Rifugio Santa Maria di Misma

Santa Maria di Misma è un complesso religioso del quale fanno parte la chiesa in stile romanico dedicata alla Madonna Assunta e risalente all'XI-XII secolo, il rifugio (altrimenti chiamato ristoro-ostello) e altri edifici.
E' situato sulle pendici meridionali del Monte Misma ed è raggiungibile solo a piedi con vari sentieri che vi confluiscono sia dalla Val Seriana che dalla Val Cavallina.

Primo itinerario: da Cenate Sopra (S. Ambrogio) con il sentiero 607
Con l'autostrada A4 arriviamo a Bergamo. Alla grande rotonda dopo il casello prendiamo la prima a destra, vale a dire la SP 671 che più avanti diventa la SS 42.
Seguendo le indicazioni per Trescore, usciamo al km. 33. Alla prima rotonda andiamo a sinistra, alla seconda diritto e alla terza giriamo a destra portandoci sul vecchio tracciato della SS 42.
Al km. 35 prendiamo a sinistra Via Paglia. La strada poi piega a sinistra e diventa Via B. Croce.
Superiamo il cartello che indica l'inizio di Cenate Sopra e successivamente un incrocio con semaforo.
Un centinaio di metri più avanti giriamo a destra in Via S. Ambrogio.
Raggiunta questa contrada possiamo parcheggiare nei pressi della chiesa, oppure sulla destra dove inizia Via Lazzarino (m. 380).
I segnavia indicano a sinistra (Via S. Ambrogio) con il sentiero 607: Plasso a ore 0.30, S. Maria di Misma a ore 1.10, Monte Misma a ore 2.10; diritto (Via Lazzarino) con il sentiero 609: Prati Alti a ore 1.30, Monte Misma a ore 2.10, Colle Gallo a ore 3.30.

Andiamo a sinistra lungo Via S. Ambrogio, stretta fra le case e la chiesa.
Poi la strada si allarga e troviamo altri parcheggi.
Superata l'ultima casa dell'abitato, la strada prosegue con alberi alla destra e una staccionata di legno alla sinistra.
Poco dopo percorriamo una curva a sinistra passando sopra ad un ruscello. Alla destra tramite un cannello esce dell'acqua da un blocco in cemento. Un cartello avverte che non è potabile. Vediamo un bollo bianco e rosso.
Proseguiamo in leggera salita tra prati e alberi. Alla sinistra c'è un avvallamento nel quale vediamo diverse case.
Lasciamo poi alla sinistra una vecchia cascina recintata. Alla destra c'è un muro di pietre.

Raggiungiamo l'agriturismo Tenuta Maria (m. 395). Ignoriamo una stradina che prosegue diritto e saliamo a destra con il fondo in cemento. Un segnale stradale informa che la pendenza è del 30%. Alla sinistra ci accompagna la recinzione dell'agriturismo oltre la quale vediamo filari di uva e alberi da frutta. Alla destra c'è il bosco.
Giunti in alto, vediamo un baitello dentro la tenuta e passiamo accanto ad un cancello. Ignoriamo una stradina che scende alla sinistra costeggiando la recinzione e seguiamo la strada che gira a destra ed entra nel bosco che è formato in prevalenza da alberi di carpino bianco e nero, corniolo e roverella (m. 435).
Alla sinistra ci sono dei paletti di ferro che sorreggono una rete verde.
Alla destra, una stanga rialzabile, dipinta di bianco e rosso, chiude l'accesso ad una sterrata in discesa (m. 450).

Poco dopo la stradina si divide in due e all'interno prende avvio il sentiero 607 per la chiesa e il Monte Misma, segnalati da un piccolo cartello (m. 460).
Alcuni tronchetti di legno fanno da gradino. Alla destra c'è un muretto di pietre.
Troviamo poi alla destra una recinzione ed un cancelletto oltre il quale vediamo una grande antenna e una casa (m. 470).
Alla sinistra ci sono delle roccette. Percorriamo due semicurve destra-sinistra (m. 480). Proseguiamo in leggera salita.
In basso a destra tra gli alberi torniamo a vedere la contrada di S. Ambrogio.
Dopo una semicurva verso sinistra riprendiamo a salire.

Il sentiero si biforca. Ignoriamo il ramo di destra quasi in piano e andiamo a sinistra in salita (m. 505).
Proseguiamo con poca pendenza. In alto a sinistra c'è un muretto si pietre, terminato il quale trascuriamo un sentiero che sale a sinistra.
Superiamo un rivolo.

Ad un bivio ignoriamo il sentiero che prosegue diritto (cartello SV) e giriamo a sinistra in salita portandoci su di una sterrata, proprio davanti ad un vascone in cemento nel quale l'acqua entra tramite un tubo. Un cartello informa che siamo in località Plasso. Andiamo a destra.
Subito la sterrata si biforca. Ignoriamo il percorso a destra quasi in piano e prendiamo l'altro a sinistra in salita.
Pochi passi più avanti troviamo un altro bivio (m. 525) dove alcuni segnavia indicano a sinistra con il sentiero 607: S. Maria di Misma a ore 0.40, Monte Misma a ore 1.40; dietro: Sant'Ambrogio a ore 0.20, Cenate Sopra a ore 0.40, Prati Alti a ore 1.50.
Alcuni metri più avanti eccoci un altro bivio dove prendiamo il sentiero alla destra ignorando il Sentiero Verde che prosegue dall'altro lato.

Saliamo in modo abbastanza ripido con gradoni di roccia.
Per un lungo tratto ai lati del sentiero c'è uno spazio privo di alberi prima del bosco. In alto scorre un cavo. Alla sinistra c'è una fila di pali che ne reggono un altro (m. 540).
Un cartello avverte della presenza di un capanno di caccia a 100 metri (m. 570).
Ora i pali che reggono il cavo passano alla destra del percorso. Su uno di loro vediamo un bollo bianco e rosso (m. 585).

Continuiamo in leggera salita lasciando alla sinistra un appostamento per la caccia recintato (m. 600).
Rientriamo nel bosco. Proseguiamo in salita. Ora i pali sono di legno.
Aggiriamo un piccolo albero cresciuto in mezzo al sentiero (m. 615).

Troviamo una panchina alla sinistra. Ignoriamo un sentiero che scende a destra verso una casa. Il percorso si divide in due; possiamo prendere entrambi i sentieri davanti a noi in quanto dopo una diecina di metri tornano ad unirsi.
Subito dopo il sentiero si biforca nuovamente. Andiamo a sinistra con pochissima pendenza ignorando l'altro sentiero che sale a destra.
Proseguiamo in salita e superiamo due gradini di legno.

Passiamo sotto ad una protezione che ripara da possibili cadute di materiale da una teleferica che scorre più in alto.
Continuiamo agevolati da altri gradini realizzati con tronchetti di legno.
Percorriamo un tornante destrorso (m. 645).

Il sentiero si biforca (m. 650). Possiamo proseguire diritto oppure prendere la deviazione che alla destra si dirige verso un cassottello di legno, punto di arrivo di una teleferica, e poi rientra. Qui ignoriamo un altro sentiero che prosegue diritto e giriamo a sinistra.
Dopo alcune lievi serpentine, proseguiamo in modo più rettilineo agevolati da alcuni tronchetti che formano dei gradini.

