Rifugio San Marco 2000

Il Rifugio San Marco 2000 si trova sotto l'omonimo passo, sul versante orobico.

Può essere raggiunto in auto seguendo la strada che da Morbegno, passando per Albaredo, sale fino al Passo San Marco (circa 27 km) e scende poi per la valle bergamasca.
E' consigliata però anche una gita a piedi da Albaredo, o da Mezzoldo, seguendo la via Priula, la strada Transorobica che fu fatta costruire 400 anni fa dalla Repubblica di Venezia per collegare il versante valtellinese con quello bergamasco, per migliorare le sue vie commerciali.
E' un tracciato ricco di fascino, che permette di raggiungere il rifugio in circa 4 ore.
Bisogna però dire che in alcuni punti, sul lato orobico, l'attuale carrozzabile si è sovrapposta al vecchio percorso.

Da Albaredo (m. 915): Segnavia 11.
Al termine della via San Marco, oltrepassata la provinciale, troviamo la mulattiera che risale il versante prativo, passando accanto ad alcune baite.
Poi diviene sterrata e, dopo aver riattraversato la provinciale, prosegue verso un posto di ristoro e da qui in piano fino alla chiesa della Madonna delle Grazie (m. 1155).
Oltre la chiesa, una sterrata conduce in discesa verso il fondo della Val Pedena poi, superato un torrente, risale alle case di Dosso Chierico (m. 1238).
Sempre nel bosco, parallelamente alla provinciale ma più in basso, il sentiero risale la valle del Bitto fino a giungere nella conca della Val D'Orta, ove termina l'abetaia.
Proseguendo in salita, lasciata a sinistra la casera d'Orta Vaga (m. 1700) e seguendo il tracciato dell'elettrodotto, arriva fino alla testata della valle, che rimonta tra pascoli e pietraie, fino a giungere al passo (m. 1991).
Occorre ora divallare nel versante bergamasco per un centinaio di metri, prima di giungere alla Ca' San Marco e successivamente al Rifugio San Marco 2000.
 
Da Mezzoldo (m. 900): Segnavia 114.
A Mezzoldo potremmo iniziare la nostra camminata già all'inizio del paese, dove troviamo il selciato della Priula sulla sinistra, nei pressi del cimitero.
Decidiamo però di risparmiarci un po' di fatica e di arrivare in auto fino in centro.
Qui giunti, dopo aver parcheggiato, prendiamo sulla sinistra, in salita, la via Bonandrini, che ci conduce al ristorante Balicco, ove incontriamo il nostro percorso.
Poco dopo, giunti ad un crocefisso, attraversiamo la provinciale e risaliamo verso monte, in un bosco di pecci.
Più avanti, un tratto incassato nella valle ci obbliga a seguire l'asfalto per circa un chilometro.
Quando la strada si avvicina al fiume, riprendiamo il percorso sulla sinistra e, salendo nel bosco, arriviamo al ponte Contagocce, dove attraversiamo il Brembo.
Una ripida rampa ci conduce fino alla diga che chiude il bacino di Ponte dell'Acqua (m. 1272).
Tornati sulla carrozzabile, oltrepassiamo l'omonimo abitato e poi, sulla sinistra, imbocchiamo l'antico tracciato che conduce al ristorante Rossi e quindi entra nel bosco.
Proseguendo in salita, oltre la pecceta, raggiungiamo i prati dell'Alpe Arcogno, ove troviamo una casera (m. 1657) e più avanti un'altra (m. 1757).
A questo punto ci ricongiungiamo alla provinciale nei pressi di un tornante.
Seguiamo ora il crinale, tra la Valle di Mezzoldo e la Val Mora, in un tratto in cui il selciato è ancora ben conservato, ed arriviamo al tornante ove sorge il rifugio.
 
