|
|
Il Rifugio De Dosso è situato all'Alpe Painale, ultimo alpeggio alla testata della Val di Togno. Molte sono le cime, vicine o superiori ai tremila metri, che lo circondano. Partendo dalla sinistra (nordovest): il Pizzo Palino (m. 2686), il Monte Cavaglia (m. 2728), il Monte Acquanera (m. 2806), poi dopo il Passo degli Ometti (m. 2758) vediamo il Pizzo Scalino (m. 3323) e la Cima Val di Togno (m. 3054), continuiamo con il Passo del Forame (m. 2833) oltre il quale troviamo il gruppo del Pizzo Painale (m. 3248) e Cima Vicima (m. 3122) seminascosti dal Pizzo del Gòmbaro o Pizzo Canino (m. 2916) la montagna che incombe più vicina, continuando verso sud dopo il Passo di Vicima o Gòmbaro (m. 2841) troviamo il trio, formato dalla Punta Corti (m. 3076), dalla Vetta di Rhon (m. 3136) e dalla Corna Brutana (m. 3059), che chiudono la serie. La bellezza del panorama è completata da un laghetto, il Lago Painale (m. 2100) visibile dal rifugio e situato ad una diecina di minuti di cammino. Il rifugio non è gestito. Per accedervi occorre procurarsi le chiavi presso il proprietario della struttura che è il CAI di Sondrio (Via Trieste 27 tel.: 0342 214300). Nella parte bassa della valle ci sono tre percorsi che si riuniscono nei pressi del Rifugio Val di Togno: il sentiero da Spriana lungo il fianco sinistro; il sentiero da Carnale lungo quello destro e la stradina da Arquino che percorre il fondovalle. Primo itinerario: da Arquino Arquino dista dal Rifugio De Dosso oltre 17 chilometri; i primi sette però sono percorribili con un fuoristrada dotandosi dell'apposito permesso di transito al costo di sette euro che possiamo acquistare presso il Municipio di Spriana (Via Centro 1 tel.: 0342 512557) o presso il Bar sede di un Inter Club a Ponchiera. Vediamo quindi come raggiungere queste due località.
Troviamo dapprima un piccolo slargo sulla sinistra, dove chi intende salire a piedi può lasciare la macchina, e poi sulla destra l'inizio della strada (m. 519). Alcuni segnavia indicano: Rifugio Val di Togno a ore 2.30, Rifugio De Dosso a ore 5.30, Monte Foppa a ore 6.30. Questi tempi ci sono parsi un po' stretti e in effetti abbiamo impiegato una mezzora in più, complice, nella parte alta della vallata, la bellezza dei luoghi che meritano delle soste per ammirare il panorama e scattare innumerevoli foto. La strada sale, quasi sempre nel bosco, con parecchi tornanti e alcune curve. I tornanti hanno il fondo in cemento e delle protezioni all'esterno. Tra un tornante e l'altro non ci sono protezioni a valle e il fondo è in parte sterrato e in parte con due strisce di cemento in corrispondenza del passaggio delle ruote. La strada è stretta e le piazzole per lo scambio sono pochissime. Ci sono alcune cunette per lo scolo dell'acqua molto profonde per cui, per salire in auto, è necessario un fuoristrada. La pendenza è leggera. Giriamo dunque a destra e imbocchiamo la strada che inizia su fondo in cemento e con un muro coperto di muschio alla sinistra. La strada poi diventa sterrata e percorre un tornante sinistrorso all'esterno del quale ci sono una bacheca con una cartina della zona. Percorriamo un breve tratto con due strisce di cemento e proseguiamo su sterrato. Troviamo una sbarra alzata e il cartello di divieto di accesso ai veicoli non autorizzati. Alla sinistra c'è una cascina nei prati. Comincia il bosco (m. 550). Con due strisce di cemento arriviamo ad un tornante destrorso oltre il quale proseguiamo su sterrato (m. 560). Superiamo due tornanti, due curve e un'altro tornante sinistrorso (m. 630). Prima di una curva a destra troviamo un muretto a secco sulla destra (m. 660) e, dopo la curva, uno a sinistra coperto di muschio. Proseguiamo