Troviamo alla sinistra la base di un tronco intagliato in modo da formare le fiamme di un fuoco. In alto, appesa ad un ramo, vediamo un'altra scultura.
Subito dopo alla destra c'è una casa. Su di una targa leggiamo: "Cà Nigra" (m. 670). Accanto alla casa c'è una rudimentale panchina, alla sinistra ci sono una legnaia e l'inizio di un sentierino che ignoriamo.
Percorriamo un tratto abbastanza ripido poi la pendenza diminuisce un poco (m. 705).
Proseguiamo con poca pendenza e alla destra troviamo un piccolo monumento a ricordo di un giovane deceduto a soli 22 anni (m. 725).
Troviamo poi alla sinistra una corta protezione (m. 735).
Dopo un lungo tratto con poca pendenza, riprendiamo a salire (m. 750).

Proseguiamo in leggera salita e lasciamo alla destra una panchina realizzata con dei tronchetti.
Percorriamo un tratto abbastanza ripido, con delle protezioni di legno alla sinistra e, giunti in alto (m. 770), scendiamo agevolati da quattro gradini di pietra e legno.
Poi riprendiamo a salire, inizialmente accompagnati alla sinistra da una protezione di legno.
Percorriamo un tratto quasi in piano, seguito da un altro in leggera salita, ed un altro ancora in discesa (m. 790).
Alla sinistra sull'altro lato della valle vediamo una casa tra gli alberi.
Dopo una breve salita, quasi in piano percorriamo una curva a sinistra con delle protezioni all'interno.
Alterniamo un tratto in salita, uno in lieve discesa ed un altro quasi in piano, quest'ultimo con delle protezioni di legno alla sinistra.
Proseguiamo con poca pendenza ignorando un sentiero che sale a destra (m. 805).
Quasi in piano passiamo accanto a due cartelli che indicano il divieto di caccia. Proseguiamo in salita.
Un sentiero si innesta salendo dalla sinistra.

Accompagnati da una staccionata alla sinistra, superiamo una grata per lo scolo dell'acqua. Subito dopo alla destra c'è una fontana con vasca (m. 815).
Salendo con dei gradini alla destra oppure proseguendo con pochissima pendenza tra la staccionata e un muro, poco dopo raggiungiamo la chiesa e il rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello m. 444
Data escursione: aprile 2014
 
Secondo itinerario: da Pradalunga (Loc. La Hbardelada)
Lasciamo la A4 a Bergamo e alla grande rotonda dopo il casello prendiamo la seconda uscita in direzione della Val Seriana.
Più avanti la strada diventa la SP 35. Alla rotonda del km. 7.5 circa andiamo a destra.
Poco più avanti usciamo seguendo l'indicazione per Pradalunga. Dopo il ponte sul Serio, giriamo a sinistra e proseguiamo con la SP 65 alla destra del fiume.
Superiamo Nembro e Cornale e arriviamo a Pradalunga. Verso la fine del paese lasciamo la SP 65 per imboccare, con una curva a gomito sulla destra, Via Marconi che sale verso il centro dell'abitato.
Percorriamo due strette stradine: Via San Cristoforo e Via Locatelli.
Continuiamo poi con Via della Forcella uscendo dal paese. Saliamo con varie curve accompagnati dalle stazioni della Via Crucis.
Raggiungiamo il Santuario della Madonna della Neve o della Forcella, risalente al XXVII° secolo, davanti al quale c'è un grande parcheggio (m. 630). Un cartello avverte però che il parcheggio per il Misma è più avanti. Pertanto con un tornante destrorso aggiriamo il santuario e proseguiamo fino a trovare sulla sinistra un cartello che indica La Hbardelada (La Sbardellata) e un grande piazzale sterrato dove lasciamo la macchina (m. 670).

Ci incamminiamo seguendo la strada asfaltata che sale nel bosco ignorando un sentiero che si stacca alla destra accanto ad una panchina in cemento.
Pochi passi più avanti, un cartello informa che la strada non è collaudata e pertanto è possibile percorrerla in auto ma solo a proprio rischio. Alla sinistra una strada privata si dirige verso una cascina mentre alla destra c'è un'altra panchina in cemento.
Poco dopo, alla sinistra sul lato opposto della valletta vediamo la cascina.
Dopo un tratto con poca pendenza riprendiamo a salire.

Un sentiero, con pochi passi in discesa alla sinistra, porta ad una sorgente. L'acqua esce da un muretto tramite un tubicino e poi cade in un pozzetto (m. 700).

Più avanti, presso un tornante destrorso, ignoriamo una sterrata che si stacca alla sinistra. I segnavia indicano a sinistra con la sterrata: 1° Roere; a destra con il tornante: Pratolina. Superiamo una stanga verde che troviamo aperta e vediamo un ruscelletto che, all'esterno del tornante, esce dalla montagna passando sotto ad una porta chiusa con un lucchetto. Un segnale stradale indica il divieto di transito agli automezzi (m. 715).
Subito dopo il tornante il fondo diventa sterrato. Da questo punto cominciamo a trovare delle canaline in cemento, per lo scolo dell'acqua, di traverso alla strada.
Poi, percorrendo un ampio curvone a sinistra, ne troviamo anche una in metallo (m. 740).
Passiamo sotto tre cavi della corrente (m. 760).

Proseguiamo in leggera salita con una staccionata alla destra oltre la quale ci sono un grande prato e le due case di Pratolina.
Alla destra troviamo una bacheca con tettuccio alla quale sono appesi due cartelloni che rappresentano la mappa del "Castagneto secolare la Pratolina" e una cartina della zona. Un altro cartello informa che siamo ai Prati Alti (Prat Tadòlt). Su di un albero vediamo il segnavia 539 (m. 775).
Qui la sterrata prosegue girando a sinistra mentre dalla destra arriva un sentiero. I segnavia indicano a destra: Cornale a ore 0.30, Forca a ore 0.20; a sinistra: Croce Misma a ore 1.20, Madonna Misma a ore 1.
Vediamo un bollo bianco rosso su di un albero.
Passiamo sotto ai cavi della corrente e vediamo un segnavia 539 su di un palo. Superiamo una stanga aperta (m. 785).

Presso una curva a sinistra, alla sinistra troviamo un appostamento per la caccia (m. 800).
Ignoriamo poi una stradina che, sempre alla sinistra, conduce verso una proprietà privata.
Dopo un tratto in salita torniamo a camminare con poca pendenza.

Usciamo dal bosco. Alla sinistra troviamo una recinzione, con paletti di ferro e di legno accoppiati che reggono del filo spinato, oltre la quale ci sono altri appostamenti per la caccia e gabbie con uccelli da richiamo. Più lontano ci sono anche delle case. Alzando gli occhi possiamo vedere la croce sulla cima del Monte Misma (m. 815).
Proseguiamo quasi in piano passando accanto ad un grande cancello di legno che chiude l'accesso alla sterrata che porta ad una vecchia cascina.

La strada termina presso una biforcazione dove troviamo una bacheca con un cartina della zona. Ignoriamo il sentiero che sale a sinistra e proseguiamo diritto con l'altro. I segnavia infatti indicano diritto con il sentiero 539: Monte Misma, Cà Laert. Un segnale stradale vieta il transito ai motociclisti (m. 825).
Dopo un tratto in leggera discesa, troviamo un altro sentiero che sale alla sinistra. Un cartello identico al precedente, indica in quella direzione la cima del Misma.
Continuiamo diritto quasi in piano tornando nel bosco. Alla destra ci sono delle protezioni in legno.
Scendiamo, inizialmente con sette gradini realizzati con tronchetti di legno.