Alta Via Mercatorum da Caprile Basso: Segnavia 110
Con la SS 470 della Val Brembana arriviamo al bivio di Lenna dove giriamo a sinistra per prendere la SP 1 che sale al Passo S. Marco.
Poco prima del km 42 giriamo a sinistra (cartello: Averara) e prendiamo la SP 8.
Nel centro di Averara imbocchiamo la stretta strada della Val Moresca e, ignorando alcune deviazioni (Via Piazzola - Via Cascine) la percorriamo per km 1.7 fino ad un bivio dove a sinistra viene indicato Caprile Inferiore. Accanto c'è un cartello che parla della Via Mercatorum e uno slargo dove dobbiamo parcheggiare vicino al Torrente Mora. Un segnavia indica la Cà San Marco a ore 2.30 (m. 800).

Lasciata la macchina ci incamminiamo e superiamo il ponte accanto al quale un cartello indica il divieto di transito ai motocicli ed un altro avverte del pericolo di piene improvvise.
Subito dopo, alla sinistra c'è una casa. La stradina è asfaltata e sale accompagnata sulla destra da un muro di pietre.
Troviamo una mulattiera, incassata tra pietre coperte di muschio che, salendo a destra consente di tagliare un tornante. Tornati sull'asfalto (m. 815), possiamo scegliere se proseguire con la mulattiera verso il vecchio borgo, che merita una visita, o proseguire seguendo la strada.

a) Nel primo caso riprendiamo la mulattiera e saliamo tra gli alberi.
Ignoriamo un sentiero che scende verso un torrente. Sulla destra c'è un prato e davanti le case di Caprile Inferiore.
Camminando tra un muro alla sinistra e un muretto alla destra ci immettiamo su di un altro sentiero passando accanto ad un cippo che recita: "Pieve di Prima Luna" (m. 845).
Andiamo a destra, in leggera salita tra le case, e raggiungiamo uno slargo dove troviamo una fontana con tre vasche e un tavolo in legno con relative panche. Un cartello informa che siamo a: "Caprile Inferiore - Postazione militare di confine tra la Repub. Veneta e Grigioni"(m. 850).
Passiamo sotto un arco e troviamo una bassa vasca con fontana. Subito dopo usciamo dall'abitato.
Ignoriamo sulla sinistra un sentiero indicato da alcuni segnavia: Caprile Superiore (m. 970) a ore 0.20, Baita del Vai (m. 1342) a ore 1.50, Cusio Basso (m. 930) a ore 2. Andiamo diritto tornando ad immetterci sulla strada.
b) Nel caso non fossimo interessati a visitare Caprile, possiamo proseguire lungo la stradina asfaltata.
Camminando in leggera salita, lasciamo a sinistra un garage e uno slargo per parcheggiare, mentre passiamo a valle del borgo. Più avanti troviamo l'altro sentiero che scende da sinistra.

Poco dopo, nel punto in cui il fondo diventa sterrato (m. 845), troviamo una palina con dei segnavia che indicano: sentiero 110, 13 Santa Brigida, Loc. Losc (m. 935) a ore 0.20, Diga Alta Val Mora (m. 1547) a ore 2.15, Passo S. Marco (m. 2000) a ore 4.
Proseguiamo in piano. Alla sinistra ci sono un prato e un orto recintato; alla destra invece un pendio che, tra gli alberi, scende verso il torrente.
Superiamo una stanga di colore verde che troviamo aperta.
La stradina torna ad essere asfaltata e procede in leggera salita. Alla destra scorre una roggia. Vediamo un segnavia 110.
Troviamo una casa alla sinistra e, una dopo l'altra, due tettoie sulla destra (m. 855).
Poco dopo, sulla sinistra ci sono degli alberi da frutta in un terreno recintato.
A seguire, sempre sulla sinistra c'è una casa sulla quale, incisa nel legno, leggiamo la scritta: "Ol Piazzol" (m. 865).
Ora siamo circondati da vari alberi e alla sinistra ci accompagna un muretto di pietre. Vediamo dei segnavia bianco verdi con il n. 13 (m. 875).
La strada ridiventa sterrata (m. 880).
Poco dopo superiamo un piccolo ponte su un torrente che troviamo in secca (m. 885). Ora siamo attorniati da un numero maggiore di alberi.
Raggiungiamo un altro ponticello, identico al precedente (m. 895) oltre il quale proseguiamo ancora accompagnati da un muretto di pietre sulla sinistra.
Entriamo nel bosco. In basso a destra, tra gli alberi, vediamo il torrente compiere due salti. Troviamo altri segnavia.
Dopo pochi passi su asfalto riprendiamo a camminare su sterrato (m. 915). Alla sinistra c'è un doppio muretto con funzione di contenimento.