con due strisce di cemento superando altri due tornanti poi il fondo ridiventa sterrato (m. 720). Percorriamo ancora un tratto con le due strisce fino ad un tornante sinistrorso oltre il quale ritroviamo lo sterrato (m. 740). Dopo un breve tratto con qualche chiazza di asfalto (m. 755) superiamo un tornante destrorso e proseguiamo su fondo sterrato (m. 765). Ancora due tornanti e poi troviamo un breve muretto sulla sinistra. In questo punto il bosco è più rado (m. 860). Raggiungiamo uno slargo e una bacheca con una cartina della zona (m. 870). Qui, con un tornante a sinistra, si stacca una stradina chiusa da una sbarra. Alcuni segnavia indicano diritto: Rifugio Valditogno a ore 1.30, Carnale a ore 2.50, Rifugio De Dosso a ore 4.10; a sinistra con il sentiero 367: Mialli a ore 0.10, Portola a ore 0.30, Il Prato a ore 2.30. Proseguiamo diritto, quasi in piano, poi riprendiamo a salire leggermente con le due strisce di cemento ai lati (m. 890). Ci avviciniamo al Torrente Antoniasco e poi, tramite un ponte, ci portiamo alla sua destra. La strada torna ad essere sterrata (m. 915). Alla sinistra vediamo le pietre di una vecchia frana. Percorriamo un tornante destrorso. La pendenza aumenta un poco. Dopo il successivo tornante ritroviamo le due strisce di cemento (m. 930). Nuovamente su sterrato, percorriamo una curva a destra e successivamente incrociamo una stradina (m. 960). Troviamo un muretto a secco sulla destra (m. 1010) e subito dopo un tornante destrorso. Più avanti, sulla sinistra ci sono delle pietre chiuse in gabbie per prevenire delle frane (m. 1045). Dopo il successivo tornante continuiamo con le due strisce di cemento e con un muro alla destra. Più in alto vediamo delle pietre franate. Raggiungiamo uno slargo sulla destra dove c'è una fontana la cui acqua cade in un secchio (m. 1095). Dopo il successivo tornante, destrorso, la strada torna ad essere sterrata (m. 1135). Accompagnati da un muretto a secco alla sinistra arriviamo al successivo tornante sinistrorso oltre il quale, dopo un breve tratto con due strisce di cemento, continuiamo su sterrato (m. 1160). Nuovamente con due strisce di cemento, arriviamo ad un tornante destrorso (m. 1180). Poi la strada ridiventa sterrata. In questo punto, l'assenza di alberi alla destra consente una veduta sul fondovalle. Lasciamo a destra un grosso masso e percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1195). Dopo un breve tratto con le solite due strisce di cemento, torniamo su sterrato. Ora il bosco è solo alla destra. La vallata si apre un poco. Alla destra vediamo delle grosse pietre. Continuiamo poi con gli alberi da entrambi i lati; in prevalenza sono larici e betulle. Superiamo i resti di una vecchia frana. Troviamo poi il sentiero descritto nel secondo itinerario che sale dalla sinistra (m. 1235). Un segnavia indica in quella direzione: Portola a ore 1. C'è anche una scritta in bianco su un masso che indica Spriana. Poco dopo raggiungiamo lo slargo, che precede un ponte sull'Antoniasco, dove, se siamo giunti fin qui con un fuoristrada, dobbiamo parcheggiare (m. 1245). Qui troviamo un'altra bacheca con cartina della zona e alcuni segnavia che indicano con il sentiero 366-368: Rifugio Val di Togno a ore 0.10, Rifugio De Dosso a ore 2.50, Monte Foppa a ore 3.40. Il ponte è chiuso da un cancello ed un cartello invita a richiuderlo dopo il passaggio in quanto ci sono delle mucche al pascolo. Oltre il ponte proseguiamo in leggera salita dapprima tra cespugli e poi tra gli alberi. In salita superiamo quattro tornanti destra-sinistra e poi un quinto con minore pendenza. Riprendiamo a salire e raggiungiamo un altro tornante sinistrorso (m. 