Poi, quasi in piano, presso una curva a destra superiamo un ruscelletto (m. 800).
Percorriamo un tratto in leggera salita, uno quasi in piano ed un altro in leggera discesa. Qui troviamo vari cartelli che indicano il divieto di caccia.
Quasi in piano percorriamo una curva a sinistra.
In alcuni punti le protezioni alla destra sono rotte.
Dopo un tratto in leggera salita ed un altro in leggera discesa, continuiamo quasi in piano. Le protezioni terminano.

Raggiungiamo un incrocio di sentieri al centro del quale c'è un roccolo (m. 795). Un cartello segnala: "Comune di Pradalunga - Ol Roculù m. 789". I segnavia indicano diritto: Casale, Madonna Misma a ore 0.45, Malga Lunga, Sentiero Andrea Caslini Rocco; a sinistra in salita: Croce Misma a ore 1.10; a destra: Pradale, Spersiglio. Un cartello spiega che ci troviamo in località Roccolone (Monte Bàstia). C'è anche una vecchia lapide con scritte ormai cancellate dal tempo, a ricordo di una persona colpita da un fulmine.
Proseguiamo diritto passando accanto ad un cartello che indica: "In loc. Corna Rossa, lungo il tratto della frana, consentito il transito e il passaggio rapido facendo attenzione alle condizioni a monte e a valle. E' vietato fermarsi. E' vietato uscire dal sentiero tracciato". Un altro cartello segnala la Riserva Naturale della Valpredina. Un segnale stradale vieta il transito ai ciclisti.

Continuiamo in leggera discesa con delle robuste protezioni in legno alla destra del sentiero. Su di un albero vediamo un bollo bianco rosso.
Quasi in piano percorriamo una curva a sinistra (m. 790).
Poi in leggera discesa, aggiriamo un ceppo di alberi cresciuto nel sentiero e vediamo un bollo bianco rosso sormontato dal numero 51.
Proseguiamo quasi in piano. Poi, in leggera discesa presso una curva a destra, attraversiamo un rivolo (m. 785).
Percorriamo un tratto in leggera salita seguito da un altro quasi in piano.
Continuiamo con poca pendenza con il sentiero incassato nel terreno circostante (m. 795).
Passiamo accanto ad un palo al quale probabilmente era attaccato un cartello che ora non c'è più.
Proseguiamo quasi in piano.

Con pochi passi in salita su fondo roccioso aggiriamo una roccetta affiorante nel sentiero (m. 800).
Continuiamo quasi in piano.
Poi in leggera discesa incontriamo un sentiero che si immette dalla destra.
Proseguiamo in leggera salita con un altro tratto di sentiero incassato.
Poi, camminando quasi in piano, troviamo un altro palo senza il relativo cartello.

Subito dopo una curva a sinistra arriviamo ad un bivio (m. 810). I segnavia indicano diritto: Santa Maria del Misma a ore 0.20, Monte Misma a ore 1.20, Malga Lunga, Sentiero Andrea Caslini Rocco; a destra: Frazione Piazze, Cenate Sopra, Riserva Naturale Valpredina centro visite. Ritroviamo anche lo stesso cartello già visto al roccolo che parla del pericolo riguardante la frana in località Corna Rossa. Continuiamo diritto quasi in piano.
Il sentiero è rinforzato alla destra con dei pali collocati raso terra.
Proseguiamo dapprima in discesa e poi in leggera discesa.
Poi, quasi in piano, attraversiamo un piccolo ruscello che troviamo asciutto.

Raggiungiamo e attraversiamo la zona con i massi caduti dalla parete alla sinistra (m. 800).
Poi rientriamo nel bosco. Percorriamo un tratto in discesa (m. 795) e torniamo a salire.
Continuiamo quasi in piano con lievi saliscendi e alcune semicurve.
Saliamo e scendiamo. Proseguiamo quasi in piano tra alberi più radi tra i quali cominciamo a intravedere il santuario (m. 810).
In leggera discesa percorriamo due curve sinistra-destra. Presso quest'ultima attraversiamo il letto di un torrente in secca.
Troviamo un altro cartello che parla della frana rivolto a coloro che provengono dall'opposta direzione (m. 800).
Dopo una curva a sinistra continuiamo dapprima in leggera discesa e poi quasi in piano.

Costeggiamo alte pareti di roccia alla sinistra mentre dall'altro lato c'è una staccionata. L'assenza di alberi alla destra consente una veduta della sottostante vallata.
Continuiamo in leggera salita. Davanti vediamo la chiesa.
Troviamo un cartello che parla della località Corna Rossa e una bacheca con una cartina della zona.
Passiamo sotto i cavi della teleferica, lasciamo a sinistra il sentiero che sale in cima al Misma e raggiungiamo dapprima la chiesa e poi il rifugio.

Tempo impiegato: ore 1.15 - Dislivello m. 236 -80
Data escursione: novembre 2014
 
Terzo itinerario: da Cornale (Loc. Spersiglio Alto)
Lasciamo la A4 a Bergamo e alla grande rotonda dopo il casello prendiamo la seconda uscita in direzione della Val Seriana.
Più avanti la strada diventa la SP 35. Alla rotonda del km. 7.5 circa andiamo a destra.
Poco più avanti usciamo seguendo l'indicazione per Pradalunga. Dopo il ponte sul Serio, giriamo a sinistra e proseguiamo con la SP 65 alla destra del fiume.
Superiamo Nembro e arriviamo a Cornale (Fraz di Pradalunga).
A Cornale prendiamo a destra Via Don Luigi Minelli.
Ad una biforcazione lasciamo a destra Via San Fermo e andiamo a sinistra con Via Santa Lucia all'inizio della quale un cartello segnala l'Oasi della Pace. La strada poi diventa Via Spersiglio e dopo circa km. 3.5, all'ultimo tornante destrorso e già in vista dell'Oasi, lasciamo la macchina in uno slargo sterrato alla sinistra (m. 655).

Ci incamminiamo in lieve salita tra gli alberi. La strada è ancora asfaltata.
Alla sinistra tre scritte scolpite nel legno indicano: "Silenzio, preghiera, meditazione".
Seguendo una freccia azzurra che indica la cappelletta Maria Auxilium Christianorum, prendiamo una mulattiera che sale a sinistra.
Subito percorriamo un tornante destrorso passando accanto ad un crocefisso. La mulattiera scorre tra una staccionata di legno e un muretto di pietre.
Saliamo alcuni gradini di legno.
Incontriamo un'altra mulattiera che arriva dall'Oasi e con un tornante giriamo a sinistra.
Proseguiamo in leggera salita.

Alla destra troviamo una capanna con delle statue raffiguranti la Sacra Famiglia. Alla sinistra c'è una panca (m. 690).
Un cartello invita a proseguire verso la cappelletta Maria Auxilium Christianorum.
Continuiamo in salita sempre camminando tra la staccionata e il muretto di pietre a secco.
Presso un tornante destrorso troviamo la statua di San Giovanni Bosco (m. 700).
Superato il successivo tornante sinistrorso, alla destra troviamo una Grotta di Lourdes e una panca.
Dopo il seguente tornante destrorso, in una rientranza alla sinistra, vediamo la statua di Santa Rita.
Poco più avanti, sempre alla sinistra, troviamo anche la statua di San Francesco (m. 710).
Raggiungiamo poi la statua di Sant'Antonio con il Bambino in braccio.

Superiamo un tornante sinistrorso e proseguiamo tra due staccionate.
Troviamo alla destra la statua di Sant'Antonio Abate e alla sinistra una cassapanca (m. 725).
Percorriamo un tornante destrorso. Ora c'è solo la staccionata alla destra.
Raggiungiamo la statua raffigurante Padre Pio davanti alla quale c'è una panchina doppia.
All'esterno di un ampio tornante sinistrorso ci sono una rete di recinzione ed un cancelletto.
Troviamo poi un'altra panchina alla sinistra mentre dall'altro lato ci sono le statue della Madonna di Fatima e dei tre pastorelli (m. 735).

