m. 945). Il bosco diventa più fitto.
Raggiungiamo il punto in cui il sentiero si affianca al letto di un torrente in secca (m. 960). Poi gira a sinistra (catene passamano all'esterno) e se ne
allontana.
Con alcune serpentine percorriamo un ripido tratto.
Troviamo una pietra con dei gradini, in mezzo al sentiero. C'è anche una piccola freccia rossa che indica la nostra direzione di marcia (m. 1005).
Percorriamo un breve tratto nel quale il sentiero sembra scavato nella roccia circostante. In questo punto vediamo un segnavia a bandierina con il n. 549 ed un bollo rotondo, rosso
all'interno e bianco all'esterno.
Un'apertura tra gli alberi lascia vedere il sottostante abitato e la vallata.
Percorriamo un traverso a sinistra (m. 1040) al termine del quale riprendiamo il ripido zig-zag.
Ancora un altro traverso, sempre a sinistra ma con minore pendenza. Il bosco diventa più fitto.
Riprendiamo a salire (m. 1080). Il sentiero si sdoppia, e prendiamo il ramo di destra più agevole. Poi torna a riunirsi.
Superiamo un altro tratto incassato nella roccia e alcune ripide serpentine. La pendenza diminuisce (m. 1125).
Dopo una curva a sinistra, per un attimo usciamo dal bosco e percorriamo pochi passi tra erba e mughi. Continuiamo tra i noccioli (m. 1140).
Riprendiamo a salire con altre serpentine. Percorriamo un tratto incassato tra le rocce.
Continuiamo su sentiero sterrato, in leggera salita, e ancora nel bosco.
Poi torniamo a salire a zig-zag. Il bosco si infittisce.
Successivamente torniamo allo scoperto, quasi in piano, tra cespugli e alberelli (m. 1210).
Lasciamo a sinistra una ripida scorciatoia e continuiamo diritto. Dopo un tornante a sinistra tra pini mughi ritroviamo i noccioli e la scorciatoia che si
innesta da sinistra.
All'uscita dal bosco davanti a noi vediamo la grande Croce dei Pastori.
Tra prati e qualche albero, pieghiamo a sinistra. Superiamo un paletto sul quale è stata dipinta una bandierina. Davanti vediamo la Tribulina della Guazza e la
bandiera del Bivacco Baroncelli.
In salita superiamo un cartello che indica il sentiero 549 Girù nella direzione dalla quale proveniamo.
Poco dopo raggiungiamo una fontana e la Tribulina della Guazza. All'interno della cappella c'è un affresco, opera del pittore Ignazio Nicoli, raffigurante una
madonna e la scritta "Mater Decor Carmeli". Sotto una veranda c'è una rudimentale panca fatta con una trave. Poco a destra c'è il Bivacco Baroncelli (m. 1260).
Passando tra la tribulina e il bivacco, continuiamo diritto seguendo il segnavia che indica la Capanna Ilaria, dapprima in salita tra i prati, poi con minore
pendenza tra mughi e alberelli, e successivamente tra i noccioli. Davanti vediamo la croce sulla cima del Pizzo Formico.
Continuiamo in salita tra l'erba. Prima a sinistra e poi a destra, troviamo un prato recintato con paletti di legno che reggono un filo metallico.
Camminiamo in leggera salita tra i prati seguendo tracce si sentiero.
Troviamo un paletto infilato tra le pietre, con un cartello che, incisa nel legno, reca l'indicazione del sentiero 549 (m. 1345).
Continuiamo in leggera salita seguendo i bolli. Davanti vediamo la Baita Bassa della Guazza e a sinistra una grande pozza. In fondo, alle pendici del Pizzo
Formico, già distinguiamo la sterrata, descritta nel primo itinerario, che arriva del Monte Farno.
La pendenza aumenta. Raggiungiamo i ruderi di un riparo per gli animali e la Baita Bassa della Guazza (m. 1388). L'edificio, parte abitazione e parte stalla,
sembra abbandonato.
Continuiamo in leggera salita, seguendo tracce di sentiero tra i prati.
Dopo un breve saliscendi, proseguiamo quasi in piano a mezza costa, verso una lontana baita.
Il sentiero gira a destra seguendo il colle. La baita ora è alla sinistra, oltre un valloncello (m. 1410).
Troviamo un segnavia in legno che indica il sentiero 549 nella direzione dalla quale proveniamo.
Infine, tra i prati, arriviamo al bivio della Montagnina (m. 1430). La segnaletica indica: a sinistra San Lucio; a destra il Rifugio Parafulmine; diritto Campo
d'Avene.
Ci immettiamo così sul percorso già descritto nel primo itinerario con il quale continuiamo, seguendo una delle due varianti, fino al Rifugio Parafulmine.
Tempo impiegato: ore 2.00 - Dislivello m. 656
Data escursione: agosto 2009
Escursioni partendo dal Rifugio:
- al Pizzo Formico (m. 1636)
Copyright © Diska's Photos (www.diska.it) 2001,2012 - All Rights Reserved