Rifugio Baita Adamè

La Baita Adamè è situata nel mezzo dell'omonima valle, percorsa dal Torrente Poia e chiusa sul fondo dalla Cima delle Levade (m. 3273), dal Monte Fumo (m. 3402) e dal Corno Triangolo (m. 3102).

Località di partenza della nostra escursione è Cedegolo, situato lungo la statale della Valcamonica tra Breno ed Edolo.
Percorrendo le vie del paese incontriamo sulla destra due strade che risalgono la Val Saviore.
Prendiamo la prima in quanto più breve. Superiamo Andista e arriviamo a Fresine.
La seconda strada invece fa un giro più lungo che passa per Cevo; poi al bivio dopo il benzinaio bisogna scendere a destra verso Fresine.
In entrambi i casi proseguiamo per Valle e ne attraversiamo l'abitato.
La strada continua poi, sempre asfaltata ma più stretta e senza guardrail.
Superiamo la località Rasega e successivamente il rifugio (bar-pizzeria) Stella Alpina (m. 1320).
Continuiamo in salita con stretti tornanti che in alcuni casi richiedono una doppia manovra e arriviamo fino alla Malga Lincino (m. 1603).

Possiamo parcheggiare ai bordi della strada oppure, se non c'è spazio a sufficienza, proseguire per altri 400 metri fino al termine dell'asfalto dove troviamo la stazione a valle della teleferica di servizio al rifugio Lissone e spazio per diverse autovetture.
Il sentiero n. 15 che dovremo percorrere parte, sulla destra, alla curva precedente la malga.
Ricordo che al primo mattino è interamente all'ombra mentre nelle ore successive è completamente esposto al sole.
I segnavia indicano il rifugio Lissone a ore 0.45 e la Baita Adamè a ore 1.40.

Ci incamminiamo in piano e superiamo un torrente che troviamo in secca.
Passiamo sotto i fili della corrente avvicinandoci alla parete rocciosa che dovremo risalire: le scale dell'Adamè.
Dopo un breve tratto con poca pendenza, tra i prati alla sinistra del torrente, iniziamo a salire con un ampio e roccioso sentiero.
Fiancheggiamo una liscia parete. Il sentiero diventa subito ripido.
Alcuni parapetti di legno proteggono verso valle in molti punti ed in particolare lungo i tornanti.
Di tanto in tanto troviamo dei gradini in legno oppure scavati nella roccia.
Percorriamo poi un breve tratto in piano, ripassando sotto i fili della corrente (m. 1750) e subito riprendiamo a salire con alcuni gradini di pietra.
Più avanti superiamo una lastra di roccia sulla quale sono stati fissati come gradini dei piccoli tronchi (m. 1800).

Dopo un tratto quasi in piano, riprendiamo a salire, circondati da cespugli di rododendro.
In questo punto la salita è più lieve ma, superato un tornante con un rivolo d'acqua, la pendenza aumenta un poco.
Passiamo altre due volte sotto i fili della corrente e poi accanto a quelli della teleferica (m. 1950).
Lo spazio si allarga; attorno al sentiero oltre alle pietre ora c'è anche qualche ciuffo d'erba.
Giunti in cima vediamo una targa che ricorda quattro giovani rimasti vittime di una slavina sul canalino del Castellaccio.
Proseguiamo verso destra in piano protetti a valle da un cavo di acciaio e successivamente da una staccionata.
Subito dopo raggiungiamo il punto di arrivo della teleferica e, voltato l'angolo, arriviamo al laghetto oltre il quale vediamo il rifugio Lissone.
Passiamo accanto alla piccola diga e costeggiamo il lago.
Di fronte a noi si apre la bella e selvaggia Valle Adamè.

Per passare sull'altra sponda del lago, per i più intraprendenti, è a disposizione un ponte tibetano fatto di sole corde.
Naturalmente è molto più semplice utilizzare un normale ponte in ferro e cemento con il quale, alla fine del lago, è possibile superare il torrente Poia.
Noi invece, dopo aver costeggiato il lago, proseguiamo diritto addentrandoci nella valle.
I segnavia indicano di fronte a noi con il sentiero n. 1: la Baita Adamè a ore 1, il rifugio Prudenzini a ore 4.45, il rifugio Val di Fumo a ore 3.30, il rifugio Val di Fumo per il Passo della Porta a ore 6, il bivacco Passo Salarno a ore 4.30, il bivacco Baroni a ore 3.15 e il rifugio Lobbie a ore 6.45; mentre passando il ponte alla nostra destra con il sentiero n. 1: il Lago d'Arno a ore 3.30, la ferrata al Corno di Grevo a ore 1, il rifugio Maria e Franco al Passo Dernal a ore 5, il Passo Ignaga a ore 2.30 e il Passo di Campo a ore 3.30; e con il sentiero n. 24: il Forcel Rosso a ore 1.30 e il rifugio Val di Fumo a ore 4.

Superiamo la piazzola per gli elicotteri e ci incamminiamo su un ampio sentiero alla sinistra della valle, al centro della quale il torrente Poia si adagia facendo varie giravolte.
In piano raggiungiamo la Malga Adamè, poi iniziamo a salire in modo quasi impercettibile.
Continuiamo in piano; a volte dei rivoli d'acqua attraversano il sentiero rendendolo fangoso.
In leggera salita superiamo dei massi caduti a valle e continuiamo in piano per prati.
In fondo si comincia a vedere la Baita Adamè.
Lungo le sponde del torrente troviamo, di tanto in tanto, piccoli gruppi di cavalli e di mucche al pascolo.
Per superare alcuni massi i segnavia deviano sulla destra entrando così in una zona con diversi rivoli d'acqua che superiamo camminando sulle pietre più alte.
Ora siamo accanto al torrente. Alzando lo sguardo riusciamo a intravedere lassù, alla testata della valle, la macchia arancione del bivacco Baroni.
Infine una breve salita tra pietre e ciuffi d'erba ci conduce alla meta.

Tempo impiegato: ore 2 - Dislivello: m. 517
Data escursione: settembre 2006

Escursioni partendo dal Rifugio:


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