La pendenza aumenta e torniamo a camminare tra due staccionate.
Una freccia indica alla destra il sentiero che conduce verso la Scala Santa. Continuiamo diritto.
Alla sinistra c'è la staccionata mentre alla destra ci sono dei tronchi collocati orizzontalmente raso terra come rinforzo per impedire eventuali smottamenti del terreno.
All'interno di una curva a destra, in cima ad un pendio, vediamo la statua di Cristo e più sotto quelle di 11 santi. Un cartello ricorda che "Il silenzio è: mitezza, misericordia, pazienza, umiltà, fede, preghiera, abbandono, adorazione" (m. 750).
Proseguiamo in leggera salita.

Presso una curva a destra superiamo con uno zig-zag una strozzatura del sentiero che consente il passaggio solo ai pedoni. Incrociamo un altro sentiero che scorre quasi in piano (m. 760).
Proseguiamo in salita. Un cartello indica la cappelletta. Saliamo dei gradini di legno. Il bosco ora è più fitto.
Dopo un tornante destrorso, torniamo a camminare con una staccionata protettiva, che funge anche da corrimano, sul lato a valle e con dei tronchi raso terra come rinforzo sul lato a monte.
Superiamo un tornante sinistrorso e, dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire (m. 770).
Continuiamo con quattro tornanti dx-sx-dx-sx (m. 785-795).
Superiamo con uno zig-zag un'altra strozzatura del sentiero che consente il passaggio solo ai pedoni e ci immettiamo su di un altro sentiero.

Per continuare il nostro percorso dobbiamo andare a sinistra. Facciamo però una piccola deviazione e, con pochi passi verso destra, raggiungiamo la vetta del Monte Bastia (m. 810). Un cartello informa che siamo in un luogo sacro. Troviamo una stratua raffigurante una madonna con bambino chiusa tra i vetri e la Cappelletta Maria Auxilium Christianorum. Attorno ci sono un giardino e varie panchine. In questo luogo si racconta di una apparizione della Madonna. Sull'altro lato della cappelletta arriva ripidissima la Scala Santa, con 150 gradini e 10 piazzole, che i pellegrini salgono recintando il rosario.

Torniamo sul nostro percorso e continuiamo quasi in piano tra due staccionate.
In alto, su di un cartello leggiamo: "Accompagnami Maria".
Giriamo a sinistra e iniziamo a scendere.
Proseguiamo in leggera discesa e vediamo un baitello tra gli alberi alla sinistra.
Ora il sentiero è molto largo e nel mezzo ci sono alcuni alberi.
Continuiamo quasi in piano. Un sentiero con i bolli bianco-rossi arriva dalla sinistra (m. 790).

In leggera salita raggiungiamo un incrocio di sentieri al centro del quale c'è un roccolo (m. 795). Un cartello segnala: "Comune di Pradalunga - Ol Roculù m. 789". I segnavia indicano diritto con il sentiero 539: Croce di Misma a ore 1.10; a destra con il sentiero 513: Casale, Madonna Misma a ore 0.45, Malga Lunga, Sentiero Andrea Caslini Rocco; dietro: Pradale, Spersiglio. Un cartello spiega che ci troviamo in località Roccolone (Monte Bàstia). C'è anche una vecchia lapide con scritte ormai cancellate dal tempo, a ricordo di una persona colpita da un fulmine.
Il percorso più facile e più veloce per arrivare al rifugio è quello a destra già descritto nel precedente itinerario. Oggi però facciamo un giro più lungo salendo con il sentiero 539 verso la vetta del M. Misma per poi scendere alla destra con il sentiero 601.

Andiamo dunque diritto in salita nel fitto bosco.
Saliamo qualche rudimentale gradino di legno o di pietra.
Camminiamo sopra alcune radici affioranti dal terreno.
Percorriamo uno zig-zag sinistra-destra mentre il sentiero si divide solo per aggirare alcuni alberi (m. 830).
Proseguiamo in modo abbastanza ripido con delle serpentine.
Superiamo due coppie di tornanti sinistra-destra vicini tra loro (m. 840).

La pendenza aumenta, diventa ripida e poi molto ripida (m. 850).
Alcune pietre e radici formano dei rudimentali gradini che agevolano un poco il cammino.
Dopo uno zig-zag destra-sinistra percorriamo un tratto con poca pendenza e subito torniamo a salire (m. 875).
Proseguiamo in modo abbastanza ripido.

Incrociamo un altro sentiero e continuiamo diritto seguendo l'indicazione Cà Laert e il segnavia 539 a bandierina (m. 905).
La pendenza diminuisce un poco. Troviamo altri bolli bianco rossi.
In leggera salita percorriamo pochi metri con il sentiero parzialmente franato. Proseguiamo quasi in piano (m. 925).

Torniamo a salire e andiamo ad immetterci su di un altro sentiero, proprio davanti al cancelletto di ferro di una zona recintata. Per terra su di una pietra vediamo il segnavia 539 a bandierina. Proseguiamo verso destra come indicato anche dai bolli bianco rossi (m. 930).
Dopo una curva a sinistra la pendenza diminuisce (m. 940).

Davanti vediamo Cà Laert. Tra alberi radi, in leggera salita, raggiungiamo la vecchia cascina (m. 970).
Lasciamo a destra l'edificio sul quale un cartello indica la prosecuzione con il sentiero 539 verso il M. Misma.
Dopo un tornante destrorso, camminiamo sopra delle radici affioranti dal terreno.

Percorriamo un tornante sinistrorso e rientriamo nel bosco (m. 975).
Saliamo in modo abbastanza ripido. Su di una pietra vediamo il segnavia 539 a bandierina (m. 985).
Poi la pendenza diminuisce un poco (m. 1000).
Lasciamo a destra delle basse roccette.

Poco dopo, quasi in piano, arriviamo ad un bivio (m. 1020). Andiamo a destra seguendo il segnavia 539.
Dopo alcuni passi troviamo anche un cartello che indica il M. Misma.
Percorriamo due tratti in salita intervallati da uno con poca pendenza.
Vediamo un bollo bianco rosso su di una pietra in mezzo al sentiero ed un bollo giallo a lato.
Superiamo un tornante sinistrorso (m. 1040).
Continuiamo con pochissima pendenza.
In salita arriviamo ad un tornante destrorso dove un cartello raccomanda di evitare i rischi di incendio (m. 1050).
Dopo una curva a sinistra torniamo a salire in modo abbastanza ripido.

Poco dopo una curva a destra, ignoriamo un sentiero che si stacca alla sinistra e continuiamo diritto tra i noccioli in leggera salita (m. 1065).
Riprendiamo a salire.
Percorriamo una curva a sinistra e sbuchiamo in un prato (m. 1085). Davanti già vediamo la parte alta delle croce sulla cima del Misma.
Il sentiero prosegue tra l'erba e ben presto diventa abbastanza ripido (m. 1110).
Poi la pendenza diminuisce un poco.