Percorriamo una ampia curva a sinistra e troviamo sulla sinistra le vecchie baite in Località Losco (m. 935) davanti alle quali c'è una fontana la cui acqua cade in una vecchia vasca da bagno riciclata allo scopo. Ci sono anche dei tavoli con relative panche e un cartello che avverte del pericolo di possibili piene improvvise.
Proseguiamo tra prati e alberi e raggiungiamo un altro ponte, più grande dei precedenti. Alla sua sinistra, più in dentro, c'è un altro ponticello. Entrambi sono gettati sopra le acque del torrente che, formando una cascata, scende dalla Val Serrada (m. 955).
Poco dopo dalla sinistra scende il sentiero, più sotto descritto come variante, che proviene da Caprile Superiore.

Un centinaio di metri più avanti lasciamo la stradina sterrata per prendere la mulattiera, contrassegnata dal segnavia a bandierina con il n. 110, che sale alla sinistra.
Poco dopo sulla destra troviamo una serie di pali messi a rinforzo. Per il momento, più in basso vediamo la sterrata che segue parallela. In questa zona ci sono meno alberi.
Dopo pochi passi quasi in piano e un tratto in salita, proseguiamo con poca pendenza.

Entriamo in un bosco dove prevale l'abete bianco e passiamo accanto ad un cartello che indica una zona di caccia (m. 1005). Altri cartelli simili li troveremo in seguito.
Saliamo poi in modo abbastanza ripido passando accanto ad alcuni massi. Troviamo vari bolli. Il percorso è ben marcato.
In leggera salita, una dopo l'altra, percorriamo due curve a destra e, in entrambi i casi, guadiamo un torrente che scende dalla montagna alla sinistra (m. 1030).
Vediamo un segnavia bianco verde con il n. 13. Dopo una breve salita, proseguiamo con poca pendenza. In questo punto ai lati del percorso ci sono le pietre di una vecchia frana.
Saliamo poi in modo abbastanza ripido, inizialmente con dei gradini di pietra.
Percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1075). La pendenza diminuisce un poco. Davanti vediamo una zona con pietre franate.
E' poi la volta di un tornante destrorso (m. 1085) seguito da un tratto allo scoperto inizialmente in leggera salita e poi con maggiore pendenza.
Agevolati da rudimentali gradini, attraversiamo un'altra zona con delle pietre franate (m. 1100).
Rientriamo nel bosco (m. 1120) e con due tornanti sinistra-destra riprendiamo a salire in modo abbastanza ripido (m. 1140).
Continuiamo in leggera salita e poi quasi in piano (m. 1165). Alla sinistra vediamo il letto di un torrente che troviamo in secca.

Ora camminiamo in leggera salita con una parete rocciosa alla sinistra mentre dall'altro lato ci sono delle protezioni realizzate da paletti di ferro che reggono tre cavi.
Giunti al termine della zona protetta, proseguiamo alternando tratti più o meno ripidi (m. 1175). Adesso il bosco è da entrambi i lati.
Superiamo un breve tratto allo scoperto e poi, in leggera salita, rientriamo nel bosco (m. 1210). Ora alla destra del percorso il precipizio è quasi verticale.
Sulla sinistra troviamo un'altra liscia parete. Subito dopo, alla destra, ci sono altre protezioni identiche alle precedenti (m. 1230).
Alla sinistra una piccola croce ricorda un escursionista deceduto, probabilmente precipitando nel sottostante Torrente Mora. Bisogna comunque dire che la mulattiera è larga come minimo un metro e quindi, in assenza di neve o ghiaccio, possiamo procedere in sicurezza.
Dopo un breve tratto in salita, proseguiamo quasi in piano (m. 1245); poi torniamo a salire. Frattanto la valle si è ristretta e il Torrente Mora è ben visibile in basso a destra.
Passiamo accanto ad alcuni massi franati (m. 1270). Il bosco è diventato più rado mentre la vallata è più ampia.
Con un sentierino in salita passiamo tra le pietre di una vecchia frana (m. 1280).