1305) all'esterno del quale un ampio sentiero prosegue diritto verso la località Cà Baldini dove è situato il Rifugio Val di Togno, già visibile da questo punto. Proseguiamo con la sterrata. Dopo il successivo tornante la pendenza aumenta. Troviamo un sentiero che si stacca a sinistra (m. 1325) e una palina che reca alcuni segnavia: Portola a ore 1, Piazzo a ore 1.10, Spriana a ore 1.50 (vedi il secondo itinerario), Costa a ore 0.10, Il Prato a ore 0.50, Alpe Grum incisioni rupestri a ore 1.30. Continuiamo diritto in leggera salita mentre alcuni rivoli attraversano il cammino. Alla destra più in basso vediamo il Rifugio Val di Togno, altri edifici e qualche rudere. In questo punto ci sono prati e pochi alberi. Alla destra scorre il Torrente Antoniasco. Raggiungiamo lo slargo, sulla sinistra, dove la sterrata termina (m. 1340). Con un ponticello attraversiamo un torrente verso destra e proseguiamo con un sentiero. Camminando tra le betulle ignoriamo un piccolo sentiero sulla sinistra. Gli alberi diventano più radi. Proseguiamo quasi in piano. In basso a destra rumoreggia l'Antoniasco che ci accompagnerà per tutto il cammino. Riprendiamo a salire tra vari tipi di alberi quali ontani, frassini e maggiociondoli. Più avanti troviamo gli alberi solo alla sinistra. Percorriamo un tratto su una mulattiera di pietre passando accanto ad alcuni ruderi (m. 1375). La mulattiera prosegue poi in leggera salita, con un muretto a secco alla sinistra, fino al guado di un piccolo torrente con il quale passiamo alla destra. Torniamo a salire poi, quasi in piano e in leggera salita raggiungiamo Cà Brunai (m. 1432) dove troviamo un altro piccolo nucleo di case e ruderi. Un cartello indica l'altezza del luogo in m. 1380. Altri segnavia indicano davanti con il sentiero 368: Rifugio De Dosso a ore 2.20, Alpe Rogneda a ore 1, Alpe Guat a ore 1.30, Alpe Painale a ore 2.30; dietro il Rifugio Val di Togno a ore 0.10. Superiamo una zona dove alla sinistra ci sono dei massi franati dalle pendici del Monte Foppa. Camminiamo su di una mulattiera a gradini mentre alla destra c'è un muretto a secco. Troviamo due corti tornanti e poi, in leggera salita, ne superiamo altri (m. 1465). La pendenza aumenta. Ora il bosco è solo alla sinistra (m. 1475). In piano entriamo in un boschetto dove guadiamo un piccolo torrente verso destra, poi riprendiamo a salire. Ora gli alberi non sono troppo vicini al sentiero. In basso a destra vediamo l'Antoniasco. Con alcuni zig-zag proseguiamo su una mulattiera con grosse pietre e rudimentali gradini bagnati da alcuni rivoli d'acqua. Proseguiamo in leggera salita, allo scoperto, tra vari cespugli e alberi di maggiociondolo (m. 1520). Dopo un tratto in salita, con minore pendenza guadiamo un torrente (m. 1560). In alto a destra vediamo una cascata. Percorriamo un breve tratto in piano nel quale in basso a destra vediamo un baitello e un rudere poi in leggerissima salita entriamo in un bosco composto in prevalenza da larici e betulle (m. 1585). Un rivolo bagna il percorso. Proseguiamo quasi in piano e poi in leggera salita con vista sull'Antognasco che compie alcuni salti. Iniziamo poi a salire in modo abbastanza ripido (m. 1595). Percorriamo un tornante sinistrorso (m. 1610). In alto a destra vediamo una cascata. Alla destra, alcuni paletti di betulla che reggono una fune, fanno da protezione. Dopo un tornante destrorso la pendenza diminuisce un poco. Il percorso è bagnato da rivoli d'acqua. Alla destra vediamo una cascata. (m. 1625). Gli alberi, che in prevalenza sono betulle, ora sono più radi. Camminando quasi in piano scavalchiamo un rivolo (m. 1635). Proseguiamo con lievi saliscendi. Alla destra l'Antoniasco è ben visibile