Raggiungiamo un mucchietto di pietre e due frecce che indicano davanti la cima e alla destra il sentiero 601 che scende al santuario e al rifugio (m. 1145).
Il nostro percorso prosegue alla destra ma naturalmente facciamo una piccola deviazione e, continuando diritto sull'ampio crinale, quasi in piano raggiungiamo la cima del Monte Misma (m. 1161).
Sulla vetta troviamo una grande croce, un monumento ai caduti ed un disco sul quale varie frecce indicano le cime che possiamo vedere e la direzione in cui dobbiamo guardare. In senso orario: Monviso (m. 3841), Gran Paradiso (m. 4061), Monte Rosa (m. 4634), Canto Alto (m. 1146), Resegone (m. 1810), Grigna Meridionale (m. 2177), Grigna Settentrionale (m. 2409), Pizzo Tre Signori (m. 2553), Cornagera (m. 1312), Alben (m. 2019), Arera (m. 2512), Diavolo di Tenda (m. 2916), Redorta (m. 3038), Coca (m. 3050), Recastello (m. 2886), Gleno (m. 2882), Tornello (m. 2687), Presolana (m. 2521), Pizzo Camino (m. 2491), Adamello (m. 3554), Carè Alto (m. 3465), Cornone di Blumone (m. 2843), Guglielmo (m. 1948), Gremalto (m. 1324), Bronzone (m. 1334), Monte Orfano (m. 452), Appennino Emiliano, Appennino Ligure, Alpi Marittime.
Per la discesa dalla vetta verso il rifugio, dobbiamo prestare attenzione e prendere il sentiero più alto in cresta anziché quello più evidente che scende alla sua destra.

Tornati al bivio prendiamo il sentiero 601 (m. 1145).
Scendiamo in modo abbastanza ripido con il sentiero attorniato da un prato.
Raggiungiamo alcuni alberelli (m. 1115).
Percorriamo una curva a sinistra dove il sentiero si divide e poco dopo si ricompone.
Camminiamo su di un fondo misto di terra e pietre.

Dopo una curva a sinistra entriamo nel bosco.
Per un tratto il sentiero si scompone in varie tracce.
Dopo una curva a destra la pendenza diminuisce un poco (m. 1090).
Presso un tornante sinistrorso il sentiero si sdoppia solo per aggirare alcuni alberi.

Torniamo a scendere in modo abbastanza ripido.
Superiamo un ampio tornante destrorso. La pendenza diminuisce un poco (m. 1070).
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a scendere. Un cartello indica il divieto di caccia.
Percorriamo due curve sinistra-destra vicine tra loro (m. 1060).
Il sentiero si sdoppia per aggirare un gruppo di alberi e si ricompone.

Continuiamo con una curva a sinistra seguita da un ampio tornante destrorso (m. 1045).
Il sentiero aggira alcuni alberi. Vediamo un altro cartello di divieto di caccia.
Il fondo del sentiero ora è un misto di sterrato e roccette.
Dopo un tornante destrorso passiamo tra alcune roccette (m. 1035).
Scendiamo in modo abbastanza ripido fino ad una curva a sinistra poi la pendenza diminuisce un poco (m. 1015).

Il sentiero si divide ma dopo una diecina di metri le due tracce si ricompongono.
Percorriamo un breve tratto quasi in piano e torniamo a scendere in modo abbastanza ripido (m. 1000). Il sentiero si divide solo per aggirare alcuni alberi.
Superato un ripido tratto, la pendenza diminuisce un poco ma è comunque abbastanza ripida. Scendiamo con varie serpentine.
Dopo alcuni passi quasi in piano, il sentiero si divide solo per aggirare alcuni alberi (m. 975).
Continuiamo con un lungo tratto in discesa.

Arriviamo ad un bivio dove ignoriamo il sentiero 511 che alla sinistra scende a Fiobbio e proseguiamo diritto in leggera discesa. Su di un cartello leggiamo "Le vie del Misma".
Continuiamo quasi in piano sull'ampio crinale e lasciamo a sinistra una casa recintata sulla quale leggiamo "Casa Giulia" (m. 935).
Subito dopo alla destra troviamo una costruzione di pietra con alcuni gradini che consentono di salirci sopra. Vediamo il segnavia 601 a bandierina.
Proseguiamo in leggera discesa alla destra del crinale.

Torniamo nel fitto bosco (m. 925).
Alla sinistra ci accompagna una recinzione.
Continuiamo in discesa e passiamo accanto ad un cancelletto. Scendiamo alcuni gradini.
Lasciamo a sinistra una casa recintata (m. 890).
Dopo pochi passi quasi in piano, percorriamo un tratto in discesa con il fondo ben sistemato con cemento e pietre mentre alla sinistra c'è una protezione di legno.
Continuiamo su sterrato e troviamo delle canaline per lo scolo dell'acqua di traverso al sentiero.
Proseguiamo in leggera discesa. Alla destra troviamo una grande gabbia.

Quasi in piano arriviamo ad un bivio (m. 870). Andiamo a destra seguendo l'indicazione "alla chiesetta".
Scendiamo, allo scoperto, con delle pietre che formano rudimentali gradini.
Poi giriamo a sinistra e rientriamo nel bosco.
Superiamo due tornanti destra-sinistra (m. 860).
Quasi in piano arriviamo ad un tornante destrorso.
Poi, in leggera discesa superiamo un tornante sinistrorso.
Scendiamo alcuni gradini.
Dopo un tornante destrorso continuiamo su fondo roccioso fino al successivo tornante sinistrorso (m. 845).
Proseguiamo quasi in piano, inizialmente con una protezione di legno alla destra.
Torniamo a scendere. Alla sinistra ci sono delle rocce.
Percorriamo un tratto quasi in piano su sterrato.
Dopo un breve tratto in discesa su fondo di roccia continuiamo quasi in piano seppur con lievi saliscendi.

Con una curva a destra aggiriamo un baitello.
Il sentiero si sdoppia ed entrambe le tracce effettuano un tornante sinistrorso.
In leggera discesa, passiamo sotto al cavo di una teleferica.
Troviamo il sentiero descritto nel precedente itinerario che arriva dalla destra e raggiungiamo dapprima la chiesa e poi il rifugio.

Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello m. 526-357
Data escursione: maggio 2015
 
Quarto itinerario: da Albino con il sentiero 511
Lasciamo la A4 a Bergamo e alla grande rotonda dopo il casello prendiamo la seconda uscita in direzione della Val Seriana.
La strada diventa la provinciale 35. Alla rotonda del km. 7.5 circa andiamo a destra.
Più avanti ci immettiamo sulla provinciale 671 e la seguiamo fino a km. 21.7 dove usciamo e passando sotto al ponte giriamo a sinistra.
Alla prima rotonda andiamo a destra.
Alla seconda e alla terza rotonda proseguiamo diritto (Via Marconi).
Poi giriamo a destra in Via Stazione percorrendo la quale troviamo alla sinistra un grande parcheggio (libero nei festivi e con disco orario per solo due ore nei feriali). Attraversiamo il Serio (sulla destra c'è il vecchio ponte romanico).
La strada piega a sinistra e diventa Via Pradella. Poco dopo giriamo a destra in Via Monte Cura e subito parcheggiamo sulla sinistra dove c'è spazio per alcune vetture (m. 335).
I segnavia indicano con il sentiero 511: S. Maria Misma a ore 2, Beata Morosini a ore 0.45; con il sentiero 510: Madonna Forcella a ore 1.45, Prato di Cura a ore 1.

Ci incamminiamo in leggera salita.
Poco dopo la strada si divide: alla destra con un tornante diventa Via Cave, mentre Via Monte Cura scavalcando un ruscello prosegue diritto e diventa più stretta.
Troviamo subito una biforcazione e teniamo la destra.
Saliamo tra due recinzioni realizzate con cavi sostenuti da paletti di legno a sinistra e di ferro alla destra.
Transitando sotto ai cavi dell'alta tensione percorriamo una curva a destra (m. 345).
Continuiamo con delle semicurve tra case, recinzioni e alberi. Su di un muro vediamo un bollo bianco-rosso.
Ora la strada è incassata nel terreno circostante (m. 370).
Alla destra troviamo l'Agriturismo Monte Cura (m. 390).
Continuiamo con poca pendenza. Ignoriamo una sterrata che si stacca alla sinistra.