Quasi in piano raggiungiamo un ponticello con la base in ferro traforato e paletti metallici che reggono tre cavi ai lati. Il ponte è diviso in due in quanto al centro del torrente poggia su dei massi (m. 1300).
Attraversato il Torrente Mora, passiamo accanto ad un grande masso sul quale vediamo il segnavia 110 e una freccia di colore bianco-verde.
Torniamo a salire e, dopo aver superato un gruppo di alberi, attraversiamo un'altra zona con delle pietre franate, all'inizio della quale sulla destra c'è un muretto.
Saliamo con alcuni zig-zag. Poi proseguiamo con minore pendenza (m. 1340). Sul lato opposto della valle vediamo una cascata.
Terminate le pietre iniziamo a salire con vari tornantini in modo abbastanza ripido. In basso a sinistra riusciamo a vedere un'altra cascata (m. 1350).
Sempre proseguendo a zig-zag troviamo poi dei bassi gradini (m. 1370). Attorno, in alcuni punti, delle pietre formano un muretto.

Proseguiamo con poca pendenza e vediamo il torrente formare una cascata (m. 1385).
Riprendiamo a salire e ben presto in modo abbastanza ripido.
Alla destra troviamo un breve muretto di pietre (m. 1410). La pendenza diminuisce un poco.
Dalla destra scende ripidamente un torrente che, attraversato il percorso, va poi a gettarsi nel Mora.
Proseguiamo con minore pendenza, attorniati da un numero maggiore di alberi. In questo punto, alla destra, il sentiero è rinforzato con delle pietre.

Il torrente alla nostra sinistra compie alcuni salti e davanti in alto vediamo una bella cascata. Un cartello avverte di prestare attenzioni a possibili piene improvvise (m. 1435).
Superiamo due tornanti destra-sinistra che hanno delle pietre di rinforzo ai lati.
Subito dopo sulla sinistra vediamo una piccola croce infilata in una roccia (m. 1445).
Proseguiamo in salita, con delle pietre che fanno da gradino. Frattanto abbiamo raggiunto la cascata generata da un salto del torrente più grande degli altri (m. 1465).
La pendenza aumenta. Percorriamo due tornantini (m. 1480) seguiti da un breve tratto il leggera salita.
Subito dopo iniziamo una serie di zig-zag abbastanza ripidi al termine dei quali ci troviamo davanti un muro di pietre e un bivio (m. 1515). Alla sinistra vengono indicati i sentieri 110 e 13 ma anche andando a destra poco dopo troviamo delle scritte che indicano davanti il sentiero per la Cà San Marco e dietro per la Val Moresca. In pratica i due sentieri aggirano semplicemente, dai due lati, il muro di pietre e tornano ad unirsi davanti alla piazzola per l'elicottero.

