Rifugio Alpini all'Alpe Lagazzuolo

Il Bivacco Alpini (così è scritto sopra la porta d'ingresso) in realtà è un rifugio non gestito ed è situato all'Alpe Lagazzuolo pochi metri più in basso del Lagazzuolo, splendido laghetto dalle acque color turchese.
Per accedervi occorre ritirare la chiavi presso uno dei gestori: Pietro Schenatti (tel. casa: 0342 452135, cell.: 340 7764161) e Fausto Pedrotti (tel. casa: 0342 452576, cell.: 349 5089697).
La struttura dispone di 8 posti letti (più alcuni materassi in un soppalco), tre tavoli con panche e sedie, fornello con bombola, lavandino, stufa economica, camino, alcuni armadietti con stoviglie e vettovaglie, luce elettrica da pannello solare.

Il panorama mostra da nord verso est la splendida catena che comprende, partendo dalla sinistra: Pizzo Fora (m. 3363), Pizzo Tremoggia (m. 3441) guardando verso il quale si può distinguere il Rifugio Longoni (m. 2450), Pizzo Malenco (m. 3438) e Sasso d'Entova (m. 3329). Nel punto in cui sulla cresta si vede l'ex Rifugio Entova (m. 2957), sbuca la Cima del Roseg (m. 3920). Proseguiamo poi con il Sasso Nero (m. 2919) e il Sasso Moro (m. 3108), fino al Pizzo Scalino (m. 3323) che chiude la sequenza.
Sul lato opposto, oltre le rive del Lagazzuolo, si ergono partendo da sinistra: il M. Braccia (m. 2909), la Cima del Duca (m. 2968), la Punta Rosalba (m. 2809) alla cui destra tramite il Bocchel del Cane (m. 2458) si può scendere al Lago Pirola (m. 2263) e successivamente ai Rifugi Porro-Gerli (m. 1960) e Ventina (m. 1965).

Salendo da Sondrio con la provinciale 15 della Valmalenco, superiamo Chiesa e arriviamo a San Giuseppe.
Attraversiamo la frazione lasciando a destra la strada che sale ai Rifugi Barchi, Palù e Motta. Poco più avanti sulla sinistra troviamo lo slargo dove inizia il percorso (m. 1455).
I segnavia indicano con il sentiero 321: Lagazzuolo a ore 1.30, Rif. Porro e Rif. Ventina a ore 4.50, Chiareggio a ore 5.50; con il sentiero 321/318: Alpe Pradaccio a ore 4, Primolo a ore 5.

Lasciata la macchina ci incamminiamo in piano su di un piccolo sentiero tra l'erba e pochi alberi.
Poi scendiamo verso il Torrente Mallero inizialmente con poca pendenza e poi in modo abbastanza ripido e con alcune serpentine.
Arrivati in basso attraversiamo una sterrata e ci dirigiamo verso un ponticello con il quale passiamo sull'altra sponda del Mallero (m. 1420). Alla fine del ponte c'è un cancelletto in legno sul quale una scritta invita a richiudere il passaggio dopo il transito.

Giriamo a destra lungo la riva del torrente e subito vediamo su un grosso masso l'indicazione per il Lagazzuolo.
Proseguiamo quasi in piano attraversando un praticello e alcuni alberi.
Arrivati nei pressi di uno sbarramento che forma un laghetto, iniziamo a salire ripidamente con alcune serpentine, nel bosco, lungo il pendio nord-orientale del Monte Braccia. Alcuni piccoli gradini di legno agevolano il cammino.
Poi, in leggera salita, percorriamo un traverso (m. 1435) durante il quale, in alcuni punti, usciamo allo scoperto.
Superiamo alcuni rudimentali gradini di pietra e dopo una curva a sinistra torniamo a salire.
Dopo un breve tratto in piano riprendiamo a salire (m. 1460).
Il sentiero poi gira a sinistra allontanandosi dal torrente. Saliamo a zig-zag. In questo punto il fondo del sentiero è formato da alcuni lastroni di roccia (m. 1510).
Più avanti il sentiero torna sterrato e la pendenza diminuisce.
Presso un tornante destrorso riprendiamo a salire (m. 1530). La pendenza poi aumenta. Un varco tra gli alberi consente la vista sulla sottostante San Giuseppe e sui due piloni di arrivo della funivia che da Chiesa sale a Motta.