Poi lasciamo la strada che gira a sinistra verso la Villa del Dosso. Una sterrata prosegue diritto (m. 410). Troviamo dei segnavia che andrebbero collocati un centinaio di metri più avanti dove c'è un altro bivio. Questi segnavia indicano diritto con il sentiero 511: S. Maria Misma a ore 1.50, Beata Morosini a ore 0.35; a destra con il sentiero 510: Prato di Cura a ore 0.50, Santuario Forcella a ore 1.35. Su di una tavola di legno, accanto ad una foto della Beata Morosini è stata disegnata una mappa che indica: loc. Dosso; sentiero 511 a sinistra per loc. Porchera, loc. Cedrina, loc. Brugali, loc. Fonteno, Cascina della Corna; sentiero 510 a destra per loc. Polveriera, loc. Cura. Notiamo però che alla destra non c'è alcun sentiero ma bensì una recinzione. Due piccoli segnavia a freccia indicano diritto sia il sentiero 510 che il 511. Pertanto, quasi in piano seguiamo la sterrata.
Alla sinistra c'è un cancello. Troviamo altri segnavia che indicano diritto: Frazione Fiobbio a 35 min., Bivio Santuario Beata Pierina Morosini e Chiesa S.S. Trinità a 12 minuti.

Entriamo nel bosco.
Poco dopo due sentieri, uno accanto all'altro, si staccano alla destra. Il primo (poco visibile) è il sentiero 510 indicato solo da uno sbiadito segnavia a bandierina. All'inizio del secondo i segnavia indicano: sentiero 511, Luoghi Beata Morosini mentre due segnali stradali vietano il transito a motociclisti e cavalieri. Lasciamo la sterrata per prendere il sentiero 511 che inizia in leggera salita (vedi la descrizione del sentiero 510 nel quinto itinerario).
Continuiamo in salita.
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire (m. 435).
Percorriamo tre corti tornanti ravvicinati sx-dx-sx (m. 445).

Su di un cartello, collocato accanto ad una pietra, leggiamo: "Su questa pietra la Beata Pierina Morosini di ritorno dal turno quotidiano di lavoro sedeva in meditazione" (m. 450).
Con un breve tratto quasi in piano attraversiamo il letto di un ruscello che troviamo in secca.
Alterniamo due tratti in salita ad uno quasi in piano (m. 470).
Percorriamo due coppie di zig-zag destra-sinistra.

Raggiungiamo un incrocio di sentieri (m. 485). Dalla sinistra, passando su di un ponticello di legno con sponde corrimano, arriva una Via Crucis. Un sentiero indicato con una freccia rossa sale alla destra e conduce sul sentiero 510. I segnavia indicano con il sentiero 511, diritto: Fonteno a ore 0.30, Santa Maria di Misma a ore 1.30; dietro: Albino a ore 0.30. Due segnali stradali vietano il transito a motociclisti e cavalieri. Continuiamo diritto.
Subito troviamo la croce della XIIIa stazione della Via Crucis.
Con uno zig-zag sinistra-destra raggiungiamo una croce di pietra accanto alla quale su di un cartello leggiamo: "La Beata Pierina Morosini già colpita dal suo aggressore percorreva questo breve sentiero prima di accasciarsi al suolo offrendo a Dio il dono della sua vita verginale".

Con dei gradini di pietra raggiungiamo un piccolo slargo dove troviamo la cappella dedicata alla beata, la croce dell'ultima stazione e alcune panche (m. 495).
Continuiamo dapprima con altri gradini e poi con un sentiero rientrando nel bosco.
Dopo un tratto quasi in piano proseguiamo con poca pendenza.
Ci immettiamo su di una sterrata con il fondo in cemento che in questo punto effettua un tornante sinistrorso e proseguiamo diritto quasi in piano.
Troviamo delle canaline, di traverso alla strada, per agevolare lo scolo dell'acqua.
La strada diventa sterrata. Riprendiamo a salire.
Con maggiore pendenza percorriamo un tratto con il fondo in cemento (m. 520).
Un bollo giallo segnala una breve scorciatoia che si stacca alla destra.
Subito percorriamo un tornante destrorso al termine del quale il fondo in cemento termina e la scorciatoia rientra.
Percorriamo pochi passi quasi in piano e vediamo un bollo bianco-rosso su di un albero.

Subito dopo, seguendo una freccia gialla dipinta sul tronco di un albero, prendiamo un sentiero alla sinistra (mentre continuando diritto si raggiunge il sentiero 510).
Torniamo a salire e arriviamo ad un bivio dove troviamo un segnavia con una scritta in bianco su fondo nero che indica verso destra: Monte Misma metri 1160. Il sentiero che prosegue diritto conduce alla casa natale della Beata Morosini (accanto alla quale c'è un cartello: casa privata, attenzione cani aggressivi). Prendiamo quello verso destra che è segnalato anche da una freccia gialla (m. 545).
Attraversiamo una stradina. Poco dopo ci immettiamo su di un altro sentiero, accanto ad un bollo bianco-rosso (m. 565). Andiamo a sinistra (mentre alla destra si va verso un rudere dove ci si immette sul sentiero 510).
Percorriamo due tratti quasi in piano intervallati da un'altro in leggera salita.

Alla sinistra c'è una recinzione oltre la quale vediamo una cascina in un prato. Un cartello giallo informa che si tratta della casa natale della Beata Morosini (m. 575).
Rientriamo nel bosco. Alterniamo due tratti con poca pendenza ad altrettanti in salita (m. 585).
Su di una pietra vediamo un segnavia a bandierina (m. 615).
Poco dopo alla sinistra troviamo una rudimentale recinzione realizzata con rami tagliati e legati agli alberi. Davanti vediamo una casa. Giriamo a destra e subito a sinistra (m. 620).
Proseguiamo dapprima con poca pendenza e poi in salita. In questa zona ci sono pochi alberi. Lasciamo a sinistra un casotto di legno seguito da una casa recintata da una staccionata.
Vediamo poi un'altra casa, sempre alla sinistra. Torniamo tra gli alberi.
A breve distanza l'uno dall'altro troviamo: un piccolo bollo giallo su di una pietra, un ometto ed un tubo di plastica grigio piantato in verticale nel terreno (m. 665).
La pendenza aumenta.

Alla sinistra troviamo un rudimentale tavolino inchiodato ad un albero (m. 670).
Poco dopo una curva a destra, il sentiero si divide per aggirare una pietra affiorante dal terreno sulla quale vediamo un segnavia a bandierina (m. 680).
La pendenza diminuisce un poco.
Continuiamo in leggera salita. Alla sinistra troviamo una zona disboscata e recintata con una staccionata di tronchi.
Subito dopo alla sinistra troviamo una rete di recinzione oltre la quale vediamo dapprima un cassottello-legnaia e poi una baita (m. 705).
Continuiamo seguendo la recinzione. Lasciamo a destra un palo dell'Enel.
Arriviamo al cancello della casa e percorriamo pochi passi su di una stradina in cemento.