perché gli alberi sono pochi. Superiamo due rivoli (m. 1660) e poi, in leggera discesa perdiamo una diecina di metri. Alla destra l'Antoniasco continua la sua serie di salti. Quasi in piano raggiungiamo un cancelletto che dobbiamo aprire e richiudere. Davanti abbiamo dei pascoli. La valle è più larga e in fondo vediamo alcune baite e stalle vicino al torrente. Arriviamo ad un bivio dove lasciamo a destra il sentiero che scende all'alpeggio e proseguiamo con quello più a sinistra in leggera salita. Più avanti troviamo un ponticello sull'Antoniasco e alcuni segnavia che dicono: Alpe Rogneda m. 1680; davanti con il sentiero 368: Alpe Guat a ore 0.30, Alpe Painale a ore 1.30, Passo degli Ometti a ore 3.30; dietro: Cà Brunai a ore 0.40, Rifugio Val di Togno a ore 0.50, Spriana a ore 2.50. Un cartello con il fondo giallo avverte che siamo entrati nel comune di Montagna in Valtellina. Proseguiamo in leggera salita lasciando un rudere alla sinistra e poi, quasi in piano, tra prati, cespugli di rododendro e qualche pietra. In leggera discesa raggiungiamo un piccolo torrente e lo guadiamo. Arriviamo accanto alla riva dell'Antoniasco e lo seguiamo, quasi in piano, tra prati, pochi alberi, pietre e alcuni ruderi. Un cartello indica che siamo all'Alpe Carbonera m. 1670 (al mio altimetro m. 1705). Proseguiamo in leggera salita. Alla destra vediamo una cascata. Cominciamo poi a salire in un bosco di larici che più avanti diventa più rado (m. 1740). Dopo un tratto in piano riprendiamo a salire. Alla destra l'Antoniasco continua i suoi salti. Percorriamo un tratto con poca pendenza e proseguiamo in salita. Vediamo l'Antoniasco formare una cascata (m. 1770), poi giriamo a sinistra e saliamo con alcuni zig-zag. Ci avviciniamo ad un bosco e, raggiuntolo, lo lasciamo alla sinistra (m. 1785). Continuiamo quasi in piano passando tra due massi. Davanti spunta la cima del Pizzo Scalino. Alla destra c'è una cascata. In leggera salita percorriamo un tratto di sentiero allagato e poi guadiamo un ruscello. Davanti vediamo un alpeggio. Quasi in piano, tra erba, rododendri e alcuni massi arriviamo ad un altro guado vicino all'Antoniasco. Sulla sponda opposta ci sono due baite raggiungibili superando il torrente con un ponte. Un cartello informa che siamo all'Alpe Guat (m. 1810). Una targa marmorea ricorda Mario Gianoli che caricava l'alpeggio nel luglio 1987 quando si scatenò la tristemente famosa alluvione che colpì la Valtellina. Un enorme masso staccatosi dalla montagna colpì la baita nella quale si era riparato seppellendolo. Proseguiamo diritto rimanendo lungo la sponda di sinistra e, finito l'alpeggio riprendiamo a salire con alcuni zig-zag tra erba e pietre. In leggera salita attraversiamo un altro pianoro tra erba e pietre, al centro del quale una grande roccia obliqua forma un riparo naturale. Questa roccia era chiamata "sasso del finanziere" in quanto era un luogo prescelto dai finanzieri per appostarsi e intercettare i contrabbandieri che arrivavano dalla Val Poschiavo con il loro carico di sigarette. In alto alla sinistra vediamo una cascata (m. 1845). Ci addentriamo in un bosco di radi larici e rododendri (m. 1860). Il sentiero è bagnato da alcuni rivoli d'acqua. La pendenza aumenta. Percorriamo un tornante sinistrorso e troviamo un rivolo che allaga il percorso (m. 1905). Ne percorriamo uno destrorso e ancora la scena si ripete. In leggera salita passiamo sotto i rami di un grande e vecchio larice obliquo. Alla sinistra, sotto l'albero, c'è un piccolo muretto di pietre. Alla destra vediamo l'Antoniasco compiere un bel salto (m. 1925). Continuiamo con un tornante sinistrorso in salita con alcuni zig-zag. In basso, in lontananza