Proseguiamo a zig-zag con alcuni rudimentali gradini. Continuiamo in leggera salita e poi quasi in piano (m. 1560). Il bosco ormai è formato solo da larici. In lontananza ancora sentiamo il rumore del torrente.
Riprendiamo poi a salire a zig-zag, a volte agevolati da rudimentali gradini di pietra.
Dopo un breve tratto con poca pendenza (m. 1585), saliamo nuovamente a zig-zag e troviamo alcuni gradini di legno. Il sentiero diventa ripido.

Ad un bivio andiamo a destra (m. 1600). Ora camminiamo in un corridoio tra i larici.
La pendenza diminuisce (m. 1620) ma, dopo aver trovato una bandierina dipinta su una pietra, inizia a salire in modo assai ripido.
Percorriamo un tornante verso sinistra; qui la pendenza è minore e il bosco è meno fitto (m. 1635).
Poi riprendiamo a salire e dopo il successivo tornante, destrorso, in modo assai ripido.
Troviamo delle radici che fanno da gradino.
Dopo un tratto diritto iniziamo a percorrere delle serpentine in un corridoio tra gli alberi.

Ignoriamo un sentiero che si stacca verso destra (m. 1665).
Ora il sentiero si divide in due tracce passando su delle pietre alla sinistra o su delle radici alla destra.
Subito dopo si riunisce e piega a sinistra.
Percorriamo un tornante destrorso con minore pendenza (m. 1700) e poi riprendiamo a salire ripidamente fino al successivo tornante dove la pendenza diminuisce un poco (m. 1715).
Proseguiamo con alcuni tornanti abbastanza ripidi. In alcuni punti il bosco è più rado. Uno spazio tra gli alberi consente di vedere le tre cime, una accanto all'altra, del Pizzo Tremoggia, Pizzo Malenco e Sasso d'Entova.

In leggera salita arriviamo ad un bivio (m. 1770) dove ignorato il sentiero in leggera discesa a sinistra, andiamo a destra salendo a zig-zag.
Vediamo dei bolli su una pietra alla destra e subito dopo riprendiamo a salire in modo abbastanza ripido.
Dopo alcuni zig-zag superiamo dei gradini di legno e altri di pietra.
Percorriamo pochi passi in piano e poi ancora su, a zig-zag, ripidamente.
Alcune radici fanno da gradino (m. 1810) poi il sentiero si divide ma solo per aggirare un larice.
Un varco tra i rami alla destra consente di tornare a vedere i monti.
Saliamo con altri gradini di legno o rudimentali in pietra poi la pendenza diminuisce (m. 1840).
Alterniamo due tratti in leggera salita con uno con maggiore pendenza poi riprendiamo a salire a zig-zag (m. 1860).
Alla destra torniamo a vedere i monti. Saliamo con corti tornanti.

In piano scavalchiamo un rivolo e poi guadiamo un ruscello (m. 1890).
Riprendiamo a salire a zig-zag. Ora i larici sono radi e meno vicini al sentiero.
Poi il sentiero gira a destra (m. 1940).
Arrivati all'alpeggio, dapprima vediamo la croce e la bandiera e poi raggiungiamo il "Bivacco Alpini".
Il Lagazzuolo invece è pochi metri più avanti e per arrivare alle sue sponde bastano due minuti di cammino in leggera salita.

Tempo impiegato: ore 1.20 - Dislivello: m. 554 -35
Data escursione: maggio 2011

Escursioni partendo dal Rifugio:


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