Ci immettiamo su di una sterrata che in questo punto effettua un tornante sinistrorso e, seguendola, continuiamo diritto in salita (m. 720).
Il fondo della strada diventa in cemento (m. 725). Una serie di pali che reggono dei cavi ci accompagna dapprima alla sinistra e poi alla destra della strada.
Poco più in alto alla destra vediamo una casa bianca a due piani recintata da una staccionata (m. 740).
Continuiamo quasi in piano su sterrato.

Troviamo una stradina che sale a destra. Alcuni segnavia incisi su pannelli di legno indicano: Fonteno; a destra: Monte Misma, Cura; diritto: Baita Corna, Chiesetta Misma, Val Predina. Su di una bacheca c'è una cartina della zona. C'è anche una panchina. Un'altra sterrata si stacca alla sinistra quasi in piano. Continuiamo diritto in salita (m. 750).
Un cartello indica: "Le Vie del Misma".
Lasciamo a destra una stradina che sale verso alcuni baitelli.
Superiamo una vecchia canalina in metallo per lo scolo dell'acqua e rientriamo nel bosco (m. 765).
Un segnavia a bandierina indica: "Le Vie del Misma".

Percorriamo un lungo tratto senza alcunché da segnalare fino ad un tornante destrorso presso il quale troviamo un altro cartello: "Le Vie del Misma" (m. 845).
Dopo un tornante sinistrorso (m. 870) continuiamo con un altro lungo tratto fino al successivo tornante destrorso (m. 925).
Proseguiamo con poca pendenza.

Un corto sentiero si stacca alla destra e conduce alla vecchia Cascina Corna. Due cartelli: "Le Vie del Misma" indicano davanti e dietro (m. 940).
Per un tratto una staccionata ci accompagna alla destra.
Dopo una curva a sinistra proseguiamo con un basso muretto di pietre alla sinistra, delle roccette e il bosco alla destra.
Alla sinistra vediamo un baitello verde (m. 950).
Dopo un tratto in discesa, quasi in piano percorriamo una curva a destra (m. 945).
Continuiamo dapprima in salita e poi con minore pendenza (m. 955).
Superiamo un tratto in leggera discesa seguito da un'altro in leggera salita.

Poi, quasi in piano, andiamo ad immetterci sul sentiero 601 che alla destra sale al M. Misma mentre alla sinistra scende al Rifugio (m. 940). Un piccolo segnavia 511 a bandierina indica Fiobbio nella direzione dalla quale proveniamo.
Andiamo a sinistra e, dopo pochi passi, raggiungiamo la Casa Giulia.
Proseguiamo come già descritto nella parte finale del del terzo itinerario.

Tempo impiegato: ore 2 - Dislivello m. 625 -136
Data escursione: marzo 2016
 
Quinto itinerario: da Albino con il sentiero 510 passando per l'anticima e la cima del M. Misma
Come descritto nella prima parte del quarto itinerario arriviamo al punto in cui alla destra della sterrata escono due sentieri, uno accanto all'altro (m. 410). Il primo (poco visibile) è il sentiero 510 indicato solo da uno sbiadito segnavia a bandierina. All'inizio del secondo i segnavia indicano: sentiero 511, Luoghi Beata Morosini mentre due segnali stradali vietano il transito a motociclisti e cavalieri. Lasciamo la sterrata e prendiamo il sentiero 510 (vedi la descrizione del sentiero 511 nel quarto itinerario).
Troviamo altri segnavia a bandierina sia sui tronchi degli alberi che sulle pietre.
Percorriamo due curve destra-sinistra vicine tra loro.

Poco dopo arriviamo ad un bivio e seguendo un segnavia 510 a bandierina andiamo a destra.
Dopo un tratto quasi in piano proseguiamo con poca pendenza.
Percorriamo una curva a sinistra (m. 430).

Alla destra troviamo un diroccato cassottello verde.
Dopo una curva a destra percorriamo un tratto in leggera discesa (m. 440).
Subito giriamo a sinistra e riprendiamo a salire.
Continuiamo quasi in piano e vediamo il segnavia 510 a bandierina sul tronco di un albero. In leggera salita percorriamo un ampio tornante sinistrorso.
Dopo una curva a destra riprendiamo a salire (m. 455).
Percorriamo altre tre curve sx-dx-sx. Il sentiero non è sempre evidente ma ci sono parecchi bolli ad indicare il cammino.
Dopo una curva a destra proseguiamo quasi in piano.

Presso un tornante sinistrorso vediamo un segnavia bianco-rosso che indica di girare a sinistra (m. 480).
Proseguiamo in leggera salita.
Aggiriamo verso destra due alberi sradicati (m. 490) e ci chiniamo per passare sotto ad un albero caduto (m. 495).
Percorriamo un tratto senza bolli poi riprendiamo a salire e vediamo un segnavia a bandierina su di una pietra (m. 515).
Dopo un tratto con poca pendenza continuiamo quasi in piano e torniamo a vedere diversi bolli.

Lasciamo a sinistra un sentiero, segnalato da una freccia rossa, che riporta sul sentiero 511 nei pressi della Cappella della Beata Morosini (m. 525).
Continuiamo con poca pendenza.
Troviamo dei segnavia a bandierina a strisce orizzontali di colore rosso-bianco-rosso.
Transitiamo sotto ai cavi dell'alta tensione. In questo punto il bosco è più rado. (m. 535).
Proseguiamo in salita tra alberi e cespugli. Il sentiero diventa più largo.
Prima di arrivare ad una casa gialla, che vediamo alla sinistra, giriamo a destra (m. 560).
Poco dopo giriamo ancora a destra e saliamo in modo abbastanza ripido verso un rudere.

Con un ripido tratto lo raggiungiamo (m. 585). Sul rudere c'è il segnavia 510 a bandierina (ad uno sguardo poco attento potrebbe sembrare 511 in quanto lo zero è stato parzialmente cancellato).
Lasciando a sinistra il rudere continuiamo diritto seguendo una freccia rossa e in salita attraversiamo un prato.
Vediamo un segnavia a bandierina su di un albero e, girando a destra, rientriamo nel bosco.
Troviamo vari bolli rossi sui tronchi degli alberi e delle freccette rosse sulle pietre.
La pendenza diventa abbastanza ripida (m. 625).
Dopo un ripido tratto la pendenza diminuisce un poco (m. 640).
Alterniamo due tratti abbastanza ripidi ad uno con pendenza minore.
Vediamo due frecce rosse, una per lato del sentiero (m. 660).
Percorriamo un ripido zig-zag sinistra-destra oltre il quale continuiamo con poca pendenza (m. 670).
Torniamo a salire in modo abbastanza ripido.

Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire (m. 685). Alla destra del sentiero scende un ripido pendio alberato.
Superiamo due tornanti sinistra-destra (m. 700).
Percorriamo un tratto con poca pendenza e torniamo a salire.
Superiamo ripidamente un tornante sinistrorso (m. 710).
Dopo alcuni passi con poca pendenza, in salita percorriamo due tornanti sinistra-destra (m. 715).
Saliamo ripidamente.
Continuiamo con pochissima pendenza.

Riprendiamo a salire. Il sentiero è un po' esposto alla destra dove precipita un alberato pendio.
Con tre passi risaliamo una roccetta agevolati da intagli nei quali possiamo appoggiare gli scarponi.
Proseguiamo quasi in piano (m. 750).
Percorriamo una curva a sinistra e subito riprendiamo a salire in modo abbastanza ripido.
Per un tratto il sentiero è incassato tra due file di basse roccette.
In leggera salita percorriamo una curva a sinistra (m. 765).
Torniamo a salire e superiamo due curve sinistra-destra (m. 775).