vediamo ancora le baite dell'ultimo alpeggio. In leggera salita arriviamo al guado di un ruscello (m. 1950). La pendenza aumenta; davanti verso destra spuntano due cime: il Pizzo Painale e il Pizzo Canino (detto anche Gòmbaro). Per un po' il sentiero è bagnato poi percorriamo un tratto in salita (m. 1975) ed un'altro con minore pendenza. Alla destra l'Antoniasco forma una grande cascata. Dopo un breve tratto con poca pendenza, torniamo a salire con dei rudimentali gradini di roccia bagnati da un rivolo d'acqua. Sulla destra troviamo uno slargo che precede un bel punto panoramico sull'Antoniasco che qui compie un balzo notevole. Vi troviamo anche un sistema di chiuse che convoglia parte dell'acqua verso una centrale e una balaustra protettiva che consente di ammirare lo spettacolo in tranquillità. Inevitabile una sosta (m. 1990). Il sentiero prosegue poi incassato tra le pietre di una vecchia frana e continua tenendosi alto sull'impetuoso torrente che vediamo spiccare il salto da una gola. Proseguiamo in salita con delle serpentine, tra erba e rododendri, a lato della cascata. Giunti in cima (m. 2030), in piano, ci avviciniamo al torrente e poi, camminando in leggera salita su delle pietre, lo affianchiamo entrando nella gola (m. 2040). In piano arriviamo fino in fondo, poi usciamo in un pianoro e cominciamo a vedere le cime che chiudono la testata della valle. Guadiamo un affluente dell'Antoniasco e poi aggiriamo una grande roccia verso destra. La valle si apre davanti a noi; alla sinistra ci sono infiniti eriofori, il torrente invece scorre spostandosi un poco a destra. Cerchiamo di camminare tra il centro del pianoro e il torrente su tracce di sentiero, seguendo i bolli, ma tra l'erba le perdiamo. Proseguiamo comunque diritto, attraversando diverse zone bagnate e puntando verso due baite e un rudere che vediamo in fondo. Dopo averle raggiunte (m. 2060), aggiriamo una roccia sulla destra e ritroviamo il sentiero. Dopo un tratto in salita proseguiamo con pochissima pendenza tra rododendri, erba, rivoli e acquitrini. Tra pietre e rododendri, raggiungiamo un ometto. Alla destra ci sono dei prati. In fondo vediamo una baita. Camminiamo quasi in piano tra grandi pietre alla sinistra e i prati allagati alla destra. Poi pieghiamo un poco a destra verso un ometto e ci portiamo sulla riva dell'Antoniasco (m. 2100). Più avanti raggiungiamo un ponticello con il quale passiamo sulla sponda destra. Davanti vediamo due baite, quella alla destra è il Rifugio De Dosso. Troviamo una palina che reca varie indicazioni: Alpe Painale m. 2119; a sinistra con il sentiero 368: Passo degli Ometti a ore 2; diritto con il sentiero 368/1: Passo Forame a ore 2.30; a destra: Lago Painale a ore 0.10; dietro: Alpe Guat a ore 1, Alpe Rogneda a ore 1.30, Rifugio Val di Togno a ore 2. In leggerissima salita tra l'erba, poco dopo, raggiungiamo il rifugio. Da Arquino, inizio strada (località Caparè) - Tempo impiegato: ore 6 - Dislivello: m. 1600 Dal parcheggio prima del Rif. Val di Togno - Tempo impiegato: ore 3.30 - Dislivello: m. 874 Data escursione: giugno 2011 Secondo itinerario: da Spriana Lasciamo la statale 38 all'inizio della tangenziale di Sondrio per entrare in città. Giunti alla prima rotonda, giriamo a sinistra e imbocchiamo la provinciale 15 con la quale risaliamo la Valmalenco per otto chilometri fino alla località Prato dove, con un ponte sulla destra, attraversiamo il Màllero e, proseguendo, arriviamo a Spriana. La mulattiera inizia a fianco della chiesa di S. Gottardo (m. 754). Il percorso è segnalato da bolli gialli su fondo lilla, vale a dire lo stesso colore delle panche che troveremo al rifugio. Superata la chiesa e il