Attraversiamo uno spiazzo erboso che conduce alla casa del custode, ai piedi della diga che chiude a valle il Lago di Valmora. Sulla destra troviamo un barbecue e un tavolo in legno con relative panche.
Seguendo un bollo bianco rosso, uno bianco verde e una freccia rossa, passiamo tra un muretto nel quale si apre una porta e la casa ed entriamo in un tunnel all'interno della diga.
Lo percorriamo quasi in piano. Alla sinistra ci sono delle finestrelle quadrate che danno luce.
Giunti in fondo, scendiamo quattro gradini e usciamo all'aperto. Abbiamo così superato metà della diga, quella a destra.
Ora saliamo dei gradini, accompagnati alla sinistra da protezioni in ferro.
Superato un tornante destrorso, davanti ci troviamo il muraglione della diga (m. 1520).
Proseguiamo in salita su una mulattiera inerbita con dei piccoli gradini, costeggiando la diga verso sinistra.
Saliamo poi altri gradini mentre alla sinistra scorre un rivolo che, poco più avanti, passa sotto il percorso mentre questo piega a sinistra (m. 1530).
Continuiamo in salita con una mulattiera a zig-zag.
Passiamo su un ponticello con le sponde, il cui fondo è formato da listelli di ferro distanziati, con il quale superiamo un canale in cemento nel quale scorre dell'acqua che esce dalla diga.
In leggera salita, subito dopo raggiungiamo e superiamo una passerella in cemento gettata su di un rivolo.
Pieghiamo a destra e arriviamo in cima alla diga il cui camminamento è chiuso da un cancello (m. 1550).

Il Lago di Val Mora, data la stagione, è ghiacciato. Proseguiamo diritto in leggera salita. Alla sinistra c'è un baitello in cemento mentre alla destra ci sono delle protezioni verso il lago.
Ci incamminiamo in piano su di una sterrata. Alla sinistra da un tubicino bianco esce dell'acqua. Poi sempre a sinistra, inizia un muretto in cemento.
Un cartello avverte che l'acqua del lago è profonda per cui è opportuno non avvicinarsi troppo.
La sterrata prosegue con pochissima pendenza. Vediamo una freccia bianco rossa su di un masso (m. 1565).
Alla fine del lago, percorriamo una ampia curva a sinistra; in alto a sinistra vediamo una lunga stalla mentre in basso a destra scorre il torrente immissario.

Più avanti troviamo sulla sinistra un cartellone che parla della Via Mercatorum. Subito dopo, con un ponte diviso in due tronconi, passiamo alla destra del torrente (m. 1580). Ora davanti abbiamo il Piano dell'Acquanera.
Proseguiamo in leggera salita tra i prati mentre sulla destra ci accompagna un basso muretto in cemento.
Troviamo un ruscello che attraversa la sterrata passandole sotto (m. 1595). Più avanti ne troviamo un altro (m. 1610).
Poi vediamo un baitello più in basso a sinistra e un sentiero che scende a raggiungerlo.
Subito dopo percorriamo un tornante destrorso (m. 1615). Ora il muretto in cemento è alla sinistra, vale a dire sempre sul lato a monte.
Un ruscello scende dalla sinistra e passa sotto alla sterrata (m. 1625). Alla destra in basso sono ben visibili il lago e la diga.

Arriviamo ad un bivio e seguendo i bolli bianco-rossi andiamo a destra. In questo punto un ruscello passa sotto alla sterrata (m. 1640). Un altro la attraversa più avanti (m. 1655).
Superiamo una curva a sinistra seguita da un'altra a destra sotto la quale attraversa un ruscello. La pendenza aumenta.
Troviamo un segnale che avverte del pericolo di caduta massi (m. 1675). Percorriamo una curva a sinistra.
Ora alla sinistra ci accompagna una canalina in cemento nella quale scorre dell'acqua.
Dopo una curva a sinistra troviamo il cartello di caduta massi rivolto a coloro che scendono (m. 1715).
Superiamo un tornante sinistrorso in vista, in alto a destra, di una vecchia casa (m. 1735).
Poi, con minore pendenza, percorriamo un tornante destrorso (m. 1755).