Percorriamo un lungo tratto abbastanza ripido. Il sentiero è poco visibile. Seguiamo dei bolli bianco-rossi dipinti sulle pietre e delle fascette legate ai rami degli alberi.
Poi pieghiamo leggermente a destra e proseguiamo dapprima in leggera salita e poi quasi in piano (m. 820).
Presso un tornante sinistrorso riprendiamo a salire.
Percorriamo una curva a destra.
Continuiamo dapprima quasi in piano e poi in leggera salita. Alla sinistra, fuori dal bosco, vediamo un prato (m. 830).
Giriamo a sinistra ed entriamo nel prato. Andiamo a destra in modo abbastanza ripido verso la Stalla Cura che vediamo più in alto, tenendoci alla destra del prato vicino al bosco.
Su di un albero vediamo il segnavia 510 a bandierina (m. 850).
Passiamo sotto ai cavi dell'alta tensione.

Camminando tra l'erba raggiungiamo l'edificio (m. 863). Un cartello informa che siamo in località Stalla Cura. Altri due cartelli indicano a sinistra e a destra: "Le Vie del Misma". Ignoriamo il sentiero alla destra come pure un altro non segnalato che prosegue diritto in salita verso il bosco e conduce ripidamente alla Croce di Sant'Antonio (anticima del Misma) e prendiamo invece quello più agevole alla sinistra.
Attraversiamo il prato dapprima in salita, poi con minore pendenza, infine quasi in piano rientriamo nel bosco (m. 880). Troviamo ancora l'indicazione: "Le Vie del Misma", davanti e dietro.
Riprendiamo a salire.

Proseguiamo quasi in piano (m. 905). Vediamo il numero 14 dipinto in rosso su di una pietra.
Percorriamo un tratto in discesa. Un cartello avverte di prestare attenzione per la presenza di un capanno fisso di caccia.
Continuiamo quasi in piano. Alla destra c'è una recinzione con cavi sorretti da paletti di legno, oltre la quale vediamo la base in pietra di una costruzione e, in alto, un cassottello verde per la caccia.
Al termine della recinzione ignoriamo il sentiero che sale alla destra. Proseguiamo in discesa.

Il percorso si biforca e lasciamo il sentiero che prosegue diritto in discesa per prenderne un altro alla destra privo di indicazioni (m. 880).
Dopo un tratto con poca pendenza proseguiamo in salita.
Superiamo tre tornanti: destra (m. 930), sinistra (m. 940), destra (m. 965).
Continuiamo con poca pendenza. In alto a sinistra riusciamo a intravedere una casa ed un traliccio con varie antenne.
Dopo un tornante sinistrorso riprendiamo a salire (m. 985).
Percorriamo un tratto abbastanza ripido (m. 1000).
Con minore pendenza superiamo un tornante destrorso passando due volte sotto ai cavi di una teleferica (m. 1005).
Presso un tornante sinistrorso ignoriamo un sentiero che prosegue diritto (m. 1025).
Lasciamo a sinistra la casa a due piani (il piano terra in pietra e l'altro in legno) accanto alla quale c'è un grande traliccio con varie antenne. Alla destra invece c'è un cassottello verde.

Sbuchiamo in cresta (m. 1035). In alto a sinistra vediamo la croce sulla cima del Monte Misma. Alla destra invece c'è l'anticima a nord del monte. Vale la pena fare una piccola deviazione a destra e, seguendo il largo crinale, con due tratti in salita intervallati da uno quasi in piano, raggiungiamo la Croce di San Antonio (m. 1053). Dalla sinistra arriva il sentiero-scorciatoia che avevamo ignorato alla Stalla di Cura.
Tornati all'edificio e al traliccio con le antenne (m. 1035), passiamo quasi in piano tra la loro recinzione ed una vasca da bagno riciclata come abbeveratoio per gli animali e riprendiamo a salire verso il Misma.
Seguiamo il largo crinale. Il sentiero inizialmente ha il fondo di pietre sconnesse.
Percorriamo un tratto quasi in piano su tracce di sentiero (m. 1050).
Poi saliamo in modo abbastanza ripido (m. 1060).
Gli alberi diventano radi (m. 1090).
Il sentiero piega un poco a sinistra, poi gira a destra e ritorna in cresta (m. 1105).
Continuiamo con poca pendenza tra l'erba.
Poi riprendiamo a salire tra erba, cespugli e qualche betulla. Davanti, verso destra, vediamo la croce sulla cima (m. 1125).
Accanto ad una pietra, troviamo una crocetta in ferro a ricordo di uno sfortunato escursionista (m. 1145).

Arriviamo in cima al Monte Misma. Giriamo a destra e in lievissima salita raggiungiamo la grande croce, un disco con il nome e l'altezza delle cime che possiamo vedere ed un monumento ai caduti (m. 1160).
Splendido il panorama a 360 gradi.
Per la discesa dalla vetta verso il rifugio, proseguiamo diritto sul crinale facendo attenzione a non prendere un altro sentiero più evidente che scende alla sua destra.
Poi scendiamo a sinistra con il sentiero 601, come già descritto nell'ultima parte del terzo itinerario.

Tempo impiegato: ore 3 - Dislivello m. 870 -381
Data escursione: marzo 2016

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • alla Frazione Piazze in ore 1.30 (sentiero 626)
  • a Costa Muratori-Cenate Sopra in ore 1.30 (626)
  • a Spersiglio Alto in ore 1.30 (626)
  • a Plasso in ore 0.30 (607)
  • a Sant'Ambrogio in ore 0.50 (607)
  • a Cenate Sopra in ore 1 (607A)
  • a Prati Alti in ore 0.20 (513)
  • al Monte Pranzà in ore 1.30 (609)
  • a S. Antonio-Luzzana in ore 2 (m. 611)
  • al Monte Misma (m. 1161) in ore 0.50 (601)
  • a Fiobbio in ore 1.20 (601-511)
  • a Albino in ore 2.10 (601)
  • alla Malga Lunga (sentiero Andrea Caslini Rocco)
Dati del Rifugio Santa Maria di Misma

Altezza:
m. 824
Gruppo:
Val Seriana
Ubicazione:
Monte Misma
Comune:
Cenate Sopra - BG
Carta Kompass:
104 B10
Coordinate Geo:
45°43'53.20"N
9°49'55.10"E
Gestore:
volontari
Telefono gestore:
035 956008
Telefono rifugio:
-
Posti letto:
40
Apertura:
festivi
Pagina aggiornata
il: 08/03/2016
Il Rifugio Santa Maria di Misma La contrada di S. Ambrogio Agriturismo Tenuta Maria Scultura appesa ad un albero accanto alla Cà Nigra Il Santuario della Madonna della Forcella Pratolina Appostamenti per la caccia Ol Roculù La frana in località Corna Rossa Oasi della Pace Alcune delle statue lungo il percorso che sale al Monte Bastia La statua della Madonna in cima al Monte Bastia Cà Laert 511 - La Cappella della Beata Morosini 511 - La casa natale della Beata Morosini 511 - Una casa nel bosco 511 - La vecchia Cascina Corna 510 - La Stalla Cura Croce S. Antonio - anticima del M. Misma La croce sulla vetta del Monte Misma Parte del panorama dalla vetta La chiesa Interno della chiesa Il portico della chiesa La parte retrostante della chiesa Il camino nella sala pranzo del rifugio

clicca qui per stampare questa pagina (solo testo)

Rifugio Santa Maria del Giogo torna su Rifugio Santa Maria in Leten

 Valid HTML 4.01! Copyright  Valid CSS!

Pagina vista da 6990 visitatori