campanile, pieghiamo a destra ed in lieve salita oltrepassiamo un bosco di betulle. Poi il percorso diviene ripido e dopo aver superato alcuni tralicci dell'alta tensione, arriviamo a Bedoglio (m. 910), antico borgo ormai abbandonato. Passiamo tra le case in pietra sovrastate da una grande roccia e raggiungiamo una sterrata che seguiamo per circa trecento metri fino ad un tornante. Invece di proseguire voltando a sinistra, continuiamo diritto addentrandoci nel bosco (cartello indicatore). Questa parte del percorso è quasi in piano. Lungo il cammino troviamo dapprima una ”stazione di controllo remota” e poi alcune paline bianche e rosse conficcate nel terreno. Servono per monitorare la zona tenendo sotto controllo il pericolo che si possa verificare una frana; evento tutt'altro che improbabile su questa montagna. Superiamo una grotta (vedi foto) in uno slargo tra i pini, e poi con una breve e ripida salita raggiungiamo alcune costruzioni. Ignorato il sentiero che sale da destra, proseguiamo fino a Portola (m. 1077). Anche questo antico nucleo abitativo è completamente abbandonato e le costruzioni di pietra sono ormai tutte in rovina. Ci dissetiamo alla fontana posta all'inizio del borgo e poi lo rimontiamo sulla destra risalendo il pendio erboso. Siamo ormai al confine tra la Val Malenco e la Val di Togno. La mulattiera infatti piega a destra e supera alcune cascatelle, le cui acque attraversano il percorso, e prosegue a mezza costa, intagliata nel ripido fianco della montagna. Sul fondo valle intravediamo il Torrente Antognasco ed il lungo serpentone della sterrata che sale da Arquino. Giunti ad un trivio, ignoriamo sia il sentiero che ritorna sulla sinistra che quello di destra che scende verso il basso. Proseguiamo invece diritto e, quasi in piano, dopo un po' attraversiamo alcuni tratti su colate di sfasciumi di rocce franate in epoche diverse. Poi il percorso riprende a salire e si avvicina al torrente in un punto dove tra i noccioli, possiamo ammirare alcuni salti d'acqua, piccoli ma molto fragorosi. Poco dopo attraversiamo l’Antognasco su di un malandato ponticello di ferro e proseguiamo in salita sull'altro lato. A questo punto il rifugio è già visibile in alto tra gli alberi. Poco più avanti il sentiero termina immettendosi sulla sterrata che proviene da Arquino (m. 1325). Continuiamo pertanto come descritto nel primo itinerario. Tempo impiegato: ore 6 - Dislivello: m. 1365 Data escursione: aprile 2001 |
|
ESCURSIONI/ASCENSIONI PARTENDO DAL RIFUGIO:
|
![]() Altezza: m. 2119 Gruppo: Valtellina Ubicazione: Alpe Painale Comune: Montagna - SO Carta Kompass: 93 C6 Coordinate Geo: 46°15'10.50"N 9°56'27.20"E Gestore: CAI Sondrio Telefono gestore: 0342 214300 Telefono rifugio: - Posti letto: 10 Apertura: procurarsi le chiavi Pagina inserita il: 24/06/2011 |
|
Il Rifugio De Dosso L'Alpe Rogneda L'Antognasco all'Alpe Carbonera Ponticello all'Alpe Guat Una delle cascate dell'Antoniasco Nella gola accanto al torrente L'ultimo ponticello L'Alpe Painale Il Pizzo Scalino Painale - Gòmbaro - Vicima Corti - Rhon - Brutana Il Lago Painale |
|
|
I RIFUGI E I BIVACCHI DELLA MEDIA VALTELLINA (VERSANTE RETICO): Ai Fop - Allievi Bonacossa - Alpe Granda - Alpini Santo Stefano - Anghileri Rusconi - Baita del Sole - Barchi - Bignami - Bosio - Carate - Ca Runcasch - Cederna Maffina - Cometti - Cristina - De Dosso - Del Grande Camerini - Erler - Gianetti - Gugiatti Sertorelli - Lagazzuolo - Longoni - Luna Nascente - Marinella - Marinelli Bombardieri - Mello - Mitta - Montirolo - Motta - Musella - Omio - Palù - Ponte - Ponti - Porro Gerli - Rasega - Scermendone - Scotti - Tartaglione - Valditogno - Ventina - Vetta di Rhon - Zoia. | |