Raggiungiamo una stanga di colore giallo e nero, superata la quale ci immettiamo sulla provinciale che sale al Passo San Marco. Ci troviamo al termine del decimo tornante (m. 1770). I segnavia indicano alle nostre spalle: Lago di Valmora a ore 0.20, Loc. Caprile Inferiore a ore 1.50, Averara a ore 2.20. Alla destra poco più in basso c'è la Cola di Angogno Vago (m. 1759) e in quelle direzione i segnavia indicano in discesa: Dosso Gambetta a ore 0.50, Alpe Cantedoldo a ore 1.20, Ponte dell'Acqua a ore 1.40.
Percorsi pochi passi sull'asfalto verso sinistra ci immettiamo sul vecchio tracciato acciottolato della Via Priula che viene segnalata da un cartello mentre altri segnavia a bandierina indicano i sentieri 110-113-114. Vediamo anche una piccola freccia bianca.
In salita, passiamo tra una doppia vasca in cemento e una stalla sulle cui pareti leggiamo il segnavia 114. Poco dopo troviamo altri bolli su di una pietra (m. 1780).
Aggirato verso destra un dosso erboso, cominciamo a vedere il Rifugio San Marco 2000. Alla destra ci seguono due file di tralicci e la carrozzabile asfaltata.
Ora la mulattiera scorre sotto una delle due linee dell'alta tensione, quella più a sinistra (m. 1815).
Passiamo poi tra due tralicci e raggiungiamo la provinciale al dodicesimo tornante (m. 1830). Qui troviamo il bivio dove sulla sinistra si stacca la stradina che conduce alla Cà San Marco, ben visibile circa 500 metri più avanti.
Percorsi pochi passi sull'asfalto, sulla destra troviamo il Rifugio San Marco 2000.

Tempo impiegato: ore 3 - Dislivello m. 1035
Data escursione: marzo 2012
 
Variante iniziale da Caprile Alto
Con questa variante possiamo partire un poco più in alto. Questo percorso procede prevalentemente in discesa e poi si immette sul n. 110 al ponte dopo le Baite del Losco.

Come precedentemente descritto arriviamo ad Averara dove, ignorata Via Valmoresca che conduce verso Caprile Basso, proseguiamo con la SP 8.
Raggiungiamo Santa Brigida e continuiamo fino ad un tornante sinistrorso dove sulla destra si stacca una stradina asfaltata (cartello: Caprile).
Percorriamo questa stradina per km 3.2 fino alla chiesetta di San Rocco dove termina (m. 970). Qui lo spazio per parcheggiare è limitato a cinque o sei autovetture. C'è però un grande slargo precedentemente, presso l'ultimo tornante.
I segnavia indicano: Chiesetta di San Rocco Protettore della Peste XVI sec.;a destra: Eremo; a sinistra: 13-15 Santa Brigida, Loc. Losc (m. 935) a ore 0.20, Monte Mincucco (m. 1832) a ore 3, Passo San Marco (m. 2000) a ore 4.

Lasciata la macchina ci incamminiamo passando dietro alla chiesa. Saliamo alcuni gradini e lasciamo a sinistra una casa.
Entriamo nel bosco. Alla destra c'è una protezione realizzata con paletti di ferro che reggono 3 cavi.
In leggera discesa, a mezza costa, arriviamo ad un bivio. I segnavia indicano a sinistra: 15 Santa Brigida, Loc. Marenda (m. 1150) a ore 0.30, C.ra della Serada (m. 1528) a ore 1.50, Monte Mincucco (m. 1832) a ore 2.50. Dobbiamo invece andare a destra.
Dapprima in leggera discesa e poi quasi in piano arriviamo ad un altro bivio dove è indifferente prendere l'una o l'altra direzione in quanto, più avanti i due sentieri si riuniscono.

a) Con il sentiero alto, continuiamo diritto in leggera discesa accompagnati da un muretto alla sinistra. Troviamo, uno dopo l'altro, due punti in cui sulla destra ci sono delle corte protezioni di legno; presso il secondo dei quali un piccolo torrente scende dalla sinistra e attraversa il cammino. Poi, in discesa, ritroviamo l'altro sentiero che rientra dalla destra.
b) Con il sentiero basso invece, scendiamo verso destra. Percorriamo poi un tratto in salita e continuiamo in leggera discesa. Troviamo un altro sentiero che sale dalla destra. Proseguiamo in leggera salita, scavalchiamo un piccolo torrente che scende dalla sinistra e poi ci immettiamo sull'altro sentiero che arriva dalla sinistra (m. 945).

Proseguiamo dapprima in leggera discesa e poi quasi in piano.
Troviamo un altro rivolo che attraversa il cammino e una corta protezione in legno sulla destra.
Continuiamo in leggera salita e vediamo un bollo bianco-verde con il n. 13 e un bollo rosso.
Ora camminiamo in piano (m. 970). Alla destra degradano dei prati nei quali vediamo una vecchia vasca riciclata come abbeveratoio. Più in basso ci sono le Baite del Losco.

Poi in discesa e arriviamo ad un bivio. Lasciato il sentiero di sinistra che si dirige ai piedi della cascata formata dal torrente che scende dalla Val Serrada, in leggera discesa andiamo a destra e raggiungiamo un ponticello con il fondo in cemento e pietre e le sponde di ferro colorate di verde.
Prima del ponte c'è un altro bivio e i segnavia indicano a sinistra: 13 Santa Brigida, Diga Alta Val Mora (m. 1547) a ore 2, Rif. Cà San Marco a ore 3, Passo San Marco (m. 2000) a ore 3.40; a destra: 13 Santa Brigida, Caprile Inferiore (m. 840) a ore 0.20, Taleggio (m. 1190) a ore 0.40, Valmoresca (m. 842) a ore 0.30; dietro: 13-15 Santa Brigida; Caprile Superiore (m. 970) a ore 0.20, Loc. Marenda (m. 1190) a ore 0.40, C.ra della Serada (m. 1528) a ore 2.
Superato il ponte, dopo una breve discesa, ci immettiamo sul percorso principale precedentemente descritto con il quale proseguiamo il nostro cammino (m. 955).

Tempo impiegato: ore 2.50 - Dislivello m. 915 -50
Data escursione: marzo 2012

ESCURSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
  • al Rifugio Cà San Marco (m. 1825) in ore 0.10
  • al Passo San Marco (m. 1991) in ore 0.30
  • al Passo Verrobbio (m. 2026) in ore 1
  • ai Laghetti Ponteranica (m. 2105) in ore 1.45
  • al Lago Pescegallo (m. 1862) in ore 2
  • ai Piani dell'Avaro (m. 1704) in ore 2.45
  • al Rifugio Benigni (m. 2222) in ore 3
  • al Monte Ponteranica (m. 2378) in ore 2
  • al Pizzo Segade (m. 2173) in ore 1.30
  • al Monte Fioraro/Azzarini (m. 2431) in ore 2.30
  • al Monte Valletto (m. 2371)
  • al Monte Mincucco (m. 2001)
  • al Monte Pedena (m. 2399)
  • al Cimetto (m. 2099)
Dati del Rifugio S. Marco 2000

Altezza:
m. 1835
Gruppo:
Orobie
Ubicazione:
La Cola
Comune:
Mezzoldo - BG
Carta Kompass:
105 D3
Coordinate Geo:
46°02'20"N
9°37'47.30"E
Gestore:
Claudio Balicco
Telefono gestore:
0345 86020
Telefono rifugio:
0345 86017
Posti letto:
65
Apertura:
estiva e
weekend
Pagina aggiornata
il: 30/03/2012
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Il Rifugio S. Marco 2000
La chiesa di San Rocco a Caprile Superiore
Caprile Inferiore
Baite in Località Losco
Ponticello sul Torrente Mora
Cascata
La diga e la casa del custode
Il Lago di Valmora ghiacciato
I RIFUGI E I BIVACCHI DELLA VAL BREMBANA:
Armentarga - Benigni - Ca' d'Arera - Calvi - Cancervo - Canto Alto - Capanna 2000 - Cà San Marco - Gesp - Gherardi - Grassi - Gremei - Laghi Gemelli - Longo - Lupi di Brembilla - Mezzeno - Mirtillo - Nembrini - Palazzi - San Marco 2000 - Terrerosse - Tre Pizzi - Zamboni.

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